mercoledì 20 gennaio 2010

Influenza suina: la fine di una pandemia mediatica




















di Andrea Boretti

I contratti tra governo e Novartis, finalmente pubblici, segnano la fine della pandemia mediatica. Mentre il ministro Fazio continua a tacere sull’argomento, in parlamento già si parla di commissione d’inchiesta e anche in Europa si discute sulla “più grande truffa sanitaria del secolo”.

L'avevamo detto qualche tempo su Terranauta: il contratto tra lo Stato e la Novartis per la fornitura di vaccino antinfluenzale AH1N1 ha qualcosa che non quadra. Tanto per cominciare è segreto, cosa che non si è mai vista in un contratto pubblico che tale deve essere per definizione.

Come è possibile? È presto detto. Il testo è stato sottoscritto in base all'ordinanza n.3275 della Presidenza del Consiglio del 2003 (di Berlusconi insomma), ordinanza che è stata emanata per fronteggiare rischi di natura terroristica legati alla crisi internazionale di quegli anni. Insomma, un'"emergenza" sanitaria viene considerata e trattata come fosse un'emergenza terroristica.
Ma perché è stato scelto un livello di riservatezza così alto per questo contratto? Quali sono le motivazioni di scelte di questo genere? Anche qui la risposta è semplice e per trovarla basta guardare, ora che finalmente è possibile, tra gli articoli del contratto stesso.
Articolo 1. Novartis è obbligata a produrre il vaccino e rispettare il contratto solo finché questo si rivelasse ragionevole da un punto di vista commerciale. Se per qualche motivo "ragionevole" non addebitabile alla multinazionale, la Novartis non potesse continuare la produzione, lo Stato è comunque tenuto a pagare.
Articolo 3. La multinazionale si impegna a consegnare il vaccino entro una certa data ma qualora non ce la facesse è sufficiente avvisare il ministero 7 giorni prima. E se il ministero non potesse più ritirare il prodotto, la Novartis potrà rivenderlo ad altri e comunque fatturare al ministero quanto non ritirato.
Articolo 4. se il vaccino dovesse risultare dannoso per la salute "Il Ministero è tenuto a indennizzare, manlevare e tenere indenne la Novartis da qualsiasi perdita che l'azienda sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e cose causati dal prodotto". Insomma, se il vaccino crea un danno al vaccinato non paga la Novartis ma lo Stato, cioè noi.
Articolo 5. Ogni fiala di vaccino costa 7 euro più IVA per un totale di 184 milioni di euro.
Articolo 9. Nel caso il vaccino non avesse ottenuto l'autorizzazione alla messa in commercio, il ministero avrebbe comunque dovuto corrispondere alla multinazionale un forfait di 24 milioni di euro netti. Per fortuna, o purtroppo – a seconda di come la si voglia vedere – l'autorizzazione è stata data e ora sono 184 i milioni che lo stato deve a Novartis.

Ce n'è abbastanza per capire per quale motivo il contratto è rimasto riservato così a lungo.I dettagli del contratto con la multinazionale svizzera arrivano in questi giorni sull'onda degli ultimi dati relativi all'influenza e alle vaccinazioni e per questo fanno ancora più scalpore. Dei 24 milioni di dosi ordinate, solo 10 sono stati consegnati e distribuiti alle ASL che ne hanno usate 865000, appena il 4%. È vero che la stagione influenzare non è ancora finita, è vero che una nuova "ondata" (come la chiamano gli esperti) è sempre dietro l'angolo, ma è vero anche che l'estensione della possibilità di vaccinarsi agli over 65 con patologie croniche sa molto di saldi di fine stagione. Se poi qualche dubbio restasse sulla natura mediatica della pandemia, con questi ultimi dati direi che il velo di maya è stato finalmente squarciato.
A seguito dello scarso successo del vaccino e dei rilievi della corte dei conti che ha già dichiarato anomale le condizioni contrattuali di acquisto dello stesso (tutte a sfavore dello Stato come abbiamo visto), anche il Codacons ha aperto una class action perché venga bloccato il pagamento delle dosi di vaccino non utilizzate. Insomma, i cittadini italiani non solo non hanno voluto fare il vaccino, storditi dalla confusione mediatica e dai messaggi contraddittori, ma non ci stanno a pagare un vaccino che a questo punto è facile classificare come inutile. In sintesi: hanno tentato di fregarci, non ci siamo cascati e non vogliamo pagare!
Dopo giorni di silenzio finalmente Fazio, che ha annullato l'ordinativo di metà delle dosi di vaccino previste, ha fatto sapere che il 10% delle dosi acquistate dallo stato italiano verranno donate all'OMS perché le distribuisca nei paesi poveri. Aggiunge poi che i vaccini acquisiti non verranno sprecati (anche se scadono entro 12 mesi dalla data di produzione) e che "Abbiamo agito secondo il principio di precauzione". Se così fosse chi ha fatto le stime sui contagi e sulle necessità andrebbe, a nostro giudizio, quanto meno messo in discussione, e se anche ciò accadesse non credo che l'argomento possa essere chiuso in questo modo.
Nonostante il ministro continui, infatti, a non rispondere alle domande sul contratto Novartis, il problema rimane e dall'opposizione cominciano finalmente ad alzarsi voci per una commissione parlamento d'inchiesta.

Se le commissioni parlamentari italiane non spaventano veramente le multinazionali, tira comunque una brutta aria per Novartis e sorelle. La discussione sul vaccino e sulla "pandemia", si sta infatti spostando anche in Europa. Nei giorni scorsi Wolfgang Wodart, presidente della commissione sanità del consiglio d'Europa ha definito l'influenza AH1N1 "Uno dei più grandi scandali sanitari del secolo".
Ma non è tutto, le accuse di Wodart si sono infatti spinte oltre, molto oltre. Secondo il parlamentare europeo le multinazionali avrebbero infiltrato i loro uomini all'interno dell'OMS al fine di ammorbidire la definizione stessa di pandemia e spingere l'organo internazionale a dichiarare così l'emergenza. Wodart non ha fatto alcun nome, ma pare chiaro il riferimento almeno a Roy Anderson contemporaneamente membro del consiglio di amministrazione della Glaxo Smith Kline e consulente del governo britannico proprio per l'influenza AH1N1.
A seguito dell'intervento del parlamentare tedesco, nei prossimi giorni in Europa si discuterà quindi dell'opportunità di aprire un'indagine a riguardo.
Dopo l'aviaria, dopo il tamiflu e dopo tante altre "suine" che negli ultimi anni ci hanno propinato, sembra finalmente giunto il momento della verità. Noi lo sapevamo da tempo e i segnali che la presunta mortalità dell'influenza A fosse solo mediatica c'erano tutti, ora però ci sono documenti e ci sono parlamentari, italiani ed europei, che chiedono conto di quanto avvenuto negli ultimi mesi. Di sicuro la credibilità dell'OMS ne uscirà danneggiata, e di molto. Di sicuro i cittadini italiani ne sono usciti bene, solo in pochi - comunque troppi - sono caduti nella trappola del vaccino, dubito che ripeteranno l'errore.
La speranza è che tutto questo allarmismo inutile, al solo scopo di ottenere introiti più elevati, abbia insegnato ai cittadini che bisogna informarsi da fonti diverse - non bastano i TG - confrontarsi e decidere con coscienza, la corsa al vaccino del momento potrebbe avere conseguenze più negative che positive.

http://www.terranauta.it/

 

Marino "boicottato" in ospedale per le primarie
















20 gennaio 2010
L’attività di chirurgo di Ignazio Marino sarebbe stata ostacolata quando decise di candidarsi alla segreteria del Partito democratico in concorrenza con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. È quanto emerge da alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta giudiziaria calabrese su tutt'altri temi rivelate oggi dal Corriere della Sera. Alcuni dirigenti del Servizio sanitario regionale dell'Emilia Romagna avrebbero montato un’azione di boicottaggio ai danni del senatore Pd, chirurgo notissimo, uno dei maestri del trapianto di fegato.

