mercoledì 27 gennaio 2010
La Massa Critica - L'Ultimo Quadrante 2010/2012
http://www.youtube.com/user/astronavepegasus
La massa critica, cioè un certo numero di persone, può generare una «reazione a catena dAmore» e «di solidarietà» volta al raggiungimento di un risultato tangibile. Persone motivate e coerenti si concentrano su un unico obiettivo senza alcun interesse materiale personale o connotazioni politiche e religiose.
"Il TAV in Val di Susa ha perso la prima battaglia"
Marco Cedolin
Sono andati per bastonare e sono finiti bastonati, verrebbe da dire metaforicamente parlando, tirando le somme della grande offensiva portata in Valsusa dai fautori del TAV nel corso di questo mese di gennaio. Offensiva studiata a tavolino negli ultimi 4 anni con cura certosina da Mario Virano e dalla classe politica che gli fa da contorno, ma valutata evidentemente con troppo ottimismo, sulla base d’informazioni e “sensazioni” assai disancorate dalla realtà.
Tutto è iniziato all’alba di martedì 12 gennaio, quando una delegazione delle forze dell’ordine si è presentata dinanzi al presidio dell’autoporto di Susa per prendere possesso dei terreni oggetto dei carotaggi. In quell’occasione circa 300 presidianti che avevano passato l’intera notte al gelo si sono rifiutati di lasciare il passo, ricevendo in cambio minacce di future denunce.
L’offensiva, scientemente calcolata, ha allora preso forma per mezzo di una massiccia campagna mediatica, veicolata attraverso giornali e TV, attraverso la quale si alternava l’ironia nei confronti dei 300 NO TAV, definiti a più riprese 4 gatti, ad alcune considerazioni in merito ad un movimento in aperta crisi che avrebbe perso non solo ogni appoggio politico, ma anche la capacità di aggregazione e mobilitazione dei cittadini. Considerazioni condite con il convincimento che la maggior parte dei valsusini avesse ormai rinunciato a lottare contro l’alta velocità, lasciando il testimone ad un piccolo gruppo di facinorosi che non volevano arrendersi neppure di fronte all’evidenza di una battaglia ormai persa.
L’offensiva è poi proseguita la settimana successiva, quando nel cuore della notte, con grande spiegamento di forze dell’ordine, la “banda del buco” è riuscita a montare una trivella
a Susa su un terreno di proprietà della Sitaf e nel corso della mattinata perfino a presentare nel centro del mercato cittadino un “camper informativo SI TAV” con a bordo il presidente della Provincia di Torino Saitta, nel ruolo inedito di distributore di volantini e slogan che ormai hanno fatto il proprio tempo. Camper che di fronte alle prime domande portate con atteggiamento critico (senza alcun spirito violento beninteso) ha pensato bene di volatilizzarsi, insieme con l’alta figura politica che recava a bordo, per non ripresentarsi più in Val di Susa nei giorni successivi.
L’offensiva ha poi toccato il proprio acme il giorno seguente, con l’installazione di una seconda trivella presso la stazione di Condove, unitamente all’annuncio (già ventilato nei giorni precedenti) di una grande manifestazione bipartisan a favore del TAV, organizzata al Lingotto di Torino dal sindaco Sergio Chiamparino. Manifestazione che stando alle parole dei suoi organizzatori avrebbe dimostrato come la maggioranza dei cittadini sia in realtà favorevole all’alta velocità e poco disposta a subire i “ricatti” di uno sparuto gruppo di facinorosi che osteggiano un progetto di siffatta importanza.
Tutto è finito nel corso del weekend, quando appunto chi con atteggiamento spavaldo era partito per bastonare, si è ritrovato attore di una ritirata ben poco dignitosa, fra i calcinacci delle proprie mistificazioni che crollavano come un castello di carte.
Sabato 23 gennaio, dal presidio di Susa è partita infatti una grande manifestazione forte di oltre 40.000 persone (in stragrande maggioranza valligiani) che ha attraversato come un fiume sterminato di bandiere NO TAV la cittadina, ribadendo in maniera inequivocabile l’assoluta contrarietà del territorio nei confronti di un’infrastruttura ritenuta tanto inutile quanto dannosa. Una moltitudine di uomini, donne, ragazzini, pensionati, in grado di fugare qualsiasi dubbio sia sull’identità di coloro che si oppongono all’alta velocità, sia sulla dimensione strabordante della partecipazione, uguale se non superiore ai livelli del 2005.
