mercoledì 13 gennaio 2010

Un lugubre miraggio



















Luigi Manconi

Quella annunciata ieri dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sulle carceri, è né più né meno che una utopia negativa e un lugubre miraggio o, più semplicemente, una balla colossale, in cui è difficile discernere ciò che rimanda a una spensierata irresponsabilità e ciò che rivela una torpida insipienza.
Nel corso del dibattito alla Camera sull'emergenza carceri, tenacemente voluto dal deputato radicale Rita Bernardini, il ministro ha pronunciato frasi temerarie: in particolare, ha affermato che il «piano carceri» - annunciato un anno e mezzo fa, sempre differito e che oggi verrà approvato dal Consigli dei ministri - porterà l'attuale capienza (43mila) fino a 80mila posti-letto. In tutta evidenza, si tratta di un'affermazione priva, assolutamente priva, di qualunque fondamento di realtà. Mero esercizio di una fantasia esuberante.
La conferma viene dalla vicenda esemplare, ma non unica, del carcere di Gela: progettato nel 1959 (avete letto bene, nel 1959), finanziato nel 1978, completato nel 2007 quando l'istituto viene inaugurato dall'allora ministro Clemente Mastella. L'apertura, nella più ottimistica delle valutazioni, è prevista per il luglio del 2010. Non si tratta di una anomalia così rara: uno studio attendibile ha indicato in dodici anni il tempo medio per la realizzazione di un carcere.
E seppure si dichiarasse lo «stato di emergenza» - che non sta né in cielo né in terra e tanto meno nel nostro ordinamento, se non in caso di catastrofi naturali - i tempi si ridurrebbero della metà, nella migliore delle ipotesi. E, dunque, anche il fantasmagorico aumento dei posti letto, si rivelerebbe insufficiente rispetto a una popolazione detenuta che, nel frattempo, sarebbe cresciuta di altre 50-60 mila unità. Insomma, non siamo di fronte a un realistico progetto di politica criminale: piuttosto, assistiamo stupefatti a un esercizio di alta acrobazia aritmetico-ideologica, che sarebbe perfino mirabile se non fosse giocata sui corpi reclusi, sulle loro sofferenze, su quelle tante morti le cui cause sono «da accertare» (mai così tante come nel 2009) e sui quei suicidi (mai così tanti come nel 2009). Eppure, le soluzioni alternative - concretissime e razionalissime - ci sono, eccome.
La Costituzione parla di «pene» e non di «pena detentiva» o di «carcere»: perché condannarsi a condannare sempre e comunque al carcere, anche quando esso non è necessario e, anzi, può essere dannoso? Perché non incentivare il passaggio, nel modo più ampio possibile, dalla cella chiusa alle misure alternative, dal momento che la recidiva dei detenuti è tre volte e mezzo superiore a quella di chi sconta la pena fuori dalla galera? Come hanno fatto notare i giudici federali al governatore della California, Arnold Schwarzenegger, che ha problemi di sovraffollamento simili ai nostri, ne verrebbero ingenti risparmi di spesa da reinvestire non solo in programmi di sostegno ai condannati in misura alternativa, ma anche alle necessità finanziarie dell'intero sistema di giustizia. Ma, in Italia, Schwarzenegger è solo quello di Terminator.


http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/01/articolo/2157/

 

INFLUENZA "A": CONSIGLIO D'EUROPA, FALSA PANDEMIA


















(AGI) - Londra, 11 gen. - L"influenza A", le cui conseguenze per settimane hanno tenuto in allarme milioni di persone, in realta' era una "falsa pandemia" orchestrata dalle case farmaceutiche pronte a fare miliardi di euro con la vendita del vaccino: l'accusa arriva da Wolfang Wodarg, il presidente tedesco della commissione Sanita' del Consiglio d'Europa.

Wodarg ha anche accusato esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' di dichiarare la pandemia. Pesante il j'accuse di Wodarg, ex membro dell'Spd, medico ed epidemiologo, secondo cui le multinazionali del farmaco hanno accumulato "enormi guadagni" senza alcun rischio finanziario, mentre i governi di tutto il mondo prosciugavano i magri bilanci sanitari spendendo milioni nell'acquisto di vaccini contro un'infezione che in realta' era poco aggressiva.

Wodarg ha fatto approvare una risoluzione nel Consiglio d'Europa che chiede un'inchiesta sul ruolo delle case farmaceutiche; e sulla questione il Consiglio d'Europa terra' un dibattito a fine mese. La denuncia, riportata con grande evidenza dal Daily Mail, arriva qualche giorno dopo quella secondo cui i governi di mezzo mondo stanno cercando di sbarazzarsi delle milioni di dosi di vaccino, ordinate all'apice della crisi. Il Mail ricorda che, in Gran Bretagna il ministero della salute aveva previsto 65.000 decessi, creato una linea-verde e un sito web per dare consigli, sospeso la regola che vieta di vendere anti-virali senza prescrizione medica; furono allertati gli obitori e persino l'esercito, che doveva essere pronto a entrare in campo qualora si fossero verificati tumulti tra la popolazione a caccia dei farmaci.

Secondo Wodarg, il caso dell'influenza suina e' stato "uno dei piu' grandi scandali sanitari" del secolo. Le maggiori aziende farmaceutiche, secondo Wodarg, sono riuscite a piazzare "i propri uomini" negli "ingranaggi" dell'Oms e di altre influenti organizzazioni; e in tal modo potrebbero aver persino convinto l'organizzazione Onu ad ammorbidire la definizione di pandemia, il che poi porto', nel giugno scorso, alla dichiarazione di pandemia in tutto il mondo. "Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l'influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e cosi' allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati". Wodarg non fa alcun nome esplicito di persona in conflitto di interessi; ma lo scorso anno il Daily Mail aveva rivelato che Sir Roy Anderson, uno scienziato consulente del governo britannico sull'influenza suina, fa parte del consiglio d'amministrazione della GlaxoSmithKline.
L'azienda farmaceutia, che produce antinfluenzali e vaccini, ha immediatamente replicato alle accuse, definendole "sbagliate e infondate".

http://www.agi.it/cronaca/notizie/201001111436-cro-rt10127-influenza_a_la_falsa_pandemia_j_accuse_consiglio_d_europa

IL 2010 DEGLI U.S.A: DICHIARARE GUERRA IN TUTTO IL MONDO

















DI RICK ROZOFF
Stop NATO

Il primo gennaio inaugura l'ultimo anno della prima decade del nuovo millennio e di dieci anni consecutivi di guerre condotte dagli Stati uniti in medio oriente.

A partire dal 7 ottobre 2001, missili e bombe si abbattono sull'Afghanistan, le operazioni di guerra americane all'estero non si sono fermate un anno, un mese, una settimana o un giorno nel ventunesimo secolo.

La guerra in Afghanistan, il primo conflitto aereo e di terra degli U.S.A. in Asia dalle disastrose guerre in Vietnam e in Cambogia negli anni sessanta e all'inizio dei settanta, e la prima guerra di terra e campagna asiatica della N.A.T.O., cominciò alla fine della guerra in Macedonia del 2001, lanciata dalla N.A.T.O. occupando il Kossovo, una guerra in cui il ruolo delle truppe statunitensi è ancora da delineare e affrontare correttamente e che ha portato alla migrazione di quasi il 10% della popolazione della nazione.

Nel primo caso, Washington invase una nazione in nome della lotta al terrorismo; nel secondo, contribuì al dilagare del terrorismo. Allo stesso modo, nel 1991 gli U.S.A. e i suoi alleati occidentali hanno attaccato le forze irachene in Kuwait ed hanno lanciato un devastante e mortale attacco con missili Cruise e bombardamenti in Iraq nel nome della difesa della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale del Kuwait e nel 1999 diedero il via ad un attacco aereo di 78 giorni contro la Yugoslavia per calpestare e minare drasticamente i principi dell'integrità territoriale e della sovranità nazionale nel nome dell'ultimo pretesto di guerra, il cosidetto intervento umanitario.

Due anni dopo la "guerra umanitaria", l'ossimoro più ripugnante a cui il mondo abbia mai assistito, cedeva il passo alla guerra globale contro il terrorismo, mentre gli Stati Uniti e i suoi alleati della N.A.T.O. invertivano la rotta nuovamente, continuando però a dichiarare guerre d'attacco [n.d.t: guerre non giustificate da uno scopo di difesa, considerate un crimine nel diritto internazionale] e "guerre d'opportunità", ogni volta che volevano, a dispetto delle contraddizioni e di ogni logica, dei casi precedenti e del diritto internazionale.

Dopo numerose campagne mai completamente conosciute per reprimere insurrezioni, alcune già in corso (come in Colombia), altre nuove (come nello Yemen), gli U.S.A invasero l'Iraq nel marzo 2003 con una "coalizione di volontari" comprendente soprattutto nazioni dell'Europa orientale canidate ad entrare nella N.A.T.O. (quasi tutte ora diventate full member dell'unico blocco militare del mondo in cambio del loro servizio).