L'obiettivo (raggiunto) era sbarrargli le porte del S.Orsola-Malpighi, policlinico universitario nel cuore di Bologna con un reparto all’avanguardia nei trapianti di fegato. Con il S.Orsola, struttura pubblica, il medico aveva già raggiunto un’intesa. «Marino arriva al S.Orsola», titolavano i giornali bolognesi a fine aprile 2009. E c’era l’ok dell’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni (Pd). Poi, a luglio, la candidatura alle primarie del Pd. A quel punto che cosa succede?

Lo raccontano le intercettazioni captate in un’inchiesta mille chilometri più a sud. Il pm Pierpaolo Bruni della Procura di Crotone indagando su presunti illeciti nella realizzazione di due centrali termoelettriche incappa nelle conversazioni «bolognesi», ritenute potenzialmente «apprezzabili» sotto il profilo penale. Dunque potrebbe essere aperta un’inchiesta specifica. «Le conversazioni mettono in risalto — scrive la procura crotonese — le azioni ostruzionistiche che alcuni dirigenti dell’Azienda sanitaria di Bologna avrebbero posto in essere nei confronti del senatore Ignazio Marino, candidato alle primarie del Pd.

In particolare non gli sarebbero stati perfezionati i contratti che lo avrebbero legato, quale chirurgo, al policlinico S. Orsola di Bologna, per essersi contrapposto all’onorevole Luigi Bersani nella corsa all’elezione di segretario del Pd». Il telefono intercettato è quello di Giuseppe Carchivi, commercialista originario di Crotone ma con studio in provincia di Siena. È un professionista molto quotato e con relazioni politiche ad alto livello, racconta il Corriere. Il 25 agosto lo chiama un «professore» chirurgo al S.Orsola:

Le intercettazioni del Corriere della Sera

CHIRURGO (C): «... Ti volevo raccontare una cosa, successa la settimana scorsa ... dopo lo schieramento politico di Marino ».
GIUSEPPE (G): «Eh Eh». C: «Hanno fatto il volta faccia (...) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua ... il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli "sa...abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna", pensa che cazzate che gli ha raccontato ... io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui (Marino, ndr) m’ha detto: "ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare...". Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: "Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione". Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona».

G: «Che tristezza».
C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che ... insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate ...».

G: «A Siena potrei aiutarlo, ma Siena è come Bologna ... E Pinna (direttore reparto trapianti, ndr), che dice?».
C: «Pinna ha detto che (Marino, ndr) ha fatto una mossa che gli ha tagliato le gambe, Bissoni (assessore regionale alla Sanità, ndr) era favorevolissimo all’operazione ».

G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»
C: «Però è così, Giuseppe ... questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (...) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria ... che c’ha i malati che aspettano... Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto».

G: «E se lo controfirmasse?»
C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti ... io mi troverò un altro posto ...Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro... tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500...» (...)

G: «Renditi conto che qui siamo al paradosso ... andare ad aiutare il Presidente della commissione d’inchiesta (sulla sanità pubblica, ndr), uno dei migliori chirurghi al mondo, a trovare una sala operatoria. (...) Io ne parlo con Ignazio, sarei per fare una rivoluzione ... questo è uno scandalo nazionale».

http://www.unita.it/news/italia/93930/marino_boicottato_in_ospedale_per_le_primarie

http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93931

I PADRONI DEGLI STATI















DI IDA MAGLI
Italiani liberi

Da molti giorni si discute di tasse: tagliarle, non tagliarle, con la conclusione, abbastanza assurda, che questo non si può fare, come ha detto Berlusconi, a causa “dell’eccessivo debito pubblico e dell’aumento degli interessi da pagare su questo debito”. Assurda nel senso che non si capisce perché mai il Governo abbia avanzato un’ipotesi del genere se non aveva intenzione di passar sopra al problema del debito pubblico e dei suoi interessi visto che questo ostacolo c’era ovviamente anche prima. Sarebbe stata finalmente l’occasione per discuterne con i cittadini invece di prenderli in giro con speranze inutili. Ma nulla. Non una parola sulle cause dei “debiti pubblici”, sull’aumento progressivo e inevitabile degli interessi da pagare su questi debiti, sulla sovranità monetaria consegnata dagli Stati alle Banche.

Tacciono tutti, però; non soltanto Berlusconi e Tremonti. Tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro; tacciono i giornalisti di tutto il mondo che, pur sapendo, compilano diligentemente ogni giorno la loro brava rubrica di economia, senza mai il più piccolo accenno al problema dei problemi; tacciono i governanti degli Stati europei e non si azzardano ad aprire bocca neanche di fronte all’arrogante spudoratezza del Signor Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, il quale afferma, evidentemente con la certezza di poter mentire quanto vuole, che sarebbe sbagliato addossare ai banchieri le colpe della crisi economica! E’ questa, con tutta evidenza, l’immediata reazione di rabbia di un potente banchiere al piccolo passo d’indipendenza compiuto da Obama, non per riappropriarsi della sovranità monetaria (non sia mai), ma soltanto per restituire ai cittadini americani, impedendo che i guadagni vengano intascati con ricchi bonus dai banchieri, almeno una parte dell’immenso fiume di denaro dei contribuenti che è stato speso per salvare le grandi banche dal fallimento. In Italia, poi, tace anche quella “Opposizione” cui non va mai bene niente e che, come al solito, ha condannato il Governo perché non mantiene la promessa di abbassare le tasse, ma dell’assurda “anomalia” del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea non parla; e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza – i Banchieri – che dovrebbero essere i suoi maggiori nemici. Silenzio, silenzio, silenzio…

La cosa più grave, però, è che politici e giornalisti non permettono neanche ai singoli cittadini di discutere di questo argomento. Non appena qualcuno ci prova, scatta appunto quella strategia del “silenzio”, adottata da tutti, che è la forma moderna di censura, molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, è inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza. Si può dedurre, dunque, dal silenzio mondiale che circonda la questione della sovranità monetaria, che le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo. Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine “possedere”, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario. E’ a causa del silenzio da parte di tutti che si è creata l’idea di una “cospirazione”, di un “segreto”. Idea che fa comodo soltanto ai detentori del Potere. Non esistono né cospirazioni, né segreti: la realtà è questa. Punto e basta.

