giovedì 28 gennaio 2010

Rassegna Stampa [12] (feat. www.duffysblog.com)



http://www.youtube.com/user/rRRrGiag

APPROFONDIMENTI:
www.duffysblog.com

LINK:
http://www.telegraph.co.uk/news/world...

http://www.express.co.uk/posts/view/1...

http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=...

http://www.google.com/hostednews/afp/...

http://www.reuters.com/article/idUSTR...

http://abcnews.go.com/Blotter/us-mili...

http://www.agi.it/food/notizie/201001...

http://news.asiaone.com/News/AsiaOne%...

http://www.ilgiornale.it/interni/luom...

Incazzato al punto giusto



http://www.youtube.com/user/dongiorgiodecapitani

Non ho più la voglia di svergognare i cosiddetti partiti dellamore o del sacro suolo padano, neppure quando dissacrano e massacrano l'essere, meritandosi giustamente le ire del cielo,
il quale però tace, soffocato nei palazzi di un Vaticano, dove lo Spirito abortisce ad ogni ora del giorno.

Uno scudo artificiale di aerosol per bloccare il global warming



http://www.youtube.com/user/NZtrillion

Potrebbe essere uno strumento da affiancare al taglio delle emissioni, comunque necessario. Ma prima è necessaria una cauta e accurata sperimentazione

E' necessario sviluppare ricerche sulla possibile "geo-ingegnerizzazione" del pianeta per poter limitare, all'occorrenza, i rischi di un riscaldamento globale rapido. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori dell'Università di Calgary, dell'Università della California a Davis, del Michigan e della Carnegie Mellon University, che in un articolo pubblicato su "Nature" sostengono la necessità della creazione di una collaborazione internazionale che eviti sperimentazioni unilaterali da parte di singole nazioni e identifichi le tecnologia con minor rischio.

"La gestione della radiazione solare che può difenderci dall'impatto di un rapido e drammatico cambiamento climatico. I rischi di non condurre ricerche in proposito superao i rischi del condurle", ha detto David Keith, primo firmatario dell'articolo.

La gestione della radiazione solare (SRM, solar-radiation management) prevedrebbe il rilascio nell'alta atmosfera di migliaia di tonnellate di particelle di aerosol capaci di riflettere la luce e ridurre quindi l'assorbimento di energia da parte della Terra. In alternativa si potrebbero si potrebbero rilasciare microparticelle di sale marino, in modo da favorire la formazione di basse nubi che anch'esse rifletterebbero la luce solare.

La SRM non dovrebbe sostituirsi alle iniziative per la riduzione dei gas serra, specifica Keith, piuttosto "dobbiamo sviluppare la capacità di una SRM che sia di complemento ai tagli alle emissioni, così da gestire i rischi ambientali e politici connessi".
Gli autori propongono che i governi varino un programma di ricerca internazionale per valutare rischi e benefici, dotato di un budget che da oggi al 2020 dovrebbe passare da un finanziamento di 10 milioni di dollari a uno di un miliardo di dollari. In parallelo dovrebbero essere stabilite norme internazionali per la gestione della SRM.

Le stime mostrano che la SRM potrebbe contrastare l'aumento delle temperature previste per questo secolo con un costo cento volte inferiore a quello legato al taglio delle emissioni, prosegue Keith. "Ma questo prezzo ridotto aumenta il rischio che singoli gruppi agiscano da soli."
La SRM raffredderebbe il pianeta rapidamente, contro i decenni che richiesti dal taglio dei gas serra, considerata la loro lenta decomposizione. Con la sua emissione di composti di zolfo in atmosfera, l'eruzione del Pinatubo nel 1991, ricordano i ricercatori, raffreddò il pianeta di 0,5 °C in meno di un anno.

Una SRM comporterebbe comunque dei rischi, proseguono i ricercatori. Sul pianeta potrebbero esserci meno precipitazioni e una minor evaporazione, e i monsoni potrebbero indebolirsi. Alcune aree potrebbero essere più protette dai cambiamenti climatici e di altre, creando "vincitori e vinti" su scala locale.
"Se il mondo si orientasse solo sulla SRM per limitare il riscaldamento globale, questi problemi alla fine porrebbero dei rischi altrettanto gravi delle emissioni non controllate", avvertono gli studiosi.

Solo dei test sul campo possono permettere di identificare le tecnologie migliori e i potenziali rischi e per questo sarebbe necessario eseguire sperimentazioni accuratamente controllate che prevedano il rilascio di tonnellate - e non di megatonnellate - di aerosol in stratosfera e la formazione di nubi basse.
Se la SRM di mostrasse di essere inefficace o di porre rischi inaccettabili, sapremmo subito che si tratta di una opzione non accettabile, concludono gli autori; ma se fosse efficace, disporremmo di un'ulteriore utile strumento per limitare i danni climatici.

http://www.altrogiornale.org/news.php


Fonte:
Vedi:

HAARP, HAITI, BRZEZINSKI E IL NUOVO ORDINE MONDIALE























DI JERRY MAZZA
Online Journal

Il 25 ottobre 2005 ho scritto un articolo per l’Online Journal, intitolato “È il tempo oppure il terrorismo del governo?”, fornendo i dettagli sulla manipolazione del tempo [meteorologico] da parte del governo, terremoti compresi, a scopo terroristico e di distruzione, e in cui menzionavo che “questo non ve lo diranno i metereologi” e aggiungevo “lasciate a me le previsioni, passato, presente e a lungo raggio”. Beh, un nuovo dé jà vu sembra aver colpito Haiti lo scorso 12 gennaio.