Il Pentagono ha in oltre messo in campo le forze speciali e altre truppe nelle Filippine ed ha lanciato un attacco navale, aereo e missilistico in Somalia, oltre ad assistere all'invasione della nazione da parte dell'Etiopia nel 2006. Inoltre Washington ha armato, addestrato e sostenuto le forse armate di Djibouti nella loro guerra di confine con l'Eritrea. Infatti Djibouti ospita quello che è, fino ad oggi, l'unico impianto militare permante degli U.S.A in Africa, Camp Lemonier, una base navale, sede della Combined Joint Task Force - Horn of Africa, CJTF-HOA, collocata al di sotto del nuovo comando militare statunitense in Africa, l' AFRICOM, dal momento della sua nascita, il 1° ottobre 2008. L'area di cui è responsabile la Combined Joint Task Force- Horn of Africa copre Djibouti, l' Etiopia, l' Eritrea, il Kenya, le Seychelles, la Somalia, il Sudan, la Tanzania, l' Uganda, lo Yemen e, come "aree di influenza" le Comore, le Mauritius e il Madagascar.

Ciò vuol dire la maggior parte delle coste occidentali del Mare Arabico e dell' Oceano Indiano, tra le aree geografiche strategiche più importanti del mondo.

Truppe degli U.S.A, aerial drones [n.d.t.: veicoli aerei senza pilota dotati di telecamere e/o missili], navi da guerra, aerei ed elicotteri sono in azione in tutto questo vasto tratto di terra e di acqua.

Dopo la minaccia del senatore (e una volta quasi vice-presidente) Joseph Lieberman che lo scorso 27 Dicembre ha dichiarato che "Lo Yemen sarà la nostra prossima guerra" e in seguito alla precedente dichiarazione del capo del Comando Sud e comandante generale delle forze militari N.A.T.O. in Europa, Wesley Clark, che due giorni prima ha sostenuto che " Forse dovremmo mettere piede lì giù", è evidente che la nuova guerra degli Stati Uniti per il nuovo anno è già stata scelta. Infatti a metà dello scorso dicembre, gli aerei da guerra degli U.S.A hanno partecipato al bombardamento di un villaggio nel nord dello Yemen che è costato la vita a 120 civili e ne ha feriti altri 44, mentre la settimana successiva un jet da combattimento ha realizzato numerose incursioni aere sulla casa di un ufficiale superiore della provincia di Sa'ada, nel nord dello Yemen.

Il pretesto per intraprendere realmente una guerra nello Yemen è attualmente il tragicomico "tentato attacco terroristico" di un giovane nigeriano su un aereo diretto a Detroit il giorno di natale. Il bombardamento mortale degli U.S.A nel villaggio dello Yemen appena citato si è verificato dieci giorni prima e inoltre è avvenuto nel nord della nazione, anche se Washington sostiene che le cellule di al-Qaeda operano dall'altra parte del Paese.

L'Africa, l'Asia e il Medio oriente non sono gli unici campi di battaglia in cui gli Stati Uniti sono attivi. Il 30 ottobre del 2009 gli Stati Uniti hanno fimato un accordo con la Colombia per acquisire l'uso sostanzialmente privo di limiti e di restrizioni di sette nuove basi militari nella nazione sudamericana, incluse alcune postazioni nelle immediate vicinanze sia dal Venezuela che dall'Ecuador. L'intelligence statunitense, le forze speciali e altro personale saranno coinvolti in operazioni già in corso per reprimere le insurrezioni e dirette contro le Forze Rivoluzionarie della Colombia (FARC) nel sud del Paese, e saranno impegnati nel sostenere la delega colombiana a Washington per attacchi in Ecuador e in Venezuela, che saranno delineati per essere diretti contro i membri delle FARC nei due stati.

Prendendo come obiettivo due nazioni fondamentali e in sostanza l'intera Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), Washington sta preparando il terreno per un potenziale conflitto militare in Sud e Centro America e nei Caraibi. Dopo il sostegno statunitense al colpo di stato in Honduras il 28 giungno, questa nazione ha annunciato che sarà il primo stato membro dell'ALBA ad uscire dall'Alleanza e il Pentagono manterrà, e forse amplierà, la sua presenza militare alla base aerea di Soto Cano in Honduras.

Un paio di giorni fa il governo colombiano ha annunciato la costruzione in corso di una nuova base militare al confine con il Venezuala e l'attivazione di sei nuovi battaglioni aerei, e poco dopo un membro olandese del parlamento, Harry van Bommel, ha dichiarato che gli arei-spia degli U.S.A. stanno usufruendo di una base aerea in un'isola delle Antille olandesi, Curaçao, presso la costa venezuelana.

In Ottobre, una pubblicazione delle forze armate statunitensi ha rivelato che il Pentagono spenderà 110 milioni di dollari per modernizzare ed espandere sette nuove basi militari in Bulgaria e in Romania, dall'altra parte del Mar Nero a partire dalla Russia, dove verranno stanziati, per i primi contingenti, oltre 4.000 soldati.

All'inizio di dicembre gli Stati Uniti hanno siglato lo “Status of Forces Agreement” (SOFA) con la Polonia, che confina con il territorio russo di Kaliningrad, che permette all'esercito statunitense di stanziare soldati ed equipaggiamenti militari sul territorio polacco. Le forze militari statunitensi si serviranno di Patriot Advanced Capability-3 (PAC-3) e standard Missile 3 (SM-3), che fanno parte del sistema globale del Pentagono per intercettare i missili.

Più o meno nello stesso momento il presidente Obama ha fatto pressioni sul primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan per installare nel suo Paese le componenti di uno scudo misilistico. "Abbiamo discusso il ruolo costante che possiamo giocare come forze alleate N.A.T.O. nel rafforzare il profilo della Turchia nella N.A.T.O. e nel coordinarsi in maniera più efficacie riguardo a punti critici come la difesa dai missili" secondo le parole del leader americano.

Il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu ha fatto intendere che il suo governo non considera Tehran come una minaccia missilistica per la Turchia in questo momento. Ma gli analisti sostengono che se verrà realizzato uno scudo missilistico comune N.A.T.O., una mossa del genere potrebbe costringere Ankara a entrare in questo sistema.

Il 2010 vedrà il primo dispiegamento di truppe straniere in Polonia dopo la rottura del patto di Varsavia nel 1991 e l'installazione dei "più efficaci, più rapidi e più moderni" (secondo le parole di Obama) mezzi di intercettazione dei missili e strumenti radar nell'Europa dell'Est, nel Medio Oriente e nel sud del Caucaso.

La forza militare U.S.A in Afghanistan, sito della guerra più lunga e su più vasta scala di tutto il mondo, raggiungerà le 100.000 unità all'inizio del 2010 e con altri 50.000 soldati in più di altre nazioni della N.A.T.O. e vari "vassalli e tributari" (Zbigniew Brzezinski) rappresenterà il più vasto dispiegamento militare in ogni zona di guerra del mondo.

I missili drone statunitensi e della N.A..T.O. e gli attacchi degli elicotteri d'assalto in Pakistan aumenteranno, così come le operazioni per reprimere le insurrezioni nelle Filippine e in Somalia, insieme a quelle nello Yemen, dove la CIA e le forze speciali dell'esercito sono già scese in campo.

Il sito dell'esercito statunitense ha annunciato recentemente che ci sono stati 3.3 milioni di schieramenti in in Afghanistan e in Iraq dal 2001 con due milioni di soldati degli U.S.A. inviati nelle due zone di guerra.

In questo nuovo millennio ancora agli esordi, i soldati americani sono già stati inviati in centinaia di migliaia di nuove basi e in zone di guerra in corso o già conclusa, in Albania, Bosnia, Bulgaria, Colombia, Djibouti, Georgia, Israele, Giordania, Kosovo, Kuwait, Kyrgyzstan, Macedonia, Mali, Filippine, Romania, Uganda e Uzbekistan.

Nel 2010 saranno inviati soldati all'estero in numero ancora più elevato per presidiare basi aeree e siti missilistici, supervisionare e partecipare ad operazioni di contenimento delle insurrezioni nel mondo contro i più disparati gruppi ribelli, alcuni dei quali secolari, e lanciare azioni militari in Sud Asia e altrove. Saranno collocati su navi da guerra e sottomarini, equipaggiati con missili Cruise, con missili nucleari di largo raggio e con squadre di portaerei sui mari e gli oceani del mondo.

Costruiranno ed amplieranno le loro basi, dall'Europa all'Asia centrale e meridionale, dall'Africa al Sud America, dal Medio Oriente all' Oceania. Ad eccezione di Guam e di Vicenza in Italia, dove il Pentagono sta enormemente ampliando gli impianti esistenti, tutte le strutture in questione si trovano in nazioni e in regioni del mondo dove l'esercito statunitense non era mai stato così comodamente sistemato. Praticamenti tutti i nuovi accampamenti diventeranno basi utilizzate per operazioni di "bassa portata", in genere nell'est e nel sud dell'Europa, dominata dalla N.A.T.O.

Il personale dell'esercito statunitense sarà assegnato al nuovo Global Strike Command e destinato ad aumentare il controllo e le azioni di guerra nel Circolo Artico. Saranno al comando della Missile Defense Agency per consolidare una rete mondiale per intercettare i missili, che faciliterà la possibilità di un primo attacco nucleare, ed estenderanno questo sistema nello spazio, la frontiera finale della corsa alla conquista del dominio militare assoluto.

I soldati statunitensi continueranno a diffondersi in tutto il mondo. Ovunque, tranne ai confini della loro nazione.

