martedì 29 dicembre 2009
Mayon volcano threatens Philippines villages
http://www.youtube.com/user/nocommenttv
http://www.euronews.net/ Tens of thousands of people have fled their homes as scientists warn the Mayon volcano is about to explode in the Philippines.
Abruzzo: il gelo nell’aria. Il gelo nel cuore.
di -Emilia Urso Anfuso
Un fine 2009 freddo. Gelido. Ghiacciato. Da Nord a Sud dell’Italia. Come non rivolgere un pensiero ai terremotati in Abruzzo? Li è normale che ci sia la neve ed il ghiaccio di questi tempi.
Prima del sisma, nelle case il tepore degli ambienti si mischiava a quello degli affetti, riuniti per le feste. Oggi di festa non se ne parla, la gente è “conciata per le feste” che non c’entra nulla con sentimenti di pace ed amore.
Primo Natale in Abruzzo dopo il terremoto. Il gelo si mischia al sangue gelato di quelle persone che in questi giorni mancano all’appello per morte prematura da sisma. No, è sbagliato: non è stato il sisma ad uccidere. Almeno, non in tutti i casi. Se si fossero costruite case, uffici pubblici, ospedale e compagnia briscola con un po’ di attenzi0one alla vita della gente, forse di morti ce ne sarebbero stati molto di meno.
Fa ancora più male pensarci ora. Ora che non si può più far nulla e diviene quasi inutile pensarci.
Inutile però è un vizio di forma. Meglio pensarci e parlarne. Meglio non dimenticare. Sarebbe esattamente la volontà di coloro che sono coinvolti in una strage che poteva bene essere arginata.
Le indagini sonnecchiano in Procura all’Aquila. E nemmeno verso tutti i responsabili. Sotto inchiesta – al più – qualche tecnico, qualche funzionario…per la Casa dello Studente: Claudio Botta (ingegnere progettista), Giorgio Gaudiano (responsabile al collaudo per l'acquisto dello stabile da parte del Cda dell'allora Opera universitaria dell'Aquila nel 1977), Walter Navarra (ingegnere incaricato dal cda Opera universitaria 1977), Bernardino Pace (progettista e direttore dei lavori dello stabile), Carlo Giovani (direttore dei lavori per la Regione Abruzzo), Pietro Centofanti (progettista e direttore dei lavori di restauro), Tancredi Rossicone (progettista e direttore del restauro), Massimilianio Andreassi (progettista e direttore dei lavori di restauro, incaricato di controlli mai eseguiti), Pietro Sebastiani (responsabile dell'area tecnica dell'Adsu nonché presidente della commissione di collaudo dei lavori di ristrutturazione)
Imprese? Nulla. Nessun vertice di Impresa è chiamato a rispondere. Una fra tutte la Impregilo s.p.a. che ogni giorno vola alta negli indici azionari internazionali. Pensare che è la stessa Impresa che costruì in “appena” trent’anni l’Ospedale S. salvatore dell’Aquila, crollato rovinosamente per le scosse telluriche. Aperto dieci anni fa: nemmeno uno straccio di certificazione di agibilità. Non è nemmeno accatastato. Un fantasma pubblico. Una bara enorme per alcuni.
Anche questo può accadere in Italia. Prova da cittadino ad edificare senza accatastamento ed approvazioni varie. Ti mandano in galera. Se lo fa una delle più importanti imprese nazionali. Si chiude un occhio. Persino due. Troppi interessi in ballo. Lo schifo arriva alla bocca. I cittadini non valgono nulla al mercato del profitto. Le imprese che creano profitto si, invece.
Fa freddo in Abruzzo. Più degli altri anni. Anche se la colonnina della temperatura è simile a quella di ogni Dicembre.
Migliaia di persone sfollate. In città diverse. Poche casette di legno consegnate. Persino Bertolaso se ne rammarica. A conferma che i lavori sono in ritardo. Troppo per non dichiararlo pubblicamente.
Tendopoli? Non se ne ha notizia. Ma non perché siano state tutte smantellate. Qualcuno in tenda rimane. Ma si è deciso di non parlarne, perché coloro che sono rimasti sono indicati come un “problema” nel meccanismo organizzativo post sisma. Eppure questa gente chiede solo di restare vicina alle proprie case distrutte. Di non essere sbattuta chissà dove ed a quanti chilometri.
I superstiti agghiacciati dal freddo e dal ricordo dei cari spariti sotto l’indifferenza di chi pensa solo a guadagnare. Ragazzi che non ci sono più, troppo vivi nei ricordi di tutti. E tutti gli altri: bambini, donne, uomini, anziani. Troppo pesante il ricordo ed il prezzo pagato per nulla.
E fra il freddo del tempo ed il gelo del cuore, c’è da combattere per mille problemi quotidiani. La perdita del lavoro e la chiusura di tante imprese. Uno Stato che non garantisce nemmeno il blocco del pagamento delle tasse ai terremotati che hanno perso tutto. Il via vai da una città all’altra per coprire il percorso da qualche albergo alla città o paese in cui si va a scuola e per alcuni – i più fortunati - al lavoro.
E la ricostruzione, che non esiste. Persino le promesse fatte al G8 dalle nazioni estere di “adottare” un monumento per eseguirne i restauri, sono morte e sepolte. Insieme ai morti di indifferenza.
Macerie ancora ammonticchiate negli angoli di strada. Nulla che smorzi il dolore intenso di tutti.
E come si potrebbe? In uno scenario di morte e distruzione, la terra continua comunque a tremare. Di giorno e di notte. La zona è altamente sismica. Lo sapevano bene quelli che lavorarono al progetto di mappatura delle zone ad alto rischio tellurico. Lavoro poi lasciato senza rimedio. La mappa c’è. Nessuno che abbia mai parlato di metter in sicurezza le zone dichiarate rischiose. Così va il mondo di una generazione colpevole solo di arrivismo, potere e abusivismo.
Siamo un Paese di cose fatte a metà. Una Nazione di buoni propositi e belle parole. Una Comunità di gente che prova a dichiarare abusi, scandali e fattacci, ma che viene respinta fermamente nell’oscurità. Si sappia mai in giro che l’Italia è un Bel Paese solo nel nome ormai.
I piccoli pezzi di un enorme puzzle composti e scomposti senza un senso logico. Se non quello del maggior profitto. Troppo pesante da raccontare. Da buttar giù. Da digerire.
E allora non mandiamo giù un boccone troppo amaro e venefico. Non adeguiamoci mostrando il solito sdegno. Che altro non produce se non altre mancanze ed altro sdegno.
Proviamo tutti insieme – per una volta – ad allacciare davvero la Comunità in un enorme abbraccio. Coesi e stretti l’un l’altro dalla stessa passione. L’Italia. E le vite di ognuno. Che non hanno un prezzo di mercato. Un listino. Uno sconto. Un periodo di saldi.
Proviamo per una volta ad iniziare un confronto. Onesto. Diretto. Con le Istituzioni. Che non potranno non ascoltare la voce di un popolo intero che non chiede altro che giustizia, equità, pena per chi delinque.
Non sono richieste fuori dal mondo. Lo sono gli atti insani di chi decide – male – per la nazione. Partire da questo concetto, rafforzerà l’animo di tutti. Per non doversi dire un giorno “Potevo provarci”.
http://www.gliscomunicati. com/content.asp?contentid= 1411
Prima del sisma, nelle case il tepore degli ambienti si mischiava a quello degli affetti, riuniti per le feste. Oggi di festa non se ne parla, la gente è “conciata per le feste” che non c’entra nulla con sentimenti di pace ed amore.
Primo Natale in Abruzzo dopo il terremoto. Il gelo si mischia al sangue gelato di quelle persone che in questi giorni mancano all’appello per morte prematura da sisma. No, è sbagliato: non è stato il sisma ad uccidere. Almeno, non in tutti i casi. Se si fossero costruite case, uffici pubblici, ospedale e compagnia briscola con un po’ di attenzi0one alla vita della gente, forse di morti ce ne sarebbero stati molto di meno.
Fa ancora più male pensarci ora. Ora che non si può più far nulla e diviene quasi inutile pensarci.
Inutile però è un vizio di forma. Meglio pensarci e parlarne. Meglio non dimenticare. Sarebbe esattamente la volontà di coloro che sono coinvolti in una strage che poteva bene essere arginata.
Le indagini sonnecchiano in Procura all’Aquila. E nemmeno verso tutti i responsabili. Sotto inchiesta – al più – qualche tecnico, qualche funzionario…per la Casa dello Studente: Claudio Botta (ingegnere progettista), Giorgio Gaudiano (responsabile al collaudo per l'acquisto dello stabile da parte del Cda dell'allora Opera universitaria dell'Aquila nel 1977), Walter Navarra (ingegnere incaricato dal cda Opera universitaria 1977), Bernardino Pace (progettista e direttore dei lavori dello stabile), Carlo Giovani (direttore dei lavori per la Regione Abruzzo), Pietro Centofanti (progettista e direttore dei lavori di restauro), Tancredi Rossicone (progettista e direttore del restauro), Massimilianio Andreassi (progettista e direttore dei lavori di restauro, incaricato di controlli mai eseguiti), Pietro Sebastiani (responsabile dell'area tecnica dell'Adsu nonché presidente della commissione di collaudo dei lavori di ristrutturazione)
Imprese? Nulla. Nessun vertice di Impresa è chiamato a rispondere. Una fra tutte la Impregilo s.p.a. che ogni giorno vola alta negli indici azionari internazionali. Pensare che è la stessa Impresa che costruì in “appena” trent’anni l’Ospedale S. salvatore dell’Aquila, crollato rovinosamente per le scosse telluriche. Aperto dieci anni fa: nemmeno uno straccio di certificazione di agibilità. Non è nemmeno accatastato. Un fantasma pubblico. Una bara enorme per alcuni.