Esistono, però, da diversi anni, ed hanno numerosissimi lettori, malgrado il silenzio che li accompagna, innumerevoli libri, saggi, articoli, dedicati alla questione monetaria e al sistema delle banche; così come esistono numerosi Siti internet dedicati a questi problemi, anche se politici e giornalisti fingono di ignorarli non citandoli mai. A questo proposito bisogna riconoscere, a vanto degli Italiani, allenati da duemila anni a lottare con la sola arma dell’intelligenza contro le sopraffazioni del Potere, che l’Italia è forse la Nazione più viva e battagliera in questo campo, soprattutto da quando, all’approssimarsi della rinuncia alla moneta nazionale con l’introduzione dell’Euro, si sono formati movimenti, partiti, comitati pronti a combattere fino all’ultimo sangue. Credo che soltanto l’Italia, fra tutte le Nazioni d’Europa, si sia presentata alle elezioni con un Partito dal bellissimo e inequivocabile nome di “ No Euro”. E’ noto a tutti lo strenuo sforzo compiuto dal Professor Giacinto Auriti, con la sua straordinaria competenza, per informarci, per esortarci, per inculcarci l’idea che “ce la potevamo fare”, addirittura realizzando concretamente una moneta a latere dell’euro. Se mi è permesso ricordarlo (più che altro per fare coraggio a me stessa in un momento di così grave incertezza), anch’io ho fatto il poco che mi era possibile, scrivendo innumerevoli articoli contro l’adozione dell’euro, polemizzando con incontri di persona e sulla stampa, alla radio, alla televisione con tutti i politici, i giornalisti, i professori universitari, i Vescovi e i Cardinali con i quali ero in contatto; pregando l’allora Cardinale, Prefetto della S. Congregazione della Fede, Ioseph Ratzinger di tenere lo Stato del Vaticano fuori dall’Euro così da segnalare all’opinione pubblica dell’Europa e soprattutto ai politici italiani, la non accettazione da parte della Chiesa del primato economicistico quale “valore” assegnato all’UE. Ho tentato, infine, con la forza della disperazione, di convincere Alberto Sordi, uniti come eravamo dallo stesso innamoramento per l’Italia, di “salvare la Lira”, invece di innalzarle un monumento come aveva deciso di fare; l’ho supplicato di impegnare in questa straordinaria “Grande Guerra” il suo nome, l’immensa fama che si era conquistato nel mondo. Ma tutto è stato inutile. La bravura dei traditori delle Patrie, delle Nazioni, dei Popoli, che hanno progettato l’unificazione-distruzione dell’Europa impadronendosene attraverso la nuova moneta, è stata soprattutto quella di usare a piene mani l’enorme massa di denaro, denaro nostro, di cui sono in possesso, per diffondere la convinzione che l’Euro era un “Destino”, un destino al quale sarebbe stato fatale sottrarsi.

La battaglia per il recupero della sovranità monetaria, tuttavia, è continuata anche dopo l’adozione dell’Euro, ed è andata anzi sempre più intensificandosi mano a mano che cresceva la consapevolezza della frode bancaria. La bibliografia sull’argomento è ormai fittissima, con molte traduzioni in italiano dall’inglese e dal francese e molti saggi scritti direttamente da tecnici dell’economia ed esperti italiani. Degna di nota soprattutto l’opera dei fondatori del Comitato di Liberazione Monetaria, seguaci e continuatori degli studi di Auriti (purtroppo scomparso nel 2006) con l’obiettivo, fra l’altro, di “ restituzione allo Stato del monopolio di battere la sua moneta attribuendone la proprietà ai cittadini”. Uscire dall’Euro non significa uscire contemporaneamente dall’UE in quanto già altri Stati ne fanno parte pur non avendo adottato la moneta unica (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca) e la possibilità di una tale uscita è prevista dal Trattato di Lisbona. Possiamo e dobbiamo dunque lavorare per ora in questa direzione anche se l’obiettivo vero non può non essere il recupero dell’indipendenza e della libertà politica dell’Italia, con l’abbandono totale dell’Impero fraudolento e tirannico dei Banchieri.

Ida Magli
Fonte: http://web.mclink.it/ Link: http://web.mclink.it/ME3643/Edito10/banche1701.html
17.01.2010

http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php

HAITI E I QUATTRO TIRAPIEDI

















DI JIM KIRWAN
rense.com

Le quattro creature in questione sono George H. W. Bush, Bill Clinton, George Bush Jr. e Obamanation [da Obama e "abomination", ovvero orrore, disgusto, termine coniato per descrivere ciò che è successo agli Stati Uniti dopo l'elezione di Barack Obama, ndt], che è appena stato accolto nel club esclusivo dei criminali di guerra. Messi insieme, il loro operato in materia di diritti umani in periodi di calamità, che siano di origine naturale o umana, lascia letteralmente inorridito chiunque pensi che il governo degli Stati Uniti possa essere "qui per aiutare".

L'uragano Andrew e le sue conseguenze è uno degli esempi più clamorosi che il mondo abbia visto perpetrare da parte di questi quattro criminali di guerra, per quel che riguarda la differenza tra il comportamento del governo e le necessità reali in tempi di difficoltà. Ci sono state più del doppio delle vittime dell'11 Settembre a causa dell'uragano Andrew, nel 1992, ma il pubblico non ne sa quasi nulla. Ad oggi, gli avvenimenti che riguardano quell'episodio, che ha avuto luogo nel sud della Florida, rimangono sigillati sotto accordi di segretezza nazionale.

"La più grande catastrofe nazionale mai avvenuta nella storia degli Stati Uniti è stato l'uragano Andrew, che si è abbattuto sulla contea di South Dade, in Florida, poco dopo la mezzanotte del 24 Agosto 1992. A differenza di quanto diffuso dai media americani negli Stati Uniti e in Europa, i primi effetti si sono abbattuti su South Dade con venti oltre le 214 miglia orarie [circa 350 km/h] che sono rapidamente saliti oltre le 350 miglia orarie [circa 560 km/h]. Gran parte dei 414.151 residenti nella zona di maggior pericolo stavano dormendo quando questo è successo. Migliaia di loro hanno perso la vita, nessuno era stato evacuato, o anche solo avvisato di una possibile evacuazione. Anzi, gli abitanti del luogo erano stati più volte informati dai telegiornali locali che il South Dade avrebbe sperimentato venti attorno alle "50 miglia orarie" [(80 km/h].

A partire dalle 11 della mattina seguente, 8.230 case trasportabili [abitazioni tipiche statunitensi, che possono essere interamente trasportate da un luogo all'altro, ndt] e 9.140 appartamenti erano letteralmente scomparsi dalla faccia della Terra. Intere famiglie sono morte in modi troppo orribili per poterli descrivere. Il tanfo di morte aveva già iniziato a riempire miglia e miglia di massiccia devastazione; il caldo umido stava saturando l'aria dell'odore di carne marcia in putrefazione.