Quando ho scritto quell’articolo, ero sconvolto per gli effetti dell’uragano Katrina del 25 agosto 2005, per non parlare dello tsunami in Indonesia che l’ha preceduto, il 26 dicembre 2004. Mi sembrava che ci volesse ben più di un metereologo per spiegare degli eventi cosmici di quella portata nello stesso anno, a distanza di quattro mesi e un giorno l’uno dall’altro. Oggi vi chiedo di leggere il mio primo articolo per prendere familiarità con il programma HAARP, l’acronimo di “Programma di Ricerca Aurorale Attivo ad Alta Frequenza” del governo, che ha a che vedere con ben più del tempo meteorologico, ma piuttosto con le armi di distruzione di massa metereologiche degli USA.

Mentre scrivo, posso già sentire l’urlo delle sirene della “teoria della cospirazione” che iniziano a risuonare nell’aria, come se un ladro avesse fatto irruzione nel buco nero del Pentagono e si stesse riempendo le tasche con tutti i segreti di queste operazioni più oscure. Beh, forse.

HAARP, come leggerete in maggior dettaglio, può generare un lampo nell’atmosfera superiore con una scarica elettromagnetica sia mirata che navigabile. La ionosfera è la sfera elettricamente carica che circonda l’atmosfera superiore della terra, a 40 - 60 miglia circa sopra la superficie terrestre. Date una scorta anche all’eccellente articolo “Il terremoto di Haiti suscita controversie sul programma HAARP” sul blogspot phoenixaquua, così saprete che non sono solo io a pensarla così. In effetti, potete vedere esempi filmati di come funziona HAARP, e di come ha funzionato su Haiti.

Vi piacerà particolarmente in questo articolo il filmato dell’analisi di Pat Robertson del sisma di Haiti. Pat crede che sia stato causato dalla vittoria degli Haitiani su Napoleone e sui Francesi nella loro ribellione del 1801. La vittoria, sostiene Robertson, è stata conquistata con un patto fatto dagli Haitiani con il demonio. E questo patto, continua Pat, li perseguita anche al giorno d’oggi. Questo è lo stesso uomo che è stato candidato alle elezioni presidenziali, che possiede una catena di stazioni radio e televisive e che è il leader della setta machiavelliana dominionista della Cristianità Conservativa. Ma sto divagando e questa parentesi mi ha fatto confondere.

Il governo americano si è sempre riferito al programma HAARP come ad uno strumento per la ricerca metereologica, ma in effetti è stato sviluppato ed usato dai militari per gli scopi del Dipartimento della Difesa. Questo lato oscuro del programma HAARP è stato sminuito per ovvie ragioni, ma il dott. Nick Begich e Jeane Manning hanno fatto un’eccellente denuncia di questa “scatola di Pandora militare” nel loro libro ”Angels Don’t Play This Harp”. C’è un ottimo riassunto del libro su questo sito. [Il libro] smentisce la nozione che il programma HAARP non sia diverso dagli altri riscaldatori ionosferici che funzionano in tutta sicurezza nel mondo ad Arecibo, in Portorico, a Tromso, in Norvegia, e nell’ex Unione Sovietica.

Ciononostante un documento del governo del 1990 sostiene che la potenza del lampo di radiofrequenza (RF) può indurre attività “innaturali” nella ionosfera. Citando gli stessi autori… “alle massime potenze di alta frequenza disponibili in occidente, le instabilità comunemente studiate si stanno avvicinando alla loro massima capacità dissipativa di energia di RF, oltre cui il processo del plasma ‘sfuggirà via’ finché non sarà stato raggiunto il fattore limitante successivo”. Il programma opera dalla University of Alaska Fairbanks (in territorio Sarah Palin), fornendo una tecnologia da “guerre stellari” con base a terra, che offre uno scudo difensivo relativamente economico.

Ma l’università vanta anche le manipolazioni geofisiche più allucinanti dall’invenzione della bomba atomica e di cui è capace HAARP. [Il progetto] è basato sul lavoro del genio dell’elettricità Nicholas Tesla e sul lavoro e i brevetti del fisico texano Bernard Eastlund. I militari hanno deliberatamente sottovalutato le possibilità letali di questa super tecnologia, in modo particolare in questo caso, per provocare terremoti con la generazione di lampi elettrici diretti verso bersagli specifici.

In effetti le potenzialità di distruzione di HAARP hanno attirato l’attenzione di nientedimenoche Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, consigliere scientifico del presidente Johnson, e consigliere politico del presidente Obama.

Oltre 25 anni fa, quando Brzezinski era un docente presso la Columbia University, ha scritto: “gli strateghi politici sono tentati di sfruttare la ricerca sul cervello e sul comportamento umano [un altro strano scopo per cui HAARP può essere impiegato]. Il geofisico Gordon J.F. MacDonald, uno specialista di operazioni militari, dice che lampi elettrici artificiali di durata accuratamente calcolata potrebbero portare ad un pattern di oscillazioni che producono livelli di potenza relativamente alti in certe regioni della terra … in questo modo si potrebbe sviluppare un sistema che danneggerebbe gravemente le funzioni cerebrali di grandi popolazioni in regioni specifiche per un periodo protratto”.