Anche questo può accadere in Italia. Prova da cittadino ad edificare senza accatastamento ed approvazioni varie. Ti mandano in galera. Se lo fa una delle più importanti imprese nazionali. Si chiude un occhio. Persino due. Troppi interessi in ballo. Lo schifo arriva alla bocca. I cittadini non valgono nulla al mercato del profitto. Le imprese che creano profitto si, invece.
Fa freddo in Abruzzo. Più degli altri anni. Anche se la colonnina della temperatura è simile a quella di ogni Dicembre.
Migliaia di persone sfollate. In città diverse. Poche casette di legno consegnate. Persino Bertolaso se ne rammarica. A conferma che i lavori sono in ritardo. Troppo per non dichiararlo pubblicamente.
Tendopoli? Non se ne ha notizia. Ma non perché siano state tutte smantellate. Qualcuno in tenda rimane. Ma si è deciso di non parlarne, perché coloro che sono rimasti sono indicati come un “problema” nel meccanismo organizzativo post sisma. Eppure questa gente chiede solo di restare vicina alle proprie case distrutte. Di non essere sbattuta chissà dove ed a quanti chilometri.
I superstiti agghiacciati dal freddo e dal ricordo dei cari spariti sotto l’indifferenza di chi pensa solo a guadagnare. Ragazzi che non ci sono più, troppo vivi nei ricordi di tutti. E tutti gli altri: bambini, donne, uomini, anziani. Troppo pesante il ricordo ed il prezzo pagato per nulla.
E fra il freddo del tempo ed il gelo del cuore, c’è da combattere per mille problemi quotidiani. La perdita del lavoro e la chiusura di tante imprese. Uno Stato che non garantisce nemmeno il blocco del pagamento delle tasse ai terremotati che hanno perso tutto. Il via vai da una città all’altra per coprire il percorso da qualche albergo alla città o paese in cui si va a scuola e per alcuni – i più fortunati - al lavoro.
E la ricostruzione, che non esiste. Persino le promesse fatte al G8 dalle nazioni estere di “adottare” un monumento per eseguirne i restauri, sono morte e sepolte. Insieme ai morti di indifferenza.
Macerie ancora ammonticchiate negli angoli di strada. Nulla che smorzi il dolore intenso di tutti.
E come si potrebbe? In uno scenario di morte e distruzione, la terra continua comunque a tremare. Di giorno e di notte. La zona è altamente sismica. Lo sapevano bene quelli che lavorarono al progetto di mappatura delle zone ad alto rischio tellurico. Lavoro poi lasciato senza rimedio. La mappa c’è. Nessuno che abbia mai parlato di metter in sicurezza le zone dichiarate rischiose. Così va il mondo di una generazione colpevole solo di arrivismo, potere e abusivismo.
Siamo un Paese di cose fatte a metà. Una Nazione di buoni propositi e belle parole. Una Comunità di gente che prova a dichiarare abusi, scandali e fattacci, ma che viene respinta fermamente nell’oscurità. Si sappia mai in giro che l’Italia è un Bel Paese solo nel nome ormai.
I piccoli pezzi di un enorme puzzle composti e scomposti senza un senso logico. Se non quello del maggior profitto. Troppo pesante da raccontare. Da buttar giù. Da digerire.
E allora non mandiamo giù un boccone troppo amaro e venefico. Non adeguiamoci mostrando il solito sdegno. Che altro non produce se non altre mancanze ed altro sdegno.
Proviamo tutti insieme – per una volta – ad allacciare davvero la Comunità in un enorme abbraccio. Coesi e stretti l’un l’altro dalla stessa passione. L’Italia. E le vite di ognuno. Che non hanno un prezzo di mercato. Un listino. Uno sconto. Un periodo di saldi.
Proviamo per una volta ad iniziare un confronto. Onesto. Diretto. Con le Istituzioni. Che non potranno non ascoltare la voce di un popolo intero che non chiede altro che giustizia, equità, pena per chi delinque.
Non sono richieste fuori dal mondo. Lo sono gli atti insani di chi decide – male – per la nazione. Partire da questo concetto, rafforzerà l’animo di tutti. Per non doversi dire un giorno “Potevo provarci”.
http://www.gliscomunicati.
Citizen Berlusconi - Chi è Silvio Silvio Berlusconi ?
http://www.youtube.com/user/kim40708
Citizen Berlusconi è anche il titolo con cui è noto in Italia un libro-inchiesta del giornalista Alexander Stille.
Si tratta di inchiesta giornalistica
prodotta dalla televisione pubblica
norvegese, programmato da diverse emittenti americane ed europee; finora non è ancora andato in onda su un emittente televisiva italiana.
Buon Natale, finché si può
Ritorna alla ribalta la questione sulla “cittadinanza breve” per immigrati.
Viene messa come “banco di prova per le riforme” (1). Niente di meno!
Avete compreso bene?
La popolazione fa fatica ad arrivare alla terza, mica quarta, settimana del mese. In un paese che si va impoverendo a vista d’occhio, con disoccupazione e precariato dilaganti, e qual è il “banco di prova” per le riforme irrimandabili?
La cittadinanza breve per immigrati!
Perché poi così urgente quando uno straniero dopo 10 anni di presenza regolare può tranquillamente diventare italiano. Ci sono nazioni che richiedono anche più di 10 anni per concedere la naturalizzazione. Perdipiù uno straniero regolare gode di tutti i diritti degli “italiani” senza eccezione, escluso il voto.
Allora perché tanta fregola? La giustizia allo sfascio, con la maggioranza dei reati, inispecie commessi da immigrati, che rimangono impuniti. Un sistema fiscale anacronistico, oppressivo e inefficiente, basta cadano due fiocchi di neve in inverno ed il paese va in tilt.
Il costo degli immobili sempre più inaccessibile ai ceti medi, mentre il 20% degli italiani è costretto rinunciare o rinviare cure mediche per mancanza di soldi (2). Invece lo 0% (zero per cento) degli imigrati rinuncia a curarsi dato che per loro ogni prestazione sanitaria è assolutamente gratuita e garantita.
Immaginate solamente che caso mediatico impazzerebbe se tale vera e propria discriminazione avvenisse a ruoli invertiti!
Lapalissiano appurare quale sia la “priorità” della “casta”.
Allettare con ogni favoritismo e poi “fidelizzare” milioni di immigrati.
Non c’è proprio bisogno di costruire castelli in aria per capire qual è lo scopo di tutto ciò.
Si tratta di un progetto pianificato a tavolino.
Riempire le regioni padane di invasori e attraverso il diritto di voto riportare “democraticamente” a Roma il controllo a rischio in caso di grossa adesione dei locali alle idee secessioniste della Lega Nord.
Niente di diverso da ciò che fecero Mussolini con il Sud Tirolo e Mao con il Tibet.
Fare traboccare le zone interessate con etnie alloctone in modo da renderle maggioranza sulla popolazione locale riottosa.
Se c’è un dato che sempre di più divide in due la penisola, è proprio la concentrazione di popolazione non autoctona sempre più allocata a Nord della Linea Gotica.
Escludendo la zona di Roma, e qualche altro caso, nel Meridione gli immigrati sono forse UN DECIMO di quelli concentrati in Padania. Quelli che non possono sfruttare li cacciano via a pedate. E a sassate gli zingari da Roma e Napoli li hanno sospinti verso Milano.
Nella capitale meneghina non ci sono i soldi per spalare la neve, per i pullman sostitutivi dei treni guasti, ma arrivano le risorse per regalare abitazioni ai rom.
I dirigenti di Trenitalia in Lombardia sono quasi tutti romani e meridionali. Ai quali frega poco delle esigenze dei pendolari bergamaschi, che pure pagano gli abbonamenti più salati d’italia. A loro importa unicamente che partano i treni a lunga percorrenza che riportano a casa i loro amici e famigliari panzoni per le ferie di Natale. Con i biglietti ridotti in “promozione”.
Sempre più palese la congiura contro Milano, rea di potere divenire la capitale di un futuro stato padano indipendente.
Scusate ma perché il pericolo delle “infiltrazioni mafiose” ci sarebbe a Milano (con l’intento sempre meno nascosto di affossare l’Expo) mentre a Roma, candidata alle olimpiadi del 2020, NESSUNO paventa il minimo pericolo di “intromissioni” di sorta? Né per l’incredibile esborso di CENTINAIA DI MILIONI di euro per un autodromo all’ Eur , che sarebbe classica “cattedrale nel deserto”, utilizzata tre giorni l’anno al solo scopo di sottrarre il GP di Formula Uno a Monza.