Sergio Chiamparino, dopo avere trasformato la propria manifestazione in un convegno da tenersi in una sala (non troppo grande) del Lingotto si è ritrovato invece (ironia della sorte) davvero con 4 gatti, dal momento che per tentare di offrire un’immagine meno desolante e riempire i 600 posti a sedere, perfino i consiglieri provinciali e regionali, compresa la presidente Bresso sono stati fatti accomodare fra il pubblico. Dinanzi a 500 persone, in gran parte rappresentanti politici del PD, si è così svolta l’arringa di Mario Virano che da abile oratore quale è ha ancora una volta sviscerato le ragioni della Torino – Lione che pur non trovando conforto nei numeri allignano all’interno di un “sogno” da portare avanti un po’ per fede e un po’ perché muovendo grandi volumi di denaro del contribuente la politica in fondo il suo tornaconto riesce sempre a trovarlo.
In conclusione al termine della giornata, tanto Chiamparino, quanto Virano, quanto la Bresso, hanno dovuto ammettere che in Val di Susa ci sono quarantamila persone (non 4 gatti) che non vogliono l’alta velocità e trattasi di famiglie e cittadini normali, non certo di sparuti gruppi di antagonisti. Il sindaco di Torino, con la difficoltà a far di calcolo che lo contraddistingue, ha altresì dichiarato che quarantamila o no essi rappresentano pur sempre una minoranza (accompagnato in questo ragionamento dal ministro Matteoli) nell’ambito italiano, ragione per cui si andrà avanti più decisi che mai con la progettazione.
Si potrebbe osservare che anche i torinesi che hanno votato lui, in ambito italiano rappresentano un’esigua minoranza, così come coloro che hanno votato il governo sono sparuta minoranza in ambito europeo, ma non per questo la sua persona ed il governo italiano vengono tacciati come espressione minoritaria.
Ma in fondo è giusto lasciare spazio a questo sfogo con relativa fantasiosa arrampicata sugli specchi, bastonate di questo genere, si sa, fanno molto male e soprattutto rischiano di lasciare il segno, a maggior ragione quando ci si trova alla vigilia di una campagna elettorale.
http://ilcorrosivo.blogspot.com/
Milioni di lingotti di tungsteno dorati al posto dei lingotti d'oro vero
Edoardo Capuano - Posted on 24 gennaio 2010
Alcuni dati per capire meglio l’oro: TUTTO il metallo prezioso estratto dagli albori della civiltà fino ad oggi può essere contenuto in un cubo di 19m di lato che cresce di soli 12cm l’anno (2%). Da sempre l’oro è considerato bene di rifugio: quando manca la fiducia negli altri investimenti, investire in oro è (ERA!) sempre una sicurezza. Con il dollaro in caduta libera anche le banche centrali diventano grandi divoratrici di oro. La Cina ha incrementato la riserva aurea, l’India ha acquistato 200 tonnellate di oro e la Russia ha pianificato di portare le proprie riserve auree dal 2% al 10%. Nel mercato privato la Cina sta superando l’India. Le autorità di Pechino consigliano i cittadini di investire in oro. Forse è per questo che puntualmente quando sono aperte le borse orientali l’oro aumenta per calare quando quelle borse chiudono. Questo significa che l’oro se ne sta andando in Asia.
Londra ha da sempre rappresentato una piazza privilegiata di contrattazione del metallo giallo. Peccato che da qualche mese a questa parte ci siano sempre maggiori richieste di movimentazione dei lingotti in custodia. Nell’ottobre 2009 successe un fatto spiacevole: J.P. Morgan e Deutsche Bank (strettamente sorvegliati dalla Bank of England) che avevano precedentemente venduto Gold Futures (lingotti virtuali) al prezzo di circa 1000$/oncia chiesero ai legittimi proprietari se quell’oro poteva essere da loro ricomprato a 1250$/oncia per evitare di dovere consegnare quei lingotti. Lingotti che evidentemente non possedevano. Quello che sta accadendo è che per ogni lingotto conforme alla London Good Delivery (società che certifica la qualità dei lingotti usati nelle transazioni del mercato londinese) ci sono diverse richieste di proprietà. Basta che un numero sufficiente di investitori perda la fiducia nei depositi e si rechi a ritirare i lingotti di loro proprietà per far crollare il mercato dell’oro. Ed il mercato in toto.[1] Insomma c’è una richiesta esagerata di oro. Lo vogliono tutti: investitori, banche e privati. Come fare a soddisfare tale richiesta? Si va a lezione dagli antichi alchimisti, e si trasforma un metallo meno nobile in oro.
