lunedì 18 gennaio 2010
legami tra aziende farmaceutiche e " consiglieri governativi"
I legami della task force sull'influenza suina coi giganti [farmaceutici] dei vaccini: più di metà degli esperti che combattono la "pandemia" hanno legami con le aziende farmaceutiche
Traduzione dell'articolo di Fiona Macrae e Sophie Borland
Swine flu taskforce's links to vaccine giant: More than half the experts fighting the 'pandemic' have ties to drug firms
Pubblicato il 14 gennaio 2010 sull'edizione on line del quotidiano britannico Daily Mail.
Più della metà degli scienziati della task force che consiglia il governo sull'influenza suina hanno legami con le aziende farmaceutiche.
Undici dei venti membri del Gruppo di Consulenza Scientifica per le Emergenze (SAGE - Scientific Advisory Group for Emergencies) hanno lavorato per l'industria farmaceutica o sono legati ad essa attraverso le loro univeristà.
Molti hanno dichiarato legami con la GlaxoSmithKline, la produttrice di vaccini che probabilmente sarà la maggiore beneficiaria della pandemia.
La rivelazione dell'elenco degli interessi viene appena pochi giorni dopo che un esperto sanitario ha etichettato l'epidemia dell'infuenza suina una 'falsa pandemia' manovrata dalle aziende farmaceutiche che ne hanno tratto profitto.
(...)
Lo scorso luglio il Ministero della Sanità ha preannunciato 65.000 morti, 350 al giorno durante il picco della pandemia. Ma il conteggio dei morti adesso è arrivato appena a 251.
Il SAGE è stato creato per dare consigli ai Ministri su come controllare e trattare il virus.
Documenti ufficiali mostrano che alcuni [suoi] membri sono legati alla [azienda] produttrice di vaccini Baxter ed alla Roche, che produce il Tamiflu.
GSK, Baxter e Roche sono riuscite tra tutte e tre a guadagnare 1,5 miliardi di sterline grazie a contratti governativi legati all'influenza suina.
Gli scienziati hanno dichiarato i loro interessi al Ministero della Sanità.
Essi non sono stati obbligati a dichiarare l'ammontare dei loro guadagni ma si suppone che esso vari tra circa 500 sterline per una conferenza o una presentazione e più di 100.000 sterline per un posto dirigenziale nella GSK [la sterlina vale poco più dell'euro, al momentro una sterlina corrisponde a circa 1,14 euro, 100.000 sterline equivalgono quindi a 114.000 euro - N.d.T.].
Alcuni saranno semplicemente dirigenti di dipartimenti di ricerca universitaria che hanno ricevuto fondi dalle aziende.
Il liberal democratico Norman Lamb ha detto la sera scorsa: 'Mentre non ci sono prove che gli esperti abbiano agito impropriamente, il serio problema dell'influenza dell'industria farmaceutica è una fonte di preoccupazioni e deve essere preso in considerazione.'
Tuttavia alcuni ricercatori hanno affermato che l'esperienza nelle industrie potrebbe solo aumentare la conoscenza degli scienziati, mettendoli in condizione di fornire i migliori e più aggiornati consigli.
Il professor John Oxford, un grande esperto di influenza, ha detto che è positivo avere persone con differenti tipi di esperienza.
Egli ha affermato: 'Se tu stai dando consigli sui vaccini o sui farmaci anti-virali, non ti puoi sedere in una torre d'avorio e pensare di sapere già tutto su su di essi.'
Uno di quelli del SAGE che hanno ricevuto maggiori guadagni è l'ex rettore dell'Imperial College di Londra, il professor Sir Roy Anderson. Egli è un direttore non esecutivo della GSK che fabbrica anche il Relenza, l'alternativa al Tamiflu per le donne incinte.
La GSK ha fortemente negato ogni conflitto d'interesse.
Essa ha affermato che a Sir Roy è stato chiesto di ritornare a far parte del SAGE, che aveva lasciato per un impiego con la GSK, a causa della sua esperienza.
L'azienda ha dichiarato: 'Egli non ha partecipato a nessuna riunione correlata all'acquisto di farmaci o vaccini nè in qualità di consigliere governativo nè di membro della GSK.'
Il dottor Stephen Inglis dell' Istituto Nazionale per il Controllo e gli Standard Biologici [National Institute for Biological Standards and Control] ha interessi in più di 40 aziende farmaceutiche, tutte connesse al NIBSC piuttosto che a lui stesso.
Egli afferma : 'Il NIBSC è un centro dell'Agenzia Britannica per la Protezione della Salute [UK's Health Protection Agency], un ente pubblico non-profit il cui scopo è di rafforzare e salvaguardare la salute pubblica.
Deve avere legami con molte aziende farmaceutiche e, in qualche caso, è appropriato che offra loro degli incarichi per la fornitura di prodotti e servizi.'
Il ministero della sanità ha affermato: 'I membri del comitato non prendono parte in discussioni che possono comportare un potenziale conflitto di interessi.'
Ma questo comporta la possibilità che più della metà dei consiglieri nominati [dal governo] siano tenuti fuori da discussioni essenziali.
L'azienda ha dichiarato: 'Egli non ha partecipato a nessuna riunione correlata all'acquisto di farmaci o vaccini nè in qualità di consigliere governativo nè di membro della GSK.'
Il dottor Stephen Inglis dell' Istituto Nazionale per il Controllo e gli Standard Biologici [National Institute for Biological Standards and Control] ha interessi in più di 40 aziende farmaceutiche, tutte connesse al NIBSC piuttosto che a lui stesso.
Egli afferma : 'Il NIBSC è un centro dell'Agenzia Britannica per la Protezione della Salute [UK's Health Protection Agency], un ente pubblico non-profit il cui scopo è di rafforzare e salvaguardare la salute pubblica.
Deve avere legami con molte aziende farmaceutiche e, in qualche caso, è appropriato che offra loro degli incarichi per la fornitura di prodotti e servizi.'
Il ministero della sanità ha affermato: 'I membri del comitato non prendono parte in discussioni che possono comportare un potenziale conflitto di interessi.'
Ma questo comporta la possibilità che più della metà dei consiglieri nominati [dal governo] siano tenuti fuori da discussioni essenziali.
Nell'articolo sopra tradotto è riportata un'immagine di Sir Roy Anderson al di sotto della quale compaiono ulteriori informazioni sui rapporti economici tra questi consulenti governativi e le aziende farmaceutiche.Sir Roy Anderson (62 anni)
* Ruolo pubblico: direttore dell'Imperial College di Londra, per uno stipendio di 400.000 sterline l'anno.