Come faccio a saperlo? Perché ci sono capitato in mezzo. I sopravvissuti all'uragano Andrew e il resto del popolo americano sono stati traditi dal loro governo. Ma il tradimento si è esteso anche ai cittadini di altri paesi. Quando Andrew è arrivato, il South Dade era abitato da un gran numero di immigrati clandestini provenienti dal Messico. Il Ministero dell'Immigrazione degli Stati Uniti era del tutto consapevole della loro presenza, ma ha fatto finta di niente, ben sapendo che gli agricoltori del South Dade non avrebbero mai potuto lavorare ai loro raccolti senza l'aiuto dei clandestini messicani. Tali campi, pesantemente popolati da immigrati, erano situati al bordo delle Everglades della Florida. Le persone che abitavano in quella zona sono sparite senza lasciare alcuna traccia, durante quella notte. Molti corpi furono trovati a grande distanza dalle Everglades.

Quando sono andato a parlare alla convention Clearwater, tenutasi in Florida nel 1999, un uomo del pubblico si è alzato e si è presentato come il Chief Petty Officer [figura analoga al sottufficiale, ndt] Roy Howard. Ha proseguito rivolgendosi all'uditorio con queste precise parole, che sono documentate pubblicamente:

"Per sua informazione, io sono stato chiamato per prestare servizio in seguito al passaggio dell'uragano Andrew lungo la contea di South Dade. Ho trascorso nove settimane in quella zona. Ora ci tengo a certificare, per il beneficio dell'uditorio qui presente, che le cifre relative ai morti ufficialmente pubblicate sono del tutto inaccurate. Secondo le informazioni che mi sono state date da fonti all'interno della Guardia Nazionale, le cifre riferitemi mentre mi trovavo sul luogo si attestano attorno alle 5.280 e rotte unità. Corpi dei quali ci si è occupati semplicemente grazie ad inceneritori che sono stati rapidamente allestiti sia dalla Guardia Nazionale che dalla FEMA [Federal Emergency Management Agency, ovvero l'Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze, ndt]...".

Come ha detto il Chief Petty Officer, "5.280 e rotti" cadaveri furono requisiti dalla Guardia Nazionale degli Stati Uniti. In aggiunta a questo, la Guardia Costiera ha confiscato altri "1.500 corpi" dai laghi e dalle acque circostanti. Nessuna di queste cifre tiene conto del numero di cadaveri confiscati da altri organi federali e statali coinvolti nelle operazioni di recupero. Questo fa sì che il numero esatto di morti sequestrati dalle autorità statunitensi nel South Dade risulti ancora sconosciuto.

Il numero totale di persone morte durante l'uragano Andrew è chiaramente oscillante, quindi ogni volta che i media parlano di "vittime ufficiali" si fa riferimento ad una cifra qualunque tra 15 e 59. La popolazione delle 21 comunità spazzate via dall'occhio del ciclone è stata stimata dall'anagrafe della contea di Dade in 415.151 persone, prima dell'arrivo di Andrew. Corpi di esseri umani confiscati ed eliminati come fossero spazzatura, come se le loro vite non avessero più valore o significato di una montagna di immondizia - è orribile l'immediato confronto con le atrocità perpetrate dai Nazisti. Ancora una volta la storia si ripete, un occultamento ben architettato è stato messo in atto dalle forze militari, nel bel mezzo di una tremenda sofferenza umana.

Quando l'uragano Andrew si è abbattuto sul South Dade, il Procuratore di Stato della Florida era niente meno che Janet Rino. Il suo ufficio si trovava nel Palazzo di Giustizia della Contea di Dade, nella città di Miami. Il presidente degli Stati Uniti era George H.W. Bush, e il vicepresidente era Dan Quayle. Bill Clinton era candidato alla presidenza e Al Gore alla vicepresidenza. Il senatore Bob Graham era in carica e Lawton Chiles era sul finire del suo incarico come governatore della Florida. Il suo successore risultò essere Jeb Bush, tutt'ora governatore della Florida, e - abbastanza ironicamente - figlio dell'ex Presidente Bush, il cui altro figlio, George W. Bush, era allora governatore del Texas, poi divenuto il presidente "auto-eletto" degli Stati Uniti...". [1]

Andrew è capitato sotto lo sguardo di George H.W. Bush, con Clinton dietro le quinte (Slick-Willie [uno dei soprannomi di Clinton, ndt] ha diretto le operazioni di occultamento). George Bush Junior ci ha regalato Katrina, Houston, Galveston, oltrea a molti incendi catastrofici e inondazioni devastanti. Tuttavia, i rapporti ufficiali della FEMA che riguardano questi eventi non sono soltanto pessimi, ma anche negligenti in maniera criminale sotto ogni punto di vista, e tutto il mondo lo sa, eppure nulla è stato fatto.

Oggi Obamanation, il presidente guerrafondaio di questo Stato di polizia, ha annunciato che sta chiedendo il supporto di George W. Bush (junior) e Bill (nessun interesse nei problemi relativi ai diritti umani) Clinton, affinché lo assistano nell'organizzazione delle operazioni di soccorso ad Haiti! Wow, evidentemente non sono ancora morte abbastanza persone ad Haiti per soddisfare la sete di sangue dei grandi burattinai nei confronti dei loro coloni; allora, con lo scopo di salvare politicamente la faccia anziché vite umane, Obama coinvolge i Grandi Criminali, probabilmente per gestire la redistribuzione dei beni che non siano già stati rubati alla gente di Haiti.

Un'altra importante figura è stata convocata, ovvero il traditore ed ex Generale Colin Powell. Ci si può ricordare di lui come l'uomo che ha ingannato il mondo raccontando la storia delle Armi di Distruzione di Massa alle Nazioni Unite, che sappiamo essere nient'altro che un mucchio di bugie. Una volta che questo fu chiaro al mondo intero, il "generale" è rimasto al suo posto anziché fare il nobile gesto di rassegnare le dimissioni.

Se si trattasse di un'operazione militare, questra tragedia smisurata di Haiti avrebbe già visto truppe occupare ogni spazio libero dove gli elicotteri possano atterrare e decollare ogni cinque minuti. Al largo la Seabees [flotta della Marina militare statunitense impegnata nella costruzione edilizia, ndt] e la Army Corp of Engineers [sezione dell'esercito statunitense specializzata in ingegneria e progettazione, ndt] sarebbero concentrate a ripulire dalle macerie ed impegnate a ricostruire le strade necessarie; lavorerebbero per ristabilire le comunicazioni, e si occuperebbero di fornire cibo e medicine laddove fosse necessario. Le navi ospedali sarebbero a disposizione per l'evacuazione dei pazienti più critici e a tutto questo si sarebbe provveduto ieri. Per come stanno le cose ora, le nazioni principali sono ancora impegnate ad organizzarsi e a cercar di capire come farsi ripagare da Haiti per una generosità che non gli arriverà mai!

Se fosse stata una semplice operazione militare, i soldi necessari sarebbero stati istantaneamente stanziati dai parlamentari corrotti (e dalle forze alleate delle nazioni "volenterose"). Tutti gli sforzi possibili a dirottare il maggior numero di aiuti sarebbero stati fatti; quantomeno si sarebbe riusciti ad alleviare il dolore e a salvare qualche centinaia se non migliaia di vite.

