martedì 2 febbraio 2010
Ciancimino Jr.: impunità a Provenzano per uscire da periodo stragista
http://www.youtube.com/user/TheGianluca
Deposizione di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito nell'ambito del processo all'ex capo del Ros, Mario Mori, e all'ex colonnello Mauro Obinu, imputati per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995.
La distruzione dello Stato Sociale attraverso la catastrofe delle liberalizzazioni privatizzazioni in Italia
Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà www.movisol.org
Grazie all’analisi di seguito proposta, l’idea per cui le liberalizzazioni e le privatizzazioni portino benefici
all’economia, viene totalmente confutata.
Si dimostrerà che:
1 – le liberalizzazioni portano ad un aumento dei prezzi;
2 – le liberalizzazioni portano alla distruzione di posti di lavoro ed all’abbassamento degli stipendi dei lavoratori e
dei fatturati delle piccole imprese;
3 – la liberalizzazione-privatizzazione dell’impresa pubblica nel periodo 1992-2000 non è stata conseguenza
dell’inefficienza economica;
4 – i processi di liberalizzazione-privatizzazione non hanno minimamente migliorato la capacità produttiva italiana;
5 – le liberalizzazioni favoriscono i concentramenti di capitale in poche ricchissime mani;
6 – il rendimento finanziario delle aziende privatizzate è stato peggiore rispetto alla generalità del mercato
finanziario italiano.
L' indecenza di Tony Blair
Lunedì 01 Febbraio 2010 21:52 Leonardo Mazzei
Ci fu un tempo in cui Tony Blair spadroneggiava nel Regno Unito. Ci fu un tempo in cui il suo ghigno beffardo diventò il simbolo della «terza via» che l’ulivismo italiota credeva di rappresentare insieme al guerrafondaio inglese ed a Bill Clinton, il bombardatore della Jugoslavia.
Blair, governando il suo paese per un decennio dal 1997 al 2007, porta tutta intera la responsabilità per quella stessa guerra (1999), per l’attacco all’Afghanistan (2001) e per quello all’Iraq (2003). E proprio su quest’ultima guerra, venerdì scorso ha dovuto presentarsi a Westminster per rispondere alle domande della Commissione d’inchiesta allestita dal Parlamento britannico.
Ora, le commissioni d’inchiesta parlamentari sono in genere un luogo dove si consumano le sceneggiate più ridicole. Un luogo che ha ben poco a che fare con la ricostruzione storica degli eventi. Un luogo, infine, dove molto spesso (ed il caso in oggetto non fa eccezione) un buon numero di «commissari» è tutt’altro che estraneo ai crimini sui quali dovrebbe indagare.
In breve, la verità storica non passa certo da questo genere di commissioni. Tuttavia, l’audizione di Blair merita qualche commento: per l’impudenza delle sue menzogne, per l’arroganza delle sue argomentazioni, per la gravità delle sue affermazioni sull’attuale situazione mediorientale, ed infine – come abbiamo già ricordato – per il suo ruolo di simbolo di quella «terza via» che ha coperto le peggiori nefandezze del centrosinistra europeo (Italia abbondantemente inclusa) nell’ultimo quindicennio.
Cominciamo con le menzogne. Blair ha avuto la faccia tosta di ripetere la favola delle “armi di distruzione di massa” che sarebbero state possedute dall’Iraq di Saddam Hussein. A questa storiella ormai non crede più nessuno, e gli stessi americani che a suo tempo la inventarono l’hanno abbandonata da quel dì.
Ma Blair no, Blair non ha alcuna autocritica da compiere. Leggiamo questa sua affermazione: «Viste le informazioni che erano a mia disposizione, non ero disposto a correre il rischio di lasciare in mano ad un paese pericoloso armi di distruzione di massa.»
In realtà Blair non solo sapeva benissimo che quelle «informazioni» erano costruite ad arte, sapeva anche in che condizione materiale si trovava l’Iraq, dato che la sua aviazione, insieme a quella americana, spadroneggiava e bombardava pressoché quotidianamente quel paese.