* Legami con le aziende farmaceutiche: direttore non esecutivo della Glaxo-SmithKline.
* Remunerazione: per 6 riunioni del consiglio direttivo nel 2008 ha ricevuto 87.000 sterline, oltre a 27.000 sterline di dividendi.
Dottor Stephen Inglis (57 anni)
* Ruolo pubblico: firettore dell'Istituto Nazionale per il Controllo e gli Standard Biologici [National Institute for Biological Standards and Control], il centro di ricerca sull'influenza pandemica dell'Agenzia Britannica per la Protezione della Salute [UK's Health Protection Agency],
* Ruolo pubblico: firettore dell'Istituto Nazionale per il Controllo e gli Standard Biologici [National Institute for Biological Standards and Control], il centro di ricerca sull'influenza pandemica dell'Agenzia Britannica per la Protezione della Salute [UK's Health Protection Agency],
* Legami con le aziende farmaceutiche: il succitato National Institute for Biological Standards and Control riceve fondi dalla Glaxo-SmithKline, dalla Baxter e dalla Roche. Inoltre tale ente riceve fondi da altre 40 aziende farmaceutiche.
* Remunerazione: non rivelata.
* Remunerazione: non rivelata.
Karl Nicholson (37 anni)
* Ruolo pubblico: docente di malattie infettive all'Università di Leicester .
* Legami con le aziende farmaceutiche: è stato utilizzato per i suoi consigli dalle delle aziende Glaxo-SmtihKline e Baxter, sebbene non abbia a nessuna riunione nè con l'una nè con l'altra. E' stato anche consulente del gigante svizzero Novartis, che gli ha fornito dei vaccini per aiutarlo nella sua ricerca.
* Remunerazione: 'minima'
* Ruolo pubblico: docente di malattie infettive all'Università di Leicester .
* Legami con le aziende farmaceutiche: è stato utilizzato per i suoi consigli dalle delle aziende Glaxo-SmtihKline e Baxter, sebbene non abbia a nessuna riunione nè con l'una nè con l'altra. E' stato anche consulente del gigante svizzero Novartis, che gli ha fornito dei vaccini per aiutarlo nella sua ricerca.
* Remunerazione: 'minima'
Da un articolo correlato (intervista a Wolfgang Wodarg pubblicata sul sito Ueb)
Da anni osservo l'evoluzione dell'influenza nel mondo. E ho constatato che per due volte l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato allarmi di pandemie senza alcuna prova scientifica. Prima è accaduto con l'influenza aviaria, che in realtà non si è mai trasmessa da uomo a uomo. Poi c'è stato il caso recente dell'influenza suina, che si è rivelata molto più innocua delle comuni influenze stagionali.
Che prove ha?
Normalmente l'influenza causa 500 mila morti l'anno, i decessi per la febbre suina sono stati un decimo. In Australia, dove l'inverno è già finito, le vittime dell'influenza A sono state molto meno rispetto agli anni passati. Malgrado questo, malgrado gli altri falsi allarmi, l'Oms già parla di una seconda ondata in arrivo nei prossimi mesi. Ancora una volta, senza alcuna prova.
Perché questo?
(...) Dopo l'influenza aviaria, mai avvenuta, i governi di tutto il mondo hanno chiesto alle case farmaceutiche di produrre subito grandi quantità di vaccini, con somme pubbliche garantite. Sapete qual era la condizione per far scattare i contratti? Che l'Oms dichiarasse la pandemia. E l'Oms ha dato il via libera a questo scandalo. Risultato: 5 miliardi di euro in vaccini buttati via in Europa, 20 miliardi nel mondo. Sì, con la nostra indagine vogliamo proprio scoprire chi c'è dietro tutto questo.
Articoli correlati:Wodarg chiede una commissione d'inchiesta europea
Consiglio d'Europa: la pandemia? Una farsa inscenata per avvantaggiare Big Pharma
Leggi il dossier sull'influenza suina ed i vaccini tossici; scaricalo sul tuo Pc e diffondilo.
Leggi e diffondi il dossier della dottoressa Forcades Vila.
Leggi il documento ipertestuale vaccipiano.
http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/01/legami-tra-aziende-farmaceutiche-e.html
Cosa succede ai rifiuti speciali?
http://www.youtube.com/user/kronake
Lunedì 18 Gennaio 2010
di Alessandro Iacuelli
Non è una modica quantità di rifiuti speciali, quella sequestrata dalla Guardia di finanza del comando provinciale di Salerno a Battipaglia: trecentomila tonnellate di rifiuti speciali, depositati come fossero caramelle, su un'area di circa 25mila metri quadrati. Una vera e propria montagna. Rifiuti speciali, quindi, di provenienza industriale, non certo normale "spattatura", che erano, secondo le fiamme gialle, "depositate in maniera incontrollata su un terreno battuto, inquinando e danneggiando gravemente il sottosuolo".
La società privata coinvolta, pur essendo iscritta nel registro delle imprese esercenti l'attività di recupero rifiuti non pericolosi, é "risultata tenere rifiuti speciali in quantità e qualità difformi a quelle per cui è stata rilasciata l'autorizzazione all'interno di una cava". Il titolare é stato denunciato in stato di libertà ed alla sua azienda, che si occupa di trattamento (illecito secondo la Procura salernitana) di materiali di fusione, sono stati sequestrati beni per circa 3 milioni di Euro.
La prima domanda da porsi, in questi casi, è sempre riguardante la natura dei rifiuti trattati illecitamente. Ed è profondamente sbagliato accontentarsi della classificazione legale di quel tipo di rifiuti. La legge non basta, occorre la chimica. I rifiuti in questione, ad esempio, sono scorie di fusione e di fonderia, rifiuto speciale che, in base alla nostra legislazione, è catalogato come "rifiuto speciale non pericoloso". Non pericoloso, dizione che fa tranquillizzare, si riferisce però al rifiuto se trattato correttamente e correttamente smaltito o recuperato. Scorie di fonderia significa particelle metalliche finissime che, se per la legge rimangono "non pericolose", lo diventano per la chimica, per la biologia, per la medicina, se ingerite o inalate. E se le scorie, come secondo le accuse della Procura di Salerno, non sono trattate correttamente, ma abbandonate in modo incontrollato sul terreno, finiranno per infiltrarsi nel terreno stesso, arriveranno nella falda acquifera, saranno trascinati altrove dall'acqua.
