venerdì 15 gennaio 2010

U.F.O. nella zona vesuviana: misteriosi duelli nei cieli














L'estate 2009 è stata pirotecnica: gli avvistamenti di U.F.O. sono stati innumerevoli. Per quanto concerne l'Italia, una delle regioni più visitate da sfere di luce è stata la Campania, in particolare la zona circumvesuviana. Francesco Servino, in Napoli, caccia agli U.F.O. (X Times n. 12, ottobre, 2009), esamina l' “invasione” canicolare per opera di globi luminosi che hanno evoluito nei cieli sopra Terzigno, Secondigliano, Boscoreale, Somma Vesuviana... (Napoli). Questi oggetti non identificati, insieme con alcuni umanoidi volanti, sono stati scorti da parecchi testimoni, fotografati e filmati. Al carosello di sfere ignee hanno partecipato pure caccia che hanno inseguito gli “intrusi”. A proposito di uno scramble risalente al giorno 8 luglio, Servino, testimone e ricercatore indipendente, scrive: ”La notte, dal terrazzo di casa, verso le 2.00, ho notato due strani velivoli, presumibilmente militari. Gli aerei emettevano una misteriosa scia e volavano in formazione, cambiando rotta continuamente [...] Trascorsa mezz'ora, la presenza di aerei si è fatta più numerosa. Ho capito il motivo di quella presenza: osservando le zone più buie del cielo - con un minore inquinamento luminoso - si poteva scorgere una miriade di sfere che volavano ad alta quota in tutte le direzioni. Gli aerei militari davano loro la caccia.”
Il resoconto di Servino è prezioso. L'autore del reportage si è imbattuto in fenomeni rilevanti: in primo luogo ha confermato la relazione tra chemtrails ed O.V.N.I., laddove nota che il caccia rilasciava una scia, mentre cercava di intercettare dei globi. Oltre al nesso, si deve riflettere su un interessante particolare. Ci chiediamo per quale motivo un apparecchio militare intervenga in uno scramble, generando una scia: è possibile che le sostanze disperse in atmosfera siano usate per danneggiare o neutralizzare delle sfere? Perché generare scie, in occasioni in cui è meglio che l'aereo non sia visto, trattandosi di operazioni militari su cui gli organi “competenti” preferiscono mantenere assoluto riserbo. Se le scie servissero talora a contrastare le sfere, in questi oggetti rutilanti dovremmo vedere non delle sonde di presunta origine aliena, piuttosto, come è stato congetturato da vari studiosi (Jose Escamilla, Stefano Panizza...), degli esseri viventi. Queste balls of light potrebbero possedere una forma di intelligenza e di coscienza e provenire da dimensioni parallele.












Tra l'altro, il 7 luglio 2009 Marina Salvatore, esperta di fatti partenopei, ha confermato la presenza di caccia nei cieli di Napoli. ”Gli aerei - ricorda la testimone - seguivano un corridoio ben diverso da quello degli aerei civili in decollo da Capodichino ed a bassa quota, fissando nel cielo, per lungo tempo, una strana scia. Si è pensato - osserva Servino - al collaudo di un velivolo di fabbricazione statunitense, un aereo denominato TR-3B, in grado di lasciare delle misteriose scie ad impulsi (sarebbero state fotografate da un ragazzo di Somma).”
Ancora un paio di osservazioni. Si potrebbe congetturare che sia in atto una guerra nel firmamento, un conflitto per lo più invisibile, ma che potrebbe spiegare per quale motivo certi tankers talvolta compiono deviazioni o cabrate o discese improvvise, al fine di "centrare" nuvole anche piccole che vengono poi dissolte. Non pare di assistere ad un'operazione anti-pioggia, visto che le nubi trafitte e distrutte sono sovente insignificanti e non apportatrici di precipitazioni. Queste nuvole sono forse nascondigli?
Gli avvistamenti vesuviani ci inducono a ricordare quanto annota il biologo Giorgio Pattera nel saggio intitolato U.F.O.: vent’anni di indagini e di ricerche, Parma, 2005-2007. Lo studioso constata che molte zone in cui sono avvenuti avvistamenti di U.F.O. sono classificate a rischio sismico medio-alto. Lo scienziato congettura che gli U.F.O. siano interessati a tali distretti contraddistinti da situazione di instabilità del sottosuolo, originata da due fronti energetici che si contrappongono. Quando uno dei due fronti cede, l'energia viene liberata e dà origine al movimento tellurico. ”Se vogliamo ipotizzare l'interesse degli U.F.O. per le fonti naturali di energia, in qualsiasi forma si presentino (elettricità, acqua, gravità, radioattività...), questo potrebbe spiegare l'insistenza degli oggetti volanti non identificati lungo queste “autostrade”, a scopo di ricognizione e di acquisizione”.
La connessione tra U.F.O. ed energie telluriche si può estendere anche ai vulcani: potrebbe l'ondata di avvistamenti partenopei preannunciare un'eruzione del Vesuvio? Viene in mente una “profezia” di Ptaah, uno fra i mentori del contattista svizzero Billy Meier. Ptaah comunicò a Meier che bisognava attendersi un'eruzione del vulcano che domina, con il suo imponente cono, il Golfo di Napoli.
Fonti:
G. Pattera, U.F.O.: vent’anni di indagini e di ricerche, Parma, 2005-2007
F. Servino, Caccia agli U.F.O., 2009
N. Testoni, Sfere di energia, 2009
Postato da: Zret