Ha concluso questa affermazione con “per quanto possa essere preoccupante per alcuni, l’idea di usare l’ambiente per manipolare il comportamento per il vantaggio nazionale, la tecnologia che consente un tale utilizzo si svilupperà entro le prossime decadi”. Lasciatemelo dire, cari lettori, adesso è arrivata.

Già dal 1970 Brzezinski aveva previsto che il programma HAARP potesse essere usato per “una società più controllata e diretta” collegata alla tecnologia. Tale società sarebbe stata dominata da un gruppo di elite che avrebbe guadagnato voti con il suo presunto know-how scientifico superiore. Inoltre, afferma il dott. Stranamore, “non intralciata dalle limitazioni dei valori liberali tradizionali, questa elite [il nuovo ordine mondiale odierno] non esiterà a raggiungere i propri fini politici usando le più moderne tecnologie per influenzare il comportamento pubblico e per tenere la società sotto stretta sorveglianza e controllo. Lo slancio tecnico e scientifico allora sarà alimentato dalla situazione che sfrutta”.

E così parlò Brzezinski, che ha inoltre predetto che ci sarebbe voluto un incidente istigatorio come Pearl Harbour (ossia il 9/11) per indurre la normalmente pacifica popolazione americana ad entrare in guerra per l’egemonia mondiale (ossia la guerra al terrorismo). E aveva perfettamente ragione.

Zbig non ha paura, e infatti, è lodato per aver scandagliato possibilità che farebbero rabbrividire di disgusto la maggior parte di tutti noi. Purtroppo le sue previsioni tendono a dimostrarsi accurate, perché ispirano le persone peggiori a fare le cose peggiori. E così questi “strumenti per l’elite” e la sua tentazione di usarli crescono incredibilmente. Le politiche per poterli usare sono già in essere. Per quanto concerne i “passi” che potrebbero essere intrapresi per raggiungere questa tecno-società altamente controllata, Brzezinski si aspettava che sarebbero stati una “crisi sociale persistente” e l’uso dei mass media per ottenere la fiducia del pubblico. Ancora una volta, ha fatto centro.

Molto tempo prima, nel 1966, il professor Gordon J.F. MacDonald, allora direttore associato dell’Istituto di Geofisica e Fisica Planetaria della University of California di Los Angeles, era un membro del comitato scientifico del presidente Johnson e, in seguito, fu membro del Consiglio per la Qualità Ambientale del presidente. Ha infatti scritto un capitolo intitolato “Come distruggere l’ambiente” nel suo libro Unless Peace Comes [“A meno che non venga la pace” N.d.t]. Certo, questa è venuta all’apice della brutalità della guerra in Vietnam. Data l’atmosfera di violenza simile a quella odierna, Gordon ha descritto nel suo capitolo, tra le altre cose, “lo scioglimento o la destabilizzazione delle calotte polari, le tecniche di impoverimento dell’ozono, l’ingegnerizzazione di sismi [enfasi dell’autore] il controllo delle onde oceaniche e la manipolazione delle onde cerebrali usando i campi energetici del pianeta”.

La notevole peculiarità del terremoto di Haiti è che ha devastato Haiti, che è la parte occidentale dell’isola di Hispaniola, mentre i due terzi orientali dell’isola, la Repubblica Dominicana, hanno subito delle scosse di assestamento, ma sono rimasti relativamente indenni, con hotel aperti, gli affari che prosperano, voli in arrivo e in partenza. Se questo non è un terremoto mirato con estrema precisione, si tratta di un fenomeno alquanto strano e finora non spiegato.

Per le statistiche “ufficiali” dell’evento, vedere l’articolo “Tectonics of the Haitian earthquake” di Chris Rowan su scienceblogs.com. A dispetto del fatto che Rowan veda questo come un “urto da scivolamento nella placca caraibica con la crosta terrestre da entrambi i lati della frattura che si muove orizzontalmente in relazione all’altro lato” e via dicendo, credo ancora che la localizzazione di Haiti non è il solito prevedibile terremoto. Ma leggete tutta la spiegazione di Chris. Una scarica di energia HAARP potrebbe aver causato quell’ “urto da scivolamento”.

Ciò che è ben più interessante notare è un articolo di nextgov.com (Technology And The Business of Government), “Defense launches online system to coordinate Haiti relief efforts”, [la difesa lancia un sistema online per coordinare i soccorsi ad Haiti] che è stato pubblicato venerdì scorso ma che si riferisce ad un addestramento per il soccorso nei disastri che ha avuto luogo lunedì 11 gennaio, un giorno prima del sisma. Cito, “mentre il personale che rappresenta centinaia di agenzie governative e non governative di tutto il mondo accorre per soccorrere Haiti, devastata dal terremoto, la Defense Information Systems Agency ha lanciato un portale Web con strumenti di social networking multipli per contribuire a coordinare i loro aiuti.