Titolo originale: "2010: U.S. To Wage War Throughout The World"

Fonte: http://www.globalresearch.ca
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31.12.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA IPPOLITI

Il tempo lineare è illusione dei banchieri


















12 gennaio 2010  Nicoletta Forcheri

Propongo questo interessante articolo dell’astrofisica /alchimista Giuliana Conforto che mette in evidenza come la credenza del tempo lineare sia mera illusione inculcata dal sistema finanziario, invalidata da alcuni elementi scientifici.

L’elasticità del tempo

“L’uomo non divida ciò che Dio ha unito” è la frase che si sente ripetere a un matrimonio religioso. Dio, si sa, è molto interessato alla fedeltà coniugale. Non si sa che la “conoscenza” tutta ha diviso ciò che la natura ha unito, diviso le cause dagli effetti e intromesso un intermediario fraudolento: il tempo lineare.
Che cosa è il tempo? Nessun lo sa, ma tutti credono che sia una freccia unica che procede in modo immutabile e inesorabile dal passato al futuro; dimenticano che il tempo non lo vede nessuno.


Antiche civiltà parlavano di cicli, ritmi, che a volte si separano e altre convergono, momenti di estasi, grande bellezza, delicata armonia. L’antica sapienza è stata cancellata dalle tre religioni monoteiste che, con la storia della cacciata dal paradiso, hanno diviso il mondo eterno da questo divorato dalla corsa contro il tempo. Le scienze hanno dato il loro contributo, dividendo il tempo dalla sua Causa, l’azione; hanno inventato il principio di minima azione, valido per le macchine e non per gli organismi, ma utile a conservare l’energia e a far credere tutti nei suoi limiti. Con questo principio il tempo è diventato un parametro estraneo, una sorta di deus ex-macchina che, nascosto dietro le quinte, domina la storia, vincola tutti a un ritmo “universale”, reprime azioni e aspirazioni individuali.
Il tempo è denaro, legato al costo dell’energia “limitata” e gestita da pochi. La “formula” è nota. Non è noto invece il fatto che dietro la “formula” c’è la voluta ignoranza del campo nucleare debole che ne può dimostrare la falsità in pochi attimi.
È successo in Abruzzo, il 6 aprile 2009 per migliaia di persone.
In 20 secondi, l’elasticità del tempo si è svelata in una dilatazione soggettiva, diversa per ciascuno, ma simile per tutti quelli che hanno vissuto i terribili momenti in cui tutto crollava. E non solo sentita, ma anche provata da una serie di azioni reali, pratiche, che impiegano molto di più dei 20 secondi, misurati dagli strumenti: chi ha raccolto cose, è andato al bagno, sceso a piedi per le scale dal terzo o quarto pisano, uscito e poi ha visto la casa crollare. Non solo. C’è stata anche l’inversione del tempo varie ore prima: un improvviso incremento di raggi gamma che avrebbe potuto salvare vite umane, se fosse stato preso in considerazione. Il terremoto non uccide; è la mentalità credente in un futuro uguale al passato che impedisce di vivere, in casi sia eccezionali che ordinari; è stata una prova per molti che il tempo percepito non è quello misurato dagli strumenti né un “dio” estraneo, indipendente dalle nostre azioni.
L’ortodossia crede ancora al “dio”. I geofisici studiano i terremoti del passato, li attribuiscono allo stress elastico accumulato delle rocce, stress che non misurano però e che quindi non verificano; studiano due tipi di onde sismiche (P e S ) e non i moti torsionali che si sono verificati. Alcuni edifici si sono infatti girati, mentre altri, nelle strette vicinanze e stesso terreno non si sono mossi. Ciò dimostra la presenza di vortici provenienti dal basso e diretti verso l’alto, distinti e distanti tra loro. E la causa? Un “mistero”.
Eppure il Messaggio che fa girare le particelle è evidente in vari fenomeni. Il più noto è l’entanglment quantistico, il cambio istantaneo di spin, comune a due particelle lontane anni luce l’una dall’altra. E’ un “paradosso” che gli “esperti” relegano al piccolo. E invece è esteso anche al grande. C’è un Canto unico, un delicato Duetto tra Terra e Sole, distanti 150 milioni km, e c’è una Danza sincrona delle due aurore polari della Terra, distanti 40 mila km.
Il Messaggio che rimbalza da cuore a cuore, da nucleo a nucleo, è il campo nucleare debole, portato da tre messaggeri, rivelati al CERN negli anni ’80. Allora è emersa una Luce nuova, la massiccia Luce pesante che può girare gli spin nucleari, fondere vari generi di materia e antimateria, produrre raggi gamma dal futuro e quindi consentire la previsione degli eventi. Il tempo dipende dalla geometria della materia, ha proposto Einstein con la sua teoria della relatività generale. Visto che, oltre la materia normale, ci sono anche materia ed energia oscura, in proporzioni molto più cospicue, la conclusione è che non c’è un solo tempo, ma molti tempi.
Ciò malgrado il tempo lineare, unico, è venerato da tutti e adottato da tutte le nazioni del mondo. Nel ‘55, una nuova invenzione: l’orologio atomico al Cesio, un metallo beta radioattivo che batte un ritmo uguale per tutti, uomini e mercati, “immutabile” per miliardi di anni. Così si diceva. “Gli uomini sono schiavi dei metalli” scriveva Platone. Infatti la radioattività beta è immutabile solo per i metalli, non per il Carbonio 14 e i corpi in relazione con la Luce pesante; sono tutti quelli che violano la parità tra sinistra e destra: cristalli, macro molecole, organismi, sistemi solari, galassie a spirale, etc. L’orologio atomico è una burla, utile a manipolare tempo e storia e a dividere i messaggeri deboli tra loro. (Nella radioattività beta sono coinvolti solo i bosoni W- e non gli altri due, W+ e Z). L’uomo ha così diviso il campo nucleare debole, per sua natura, uno e trino.
La Terra è un organismo vivo e lo dimostra la sua sismicità.
La scoperta del nucleare forte ha marcato il 20° secolo, con bombe e centrali nucleari, ma la bellezza e la diversità della natura sono rimasti misteri, perché nessuno sa del nucleare debole. Eppure in una struttura cristallina e/o cellulare il “debole” genera fononi – quanti del suono – che generano emo-zioni (moti del sangue). Lo prova la basilica di Collemaggio, sublime geometria, capace di risuonare come una cassa armonica ai vari ritmi del cielo e della terra, tanto da trasmetterli all’essere umano in tanti modi e moti interni, un senso di pace e sacralità. La Causa è la Luce pesante, Z, che in una cassa armonica “scende dalle stelle alle stalle” dalle sue frequenze originarie, elevatissime, a quelle basse che possiamo sentire, se prestiamo ascolto ai moti interni.
La Terra ha molti spin, molti moti dei quali le scienze ignorano la Causa. Può essere la Musica, la Luce Pesante, che si esprime in una Geometria, capace di risuonare i Suoi infiniti ritmi, dicono i saggi. Non è quella euclidea in tre sole dimensioni, ma una iperdimensionale, frattale e dinamica, invisibile, ma sensibile per chi sente i propri ritmi interni e non s’inchina al “tiranno”.
C’è di più. C’è un Autore Interno, dicono saggi, artisti e poeti. Può essere il Cristallo nel cuore della Terra. Varie scoperte dimostrano che si muove in modo indipendente dal resto del pianeta ed emette geoneutrini, “figli” della Luce pesante e osservati, guarda caso, nei Laboratori del Gran Sasso. Sono la prova di processi nucleari interni alla Terra che sconvolgono tutta la scienza ortodossa.
Sono perciò felice di darvi una bella notizia: il potere temporale non esiste. Lo hanno inventato gli usurai con l’interesse bancario che cresce con il tempo lineare, utile a una società fondata sul debito. Lo hanno adottato le religioni con dogmi mai verificati e le scienze con principi verificati solo per i metalli. Sui tre “pilastri” della meccanica – spazio in solo tre dimensioni, unico tempo lineare e unico tipo di materia – si fondano una scienza meccanica piena di paradossi e una “conoscenza” piena di misteri.
I “pilastri” stanno vacillando e il loro collasso è imminente, senza danni però per chi ama la ricerca autentica e la verità, la Vita, la Luce che con l’elasticità del tempo travolge i falsi limiti di energia.

Vedi il libro di Maria Grazia Lopardi e Giannandrea Capecchi
“Notre Dame di Collemaggio”, Edizioni Arkeios – luglio 2009

HAITI EARTHQUAKE - THE APPARITION OF BLESSED VIRGIN MARY - THE BIG ONE



http://www.youtube.com/user/madmod72

HAITI EARTHQUAKE - THE APPARITION OF HOLLY MARY - THE BIG ONE 

Tu lo rivesti e sei vestita da Lui. Lo rivesti della sostanza della carne, ed Egli ti veste della gloria della sua maestà. Riveste il sole con la nube e tu stessa sei vestita dal sole......... L'inizio dei dolori Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno.Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine.Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti;per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato. Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.

Un terremoto devastante colpisce Haiti. «È un'enorme catastrofe»



http://www.youtube.com/user/luckymauro

14.33 - Subito 10 milioni di dollari dall'Onu
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato un primo stanziamento di «10 milioni di dollari» da parte del Centro d'emergenze del Palazzo di Vetro per la popolazione di Haiti colpita dal terremoto. In una conferenza stampa a New York, Ban ha rivolto un appello alla comunità internazionale perchè contribuisca agli aiuti per l'isola.