La storia inizia circa 15 anni or sono. All’epoca della presidenza Clinton (coadiuvato da Robert Rubin, Alan Greenspan e Lawrence Summers) circa 1,5 milioni di lingotti di tungsteno da 400 once furono sfornati da una sofisticata industria metallurgica americana. Successivamente 640.000 lingotti furono dorati e spediti a Fort Knox dove tuttora sono. Esistono copie dei documenti di spedizione che attestano date, quantità e peso dei lingotti consegnati a Fort Knox. [2] Perché tungsteno? Perché ha peso specifico molto simile all’oro ma costa relativamente poco (circa 20$ al chilo). Dal rapporto peso/volume un lingotto di tungsteno non si distingue da un lingotto d’oro. Il resto dei 1,5 milioni di lingotti di tungsteno furono comunque dorati e immessi nel mercato. Quindi il mercato non è stato solo avvelenato dalla recente bolla dei mutui subprime (in realtà dai Collateralized Debt Obligation-CDO, titoli garantiti dagli Asset Backed Security-ABS che sono le cartolarizzazioni dei subprime…è una storia di finanza così complicata che per brevità i CDO sono stati chiamati “titoli-salsiccia”), ma presenta seri sintomi di avvelenamento da oro falso. Recentemente sono stati rinvenuti lingotti di oro riempito di tungsteno nelle banche di Hong Kong.[3] Provenivano tutti dagli Stati Uniti. L’ipotesi che si affaccia è che siano il frutto delle richieste di pagamento dei Buoni del Tesoro USA da parte della Cina che teme sempre più di avere carta straccia nei suoi depositi valutari. Oro falso al posto di carta straccia: una fine operazione di alta finanza. Pianificata addirittura 15 anni fa, quando si accusava la Cina di falsificare tutto.
Se per caso avete la passione per il falso oro (no, non è l’oro del Giappone che da noi si chiama ottone…) rivolgetevi con fiducia alla Chinatungsten. [4] La ditta cinese vi spiegherà che il tungsteno è environmental-friendly, e che mentre la lega oro-tungsteno non funziona per svariati motivi, una moneta con l’anima di tungsteno e la copertura di oro non potrà mai essere identificata come contraffazione da misure di densità. Chinatungsten spiega molto bene come funziona: “in dettaglio il tungsteno puro sotto forma di dischi, piatti, fogli, anelli etc.. se rivestito con uno strato di oro acquisterà la sua tipica brillantezza e potrà così rimpiazzarlo”. Troneggia nel sito un’allettante fotografia di lingotti d’oro marcati. Beh, oro…… Ed un’avvertenza: per cortesia non usate i nostri prodotti di tungsteno placcato oro per scopi illegali.
Potenza del dualismo Yin e Yang o del pragmatismo confuciano?
La questione svela un fenomeno a dir poco preoccupante: l’iperrealtà ha preso il sopravvento sulla realtà. Ci ritroviamo a rincorrere valori non tanto determinati dalla rarità dell’oggetto (l’oro), ma dal culto che questo suscita. Ed i culti come i miti, sebbene abbiano un punto di partenza fisico seguono linee evolutive molto diverse, arrancando ben presto negli alti pascoli della metafisica (o della fisica da contrabbando). È la vecchia questione della domanda-offerta, vincolo mitico imposto dal dio Mercato e scritto nel decalogo del capitalismo. Il falso, checché ne dicano i legislatori bigotti, è un elemento trainante dell’economia perché legalizza e giustifica un altro falso: credere che in democrazia vi sia un paritario diritto all’accesso. A ben vedere la democrazia, figlia degli interessi della classe borghese, si fonda sul falso. Una falsa offerta di informazioni, una falsa offerta di libertà, una falsa offerta di partecipazione e così via. Chi è quindi più titolato dei cinesi (falsi comunisti) ad offrire falsi che promettano di mettere il falso capitale al sicuro?
[1]http://www.marketskeptics.com/2009/10/gold-market-reaching-breaking-point.html
[2]http://www.marketoracle.co.uk/Article14996.html
[3]http://www.financialsense.com/fsu/editorials/willie/2009/1118.html
[4]http://www.tungsten-alloy.com/en/alloy11.htm
Fonte: appelloalpopolo.it
http://www.ecplanet.com/
Fiat chiude le fabbriche per due settimane
Martedì 26 Gennaio 2010 22:12 ROL
Tutti gli stabilimenti fermi. Trentamila operai in cig. A Pomigliano precari sul tetto del Comune, dopo un mese di occupazione della sala consiliare. A Termini Imerese bloccato l'ingresso dei tir. E con le tute blu protestano anche mogli e parenti
Gli stabilimenti della Fiat Auto si fermeranno due settimane, dal 22 febbraio al 7 marzo. La cassa integrazione riguarda i 30 mila lavoratori di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, la Sevel, Cassino e Pomigliano. Alle radici della decisione - sostiene l'azienda in un comunicato - il cattivo andamento degli ordini a gennaio: "Dopo il periodo positivo di fine 2009, si stanno drasticamente ridimensionando a un livello ancora più basso di quello registrato a gennaio dell'anno scorso, quando il mercato era in grave crisi".