L'intera calamità puzza di inganno, ma comunque sia potuto "succedere" sta di fatto che con l'occasione sarà possibile mettere alla prova molte nazioni, vedendo come si occupereranno del recupero post-terremoto di Haiti. Non preoccupatevi delle Nazioni Unite o delle molte altre agenzie private, poiché questo è il tipo di eventi per i quali gran parte di tali organizzazioni, apparentemente umanitarie, sono state costituite, con lo scopo di prosciugare le tasche di quelle che hanno bisogno di aiuto (ma solo ad una certa distanza).

Il mondo è così gambe all'aria in questo momento proprio perché in casi come questi non ci "ricordiamo" di tutti i misfatti che ogni "nuova" amministrazione porta avanti, e generalmente amplifica, nonappena prende il posto dell'impresa criminale precedente, godendo del proprio turno per esaurire il denaro pubblico e riempire le proprie tasche, già ricolme, per vantaggi ancor più privati, in qualunque modo quest'occasione si presenti. Giusto ieri tre grandi compagnie che gestiscono carte di credito sono state sorprese a trarre profitto dalle transazioni con le quali venivano mandati aiuti, operazione che avevano visto come una enorme opportunità di profitto inatteso. Tali compagnie hanno dovuto rinunciare a quello che credevano sarebbe stato un guadagno improvviso tra il 5 e il 7 % dei movimenti grazie alla creazione di una "tassa-furto". Questa mossa sarebbe stata perseguibile per legge, ma una volta che le compagnie hanno acconsentito a fare marcia indietro (solo perché sono state scoperte) l'intera storia è stata fatta cadere nel silenzio dopo poche parole di critica alla CNN.

Anziché aiutare qualcuno, i media statunitensi stanno solamente girando a vuoto tenendosi per mano e lamentandosi della crisi, aggiungendoci anche la malafede per quello che non hanno mai detto circa le vere crisi che questa o qualunque altra nazione abbiano dovuto affrontare.

Haiti ha una storia bagnata di sangue, durante la quale è stata saccheggiata e brutalizzata da Francesi e Americani, insieme ad altri, perché è stato il primo paese di neri sottomessi a schiavitù che si è rivoltato con successo sconfiggendo i propri cosiddetti padroni. Gli Stati Uniti hanno invaso ed occupato quella "sfortunata nazione dell'Emisfero Occidentale" troppo spesso per poter essere considerati come un paese che se ne preoccupa in alcun modo - se non per quel che riguarda l'invasione e la redistribuzione dei beni e del potere politico, ogni manciata di decadi. I francesi sono stati talmente d'aiuto fin dall'inizio che hanno mantenuto Haiti in schiavitù finanziaria per un centinaio di anni, estorcendo risarcimenti per gli schiavi persi durante la vittoriosa ribellione. Chiunque pensi che la schiavitù sia morta, o che gli stati coloniali siano qualcosa che riguarda il passato, ha bisogno di documentarsi meglio su Haiti: la storia di quella minuscola Repubblica è crivellata da contraddizioni e bugie che sono ancora vive e vegete oggi.

Ovunque sia la verità, tra tutti quegli omicidi protetti da segreto e quei rapporti sigillati, ci vorrebbe qualcuno abbastanza coraggioso da chiedere che i documenti su quelle "catastrofi" vengano desegretati. Ma come disse Rummy all'inizio della Shock & Awe [tecnica militare basata sull'uso del potere, nota anche come "predominio rapido", ndt] a Baghdad: "Non ci occupiamo di costruire nazioni", e potremmo aggiungere, visto il continuo fiasco, "non ci occupiamo nemmeno di aiuti umanitari". La preoccupazione attuale sono i profitti privati e la redistribuzione dei beni, non importa a quali costi, al punto tale che occorre scavare molto a fondo tra le cause di questo presunto terremoto, a patto che esista una verità da sapere circa ciò che è realmente successo su quell'isola in lotta.

Questa "catastrofe" si dimostrerà l'ennesimo esempio dell'ipocrisia e delle bugie a cui hanno portato il nostro prolungato silenzio, per il quale pagheremo milioni di volte perché troppo poche persone sono interessate al fatto di essere trattate come una mandria di bestie, di venire usati ed abusati, e poi massacrati in nome dei mega-profitti dei loro padroni su scala mondiale!

Jim Kirwan (kirwanstudios@sbcglobal.net)
Fonte: www.rense.com
Link: http://www.rense.com/general89/haitss.htm
16.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA NICHELLI

[1] fonte: Huricane Andrew, http://members.iimetro.com.au/~hubbca/hurricane_andrew.htm
 

Bilderbergs di tutto il mondo, unitevi - di William Bowles

















17/01/2010

Nell’Iraq del dopo-guerra, le forze militari Usa assicurano gli interessi vitali statunitensi, non la nation-building
- The Heritage Foundation

E solo nel caso in cui non si è ancora capito il punto, lo stesso documento della Heritage Foundation, in data 25 settembre 2002, ci dice: “Proteggere le infrastrutture energetiche dell’Iraq contro il sabotaggio interno o attacchi stranieri, per restituire l’Iraq al mercato globale dell’energia e assicurare che Stati Uniti e mercato energetico mondiale abbiano accesso alle sue risorse.” [1]
Tutto ciò che dice, al contrario, la stampa aziendale o governativa è solo propaganda e/o bugie.