Lo scrivo da anni che si tratta di una “operazione superkossovo”. Anche se con l’intento inverso.
Mentre alla fine la maggioranza albanese kossovara, grazie al lassismo frontaliero del criminale commista Tito, ha votato la separazione dalla madre patria serba, l’operazione che predispongono da Roma per la Padania è opposta.
L’ obiettivo è di creare in Settentrione una maggioranza politico-elettorale fedele ai partiti filo-italiani.
Per questo ambiscono italianizzare nel tempo più breve possibile al maggior numero possibile di esopadani (anche con meno di 5 anni di residenza, vedrete) aggirando il dettato costituzionale che riserva il diritto di voto ai possessori della cittadinanza.
Ovvio che questa norma è aggirabile affibbiando una carta di identità a chiunque.
Lampante la contraddizione in termini.
Coloro che farneticano di “costituzione” e “identità nazionale” sono i primi a demolire entrambe per l’”integrazione” degli immigrati. In verità una pura “vendita di indulgenze” affinchè essi rimangano.
Ma che “integrazione” intendono poi?
Nelle scuole francesi un bambino immigrato impara subito due cose: la lingua e a ”fare il laico”. In italia io ho visto personalmente dentro scuole elementari indicazioni multilingui per i bambini (incluso arabo e cinese) anziché in italiano. Così come, accompagnate da madri in burqa, bambine, agghindate con il velo islamico, la cui fragile psiche è arrischiata dalla sepoltura sotto quei vestimenti medievali. Oltralpe, certi orpelli sono vietati e le scritte nelle scuole elementari sono solo in francese in modo che gli scolari apprendano subito la lingua. La scuola primaria NON deve essere un liceo linguistico o una facoltà di lingue!
Invece gli “italianisti”, che per altro aborrono i dialetti perché “confondono” i bambini, esigono togliere il crocefisso dai muri. Una tradizione d’identità “nazionale” (l’unica!) la cui presenza davvero poco distrae l’attenzione degli studenti. Financo meno di certe antiquate carte geografiche che tracciano ancora Istria e Dalmazia dentro i confini dello stato!
Costatate anche come le uniche innovazioni di cui si sente parlare, oltre alla cittadinanza breve, siano la modifica della legge elettorale e l’abolizione delle province. Per indebolire ulteriormente la democrazia partecipativa, limitando la libertà d’espressione dei cittadini in cabina elettorale.
Ancora, l’eliminazione del valore legale del titolo di studio è un altro regalo agli extracomunitari, in questo modo non dovrebbero neanche perdere tempo a dimostrare l’”equipollenza” dei loro presunti pezzi di carta. Simile discorso che fu per l’abolizione delle licenze commerciali e per i taxi.
Guardacaso, tutte proposte contenute nel programma “5 stelle” di Beppe Grillo che, come vi ho sempre detto, non è altro che un pappagallo dei Frammassoni mandato sul palco della politica a fare da “valvola di sfogo”. Per incanalare il ciarpame sinistroide “antagonista, ecologista, antirazzista”, orfano della rappresentanza parlamentare. In attesa di fare entrare altri milioni e milioni di disgraziati e mettervi di fronte al fatto compiuto.
Per le elezioni regionali nel movimento di Grillo i nomi dei candidati sono stati paracadutati dall’alto, cioè scelti da lui, senza consultazione con la base dei “grillini”, esattamente come fa lo “psicopedonano” Berlusconi. (3) Inoltre molto contestata la scelta di non correre nella “sua” Liguria. Dimostrazione che la selezione delle regioni dove presentare o meno la lista del MLN obbedisce a qualche oscura direttiva dei “poteri forti”.
Intanto sono ufficialmente iniziati i lavori per il ponte sullo stretto di Messina. Il cui appalto su salvato da Antonio di Pietro quando era ministro delle infrastrutture di Prodi. Un grazioso regalo alla mafia da parte dell’ex magistrato molisano.
Lo scrissi ormai anni fa, che alla fine avrebbero costruito il Ponte e non la TAV Torino-Lione, perché, chiaro, l’intento è “unire il paese” mica collegare la Padania all’Europa!
Fui facile profeta.
Non c’è bisogno di calarsi nei panni di Pizia, la sacerdotessa dell’oracolo di Delfi, per “vaticinare” anche per il futuro anno.
Se siete dipendenti privati residenti al Nord per voi lo scenario peggiore.
Per favoreggiare l’immigrazione selvaggia si prevedono ulteriori sacrifici per i lavoratori. Tenteranno di ridurre gli ammortizzatori sociali, in particolare la cassa integrazione, quella dei VERI lavoratori. Per fare finta di sostituirli con sussidi “a pioggia” destinati indovinate a chi, con lo scopo di persuaderli a restare nella penisola. INCREMENTERANNO i ticket sanitari, che già ora si pagano nelle regioni settentrionali per compensare gli sprechi di Sud (e Lazio). Salirà il costo della RC auto per via dell’adeguamento ai nuovi massimali “europei”, quindi attenzione se dovete cambiare macchina.
Per permettere il “diritto allo studio” gratuito dei sempre più numerosi minori immigrati crescerano anche tutte le tasse scolastiche. Allora okkio a non dover smettere di studiare, non per malavoglia, ma per mancanza di denaro!
Rammentate, nella società globalizzata NIENTE vale quanto la cultura. Emtrate nell’ordine di idee che se perdete il lavoro ne troverete probabilmente un altro meno remunerato.
NON DATE SOLDI allo stato italiano, per nessun motivo. Esso è il VOSTRO NEMICO, non gli stranieri! Qualunque cosa vi raccontino, giornali, televisione, sindacati, false statistiche di ISTAT, Censis, Caritas eccetera.
NON VERSATE CONTRIBUTI all’INPS o a qualsiasi ente previdenziale pubblico! Non ha senso.
Avete capito o no che ogni riforma delle pensioni (e TFR) è sempre immancabilmente a danno dei lavoratori del settore privato? Ai quali si impongono maggiori oneri al tempo stesso in cui si decurtano le prestazioni fornite.
Mettete da parte i denari per pagarvi le cure se vi ammalate, provvedere all’educazione dei vostri figli. Farli vaccinate contro il meningococco C.
Per carità di Dio, “stateve accorti”!
Scrivo da anni pure che il vero investimento redditizio è in una casa di proprietà abbastanza grande, in particolare con una grande appezzamento di terreno adiacente in cu ricavarci un orto e un frutteto. Un’abitazione con solide sbarre alle finestre e un pozzo autonomo per l’acqua in modo da non essere preda dell’incubo della bolletta dell’acqua privatizzata.
Buon Natale ai lettori.
Finché si potrà augurare, un “buon Natale”. Fino a quando una qualche sentenza di un “tardellazio” non ci obbligherà a dire “buone feste” per non “offendere” gli italiani di altre religioni.
Bisogna essere “scafati”, come direbbero giù a Napoli, per sopravvivere all’italia terminale.
Già “sopravvivere”, non aspettiamoci di avere di più da questo paese.
F. Maurizio Blondet
1 ) http://www.ilgiornale.it/interni/cittadinanza_lega_frena_non_e_priorita/politica-riforma_cittadinanza-cittadinanza-immigrati-lega_nord/22-12-2009/articolo-id=408936-page=0-comments=1
2 ) http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Sanit%E0+e+crisi%2C+il+20%25+degli+italiani+rimanda+le+cure+meno+urgenti&idSezione=8957
3 ) http://blog.panorama.it/italia/2009/12/22/le-prime-grane-di-grillo-lui-boccia-i-candidati-e-il-movimento-boccia-lui/comment-page-1/
http://falsoblondet.blogspot.com/
GIORGIO NAPOLITANO, MASSIMO D’ALEMA: TAPPETO ROSSO AL NAZISMO SIONISTA DI GAZA
http://www.youtube.com/user/NoOneWorldGovernment
Dedicato ai morti di Gaza del dicembre 2008, gennaio 2009.
DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
“Il Nazismo ha distrutto il giudaismo fisicamente, il Sionismo l’ha distrutto spiritualmente”, Leibele Weisfisch, Rabbino, 1992
Giorgio Napolitano è un ignorante complice morale di crimini contro l’umanità in Palestina. Massimo D’Alema è un consapevole complice diretto di crimini contro l’umanità in Palestina. L’occupazione israeliana dei territori palestinesi è un insulto permanente a sei milioni di morti nei campi di sterminio nazisti.
L’organizzazione umanitaria americana The Middle East Children Alliance ha completato di recente un sopralluogo a Gaza, colpita nel dicembre del 2008 dal peggiore atto di terrorismo indiscriminato compiuto da Israele su quelle terre dal 1948, e ha intervistato decine di bambini palestinesi chiedendogli quali erano i loro bisogni più urgenti. La risposta della maggioranza di quei bimbi è stata questa: “Poter bere un bicchier d’acqua la mattina”.