Poi, si può anche legalmente continuare a chiamarli "rifiuti speciali non pericolosi", ma comunque si tratta di materiali che una volta finiti nelle falde acquifere finiranno nelle acque di irrigazioni di campi coltivati e quindi, in definitiva, finiranno nei nostri piatti. Stesso ragionamento vale per le cosiddette "terre di fonderia", una miscela di sabbia silicea e di agglomerati organici o inorganici utilizzata per le operazioni preliminari di preparazione delle forme e delle anime, nelle quali viene colato il metallo.
La legge mostra anche un'altra lacuna: quella del contrasto allo smaltimento illecito dei rifiuti. Infatti, le indagini degli investigatori salernitani, concretizzatesi nel blitz a Battipaglia, sono nate nell'ambito dei servizi di controllo economico del territorio da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza. Proprio come nel caso di Al Capone, imprendibile come mafioso, ma arrestato per motivi fiscali, anche in questo settore succede spesso che il "motore" delle indagini sia di tipo fiscale, o comunque di un altro ambito criminoso. Questo succede perché in Italia i delitti ambientali ancora oggi non sono stati inseriti nel codice penale, con la conseguenza che le pene sono basse, e spesso alcuni reati non sono tali. Così, in questo caso, ad essere inquinato è stato il sottosuolo, che appartiene a tutti.
La lacuna non è solo legale, é più profonda. E' quella del controllo. La chimica ci insegna quale sia il volume di questi materiali ed anche il loro peso. Se per trasportare 300.000 tonnellate di scorie di fusione e di terre di fonderia sono stati usati TIR di grosso volume, come i 35-70, allora c'è poco da fare: ci sono voluti poco più di 5.000 camion, di 5.000 viaggi. Possibile che 5.000 trasporti diretti in quella cava a Battipaglia siano passati completamente inosservati? E se, a quanto pare, sono passati inosservati, questo non indica forse chiaramente una lacuna, anche grave, nelle strategie di controllo dei traffici illeciti?
Un episodio simile a quello salernitano è avvenuto nel casertano. Qui, su mandato di Corrado Lembo, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di S. Maria Capua Vetere, il personale del Corpo Forestale dello Stato ha sottoposto a sequestro un'aera adiacente ad un'industria biochimica, dove sono stati depositati rifiuti speciali su suolo privo di impermeabilizzazione ed in modo incontrollato. I rifiuti sono costituiti da un gruppo di 27 fusti metallici, in pessimo stato di conservazione, arrugginiti e forati, recanti l’etichettatura "Acetone puro", ma dei quali non è stato ancora individuato il vero contenuto. Ma ci sono anche cisterne contenenti prodotti chimici, sacchi contenenti sali mescolati a materiale terroso e filtri industriali usati. Il Corpo Forestale ha provveduto all'immediata campionatura dei rifiuti, che saranno sottoposti ad analisi chimiche da parte dei tecnici dell'ARPAC al fine di accertarne sia la natura che la pericolosità.
http://www.altrenotizie.org/ambiente/2957-cosa-succede-ai-rifiuti-speciali.html
SEI MESI DI VITA ?
DI JAMES HOWARD KUNSTLER
kunstler.com/blog
Per l’economia, intendo. Specialmente la parte che consiste nello scambiarsi certificati di carta. Sono queste le voci che ho percepito nelle prime due settimane del 2010, e perdonatemi se non ho un fascio di tabelle e grafici per dimostrarlo. Tutti gli altri, o quasi, che blaterano di queste cose sul web forniscono abbondanti analisi statistiche: Mish, The Automatic Earth, Chris Martenson , Zero Hedge, The Baseline Scenario . Vale la pena visitarli tutti.
Le cifre sui bonus bancari stanno per essere diffuse da un momento all’altro. La rivolta che mi aspettavo in merito alla pubblicazione di queste cifre potrebbe arrivare da un luogo diverso rispetto a quanto avevo immaginato – non da ciò che rimane dei “normali” lavoratori ma dai leader di pensiero e dai comuni addetti dell’amministrazione (compresi i pubblici ministeri) che, per una ragione o per l’altra, negli ultimi due anni hanno distolto la loro attenzione, o rimanendo alla finestra o adducendo scuse. Se Frank Rich del New York Times inizia il suo articolo chiedendo la testa di Robert Rubin, allora forse la grande e cigolante nave da carico dei media sta virando e sta tracciando una nuova rotta verso il porto della realtà.
Ad ogni modo, la grottesca baldoria di inganni e di menzogne che è diventata l’economia americana – tenuta insieme con il nastro adesivo fatto di pacchetti di incentivi, contabilità manipolata, sussidi per i mutui, carry trade, salvataggi alle banche “troppo grandi per fallire”, TARPS, TALFS, i rapporti truffa del BLS e l’infervoramento della MSNBC per i “primi segnali di ripresa” – mostra tutti i segnali di un crollo imminente. Ci sono troppe cose ovvie che possono andare in rovina, e ciò significa che ne esistono molte meno ovvie, cose nascoste che possono andare in rovina. Non è tragicamente sciocco sfidare la legge di Murphy , visto che funziona così bene anche senza aiuti da parte nostra? Ultimamente c’è stato addirittura l’appello per l’incriminazione dell’attuale Segretario al Tesoro, Geithner, per aver architettato la liquidazione a Goldman Sachs di 14 miliardi di credit default swaps da parte di AIG nel corso del salvataggio della stessa AIG. Va bene, e allora perché non Paulson, Bernanke, Blankfein…?
Ma le altre gradinate del circo sono stipate anche di pagliacci e di orsi danzanti. Anche con la bozza delle prospettive del mercato azionario per il 2010, è difficile spiegare perché il mondo debba investire in Buoni del Tesoro americano, specialmente tra pochi mesi, dopo l’iniziale corsa al bene sicuro – voglio dire, quando si potrebbe altrettanto facilmente acquistare titoli di stato a breve termine espressi in dollari canadesi o franchi svizzeri. E allora cosa succederà quando la Federal Reserve dovrà mangiarsi tutti i Buoni del Tesoro avanzati, mentre sta già soffocando con le obbligazioni di debito collateralizzate e i relativi titoli tossici spazzatura privi di alcun valore? Dopotutto, i biglietti verdi che ci scambiamo sono chiamati Banconote della Federal Reserve.