14.25 - Le suore friulane stanno bene
Hanno fatto sapere si star bene, con un messaggio via cellulare, le due religiose friulane che operano ad Haiti e di cui non si avevano notizie dopo il sisma della scorsa notte. Lo ha riferito - interpellata dall'ANSA - la presidente dell'associazione «Pane Condiviso», Ivana Agosto. «Abbiamo contattato via cellulare - ha detto - un giovane che abita vicino alla casa delle suore, alla CitŠ Militaire. Ci ha detto di aver ricevuto un sms con scritto "Stiamo bene", poi - ha concluso - la comunicazione è caduta». Le due suore, Anna D'Angela e Olivia Pia Colussi, sono nell'isola caraibica da oltre 50 anni e gestiscono attività di sostegno a bambini e famiglie.


14.24 - Urgente l'invio di una nave ospedale
«L'invio di una nave ospedale è assolutamente necessario». È quanto ha detto l'ambasciatore di Haiti a Washington Raymond Joseph rivolgendo un appello «agli Stati Uniti ed al mondo» per un invio quanto mai rapido di almeno una nave ospedale che possa portare soccorso ai feriti, dato che l'ospedale di Port-au-Prince è crollato nel sisma. Per quanto riguarda il bilancio delle vittime, l'ambasciatore, in una conferenza stampa da Washington, ha ribadito che siamo di fronte ad una «catastrofe di enormi proporzioni» ma che è ancora presto per fare una stima sul numero delle vittime. Confermando il crollo di molti palazzi governativi, l'ambasciatore ha aggiunto che la maggior parte dei dipendenti pubblici non erano più al lavoro al momento del terremoto, avvenuto dopo la chiusura degli uffici alle 17.

14.15 - Disperata comunità haitiana in Usa
Disperati e preoccupati, gli haitiani degli Stati Uniti cercano in tutti i modi di ottenere notizie dei loro cari rimasti in patria. Pochi minuti dopo che si era appreso del sisma, la gente si è precipitata a comprare carte telefoniche, ha raccontato al New York Times Myrlande Cherenfant, titolare del Louis Market nel quartiere di Little Haiti a Miami. Altri hanno tempestato di telefonate Ricot Dupuy, il disc jockey di radio Soleil d'Haiti a Brooklyn che ha continuato a trasmettere per tutta la notte. Mentre passavano le ore, gli haitiani hanno cominciato a riunirsi nei ristoranti, i negozi, i centri della loro comunità, per seguire assieme le notizie dalla televisione. Per tutti il primo problema era riuscire a parlare al telefono con i parenti, ma solo a tarda notte qualcuno è riuscito a prendere la linea. Un'amica di Garry Pierre-Pierre, direttore e proprietario del quotidiano di Brooklyn 'Haitian times', ha raccontato da Port-au-prince che ieri notte la gente era «sotto shock», aveva paura di trovarsi fuori nelle strade al buio, ma non poteva ripararsi nelle case distrutte. «Molti-ha aggiunto- rimangono seduti o dormono davanti alle macerie della loro casa».

14.14 - Presto riaprirà l'aeroporto
Potrebbe riaprire nelle prossime ore l'aeroporto di Port-au-Prince. Lo ha annunciato il ministero della Difesa del Brasile - Paese che ha il comando della missione dell'Onu ad Haiti (Minustah) - secondo cui «l'aeroporto della capitale è rimasto chiuso tutta la notte e la sua riapertura dipenderà dal risultato di un'ispezione che dovrà essere condotta dalle autorità questa mattina per verificare lo stato della pista di atterraggio e di quella di decollo». La riapertura dell'aeroporto è fondamentale per permettere l'arrivo degli aiuti umanitari sull'isola distrutta.

14.01 - Azienda italiana Pascucci: «Stiamo tutti bene»
«Siamo riusciti a contattare quasi tutti quelli che lavorano per noi e abbiano saputo che stanno bene»: lo ha reso noto un responsabile della Pascucci Caffè, di Montecerignone in provincia di Pesaro-Urbino che opera ad Haiti, devastata ieri da un forte sisma. Contattata al telefono dall'Italia, Diane Nsengiyumva un'agronoma di origine burundese dipendente della Pascucci, ha detto che lei, suo marito e i 150 contadini che lavorano per l'azienda nell'ambito di un progetto equo-solidale per la coltivazione del caffè, sono tutti salvi, anche perchè residenti a qualche km al di fuori di Port-au-Prince. La donna ha aggiunto tuttavia di non essere riuscita ad entrare in contatto con altre due persone, haitiane, che collaborano con la Pascucci caffè.

13.55 - Obama: «Campagna di aiuti tempestiva e coordinata»
Il presidente Barack Obama che chiesto allo staff della sicurezza nazionale di varare «una campagna di aiuti tempestiva, massiccia e coordinata». Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Tommy Vietor, precisando che è attesa per oggi una nuova dichiarazione del presidente sul terremoto ad Haiti. Subito dopo la notizia del sisma, Obama la notte scorsa ha detto che «tutti i miei pensieri e preghiere vanno alla vittime del terremoto», promettendo un tempestivo intervento di aiuto. Già la notte scorsa, alle 22 ora locale, vi è stata una prima riunione di emergenza tra il dipartimento di Stato, l'Usaid, l'agenzia per l'aiuto internazionale , il Pentagono ed altre agenzie per valutare il tipo di intervento. Immediato l'invio da parte di Usaid di due team specilizzati in operazioni di ricerca e soccorso, in tutto 72 persone e 48 tonnellate di materiale. E per oggi è stata convocata una nuova riunione d'emergenza alla Casa Bianca. Sul tavolo anche la questione dei cittadini americani che si trovano ad Haiti: l'ambasciata a Port-au-Prince ha cominciato a cercare di conttarli tutti ma l'operazione è resa difficile dall'interruzione delle comunicazioni.

13.56 - Napolitano: «Italia vicina a haitiani»
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di vicinanza al presidente della Repubblica di Haiti, Rene Preval. «Sono rimasto profondamente rattristato dalle notizie che giungono da Haiti sulle tragiche conseguenze del sisma che ha colpito ieri l'isola, con un pesantissimo bilancio di vite umane e danni materiali - scrive Napolitano -. In un momento così doloroso, l'Italia, unita al suo paese da tradizionali vincoli di amicizia, si sente vicina al popolo haitiano». «Con questi sentimenti, desidero trasmetterle a nome mio personale e di tutto il popolo italiano - conclude Napolitano - il più sentito cordoglio e le espressioni di umana solidarietà per le numerose vittime del grave terremoto».

13.34 - «Morti tutti gli occupanti della sede Onu»
Tutte le persone che si trovavano al momento del sisma all'interno della sede della Missione delle Nazioni unite per la stabilizzazione di Haiti (Minustah), compreso il capo della missione, il tunisino Hedi Annabi, sarebbero morte: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner a radio Rtl. «Sfortunatamente l'edificio dell'Onu è crollato e sembrerebbe che tutti coloro che si trovavano al suo interno fra cui il mio amico Annabi, l'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni unite, siano morti», ha dichiarato il ministro. L'ambasciatore di Francia, Didier Le Bret, si è recato sul posto e «secondo quello che ha potuto vedere, tutti coloro che erano nell'edificio sarebbero morti e anche l'inviato speciale, il mio amico Hedi Annabi», ha aggiunto il titolare del Quai d'Orsay, precisando che con Annabi vi erano probabilmente anche dei francesi.  Il diplomatico tunisino aveva assunto l'incarico ad Haiti il primo settembre 2007. Precedentemente era stato sottosegretario generale aggiunto dell'Onu per le operazioni di peacekeeping (1997-2007). Fino a questo momento fonti di Brasilia, Pechino ed Amman hanno già confermato la morte rispettivamente di quattro caschi blu brasiliani, otto cinesi e tre giordani.

13.28 - Mancano luce e acqua, si scava con le mani
In tantissimi sono sepolti sotto le macerie ma non ci sono gru nè escavatrici per i soccorsi, così, i sopravvissuti disperatamente scavano con le mani alla ricerca dei dispersi. È la drammatica situazione ad Haiti, devastata dal terremoto, descritta all'ADNKRONOS da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia, in costante contatto con i familiari sull'isola. «Mancano luce e acqua - racconta - sono tantissime le richieste di aiuto ma funziona solo un provider telefonico e le linee sono ormai intasate».

13.24 - Unesco: nessuna notizia del nostro personale
L'Unesco non ha più notizie dei 14 membri del suo personale attualmente operanti ad Haiti. Lo ha annunciato la direttrice generale dell'agenzia Onu Irina Boskova, esprimendo la propria «preoccupazione» per le conseguenze del violento sisma che ha colpito l'isola.