"La crisi, come sapevamo - commenta all'Ansa il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - non è superata. Continua la latitanza del governo che non ha un piano autonomo sul futuro dell'auto nel Paese, è lui il vero responsabile di questa cassa integrazione".
Nel frattempo si intensifica nelle città meridionali della Fiat, Pomigliano d'Arco (Na) e Temini Imrerese (Pa), la protesta dei lavoratori contro le scelte del Lingotto. Situazione sempre più delicata in Campania, dove i 38 lavoratori della Fiat di Pomigliano cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro occupano ormai da oltre un mese la sala consiliare del Comune. Oggi, gli operai sono saliti sul tetto del Municipio, minacciando di darsi fuoco. I lavoratori hanno acceso un fuoco ed alcuni manifestanti avrebbero portato anche alcune tende e gazebo. "Abbiamo con noi anche la benzina - hanno spiegato - siamo pronti a tutto pur di assicurarci un futuro occupazionale che ci consenta di mandare avanti le nostre famiglie".
In seguito, i 38 operai senza lavoro sono scesi dal tetto del municipio e hanno occupato la stanza del sindaco Antonio Della Ratta. Poi hanno deciso di dar vita ad un corteo per le strade della cittadina partenopea, creando notevoli disagi al traffico veicolare.
Come a Pomigliano, anche a Termini Imerese monta la protesta operaia in Fiat, diretta e dell'indotto. Diverse tute blu, soprattutto quelle del secondo turno, insieme a familiari e altri cittadini solidali stanno presidiano i cancelli impedendo l'ingresso agli automezzi che trasportano i pezzi da assemblare. In questo modo le scorte dovrebbero finire molto rapidamente nel corso della mattinata: le plance, ad esempio, sono già terminate. Lo riferisce l'agenzia Agi.
Cresce, dunque, la mobilitazione, dopo il via dato dai lavoratori della Delivery Email, licenziati a causa della revoca della commessa da parte del Lingotto. Da otto giorni sono sopra il tetto di un capannone, mentre le mogli da ieri hanno iniziato un presidio davanti ai cancelli. Antonio Tarantino, uno dei 13 di Delivery Mail, raggiunto al telefono dall'Ansa dice che "attualmente la linea di montaggio è ferma per mancanza di materiale. Gli operai non sono usciti, ma so che in questo momento non stanno lavorando".
Rinaldini, la cig è uno schiaffo ai lavoratori
"La Fiat ieri ha annunciato che distribuirà agli azionisti il dividendo di 237 milioni di euro e oggi comunica la cassa integrazione per 2 settimane di tutti gli stabilimenti dell’auto e dei veicoli commerciali. La situazione è paradossale, tenuto conto che nel frattempo l’azienda ha licenziato 38 lavoratori precari di Pomigliano e 16 di Termini Imerese”. Lo dichiara il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. L'azienda, spiega, "da un lato licenzia, dall’altro distribuisce gli utili. Questo è uno schiaffo alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori, che hanno perso il lavoro o che da tempo sono in cassa senza alcuna integrazione al reddito da parte dell’azienda. E alla vigilia dell'incontro previsto per il 29 gennaio, utilizza un’operazione di blocco della produzione come strumento di pressione nei confronti del Governo e di risparmio per quanto riguarda la liquidità finanziaria del gruppo. Nel denunciare l’atteggiamento inaccettabile della Fiat – conclude il leader delle tute blu -, ribadiamo la necessità che il confronto avvenga, a partire da Termini Imerese, sull’insieme delle aziende del gruppo e confermiamo lo sciopero unitario del 3 febbraio”.
Rassegna.it
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Smemorati!
Martedì 26 Gennaio 2010 15:01 Lucio Garofalo
Come si sa, il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con la legge 211 del 20 luglio 2000, in ottemperanza alla proposta internazionale di dedicare il 27 gennaio alla commemorazione delle vittime dell'Olocausto. La scelta della data rievoca il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo intero l'orrore del genocidio nazista.
Il ricordo della Shoah è celebrato da molte nazioni e dall'ONU in ossequio alla risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. Il concetto di olocausto, dalgreco holos, "completo", e kaustos, "rogo", come nelle offerte sacrificali, venne introdotto alla fine del XX secolo per indicare il tentativo nazista di eliminare i gruppi di persone "indesiderabili": Ebrei ed altre etnie come Rom e Sinti, cioè gli zingari, comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni di origine slava.