Ma le menzogne non riguardano soltanto il passato. Per Blair il giudizio positivo sulla guerra poggerebbe in ogni caso sul fatto che: «milioni di iracheni ora stanno meglio di quando stavano sotto Saddam».
Insomma, gli iracheni dovrebbero anche ringraziarlo. Un grazie per le bombe, per il numero sterminato di morti e di feriti, per le stragi come quella di Falluja, per aver avvelenato il suolo e l’acqua con l’uranio impoverito, per aver precipitato il paese in una spirale di odio (basti pensare ai muri che percorrono la città di Bagdad).
Davvero difficile essere più indecenti dell’ex inquilino del numero 10 di Downing Street.
L’arroganza di Blair è riassumibile in questa frase: «Sono cosciente della responsabilità storica, ma non provo alcun rimorso e lo rifarei ancora». E chi ne dubitava! Ma se il giudizio sull’uomo politico inglese non lascia spazio ad incertezze, sarà bene ricordarsi che costui non è un pensionato della politica, un ex cui tutto è permesso, alla Cossiga per intenderci.
Blair ricopre tuttora un importantissimo incarico, quello di «inviato per la pace nel Medio Oriente» su mandato di Onu, Unione Europea, Usa e Russia, il cosiddetto «Quartetto». Blair dunque è sempre in pista, e proprio nello stesso scenario mediorientale che lo ha visto attivo protagonista delle aggressioni all’Afghanistan ed all’Iraq. Ed è in pista a tal punto che tre mesi fa è andato vicino ad ottenere la presidenza europea. Le sue menzogne, la sua arroganza, non riguardano perciò soltanto il passato. Al contrario, il suo atteggiamento continua a parlarci in maniera emblematica dell’attuale politica europea.
Una politica sulla quale non mancano di interrogarsi anche alcuni settori, peraltro nettamente minoritari, delle classi dominanti. Leggiamo a questo proposito una parte assai significativa dell’editoriale di Sergio Romano, dal titolo «Il declino di un leader», apparso sul Corriere della Sera del 30 gennaio:
«... il giudizio politico non ha bisogno di scranni, parrucche e banco degli imputati, secondo le liturgie della giustizia britannica. La vera punizione, molto più grave di una semplice sentenza, è la fine di una brillante carriera.
Nel 2007, quando lasciò l’elegante casa georgiana di Downing Street, Blair mise in scena la propria partenza con l’abilità di un grande regista e iniziò da allora, con disinvoltura, due nuove carriere, abitualmente incompatibili. Sfruttò la fama conquistata negli anni precedenti per diventare conferenziere, guru di strategie mondiali, promotore di nobili cause, consigliere di un grande gruppo bancario, impresario di se stesso e della propria personale fortuna. Ma non rinunciò alla politica e trasferì le sue ambizioni dal campo nazionale a quello internazionale. Divenne inviato del Quartetto (l’organismo quadripartito incaricato di negoziare la soluzione della questione palestinese) e lasciò intendere che avrebbe accettato volentieri, dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, la presidenza dell’Unione Europea. L’avrebbe ottenuta, forse, se gli impegni privati non fossero stati più numerosi delle sue visite a Gerusalemme e nei territori occupati, se il suo ruolo nella questione palestinese non fosse stato pressoché invisibile e se non avesse atteso qualche giorno, dopo lo scoppio della guerra di Gaza, prima di fare una frettolosa apparizione televisiva sui luoghi della crisi. È probabile che la sua deposizione di ieri, di fronte a una commissione d’inchiesta sulla guerra irachena, sia l’epilogo di una carriera costruita sull’immagine e sulla comunicazione piuttosto che sulla buona gestione della Cosa pubblica. I cantori della «terza via» dovranno fare qualche esame di coscienza. I sostenitori della guerra irachena dovranno leggere attentamente la deposizione di Blair e chiedersi se quel conflitto fosse davvero necessario.