Gaza è una prigione a cielo aperto dove nessuno può entrare o uscire, dove Israele non permette l’importazione di gas per cucinare, di acqua da bere, di farmaci salvavita, di cemento per ricostruire ciò che ha distrutto, di matite, di lenticchie, di quaderni, di cloro per disinfettare acquedotti e fogne, e dove l’esercito dei neonazisti ebrei israeliani spara ai contadini che raccolgono la bietola per non morire di fame, o ai pescatori che osano uscire nel loro mare per non morire di stenti. Gaza è oggi l’unica camera di tortura sperimentale a cielo aperto del mondo, l’unica istanza al mondo dove uno Stato Canaglia, Israele, sperimenta un sadismo etnico scientifico con l’appoggio pieno di ogni democrazia moderna che si conosca. Il Darfur, Ace, il Tibet, la Birmania, la Korea del Nord e altri orrori simili sono pienamente riconosciuti come tali e sanzionati come tali dai Paesi cosiddetti civili. Non la Palestina, dove da almeno 60 anni una banda di criminali assassini e terroristi che rispondono al nome di Movimento Sionista può permettersi qualunque atrocità per due motivi: perché Israele è oggi la più grande base militare americana del mondo e perché Adolf Hitler ha sterminato sei milioni di ebrei con la nostra complicità durante la seconda guerra mondiale. Motivi per cui Obama sta zitto e per cui l’Europa non osa profferire parola.
Il Movimento Sionista di Theodor Herzl, Israel Zangwill, Vladimir Jabotinski, Chaim Weizman, Leo Motzkin, David Eder, Golda Meir, Moshe Dayan, Ben Gurion, Menachem Begin, Yitzhak Rabin, Ariel Sharon, Ehud Olmert, Tzipi Livni, Ehud Barak, Benjamin Netanyahu (e altri) è una organizzazione criminale il cui unico posto nella Storia è dietro le sbarre della gabbia del Tribunale Penale Internazionale o di una nuova Norimberga. Essi hanno non solo martoriato oltre ogni limite il popolo palestinese, ma non si sono fatti scrupolo in 60 anni di storia d’Israele di mandare al macello fisicamente e psicologicamente gli ebrei stessi, loro concittadini, pur di perseguire il loro piano originario: la pulizia etnica di tutta la Palestina biblica. Hanno rigettato e distrutto ogni singola offerta di pace, hanno raccontato menzogne con una sistematicità diabolica, e hanno consciamente replicato nei Territori Occupati le tecniche di tormento razzista del Terzo Reich. Oggi, questa congrega di assassini corrotti, sta invece ritta sui tappeti rossi degli ignoranti negazionisti come Giorgio Napolitano, che non molto tempo fa ha dichiarato di aver “denunciato l’antisionismo come travestimento dell’antisemitismo. C’è chi – non avendo nel mondo di oggi il coraggio di dichiararsi antisemita – assume come bersaglio il sionismo, con esso identificando una presunta volontà di dominio”. Presunta, dice il Presidente. Ecco cosa lasciò scritto un suo omologo israeliano, Ben Gurion, padre di Israele, nel 1948: “C’è bisogno di una reazione brutale. Dobbiamo essere precisi su coloro che colpiamo. Se accusiamo una famiglia (palestinese), dobbiamo fargli male senza pietà, donne e bambini inclusi… Non vi è alcun bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti”. Ed ecco, Napolitano, come commentò quelle parole il più insigne letterato ebreo israeliano del XX secolo, Yizhar Smilansky “Ci facciamo ingannare di fronte all’evidenza, e ci uniamo subito al grande e comune mucchio dei bugiardi – composto da ignoranza, apatia opportunista e semplice svergognato egoismo – e scartiamo una grande verità per la furba scrollata di spalle di un criminale inveterato (Ben Gurion).”
La stessa congrega sionista criminale pretendeva nel 2006, e otteneva, dal governo di centrosinistra italiano di Romano Prodi e dal suo Ministro degli Esteri Massimo D’Alema l’adesione incondizionata al crimine internazionalmente riconosciuto di ‘punizione collettiva’ dell’intero popolo palestinese, colpevole di aver aderito alla democrazia ma di aver votato a maggioranza il partito ‘sbagliato’. Quello sgradito a Washington. Massimo D’Alema ha portato me e voi sulle soglie della camera di tortura a cielo aperto di Gaza a chiudere i portoni di accesso dei beni di sopravvivenza essenziali e a contemplare un milione e mezzo di innocenti che si contorcono in una “vita da cani” (Moshe Dayan, 1967), ammassati nel 5% di quella che era la loro legittima terra, senza diritti, lasciati morire di parto ai posti di blocco, di malattie banali, costretti a nutrirsi di rifiuti, e sottoposti a un accanimento sadico da parte di Israele che Mary Robinson, Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, ha definito nel 2007 “la distruzione di una civiltà”, opinione confermata fra gli altri dalle parole dell’ex ministro inglese per gli Affari Internazionali Clare Short, che in una audizione alla Camera dei Comuni dello stesso anno ha parlato di “un sistema di Apartheid, annessioni brutali, e creazioni di ghetti”. Tutto questo mentre nei salotti italiani personaggi della bassezza morale di Marco Travaglio, Massimo Teodori, Gad Lerner o Furio Colombo pontificavano sulla brutalità dei negri palestinesi, fra un’apparizione tv e l’altra, e mentre finivano il carpaccetto all’aceto balsamico nel ristorante di mamma RAI.
Le prove documentali di quanto ho appena scritto si trovano pubblicate già da tempo nei miei lavori, e sono di fonte unicamente ebraica o occidentale. Vi trovate le smentite a tutte le menzogne sioniste su Hamas, sul terrorismo, su chi massacra chi in Medioriente, su ciò che vi raccontano i Tg italiani. Ma basterebbe il candore agghiacciante dell’ex Capo di Stato Maggiore d’Israele Mordechai Gur, che nei resoconti dell’analista militare israeliano Ze’ev Schiff ammise senza patema alcuno che il suo esercito per 30 anni aveva colpito una popolazione civile che viveva in villaggi, colpito civili di proposito e coscientemente “perché se lo meritano”, e anche in assenza di alcuna minaccia armata. Avrebbe dovuto bastare, sessanta anni fa, il grido angosciato di Albert Einstein e di Hannah Arendt, i quali denunciarono le venature “naziste e fasciste” nei partiti dei padri fondatori di Israele. E dovrebbe bastare a chiunque non sia della pasta di Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema o Marco Travaglio il filmato che un eroe moderno come Vittorio Arrigoni ha realizzato, e che sta mostrando a sparute platee italiane ahimè, dove compare tutto l’orrore del sadismo israeliano senza veli: due contadini di Gaza, padre e figlio emaciati, armati di un carretto ottocentesco tentano di raccogliere a mano delle bietole in un campo di loro proprietà; è la loro sopravvivenza, i loro volti sono contorti dalla disperazione, ma gli uomini “dell’esercito più morale del mondo” (Barak), i discendenti dei sei milioni di morti dell’Olocausto, li prendono a fucilate indiscriminatamente, un tiro al piccione con l’agonia altrui. I disgraziati si gettano a terra, salvati solo dalla presenza dei giovani occidentali dell’International Solidarity Movement, che con un coraggio indefinibile fanno da scudi umani alle pallottole. Ma si faccia attenzione: quel tiro al bersaglio diretto a chi tenta di non morire di fame non è fatto per casuale brutalità; è politica dettata da Tel Aviv per portare a compimento i dettami dell’abietto Moshe Dayan che nel 1967 disse: “Voi palestinesi continuerete a vivere come cani, chi vuole può andarsene. Chiunque si avvicini al Movimento Sionista con una morale non è un Sionista”. La scena filmata da Arrigoni torce le budella, strozza la gola di chiunque abbia mai amato un padre o un fratello nella vita, e richiama a pieno titolo le parole di Hannah Arendt: ‘La Banalità del Male’. Accade ogni giorno a Gaza, mentre noi siamo qui. E allora.
Non indignatevi, che siate maledetti se lo fate. Fate altro: informatevi e raccontate al mondo che la crudeltà nazista non è morta, che oggi vive e che si chiama Sionismo, occupazione della Palestina, e che rappresenta l’unico esempio al mondo di orrore etnico pienamente accettato e sostenuto da ogni democrazia moderna. Roma, il Quirinale e tutti noi in prima fila.
“Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia sulle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome”. (parole dell’ex ambasciatore israeliano all’ONU Abba Eban. Fonte: il quotidiano israeliano Jerusalem Post)
Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=164
29.12.2009
ASHURA, GIORNALAME E REPUBBLICA ISLAMICA
Durante le celebrazioni religiose per l'Ashura si sono ripetuti, soprattutto a Tehran, violentissimi scontri di piazza. Chi ha una conoscenza diretta della realtà iraniana non si stupisce gran che; l'Ashura è una celebrazione luttuosa -non una festa nel senso in cui questo termine viene correntemente inteso in "Occidente"- molto sentita da una parte consistente dell'opinione pubblica ed è nota per l'essere un periodo in cui si concentrano e trovano sfogo tensioni sociali di ogni genere. In altre parole, è difficile che non ci scappi il morto, per un motivo o per l'altro; e fino allo scorso anno la cosa riceveva poca o punta attenzione da parte del mainstream.