“Lunedì, [11 gennaio, prima del terremoto] Jean Demay, direttore tecnico della DISA per il progetto chiamato 'Transnational Information Sharing Cooperation', si trovava presso i quartier generali dello US Southern Command a Miami per la preparazione di una sperimentazione del sistema in uno scenario che coinvolgeva il soccorso di Haiti a seguito di un uragano. Dopo che si è scatenato il sisma, martedì, Demay ha detto che il SOUTHCOM aveva deciso di rendere operativo il sistema [enfasi dell’autore]. Il mercoledì [il giorno dopo il terremoto], la DISA ha aperto il suo All Partners Access Network, supportato dal Transnational Information Sharing Cooperation project, a tutte le organizzazioni che sostenevano i soccorsi per Haiti.

“Il progetto, sviluppato con il sostegno sia del SOUTHCOM che del Comando Europeo del Dipartimento della Difesa, è stato sviluppato nel corso di tre anni. È ideato per facilitare la collaborazione multilaterale tra le agenzie federali e non governative …”

Scusate la paranoia, ma questa esercitazione è identica alle simulazioni preparate il giorno prima del 9/11/01 dalla FEMA a New York, il 9/10/01 e dal NORAD.

La verità politica è che Haiti è stata storicamente una spina nel cuore di Americani ed Europei che hanno sfruttato le sue risorse naturali e hanno osato massacrare la sua gente. Vedi Wiki’s History of Haiti, che si apre con la storia di Cristoforo Colombo, straordinario colonizzatore, che ha dato il nome all’intera isola, Hispaniola.

Fin dal principio, nota Wiki, “dopo l’arrivo degli Europei, la popolazione indigena di Haiti ha subito la quasi estinzione, nel caso forse peggiore di spopolamento delle Americhe. Un’ipotesi comunemente accettata attribuisce l’alta mortalità di questa colonia in parte alle malattie del vecchio mondo, per cui gli indigeni non avevano immunità. I colonizzatori hanno inoltre sterminato un numero considerevole degli indigeni sia direttamente che indirettamente con la schiavitù e i massacri”. La strada era stata preparata.

E come scrive Wayne Madsen nell’articolo “US troops in Haiti to prevent Aristide’s return”, “il presidente Obama, in linea con la sua discendenza dalla CIA, ha consentito al Pentagono sotto Robert Gates di prendere il controllo dei soccorsi ad Haiti.

“Mentre gli ospedali da campo cubani e venezuelani stavano già offrendo i servizi di pronto soccorso e di cure per i traumi agli Haitiani feriti nel megasisma, Obama si era riunito per una operazione fotografica alla Casa Bianca con il vicepresidente Joe Biden ed altri ufficiali di gabinetto per affermare che un aereo di ricognizione americano avrebbe sorvolato Haiti per valutare la situazione dall’aria. È stato inviato un aeromobile spia P-3 Orion americano dalla base aerea di Comalapa in El Salvador per condurre l’operazione di sorveglianza, una cosa che era già stata fatta dai satelliti terrestri, le cui immagini erano disponibili su Google Maps.

“Mentre Obama raccoglieva le lodi dei servili portavoce della Casa Bianca come il largamente screditato Washington Post, una squadra di ricerca e salvataggio islandese di 37 persone tirava fuori le vittime del terremoto intrappolate nelle macerie degli edifici crollati a Port au Prince. L’Islanda, una nazione andata in bancarotta grazie ai compagni banchieri di Obama di Wall Street e della city di Londra, è stata capace di reagire nel modo in cui un superpotere moribondo come gli Stati Uniti, ottuso e addormentato, non ha saputo fare – con azioni mirate a fornire immediata assistenza alla gente di Haiti…”, leggete tutto l’articolo per i particolari completi.

Madsen non è stato l’unico a commmentare che nel mezzo di questo disastro l’America sembri più intenta ad occupare Haiti con il suo esercito, che non a provvedere ai soccorsi. La Press Tv riporta che il presidente del Nicaragua Ortega ammonisce sullo schieramento [delle truppe] USA ad Haiti. Ha affermato: “quello che sta succedendo ad Haiti mi preoccupa seriamente dato che le truppe americane hanno già preso il controllo dell’aeroporto”, ha detto Ortega sabato, “il Pentagono dice che ha schierato oltre 10,000 soldati ad Haiti per aiutare le vittime del sisma di martedì.

Tutto questo mentre i paracadutisti americani della 82a Airborne Division hanno preso il controllo dell’aeroporto principale della capitale Port au Prince venerdì, tre giorni dopo che un terremoto di magnitudo 7.0 ha portato la morte e la miseria ad una nazione già impoverita”.

La Press TV ha detto: “il presidente di sinistra del Nicaragua ha denunciato la mossa di Washington di schierare le forze armate ad Haiti, dicendo: ‘sembra che le basi (sull’America Latina) non siano sufficienti’.

'Non è logico che le truppe americane siano sbarcate ad Haiti. Haiti ha bisogno di aiuti umanitari, non di truppe. Sarebbe follia se tutti iniziassimo a mandare truppe ad Haiti’ ha detto Ortega”.

Date le terribili esperienze del Nicaragua con gli USA e i Contra, i suoi dubbi, come quelli di Madsen, devono essere seriamente considerati. Allora, avevamo Reagan e Bush che tiravano i fili, il che alla fine è esploso con lo scandalo Irangate, che ha tentato di continuare l’avanzamento del Nuovo Ordine Mondiale dall’America Centrale al Medioriente. Quindi cosa è cambiato?