Oliare gli ingranaggi del capitalismo



Il punto di svolta si ebbe quando il petrolio ha preso il centro della scena in maniera significativa, quando il 20° secolo è iniziato con le più potenti marine imperiali del mondo, quelle tedesca e britannica, passarono dalla combustione del carbone a quella del petrolio. Da quel momento in poi, i destini della Persia e del mondo arabo divennero irrevocabilmente centrali per le ambizioni imperiali occidentali, tanto che i giorni che stiamo vivendo (e morendo) ne sono il risultato; in particolare per i palestinesi e gli iracheni, per non parlare di due Guerre Mondiali, in cui il petrolio è stato centrale per tutti i combattenti, non solo per combattere, ma per dominare.
Raramente discusso, tuttavia, è il fatto che gli obiettivi strategici geopolitici della Gran Bretagna, ben prima del 1914, includevano non solo la frantumazione del suo più grande rivale industriale, la Germania, ma, attraverso la guerra di conquista, voleva garantirsi l’incontrastato controllo britannico sulla preziosa risorsa che, dal 1919, si era dimostrata la materia prima strategica del futuro sviluppo economico: il petrolio“. ‘A Century of War’ di F. William Engdahl, p.38 [2].
Il petrolio ha ampliato il raggio d‘azione delle marine imperiali, fino a coprire il mondo, senza la necessità di rifornirsi di carburante, consentendo alla marina britannica di assumere il controllo completo degli oceani e delle rotte commerciali del mondo. Uno degli obiettivi della Prima Guerra Mondiale è stato quelli di negare l’accesso alla Germania ai giacimenti di petrolio recentemente scoperti in quella che oggi è l’Iran. Questo significava controllare l’accesso al Medio Oriente, dove il controllo inglese del Canale di Suez (‘rubato’ ai francesi), alla fine ha determinato il destino del popolo della Palestina e, in effetti, dell’intero Medio Oriente.
Certo, il petrolio è solo una componente, ma senza di esso nient’altro funziona, meno di tutti un esercito meccanizzato. Senza petrolio, non ci sarebbe il mondo moderno da cui dipende.
The Energy Bulletin del 17 febbraio 2007, indica che il consumo di petrolio solo per gli aerei, le navi, i veicoli terrestri e le strutture del Pentagono, lo hanno reso il singolo consumatore di petrolio più grande del mondo. Al momento, l’US Navy ha 285 navi da combattimento e di supporto e circa 4.000 velivoli operativi. L’US Army ha 28.000 veicoli corazzati, 140.000 veicoli multiruolo ad alta mobilità, più di 4.000 elicotteri da combattimento, diverse centinaia di velivoli ad ala fissa e 187.493 veicoli. Fatta eccezione per 80 tra sottomarini e portaerei nucleari, con cui si è diffuso l’inquinamento radioattivo, tutti i loro altri mezzi vanno a petrolio.’[3]
I corporate media vorrebbero far credere che chi gridava ‘Petrolio!’ quando toccava all’Iraq, fosse una sorta di squinternato, simile a quelli che credono agli addotti dagli alieni, null’altro che un ‘cospirazionista’.
Nel 2003, quando l’USUK invase l’Iraq, mi colpirono i lamenti disperati della stampa aziendale, secondo cui l’invasione non aveva nulla a che fare con il petrolio, accusando chi affermava che tutto ciò con cui aveva a che fare l’invasione era il petrolio, fossero dei cospirazionisti, dei pazzoidi che credono fermamente nell’Area 51.
Le teorie del complotto abbondano… Altri dicono che è stato causato dal petrolio… [Questa] teoria [è] in gran parte una sciocchezza.”- The Independent, 16 aprile 2003.
Al contrario, le compagnie petrolifere non si tirano indietro nel presentare il ruolo centrale del petrolio durante l’invasione dell’Iraq, facendo eco a quanto negli ambienti della Heritage Foundation dicevano: “Direi che in particolare le società petrolifere statunitensi… prevedono che l’Iraq sarà aperto alle imprese [dopo il rovesciamento di Saddam]“, dice un dirigente di una delle maggiori società del petrolio del mondo.
Quello che [i neo-conservatori dell'amministrazione Bush] hanno in mente è la denazionalizzazione, e quindi la spartizione del petrolio iracheno tra le compagnie petrolifere statunitensi… Prendiamo l’Iraq, installiamo il nostro regime, portiamo la produzione di petrolio al tasso massimo e diciamo all’Arabia Saudita di andare all’inferno.” E. James Akins, ex ambasciatore statunitense in Arabia Saudita.
Probabilmente ciò significa por fine all’Opec“. Shoshana Bryen, direttrice dei progetti speciali del JINSA (Jewish Institute for National Security Affairs), “Dopo la caduta dell’Iraq e la privatizzazione del suo petrolio, sarà così“.
Le società statunitensi faranno un colpo grosso col petrolio iracheno,” Ahmed Chalabi sul Washington Post.
Ne “Il futuro dell’Iraq post-Saddam: un progetto per il coinvolgimento americano“, una serie di documenti della Heritage Foundation, si definisce un piano per la privatizzazione del petrolio iracheno e, di fatto, la privatizzazione della sua intera economia [4].
È un complotto? Beh, dipende da cosa si intende con questa parola. Le definizioni del dizionario sono le seguenti:
1. atto di cospirazione;
2. un malvagio, illecito, traditore o occulto piano, formulato in segreto da due o più persone;
3. una combinazione di persone con uno scopo segreto, illegale o malvagio.
4. Legge. Un accordo tra due o più persone per commettere un reato, frode, o altro atto illecito.
5. un qualsiasi concorso in azione, una combinazione per portare a un determinato risultato.
Avrei pensato che collettivamente tutti corrispondono alla descrizione dell’invasione dell’Iraq, dopotutto Bush e Blair hanno cospirato per ingannare il mondo, fabbricando prove sulle armi di distruzione di massa (WMD), al fine di invadere il paese illegalmente. Hanno cospirato (con altri) per distruggere un paese e rubare le sue risorse, ergo: un complotto.
Detto questo, ci sono quelli che vanno molto, molto più in là, affermando che c’è una cospirazione globale che risale ad almeno un centinaio di anni e consistente nella classe politica degli Stati Uniti e del Regno Unito, che insieme con il mondo bancario e i potenti conglomerati dell’energia, hanno aspirato al controllo del pianeta, delle sue risorse, dei mercati e del lavoro. Ma è un complotto o è semplicemente l’imperialismo che fa quello che sa fare meglio: rapine, omicidi e colonizzazioni? In altre parole, abbiamo bisogno di un complotto per spiegare tali eventi? E cosa succede se si tratta di una cospirazione globale che risale a oltre un secolo? Non cambia nulla, abbiamo ancora di fronte le stesse forze.
La domanda corretta da porsi è: Perché i media aziendali e governativi insistono sull’uso della parola complotto per deridere chiunque si ponga domande sull’ortodossia prevalente? La risposta è immediatamente evidente: la parola congiura è stata distorta a un significato che non ha una definizione sul dizionario, ma che indica tutti coloro che contestano le motivazione fornite dai nostri politici nel spiegare il perché le cose accadono.
La storia è piena di ogni sorta di cospirazioni di stato e/o aziendali, dall’incendio del Reichstag alla provocazione del Golfo del Tonchino, dalla caduta di Allende in Cile per opera della CIA/ITT, per non parlare delle inesistenti armi di distruzione di massa dell’Iraq; da qui la necessità di separare il petrolio e l’Iraq/Iran/Afghanistan, solo nel caso in cui le persone giungano alle giuste conclusioni sul perché le cose accadono.
Questo linguaggio è mutilato per conseguire gli obiettivi della classe aziendale, ed è aiutato dai veri squinternati della congiura, che vedono tutto come un complotto, a volte risalgono di secoli e coinvolgono cabale segrete di un tipo o dell’altro. Collegare la sinistra a questa squadra serve a degradare i nostri argomenti, e sicuramente questo è l’obiettivo.
Non vi è dubbio che la classe criminale internazionale mente, trama e pianifica, questo è ciò che è il Council on Foreign Relations (CFR), come anche la Chatham House (Royal Institute of International Affairs), il suo equivalente britannico, ed entrambe le organizzazioni sono state costituite, nei primi decenni del 20° secolo, come una solida ‘Anglo-Saxon Alliance’. Un appello nominale dei membri del CFR, dimostra il fatto che i principali governi occidentali sono tutti dipendenti effettivi del grande capitale.
Allo stesso modo con il gruppo Bilderberg, composto internazionale di ‘capitani d’industria’ e decisori politici chiave delle classi politiche dei paesi capitalistici di primo piano. Ma è un complotto? Su un unico livello, no, dopo tutto, è del tutto legittimo che le classi dirigenti pianifichino e organizzino, questo è il motivo per cui Washington DC pullula di ogni sorta di ‘Foundations’ e ‘Think Tanks’. Dalla fine della seconda guerra mondiale, miliardi di dollari in finanziamenti pubblici e privati sono stati versati a queste organizzazioni. Il loro obiettivo? La diffusione del ‘libero mercato’ e contrastare ogni forma di opposizione, con le buone o con le cattive.
…Gli uomini più potenti del mondo si sono riuniti per la prima volta” a Oosterbeek, Paesi Bassi [oltre cinquanta anni fa], “discutono del futuro del mondo”, e hanno deciso di incontrarsi annualmente, in segreto. Si autodefiniscono Gruppo Bilderberg, con una partecipazione che rappresenta il who’s who delle élite delle potenze mondiali, soprattutto dagli Stati Uniti d’America, Canada e Europa Occidentale, con nomi familiari come David Rockefeller, Henry Kissinger, Bill Clinton, Gordon Brown, Angela Merkel, Alan Greenspan, Ben Bernanke, Larry Summers, Tim Geithner, Lloyd Blankfein, George Soros, Donald Rumsfeld, Rupert Murdoch, altri capi di stato, influenti senatori, deputati e parlamentari, capoccia del Pentagono e della NATO, i membri delle famiglie reali europee, selezionate figure dei media, e altri invitati – alcuni ignorati, altri notati, come Barack Obama e molti dei suoi alti funzionari.” – ‘La vera storia del Gruppo Bilderberg’, di Daniel Estulin [5].
E’ chiaro che il capitalismo moderno si è evoluto attraverso  parecchie generazioni, con tutta l’apparenza di una cospirazione nel senso più ampio e del tipo più sofisticato, utilizzando un vasto esercito di operatori che comprendono elementi chiave dei media, del mondo accademico, delle imprese e dei politica, dentro e fuori il governo. Una ‘Cospirazione’ per mantenere il capitalismo come l’unica forma ammissibile di società, come potrebbe essere altrimenti? Vi è semplicemente troppo in gioco, e come prova di ciò basta vedere come questa potente Elite internazionale del business/governo/media ha cospirato per uccidere, a prescindere dalle conseguenze.
Famiglia, educazione e rapporti d’affari, con lo Stato come ‘mediatore’, hanno creato quella che oggi è una rete internazionale che collega le classi dirigenti degli Stati capitalistici più potenti, è per questo che hanno un gruppo Bilderberg, dove i direttori di aziende, la classe politica, media e accademici selezionati sono in grado di soddisfare e di elaborare strategie e tattiche, necessarie in un mondo in cui le comunicazioni sono ora praticamente istantanee. Non basta avere governi che fanno affermazioni che non sono in linea con il ‘consenso’, come accade di volta in volta, mandando in frantumi per un attimo l’illusione.
In un mondo dove le forze economiche dominanti sono un paio di centinaia di aziende assai importanti, società che, de facto, garantiscono che i rispettivi governi attuino politiche favorevoli alla loro sopravvivenza e all’aumento del benessere per gli azionisti principali, la cosa più logica da fare è quella di patteggiare su questioni che li riguardano tutti. Sarei molto sorpreso se il gruppo Bilderberg o qualcosa di simile, non esistesse.
E le problematiche sono evidenti: accesso e controllo/proprietà delle risorse, l’accesso a manodopera a basso costo; libera circolazione dei capitali e, last but not least, neutralizzazione delle sfide per il dominio del capitale, ovunque essi si manifestino.
Schierato contro di noi, il Popolo, vi è un vasto apparato di controllo e di manipolazione che abbraccia organizzazioni ‘non governative’, fondazioni private, media governativi e corporativi, ‘intrattenimento’ in tutte le sue forme meravigliose, think tank, istituti, fondazioni, il mondo accademico, organismi formali e informali, sia a livello nazionale che transnazionale, associazioni, ONG e ‘ONG’ ‘volontariato’ e ‘beneficenza’, tutti pesantemente sovvenzionati dallo Stato e/o dalle aziende. Chi ha bisogno degli ‘Illuminati’ quando avremo tutto questo schierato contro di noi?