Quello che è costruttivo sottolineare è il permanere, assolutamente inscalfibile e totalmente impermeabile perfino all'evidenza, di una presentazione mediatica degli eventi iraniani finalizzata in ogni caso alla conferma di un copione che è lo stesso da trent'anni. Il bias denigratorio che lo contraddistingue si basa su pochi punti fermi, primo tra i quali quello che statuisce che la Repubblica Islamica dell'Iran è una dittatura. Le gazzette liquidano in questo modo un paese il cui panorama politico è tra i più variegati e multiformi che esistano, animato com'è da un'opinione pubblica assolutamente indomabile.
Da qualche anno, essendo inviso per programma ed intenzioni alle sue controparti "occidentali", viene definito dittatore anche il presidente in carica; un titolo che nessuno si è mai sognato di adoperare per certi suoi predecessori ritenuti più accomodanti e neppure per i tanti presidenti di altri paesi, giunti a disporre di un potere proporzionalmente maggiore di quello del presidente iraniano utilizzando sistemi sulla cui trasparenza vi sarebbe non poco da ridire. Soltanto la Repubblica Islamica dell'Iran viene sottoposta ogni giorno a puntigliose verifiche di "democrazia" a mezzo stampa.
Di solito la Repubblica Islamica dell'Iran viene presentata come l'unico paese al mondo ad avere l'esclusiva delle esecuzioni capitali, degli arresti e delle carceri. Non più tardi di qualche settimana fa le manifestazioni di piazza nel Regno di Danimarca hanno portato a migliaia di arresti, senza che nessuna gazzetta si sognasse di speculare sul tasso di "democraticità" delle sue istituzioni. Da questo punto di vista si può ritenere per certo che la Repubblica Islamica dell'Iran ha, per le gazzette "occidentali", il ruolo di capro espiatorio utilizzabile per minimizzare o giustificare a contrario qualunque azione repressiva intentata in "Occidente". Si ricordi che lo stesso giornalame che stigmatizza gli avvenimenti iraniani plaude istericamente ogni giorno alle fozzedellòddine dello stato che occupa la penisola italiana e non ha esitato ad estendere la definizione di terrorismo a qualunque comportamento potesse venir percepito come lievemente dissonante rispetto agli unici ammessi dal potere "occidentale", che sono i comportamenti di consumo.
L'incensamento della "dissidenza" fa parte della costruzione a tavolino di una Repubblica Islamica metafisicamente malvagia; il suo peccato originale è quello di ergersi su un mito fondante che non tratta di astratte "libertà" ma di giustizia sociale e di anticolonialismo, cose assolutamente fuori dal concepibile. Un dissidente o un esperto pronto a giurare sull'imminente sfascio delle istituzioni rivoluzionarie e su un crollo che "sarebbe solo questione di tempo" lo si trova sempre.
Lo si trova sempre, da trent'anni filati.
Il problema è che statuire assunti del genere fa a pugni con la realtà. E le gazzette, con la realtà, hanno un rapporto sempre più labile ogni giorno che passa.
La realtà è quella di un assetto istituzionale che dal giorno in cui è nato ha incassato colpi potenzialmente micidiali fatti di guerre di aggressione, di attentati di massa, di boicottaggi economici, di lotte intestine, di uscite di scena di protagonisti e fondatori; di questo assetto istituzionale si auspica il crollo -possibilmente repentino, possibilmente rivendibile mediaticamente a mònito dei nemici prossimi venturi: visto cosa succede a cacciare gli statunitensi a calci?- a seguito di qualche scontro di piazza. Le istituzioni economiche e sociali della Repubblica Islamica controllano ma anche garantiscono (ed è questo secondo punto quello che viene volutamente trascurato dalla "libera informazione") una percentuale a due cifre del prodotto interno e coinvolgono nel loro funzionamento milioni di lavoratori. Durante tutto il 2009 gli scontri di piazza si sono susseguiti senza che il funzionamento globale delle infrastrutture e dell'economia del paese ne risentisse con evidenza perché esportazioni ed importazioni, relazioni internazionali, traffico aereo e tutte le altre attività che contrassegnano una società postmoderna sono andate avanti senza fremiti apprezzabili, per tacere delle attività economiche legate all'artigianato, alla piccola impresa ed alla sussistenza pura e semplice; l'esplodere degli scontri di piazza può indicare sicuramente l'esistenza di un'opposizione politica vitale ed agguerrita ma che non è certo un buon indice per chi volesse predire un regime change; una predizione che alcuni pennaioli peninsulari hanno fatto poco o punto curandosi del sangue che un evento del genere potrebbe costare. In fondo a loro cosa importa; difficilmente sentiranno l'odore dei lacrimogeni dalle loro redazioni milanesi, romane o fiorentine.
Gli scontri di piazza, da soli, non hanno mai provocato nulla del genere ed il minimo sentore di un intervento esterno -un eufemismo per non dire yankee- come quello auspicato dal giornalame più obeso ricompatterebbe all'istante tutte le forze politiche della Repubblica contro l'aggressione. Alcuni esempi del gazzettismo più affezionato ad una realtà che non esiste hanno a tutt'oggi la spudoratezza di venare le loro produzioni mediatiche di un allucinato nostalgismo pro-Pahlevi.
Il ritratto della società iraniana presentato dal mainstream risulta come minimo scotomizzato, e si limita a presentare in luce favorevole quei settori sociali che i sudditi "occidentali" possano percepire come identici a loro secondo il già citato metro dei comportamenti di consumo.
Un altro aspetto del reale sistematicamente trascurato è dato dagli ottimi rapporti economici che molti paesi "occidentali" hanno con la Repubblica Islamica dell'Iran. L'opinione pubblica dello stato che occupa la penisola italiana vede ogni giorno la Repubblica Islamica bersagliata da invettive isteriche, presagi funesti per definizione e semplificazioni peggio che arbitrarie di dinamiche e di stati di fatto che tutto sono meno che semplificabili. Il fatto che lo stato che occupa la penisola italiana sia il primo partner commerciale di Tehran all'interno dell'Unione Europea, insieme alla Repubblica Federale Tedesca, non viene mai menzionato; ma la realtà è questa.
Una realtà poco utile a chi deve per contratto demonizzare ogni giorno la Repubblica Islamica, e che si trova costretto a servirsi di altri strumenti.
Fonte: http://iononstoconoriana.blogspot.com
Link: http://iononstoconoriana.blogspot.com/2009/12/ashura-giornalame-e-repubblica-islamica.html
28.12.2009
Usare la "C" come cura: quantità e frequenza sono le Chiavi per la Terapia con Ascorbato
http://www.youtube.com/user/ClimatrixBlog
Questo articolo può essere diffuso liberamente posto che 1) sia riportata una chiara attribuzione all’Orthomolecular Medicine News Service, 2) che siano riportati sia il link per la sottoscrizione gratuita alle news dell’OMNS subscription http://orthomolecular.org/subscribe.html che il link all’archivio dell’OMNS http://orthomolecular.org/resources/omns/index.shtml .
Orthomolecular Medicine News Service, 15 Dicembre, 2009
Di Andrew W. Saul
(OMNS, 15 Dicembre, 2009 ) Cos’ha una piccola molecola levogira, sei atomi di carbonio, sei di ossigeno e otto di idrogeno, da inquietare così tante persone della comunità medica? Forse ha a che fare con casi come questo: Ray, professionista in campo sanitario di mia conoscenza, aveva un bimbo di 11 mesi che era molto malato da più di una settimana. In famiglia nessuno, proprio nessuno, riusciva più a dormire da giorni. Restavano svegli, notte dopo notte assieme a questo bambino, che aveva febbre alta, occhi lucidi e colanti, una grande quantità di muco denso e respiro affannoso. Il bimbo non riusciva a dormire, e faceva poco altro che piangere. Era sotto le cure di un pediatra, il quale, negli undici mesi fino allora trascorsi in terra, gli aveva già prescritto dodici cicli di alcuni antibiotici molti seri. Per Ray era fin troppo apparente che questi non funzionassero e, mosso dalla disperazione, decise di provare qualcosa che in precedenza gli era stato detto di non tentare: ascorbato orale in quantità fino alla tolleranza intestinale. Ray e sua moglie diedero al loro bimbo vitamina C all’incirca ogni 15 minuti. Come risultato, il bambino migliorò notevolmente nel giro di poche ore e dormì tutta la notte. Le dosi frequenti continuarono e il bimbo si ristabilì del tutto in meno di 48 ore. Ray calcolò che il bambino aveva ricevuto unicamente poco più di 2.000 mg di vitamina C per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Ciò è anche di più di quello che l’esperto della vitamina C, il dott. Frederick Robert Klenner, prescriveva abitualmente ai pazienti malati. E’ rimarchevole che, a 20.000 milligrammi di vitamina C/giorno, quel bimbo non presentasse mai diarrea. (1)
Con un corpo così minuto, potreste meravigliarvi e chiedervi dove andasse a finire tutto l’ascorbato dato al bimbo. Naturalmente è opinione di quelli che promulgano la quantità RDA negli Stati Uniti, e relativa mitologia nutrizionale, che quasi tutta quella vitamina C finisse inutilmente nel water. Ray e sua moglie ve la racconterebbero diversamente. Vi direbbero che il loro bimbo ammalato l’ha assorbita come una spugna, e poi si è prontamente ripreso. Ognuno scelga la risposta che gli aggrada maggiormente.
