venerdì 18 dicembre 2009
Lettera a Mercalli, Onorato e Delitala
Pubblichiamo la lettera che il meteorologo Dottor Domenico Azzone (1° M.llo Domenico Azzone - Esperto Meteo Aeronautica militare) ha inviato agli egregi Luca Mercalli, Luca Onorato ed Alessandro Delitala della Società meteorologica italiana, circa la differenza tra scie chimiche e scie di condensazione. L'autore di questa circostanziata missiva, con rara competenza, indugia su molti aspetti del tema, con particolare riferimento alla morfologia delle "chemtrails", dimostrando, con un'analisi serrata e stringente, che le scie rilasciate dagli aerei militari non sono riconducibili al fenomeno della condensazione.
Nello scritto, che configura un breve ma persuasivo trattato (assai pregnanti, tra le altre, le parti dedicate alla nefologia), sono confutate tutte le pseudo-argomentazioni con cui gli esimi redattori di Nimbus hanno creduto di liquidare la questione "scie chimiche": infatti petizioni di principio, generalizzazioni, asserzioni infondate e superficiali sono, ad una ad una, sviscerate. Vengono così messi a nudo, con impietosa lucidità, gli errori e gli orrori di una "scienza" profondamente ideologizzata e tarata. Temiamo che gli illustri meteorologi, cui è rivolto questo scritto, non risponderanno, anche perché potrebbero solo ripetere le loro isteriche grida di negazione, i loro latrati di cani in trappola.
Il testo, in formato PDF si può leggere a questo indirizzo.
http://www.tankerenemy.com/
Copenhagen, la stoltezza dell’Occidente e la saggezza dell’innominabile
di Gennaro Carotenuto, giovedì 17 dicembre 2009
Vorrei innanzitutto vedere libero Luca Tornatore, il climatologo (precario) dell’Università di Trieste arrestato come un terrorista a Copenhagen dalla civilissima polizia danese.
Poi vorrei che sul clima i giornali e i telegiornali la smettessero di tergiversare e dessero pane al pane. Sono gli Stati Uniti (e in subordine l’Unione Europea) che stanno facendo fallire un accordo chiave per il futuro dell’umanità perché non vogliono spostare una virgola del loro (nostro) modello economico fallito e insostenibile. Deve essere l’India forse, che ha tre quarti degli abitanti che vivono senza elettricità, a stringersi?
Vorrei che i disinformatori di professione dicessero che Hillary Clinton sta cercando di comprarsi i paesi del Sud del mondo con una elemosina di 100 miliardi di dollari in cambio di non fare alcun accordo concreto e far fallire tutto il castello come sarebbe stato bravo a fare anche George Bush.
E invece i giornali stanno facendo credere che 100 miliardi siano un sacco di soldi e soprattutto non dicono che quei cento miliardi di dollari sono una tangente per chiudere gli occhi sui lutti futuri. Noi vi diamo sti quattro soldi e non spostiamo di un virgola il nostro modello di sviluppo che ci ha benedetto domine iddio sulle tavole della legge!
La gente comune pensa che davvero 100 miliardi di dollari siano un sacco di soldi. Ricordo che solo il fallimento della Lehman Brothers fu di 600 miliardi di dollari, e che solo per l’assicurazione AIG il governo statunitense elargì aiuti pubblici per 170 miliardi di dollari. E allora i giornali dovrebbero scriverlo che è il governo statunitense a boicottare la conferenza dell’ONU sul clima invece di tergiversare e dar la colpa alla Cina. Che io sappia solo Diletta Varlese ha ripreso la denuncia gravissima che in assemblea danesi e statunitensi stanno da giorni truccando le carte facendo votare documenti diversi da quelli sui quali si dibatte. E’ un vecchio trucchetto che ho visto applicare anche nei FSM ma dal governo del gran Obama queste cose uno non se le aspetta.