Perché qualcuno dovrebbe pensare che il mercato immobiliare continuerà a lievitare? Un grasso “maiale” fatto di mutui ARM (cioè mutui che non saranno mai ripagati in modo regolare) sta per spostarsi nel “serpentone” del mondo immobiliare, spingendo altri milioni di famiglie verso la morosità e i pignoramenti. Nel frattempo, le banche locali e regionali sono strangolate da un settore immobiliare già inadempiente sul quale avevano paura ad effetturare i pignoramenti e sono rimaste lontano dai mercati nel corso del 2009 per non far diminuire ulteriormente i prezzi delle abitazioni e non mettere “con l’acqua alla gola” altre famiglie per case che valgono molto meno del valore nominale del loro mutuo. Dubito che le banche stiano facendo questo per bontà di cuore ma, qualunque sia la ragione, questa truffa di assorbire i prestiti difficili non può andare avanti per sempre. Ad un certo punto, un sistema bancario deve basarsi sulla credibilità, su prestiti che possono effettivamente essere restituiti, oppure si spezzerà, e siamo vicini al punto di rottura.
La patetica verità che sta al centro del fallimento dell’immobiliare è che i prezzi devono scendere ancora se un normale lavoratore a busta paga potrà mai permettersi di comprarsi una casa in America a condizioni normali. Ad ogni modo, presto o tardi il sistema bancario dovrà espellere l’”inventario fantasma” di abitazioni tolte dai pignoramenti, e rivenderle al miglior prezzo che riusciranno a spuntare, altrimenti moltissime banche falliranno.
Potrebbero scendere comunque, perché la catastrofe del mercato immobiliare commerciale sta seguendo esattamente il fallimento del mercato immobiliare residenziale. L’offerta eccessiva di piccoli e grandi centri commerciali, centri direzionali e altri accessori dell’economia del “consumatore” ormai al tramonto sta per diventare la più grande passività che l’economia abbia mai visto nella storia dell’umanità. Chi vorrà mai comprare a buon mercato queste assurde proprietà, quando non riusciranno mai a trovare nessun affittuario per strutture costruite così malamente, né staranno al passo con la manutenzione (pensate ai tetti piatti che perdono), né per nessuna ragione verranno risistemate? In un mondo veramente giusto, molti di questi edifici andrebbero demoliti – se non per il fatto che tutto questo costa, e chi esattamente oggi vorrebbe avere un mercato di blocchi frantumati di calcestruzzo e finestre a ghigliottina in alluminio? Mi aspetto che quei posti vengano occupati abusivamente da dei senza tetto disperati.
Poi ci sono gli stati in fallimento, guidati dai più grandi, naturalmente – California e New York – ma con tanti altri dietro, che stanno scendendo vorticosamente dallo stesso tubo di scarico (probabilmente quarantanove con l’eccezione del Nirvana fiscale, il Nord Dakota!). Anche se riusciranno ad ottenere un salvataggio truffa da un governo federale ormai stanco di elargire salvataggi, gli stati dovranno comunque ridurre le schiere dei loro dipendenti pubblici (gettando nell’indigenza altre famiglie del ceto medio) mentre verranno ridotti enormemente i servizi pubblici, soprattutto per i poveri, gli ammalati e gli invalidi. Questo si riverserà su aspetti molto evidenti della vita di tutti i giorni, dalla sicurezza (aumento dei reati) al deterioramento di strade e ponti.
Forse la notizia più preoccupante che circola in questo primo mese dell’anno sono le voci delle imminenti carestie a causa di numerosi raccolti andati a male in tutto il mondo nella stagione dei raccolti del 2009 (Emergency Food Supply , Food Crisis For Dummies,Le previsioni di Wall Street per il 2010). Se il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti non ci ha mentito spudoratamente sui numeri nel 2009, c’è qualche segnale che i loro rapporti siano perlomeno incoerenti con le cifre reali delle scorte di granaglie e con i prezzi delle materie prime. E perché mai il Dipartimento dell’Agricoltura dovrebbe dire la verità se tutte le altre agenzie federali stanno riportando dei numeri fasulli? Considerata la crisi nei capitali e nei prestiti, bisogna anche chiedersi come faranno quest’anno gli agricoltori a chiedere prestiti per i loro raccolti.
Infine, c’è il mondo dell’energia globale. Il prezzo del petrolio parte questa settimana sopra gli 83 dollari al barile, collocandolo a circa 1,50 dollari dalla “zona pericolosa” nella quale inizia ad annientare l’attività economica negli Stati Uniti. Le cose e le procedure stanno cominciando a costare troppo. Benzina. Diesel (e, a proposito, questo significa un altro problema per la produzione di cibo che sta entrando nella stagione di interramento del 2010). Una situazione particolarmente inquietante nelle ultime settimane è stato il disaccoppiamento tra i rialzi del prezzo del petrolio e i rialzi del valore del dollaro. Ultimamente, il petrolio è aumentato sia che il dollaro fosse aumentato o meno. Due settimane fa il dollaro è sceso sotto quota 1,42 nei confronti dell’euro e oggi è sopra quota 1,45 e il petrolio, in tutto questo tempo, è aumentato costantemente dal valore che era di poco superiore ai 70 dollari. Il 2010 potrebbe essere l’anno in cui ci renderemo conto definitivamente che la domanda mondiale di petrolio supera l’offerta mondiale di petrolio – e che la produzione globale non può sostenere più di 85 milioni di barili al giorno, e non ci si può fare nulla.
Questi sono i pensieri che si agitano nella mia mente alle tre del mattino quando si alza il vento e risuonano rumori sinistri. Prepariamoci ad una o due stagioni molto dure.
James Howard Kunstler
Fonte: http://kunstler.com/blog
Link: http://kunstler.com/blog/2010/01/six-months-to-live.html#more
11.01.2010
Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org
Gli italiani sono brava gente?
http://www.youtube.com/user/joiyce73
di Cleophas Adrien Dioma*
Sento molte volte dire questa cosa qui. Sento spesso dire “noi italiani non siamo razzisti”. Siamo brava gente. Sono gli stupidi che si comportano in una certa maniera. Ah si? Davvero? La politica è stupida? I politici sono stupidi? La stampa è stupida? I giornalisti? È vero, non possiamo sempre generalizzare, ma alla fine uno che fa politica, qualche volta da una vita, facendo determinate scelte o dicendo determinate cose, non posso considerarlo stupido. Un giornalista che scrive determinate cose senza veramente cercare di stare attento (forse non vuole neanche esserlo) a quello che può provocare, ciò che scrive non può essere considerato stupido.