Il vocabolo Shoah, che in lingua ebraica significa "distruzione", o "desolazione", o "calamità", nell’accezione di una sciagura improvvisa e inattesa, è un’altra versione usata per indicare l'Olocausto. Molti Rom usano l’espressione Porajmos, ”grande divoramento”, o Samudaripen, ”genocidio”, per definire lo sterminio nazista. Sommando agli Ebrei queste categorie di persone il numero delle vittime del nazismo è stimabile tra i 10 e i 14 milioni di civili, e fino a 4 milioni di prigionieri di guerra.
Oggi il termine “olocausto” è usato anche per esprimere altri genocidi, avvenuti prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, e designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella causata da un conflitto atomico, da cui discende la voce "olocausto nucleare". Talvolta la nozione di “olocausto” serve per descrivere il genocidio armeno e quello ellenico, che provocò lo sterminio di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.
Tuttavia, con questo articolo mi preme resuscitare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui furono consumati orrendi eccidi di massa troppo spesso ignorati o dimenticati dai mass-media e dalla storiografia ufficiale. Mi riferisco in modo particolare allo sterminio perpetrato contro gli Indiani d’America e a quello contro i “Pellerossa” del nostro Sud, i briganti e i contadini ribelli del Regno delle Due Sicilie.
Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da un milione di Pellerossa riuniti in 400 tribù e circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una spietata caccia ai bisonti, il cui numero calò drasticamente rischiando l’estinzione. I cacciatori bianchi contribuirono allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro. Ma la strage degli Indiani fu opera soprattutto dell’esercito statunitense che per espandersi all'interno del Nord America cacciò i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa furono letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio.
Oggi i nativi nordamericani non formano più una nazione, essendo stati espropriati della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è progressivamente integrata nella civiltà bianca, mentre un'altra parte vive ghettizzata in centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.
Un destino comune, anche se in momenti e con dinamiche diverse, associa i Pellerossa ai Meridionali d'Italia. Questi furono definiti “Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma i Meridionali erano cittadini di uno Stato molto ricco.
Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della
monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour, progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d'Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Solo alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all'ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione.
I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (facoltativo nel Regno delle Due Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a discapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false promesse concesse dall’“eroico” pirata, mercenario e massone, Giuseppe Garibaldi.
Contrariamente ad altre interpretazioni, non intendo assolutamente comparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale post-unitario alla Resistenza partigiana del 1943-1945. Per varie ragioni, anzitutto perché nel primo caso si trattò di una vile e barbara aggressione militare, di una guerra di rapina e di conquista che ebbe una durata molto più lunga della guerra civile tra fascisti e antifascisti: l’intero decennio dal 1860 al 1870.
I briganti meridionali furono costretti ad ingaggiare un’aspra e strenua resistenza che ha provocato eccidi spaventosi, in cui vennero trucidati centinaia di migliaia di contadini e di briganti, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato contro le popolazioni del Sud Italia. Una guerra conclusasi tragicamente, dando luogo al fenomeno dell’emigrazione di massa dei contadini meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi nel mondo ad ogni latitudine e in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Brasile, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, e così via.
Se si intende equiparare ad altre esperienze storiche la triste vicenda del brigantaggio e la feroce repressione sofferta dal popolo meridionale, credo che l’accostamento più giusto sia quello con la storia dei Pellerossa e le guerre indiane combattute nello stesso periodo, vale a dire verso la fine del XIX secolo. Guerre sanguinose che hanno causato stragi e delitti raccapriccianti contro i nativi nordamericani. Un genocidio ignorato o dimenticato, come quello consumato a discapito del popolo dell’Italia meridionale.
Nel contempo condivido solo in minima parte il giudizio, forse oltremodo drastico e perentorio, probabilmente unilaterale, che attiene al carattere anacronistico, codino e antiprogressista, delle ragioni storiche, politiche e sociali, che furono all’origine della lotta di resistenza combattuta dai briganti meridionali. In politica ciò che è vecchio è quasi sempre retrivo e conservatore. E’ in parte vero che dietro le imprese e le azioni di guerriglia compiute dai briganti si riparavano gli interessi di un blocco reazionario, filo-borbonico, sanfedista e filo-clericale. Tuttavia, inviterei ad approfondire le motivazioni e le spinte che animarono la strenua resistenza dei briganti contro gli invasori sabaudi.
Non intendo annoiare i lettori con le cifre sui numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due Sicilie in ampi settori dell’economia, dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e via discorrendo, né mi sembra opportuno esternare sciocchi sentimenti di nostalgia verso una società arcaica, dispotica e aristocratico-feudale, quindi verso un passato di barbarie e oscurantismo, ingiustizia ed oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Sud. Ma un dato è certo: la dinastia sabauda era senza dubbio più rozza, retriva e ignorante, meno moderna e progredita di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era uno Stato molto più ricco e avanzato del Regno dei Savoia, tant’è vero che costituiva un boccone appetibile per le maggiori potenze europee del tempo, Francia e Inghilterra in testa. Questo è un tema estremamente vasto, complesso e controverso, che esige un approfondimento adeguato.