In sostanza, vi sto forse chiedendo di accusare chiunque scivoli su una buccia di banana di essere il risultato del potere cataclismico del progetto HAARP? No. Ma vi chiedo di seguire i link che ho segnalato e di considerare la possibilità che il progetto HAARP possa produrre questo megasisma con estrema precisione. È un’arma in più nell’arsenale americano. E più ne sapete, più potrete discernere il quadro più grande. Dovete solo liberarvi delle vostre catene politiche e dallo spettro di Zbigniew Brzezinski e dei suoi cloni.

Jerry Mazza è uno scrittore freelance e un residente di lunga data di New York City. Lo potete contattare all’indirizzo email gymaz@verizon.net. Il suo nuovo libro, “State of Shock: Poems from 9/11 on” è disponibile su www.jerrymazza.com, Amazon e su Barnesandnoble.com.

Titolo originale: "HAARP, Haiti, Brzezinski and the NWO"

Fonte: http://onlinejournal.com
Link
22.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php

Sindaci rossi, una crisi che viene da lontano




















Valerio Evangelisti

Un poeta bolognese dei primi del Novecento, Olindo Guerrini in arte Lorenzo Stecchetti, scrisse dei versi intitolati Primo Maggio. Vi si descriveva la marcia lenta, solenne e silenziosa di un corteo di operai. «Toccandosi le mani ognun di loro / cerca il vicin chi sia. / Se i calli suoi non vi segnò il lavoro, / quella è una man di spia».
Senza rimpiangere (ma un poco sì) l'intransigenza dei socialisti di epoca prefascista, fama meritata di onestà a tutta prova ebbero anche i sindaci comunisti del dopoguerra. Io nacqui al tempo di Giuseppe Dozza, magari stalinista, però uomo tutto d'un pezzo, che ancora appariva in pubblico con un fazzoletto rosso al collo.
Un mito d'uomo, tanto che mio padre, pur lontano dal Pci (era socialdemocratico), lo ammirava senza riserve. Ugualmente limpidi sotto il profilo morale furono i successori di Dozza: Guido Fanti, Renato Zangheri, Renzo Imbeni - uno dei sindaci migliori che abbia avuto la mia città. Persino Zangheri, che combattei nelle strade nel '77, era dal punto di vista personale di un'onestà ineccepibile. Nessuno avrebbe seriamente immaginato che lo slogan settantasettino «Bologna è rossa/è rossa di vergogna» potesse essere riferito, di lì a trent'anni, ai comportamenti del suo sindaco.
Il fatto è che il Pci, con gli anni Ottanta e ben prima dell' '89, iniziò a rompere silenziosamente con la propria tradizione. Gran parte della sua base era transitata dalle classi subalterne al ceto medio, con vocazione prevalentemente commerciale, e in parallelo era cambiata l'ideologia di cui era stata portatrice. Avanguardia della trasformazione fu forse la Lega delle Cooperative, passata a un modello compiutamente capitalistico che poco conservava di "alternativo"; seguirono a ruota tutte le altre istituzioni informali o formali cui il movimento operaio aveva dato vita. L'elogio smodato della piccola impresa diventò, sic et simpliciter, elogio dell'esistente. Ciò condusse all'amministrazione del sindaco Walter Vitali, pronta a tutte le privatizzazioni in campo ospedaliero e scolastico, e alla mano dura contro gli immigrati che avevano osato occupare (nel senso di entrare e restarvi) la basilica di San Petronio. Fu scandaloso vedere il Gabibbo accorrere in soccorso di poveracci ricoverati dal Comune, dopo lo sgombero, in un edificio scolastico abbandonato: una spelonca sporca, fredda e fatiscente.
Dopo la pausa politica di Guazzaloca, vincitore grazie all'avversione che il suo predecessore era riuscito a suscitare, Cofferati si incaricò di portare a termine il lavoro avviato da Vitali. Politiche tutte incentrate sull'ordine pubblico, misure proibizionistiche, guerra ai nomadi e ai poveracci, chiusura di centri sociali, semi-militarizzazione dei vigili urbani, ecc. Fino al divieto di costruire una moschea in un quartiere periferico. Ciò rispondeva al profilo di un partito che ormai si era sfaldato. Nei suoi ranghi rimaneva un pugno di militanti «usi a obbedir tacendo», ammiratori di D'Alema perché ha i baffi come Stalin, e segretamente convinti che i programmi neoliberisti del Pd siano una raffinata mossa tattica in direzione del comunismo. Accanto a costoro, però, stavano prendendo posto nuovi rampanti usi più ai salotti che alle riunioni di sezione, al richiamo dei vip che ai volantinaggi. Esattamente come il Psi negli anni di Craxi (ritenuto da Fassino e altri una specie di modello). Poco interessati, di conseguenza, alla cosiddetta «questione morale». Ideologia comune? Nessuna ideologia, salvo l'avversione nei confronti della volgarità berlusconiana, troppo plebea e sguaiata per i loro gusti raffinati.
Nemmeno Vitali e Cofferati, specchio delle diverse fasi di una trasformazione di base, furono attaccabili sul piano della condotta personale. Perché si arrivasse a questo era necessario che il partito (intendo il Pci-Pds-Ds-Pd) perdesse gli ultimi brandelli di coerenza, scoprisse i benefici dell'atlantismo e delle guerre umanitarie, i valori di mercato, l'utilità delle privatizzazioni a oltranza, la consonanza - a fini elettorali - con forze politiche popolate da personaggi collusi con la mafia, oppure fautrici di un ultraliberismo di stampo reaganiano e capaci di proporre lo scioglimento dei sindacati. A quel punto, con un partito ormai privo di organizzazione e di tenuta ideologica, quale fu il Psi di Craxi al tempo «dei nani e delle ballerine» (forma organizzativa attualmente chiamata «primarie», come surrogato della democrazia interna), c'era spazio per ogni avventura.
L'ultima di esse: candidare a sindaco Delbono. Non so se colpevole o innocente (spero nella seconda ipotesi), ma comunque, a differenza dei suoi predecessori, sospettabile di corruzione. Meno incattivito - nel suo breve mandato - nella persecuzione delle minoranze, etniche o politiche, di quanto lo fosse Cofferati, ma subito impegnato nel licenziamento di centinaia di precari e nel finanziamento pubblico delle scuole private. Cosa che lascia indifferente il suo partito (ammesso che esista ancora), proteso verso ben altri, superiori fini. Cioè trovare, attraverso le consuete «primarie», un nuovo candidato sindaco decente. Compito quanto mai difficile.
Temo che Stecchetti, se potesse vivere nella Bologna attuale, di mani callose ne noterebbe poche o nessuna. Di «man di spia» invece tantissime. Fortuna che gli ultimi sindaci di centrosinistra hanno vietato i cortei, nei fine settimana.
Persino questo bisognava vedere.