Io non so se gli italiani sono delle brave persone. So solo che qui nel mio nuovo paese ci sono delle persone per bene e delle persone cattive. Delle persone aperte come delle persone ottuse, che non capiscono niente. Ma questa è una cosa normale. In ogni paese troviamo questa realtà. Persone aperte agli altri e persone che rifiutano l’incontro. Non è quello che mi spaventa. Quello che mi spaventa è il fatto che essere stupido, ottuso o razzista non sia più un problema. Possiamo odiare i neri, parlare male dei rumeni, dare la caccia agli altri senza avere nessun timore. Alla fine è tutto permesso. I politici possono essere razzisti, i giornalisti possono scrivere dei testi che portano all’odio verso l’altro, i tifosi possono cantare delle canzoni contro i negri, i poliziotti possono picchiare ragazzi di colore. Non è razzismo. È stupidità. Se un datore di lavoro uccide il suo lavoratore solamente perché richiede il suo salario, non è razzismo è stupidità. Poi alla fine sono atti isolati. Questi atti isolati diventano tanti però. Gli stupidi crescono molto. La stupidità sta diventando una malattia contagiosa in Italia. E non possiamo fare finta di niente. Dire sempre “non è grave”. Cos’è più grave: un senegalese ammazzato perché richiede il suo dovuto e meritato stipendio o il nostro premier aggredito da un malato mentale?. Cos’è violenza? Un ragazzo nero ammazzato perché voleva rubare dei biscotti o immigrati ubriachi che pestano un poliziotto a Parma? Quando sento alla televisione, o sulla stampa parlare di abbassare i toni dopo l’aggressione del premier, mi chiedo se questo abbassamento dei toni è solo per questa faccenda o riguarda anche tutte le parole e le scritte di violenza (qualsiasi violenza) che girano attorno alle realtà delle cosiddette persone straniere.
Questa violenza istituzionale porta tanta gente a credersi legittimata a tenere comportamenti razzisti o violenti verso l’altro con tutte le conseguenze e atti che quello comporta. Cos’è più illegale? Il fatto che molti sfruttano tanti immigrati senza documenti per il lavoro nero o il reato di clandestinità? Io credo che ci dobbiamo fare le vere domande per cercare di trovare le risposte adeguate. Io credo che la clandestinità non sia una cosa giusta per l’Italia ma neanche per i clandestini. Io lo sono stato e voglio dire che non è stata un’esperienza piacevole. Non è bello “non esistere”. Non essere. Non potere avere ragione né torto. Non potere alzare la mano e dire quello che si pensa. Non è bello lavorare in nero. Senza diritti e senza neanche certezze. Senza sicurezza. Nelle mani di persone spesso senza scrupoli. E non è mai una bella scelta quella di fuggire da casa propria per andare in un paese che può essere qualche volta ostile. Nessuno scappa per piacere. Ognuno, credo, sta bene a casa propria. Ma, dal momento che siamo qui, chiediamo rispetto per quello che siamo: esseri umani. Poi possiamo parlare di regole, di leggi. Delle cose che si possono fare, di quelle che non si possono fare, del modo in cui potremmo creare una società nella quale tutti noi possiamo stare bene. Ma senza rispetto verso l’altro non ci sarà mai nessuna soluzione.
Cleophas Adrien Dioma è nato a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 1972. Vive a Parma. Poeta, fotografo, video documentarista è direttore artistico del festival Ottobre Africano. Collabora con “l’Internazionale” e “Solidarietà Internazionale”.
*tratto da www.domani.arcoiris.tv
Io non so se gli italiani sono delle brave persone. So solo che qui nel mio nuovo paese ci sono delle persone per bene e delle persone cattive. Delle persone aperte come delle persone ottuse, che non capiscono niente. Ma questa è una cosa normale. In ogni paese troviamo questa realtà. Persone aperte agli altri e persone che rifiutano l’incontro. Non è quello che mi spaventa. Quello che mi spaventa è il fatto che essere stupido, ottuso o razzista non sia più un problema. Possiamo odiare i neri, parlare male dei rumeni, dare la caccia agli altri senza avere nessun timore. Alla fine è tutto permesso. I politici possono essere razzisti, i giornalisti possono scrivere dei testi che portano all’odio verso l’altro, i tifosi possono cantare delle canzoni contro i negri, i poliziotti possono picchiare ragazzi di colore. Non è razzismo. È stupidità. Se un datore di lavoro uccide il suo lavoratore solamente perché richiede il suo salario, non è razzismo è stupidità. Poi alla fine sono atti isolati. Questi atti isolati diventano tanti però. Gli stupidi crescono molto. La stupidità sta diventando una malattia contagiosa in Italia. E non possiamo fare finta di niente. Dire sempre “non è grave”. Cos’è più grave: un senegalese ammazzato perché richiede il suo dovuto e meritato stipendio o il nostro premier aggredito da un malato mentale?. Cos’è violenza? Un ragazzo nero ammazzato perché voleva rubare dei biscotti o immigrati ubriachi che pestano un poliziotto a Parma? Quando sento alla televisione, o sulla stampa parlare di abbassare i toni dopo l’aggressione del premier, mi chiedo se questo abbassamento dei toni è solo per questa faccenda o riguarda anche tutte le parole e le scritte di violenza (qualsiasi violenza) che girano attorno alle realtà delle cosiddette persone straniere.
Questa violenza istituzionale porta tanta gente a credersi legittimata a tenere comportamenti razzisti o violenti verso l’altro con tutte le conseguenze e atti che quello comporta. Cos’è più illegale? Il fatto che molti sfruttano tanti immigrati senza documenti per il lavoro nero o il reato di clandestinità? Io credo che ci dobbiamo fare le vere domande per cercare di trovare le risposte adeguate. Io credo che la clandestinità non sia una cosa giusta per l’Italia ma neanche per i clandestini. Io lo sono stato e voglio dire che non è stata un’esperienza piacevole. Non è bello “non esistere”. Non essere. Non potere avere ragione né torto. Non potere alzare la mano e dire quello che si pensa. Non è bello lavorare in nero. Senza diritti e senza neanche certezze. Senza sicurezza. Nelle mani di persone spesso senza scrupoli. E non è mai una bella scelta quella di fuggire da casa propria per andare in un paese che può essere qualche volta ostile. Nessuno scappa per piacere. Ognuno, credo, sta bene a casa propria. Ma, dal momento che siamo qui, chiediamo rispetto per quello che siamo: esseri umani. Poi possiamo parlare di regole, di leggi. Delle cose che si possono fare, di quelle che non si possono fare, del modo in cui potremmo creare una società nella quale tutti noi possiamo stare bene. Ma senza rispetto verso l’altro non ci sarà mai nessuna soluzione.
Cleophas Adrien Dioma è nato a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 1972. Vive a Parma. Poeta, fotografo, video documentarista è direttore artistico del festival Ottobre Africano. Collabora con “l’Internazionale” e “Solidarietà Internazionale”.