Concludo con una rapida chiosa circa le presunte tendenze progressiste incarnate nei processi di creazione e unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e nella costruzione dell’odierno Stato europeo. Non mi pare che tali processi abbiano spinto e assicurato un autentico progresso sociale, ideale, morale e civile, ma hanno favorito uno sviluppo prettamente economico ad esclusivo vantaggio delle classi dominanti e possidenti. Intendo dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, non coincide con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente le forze autenticamente progressiste e rivoluzionarie, devono puntare a raggiungere il secondo traguardo.
Lucio Garofalo
http://www.reportonline.it/
Il Governo, in sordina, sdogana gli Ogm - Comitato Scientifico EQUIVITA
26/01/2010
Scegliendo di trascurare la sovranità alimentare dell’Italia e la nostra preziosa biodiversità, il Governo ha deciso di imboccare la strada che ci vedrà colonizzati dalle multinazionali chimico-farmaceutiche-biotech detentrici dei brevetti sugli Ogm.
A quanto risulta dall’articolo che pubblica “La Stampa” (“L’Italia sdogana gli Ogm”, 17/01/10), è imminente il 28 gennaio il via libera formale alla bozza sugli Ogm, che prevede le linee guida per la coesistenza (tra colture tradizionali e colture Ogm) richieste dall’Unione Europea, che tuttavia non sono state elaborate dalla grande maggioranza degli Stati membri fino ad oggi.
L’Unione Europea, dopo avere emanato, con la lunga preparazione di 3 direttive e 4 regolamenti, le leggi per la tracciabilità e l’etichettatura degli Ogm, era tenuta, secondo il programma stabilito, a produrre anche le regole per la coesistenza (tra coltura tradizionali e colture geneticamente modificate). In realtà la porta era stata spalancata agli Ogm nel momento in cui era passata la Direttiva europea che autorizzava i brevetti sulla materia vivente (98/44), ma si voleva quanto meno salvare il diritto del cittadino europeo ad una libera scelta alimentare.
L’Unione Europea non poté elaborare le regole di coesistenza perché il suo Comitato Scientifico dichiarò che tale coesistenza era inattuabile (gli Ogm, anche se coltivati a distanza di chilometri, finiscono sempre per inquinare ogni altra piantagione attraverso l’aria, i pollini, gli insetti, e anche attraverso il suolo). Fu scaricata la “patata bollente” dell’elaborazione di queste “linee guida” sugli Stati Membri, che a loro volta, ovunque possibile, l’hanno scaricata (in Italia è avvenuto così) sulle loro amministrazioni regionali. Le quali non hanno potuto fare niente e in tal modo hanno impedito in Italia, come pure in svariati altri Stati Membri, l’autorizzazione alle colture GM.
Oggi all’improvviso, senza alcun dibattito pubblico e in totale violazione della Convenzione di AARHUS, cui l’Italia aderisce (e che impone vengano informate le parti interessate dei cittadini, o gli stakeholder, che devono anche prendere parte al processo decisionale quando si elabora una iniziativa che riguarda l’Ambiente), ci giunge la notizia che l’accordo tra Stato e Regioni si sarebbe concluso. Con grande nostra sorpresa, dal momento che 16 Regioni Italiane si sono dichiarate “OGM Free” (e recentemente Barroso, presidente della Commissione Europea ha riconosciuto il diritto delle Zone “Libere da Ogm” ad esserlo).
Anche se nel Rapporto “Come influenzare l’opinione pubblica sulle biotoecnologie agricole” (!), l’addetta all’Agricoltura statunitense in Italia definisce tutti, nell’elenco qui di seguito,“frange minoritarie” …., una vasta maggioranza della popolazione si è espressa in Italia contro gli Ogm in agricoltura. Tra di essi:
il Governo nella persona del Ministro dell’Agricoltura Zaia
41 Province e 2.446 Comuni, oltre le 16 Regioni già menzionate
il maggiore sindacato di agricoltori, la Coldiretti (9.812 sezioni nelle 18 regioni e 568.000 agricoltori)
la maggiore catena di distribuzione alimentare, Coop Italia
numerose maggiori marche di prodotti alimentari, come Barilla, Amadori, Bovinmarche, Fileni, ecc ...
la coalizione di Ong “Liberi da Ogm” e numerose altre Organizzazioni della Società Civile, anche in ambito accademico.
numerosi gruppi di parlamentari di tutte le correnti (in particolare Gianni Alemanno, già Ministro dell’Agricoltura e oggi Sindaco di Roma)
il Vaticano stesso con le dichiarazioni fatte dal Papa e scritte nel Documento “Instrumentum laboris” (1) per il Sinodo dei Vescovi Africani (pur se la Pontificia Accademia delle Scienze, che è autonoma dal Vaticano e che da esso è stata smentita su “L’Osservatore Romano”, ha tentato nel mese di maggio scorso di accreditare la tesi di un sostegno del Vaticano agli Ogm …).