Con un corpo così minuto, potreste meravigliarvi e chiedervi dove andasse a finire tutto l’ascorbato dato al bimbo. Naturalmente è opinione di quelli che promulgano la quantità RDA negli Stati Uniti, e relativa mitologia nutrizionale, che quasi tutta quella vitamina C finisse inutilmente nel water. Ray e sua moglie ve la racconterebbero diversamente. Vi direbbero che il loro bimbo ammalato l’ha assorbita come una spugna, e poi si è prontamente ripreso. Ognuno scelga la risposta che gli aggrada maggiormente.
Quantità della Dose
Il dott. Frederick Robert Klenner ricevette il suo titolo MD (dottore in medicina) alla Duke University School di Medicina e in seguito divenne specialista delle malattie toraciche. (2) Una sintesi utilizzabile dell’uso terapeutico della vitamina C fatto dal dott. Klenner è di 350 milligrammi di vitamina C per chilogrammo di peso corporeo al giorno (350 mg/kg/die), suddiviso in dosi. (3) Ciò si traduce in:
Il dott. Frederick Robert Klenner ricevette il suo titolo MD (dottore in medicina) alla Duke University School di Medicina e in seguito divenne specialista delle malattie toraciche. (2) Una sintesi utilizzabile dell’uso terapeutico della vitamina C fatto dal dott. Klenner è di 350 milligrammi di vitamina C per chilogrammo di peso corporeo al giorno (350 mg/kg/die), suddiviso in dosi. (3) Ciò si traduce in:
| mg of Vitamin "C" | Body Weight | Number of Doses | Amount per dose |
| 35,000 mg | | 17-18 | 2,000 mg |
| 18,000 mg | | 18 | 1,000 mg |
| 9,000 mg | | 18 | 500 mg |
| 4,500 mg | | 9 | 500 mg |
| 2,300 mg | | 9 | 250 mg |
| 1,200 mg | | 9 | 130 - 135 mg |
Sebbene queste quantità possano apparire elevate, il dott. Klenner in effettivo ne adoperò fino a quattro volte tanto per diverse malattie virali severe, somministrate con iniezione. Le dosi orali sopra riportate sono, per il dottore, relativamente modeste.
Frequenza della Dose
Per coloro che non possono ottenere vitamina C endovena, è essenziale porre un’attenzione particolare a uno degli aspetti più importanti della terapia con vitamina C: dividere la dose aumenta l’assorbimento e la ritenzione della vitamina C. Dosi elevate di vitamina C implicano livelli sanguigni di vitamina più elevati, e suddividere le dosi orali mantiene quei livelli elevati. Anche se all’inizio appaiano quasi troppo ovvi per essere menzionati esplicitamente, questi sono concetti non auto-evidenti. Molti siti web medici e raccomandazioni dietetiche delle autorità continuano a ignorarli. Hilary Roberts, PhD, scrive: "Le persone stressate e anche poco ammalate possono tollerare 1.000 volte più vitamina C, e ciò implica un cambio della biochimica che è stato ignorato nello stabilire la RDA. Fissando la RDA, si è data grande importanza ai rischi, mai sostanziati, di prendere troppa vitamina C, mentre i rischi di non prenderne abbastanza sono stati ignorati. Gli scienziati reali sanno che 'nessuna evidenza scientifica' è un’espressione fantasiosa per dire 'quest’idea non ci piace.'" (4)
Per coloro che non possono ottenere vitamina C endovena, è essenziale porre un’attenzione particolare a uno degli aspetti più importanti della terapia con vitamina C: dividere la dose aumenta l’assorbimento e la ritenzione della vitamina C. Dosi elevate di vitamina C implicano livelli sanguigni di vitamina più elevati, e suddividere le dosi orali mantiene quei livelli elevati. Anche se all’inizio appaiano quasi troppo ovvi per essere menzionati esplicitamente, questi sono concetti non auto-evidenti. Molti siti web medici e raccomandazioni dietetiche delle autorità continuano a ignorarli. Hilary Roberts, PhD, scrive: "Le persone stressate e anche poco ammalate possono tollerare 1.000 volte più vitamina C, e ciò implica un cambio della biochimica che è stato ignorato nello stabilire la RDA. Fissando la RDA, si è data grande importanza ai rischi, mai sostanziati, di prendere troppa vitamina C, mentre i rischi di non prenderne abbastanza sono stati ignorati. Gli scienziati reali sanno che 'nessuna evidenza scientifica' è un’espressione fantasiosa per dire 'quest’idea non ci piace.'" (4)
E ci sono parecchie evidenze di cui dispiacersi. La vitamina C, in dosi molto elevate, è stata impiegata con successo per curare dozzine di malattie (5), con letteratura peer-reviewed pubblicata durante gli ultimi 60 anni. Pertanto, l’efficacia e la sicurezza della terapia con vitamina C in megadosi dovrebbe, ormai, essere notizia vecchia. Invece non finisco mai di sorprendermi del numero di persone che rimangono all’oscuro di come la vitamina C sia il miglior antibiotico ad ampio spettro, antistaminico, antitossico e la miglior sostanza antivirale che esista. Analogamente sorprendente è la facilità con la quale alcune persone, per lo più nella professione medica, e praticamente tutti i media sono stati convinti che, in qualche modo, la vitamina C sarebbe non solo inefficace ma anche proprio pericolosa.
Pregiudizio contro l’Ascorbato Terapia
Quando prendete in mano un libro di nutrizione o di salute e volete sapere in tutta fretta se sia buono oppure no, basta vedere se l’indice contiene la voce "Klenner" e tre altri nomi chiave: Cathcart, Stone e Pauling. Robert F. Cathcart, un chirurgo ortopedico, ha somministrato dosi elevate di vitamina C a decine di migliaia di pazienti per decenni (6), senza riferire nemmeno di un singolo calcolo renale. Irwin Stone, il biochimico che per primo introdusse Linus Pauling alla vitamina C, è l’autore di The Healing Factor: Vitamin C against Disease. (7) Pauling cita Stone tredici volte nel suo libro fondamentale How to Live Longer and Feel Better (8), raccomandato, se ce ne fosse bisogno. L’importanza del potere della vitamina C contro le malattie infettive e croniche è straordinaria. Per me, trascurarla, è equivalente a omettere Shakespeare da un corso di letteratura inglese.
A causa di questo pregiudizio, la maniera principale attraverso cui i pazienti (e attraverso loro, i loro medici) sono arrivati in contatto col lavoro del dott. Klenner è stato attraverso il libro di 68 pagine del dott. Lendon Smith Clinical Guide to the Use of Vitamin C: The Clinical Experiences of Frederick R. Klenner, M.D. (9) Dopo la scoperta di questo libro, uno dei miei studenti presentò una ricerca in un altro corso dibattendo un notevole numero di referenze mediche che aveva scovato sull’uso della vitamina C come cura per la poliomielite. L’insegnante di quel corso mi confidò in privato come il lavoro dello studente fosse assurdo, e lo descrisse letteralmente come un "dial tone." (10) Mi ricordo di una presentazione nutrizionale che feci allo staff di un ospedale. Stava andando tutto bene fino a quando menzionai l’uso della vitamina C come antibiotico, come faceva il dott. Klenner. L’atmosfera cambiò subito. E quanti di noi hanno sentito questo vecchio stereotipo: "Se la vitamina C fosse così buona, ogni dottore la prescriverebbe!"
Il cardiologo Thomas Levy, MD, spiega: "Non ho trovato nessun ricercatore medico convenzionale che abbia effettuato qualche studo clinico su qualche malattia infettiva impiegando dosi di vitamina C comparabili a quelle usate da Klenner. Qualsiasi agente terapeutico, se usato in dose abbastanza piccola, dimostrerà poco o nessun effetto su un processo infettivo o una malattia." (11)
Quando prendete in mano un libro di nutrizione o di salute e volete sapere in tutta fretta se sia buono oppure no, basta vedere se l’indice contiene la voce "Klenner" e tre altri nomi chiave: Cathcart, Stone e Pauling. Robert F. Cathcart, un chirurgo ortopedico, ha somministrato dosi elevate di vitamina C a decine di migliaia di pazienti per decenni (6), senza riferire nemmeno di un singolo calcolo renale. Irwin Stone, il biochimico che per primo introdusse Linus Pauling alla vitamina C, è l’autore di The Healing Factor: Vitamin C against Disease. (7) Pauling cita Stone tredici volte nel suo libro fondamentale How to Live Longer and Feel Better (8), raccomandato, se ce ne fosse bisogno. L’importanza del potere della vitamina C contro le malattie infettive e croniche è straordinaria. Per me, trascurarla, è equivalente a omettere Shakespeare da un corso di letteratura inglese.