http://www.ecplanet.com/node/1059 

Così parlò Ciancimino















di Mariavittoria OrsolatoVentitrè interrogatori, centinaia di pagine depositate agli atti del processo contro il generale Mario Mori, ex vicecomandante del Ros, e del generale Mauro Binu, accusati di favoreggiamento aggravato alla mafia. A parlare è Massimo Ciancimino, che servendosi dei racconti del padre, quel don Vito che governò la Palermo nei giorni delle sue pagine più nere, cerca di tracciare una linea guida nell’inestricabile groviglio di omissis della storia contemporanea italiana.
Nei faldoni depositati ai magistrati di Palermo, i ricordi e le rivelazioni toccano praticamente ogni mistero italiano: dal sequestro Moro alla strage di Ustica, dalla cattura di Riina agli stretti rapporti di Ciancimino senior con l’Alto Commissario antimafia Emanuele De Francesco, per arrivare addirittura all’omicidio del governatore della Sicilia Piersanti Mattarella. Di tutto, di più insomma, per avvalorare la teoria che le connivenze tra Stato e mafia siano ben più che un elenco su un fantomatico papello.
A cominciare dalla cattura di Totò Riina, dietro cui ci sarebbe appunto stato il chiacchierato accordo tra i Carabinieri del Ros e Bernardo Provenzano. A fare da mediatore proprio don Vito che, secondo il figlio, chiese garanzie ai Carabinieri in merito al patrimonio di documentazione che avrebbero sicuramente trovato nella villa del boss: “Provenzano riferì a mio padre che Totò Riina conservava carte e documenti di proposito, con un obiettivo: se l'avessero arrestato avrebbero trovato tante di quelle cose, di quelle carte, che avrebbero fatto crollare l'Italia”.
Se in effetti sulla cattura di Totò Riina ci sono atti già convalidati che smontano la versione del rampollo, la scomposta risposta del senatore Dell’Utri -  tirato in ballo per l’ennesima volta come degno successore nella mediazione con Cosa Nostra - che lo ha definito “un cretino, un pazzo, un mitomane e potrei usare qualsiasi aggettivo contro chi pompa queste immense minchiate”, fa pensare che un fondo di verità ci debba per forza essere nei racconti di Ciancimino jr.
Nei verbali messi a disposizione dai pm Antonio Ingoia e Nino Di Matteo, sono molte le allusioni al ruolo attivo dei servizi segreti, ma i nomi vengono fatti solo quando si parla chiaramente di trattativa tra Mafia e Stato. Carlo o Franco - il testimone non rammenta - era un signore distinto che, prima dietro le quinte e poi da protagonista, avrebbe preso un ruolo attivo nelle due fasi di scambio di favori tra le cosche e le istituzioni nazionali. I primi a trattare con Riina sarebbero stati i vertici del Ros, col beneplacito dei ministri Rognoni e Mancino, e l’immancabile don Vito avrebbe fatto da garante in virtù dei suoi rapporti con i corleonesi: ancora in stato di shock per la strage di Capaci, le istituzioni avrebbero ceduto alla trattativa in visione della consegna di svariati latitanti, ma la risposta di Riina con le richieste delle cosche - il famoso papello - sarebbe stata considerata inaccettabile.