E invece stanno zitti, fanno i giornalisti e invece sono più omertosi di un membro della cupola di Cosa nostra. Lo testimonia il fatto che non riferiscono quello che ha detto il presidente venezuelano Hugo Chávez (sul quale è sospettosamente caduto l’oblio totale fino a renderlo innominabile): “se il clima fosse stato una banca i soldi li avrebbero già trovati”.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
L’ALBA DI UNA NUOVA ERA
DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com
La notizia è passata praticamente sotto silenzio, nel nostro Paese, considerando come fondamentale, al suo posto, diramare i comunicati clinici di Berlusconi ogni ora, quasi fosse un Wojtyla qualunque ricoverato in agonia, oltre ai commenti confusi di maggioranza e opposizione. Eppure, ci sarebbe dovuta essere maggiore attenzione all'altra cosa, da parte di media che si reputino destinati a informare i propri lettori su fatti rilevanti e se vogliamo determinanti.
Ebbene la notizia è che l'ALBA ha deciso di abbandonare completamente il Dollaro.
Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua, Ecuador e Honduras si sono riuniti a Cuba e hanno confermato che completeranno l'uscita dall'area del Dollaro.
L'"Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America" (ALBA) che racchiude i paesi appena citati, ha insomma deciso di lasciare alla deriva una moneta ormai priva di valore e di senso, per far entrare in vigore, all'interno della sua associazione, una nuova moneta chiamata SUCRE (Sistema Unico di Compensazione dei pagamenti Reciproci).
La cosa è rilevante per due ordini di motivi, uno dei quali almeno, il primo, è rilevante anche per chi - a nostra differenza - non ha particolarmente a cuore lo studio e l'analisi di alternative monetarie del mondo. Se quest'ultimo è infatti oggetto di riflessione e importanza soprattutto per chi ha ben messo a fuoco la sistematica natura predatrice delle Banche Centrali (molti, ancora oggi, non si rendono conto della cosa) ebbene l'altro aspetto, il principale, ovvero l'abbandono del Dollaro, sarebbe dovuto essere fondamentale da far sapere da parte dei media. Che invece hanno taciuto, o quasi.
Il motivo è presto detto: questa decisione dell'ALBA conferma ancora una volta lo schianto - definitivo - verso il quale si sta dirigendo l'economia americana e quella mondiale a essa collegata.
I motivi chi ci legge, almeno, li conosce. Stampa indiscriminata di banconote senza copertura reale da parte della Fed, debito pubblico alle stelle e nessuna possibilità di ripresa per una economia matematicamente già fallita decenni addietro, sono gli elementi che fanno emergere (o dovrebbero) la realtà per quella che è: l'era del Dollaro è alla fine. E se i biglietti verdi conservano ancora temporaneamente una certa valuta e una certa credibilità ciò avviene per due motivi ben precisi. Il primo: non ci si rende conto della follia della Fed di stampare banconote prive di valore e immetterle sul mercato. La seconda: cadendo il Dollaro, cadrebbero molte delle economie a esso collegate.
Non è un caso che, senza dare troppo nell'occhio, molte economie mondiali (Cina in primis) stiano ricorrendo all'oro cercando di dismettere per quanto possibile tutte le riserve e i titoli in Dollari presenti nei propri forzieri.
L'ALBA lo fa strillando, come è sua consuetudine. In altri tempi, una dichiarazione del genere avrebbe fatto scatenare una reazione militare negli Stati Uniti.
Vedremo. Ciò che conta, è verificare ulteriori punti che confermano l'analisi fatta. Quanto potrà ancora durare il Dollaro e le economie a esso collegate?
Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com
14.12.2009
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Gaza, bombardamenti hanno lasciato suolo contaminato: popolazione a rischio
Giovedì 17 Dicembre 2009 Rol
I bombardamenti israeliani a Gaza del 2006 e del 2009 hanno lasciato sul terreno forti concentrazioni di metalli tossici, che possono provocare nella popolazione leucemie, problemi di fertilità e gravi effetti sui nuovi nati, come malformazioni e patologie di origine genetica. Questi metalli sono in particolare tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto.