A causa di questo pregiudizio, la maniera principale attraverso cui i pazienti (e attraverso loro, i loro medici) sono arrivati in contatto col lavoro del dott. Klenner è stato attraverso il libro di 68 pagine del dott. Lendon Smith Clinical Guide to the Use of Vitamin C: The Clinical Experiences of Frederick R. Klenner, M.D. (9) Dopo la scoperta di questo libro, uno dei miei studenti presentò una ricerca in un altro corso dibattendo un notevole numero di referenze mediche che aveva scovato sull’uso della vitamina C come cura per la poliomielite. L’insegnante di quel corso mi confidò in privato come il lavoro dello studente fosse assurdo, e lo descrisse letteralmente come un "dial tone." (10) Mi ricordo di una presentazione nutrizionale che feci allo staff di un ospedale. Stava andando tutto bene fino a quando menzionai l’uso della vitamina C come antibiotico, come faceva il dott. Klenner. L’atmosfera cambiò subito. E quanti di noi hanno sentito questo vecchio stereotipo: "Se la vitamina C fosse così buona, ogni dottore la prescriverebbe!"
Il cardiologo Thomas Levy, MD, spiega: "Non ho trovato nessun ricercatore medico convenzionale che abbia effettuato qualche studo clinico su qualche malattia infettiva impiegando dosi di vitamina C comparabili a quelle usate da Klenner. Qualsiasi agente terapeutico, se usato in dose abbastanza piccola, dimostrerà poco o nessun effetto su un processo infettivo o una malattia." (11)
Dosi Preventive
Il dott. Klenner raccomandava dosi preventive tra 10.000 e 15.000 mg/die. Consigliava ai genitori di dare ai loro bambini tanti grammi di vitamina C per quanti anni avevano ( 1 g = 1.000 mg). Cioè 2.000 mg/die per un bambino di due anni, 9.000 mg/die per uno di nove, e per bambini più grandi raggiungere un tetto di circa 10.000 mg/die. Per quanto mi riguarda, dico solo, "Prendete abbastanza C da essere senza sintomi, di qualsiasi quantità si tratti." Per la mia famiglia ha funzionato. Ho cresciuto i miei figli fino al college e non hanno mai assunto una dose di antibiotico. Neanche una volta .
E’ ormai tempo che i professionisti medici accettino di buon grado la vitamina C in megadosi e il suo potere di curare gli ammalati. Cura è, di molto, la miglior parola che esista nella medicina. Sembrerebbe che non si possa dire dire "cura" senza "C." Non penso che il dott. Klenner avrebbe qualcosa da ridire.
(Andrew W. Saul insegna nutrizione, scienza della salute e biologia cellulare per i college, e ha vinto tre fellowship come insegnante del New York State. E’ autore di Doctor Yourself e Fire Your Doctor! (Trad.it. Fire your doctor – Ottieni la buona salute in maniera indipendente, Ed.Macro, 2009) e, con il dott. Abram Hoffer, coautore di Orthomolecular Medicine for Everyone e The Vitamin Cure for Alcoholism. Saul è apparso nel documentario Food Matters.)
Il dott. Klenner raccomandava dosi preventive tra 10.000 e 15.000 mg/die. Consigliava ai genitori di dare ai loro bambini tanti grammi di vitamina C per quanti anni avevano (
E’ ormai tempo che i professionisti medici accettino di buon grado la vitamina C in megadosi e il suo potere di curare gli ammalati. Cura è, di molto, la miglior parola che esista nella medicina. Sembrerebbe che non si possa dire dire "cura" senza "C." Non penso che il dott. Klenner avrebbe qualcosa da ridire.
(Andrew W. Saul insegna nutrizione, scienza della salute e biologia cellulare per i college, e ha vinto tre fellowship come insegnante del New York State. E’ autore di Doctor Yourself e Fire Your Doctor! (Trad.it. Fire your doctor – Ottieni la buona salute in maniera indipendente, Ed.Macro, 2009) e, con il dott. Abram Hoffer, coautore di Orthomolecular Medicine for Everyone e The Vitamin Cure for Alcoholism. Saul è apparso nel documentario Food Matters.)
References:
(1) La tolleranza intestinale come indicatrice della saturazione della vitamina C è discussa dal dott. RF Cathcart in http://www.doctoryourself.com/titration.html e http://www.doctoryourself.com/cathcart_thirdface.html
(2) Per ulteriori informazioni sulla vita e sul lavoro del dott. Klenner: http://www.doctoryourself.com/klennerbio.html
(3) Klenner FR. The significance of high daily intake of ascorbic acid in preventive medicine, p 51-59, in: A Physician's Handbook on Orthomolecular Medicine, Third Edition, Roger Williams, PhD, ed. Keats, 1979.
(4) Hickey S and Roberts H. Ascorbate: The science of vitamin C. 2004. ISBN 1-4116-0724-4 . Morrisville , NC : Lulu.
(7) Il testo completo del libro di Irwin Stone The Healing Factor è liberamente accessibile su http://vitamincfoundation.org/stone/
(8) Pauling L. How to Live Longer and Feel Better, revised edition, 2006. ISBN-13: 9780870710964 . Commentato su http://www.doctoryourself.com/livelonger.html
(9) Il testo completo dello scritto del dott. Frederick R. Klenner Clinical Guide to the Use of Vitamin C è liberamente accessibile su
http://www.seanet.com/~alexs/ascorbate/198x/smith-lh-clinical_guide_1988.htm
http://www.seanet.com/~alexs/ascorbate/198x/smith-lh-clinical_guide_1988.htm
(10) Nd.t. Segnale di linea libera, per indicare nessun contenuto informativo trasmesso.
(11) Levy TE. Vitamin C, Infectious Diseases, and Toxins: Curing the Incurable. Livon Books, 2002. ISBN: 1-4010-6963-0 and 978-1401069636 – Trad.it Vitamina C, Malattie infettive e tossine, Ed Macro, 2006
Il crepuscolo del capitalismo
http://www.youtube.com/user/sahishin
Martedì 29 Dicembre 2009 10:17 Redazione
di Jorge Beinstein - Al principio di un lungo viaggio - Il crepuscolo del capitalismo, nostalgie, eredità, barbarie e speranze all'inizio del secolo XXI. Già all’inizio del 2009 Ben Bernanke affermava che prima della fine dell’anno si sarebbero intravisti chiari sintomi del superamento della crisi e verso il mese di agosto annunciava che “il peggio della recessione era ormai alle spalle". Prima che esplodesse la bolla finanziaria nel settembre del 2008 Bernanke pronosticava che detta esplosione non si sarebbe mai verificata, e quando finalmente esplose la sua nuova prognosi prevedeva un rapido recupero, ora il Presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti ha deciso di non sperare più ed annuncia al mondo il principio della fine dell'incubo.
Non è stato l'unico a farlo, un'avvilente campagna mediatica ha utilizzato diversi segnali isolati per imporre tale idea. Così come la rinascita della bolla borsistica globale a patire dalla metà di marzo è stata mostrata quale sintomo di miglioramento economico generale, una nuvola di "esperti" ci ha dunque spiegato che l'euforia della Borsa stava anticipando la fine della recessione.
In realtà le iniezioni massicce di denaro dei governi delle grandi potenze economiche, beneficiando principalmente il sistema finanziario, hanno generato enormi eccedenze di fondi i quali, in condizioni di raffreddamento generalizzato della produzione e del consumo, hanno trovato negli affari borsistici uno spazio favorevole per capitalizzare i loro capitali.
Giocando al rialzo dei valori delle azioni spingevano verso l'alto i loro prezzi e questo a sua volta spronava ad investire sempre più denaro in Borsa. A ciò dobbiamo aggiungere che il motore dell'euforia borsistica mondiale, la borsa degli Stati Uniti, ed inoltre il denaro proveniente dai “salvataggi” locali, sta ricevendo importanti flussi di fondi speculativi esterni che approfittando della persistente caduta del dollaro si sono precipitati a comprare azioni economiche in rialzo.
Si è ripetuta così la sequenza speculativa della fine degli anni ‘90 e del 2007, ma con una differenza sostanziale: il contesto della bolla attuale non è la crescita dell'economia bensì la sua recessione (o nel migliore dei casi la stagnazione). Le bolle anteriori (borsistiche, immobiliari, commerciali, etc.), interagivano "positivamente" con il resto delle attività economiche; il rialzo dei prezzi delle azioni o delle abitazioni incoraggiavano il consumo e la produzione e a loro volta queste crescite generavano fondi che si riversavano in buona parte in affari speculativi producendo così un circolo virtuoso speculativo- consumistico- produttivo di carattere globale perverso, destinato a medio termine al disastro ma che nel breve periodo generava prosperità.
Al contrario la bolla borsistica del 2009 contrasta con bassi livelli di consumo e di investimenti produttivi ed alti livelli di disoccupazione. Le eccedenze di capitali, bloccate da un'economia produttiva in declino, ottengono benefici dalla speculazione finanziaria, ciò che dunque si produce grazie ai favolosi salvataggi finanziari dei governi è un circolo vizioso basato sulla speculazione finanziaria e sulla crescita debole o negativa.
Nel caso del governo nordamericano questo effetto negativo è stato ammorbidito attraverso enormi sussidi capaci di sostenere alcuni consumi ed in tal modo decelerare prima e più avanti invertire la curva discendente del Produtto Interno Lordo. Alle forti cadute dell'ultimo trimestre del 2008 e del primo del 2009 è seguito un abbassamento mite nel secondo trimestre ed una crescita nel terzo spinta dai sussidi governativi per l'acquisto di automobili ed abitazioni più le spese militari, ma dietro quell'effimero recupero si nasconde l'espansione sfrenata del deficit fiscale e dell'indebitamento pubblico.