Le ragioni del rifiuto agli Ogm dovrebbero ormai essere note per le basi solidissime (vedi anche bibliografia riportata di seguito) sulle quali esse poggiano. Infatti gli Ogm:
sono stati promossi negli anni ’90, malgrado un giudizio negativo della Food and Drug Administration negli USA
A quanto risulta dall’articolo che pubblica “La Stampa” (“L’Italia sdogana gli Ogm”, 17/01/10), è imminente il 28 gennaio il via libera formale alla bozza sugli Ogm, che prevede le linee guida per la coesistenza (tra colture tradizionali e colture Ogm) richieste dall’Unione Europea, che tuttavia non sono state elaborate dalla grande maggioranza degli Stati membri fino ad oggi.
L’Unione Europea, dopo avere emanato, con la lunga preparazione di 3 direttive e 4 regolamenti, le leggi per la tracciabilità e l’etichettatura degli Ogm, era tenuta, secondo il programma stabilito, a produrre anche le regole per la coesistenza (tra coltura tradizionali e colture geneticamente modificate). In realtà la porta era stata spalancata agli Ogm nel momento in cui era passata la Direttiva europea che autorizzava i brevetti sulla materia vivente (98/44), ma si voleva quanto meno salvare il diritto del cittadino europeo ad una libera scelta alimentare.
L’Unione Europea non poté elaborare le regole di coesistenza perché il suo Comitato Scientifico dichiarò che tale coesistenza era inattuabile (gli Ogm, anche se coltivati a distanza di chilometri, finiscono sempre per inquinare ogni altra piantagione attraverso l’aria, i pollini, gli insetti, e anche attraverso il suolo). Fu scaricata la “patata bollente” dell’elaborazione di queste “linee guida” sugli Stati Membri, che a loro volta, ovunque possibile, l’hanno scaricata (in Italia è avvenuto così) sulle loro amministrazioni regionali. Le quali non hanno potuto fare niente e in tal modo hanno impedito in Italia, come pure in svariati altri Stati Membri, l’autorizzazione alle colture GM.
Oggi all’improvviso, senza alcun dibattito pubblico e in totale violazione della Convenzione di AARHUS, cui l’Italia aderisce (e che impone vengano informate le parti interessate dei cittadini, o gli stakeholder, che devono anche prendere parte al processo decisionale quando si elabora una iniziativa che riguarda l’Ambiente), ci giunge la notizia che l’accordo tra Stato e Regioni si sarebbe concluso. Con grande nostra sorpresa, dal momento che 16 Regioni Italiane si sono dichiarate “OGM Free” (e recentemente Barroso, presidente della Commissione Europea ha riconosciuto il diritto delle Zone “Libere da Ogm” ad esserlo).
Anche se nel Rapporto “Come influenzare l’opinione pubblica sulle biotoecnologie agricole” (!), l’addetta all’Agricoltura statunitense in Italia definisce tutti, nell’elenco qui di seguito,“frange minoritarie” …., una vasta maggioranza della popolazione si è espressa in Italia contro gli Ogm in agricoltura. Tra di essi:
il Governo nella persona del Ministro dell’Agricoltura Zaia
41 Province e 2.446 Comuni, oltre le 16 Regioni già menzionate
il maggiore sindacato di agricoltori, la Coldiretti (9.812 sezioni nelle 18 regioni e 568.000 agricoltori)
la maggiore catena di distribuzione alimentare, Coop Italia
numerose maggiori marche di prodotti alimentari, come Barilla, Amadori, Bovinmarche, Fileni, ecc ...
la coalizione di Ong “Liberi da Ogm” e numerose altre Organizzazioni della Società Civile, anche in ambito accademico.
numerosi gruppi di parlamentari di tutte le correnti (in particolare Gianni Alemanno, già Ministro dell’Agricoltura e oggi Sindaco di Roma)
il Vaticano stesso con le dichiarazioni fatte dal Papa e scritte nel Documento “Instrumentum laboris” (1) per il Sinodo dei Vescovi Africani (pur se la Pontificia Accademia delle Scienze, che è autonoma dal Vaticano e che da esso è stata smentita su “L’Osservatore Romano”, ha tentato nel mese di maggio scorso di accreditare la tesi di un sostegno del Vaticano agli Ogm …).