13.21 - Caos e angoscia all'ambasciata di Haiti a Roma
Sconcerto e attesa all'ambasciata di Haiti per l'Italia e la Santa Sede, dopo la notizia del terremoto che ha colpito l'isola. Rappresentanti della comunità haitiana si aggirano nervosamente nella sala d'attesa, al primo piano dell'edificio a Roma, dove sotto la foto del presidente haitiano Renè Preval attendono notizie. Fuori dal palazzo di via di Villa Patrizi, alcune giovani donne attendono con preoccupazione di conoscere la sorte dei propri parenti. «Lì è tutto bloccato - dicono all'interno dell'ambasciata - le linee telefoniche e la corrente elettrica sono saltate e forse i collegamenti saranno ristabiliti quando ad Haiti sarà giorno, magari nel pomeriggio». L'ambasciatrice haitiana presso lo Stato italiano, Benoit Geri, è tempestata di mail e telefonate. L'ambasciata dal 2000 si trova nell'antico palazzo dei primi del '900, in un elegante quartiere a ridosso del Policlinico Umberto I. Alle pareti, quadri con volti di uomini e donne di Haiti, mobili lussuosi: nella segreteria il telefono non smette di squillare.

13.16 - «Ci sono feriti ogni due passi»
Carel Pedre, giornalista della Radio 1 di Haiti, contattato dal sito internet del settimanale francese Le Nouvel Observateur, descrive così il caos che regna attualmente a Port-au-Prince, la capitale di Haiti, in seguito al terribile terremoto che ha colpito il Paese ieri. «Ero a Port-au-Prince, quando ho sentito la scossa stavo guidando la mia auto. All'inizio pensavo che mi avessero investito», racconta il giornalista, descrivendo la situazione nel Paese.«Abitazioni distrutte, un ferito ogni due passi. Posso dire di aver visto almeno 500 feriti. Il Paese intero è colpito. Le persone meno toccate sono quelle che erano nella loro automobile o per strada, lontano dagli edifici». «In questo momento non so nemmeno dove si trovino mia madre e mio fratello - dice ancor Crel Pedre -. I mezzi di comunicazione sono fortemente disturbati, la maggior parte delle persone non riesce ad entrare in contatto con gli altri. È dunque impossibile stabilire il numero dei dispersi». «È un enorme disastro, abbiamo bisogno di aiuto», ha concluso Pedre.

13.10 - L'ex presidente Aristide: «Una tragedia indescrivibile»
«Una tragedia indescribile». Così l'ex presidente in esilio di Haiti, Jean-Bertrand Aristide, ha parlato del devastante terremoto che ieri pomeriggio ha colpito l'isola e che potrebbe aver provocato la morte di migliaia di persone. «È una tragedia che va al di là dell'immaginazione, una tragedia che richiede il più alto livello di compassione umana e di solidarietà», ha detto l'ex presidente. In una nota diffusa dal Sudafrica, dove vive dopo il golpe del 2004, Aristide e sua moglie hanno espresso le loro «più profonde condoglianze e amore verso le migliaia di madri, padri, fratelli e sorelle duramente colpiti».

13.02 - «Morto il capo della missione Onu»
«L'edificio dell'Onu è crollato e sembra che tutti quelli che si trovavano all'interno, tra cui il mio amico Annabi, l'inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite e tutti quelli che erano con lui e intorno a lui sono morti» ha dichiarato il ministro degli esteri francese Kouchner. Hedi Annabi, di nazionalità tunisina, era a capo della missione di pace Onu ad Haiti dal settembre 2007.

12.52 - La Russa: «Pronto un C130»
«In relazione al terremoto di Haiti abbiamo autorizzato l'invio di un aereo C13 messo a disposizione dalla Protezione civile». Lo ha annunciato il ministro della Difesa Ignazio La Russa al termine del consiglio dei ministri.

12.45 - Crollano prigione e centro per minori
A causa del terremoto è crollato a Port-au-Prince un commissariato con annessa prigione e centro di detenzione di minori. Un edificio di tre piani che ora non esiste più. Lo riferisce l'operatrice italiana  dell'Avsi, Fiammetta Cappellini che via chat, utilizzando Skype, riesce a raccontare cosa sta succedendo in queste ore drammatiche nella capitale di Haiti: «Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili». E «la gente resta per strada, sia chi non ha più una casa sia chi teme nuove scosse». La donna conferma che i «collegamenti sono interrotti, manca la corrente, tutto si è spento, i generatori sono merce rara». «La prima scossa è stata fortissima - continua Cappellini - è durata sicuramente più di un minuto. Appena possibile abbiamo lasciato i locali». Poi è arrivata la seconda scossa «e abbiamo deciso di dormire fuori. Non potendo raggiungere la mia casa, abbiamo chiesto ospitalità in una struttura dell'ambasciata brasiliana di Port-au-Prince». Dopo qualche ora, Cappellini, insieme a due colleghi, hanno riprovato ad attraversare la città: «il panorama è devastante. I più importanti edifici sono scomparsi. Danni ingenti si registrano ovunque. Solo da quello che abbiamo visto noi, i morti non possono che contarsi a migliaia. Interi edifici di diversi piani sono completamente rasi al suolo. Gravissimi danni ha subito un noto supermercato che a quell'ora non poteva che essere pieno di gente. È praticamente ridotto a niente».

12.43 - Nessuna notizia di due suore italiane
Vi sono anche due religiose friulane, impegnate da anni nell'assistenza a bambini e famiglie, tra gli italiani che si trovano in questo momento ad Haiti. Le due suore, Anna D'Angela, originaria di Varmo (Udine), e Olivia Pia Colussi, di Casarsa (Pordenone), lavorano in collaborazione con l'associazione «Pane condiviso» di Colloredo di Prato (Udine), che da ieri sera non ha loro notizie. «Ogni comunicazione telefonica, già difficile - ha riferito suor Ivana Agosto, interpellata dall'ANSA - è diventata impossibile». Le due religiose operano nella Casa delle Salesiane, alla Citè Militaire, vicino all'aeroporto di Port Au Prince. «Si occupano - ha riferito suor Ivana - di 1.100 bambini che vanno a scuola, di altri 100 bambini di strada in una casa di accoglienza e di altri progetti per le famiglie bisognose. Speriamo - ha concluso - che stiano bene e che nonostante la distruzione tutto questo possa continuare».

12.39 - Sisma più forte di Messina e Irpinia
La scossa principale del terremoto verificatosi ieri ad Haiti, all'epicentro di magnitudo superiore a sette gradi Richter, è stata più violenta dei tre principali terremoti verificatisi nel secolo scorso in Italia. L'intensità del sisma haitiano è stata di poco superiore a quella del sisma di Messina del 28 dicembre 1908 (magnitudo 7.0, 85.926 morti), ed ha superato anche quella del sisma che il 13 gennaio 1915 si verificò in Abruzzo (magnitudo 6.8, 32.610 morti); e del sisma che il 23 novembre 1980 colpì l'Irpinia e la Basilicata (magnitudo 6.8, 2.570 morti). Il sisma di Haiti è stato anche nettamente più forte di quello che il 6 Aprile dello scorso anno, alle ore 3:33, colpì L'Aquila e le zone limitrofe, che fu di magnitudo Richter 5.8 (circa 300 morti).

12.38 - Pronti tre milioni dall'Ue
È scattato, a poche ore dal terribile terremoto a Haiti, il meccanismo di soccorso dell'Unione europea. Questa mattina a Bruxelles l'alto rappresentante della politica estera dell'Ue Catherine Ashton, che è anche vicepresidente della Commissione europea, ha convocato una riunione d'emergenza dell'esecutivo Ue. Immediata la decisione di stanziare subito 3 mln di euro di aiuti per il Paese caraibico, grazie alla procedura veloce che si attua in questi casi. A riferirlo è stato Pia Ahrenkilde, portavoce della Commissione. Inoltre, ha aggiunto John Clancey, portavoce per gli aiuti umanitari della Commissione europea «un esperto è partito alla volta di Haiti per cercare di valutare direttamente sul terreno la situazione e preparare un rapporto preliminare». Secondo il portavoce le immediate necessità riguardano innanzitutto acqua potabile, forniture mediche, elementi di comunicazione. La Commissione, ha aggiunto, è inoltre pronta a «riorientare» gli aiuti umanitari ordinari ad Haiti (circa 20 mln di euro l'anno) «per rispondere alle esigenze più immediate». Inoltre, grazie al meccanismo Ue di coordinamento della Protezione Civile stanno arrivando anche gli aiuti offerti dai singoli Stati.

12.30 - «La città è morta»
«In migliaia abbiamo dormito all'aperto stanotte. Dormito? Si fa per dire. Con la luce del giorno abbiamo scoperto una distruzione indescrivibile»: è il testo di uno dei primi comunicati della stampa haitiana all'indomani della catastrofe che ha colpito l'isola, pubblicato sul sito Haitipressnetwork. «Le vittime sono numerose. I principali edifici della capitale sono crollati - continua il resoconto -. La cattedrale di Port-au-Prince, il palazzo presidenziale, gli uffici pubblici sono in ginocchio. Sono stati distrutti anche molti edifici scolastici, e centinaia di studenti e docenti sono intrappolati sotto le macerie». «La città è morta, una parte di Haiti è stata distrutta. Ad accrescere l'angoscia il fatto che da ieri le comunicazioni non vanno più».

12.19 - Nessuna notizia del capo missione Onu
Non ci sono notizie sulla sorte del capo della missione di pace delle Nazioni unite ad Haiti (Minustah), il tunisino Hed Annabi, e dei funzionai francesi che ieri si trovavano nella sede della missione. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner.