E noi tutti dovremmo chiederci se la società moderna non sia destinata a essere vittima delle sue illusioni.»
Romano dà ormai per spacciato Blair. Può darsi che su questo abbia ragione, ma Romano avrebbe torto ad illudersi – ed infatti non lo fa, rifugiandosi non a caso in una riflessione sulle caratteristiche degli attuali leader del continente – sul fatto che il declino dell’ex premier inglese possa segnare una svolta nella politica europea.
Abbiamo già detto che Blair, davanti alla Commissione d’inchiesta, ha voluto parlare non solo del passato, bensì anche del presente, ed in particolare dell’Iran. Riprendiamo da la Repubblica del 30 gennaio:
«L'ex premier si è soffermato sulle minacce alla stabilità regionale che ora a suo avviso arrivano soprattutto dall'Iran e da realtà come Afghanistan, Yemen e Somalia dove ci sono "legami molto forti" tra le organizzazioni terroristiche e i Paesi che li ospitano. L'Iran del 2010, ha detto Blair, è più pericoloso dell'Iraq del 2003. Denunciando il pericolo posto dal programma nucleare di Teheran e dai legami di quel paese con gruppi terroristici, "la mia opinione è che non si possono correre rischi in questa vicenda", ha ammonito, lasciando intendere che ogni opzione dev'essere lasciata aperta. "Quando vedo questi legami con gruppi terroristici, direi che una gran parte della destabilizzazione nel Medio Oriente viene dall'Iran".»
Per Blair, dunque, se fu giusto e necessario attaccare l’Iraq nel 2003, è oggi ancora più giusto e necessario prepararsi all’attacco nei confronti dell’Iran. Sproloqui di un leader alla frutta? Ne dubitiamo fortemente.
«Bugiardo e assassino», questo è stato il grido più ripetuto dai manifestanti (per la verità pochi) che lo hanno accolto a Westminster venerdì scorso.
Il fatto che un bugiardo e un assassino di tal fatta sia stato (e per molti lo è ancora) il simbolo del centrosinistra europeo, ci parla della natura di questo aggregato politico meglio di mille analisi su programmi e risoluzioni congressuali dei partiti che si riconoscono in questo raggruppamento.
Naturalmente l’arroganza verbale dell’ex leader di una ex potenza imperiale è ben diversa dal linguaggio dimesso e buonista dei leaderini della provincia italiana. Ma la sostanza?
«Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei», ecco un’utile bussola per giudicare gli amici nostrani dell’indecente Tony Blair.
Leonardo Mazzei
Campoantimperialista.it
http://www.reportonline.it/
UNA COSPIRAZIONE BANCARIA SEGRETA EMERGE DALLE OMBRE DI AIG
DI DAVID REILLY
bloomberg.com
L’idea di cospirazioni bancarie segrete che controllino il paese e l’economia globale sono un fatto assodato tra i teorici del complotto che accatastano munizioni, bottiglie d’acqua e burro di arachidi. Dopo l’audizione al Congresso di questa settimana sul salvataggio di American International Group, dovrete chiedervi se dopotutto questi personaggi siano veramente dei pazzi.
L’audizione di mercoledì ha descritto un gruppo segreto che ha distribuito miliardi di dollari a banche di favore, operando grazie alla poca sorveglianza da parte dei funzionari pubblici o di quelli designati.
Stiamo parlando della Federal Reserve Bank di New York, il cui ruolo come parte più influente del sistema di Riserva Federale – tralasciando la vicenda del salvataggio di AIG – merita un ulteriore esame del Congresso.
Nel novembre 2008 la Fed di New York si trova nella difficile posizione di dover decidere se acquistare, per circa 30 miliardi di dollari, contratti assicurativi che AIG vendeva su titoli di debito tossici alle banche, tra cui Goldman Sachs Group Inc., Merrill Lynch & Co., Societé Generale e Deutsche Bank AG. Quella decisione, sostengono i critici, è consistita in un salvataggio dalla porta di servizio per le banche, che hanno ricevuto un prezzo pieno per contratti che avrebbero avuto un valore di gran lunga inferiore se fosse stato permesso il fallimento di AIG.