E' il risultato di uno studio condotto da New Weapons Research Group (Nwrc), una commissione indipendente di scienziati e collaboratori basata in Italia che studia l'impiego delle armi non convenzionali e i loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate.
Il gruppo di lavoro del Nwrc ha esaminato 4 crateri: due provocati dai bombardamenti del luglio 2006, uno nella città di Beit Hanoun e uno nel campo profughi di Jabalia, e due provocati da bombe sganciate nel gennaio 2009 a Tufah, sobborgo di Gaza City. Inoltre ha analizzato la polvere residua all'interno del guscio di una bomba (THS89D112-003 155mm M825E1 ) al fosforo bianco esplosa vicino all’ospedale di Al Wafa, nel gennaio 2009.
Lo studio ha messo a confronto i livelli di concentrazione dei metalli rilevati nei crateri con quelli indicati in un rapporto sulla presenza di metalli nel suolo di Gaza, realizzato attraverso il campionamento di 170 luoghi, pubblicato nel 2005.Le analisi hanno rilevato anomale concentrazioni di questi metalli nei crateri, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire in contatto con sostanze velenose per via cutanea, respiratoria e attraverso gli alimenti.
“Il nostro studio – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all'università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – indica una presenza anomala di elementi tossici nel terreno. Occorre intervenire subito per limitare le conseguenze della contaminazione su persone, animali, e colture.
Occorrono strategie di sostegno per le persone contaminate.
Auspichiamo – aggiunge – che le indagini fino ad ora svolte dalla commissione Goldstone, voluta dalle Nazioni unite, vadano oltre l’analisi del rispetto dei diritti umani, e prendano in considerazione e gli effetti sull’ambiente provocati dall'uso di varie tipologie di bombe e le ricadute sulla popolazione nel tempo. Una rapida raccolta di dati può essere realizzata secondo modalità che molti scienziati possono descrivere agevolmente e programmare”.
LO STUDIO
I crateri esaminati
Tutti i crateri esaminati sono di grandi dimensioni e il campionamento è stato condotto lungo uno dei lati del pendio di ciascun cratere. Tutti si trovano nella parte nord della Striscia di Gaza, come si può vedere dalla mappa.
I campioni dei crateri di Beit Hanoun e Jabalia sono stati raccolti nell'agosto 2006, due settimane dopo la fine degli attacchi del mese di luglio. Quelli di Tufah sono stati raccolti il 28 gennaio 2009, e fanno riferimento ai bombardamenti del 14 gennaio.
I dati raccolti nei crateri
I risultati delle analisi con Icp/Ms (una tipologia di spettrometria di massa altamente sensibile e in grado di determinare diverse sostanze inorganiche) mostrano presenza in quantità superiori alla media attesa di:
1. Tungsteno e mercurio
Nel cratere di Beit Hanoun sono state rilevate quantità significative di tungsteno (tra 20 e 42 volte il livello medio atteso nel suolo) e quantità elevate di Mercurio (tra 8 e 16 volte il livello massimo rilevato nello studio del 2003). Gli altri 3 crateri esaminati presentavano livelli simili a quelli medi del suolo.
Entrambi gli elementi, mercurio e tungsteno, sono rari in natura e il loro ritrovamento in uno dei crateri indica che a disperderli nel terreno è stata la deflagrazione della bomba, che ha diffuso i metalli in un raggio di dimensione sconosciuta che potrebbe avere prodotto la contaminazione delle acque, del suolo e delle colture.