12.11 - «È la fine del mondo»
«È la fine del mondo»: sono le parole con le quali si chiude un video girato da una donna poco minuti dopo il terremoto ad Haiti da una collina vicino a Port-au-Prince. La donna racconta in francese la propria disperazione mentre cerca di entrare in contatto con i propri familiari. Nel video, che può vedersi su Youtube, ci sono diverse immagini della capitale d'Haiti sotto una densa cappa di polvere.

12.07 - «Strade come trappole»
Dopo la scossa «le strade si sono rivelate una trappola. Io sono rimasta bloccata per
ore» nell'auto. Lo ha raccontato all'ANSA Fiammetta Cappellini, rappresentante dell'Avsi, una ong italiana, ad Haiti. L'operatrice riferisce che molti edifici importanti della città «sono scomparsi».

11.54 - Verso Haiti funzionario dell'unità di crisi
Ci sarà anche in funzionario dell'unità di crisi della Farnesina sul C130 che la Protezione civile sta inviando ad Haiti, che ieri è stata colpita da un devastante sisma. Lo ha riferito il capo dell'unità di crisi del ministero degli Affari esteri, Fabrizio Romano, spiegando che la presenza del funzionario della Farnesina servirà a creare un contatto diretto con il ministero anche per l'invio di dati ufficiali sulla tragedia che ha colpito l'area. Romano ha poi annunciato che presto dall'italia partirà anche un volo umanitario per Haiti.

11.48 - Il Papa: appello alla generosità
Un appello per Haiti è stato lanciato da papa Benedetto XVI al termine dell'udienza generale. «Mi appello alla generosità di tutti - ha detto il Papa - affinchè non si faccia mancare a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore, la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della Comunità internazionale». Il pontefice ha anche assicurato l'impegno in questo senso della Chiesa cattolica.

11.42 - Save the children: coinvolte dal sisma 1,800,000 persone
Dopo il terremoto di magnitudo 7 che ieri ha colpito Haiti, Save the children, presente nel paese dal 1985 con progetti su educazione, salute e protezione, sta verificando che il proprio personale sul campo stia bene e sta pianificando le attività per poter intervenire in maniera tempestiva al fine di portare i primi soccorsi alla popolazione. L'area in cui si trova il quartier generale dell'organizzazione, infatti, è stata profondamente danneggiata, le case sono crollate e anche l'ufficio stesso ha subito danni. Dalle prime notizie arrivate, si stima che siano circa un milione e 800 mila le persone colpite dalla catastrofe nella zona di Port-au-prince, una delle più popolose dell'isola. «I bambini e le loro famiglie sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e stanno vivendo un momento di forte stress psicologico, oltre a vivere in un ambiente estremamente pericoloso», ha dichiarato Ian Rodgers, esperto di emergenze di Save the children, attualmente ad Haiti. «La nostra priorità, in questo momento, è quella di fornire cibo, acqua pulita, un rifugio ed assistenza medica ai bambini colpiti e alle loro famiglie». L'organizzazione ricorda che i bambini, non solo quelli feriti, sono le persone più vulnerabili durante un'emergenza e che i prossimi giorni saranno cruciali perchè occorre immediatamente intervenire per aiutarli ad affrontare il trauma subito a causa del terremoto e sentirsi nuovamente al sicuro.

11.36 - Onu, nessuna notizia del personale umanitario
È ancora ignota la sorte del personale delle organizzazioni umanitarie con sede ad Haiti in edifici diversi da quello della missione di stabilizzazione dell'Onu (Minustah), distrutto dal sisma che ha devastato il Paese. Lo ha reso noto l'Onu da Ginevra. «Per il momento, non si hanno notizie delle persone nell'edificio (sede del Minustah), ce ne sono 200-250 ma non sappiamo quante fossero dentro alle 17.00», ha riferito la portavoce dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), Elisabeth Byrs. «Penso che ci fossero più persone all'interno degli edifici di fronte, come la sede dell'Unicef e del Programma Alimentare Mondiale (Pam)», ha aggiunto, sottolineando che «la situazione è estremamente grave», che le comunicazioni sono molto difficili e le informazioni ancora non chiare. La portavoce ha infine reso noto che è stata convocata una riunione d'emergenza questa mattina.

11.21 - Testimone: «In strada urla e pianti»
«È stata come un'ondata. Subito dopo la scossa abbiamo iniziato a vedere persone bruciate, seminude che correvano disperate. Alcuni cantano, sentiamo dei canti religiosi che vengono dalla strada»: è il racconto di un antropologo brasiliano, che al momento del terremoto di Port-au-Prince si trovava davanti ad una libreria francese, «subito crollata», della città. «Ho visto saltare per aria un distributore di benzina che era a due isolati da dove ci trovavamo insieme a sette studenti e ad una fotografa. Le case di questa città sono molto fragili», ha raccontato Omar Ribeiro Thomaz, docente di antropologia all'Università di Campinas, al programma brasiliano Msn, ripreso dal sito Folhaonline. «La gente si è subito messa ad aiutare i feriti, a posare i corpi lungo i marciapiedi. La situazione è terribile, c'è il panico, la città è collassata, le auto non possono circolare per le strade, la gente urla e piange. Si sentono anche canti religiosi», ha ricordato Thomas, sottolineando che «una volta giunti nella casa dove viviamo, abbiamo visto che il supermercato dove facevamo la spesa era completamente crollato». «È più facile comunicare con il Brasile che con il centro della città», ha concluso Thomas, in Haiti per fare uno studio «sull'antropologia della guerra nel paese».

11.06 - Gravi danni a sede Unicef
«Nonostante i gravi danni subiti ai propri uffici a Port-au-Prince, l'Unicef si è subito attivato per fornire un aiuto immediato alle vittime del terremoto che ha colpito oggi Haiti». È quanto afferma il Presidente dell'Unicef Italia Vincenzo Spadafora. «In coordinamento con le altre agenzie delle Nazioni Unite presenti aggiunge - l'Unicef fornirà gli aiuti necessari per garantire accesso ai servizi igienici, all'acqua potabile e all'assistenza sanitaria di base». «È necessario - prosegue Spadafora - che i bambini, i più vulnerabili in caso di catastrofi naturali, siano protetti. Già da queste prime ore chiediamo a tutti i donatori e alle aziende di sostenere la nostra raccolti fondi per le vittime del terremoto di Haiti. È un forte appello che rivolgiamo all'opinione pubblica: non lasciamo soli i bambini di Haiti». La situazione dei bambini e delle donne ad Haiti era già molto difficile prima che il terremoto colpisse l'isola. Haiti, ricorda l'Unicef Italia, è uno dei paesi più poveri del pianeta, è classificato al 148° posto su 179 secondo l'Indice di Sviluppo Umano dell'Undp, e fatica a riprendersi da anni di violenza, insicurezza e instabilità e da una lunga serie di calamità naturali. Si possono effettuare donazioni all'Unicef tramite: c/c postale 745.000, causale: 'Emergenza Haiti'; carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde Unicef 800745000; cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051«; i comitati locali dell'UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web www.unicef.it).

11.00 - Rischio di altre scosse
La possibilità che si verifichi «un evento sismico grande dopo un primo evento sismico analogo è molto alta, soprattutto nelle settimane immediatamente successive». Lo ha affermato l'esperto dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) Luca Malagnini, funzionario della sala sismica dell'Ingv, a proposito del terremoto devastante che ha colpito ieri sera Haiti, con una scossa di magnitudo 7 seguita da altre otto meno forti. Esiste dunque la possibilità che un'altra scossa molto forte, anche di intensità pari alla prima registratasi ad Haiti ieri sera, possa verificarsi: «Questo - ha spiegato l'esperto - soprattutto nelle zone circostanti l'epicentro della scossa di ieri. A rischio, dunque, le aree ad est e  vest dell'epicentro e la Repubblica dominicana». Sicuramente, ha sottolineato Malagnini, «ci saranno però nelle prossime settimane e mesi delle scosse di assestamento, anche oltre il quinto grado». La zone caraibica, ha quindi precisato, «è un'area molto sismica, dunque eventi di questo tipo non sono insoliti, anche se non sono frequenti quelli di intensità così alta».

10.48 - Esperti avevano lanciato allarme
Il potentissimo sisma di Haiti ha avuto conseguenze ancora più devastanti perchè ha colto assolutamente impreparati, ma - riporta oggi il sito della Cnn - alcuni esperti da tempo lanciavano l'allarme sulla possibilità di un fortissimo terremoto nell'isola di Ispaniola, che Haiti divide con la Repubblica Dominicana. In uno studio presentato alla 18esima conferenza geologica dei Caraibi nel marzo del 2008 cinque scienziati parlarono di «un enorme rischio sismico» in corrispondenza di una faglia che si trova nel sud dell'isola, la faglia di Enriquillo-Plaintain Garden dove si è verificato appunto ieri il sisma di magnitudo 7. «Eravamo molto preoccupati» ha ricordato Paul Mann, ricercatore dell'università del Texas che era uno degli autori dello studio, sottolineando comunque quanto sia «difficile predirre» l'esatto verificarsi di una scossa di questa intensita. «Fenomeni di questo tipo possono rimanere silenti per centinaia di anni» ha aggiunto. I sismologi sottolineano come il terremoto avvenuto ieri sia infatti il più potente degli ultimi 200 anni. Nel 2004 altri due geologi avevano invece sottolineato i rischi di un'altra faglia, che si trova nella parte nord dell'isola, lungo la valle di Cibao nella repubblica Domenicana. «Questa è una delle zone sismische più attive del mondo, i sismologi non dovrebbero essere sorpresi da questo terremoto» ha dichiarato Jian Lin del Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts. L'epicentro del sisma è stato registrato a pochi chilometri
dalla capitale Port-au- Prince, in corrispondenza appunto con la faglia Enriquillo-Plaintain Garden simile nella struttura a quella di San Andreas, con le placche che si muovono una verso l'altra in direzione orizzontale. «L'isola di Hispaniola è stretta tra due placche tettoniche - spiega Michael Blanpeid, coordinatore dell'ufficio rischi sismici dell'istituto geologico statunitense - la placcha del Nord America e quella caraibica, che stringono l'isola». Nella zona caraibica sono stati registrati decine di terremoti dell'intensità di quello avvenuto ieri, a Portorico, nella Virgin Island ed ad Hispaniola: il più recente potente sisma, magnitudo 8, l'ha colpita nel 1946 quando si verificò anche un'onda di tsunami. Ma il più forte terremoto ricordato nell'area di Port-au-Prince risale al 1770.