Quella decisione era giunta alcune settimane dopo che la Federal Reserve e il Dipartimento del Tesoro avevano sostenuto AIG sulla scia della dichiarazione di insolvenza di Lehman Brothers di metà settembre.
Salvare il sistema
Il Segretario al Tesoro Timothy Geithner era il responsabile della Fed di New York all’epoca delle manovre di AIG. Nel corso dell’audizione di mercoledì, Geithner ha sostenuto che la banca di New York doveva acquistare i contratti assicurativi, conosciuti anche come credit default swaps, per impedire ad AIG di fallire, cosa che avrebbe minacciato il sistema finanziario.
L’audizione di fronte alla Commissione di Sorveglianza e delle Riforme della Camera si è anche concentrata su quello che molti al Congresso credono sia stato il susseguente tentativo da parte della Fed di New York di insabbiare i dettagli dell’acquisto e chi ne abbia tratto profitto.
Continuando su questa linea di indagine, l’audizione ha rivelato alcuni dei meccanismi interni della Fed di New York e il ruolo enorme che riveste nel sistema bancario. Questo approfondimento ha un particolare valore considerato che la Fed di New York è un istituto semi-governativo che non è soggetto alle ingerenze dei cittadini come le normali richieste di informazioni, a differenza della Federal Reserve.
Questa impenetrabilità risulta molto comoda poiché la banca è lo strumento privilegiato per numerosi programmi di salvataggio della Fed. E’ come se la Fed di New York fosse l’organizzazione per le operazioni segrete per la banca centrale nazionale.
I capi di Geithner
La Fed di New York è una delle 12 banche della Federal Reserve che operano sotto la supervisione del consiglio di amministrazione della Federal Reserve, presieduta da Ben Bernanke. I presidenti delle banche membre sono nominati da consigli direttivi formati da nove membri, nominati a loro volta perlopiù da altre banche.
Come ha detto a Geithner la deputata Marcy Kaptur durante l’audizione: “Molte persone credono che il presidente della Fed di New York lavori per il governo degli Stati Uniti. Ma in realtà voi lavorate per le banche private che vi hanno eletto”.
Ciononostante la Fed di New York ha avuto un ruolo indispensabile nel salvataggio delle banche da parte del governo, spesso ricevendo a sorpresa carta bianca per comportarsi come se dovesse prendere lei stessa le decisioni.
Considerate AIG. Prendiamo le parole di Geithner che un fallimento per sistemare i default swap dell’assicuratore avrebbe portato ad un Armageddon finanziario. Tenuto conto della posta in gioco, potreste pensare che Geithner avesse coordinato le azioni con l’allora Segretario al Tesoro Henry Paulson. Eppure Paulson aveva testimoniato che non era informato sui fatti.
“Non avevo alcun coinvolgimento nel pagamento alle controparti, assolutamente nessun coinvolgimento”.
La smentita di Bernanke
Anche il presidente della Fed Bernanke non era coinvolto. In una risposta scritta alle interpellanze del deputato Darrell Issa, Bernanke ha dichiarato che “non era direttamente coinvolto nei negoziati” con le banche controparti di AIG.
Dovete chiedervi chi allora era veramente responsabile del futuro finanziario del nostro paese se AIG rappresentava una minaccia così seria come sosteneva Geithner.
Le domande sulla responsabilità della Fed di New York sono sorte dopo la nomina di Geithner a Segretario al Tesoro, il 24 novembre 2008, da parte dell’allora presidente eletto Barack Obama. Geithner ha affermato che si era astenuto dalle attività giornaliere della banca, anche se in realtà non aveva mai firmato una lettera formale di incompatibilità.
Questo ha lasciato i problemi relativi alle rivelazioni sull’accordo nelle mani degli avvocati e del personale delle banca, invece che ad un alto dirigente. Quei dipendenti non volevano che i dettagli sull’acquisto degli swaps divenissero pubblici.