È evidente che l'economia nordamericana non esce dalla trappola della decadenza, i sollievi transitori, i tentativi di recupero, le crescite impasticcate fortificano, ricompongono i meccanismi parassitari che l'hanno portata al disastro attuale. E lo sprofondamento dell'impero (del centro organizzativo del mondo capitalista) trascina con sé l’intero sistema mondiale.
Ora, verso la fine del 2009, ci ritroviamo in attesa di una prossima caduta recessiva (l'anno 2010 potrebbe essere il periodo di detta catastrofe) sicuramente molto più forte di quella scatenatasi nell'ultimo trimestre del 2008. I salvataggi finanziari globali del 2008-2009 hanno frenato la caduta economica, generando però enormi deficit fiscali per le potenze centrali che li collocano dinnanzi a gravi minacce inflazionistiche e di indebolimento estremo della capacità di pagamento degli Stati la cui generosità fiscale (verso le grandi imprese e le istituzioni finanziarie) non è riuscita a generare il desiderato decollo dell'investimento e del consumo che annunciavano i loro dirigenti.
Secondo loro quel promesso colpo di domanda dovrebbe riattivare l'economia mondiale e di conseguenza ridurre i déficit, annullare il pericolo iper- inflazionistico, etc. In realtà si è solo ottenuta la modesta ripresa per alcuni consumi, alcune illusioni statistiche (crescite del PBI etc.), e più parassitismo. Il fallimento è evidente, e non impedirà un ritorno alla vecchie ed inutili medicine interventiste (in una curiosa combinazione ideologica di neoliberismo e neo- keynesianismo finanziario) e ciò avverrà finche si consumino tutte le risorse, prigionieri della pazzia generale del sistema. Non entra loro in testa la realtà del violento cambiamento d’epoca che ha trasformato in obsoleti i loro vecchi strumenti.
Peggio ancora, non si tratta solo di una "crisi economica", altre "crisi" sono visibili ed in qualunque momento potrebbero sbattere con forza un sistema globale molto fragile, tra esse vanno messe in evidenza le crisi energetiche ed alimentarie (presenti durante tutto il 2008). O la degradazione del complesso militare- industriale degli Stati Uniti, includendo l’intero apparato militare della NATO impantanato nelle guerre dell'Iraq ed Afghanistan - Pakistan, sommerso in una catastrofica crisi di percezione: la sorprendente resistenza di questi paesi periferici supera la sua capacità di comprensione della realtà, si ripete a livelli molto più elevati l’"effetto Vietnam" o lo sconcerto di Hitler davanti alla valanga sovietica.
È anche necessario menzionare le crisi urbane ed ambientali che insieme al declino dei valori morali e culturali, delle credenze sociali, continuano a soffocare gradualmente i paradigmi del mondo borghese, creando scompiglio, deteriorando i sistemi politici, le strutture di innovazione produttiva, i meccanismi di manipolazione mediatica.
Insomma, ci troviamo dinnanzi al delinearsi di numerose "crisi", in realtà si tratta di un'unica gigantesca crisi, dai volti differenti, di dimensione (planetaria) mai vista nella storia, il suo aspetto è quello di un grande crepuscolo che minaccia di prolungarsi per un lungo periodo.
* Testo completo in http://www.alainet.org/active
Traduzione di Marica GanelliSecondo loro quel promesso colpo di domanda dovrebbe riattivare l'economia mondiale e di conseguenza ridurre i déficit, annullare il pericolo iper- inflazionistico, etc. In realtà si è solo ottenuta la modesta ripresa per alcuni consumi, alcune illusioni statistiche (crescite del PBI etc.), e più parassitismo. Il fallimento è evidente, e non impedirà un ritorno alla vecchie ed inutili medicine interventiste (in una curiosa combinazione ideologica di neoliberismo e neo- keynesianismo finanziario) e ciò avverrà finche si consumino tutte le risorse, prigionieri della pazzia generale del sistema. Non entra loro in testa la realtà del violento cambiamento d’epoca che ha trasformato in obsoleti i loro vecchi strumenti.
Peggio ancora, non si tratta solo di una "crisi economica", altre "crisi" sono visibili ed in qualunque momento potrebbero sbattere con forza un sistema globale molto fragile, tra esse vanno messe in evidenza le crisi energetiche ed alimentarie (presenti durante tutto il 2008). O la degradazione del complesso militare- industriale degli Stati Uniti, includendo l’intero apparato militare della NATO impantanato nelle guerre dell'Iraq ed Afghanistan - Pakistan, sommerso in una catastrofica crisi di percezione: la sorprendente resistenza di questi paesi periferici supera la sua capacità di comprensione della realtà, si ripete a livelli molto più elevati l’"effetto Vietnam" o lo sconcerto di Hitler davanti alla valanga sovietica.
È anche necessario menzionare le crisi urbane ed ambientali che insieme al declino dei valori morali e culturali, delle credenze sociali, continuano a soffocare gradualmente i paradigmi del mondo borghese, creando scompiglio, deteriorando i sistemi politici, le strutture di innovazione produttiva, i meccanismi di manipolazione mediatica.
Insomma, ci troviamo dinnanzi al delinearsi di numerose "crisi", in realtà si tratta di un'unica gigantesca crisi, dai volti differenti, di dimensione (planetaria) mai vista nella storia, il suo aspetto è quello di un grande crepuscolo che minaccia di prolungarsi per un lungo periodo.
* Testo completo in http://www.alainet.org/active
http://asud.net/
Guerre Stellari in IRAQ
http://www.youtube.com/user/ibiza77
di Maurizio Torrealta e Sigfrido Ranucci - Effetti di un'arma a energia - La televisione satellitare aljazeera ha trasmesso l 8 ed il 9 aprile una lunga intervista ad uno dei pochi generali di saddam Huessin ricercati non ancora catturati dagli americani: Saifeddin Fulayh Hassan Taha al-Rawi , jak di fiori del mazzo americano, il capo delle guardie repubblicane che comandò una delle battaglie più importanti in Iraq : quella dell aeroporto Saddam hussein a Baghdad. Si tratta di una intervista molto importane perché per la prima volta il generale iracheno racconta cosa avvenne nella più misteriosa delle battaglia che non lasciò sopravvissuti iracheni. Il Genrale al-Rawi accusa gli americani di avere utilizzato armi proibite: armi al fosforo , bombe al neutrone ed armi al laser. L uso delle armi al fosforo fu raccontato da un documentario del nucleo inchieste di raines24 realizzato da Sigfrido Ranucci nel novembre del 2005. L uso di armi ad energie in iraq fu raccontato sempre dal nucleo inchieste di rainews24 nel maggio del 2006, e vi riproponiamo oggi alcune delle testimonianze che raccogliemmo allora che lasciano ancora oggi senza risposta l interrogativo: quali armi siano state usate agli americani nella battaglia dell aeroporto. Guerre stellari in Iraq è una nuova inchiesta di Maurizio Torrealta e Sigfrido Ranucci. Il lavoro parte dall inquietante testimonianza di Majid Al Ghezali, primo violinista dell orchestra di Baghdad, che ha assistito ai duri combattimenti per la conquista dellaeroporto da parte dellesercito Usa. Al Ghezali racconta di aver visto i corpi delle vittime della battaglia ridotti nelle loro dimensioni e di aver sentito parlare dellutilizzo di armi al laser. Anche il primario del General Hospital di Hilla, Saad al Falluji , racconta un episodio riguardante le orribili mutilazioni dei passeggeri di un autobus colpito a un posto di blocco americano da unarma misteriosa e silenziosa. Il medico iracheno si stupisce di non aver riscontrato sui morti e feriti la presenza dei proiettili. I giornalisti di Rai News 24 hanno chiesto informazioni al Pentagono sull eventuale utilizzo letale di armi al laser, sui loro effetti e sul loro impiego nelle zone di guerra, ma fino a oggi non hanno ottenuto risposte. Partendo proprio da queste testimonianze, linchiesta di Rai news 24, analizza lattuale impiego di una nuova tipologia di armamenti, destinata a segnare il passaggio epocale dalle armi "cinetiche" a quelle a energia. Dispositivi laser montati su Humvee sono già stati sperimentati in Afghanistan ed Iraq, ufficialmente per fare brillare mine ed ordigni occultati Nell'inchiesta si descrive, in particolare, anche un'arma considerata "non letale": il raggio del dolore. continua al link: http://www.rainews24.it/ra n24/inchieste/guerre_stell ari_iraq.asp
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Faber
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DMT - Molecola Spirituale
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N, N-dimetiltriptamina, è un composto appartenente alla classe delle triptamine, presenti in molte piante (cercate da voi quale, semmai confermero')parte essenziale della bevanda sacra nota col nome di ayahuasca o yagé.
La dmt è prodotta naturalmente dal cervello durante la fase rem, è direttamente collegata con la ghiandola pineale che nasconde uno dei segreti più profondi del potenziale umano, VOLUTAMENTE assopito.
usato ritualmente in varie culture per vedere oltre il velo di maya e avere contatti con entita' aliene.K.
in futuro x altre info
http://lagrandeopera.blogspot.com cerca ghiandola pineale.
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