La seconda fase del negoziato avrebbe avuto luogo all’indomani dell’assassinio di Paolo Borsellino, quando lo Stato era ormai platealmente in ginocchio. A quel tempo gli interlocutori sarebbero cambiati, dal momento che - secondo Massimo - il padre stavolta trattò per Provenzano con questo fantomatico signor Franco, al fine di trarre in arresto Riina (cosa che effettivamente avvenne il 15 gennaio del 1993). I ricordi di quelli che sono stati i giorni d’incubazione della seconda Repubblica, si fermano però qui perché, nonostante il prezioso aiuto nella cattura del boss corleonese, don Vito venne incarcerato. Ciancimino jr però insiste nel dire che, una volta estromesso il padre, il testimone sarebbe passato a Marcello Dell’Utri, “unico cavallo di razza” in grado di custodire la fiducia delle cosche: “Mio padre sosteneva che era l'unico a poter gestire una situazione simile (...) ha gestito soldi che appartenevano a Stefano Bontate e a persone a lui legate”.
Ora, non che si vogliano prendere per oro colato le scottanti rivelazioni del rampollo di un colluso con la mafia. Nei suoi ultimi anni di vita anche don Vito provò a riciclarsi come esperto di Cosa Nostra, ma proprio la sua decennale frequentazione con gli ambienti mafiosi gli precluse la giusta credibilità: si pensava che le sue rivelazioni avessero potuto essere cooptate dai boss, avvalorando così le loro versioni di comodo. Anche Massimo, pur essendo probabilmente in buona fede, rischia di essere tacciato di poca attendibilità e sono ancora molti quelli che rimangono scettici dinanzi alle sue esplosive affermazioni; solo la magistratura potrà decretare chi ha ragione e chi no.
Nel frattempo, ci consoliamo pensando al fatto che anche dei semplici autisti possono fare passi da gigante nella carriera e ambire addirittura ad alte cariche pubbliche. A raccontare questa favola moderna è sempre Massimo Ciancimino, che in una delle sue memorie ricorda di come conobbe il presidente del Senato Schifani e l’ex governatore Totò “Vasa Vasa” Cuffaro: “Quando accompagnavo mio padre dall'onorevole Lima, fuori dalla macchina aspettavano pure, con me, Cuffaro e anche Renato Schifani, che faceva l'autista al senatore La Loggia. Diciamo che i tre autisti eravamo questi... andavamo a prendere cose al bar per passare tempo. Ovviamente, loro due, Cuffaro e Schifani, hanno fatto altre carriere: c'è chi è più fortunato nella vita e chi meno... ma tutti e tre una volta eravamo autisti”. Misteri (e miracoli) di Casa Nostra.

http://www.altrenotizie.org/politica/2956-cosi-parlo-ciancimino.html

Haiti, Internet unico sistema di aggiornamento. Su Facebook si cercano i dispersi



http://www.youtube.com/user/Speakmymind02

Giovedì 14 Gennaio 2010 14:46 Valeria Del Forno

Le notizie sul terremoto che ha devastato Haiti si sono diffuse in tutto il mondo attraverso i social media. Una funzione tanto più preziosa se si calcola che il sisma ha mandato in tilt le linee telefoniche. Facebook, in particolare, si è trasformato in un’inaspettata, ma fondamentale, bacheca d’emergenza per la ricerca e lo scambio di informazioni sui dispersi.