Il personale della Fed di New York e gli avvocati esterni della Davis Polk & Wardell avevano curato le comunicazioni di AIG agli investitori ed erano intervenuti con la Securities and Exchange Commission per proteggere i dettagli sulle transazioni d’acquisto, secondo un rapporto redatto da Issa. Che la Fed di New York, un organismo semi-governativo, sia stato in grado di dare ordini alla SEC, un’agenzia del ramo esecutivo, merita un’audizione al Congresso a parte.
In seguito, quando è diventato chiaro che le informazioni sarebbe state divulgate, uno dei componenti del gruppo di legali della Fed di New York, James Bergin, ha inviato una e-mail ai colleghi dicendo: “Sono portato a credere che questo treno partirà presto dalla stazione e dovremo concentrare i nostri sforzi su come spiegare questa storia nel miglior modo possibile. Ci sono state troppe persone coinvolte nelle trattative – troppe controparti, troppi avvocati e consulenti, troppa gente di AIG – per nascondere le informazioni ad un Congresso così deciso”.
Pensate all’enormità di queste affermazioni. Un membro di un organismo di poca responsabilità pubblica e che esiste per servire i banchieri si lamenta dell’impossibilità di tenere all’oscuro il Congresso.
Questo smentisce la cultura della segretezza molto diffusa all’interno della Fed di New York. Il presidente della Commissione Edolphus Towns ha fatto notare nel corso dell’audizione che la banca all’inizio si era rifiutata di divulgare persino i nomi delle altre banche che hanno tratto profitto dalle sue azioni, sostenendo che queste informazioni danneggerebbero in qualche modo AIG.
‘La propensione alla segretezza’
“In effetti, quando le informazioni sono state alla fine pubblicate, sotto pressione del Congresso, non è accaduto nulla”, ha affermato Towns. “Non hanno avuto assolutamente alcun effetto sulle attività o sulla situazione finanziaria di AIG. Ma hanno avuto un effetto sulla credibilità della Federal Reserve e hanno messo in discussione questa sua propensione alla segretezza”.
Ora, non sto dicendo che il Congresso dovrebbe immischiarsi nelle decisioni sui tassi di interesse o gestire nei minini dettagli la regolamentazione bancaria. Né penso che dovremmo tutti metterci in testa un cappello di carta stagnola [1] e iniziare ad inveire contro la Commissione Trilaterale.
Eppure dovrebbere ribollire a tutti quanti il sangue quando le agenzie irresponsabili e non elette scelgono i vincitori del sistema bancario cercando di dribblare il Congresso, proprio mentre i contribuenti sono obbligati a dare a prestito, spendere e garantire all’incirca 8 miliardi di dollari per sostenere il sistema finanziario.
David Reilly
Fonte: www.bloomberg.com
Link: http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601039&sid=aaIuE.W8RAuU
29.01.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di JJULES
Note di traduzione:
[1] L’idea di indossare un cappello protettivo fatto di carta stagnola per proteggersi dai campi elettromagnetici per il controllo mentale nacque negli Stati Uniti negli anni ’70 sulla base di alcune convinzioni cospirazioniste che il governo americano stesse preparando un programma per il controllo mentale utilizzando potenti onde radio [NdT]
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
IL SEQUESTRO DI HAITI
DI JOHN PILGER
johnpilger.com/
Il sequestro di Haiti è stato rapido e grossolano. Il 22 gennaio gli Stati Uniti hanno ottenuto il “formale beneplacito” delle Nazioni Unite di impossessarsi dei porti ed aeroporti di Haiti, e di “mettere in sicurezza” le strade. Nessun Haitiano ha firmato questo accordo, che non ha niente di legale. Regna l'egemonia, col blocco navale americano e l'arrivo di 13.000 marines, forze speciali, spie e mercenari, nessuno di questi addestrati ai soccorsi umanitari.