http://www.ilmanifesto.it/

La disoccupazione comincia a dilagare!


















Mercoledì 27 Gennaio 2010 22:08 Paolo Andruccioli 

Dati statistici impietosi: crollano anche i contratti a tempo determinato, mentre crescono le collaborazioni a partita Iva. La disoccupazione è dilagante. Le certificazioni delle aziende mostrano un calo degli occupati in quasi tutte le regioni italiane.

I dati delle comunicazioni obbligatorie delle aziende alle amministrazioni locali sono ancora più impressionanti delle statistiche ufficiali. In ogni caso tutti gli indicatori vanno in un’unica direzione: la crisi sta producendo effetti devastanti sul mercato del lavoro. La curva che descrive le persone in cerca di occupazione ha una impennata verso l’alto, mentre la curva che descrive le persone già occupate è in picchiata. Il calo degli occupati – ci spiega Claudio Treves della Cgil nazionale – risulta evidente in quasi tutte le regioni italiane. Si continuano a perdere posti di lavoro in Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, ma anche in Lombardia. La riduzione dell’occupazione non è purtroppo una novità. Sono mesi che si registra.
Ci sono però segnali più precisi sulle tipologie dei contratti che risultano in flessione. Da anni si registra la drastica riduzione dei contratti a tempo indeterminato, una tipologia che viene ormai vissuta come una specie di ricordo del passato. Il famoso posto fisso è stato bersagliato sia dal punto di vista culturale (a vantaggio della ideologia della massima flessibilità del lavoro, del cambiamento continuo, ecc), ma soprattutto dal punto di vista pratico. Dopo le teorizzazioni – o meglio di pari passo con le teorizzazioni – le aziende hanno cominciato con il tempo a mettere definitivamente in soffitta i contratti a tempo indeterminato (salvo eccezioni).

Ma ora, dopo la fine del contratto a tempo indeterminato, è la volta della crisi dei contratti a tempo determinato e dei contratti di apprendistato. Si fanno al contrario spazio, nell’ambito di un mercato del lavoro stravolto, nuove fattispecie contrattuali, nuove e più precarie forme di lavoro. Analizzando i dati delle comunicazioni obbligatorie delle aziende rispetto alla dinamica delle assunzioni, si scopre infatti che risultano in crescita, nella debacle generale, solo tre voci: i contratti “intermittenti”, le collaborazioni “occasionali” e le “partite Iva”, ovvero quei rapporti di lavoro che vengono spacciati come lavoro autonomo e professionale, ma che in realtà nascondo forme contrattuali tradizionali camuffate da lavoro autonomo. In moltissimi casi questi lavoratori sommano il danno alla beffa, visto che della condizione del libero professionista ereditano solo gli oneri, senza incassare alcun onore.

Uno sguardo di insieme al mercato del lavoro ci conferma l’enorme difficoltà di questo particolare momento congiunturale. Secondo le informazioni elaborate dall’Istat, il numero degli occupati a novembre del 2009 era pari a 22 milioni 876 mila unità, con una diminuzione dello 0,2% rispetto al solo mese precedente. Questo vuol dire che da ottobre a novembre dello scorso anno si sono persi almeno 44 mila posti di lavoro. Ma se il dato di novembre (l’ultimo disponibile) si mette in relazione non al mese precedente ma allo stesso mese dell’anno precedente (il 2008), allora la crisi occupazione assume una fisionomia ancora più netta.

Dal novembre 2008 al novembre 2009 sono stati infatti bruciati quasi 400 mila posti di lavoro. In termini statistici – ci spiega ancora l’Istat – la flessione è stata pari all’1,7%. Sempre dalle tabelle e dalle statistiche dell’Istat sappiamo che il tasso di occupazione (pari al 57,1%) risulta costantemente in diminuzione, mentre risulta in crescita sostenuta il numero delle persone in cerca di occupazione: 2 milioni e 79 mila unità. Molto preoccupati i dati che riguardano poi il tasso di disoccupazione, che neppure la versione propagandistica del ministro Sacconi riesce a camuffare.