E' una tragedia di proporzioni inimmaginabili, il terremoto che ha colpito Haiti, il paese più povero dell'intero continente americano. Il bilancio delle vittime è ancora del tutto incerto. Nel frattempo, i familiari dei dispersi stanno provando in tutti i modi a cercare i propri cari e, al momento, i social media, si sono dimostrati il modo più veloce per lo scambio di informazioni. Prima che arrivassero nelle televisioni di tutto il mondo, Twitter ha, infatti, segnalato le notizie della tragedia. Pochi minuti dopo il terremoto, si leggevano diverse segnalazioni tra cui quella di Troy Livesay, un americano che vive ad Haiti per fare opera missionaria: "C'è stato un forte terremoto, l'ho appena sentito qui a Port-au-Prince", "i muri stanno crollando, stiamo tutti bene, pregate per quelli nelle baraccopoli" .


Le foto sono state pubblicate sul TwitPic e Flickr quasi istantaneamente e su YouTube sono passati i filmati amatoriali, prima che sui canali ufficiali. Anche Facebook ha scoperto in queste ore una sua vocazione inaspettata: si è trasformato in una bacheca di emergenza per le persone alla disperata ricerca di notizie su parenti ed amici dispersi. Migliaia gli aderenti ai numerosi gruppi che crescono di ora in ora, incrociandosi tra di loro. Vasto il numero di link, foto degli scomparsi e messaggi. “Per favore, fatemi sapere se qualcuno di voi ha visto mia madre ad Haiti, il suo nome è M. M. , si trovava a Carrefour, Mahothiere…" recita uno dei tanti post.

Oltre 32.000 iscritti in poche ore è quanto ha raggiunto il gruppo più grande dedicato al terremoto, "Earthquake Haiti". Sulla bacheca, che si articola come un forum, tra preghiere e link alla Croce Rossa, vi è un costante susseguirsi di domande e richieste. Da una parte c’è chi chiede notizie su parenti scomparsi, precisando il loro indirizzo. Dall’altra parte, chiunque ha una notizia o riesce a sentire via telefono un proprio caro posta l’informazione in un thread, sperando così di tranquillizzare chi ha i propri cari nella stessa zona. Numerose sono poi le richieste di notizie oltreoceano che riguardano strutture di assistenza, in quanto vi lavorano volontari soprattutto americani ed europei. Agli orfanotrofi è poi dedicato un intero thread mentre ne è stato aperto uno per spiegare come e a chi rivolgersi per offrirsi volontari.

I social networks hanno anche accelerato la raccolta di donazioni da parte di gruppi di aiuto, che hanno pubblicato i link ai siti in cui i soldi possono essere trasmessi istantaneamente. Sempre su Facebook il gruppo "Haiti needs us, we need Haiti", che raggiunto al momento più di 4.000 iscritti, segnala numeri di telefono d’emergenza e possibilità per donazioni. Tante le iniziative di solidarietà individuale per la raccolta di generi di prima necessità da inviare immediatamente sull’isola.

Anche l’emittente americana MSNBC ha messo a disposizione la propria pagina Facebook, trasformata per l’occasione in un diario pubblico, per far sì che le persone che riescono a connettersi da Haiti e hanno familiari all’estero possano dare loro notizie. Si legge nell'annuncio: se riuscite ad accedere a internet, lasciate un messaggio per far sapere che state bene. Ma per ora nessuna voce da Haiti. Sul sito fino ad ora è stata utilizzata solo la parte dedicata alla richiesta di informazioni. Connettersi dalle Antille via telefono è al momento impossibile. Resta quindi solo la rete come sistema di aggiornamento. Una rete che con la sua funzione ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dell'informazione su questa catastrofe.

La funzione più preziosa è proprio la velocità e l’immediatezza con cui si passano informazioni, una caratteristica rafforzata dalla possibilità per gli utenti di pubblicare immagini e video. Se il terremoto fosse accaduto 20 anni fa, Haiti sarebbe stato un buco nero, con notizie probabilmente venute fuori a singhiozzo, solo pochi giorni o settimane più tardi, e conseguenti ritardi negli aiuti. Da non dimenticare Skype, il software che permette di effettuare telefonate via internet, grazie al quale i media sono stati addirittura in grado di condurre interviste direttamente da Haiti e sono avvenuti i primi contatti tra superstiti e parenti.
Come un intervento ha dichiarato su Twitter: "Oggi più che mai, Internet è fondamentale ad Haiti quanto l'acqua e l'elettricità!".