Entrambi tungsteno e mercurio sono metalli che hanno gravi effetti tossici e cancerogeni sull'uomo a medio-alte concentrazioni. Il mercurio è un agente classificato come cancerogeno; si assume anche per via cutanea, e in gravidanza si trasferisce dalla pelle al feto e provoca fetotossicità negli animali. Il tungsteno e le leghe di tungsteno sono genotossici e sospetti fetotossici. A concentrazioni meno elevate, il tungsteno è causa di patologie respiratorie e neurologiche.2. Molibdeno
Il molibdeno è un elemento raro nel terreno ed è stato trovato in alte concentrazioni in tutti i crateri esaminati, con livelli compresi tra 0,1 a 12 parti per milione (ppm), vale a dire tra 25 e 3.000 volte il livello medio del suolo (0,004 ppm). Il molibdeno viene usato in leghe con vari metalli (singoli e multipli), alcuni dei quali vengono utilizzati come componenti di armi.
Il molibdeno è tossico per gli spermatozoi, a livelli elevati produce effetti sulla spermatogenesi.
3. Cadmio
Il cadmio è un elemento presente normalmente in basse concentrazioni nel suolo di Gaza (0,093 ppm secondo lo studio del 2003). Lo studio ha rilevato una elevata quantità di cadmio (fino a 7,3 volte il livello medio) in uno dei crateri di Tufah.
Il cadmio è un noto cancerogeno.
4. Cobalto
Il cobalto è stato trovato in entrambi i crateri di Tufah, in quantità fino a 26,2 ppm, circa 5 volte superiore a quella normalmente contenuta nel suolo (5,1 ppm).
Il cobalto può inibire la riparazione del dna e causarne la rottura, con effetti mutageni.
5. Nichel, manganese, rame e zinco
Nichel, manganese, rame e zinco sono stati trovati in uno dei crateri di Tufah, in quantità due volte più elevate rispetto a quello medio.
Alcuni componenti di nichel e manganese sono cancerogeni.
6. Stronzio
Lo stronzio è presente in quantità superiore alla media in tutti i crateri esaminati, ma la sua concentrazione varia in luoghi diversi e non ci sono dati disponibili di misurazione per il territorio di Gaza, per cui non è possibile stabilire con certezza se si tratti di una presenza è anomala.
I risultati dell'analisi della bomba al fosforo bianco THS89D112-003 155mm M825E1
Queste bombe sono costituite principalmente da settori alternati di fosforo bianco e alluminio, un metallo potenzialmente nocivo e fetotossico, ma impiegano anche diversi altri metalli.
Gli effetti dei bombardamenti di Gaza, perciò, non dipendono soltanto dal fosforo bianco, ma anche dagli altri metalli nocivi che rimangono sul terreno, contaminandolo. Il gruppo di lavoro di Nwrc ha raccolto e testato, per il contenuto di metalli, il deposito di polvere aderente alla parte interna di una bomba (vedi foto) esplosa il 6 gennaio 2009 nei pressi dell'ospedale di Al Wafa, e i cui resti sono stati raccolti il 28 gennaio sul posto dell'esplosione.
La polvere è stata raschiata con un cucchiaio di plastica, dai lati e dalla parte inferiore della bomba.
Le analisi hanno rilevato nella polvere della bomba alluminio in alta quantità, come previsto; ma sono state rilevate anche grandi concentrazioni di molibdeno (125-200 volte superiori a quelle del contenuto del suolo), tungsteno (più di 41 volte) e mercurio (più di 160 volte).
Questo indica che tali bombe, oltre al fosforo incendiario, possono disperdere anche metalli tossici e che il loro largo uso nel corso della guerra a Gaza, combinato con l'esplosione in altitudine, a una certa distanza dal suolo, può aver causato la diffusione di questi metalli sul territorio.
Fabio De Ponte
Tel. 347.9422957
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Sito: www.newweapons.org
Aldo Bianzino, il caso è chiuso
Venerdì 18 Dicembre 2009 Emanuele Giordana
E' un silenzio gelato come la neve che imbianca le montagne dell'Umbria quello che da ieri è sceso sul caso di Aldo Bianzino, il falegname di Pietralunga che ebbe il torto di entrare in prigione un altrettanto fredda sera di autunno per uscirne morto due giorni dopo.