*tratto da www.domani.arcoiris.tv
Io e voi che leggete, poveri stronzi, di nuovo fottuti dal Potere
di Paolo Barnard
Dio mio, il Potere ci ha fottuti di nuovo, poveri stronzi che siamo tutti noi scribacchini dall’Antiqualcosa, e tutti voi tossicomani della Rete. Poveri, poveri gonzi, la pena che facciamo è straziante. Ditemi, dove risiede la stanza dei bottoni di questo meraviglioso web? Sta in America, fra le mura dell’ICANN, per fare un esempio, ma sta lì, nelle corporate rooms di quel Paese, proprio quello, chiaro? E allora, allora, ma vi sembrava possibile che sta gente ci regalasse una macchina da guerra immane con cui fargli un mazzo così? Ma vi sembrava possibile che se ne stessero inerti a guardare mentre le ‘belle anime’ del pianeta si armavano di blog, news networks, social networks, siti, forum, video, piazze virtuali, per spaccargli la schiena? Peter Sutherland, Leon Brittan, George Shultz, Lloyd Blankfein, Pascal Lamy, Mario Draghi… i padroni del mondo, gente così secondo voi è idiota? Stanno tremando di paura, secondo voi, ogni volta che cliccano su Democracy Now, su Znet, o su Grilloblog? Oppure se ne stanno rilassati nelle loro suites di Londra, Roma, Parigi e Manhattan? La seconda. Ecco perché, e vien da piangere.
La Rete esiste in media nelle nostre case dalla metà degli anni novanta, oggi siamo nel 2010. Diciamo quindici anni. Prendiamo i quindici anni prima dell’arrivo del web, 1980-1995. I mezzi di comunicazione e di organizzazione civica fra cittadini attivi di quell’epoca erano l’equivalente del biroccio col mulo a confronto di ciò che la Rete ci ha reso disponibile, cioè lo Space Shuttle. Il paragone calza, anzi, forse è anche inadeguato. Meglio la cerbottana a confronto con la portaerei USS Enterprise. Se io munisco un uomo di cerbottana per difendersi dal suo nemico, mi aspetto una lotta. Se gli fornisco una portaerei nucleare e aerei supersonici mi aspetto un altro tipo di lotta, oserei dire più efficace, cioè un altro risultato, ben altro. E cosa abbiamo fatto noi con i nostri ordigni al plutonio nuovi di zecca? Sapete qual è la risposta? E’ che ne abbiamo fatto un videogioco planetario, e gli stiamo davanti istupiditi, drogati, nevrotizzati, ma anche compiaciuti nel più straziante autoinganno globale della Storia. Non abbiamo fatto esplodere una singola bomba, il nemico è illeso, anzi, rafforzato, con forse l’unica preoccupazione quella di pulirsi dal fondo dei pantaloni la polvere dei petardini che ogni tanto la nostra portaerei gli butta fra i piedi. Questa è la realtà, Dio mio. Come abbiamo fatto a ridurci così?
Di nuovo una risposta: è stato possibile perché, come vado denunciando da anni, la massa delle ‘belle anime’ occidentali si ostina a non voler capire cosa sia il Potere, o meglio, si ostina a non voler vedere l’entità della scaltrezza del Potere. Se solo qualcuno di noi si fosse arrestato di fronte al primo click in rete quindici anni fa e si fosse fatto le domande che ho scritto sopra, se ci fossimo subito chiesti “Alt, calma, che è sta roba che ci hanno scodellato, alt, cosa sta cucinando il Potere qui?”, forse non saremmo a sto miserabile punto. Perché era evidente, Cristo, che se ci davano la Rete era perché loro sapevano benissimo cosa la Rete ci avrebbe fatto, lo sapevano con serena precisione, ci avevano pensato a lungo, si erano confrontati, e la loro conclusione era che ne avremmo fatto questo videogioco da videodipendenti all’ultimo stadio, e cioè, udite, l’ennesimo prodotto di consumo compulsivo della loro Esistenza Commerciale e Cultura della Visibilità, cioè di nuovo un ulteriore passo verso l’abisso della paralisi civica. Esattamente ciò che loro vogliono ci accada. Ed è accaduto, siamo sempre più inerti, noi, manica di deficienti convinti di essere in lotta ogni mattina quando clicchiamo in questo web che figlia informazioni a ritmo frenetico come un colossale brodo batterico fuori controllo. In lotta noi, ingozzati d’informazione oggi a un ritmo così stordente che neppure il tetro immaginario di George Orwell l’avrebbe potuto concepire come macchina di annullamento civile. Lotta? Ma dove? Ma i risultati li vedete? Lo ripeto, abbiamo in mano una portaerei nucleare quando solo pochi anni fa avevamo le cerbottane, e cosa è cambiato?
Gli uomini e le donne delle cerbottane vissero in un mondo manifestamente imperfetto, ma date un’occhiata: nell’Italia dei mezzi d’informazione collosi, pochi, e blindati dalla Democrazia Cristiana-Vaticano costoro furono capaci di ribaltare la Storia del Paese con divorzio e aborto, difeso quest’ultimo poi nel 1981 con un referendum da record (67%), in un’affermazione di volontà civica unica al mondo in questo ambito. Le donne italiane nell’era in cui i computer erano scatole di dimensioni industriali seppero prendere il maschio latino per le orecchie e ficcargli la testa nei pannolini puzzolenti dei figli, le braccia sui manici del passeggino, e si ritagliarono una larga fetta di dignità in un mondo tutto di pantaloni. Non la perfezione, ma un salto in avanti storico. E, sempre senza Internet col suo immane seguito di starnazzamenti, gli operai italiani soffocarono il terrorismo rosso dopo l’assassino di Guido Rossa nel gennaio del 1979, di nuovo una dimostrazione di forza civica ammirevole se si considerano le tremende condizioni lavorative operaie di allora, sulle quali la tentazione di scadere nella violenza poteva avere una facile presa. I magistrati dell’Italia di Fantozzi presero di petto gli scandali petroliferi, quelli dei colossi imprenditoriali di Stato (IRI), scoperchiarono la P2, e poi ci fu Tangentopoli, altro capitolo storico senza precedenti forse in tutto l’Occidente che trovò impeto senza blog, V-day, senza i ‘paladini’ e i loro diecimila libri e video. Un capitolo questo che di nuovo fu difeso dall’Italia dei rudimentali fax nell’estate del 1994 (decreto Biondi salva ladri) con una quasi insurrezione popolare (mai più vista da allora così veemente). In quello stesso anno la tenacia decennale di un popolo in stracci e costretto alla schiavitù, unitamente al lavoro di migliaia di attivisti europei armati di telefoni se andava bene, sconfisse l’Apartheid in Sudafrica. Poco prima era crollato il muro di Berlino, portando fra le altre cose all’unificazione della Germania, dove io ricordo l’esistenza di vibranti forze civiche anti imperialiste e anti nucleari di cui ora, col nostro stupefacente web, non si trova più traccia. E al nucleare, l’Italia del TG1, TG2 e TG3 seppe nel 1987 porre un freno netto, in un referendum che toccò punte dell’80% di cittadini contrari all’atomo, che oggi invece rialza la testa nell’indifferenza quasi generale. Gli anni delle cerbottane, dal 1980 in poi, videro anche l’esplosione della consapevolezza ambientale grazie a Greenpeace, e il crollo di dittature fra le più atroci della Storia moderna, in America Latina; lì lottarono per sbarazzarsi non dico di un Berlusconi, o della Camorra, ma di un impero neonazista finanziato e armato dalla più grande potenza mondiale, delle sua infinite camere di tortura e dei campi di concentramento. Lottarono morendo a decine di migliaia in condizioni disumane, e nessuno di loro mai cliccò un mouse, non c’era Facebook. Nel 1984, con una telecamera e un aereo bimotore, un singolo reporter, Mohamed Amin, portò sugli schermi del mondo la tragedia della fame in Etiopia, salvò milioni, l’ondata di indignazione mondiale costrinse i Paesi ricchi a mettere in agenda la fame dei poveri per la prima volta. Amin morì prima ancora che nascessero i blog. E così fu, in una lunga scia di vittorie contro la barbarie nell’era delle cerbottane.