10.43 - «Tutto distrutto, funziona solo Skype»
«Ero in strada in macchina, stavo guidando e ho sentito la prima scossa, ho cercato di raggiungere la radio dove lavoro. Poi sono tornato in strada e, a piedi, ho cercato di trovare mia figlia. In strada ho visto molte persone scappare, molti edifici crollare e travolgere le persone. C'è tanta gente sotto le macerie. Ora è tutto distrutto, le linee telefoniche sono interrotte. Tutto, tranne skype, è interrotto». È la testimonianza di un giornalista di Haiti, raccolta da Sky TG 24, che racconta cosa sta accadendo sull'isola colpita dal terremoto. «Ora la gente cerca di aiutarsi, sono tutti in strada. Ci sono tanti feriti, bambini che piangono e cercano i loro genitori, adulti che cercano aiuto. Ma le strade sono distrutte, non ci sono soccorsi e non si riesce a contattare le autorità, la viabilità è impossibile e non c'è modo di far arrivare gli aiuti. Ho sentito che un ospedale qui è crollato, è molto difficile che le persone ferite possano essere raggiunte dai medici», prosegue la testimonianza del giornalista di Haiti. «Ecco, ecco, ora ce ne è un'altra. Un'altra scossa, mentre parlo con te». Il tono della voce si incrina: «posso dirti che ho molta paura perchè sono dentro un fabbricato che potrebbe crollare da un momento all'altro. Non so dove andare a dormire stanotte, non c'è elettricità in città, le comunicazioni sono interrotte. Non si possono chiedere soccorsi».

10.28 - Msf: capitale gravemente danneggiata

«Sebbene sia difficile da confermare, i feriti sarebbero centinaia mentre la capitale è gravemente danneggiata». È quanto riferisce in una nota Medici Senza Frontiere sulle conseguenze del terremoto «di magnitudo 7» che ha colpito ieri Haiti con epicentro «a 15 chilometri a sud-ovest della capitale, Port-au-Prince». Le equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) sul terreno hanno constatato «danni significativi alle proprie strutture mediche, dove pazienti e operatori sanitari sono rimasti feriti e dove stanno giungendo i feriti».

«L'ospedale traumatologico di Msf Trinitè, una struttura con 60 posti letto e una delle poche strutture chirurgiche gratuite in Port-au-Prince - prosegue la nota - è stato seriamente danneggiato dal terremoto». «All'ospedale Maternitè Solidaritè (una struttura da 75 posti letto a Port-au-Prince per le cure ostetriche d'urgenza), le equipe di Msf lavorano per garantire l'incolumità e le cure per i pazienti ricoverati e forniscono i mezzi per curare nuovi pazienti - sottolinea Medici Senza Frontiere - Le donne incinte, le puerpere e i neonati sono stati evacuati dall'ospedale a causa dei danni strutturali e come misura precauzionale».

Msf gestisce inoltre il centro di salute Martissant 25, per i pazienti provenienti dallo slum di Martissant e dintorni. «I sistemi di comunicazione come le reti di telefonia mobile non funzionano e le strade sono gravemente danneggiate», sottolinea Msf che si dice «estremamente preoccupata per l'incolumità dei propri pazienti e del proprio staff». Altri operatori umanitari sono già in viaggio per rafforzare lo staff di Msf presente sul posto e per continuare a valutare nei prossimi giorni i bisogni umanitari provocati dal terremoto.

10.22 - L'appello della Caritas
La Caritas Italiana lancia un appello per l'emergenza vittime del terremoto di Haiti. È un «enorme catastrofe, migliaia le vittime. I danni sono enormi» afferma l'organizzazione che si è già attivata per gli aiuti anche a livello locale. Haiti - ricorda - è il paese più povero dell'America Latina ed è periodicamente provato da calamità naturali e crisi sociali. Dei circa nove milioni di abitanti, su una superficie che è poco più di quella della Sicilia, oltre la metà vive con meno di un dollaro al giorno. La Caritas di Haiti, nata nel 1975, oltre ai consolidati impegni in settori fondamentali come l'alimentazione, la salute, l'educazione e l'abitazione, lo sviluppo integrale, si è sempre attivata in ogni emergenza e anche in questa occasione ha avviato aiuti d'urgenza, in coerenza con quella che il suo presidente, Mons. Pierre Andrè Dumas, vescovo di Anse--Veau et Miragone, ha definito «una pastorale samaritana, di prossimità, attenta alle piccole comunità, con una rinnovata opzione per i più poveri». La Caritas Italiana da anni sostiene la Chiesa locale - in particolare per le emergenze e per interventi di promozione della donna e di economia solidale - ed ha prontamente manifestato vicinanza e solidarietà. In collegamento costante con l'intera rete Caritas, lancia un appello per poter contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: - UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119 - Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012 - Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113 - CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d'ufficio).

10.17 - Pronta a partire la Protezione civile
Il Dipartimento della Protezione Civile in stretto coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri, con il Ministero della Difesa e con la Croce Rossa Italiana, sta organizzando in queste ore un primo team di intervento per il soccorso alla popolazione di Haiti colpita la scorsa notte dal terremoto. Nella giornata di oggi è prevista la partenza di un C130 della 46 Aerobrigata che porterà nell'isola caraibica un ospedale da campo ed un team sanitario specializzato in medicina di emergenza. A bordo del velivolo sarà presente anche una squadra del Dipartimento della Protezione Civile che a fianco delle autorità locali si occuperà di pianificare l'eventuale ulteriore invio di materiali e mezzi, anche sulla base delle necessità verificate sul posto.

10.15 - La terra non smette di tremare
La terra non ha mai smesso di tremare ad Haiti. Dopo la prima scossa devastante di magnitudo 7,3 alle 16,53 locali (le 20,53 in Italia) ne sono seguite altre 31 di intensità compresa tra 5,9 e 4,2 gradi della scala Richter. L'ultima è stata registrata alle 2,23 (le 8,23 in Italia) Lo riferisce il Servizo Geologico statunitense (Usgs).

10.06 - «Finora nessun italiano coinvolto»
«Al momento non risultano coinvolti connazionali» nel violento sisma che ha colpito Haiti, facendo centinaia di vittime. Lo ha detto a Radio Uno Rai Fabrizio Romano, capo dell'Unità di Crisi della Farnesina. «La mancanza di informazione non vuol dire che non ce ne siano», ha aggiunto Romano. «Stiamo naturalmente lavorando, sia direttamente attraverso le nostre strutture sul luogo, sia in contatto con le altre unità di crisi dei Peesi europei per arrivare a un quadro realistico e aggiornato». «I connazionali, iscritti all'anagrafe consolare, sono circa 180», ha precisato Romano, «ai quali vanno aggiunti una decina di italiani che si sono iscritti al nostro sito 'dove siamo nel mondo'. Non possiamo escludere che ce ne siano altri che non si sono registrati né al consolato né al nostro sito».

09.58 - Nessun finanziere sull'isola
Fonti del Comando generale della guardia di Finanza, interpellate sulla presenza nell'isola di personale della Fiamme Gialle hanno precisato che «fino all'estate scorsa un militare e un ufficiale della Guardia di Finanza si trovavano in missione umanitaria presso l'Onu a Port-au-Prince, ma dall'estate scorsa non ci sono più».

09.45 - Ambasciata Haiti in Italia sommersa di email
«Non riusciamo a metterci in contatto con il nostro governo. I telefoni non funzionano, le mail non funzionano. Le uniche notizie che ci arrivano sono dalla nostra ambasciata a Washington. Il governo italiano ci ha offerto degli aiuti, ma non so dare ora i dettagli come del resto non sono ancora arrivate richieste precise da Haiti. Siamo comunque in contatto con il sottosegretario Scotti». A dirlo a CNRmedia Jerie Benoit, ambasciatrice di Haiti in Italia. La diplomatica ha poi raccontato: «Non riesco nemmeno a mettermi in contatto con mio fratello che è un deputato del Parlamento. Ad Haiti non funzionano i telefoni, non c'è elettricità. I nostri connazionali stanno passando ore terribili e aspettiamo che sorga il sole per capire meglio cosa è successo. È una notte terribile ad Haiti. La nostra ambasciata è tempestata di mail di haitiani che vivono in Italia. Sono circa un migliaio, in gran parte studenti».