Note:
1. Vedasi ‘In Post-War Iraq, Use Military Forces to Secure Vital US Interests, Not for Nation-Building’, Baker Spring and Jack Spencer, BackgrounderThe Administration should make it clear that a US military presence in post-war Iraq will be deployed to secure vital US interests, not as an exercise in so-called nation-building—the Clinton Administration’s open-ended policy of sending American troops into troubled regions where vital US security interests were not directly threatened.”
2. Penso che la migliore (e più succinta) analisi di questo periodo è stata fatta da F. William Engdahl nel suo ‘A Century of War’ Anglo-American Oil Politics and the New World Order’. (…)
3. vedasi ‘Pentagon’s Role in Global Catastrophe: Add Climate Havoc to War Crimes’, Sara Flounders per i dati sulla gigantesca fame di petrolio delle forze armate statunitensi. Ed ecco la fonte: ‘US military oil pains’, Sohbet Karbuz, Energy Bulletin, 17 Febbraio 2007. Va osservato che i dati utilizzati in questo articolo sono stati pubblicati più di due anni fa, e sono ben lungi dall’essere completi, in quanto comprendono solo il petrolio acquistato direttamente dal Dipartimento della Difesa (DoD). Qualunque sia la cifra è impressionante, probabilmente pari a 30 miliardi dollari all’anno, con nessun segno di alcun tipo di riduzione all’orizzonte, almeno secondo il ministero della Difesa:
Nel 2005, DESC comprerà circa 128 milioni di barili di carburante per un costo di 8,5 miliardi di dollari, e il carburante per i jet rappresenta quasi il 70% degli acquisti del DoD in prodotti petroliferi. Per alcuni, questo non è abbastanza. Perché il consumo di petrolio del DOD rappresenta la più alta priorità per tutti gli usi, non ci saranno limiti fondamentali per la fornitura di combustibile al DOD per molti, molti decenni“. ‘United States Department of Defense … or Empire of Defense?‘, Sohbet Karbuz, 6 February 2006
4.Heritage; Heritage; Heritage; Heritage;
5. Vedasi ‘The True Story of the Bilderberg Group and What They May Be Planning Now.’ Una Recensione del libro di Daniel Estulin da parte di Stephen Lendman. #1589, September 25, 2002. “

Traduzione di Alessandro Lattanzio
Aurora - BollettinoAurora - SitoAurora - Eurasia


Coca Cola: contro il diritto all'acqua e i diritti sindacali





















di Beatriz Tostado - Dai movimenti sociali viene la denuncia. “La Coca Cola sta negando il nostro diritto fondamentale all'acqua. Mentre continua ad appropriarsi del prezioso liquido delle falde acquifere, toglie l'acqua ai bambini, alle donne e agli uomini, che restano senza questo bene indispensabile per le loro necessità di base, favorendo la perdita dei raccolti tra i contadini”. La campagna internazionale portata avanti da India Resource rivendica l'inviolabilità dei diritti umani, di quelli di giustizia ambientale e del lavoro, difendendo i diritti delle comunità sulle loro risorse naturali, il diritto  a vivere in zone che non siamo né inquinate né violente, il diritto dei lavoratori ad organizzarsi liberamente e il diritto all'acqua come diritti umani fondamentali. Le mobilitazioni degli attivisti indiani e di tutto il mondo, continuano tutt'oggi.