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto ormai quota 8,3% con un aumento di 1,3 punti rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Indicativo dell’andamento generale del mercato del lavoro italiano è anche il dato relativo al tasso di disoccupazione giovanile. Ci sono segnali contraddittori, ma egualmente inquietanti. Il tasso di disoccupazione giovanile risulta infatti in leggera diminuzione tra l’ottobre e il novembre del 2009, mentre risulta in forte crescita se si mettono a confronto i dati relativi al novembre 2009 con quelli relativi allo stesso mese dell’anno precedente. In un anno la disoccupazione giovanile è aumentata di ben 2,9 punti, mentre alla fine dell’anno che si è appena concluso l’occupazione giovanile ha fatto registrare una leggera ripresa, dovuta quasi interamente a quelle tre fattispecie contrattuali di cui abbiamo parlato (partite Iva, collaborazioni, lavoro intermittente).

Il numero degli inattivi continua a risultare comunque molto alto, visto che tra i 15 e i 64 anni il numero di persone che non ha nessun tipo di lavoro è pari ormai a 14 milioni e 863 mila unità, con un aumento di circa 11 mila unità in un anno. Anche il tasso di inattività risulta così in forte crescita negli ultimi anni. La scomposizione e la debolezza del mercato del lavoro italiano non sono state certo contrastate dalla legislazione del governo Berlusconi, che anzi sta cercando di portare alla esasperazione le linee di tendenza avviate.

Invece di porre un freno alla precarizzazione del lavoro, il ministro Maurizio Sacconi sta per impostare una nuova tappa della deregolamentazione. È stato lo stesso ministro del Lavoro a spiegare che si ripartirà subito dopo le elezioni regionali. Il governo di centrodestra - furbescamente - rimanda i problemi più spinosi al giorno dopo. Sacconi non ha intenzione di far perdere voti alla sua coalizione, ma nel suo Libro Bianco ha indicato chiaramente la strada. “Il governo punta sulla delega – dice ancora Claudio Treves della Cgil nazionale – nel 2010 si tenterà l’ennesima forzatura sui punti strutturali”.

L’idea è quella di portare alle estreme conseguenze la privatizzazione del sistema, eliminando il più possibile l’intervento statale. Si prospetta una situazione in cui al lavoro verrà dedicata solo la indennità di disoccupazione, mentre tutte le altre materie saranno trasferite agli enti bilaterali. Si trasferisce sul piano privato quello che è stato il terreno dell’intervento pubblico. La fine dell’universalismo delle prestazioni potrebbe dare spazio quindi a un’ulteriore frammentazione dove ci saranno pochi settori forti circondati da una miriade di settori deboli.

Paolo Andruccioli
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Buona Riflessione…























27 gennaio 2010  Lino Bottaro

Eccovi una piccola storia non così strana…
Luciano ha iniziato la giornata avendo regolato il suo risveglio (sveglia fabbricata in Giappone) alle ore 6.
Mentre la caffettiera (fabbricata in Cina) filtrava il caffé, si è fatto la barba con un rasoio (fabbricato a Hong Kong).
Poi ha indossato una camicia (fabbricata in Turchia), i jeans (fabbricati in Cina) e le scarpe (fabbricate in Corea).
Dopo aver cotto la colazione nel nuovo tegame (fabbricato in India) adornata di fragole (dalla Spagna) e di banane (del Costa Rica), si è seduto, calcolatrice in mano (fabbricata in Messico), per calcolare il suo budget della giornata.
Consultando il suo orologio (fabbricato a Taiwan), ha sincronizzato la radio (fabbricata in Cina), poi è salito sulla sua macchina (fabbricata in Giappone) per continuare la sua ricerca d’impiego, causa chiusura di fabbriche (in Italia).
Alla fine di un’ altra giornata scoraggiante, decide di bere un bicchiere di vino (prodotto in California) per accompagnare i suoi legumi (prodotti in Spagna), mette i suoi sandali (fabbricati in Brasile) e accende la télevisione (fabbricata in Indonésia) e poi ci si chiede perchè non si riesce a trovare un lavoro, qui in Italia ….

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Reggio Calabria, in piazza solo manifestanti pro Berlusconi














di Gianluca Ursini

"Presidente siamo con te!” Le immagini che vedrete alle ore 13 sul Tg 1 di Minzolini mostreranno 300 giovani tirati a lustro con striscioni che inneggiano a Berlusconi e striscioni dei Circoli della Libertà, venuti a omaggiare il loro presidente del Consiglio.

Siamo in piazza Italia, cuore amministrativo di Reggio Calabria, dove da pochi minuti è arrivato il presidente del Consiglio a presenziare la prima riunione dei Ministri mai tenuta in Calabria. I segretari dei circoli di Catanzaro, Reggio Cosenza, Vibo, Crotone e di altre 15 cittadine calabresi sono stati molto calorosi e si sono mostrati sorridenti alle telecamere nazionali. Ma a un centinaio di metri c’è un’altra Calabria. Quella dei 400 operai del porto di Gioja Tauro che dal 2 febbraio entreranno in Cassa integrazione, senza garanzie di prolungare la misura di sostegno, oltre sei mesi; ci sono centinaia di precari della scuola, e 300 studenti del corso universitario di Servizio Sociale di Locri che hanno visto il loro ateneo decentrato, chiudere per taglio di fondi dalla ministra M.S. Gelmini.