La procura di Perugia ha deciso con rapidità inesorabile e stupefacente di archiviare: di chiudere, in una parola, il capitolo. Di ignorare cioè le opposizioni degli avvocati alla richiesta di escludere la possibilità dell'omicidio. Aldo Bianzino morì per cause naturali anche se entrò in carcere sano. Solo preoccupato, forse, per la sua compagna, arrestata inspiegabilmente con lui, e per il figlio tredicenne Rudra, rimasto solo con la vecchia nonna in un casale sperduto sui monti dell'Alta valle del Tevere.
La tesi che fu solo il caso a far morire Aldo di quell'aneurisma che implacabile attendeva di scoppiare nella sua testa – tesi liberatoria che sul banco degli imputati mette solo il Fato e il Creatore – è stata dunque ribadita dalla decisione del Gip del tribunale di Perugia che mette i sigilli a un'inchiesta lacunosa su cui grava, lo voglia o meno il giudizio del tribunale, l'ipotesi dell'omicidio a carico di ignoti. Il giudice ha accolto la seconda richiesta di archiviazione del fascicolo avanzata dal pm Giuseppe Petrazzini. A entrambe le istanze si erano invece opposti i famigliari di Aldo. Cui resta tra le mani la sola omissione di soccorso a carico di una guardia penitenziaria e dunque l'ipotesi che alla fine lo Stato sanerà col denaro l'incapacità di accertare la verità.
Sarà quel processo, da celebrarsi la prossima estate, l'ultimo appiglio forse per far riaprire il caso. In quella sede, ripercorrendo quelle ore oscure al carcere di Perugia, la tentazione di vederci chiaro potrebbe risaltar fuori. Proviamo a farlo ora. Bianzino entra in prigione il 12 ottobre 2007 ma la mattina di domenica 14 viene rinvenuto, inanimato, sulla branda superiore del suo letto. I suoi indumenti si trovano, ordinati, su quella inferiore. La finestra della cella è aperta e, sebbene sia ottobre inoltrato, Aldo indossa solo una maglietta a maniche corte. Per il resto è nudo. La notte si è lamentato ma solo al mattino viene trasportato fuori della cella e deposto sul pavimento del corridoio dell’infermeria, sita a pochi metri. Viene innalzato un lenzuolo così che gli altri detenuti non vedano. Un medico dirà: “… non so spiegarmi per quale motivo sia stato portato sul pianerottolo davanti alla porta dell’infermeria ancora chiusa poiché (in altri casi) il nostro intervento avveniva direttamente in cella”. Si tenta la rianimazione, effettuando il massaggio cardiaco: uno dei punti più controversi.
Le indagini rivelano subito “…lesioni viscerali di indubbia natura traumatica (lacerazione del fegato) e a livello cerebrale una vasta soffusione emorragica subpiale, ritenuta al momento di origine parimenti traumatica…”. L'inchiesta si ferma lì: qualche interrogatorio, le perizie, i filmati del circuito chiuso. Viene aperto un procedimento nei confronti di una guardia per omissione di soccorso. Ma poiché l'autopsia ha rivelato che Aldo è morto per lo scoppio di un aneurisma cerebrale, il gioco è fatto. Il caso chiuso.
E il fegato “strappato” dalla sede naturale? E quella perizia secondo cui la lacerazione epatica deve “...essere ritenuta conseguenza di un valido trauma occorso in vita e certamente non può essere ascrivibile al massaggio cardiaco, in riferimento al quale vi è prova certa che avvenne a cuore fermo”? Ma è anche quella una tragica fatalità: la lesione epatica viene ritenuta estranea all’evento letale facendo escludere “... l’esistenza di aggressioni” perché, sostengono gli inquirenti, quella lesione fu l'effetto di un massaggio cardiaco. Così mal fatto da strappare il fegato che, com'è noto, non è esattamente di fianco al cuore.