Una Coca Cola ed un sorriso?
Vi ricorderete lo spot di alcuni anni fa e sembra proprio che qui, al Nord, sorridiamo con una Coca in mano. Ma in India ed in Colombia, ad esempio, conoscono le lacrime e le sofferenze provocate dalla famosa marca di bevande. Come tutte le altre multinazionali, anche questa ha cercato di nasconder il suo lato oscuro attraverso magnifiche campagne pubblicitarie che hanno deliziato i consumatori. Ma come ha detto qualcuno, non c'è estetica senza etica. L'estetica di giovani di tutto il mondo che si abbracciano sorridenti e felici, con una bottiglia in mano, che hanno popolato i televisori di tutto il pianeta o le esortazioni agli scolari a scrivere sempre di più e meglio, o l'appoggio a progetti educativi o agli aiuti umanitari....tutto ciò cozza con l'etica ogni qual volta  si accumulino denunce per furto d'acqua in India o per minacce a lavoratori e sindacalisti colombiani.

Questa impresa nel 2007 ha ideato una campagna di responsabilità sociale corporativa (RSC) insieme alla Croce Rossa, con cui ha lanciato uno spot per rendere consapevole la popolazione della necessità di donare sangue insieme a varie altre attività, come la distribuzione di una bibita e di un panino dopo ogni donazione, la diffusione di materiale, laboratori nelle scuole e campagne educative e di sensibilizzazione tra i bambini e tra i giovani. Il presidente di Coca Cola Spagna, lo sottolineava come una parte dell'impegno della RSC.

L'azione più visibile dell'accordo tra queste due entità, era un annuncio televisivo appositamente creato dalla premiata agenzia di pubblicità Señora Rushmore, il cui obiettivo era creare  consapevolezza sulla necessità di donare sangue, arrivando a tutti i settori della popolazione. “Il sangue è il regalo più prezioso che una persona può offrire ad un'altra”, è “il regalo della vita”, “per questo ti invitiamo a salvare molte vite, molte volte nella vita”.

Coca Cola in India

Sempre nel 2007, tuttavia, continuava la campagna internazionale di India Resource che denunciava il comportamento di questa multinazionale in India. Gli abusi portati alla luce andavano dall'aver provocato una severa scarsità d'acqua nelle comunità indiane alla contaminazione dell'acqua e del suolo, passando per la distribuzione dei loro rifiuti tossici ai contadini come fossero  fertilizzanti, o la vendita di bibite con pesticidi in India. Tutti begli esempi.

Da vari movimenti sociali di donne e contadini in diversi luoghi del paese asiatico, viene la denuncia. “La Coca Cola sta negando il nostro diritto fondamentale all'acqua. Mentre continua ad appropriarsi del prezioso liquido delle falde acquifere, toglie l'acqua ai bambini, alle donne e agli uomini, che restano senza questo bene indispensabile per le loro necessità di base, favorendo la perdita dei raccolti tra i contadini”. Così racconta Mahesh Yogi, del gruppo di opposizione alla presenza dell'impresa nordamericana di Kala Dera, nella zona del Rajasthan: “La Coca Cola ha contribuito al fatto che siamo rimasti senza acqua, per questo deve chiudere la sua fabbrica ed andarsene”.

Tra le varie lotte portate avanti in questi anni possiamo menzionare:

- a Kala Dera  (Rajasthan), ci sono state denunce da parte di una cinquantina di comunità, per la scarsità d'acqua dovuta all'estrazione  indiscriminata  da parte della Coca Coca e della conseguente contaminazione. Tuttavia l'impresa ha negato le accuse.

- a Kerala è stata accusata di distruggere il sistema dell'acqua e di contaminare la zona. Ci sono state mobilitazioni grazie alle quali l'Alta Corte di Kerala ha deciso che la Coca Cola deve trovare fonti alternative d'acqua e che l'acqua del suolo appartiene alla popolazione.

- a Mehdiganj, vicino la città santa di Varanasi, i residenti hanno iniziato una lotta contro la Coca Cola e più di un migliaio di persone hanno manifestato nel 2003 e nel 2004 per chiedere la chiusura di due stabilimenti della compagnia.

In sostanza, proprio come denunciato da India Resource, la Coca Cola “sta distruggendo la sicurezza alimentare e, attraverso il furto e l'avvelenamento dell'acqua, è responsabile di star rendendo miserevole la vita delle generazioni future”. Questa campagna internazionale portata avanti da India Resource rivendica l'inscindibilità dei diritti umani, di quelli di giustizia ambientale e del lavoro, difendendo i diritti delle comunità sulle loro risorse naturali, il diritto  a vivere in zone che non siamo né inquinate né violente, il diritto dei lavoratori ad organizzarsi liberamente e il diritto all'acqua come diritti umani fondamentali. Le mobilitazioni degli attivisti indiani e di tutto il mondo, continuano tutt'oggi.

Sindacalisti in Colombia

Anche in Colombia sono moltissime le denunce riguardanti l'intimidazione di leader sindacali e la presenza di uomini armati per vigilare sui sindacalisti. “Abbiamo bisogno del tuo aiuto per fermare il gran numero di omicidi, sequestri e torture nei confronti di sindacalisti e militanti attivi nella lotta giornaliera negli impianti di imbottigliamento della Coca Cola in Colombia”. Queste sono le denunce raccolte da Killercoke, che da vari anni accumula le lamentele sui comportamenti della marca di bevande, dalle minacce alleù condizioni di lavoro ingiuste. Accumula, però, e questa è la parte positiva, anche sostegno e solidarietà dai lavoratori di questa impresa in tutto il mondo, soprattutto dagli Stati Uniti e dal Canada.

Con  il titolo “Un sorso amaro di Coca Cola”, l'agenzia di stampa internazionale Inter Press Service (IPS), già da alcuni anni descrive così la situazione dei lavoratori della marca di bevande. “ La Coca Cola è accusata della violazione dei diritti dei lavoratori, di tortura, sequestri e omicidi di lavoratori negli impianti di imbottigliamento dell'impresa. Questa denuncia contraddice l'immagine di allegria, amicizia e tolleranza che mostra la marca. Coca Cola ha anche ingaggiato paramilitari per intimidire e assassinare sindacalisti in Colombia”. Tra le altre cose IPS davano una voce anche alle mobilitazioni e alle diverse strategie di denuncia come il boicottaggio.


da: IPS 

Orange UFO "Mini Sun" morphs into Fake Plane, January 9, 2010



http://www.youtube.com/user/seeingUFOsPA

COPYRIGHT ALISON KRUSE. See same UFO filmed on ROOF IR SURVEILLANCE CAM at SAME TIME also. Link is here:
http://www.youtube.com/watch?v=BK8afZ...

Murrysville, Pennsylvania USA, Westmoreland County (same as Kecksburg).

I went to opposite side to catch these IN the trees 1200 feet away the other night--it moved behind the tree to avoid me & only did the power-up thing AFTER I went back kome. The size they start at is between basketball & 18 inch diameter. I'd say they are "Masters of Illusion" and find it incredible that something so small could expand matter outward to different sizes at will. I Will post that footage when I get a chance. 

3 UFO's Over Russia Form a Triangle (January 16, 2010)



http://www.youtube.com/user/knightskross

Ovnis en Tepexpan, diciembre 2009



http://www.youtube.com/user/cidmexico