Poi arriva la Rete, ohhhhh! Tutto quanto sopra viene in teoria potenziato nelle stesse proporzioni in cui lo Tzunami potenzierebbe l’ondina della risacca serale. I cittadini attivi del pianeta, i combattenti per la giustizia, scendono dal mulo e salgono sull’Eurostar, gettano la fionda e imbracciano i missili Cruise. E allora tutti con lo sguardo proteso in avanti in trepidante attesa di un’imponente rimonta, di un mondo migliore.
Negli anni che vanno dal 1995 a oggi la povertà nel Sud del mondo è salita a 2,7 miliardi di esseri umani, di cui un miliardo sopravvive con 1 dollaro al giorno rispetto agli 800 milioni di dieci anni fa (+200 milioni). La crisi finanziaria dell’anno scorso ne ha aggiunti 53 milioni, che rischiano la soglia della povertà. Negli Stati Uniti di oggi quasi 50 milioni di persone soffrono la fame, cioè non possono nutrirsi più di una volta al giorno; in Italia adesso il 17% delle famiglie è in grave difficoltà, rispetto al 10% ‘tradizionale’, l’11,2% non arriva a pagare le spese mediche, infatti un italiano su 5 non fa visite specialistiche per povertà. Oggi un 10% di italiani ricchi possiede la metà di tutta la ricchezza, un aumento di concentrazione notevole secondo la Banca d’Italia. E mentre la crisi alimentare sta uccidendo nel mondo numeri senza precedenti, i 12 miliardi di dollari promessi all’inizio del 2009 dai potenti per sradicare la fame (Millennium Development Goal) non si sono materializzati, mentre per salvare le banche ne sono stati spesi dai cinquemila agli undicimila di miliardi di dollari, secondo le stime. Ma cliccando sui mouse della nostra nuova macchina da guerra abbiamo eletto Obama!, certo. Cioè sfruttando la coglionaggine di milioni di attivisti di tastiera si è permesso a un truffatore guerrafondaio, omertoso protettore della CIA, filo sionista di ferro, baciapile dei banchieri che oggi ha il gradimento più basso nella storia delle presidenze USA dai tempi di Dwight Eisenhower, di occupare il posto di uomo più potente del mondo. Che risultato! Navigando con la nostra portaerei le portentose onde dei blog d’informazione, contro-informazione e contro-contro-informazione a suon di decine di milioni di articoli e video ci siamo fatti scappare dai buchi del radar circa 68 guerre, di cui due, Iraq e Afghanistan, nonostante abbiamo ricevuto la più ampia esposizione mediatica della Storia umana. Ah, scordavo, ci è scappato nell’era della trincea di tastiera anche il ritorno in grande stile della tortura, dibattuta tranquillamente sui banchi parlamentari figli di Cesare Beccaria, povero Cesare. La spesa militare globale del 2008, secondo SIPRI, è stata di 1.464 miliardi di dollari, con un aumento del 45% rispetto a dieci anni prima, altra risonante vittoria dei pc internettiani. Nell’era del web assieme all’onanismo dei social networks è esploso anche il nuovo Panic Marketing, quello della mucca pazza, di Ebola, della Sars, dell’Aviaria, della Suina, quello che ha il doppio scopo di distrarci in massa dalle questioni concrete e di alleggerirci il portafoglio, e lo sapete, vero, che a proposito di questo noi italiani siamo adesso in passivo per 184 milioni di euro cacciati nel pattume della Suina? E mentre noi cittadini cybercombattenti civici facciamo le ore piccole per non perderci la denuncia numero 430.871 del paladino numero 346 sul blog 5.329 dove sono postati i commenti numero 3.786.987.760, capita che i diritti dei lavoratori si siano estinti… ci siamo distratti un attimo e puff, non ci sono più. Oggi il 52% degli elettori di Berlusconi, di Berlusconi!, approva le occupazioni delle fabbriche da parte di operai disperati; i due terzi dei leghisti approva la mobilitazione della CGIL, e l’80% degli italiani sostiene i picchetti davanti alle fabbriche. Significa forse che un’ondata di sinistra sta spazzando l’Italia? No, significa che un’ondata di disperazione senza precedenti sta spazzando elettori a 360 gradi trascinati mai come oggi di fronte al crollo del bene essenziale del lavoro. Un milione e seicentocinquantamila lavoratori italiani se perdessero il lavoro non avrebbero neppure un euro dallo Stato. Il 61% di tutto il lavoro precario italiano è giustificato unicamente dalla “tendenza a ridurre il costo del lavoro e il costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare”. Ma non eravamo noi, i cittadini attivi, che armati di webpower dovevamo migliorare la Storia? Perché sta tutto peggiorando nonostante il tripudio di megawatt di potere informativo e formativo della Rete? Quando il pool di Mani Pulite spedì in pensione (più che in galera) la classe politica della prima Repubblica non c’erano Grillo, Travaglio e i loro seguiti immani in Rete. Oggi ci sono, ma a detta dello stesso autorevole Travaglio le cose in quanto a mazzette sono molto peggio di prima (si legga il suo Mani Sporche). Silvio Berlusconi ha vinto quattro mandati, nonostante il Vajont di sputtanate che la Rete gli ha riversato addosso, la sinistra sta al British Museum accanto alla stele di Rosetta. Le Mafie aumentano gli introiti ogni anno, oggi sono a circa 91 miliardi di euro di bottino. L’Europa ci toglie le costituzioni nazionali e la sovranità col Trattato di Lisbona, che di nuovo è filtrato indenne attraverso la nostra possente Rete fottendosene della prerogativa democratica di 500 milioni di cittadini. La lotta al riscaldamento globale ristagna. I banchieri impoveriscono il mondo per dodicimila miliardi di dollari in 12 mesi truffando