Non è lecito ipotizzare che quell'aneurisma sarebbe potuto restare dormiente per alti vent'anni se un improvviso fatto traumatico (anche solo emotivo) non lo avesse sollecitato? E non è bizzarro pensare che il massaggio di un esperto possa “strappare” un fegato? Non era sufficiente tutto ciò almeno per un supplemento di indagine? Non aveva, Aldo Bianzino, se non il diritto di continuare a vivere, almeno quello di ottenere giustizia?
Emanuele Giordana
www.emgiordana.blogspot.com
Stato di eccezione
16/12/2009
La liberta' del web sacrificata sull'altare della sicurezza: l'analisi dello scrittore Marco Rovelli.
Non stupisce che la pluralità delle voci del web diventino issue dell'agenda politica solo quando attentano al Capo. "Attentano", ovviamente, in senso esclusivamente etimologico, ovvero nella misura in cui lo "riguardano". Ma dal guardare il Capo, di farne oggetto di "mira", al mirare effettivo come quello di un attentatore non c'è che un passo. E a decidere se il passo varca la soglia sono, oggi, i vari Maroni e Carfagna, che chiedono di far tacere quelle voci, di sedare quel "canaio". A far la differenza è un'intenzione (che è, appunto, ciò che muove un'attenzione). Se il Capo lo guardi male, storto, in tralice, allora quel "guardare" non è più la lecita (e financo doverosa) contemplazione, ma un'illecita, e violenta, malevolenza. E' il Capo il catalizzatore di ogni discrimine tra lecito e illecito. E dalle sue vicende corporee (reali/virtuali) può nascere un disegno di legge.
Fino ad ora, la molteplicità di gruppi razzisti su Internet non aveva mai rilevato ai fini di un discorso pubblico, nessuno si era mai sognato di mettere all'ordine del giorno di un Consiglio dei ministri una qualche misura restrittiva nei confronti del web. Eppure basta scorrere i gruppi di Facebook per vedere quante vomitate d'odio razziste, sessiste, omofobe, fasciste. E' a portata di click, lo può fare chiunque, anche un Maroni. Eppure, niente.
Ma non è solo questo: è il linguaggio sul web che non ha la stessa valenza che altrove. Vi è un surplus finzionale, cartoonico, che è specifico del discorso dei social network. Il parlante, ridotto a scrivente "senza volto", percorre liberamente tutta la superficie del linguaggio, non più costretto da vincoli reali. L'iperbole, in un social network, è la normalità. Giudicare quanto avviene in un social network con i parametri della "realtà" significa proprio non cogliere la loro specificità. Non è il "ti spacco la faccia" del bar a cui poi segue un pugno. Alle alabarde spaziali del social network non seguono che alabarde spaziali.
Ma le misure restrittive ipotizzate da Maroni non arrivano a questo a livello del discorso, si fermano prima. A Maroni infatti interessa altro. Parla di regole non solo per il web ma anche per i cortei. Si parte dal web per arrivare a colpire il reale. Il web è ancora una volta, secondo una tendenza in atto, il laboratorio dell'anti-democrazia.
In questa vicenda ci sono tutti, ma proprio tutti, gli elementi di un regime autoritario: l'identificazione Capo/gente, il corpo sacrale del Capo (se doppio o triplo sarebbe da vedersi), la sovranità che sgorga dal Capo (e dunque dal suo corpo virtuale/reale) e azzera qualsiasi divisione e pluralità dei poteri, il vulnus ad esso inferto come vulnus alla stessa democrazia (ormai convertita in plebiscitarismo permanente) - e, come in necessaria successione logica, il binomio sicurezza/libertà, dove i due termini sono inversamente proporzionali. Lo stato d'eccezione, del resto, si fonda su questo. Per la vostra sicurezza, vi togliamo la libertà. Sta nella trama stessa della sovranità moderna, del resto: non pensava forse Hobbes che gli individui, in nome della propria sicurezza, devono rinunciare ai propri diritti e delegarli al Leviatano, al sovrano/dio in terra? E così funziona ancora, in nome della sicurezza è necessario che rinunciate ai vostri diritti. Ci stanno provando. Sta a noi che ci riescano o meno.