Una Calabria alla quale alle 9.30 è stato negato accesso in Piazza; di fronte il palazzo della Prefettura dove il Governo si riunisce, ci possono stare solo gli ex forzitalioti (e sparute rappresentanze di ex An, come i membri di ‘Giovane Italia’, come si chiamano adesso gli ex Azione Giovani). “Abbiamo chiesto autorizzazione regolare in prefettura tre giorni fa, e ci è stato detto che potevamo manifestare per esprimere le nostre richieste”, spiega Peppe Marra del centro sociale Cartella, Rete Migranti. “La nostra autorizzazione indica espressamente che possiamo stare in piazza di fronte la prefettura, ma da 3 ore ci tengono a distanza dal Palazzo”, spiega Alessio Magro dell’associazione ‘Da Sud’. Il rappresentante locale di Rifondazione Danilo Barreca chiede di parlare con il funzionario incaricato della Digos, Crea: “Perché i giovani di Berlusconi possono spiegare i loro striscioni ‘amorevoli’ in piazza e i lavoratori che non hanno un futuro devono essere tenuti a distanza?”.

“Ah, ma quei signori sono stati invitati personalmente dal Presidente Berlusconi!” è la risposta di un altro responsabile Digos. Un moto di protesta sorge come un ruggito dalla folla di centinaia di disoccupati e precari transennati contro le aiuole del Lungomare da un cordone umano di oltre duecento questurini. “Qui si cerca come al solito di criminalizzare il dissenso, invece di ascoltare la voce di chi perde il lavoro”, sbotta il politico locale. “La piazza è di tutti, non potete tenerci lontani”, grida Aurelio Monte “precario da 14 anni al comune di Melito Porto Salvo” e ‘incazzato’ delle Rdb, Rappresentanze di Base: “Vogliamo lavoro, anche noi dipendenti precari abbiamo i nostri caporali, che sono i funzionari amministrativi”.

Ma come son andate le cose? Un commissario Digos (‘niente nomi per favore’) sostiene che “ci sono disposizioni ben precise su gravi motivi di ordine pubblico” per tenere lontani dalla piazza gran parte dei manifestanti. “Hanno paura che qualcuno tiri al presidente del Consiglio una statuetta con un finto Bronzo di Riace”, scherza un agente che fa da guardaspalle al funzionario. “L’ordine del giorno parla appunto di gravi motivi di sicurezza del Presidente”, chiarisce il funzionario Digos. “Si ma perché alcuni si e altri no?” “Infatti è una situazione anomala, ora cerchiamo di mediare con i signori dei sindacati (Cgil, Cisl hanno le loro bandiere bagnate dalla pioggia sul lungomare) per trovare una soluzione”.

“Noi siamo qui dalle 8 e mezza del mattino,un viaggio di due ore perché la Salerno Reggio è quel che è, e ci siamo svegliati alle 5 per dare il nostro appoggio al nostro presidente, siamo venuti da Catanzaro” spiega Rosario Lucisano del circolo del capoluogo regionale. “Siamo stati regolarmente autorizzati, ha organizzato tutto da Roma il nostro presidente Vallucci da giorni. In questo momento di tensione e dopo quel che è successo a Milano, è forse più prudente che alcuni elementi stiano lontano dal presidente”,dice il coordinatore regionale Emilio Verrengia, che presidia alle 11.30 una cinquantina di superstiti.

“Ha piovuto, alcuni di noi hanno trovato riparo nei bar, ma rimaniamo noi a dare la vicinanza a Berlusconi e per fare capire all’Italia che noi siamo con i magistrati che combattono la Mafia, perché non tutti i magistrati svolgono una azione che interferisce con il potere esecutivo, ma parecchi sono apprezzati dal Governo”. Sulla Gazzetta del Sud, giornale il cui editore è anche consigliere della società ‘Ponte sullo Stretto Spa’, stamane c’era una lettera di Berlusconi ai calabresi: “Prometto di sconfiggere la 'ndrangheta con questo Governo”. “Certo che ce la farà il presidente, ribattono i responsabili regionale e provinciale dei Circoli – non avete visto che questo Governo ha il record di sequestri di beni e di arresti di latitanti?”

“Ragazzi, per adesso dovete sgomberare, ci vediamo alle 15 30” una voce alle spalle interrompe il colloquio tra fan di Berlusconi e cronisti. “Adesso da qui dovete andarvene, andate a mangiar un boccone e ci rivediamo dopo”, un alto dirigente Digos nazionale con pesante accento romano e grisaglia ministeriale invita tutti a rientrare dopo la fine della riunione di Governo. La soluzione è stata trovata: molti colleghi delle tv calabresi ronzavano intorno gli slogan dei Circoli della Libertà e da bravi cronisti ponevano tutti la stessa domanda: “Ma perché voi si e i cassintegrati No?”. Meglio fare pari e patta, tutti a debita distanza, e lontani dagli occhi dei giornalisti.


28 gennaio 2010
 
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