09.40 - Fondazione Rava: «Catasfrofe immane»
«È una catastrofe di dimensioni immani. Le nostre strutture, anche quelle più resistenti e a prova sismica,  hanno subito gravissimi danni». È quanto ha affermato all'ADNKRONOS Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava - Nph Italia Onlus, impegnata negli aiuti all'infanzia nei paesi più poveri e che ha ad Haiti alcune strutture, tra le quali un orfanotrofio e un ospedale. Rava è riuscita, dopo il terremoto, a parlare con il responsabile di Nph Haiti, padre Richard Frechette: «Era disperato, mi ha raccontato che le auto in strada saltavano, che ci sono persone abbandonate in strada. Una situazione apocalittica. Ora le comunicazioni sono interrotte, riusciamo ad avere qualche notizia solo tramite Skype e Facebook». «Sono sconvolta - ha spiegato il presidente della Fondazione Francesca Rava - Noi lì abbiamo una cinquantina di volontari, stiamo cercando di capire come stanno. Tra loro ci sono due italiani, uno di loro dormiva nell'orfanotrofio, che si trova lontano dall'epicentro del sisma, e sappiano che sta bene ma dell'altro ancora non abbiamo notizie e siamo molto preoccupati». «Uno dei nostri due ospedali è a Petionville, proprio nella zona più colpita - ha concluso - sappiamo che un ospedale è crollato ma ancora non riusciamo a capire se si tratta del nostro, dove sono ricoverate un centinaio di persone».

09.35 - Ad Haiti forse due finanzieri italiani
«Abbiamo notizia che forse due uomini della Guardia di Finanza si trovano ad Haiti, ma non abbiamo avuto nessuna conferma nè sappiamo delle loro condizioni di salute». A dirlo a CNRmedia è il portavoce dell'ambasciata italiana a Santo Domingo Gianfranco Del Pero. «Non riusciamo a metterci in contatto con Haiti. È un problema nostro, dei colleghi francesi, americani, tedeschi e spagnoli con i quali stiamo collaborando. Nessuno ha davvero notizie per adesso. Tutti siamo in attesa di riallacciare le comunicazioni. Ma per ora è impossibile, lo è per noi, ma anche per i francesi che lì hanno un'ambasciata molto grande. E neppure gli americani, che di solito sono meglio organizzati in queste cose, ci stanno riuscendo», ha riferito il diplomatico italiano.

09.20 - Partono i primi aiuti Usa
È in partenza una squadra di soccorso
di 72 persone con sei cani addestrati per fiutare la presenza di persone tra le macerie e 48 tonnellati di materiali. L'agenzia americana per la cooperazione allo sviluppo (Usaid) ha riferito che si tratta di vigili del fuoco, genieri, medici e infermieri in partenza da Los Angeles e da Fairfax, in Virginia, accompagnati da esperti di disastri nazionali che dovranno fare una prima valutazione dell'emergenza.

09.13 - Gruppo Ghella, italiani stanno bene
«Abbiamo avuto contatti con gli italiani del nostro gruppo e stanno
tutti bene. Si tratta di una decina di persone che al momento del sisma si trovavano a Mirebalais, a un'ora da Port-au-Prince, dove stanno lavorando a un cantiere di costruzione stradale». Lo ha detto all'ADNKRONOS Antonio Fazio, responsabile del personale del gruppo Ghella che opera anche in un cantiere a Nord di Haiti.

09.00 - 200 persone sotto le macerie di un albergo

«Siamo stati informati del crollo dell'albergo Montana: dentro vi erano 300 persone e solo un centinaio ne sono uscite, il che ci preoccupa non poco», ha spiegato il Sottosegretario. Il Montana è uno degli alberghi più lussuosi della capitale haitiana, sito non lontano dalla sede della Nazioni Unite, ach'essa rimasta gravemente danneggiata. I militari della missione Onu da parte loro «si stanno attivando per mettere in sicurezza il proprio equipaggiamento ed evitare il furto d'armi», ha concluso Joyandet precisando di non avere informazioni sul numero di vittime: sono circa 1.400 i cittadini francesi residenti ad Haiti, la maggior parte dei quali abitano nella capitale. Il governo francese ha già provveduto all'invio di due aerei con aiuti umanitari e personale di soccorso, partiti dalla Martinica e da Marsiglia: Joyandet ha precisato che nonostante al chiusura dell'aeroporto internazionale di Port-au-Prince «esiste la possibilità di farli atterrare».

Al momento non è disponibile alcun bilancio delle vittime: la rete telefonica non funziona, così come gran parte della rete elettrica: è possibile solo qualche comunicazione via
telefonia su internet; si teme che il sisma, di magnitudo 7 e con epicentro a pochi chilometri dalla capitale abbia causato centinaia di morti.

08.30 - Partono i primi aiuti
Due aerei francesi con aiuti e squadre di soccorso sono in partenza oggi per Haiti, devastata da una serie di violente scosse di terremoto. Lo hanno reso noto fonti ufficiali a Parigi, precisando che un aereo decollerà da Fort-de-France e l'altro da Marsiglia.

07.55 - La Farnesina verifica la presenza di italiani
La Farnesina sta verificando in queste ore l'eventuale coinvolgimento di cittadini italiani nel violento terremoto che ha colpito Haiti, un lavoro non semplice dal momento che ci sono grosse difficoltà nelle comunicazioni. Secondo quanto ha precisato il ministero degli Esteri ad Apcom, ad Haiti risiedono un centinaio di connazionali. Gianfranco del Pero, incaricato d'affari ad interim presso l'ambasciata d'Italia a Santo Domingo, ha comunque detto a Sky TG24 non ci sono vittime nella rappresentanza diplomatica italiana ad Haiti. Nel Paese caraibico l'Italia è rappresentata da un console onorario.

07.54 - Un solo ospedale a Port-au-prince
Tre ospedali di Port-au-Prince sono crollati, e nella capitale haitiana è in funzione un solo nosocomio, che non è in grado di accettare ulteriori pazienti perché oramai collassato: lo ha dichiarato a SkyTg24 il vicepresidente della Croce Rossa Internazionale, Massimo Barra, spiegando che l'unica soluzione è l'allestimento di ospedali da campo. Tuttavia, con la viabilità della capitale in gran parte compromessa e l'aeroporto internazionale chiuso l'unica via di accesso è attraverso la confinante Repubblica Dominicana, dove non vi sono stati danni né vittime. Al momento non è disponibile alcun bilancio delle vittime: la rete telefonica non funziona, così come gran parte della rete elettrica: è possibile solo qualche comunicazione via telefonia su internet: si teme che il sisma, di magnitudo 7 e con epicentro a pochi chilometri dalla capitale abbia causato centinaia di morti.

07.45 - Morti e feriti per le strade
Lungo le strade del quartiere di Delmas giacciono morti e feriti: molti residenti della capitale stanno trascorrendo la notte in strada dopo aver abbandonato el loro abitazioni, molte delle quali crollate.

07.34 - Già i primi saccheggi
Si temono migliaia di morti a Haiti per il devastante terremoto di magnitudo 7 che questa notte ha fatto tremare il Paese più povero dell'emisfero occidentale. Nella capitale Port-au-Prince, dove moltissimi edifici sono stati rasi al suolo ed è completamente saltata la corrente elettrica, si segnalano i primi saccheggi: un supermercato è stato assaltato nella notte. Intanto si è appreso che il presidente Renè Preval e la moglie «sono vivi e stanno bene», nonostante i danni al palazzo presidenziale. A riferirlo è stato l'ambasciatore haitiano in Messico, Robert Manuel, che ha parlato di «enorme catastrofe». La Farnesina ha reso noto che sono 70 gli italiani che vivono sull'isola. Di questi 12 sono tecnici che lavorano alla costruzione di un'autostrada che sono già stati contattati dal consolato a Santo Domingo e stanno bene. Per gli altri si attendono notizie. Gravi i danni alla missione dell'Onu a Haiti (Minustah), quartier generale della forza di stabilizzazione delle Nazioni Unite. Gli abitanti stanno scavando con le mani tra le macerie in cerca di susperstiti. A Petionville, un sobborgo della capitale, è crollato un edificio di tre piani. Crollato anche un ospedale della capitale. L'epicentro del sisma, che si è prodotto alle 22.53 ora italiana, seguito da altre otto scosse, si trova a una ventina di chilometri da Port-Au-Prince, sulla terraferma dell'isola e a una profondità di appena 10 chilometri. Un allarme tsunami è stato lanciato per tutta l'area delle Antille, ma è poi rientrato. La seconda scossa, di magnitudo 5.9, è stata registrata con epicentro molto vicino a quello della prima. La terza è stata di magnitudo 5.5. La prima scossa si è verificata alle 16:53 locali (le 22:53 italiane), le successive si sono verificate alle 17:00 e alle 17:12. Nel giro di tre ore circa le scosse sono state in tutto nove. Il terremoto ha scosso tutta l'area dei Caraibi ed è stato avvertito con molta intensità anche nella Repubblica Dominicana, che condivide l'isola con Haiti.
13 gennaio 2010

Il Superuomo Moderno



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Il Delirio di Onnipotenza della Scienza Moderna, nella corsa contro il tempo per sconfiggere la Morte.Il Movimento Transumanista e la "creazione" del moderno Superuomo.
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