Valeria Del Forno
www.terpress.blogspot.com

Lezioni italiane di tolleranza


















Venerdì 15 Gennaio 2010 09:07 Sherif El Sebaie

La condanna egiziana delle violenze e della campagna di aggressione contro gli immigrati a Rosarno, nonché dei numerosi atti di discriminazione commessi contro gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia ha suscitato reazioni alquanto scomposte e controproducenti.
Chiariamo subito un aspetto che potrebbe destare perplessità: cosa c'entrano i fatti di Rosarno, che hanno coinvolto prevalentemente immigrati africani di fede cristiana con le minoranze arabe e musulmane? Nulla. E infatti il portavoce del ministero degli esteri egiziano, Hossam Zaki, ha sottolineato che si deve distinguere tra la condanna dei fatti di Rosarno e l'ultima parte del comunicato, in cui si chiede alla comunità internazionale di porre rimedio alla «discriminazione sulla base della religione e della razza e all'odio contro gli stranieri», in un contesto più generale.


Torniamo quindi alle reazioni italiane sopra citate. Due erano quelle prevalenti: quella secondo cui quanto accaduto a Rosarno sarebbe un "fatto

interno" (e quindi l'Egitto non dovrebbe interferire) e l'altra che ricorda al Cairo la recente strage dei copti, negando ogni accusa di "razzismo religioso" in Italia. Nessuna delle due giustificazioni sta in piedi. Quello che è accaduto a Rosarno sarebbe stato davvero "un fatto interno" se gli immigrati, oggetto di attacchi o discriminazioni fossero cittadini italiani. Ma non lo sono, quindi nessuno può dire che ciò che è accaduto a Rosarno è un "fatto interno". Fino a prova contraria, i governi dei paesi di origine degli immigrati ne dovrebbero tutelare la rispettabilità e l'incolumità. Finora nessun paese esportatore di immigrazione l'ha fatto: non si è mai visto, infatti, un paese del sud del mondo bacchettare uno del nord. L'Egitto, che è il paese africano, arabo ed islamico più importante, è stato il primo a prendere posizione in merito. Esso riconosce - con questo comunicato - nient'altro che le sue naturali responsabilità storiche, politiche e geografiche. Non si vuole che paesi terzi interferiscano? Basta concedere ai lavoratori stranieri il loro diritto alla cittadinanza.
"Fatto interno", invece, sono le vicende legate ai copti. I copti sono cittadini egiziani, con tanto di nazionalità riconosciuta. Non sono nemmeno cattolici. Non hanno nessun legame con l'Italia e non mi risulta che abbiano chiesto l'intervento dello Stivale a loro sostegno. Anche perché il Papa Shenuda, Papa dei Copti, ha sempre cortesemente respinto ogni interferenza esterna. Viene quindi spontaneo chiedersi come sia passato in mente al governo italiano, unico fra i governi occidentali, a "condannare" la strage dei copti in Egitto. E poi condannare cosa, esattamente? Condannare i fondamentalisti che l'hanno perpetrata? Il governo egiziano ha fermamente condannato la strage sin dal primo istante. Il grande imam di Al Azhar, Sheikh Sayyed Al Tantawi, ed il ministro per gli affari religiosi islamici, Mohamoud Hamdi Zaqzouq, si recheranno venerdì prossimo a Nagaa Hamadi, la città dell'Alto Egitto dove vi è stata la strage, per portare le loro condoglianze. I responsabili sono stati arrestati in meno di 24 ore e sono già a giudizio.