i cittadini, ma neppure uno di loro finisce in galera, anzi, molti incassano bonus milionari. Le donne dell’era web ridotte a pezzi di scottona sculettanti che hanno orgasmi negli spot con lo yogurt o strusciando un piano cucina, ridotte con l’ano zoomato in edicola o a essere viste ma non udite in Tv. Avete più visto una protesta nelle strade? E infine Haiti. Cosa abbiamo fatto noi eroi del web attivo, noi combattenti di tastiera per gli ultimi della terra? Vorrei che vi fosse un solo essere umano ad Haiti oggi, vivo o morto, che abbia lasciato scritto “dal 1995 le cose sono cambiate qui. Grazie ‘belle anime’ di Internet”. Nel 1994 il loro presidente democraticamente eletto, Jean Bertrand Aristide, fu rimesso da Clinton al suo posto dopo che la CIA nel 1991 aveva pensato bene di cacciarlo, dato che ahimè gli haitiani avevano avuto il coraggio di votare per il solito partito sbagliato (cioè quello che piaceva a loro e non a Washington). Ricordo bene da cronista che in occasione del golpe del ’91 un certo clamore di stampa si era fatto sentire. Dieci anni dopo, nel 2004, di nuovo Francia e USA decisero che Aristide non era accettabile, lo caricarono letteralmente impacchettato su un aereo diretto in centro Africa, e ripresero a succhiare il sangue alla popolazione stremata dai SAP del Fondo Monetario Internazionale. In un rapporto del Dipartimento di Stato americano di allora si leggeva che “il commercio per export e le politiche d’investimento che imponiamo, schiacceranno senza pietà i coltivatori di riso ad Haiti”. Ma nel 2004 avevamo la Rete, i mouse al plutonio, i missili web, i blog nucleari… esplodemmo due petardi. Mi fermo qui, ai piedi di quei 200.000 morti.
La conclusione che propongo è chiara. L’arrivo di Internet nelle trincee della lotta sociale non ha migliorato il mondo, né l’Italia, anzi. Questo perché, come ho già scritto, il suo scopo era e rimane quello di drogare milioni di persone comuni, e di far scadere i pochi attivisti in una patologia ossessiva da attivismo di tastiera che li rendesse del tutto inutili. Ci sono riusciti, il Potere ha di nuovo vinto. Siamo una manica di stronzi maniacali totalmente risucchiati da questo mostruoso videogioco globale, del tutto incapaci di fare quello che i nostri nonni o i nostri padri, ed esseri umani per millenni prima di loro, hanno saputo fare per cambiare il loro mondo. Ed è per questo che io ridicolizzo chi come Antonella Randazzo pretende sovvenzioni perché deve poter dedicare ancora più tempo a scaricare in questa casa di pazzoidi drogati ancora più informazioni. Ecco perché attacco Travaglio e i suoi partner dell’Industria della Denuncia e dell’Indignazione, che significa altre tonnellate di informazioni riversate in questa allucinante discarica del web per produrre solo il nulla. Mentre l’Italia marcisce e il mondo muore. Ecco infine perché dico da tanto tempo che ogni singolo cittadino occidentale sa da decenni e alla nausea cosa non va, la tragedia è che non sa più cosa farci.
E allora, cari colleghi di Paolo Barnard, tu Paolo Barnard e voi tutti popolo del web: il web è stato creato per toglierci definitivamente le palle, non ci serve a nulla nella guerra col nemico. Smettete di leggere e commentare ossessivamente, disintossicatevi, piantiamola di pubblicare a raffica (noi autori e voi siti), ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo? Perché il Potere mi ha fottuto, ancora una volta?
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=174
Hatoyama mantiene le promesse. Una buona notizia!
di: Alessandro Sassone fonte: Rinascita
Il premier giapponese Yukio Hatoyama ha mantenuto la prima grande promessa con gli elettori. Giovedì a mezzanotte sono scaduti i termini della missione nipponica in Afghanistan e, nonostante le pressionidell’amministrazione Obama, Hatoyama si è rifiutato di prorogare la legge che nel 2001 aveva autorizzato la missione di appoggio navale alle operazioni militari statunitensi in Afghanistan. L’ordine è stato diramato ieri dal ministro della Difesa di Tokyo, Toshimi Kitazawa, che ha comunicato alle navi militari giapponesi presenti nell’Oceano Indiano di rientrare in patria.Dopo otto anni si conclude così l’impegno
giapponese in Afghanistan. La partecipazione di Tokio a Enduring Freedom
fece discutere per le pressioni che gli Stati Uniti esercitarono
affinché l’allora governo Koizumi mettesse mano alla Costituzione del
1946, una Carta fondamentale elaborata e imposta proprio dai vincitori
del secondo conflitto mondiale, gli Usa, al Giappone. L’art. 9 di fatto impediva al Giappone la possibilità di avere un proprio esercito da impiegare al di fuori dei confini del territorio ma le pressioni di Washington sull’allora governo Koizumi portarono ad una modifica costituzionale che consentì così alle forze giapponesi di sostenere, a partire dal dicembre 2001, le unità navali nordamericane, pachistane e di altre nazionalità. Dopo 8 anni il nuovo corso democratico del Giappone mostra un nazionalismo sopito e, come più volte annunciato da Hatoyama, punta a ristabilire i rapporti di equilibrio tra Washington e Tokio. Già negli scorsi mesi, la battaglia Stati Uniti-Giappone si era concentrata sulla questione della presenza militare Usa sull’isola di Okinawa. Il duro braccio di ferro che non si è ancora concluso ha
rischiato di provocare una rottura nelle relazioni tra Washington e Tokio.
http://www.stampalibera.com/?p=8605
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