Le ragioni del rifiuto agli Ogm dovrebbero ormai essere note per le basi solidissime (vedi anche bibliografia riportata di seguito) sulle quali esse poggiano. Infatti gli Ogm:
sono stati promossi negli anni ’90, malgrado un giudizio negativo della Food and Drug Administration negli USA
hanno promesso aumenti nei raccolti e riduzione dell’inquinamento chimico ed entrambe queste promesse sono state non solo disattese ma ribaltate (vedi ultimo rapporto del nov. 09 di Charles Benbrook: meno 10% nei raccolti e 4 volte più inquinamento da pesticidi)
hanno dimostrato di costituire un rischio per la salute umana
hanno dimostrato di costituire un rischio ancor maggiore per l’ambiente
hanno privatizzato un “bene comune” prezioso almeno quanto l’acqua: la materia vivente del pianeta
non sono, come hanno voluto farci credere, uno strumento per migliorare la distribuzione di cibo nel mondo, ma al contrario una causa importante della grave crisi di fame. Infatti, essi fanno in modo che i popoli dipendano da potenti multinazionali, che mirano al solo loro profitto, con la riscossione del diritto di brevetto (ad ogni ciclo riproduttivo della pianta) e con il controllo del mercato globale del cibo.
1-) “La campagna di semina di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) pretende di assicurare la sicurezza alimentare […]. Questa tecnica rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di OGM”. (Benedetto XVI nel documento “Instrumentum laboris” per il Sinodo dei Vescovi Africani, 2009).
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949, + 39.335.312951
E-mail: equivita@equivita.it
Sito internet: www.equivita.org
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Bibliografia
1-) “The right to food. Seed policies and the right to food: enhancing agrobiodiversity and encouraging innovation”, United Nations (luglio 2009).
http://www2.ohchr.org/english/issues/food/docs/A-64-170.pdf
2-) “Failure to Yield. Evaluating the Performance of Genetically Engineered Crops”, Union of Concerned Scientists (2009).
http://ucsusa.org/food_and_agriculture/science_and_impacts/science/failure-to-yield.html
3-) “IAASTD - International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development” (2009). http://www.agassessment.org/
4-) “Organic Agriculture and Food Security in Africa”, UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) e UNEP (United Nations Environment Programme) (2008).
http://www.unctad.org/en/docs/ditcted200715_en.pdf
5-) Biotecnology No Sure Fix for World’s Nitrogen Fertilizer Pollution Problem”, Union of Concerned Scientists (dicembre 2009). http://www.ucsusa.org/
6-) “Impacts of genetically engineerd crops on pesticieds use in the United States: the first thirteen years”, Charles Benbrook – Organic center (novembre 2009).
http://www.organic-center.org/science.pest.php?action=view&report_id=159
7-) “Who Benefits from Gm Crops? The Rise in Pesticide Use”, Friends of the Earth e Center for Food Safety (2008).
http://www.centerforfoodsafety.org/pubs/FoE%20I%20Who%20Benefits%202008%20-%20Full%20Report%20FINAL%202-6-08.pdf
8-) “Out of Hand: Farmers face the consequences of a consolidated seed industry”, Farmer to farmer Campaign on Genetic Engineering (dicembre 2009).
http://farmertofarmercampaign.com/Out%20of%20Hand.ExecutiveSummary.pdfhttp://www2.ohchr.org/english/issues/food/docs/A-64-170.pdf
2-) “Failure to Yield. Evaluating the Performance of Genetically Engineered Crops”, Union of Concerned Scientists (2009).
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3-) “IAASTD - International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development” (2009). http://www.agassessment.org/
4-) “Organic Agriculture and Food Security in Africa”, UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) e UNEP (United Nations Environment Programme) (2008).
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5-) Biotecnology No Sure Fix for World’s Nitrogen Fertilizer Pollution Problem”, Union of Concerned Scientists (dicembre 2009). http://www.ucsusa.org/
6-) “Impacts of genetically engineerd crops on pesticieds use in the United States: the first thirteen years”, Charles Benbrook – Organic center (novembre 2009).
http://www.organic-center.org/science.pest.php?action=view&report_id=159
7-) “Who Benefits from Gm Crops? The Rise in Pesticide Use”, Friends of the Earth e Center for Food Safety (2008).
http://www.centerforfoodsafety.org/pubs/FoE%20I%20Who%20Benefits%202008%20-%20Full%20Report%20FINAL%202-6-08.pdf
8-) “Out of Hand: Farmers face the consequences of a consolidated seed industry”, Farmer to farmer Campaign on Genetic Engineering (dicembre 2009).
Fonte: http://www.antivivisezione.it/Governo_sdogana_Ogm.htm
http://www.nexusedizioni.it/
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