L'Egitto non ha bisogno che qualcuno in Italia si scomodi per "condannare". Cosa se ne fa, l'Egitto, della sua condanna? Analizziamo invece cosa è accaduto in Italia dopo i fatti di Rosarno. Mentre gli africani schiavizzati venivano manganellati, trasferiti in centri di concentramento ed espulsi, abbiamo sentito dichiarazioni politiche e mediatiche di "troppa tolleranza", accuse di "buonismo", che di fatto hanno incoraggiato i Rosarnesi a dare il via alla "caccia al negro". Negare poi il contesto generale di discriminazione razziale e religiosa è francamente ridicolo. Basterebbe portare un copioso dossier con ritagli dei quotidiani italiani e qualche registrazione televisiva contenenti dichiarazioni di politici ed opinionisti per dimostrare, inequivocabilmente, il clima vigente in Italia. Immaginate cosa sarebbe accaduto se, dopo la strage dei copti, esponenti politici egiziani avessero parlato di "buonismo" e "troppa tolleranza". Credo sia chiaro, adesso, perché il Cairo non voglia lezioni italiane in materia di tolleranza. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi del pilastro di cemento che è nel tuo?


Sherif El Sebaie

http://www.reportonline.it/2010011540222/societa/lezioni-italiane-di-tolleranza.html

Sulcis Iglesiente, Alcoa: " Aiutateci a non morire"


















"Il Sulcis Iglesiente non accetterà mai l'ipotesi che lo stabilimento Alcoa venga smantellato. La sorte di oltre duemila famiglie non può dipendere solo ed esclusivamente da una logica esasperata di  profitto. La disponibilità a ridurre le tariffe elettriche confermata ripetutamente da parte delle massime autorità di governo non ha ancora fatto cambiare idea alla multinazionale che ha avviato le procedure per mettere tutti i  dipendenti in cassa integrazione. E' per questo che intendiamo far sentire la nostra voce anche allo stato a cui appartiene la società, gli Stati Uniti d'America.
Venerdì una delegazione di lavoratori, rappresentanti sindacali, politici e istituzionali, sarà a Roma, davanti all'Ambasciata in Italia, perché anche le autorità di governo americane sappiano quel che può capitare in questa parte della Sardegna dove l'industria ha un ruolo economico trainante e vitale per il territorio. Certo, sappiamo che ci sarà qualche disagio, così come è successo mercoledì a Cagliari, e nelle altre non poche occasioni delle nostre manifestazioni, ma quale altra strada possiamo seguire, visto che la gran parte dei giornali e dei telegiornali ignora o dedica una parte infinitesimale alla nostra condizione? Per questo rivolgiamo un appello ad Articolo 21, perché intervenga per sensibilizzare giornalisti e giornali. Parlino di noi per descrivere cosa vuol dire essere privi di certezze, di non sapere cosa ne sarà di noi e dei nostri figli, senza alcuna possibilità di progettare un futuro degno di questo nome. E' un pezzo della Sardegna meridionale a rischio, così come i lavoratori di Fusina, nel Veneto.  Noi continueremo con la nostra lotta pacifica e determinata. Aiutateci a farla conoscere e a farla comprendere."

Cgil Cisl Uil
Sulcis Iglesiente


http://www.articolo21.org/452/notizia/sulcis-iglesiente-alcoa--aiutateci-a-non.html 

Come licenziare 9000 persone senza che nessuno se ne accorga


















E’ iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-UTELIA-OICOM-EDISONTEL. TUTTI CONFLUITI IN AGILE s.r.l., ora Gruppo Omega.Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO. Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile. Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti.
Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi, l’ultima è Phonemedia, 6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte. Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000, eppure nessuno parla di noi.
Abbiamo bisogno di visibilità Mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane (Roma – Siena – Milano – Torino – Ivrea – Bari – Napoli – Arezzo) e malgrado che alcuni di noi sianosaliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun Giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi.

Ad eccezione dei TG REGIONALI e dei GIORNALI LOCALI NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola d’ordine è che se non siamo visibili all’opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
Dal 4-Novembre 2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti
*Se sei solidale con noi copia e INOLTRA QUESTO DOCUMENTO ad almeno 10 amici in giornata. Non ti costa nulla, ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio. Altrimenti questa azienda morirà.*
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*Le Lavoratrici e i Lavoratori di Agile s.r.l. — ex Eutelia.

Link: http://www.megachipdue.info/tematiche/fondata-sul-lavoro/1894-come-licenziare-9000-persone-senza-che-nessuno-se-ne-accorga.html