Marco Rovelli
La Danimarca arresta la scienza
Venerdì 18 Dicembre 2009
di Redazione
Luca Tornatore, astrofisico dell'Osservatorio di Trieste e attivista, è stato ingiustamente arrestato dalla polizia danese lunedì 14 dicembre 2009 con l'accusa di lancio di oggetti e resistenza aggravata a pubblico ufficiale. I reati contestatigli sono stati operati da una persona a volto coperto ma due poliziotti danesi hanno riconosciuto in lui l'autore dei reati. Nell'ora in cui i reati sono stati commessi, Luca si trovava a Christiania al dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt, organizzato dalla rete “Climate Justice Action.” I testimoni sono ovviamente le centinaia di persone che hanno partecipato al dibattito, ma la polizia danese non ha intenzione di ascoltarli prima dell'inizio del processo, che si terrà il 12 gennaio 2010. Luca rischia quindi di passare un mese in prigione per un reato che non può aver commesso.
Non può averlo commesso perché si trovava altrove, ma anche perché sono altre le armi che Luca ha sempre usato nelle sue battaglie. La prima è la divulgazione scientifica. Da anni Luca è un instancabile demolitore delle bugie ambientali del potere: dalla favola dello sviluppo sostenibile guidato dal mercato, a quella del nucleare pulito, a quella della crescita infinita, a quella dell'estraneità dell'uomo nel riscaldamento globale. Usando la sua intelligenza, l'abilità con i numeri datagli dagli studi scientifici e la predisposizione al dialogo, datagli da anni di pratica politica, ha tenuto lezioni pubbliche su argomenti che spaziano dal consumo esponenziale delle risorse derivato dalla crescita costante del PIL, alla divulgazione dei risultati dell'International Panel on Climate Change.
Data la politica di arresti preventivi di massa tenuta fino adesso dalla polizia danese in occasione del summit (almeno 1500 persone sono state fermate prima delle manifestazioni) si può pensare che Luca sia semplicemente finito preso in una rete insieme a molte altre persone. O si può pensare che i numerosi interventi che ha tenuto dall'inizio del summit - tanto sull'emergenza climatica quanto sul diritto a manifestare - abbiano attratto l'attenzione della polizia e che questa abbia deciso di usare la custodia cautelare come mezzo per far tacere una voce scomoda.
La mobilitazione è scattata immediatamente tanto sul versante degli attivisti ambientali quanto su quello dei colleghi scientifici (a partire da Margherita Hack, con la quale Luca collabora all'Osservatorio di Trieste) che sono partiti con due appelli complementari che poi si sono fusi in un'unica iniziativa. Si può aderire cliccando su
http://www.petizionionline.it/petizione/per-la-liberazione-di-luca-tornatore/437
Numerosi presidi si stanno tenendo in tutta Italia presso i consolati danesi per chiedere l'immediata scarcerazione di Luca; l'ambasciatore italiano si è recato a visitarlo in carcere; il rettore dell'Università di Trieste ha scritto all'ambasciatore danese sulla vicenda. Nel pomeriggio di giovedì 17 dicembre, le prime centinaia di firme raccolte sono state consegnate al console danese a Trieste e si terrà una conferenza stampa sulla vicenda. Gli avvocati hanno presentato una richiesta di scarcerazione di cui si dovrebbe sapere l'esito entro la settimana.
Questa storia è così emblematica da sembrare un racconto ispirato al Galileo di Brecht, con la falsità usata come metodo per far tacere le scoperte scientifiche, ma nel racconto è rimasta prigioniera tra quattro pareti una persona in carne ed ossa, uno scienziato convinto che si possa usare la ricerca non solo per capire il mondo ma anche per migliorarlo.
Possiamo inondare la posta del carcere di Copenhagen, spedendo una lettera all'indirizzo
Luca Tornatore 211275 - Vestre Faengsel - Vigerslev allè 1D - 2450 Kbh Svolta - Copenhagen – Danmarkt
http://www.altrenotizie.org
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