L'aeroporto della capitale Port-au-Prince è adesso una base militare americana e i voli di soccorso sono stati dirottati sulla Repubblica Dominicana. Per tre ore, tutti i voli sono stati sospesi all'arrivo di Hillary Clinton. I feriti gravi haitiani hanno dovuto aspettare mentre 800 residenti americani di Haiti venivano sfamati ed evacuati. Sei giorni sono trascorsi prima che l'aviazione statunitense paracadutasse bottiglie d'acqua alla gente assetata e disidratata.
Le prime notizie televisive sono state fondamentali nel dare l'impressione che ci fosse un diffuso caos criminale. Matt Frei, l'inviato della BBC da Washington, sembrava sul punto di soffocare mentre sbraitava circa la “violenza” e il bisogno di “sicurezza”. Nonostante la manifesta dignità delle vittime del terremoto e il visibile sforzo di gruppi di persone che da sole cercavano di soccorrere la gente, e persino nonostante l'opinione di un generale americano secondo cui gli episodi di violenza ad Haiti erano notevolmente diminuiti dopo il terremoto, Frei affermava che “il saccheggio è la sola attività” e che “la passata dignità di Haiti è ormai dimenticata”. In questo modo la provata storia di aggressione e sfruttamento degli USA ad Haiti è passata alle vittime. “Non c'è dubbio”, asseriva Frei dopo l'invasione americana dell'Iraq nel 2003, “che il desiderio di portare il benessere, di portare i valori americani al resto del mondo, e in questo particolare momento in Medio Oriente... è ora sempre più legato al potere militare”.
In qualche modo aveva ragione. Non era mai successo che durante un periodo di cosiddetta pace, le relazioni umane fossero militarizzate da un potere così rapace. Mai prima d'ora un presidente americano e il suo governo erano stati così subordinati all'establishment militare dei suoi screditati predecessori com'è successo a Barack Obama. Nel proseguire la linea politica di guerra e dominio di George W. Bush, Obama ha ottenuto dal Congresso un budget militare senza precedenti, superiore ai 700 miliardi di dollari. Di fatto Obama è diventato il portavoce per un golpe di tipo militare.
Per il popolo di Haiti i risvolti sono chiari, benché grotteschi. Con i militari USA che controllano il loro Paese, Obama ha designato George W. Bush come “coordinatore dei soccorsi”; una facezia certamente presa dal libro “The Comedians” di Graham Greene, ambientato nell'Haiti di “Papa Doc” Duvalier. Quand'era presidente, i soccorsi che Bush predispose dopo l'uragano Katrina del 2005 si sono trasformati in una sorta di pulizia etnica di molti abitanti neri di New Orleans. Nel 2004 Bush ordinò il sequestro di Jean-Bertrand Aristide, il primo ministro di Haiti, eletto democraticamente, e lo esiliò in Africa. Aristide aveva avuto la temerità di promulgare modeste riforme, come il salario minimo per i lavoratori sfruttati nei laboratori di Haiti.
L'ultima volta che mi trovai ad Haiti, vidi giovanissime ragazze prone davanti a sibilanti e ronzanti macchinari dello stabilimento Superior Baseball di Port-au-Prince. Molte avevano occhi gonfi e braccia lacere. Estrassi la macchina fotografica e venni buttato fuori. Haiti è dove l'America produce l'occorrente per il suo sacro sport nazionale, a costi irrisori. Haiti è dove la Disney fabbrica i suoi Mickey Mouse pigiama, a costi irrisori. Ad Haiti gli USA controllano lo zucchero, la bauxite e la sisal. Alla coltivazione del riso è subentrato riso americano d'importazione, così la gente dei campi ha dovuto traslocare nelle città in case fatiscenti. Anno dopo anno Haiti è stata invasa da marines con l'infame nomea di specialisti in atrocità dalle Filippine all'Afghanistan.
Un altro comico è Bill Clinton, dopo aver ottenuto di rappresentare le Nazioni Unite ad Haiti. Un tempo il preferito della BBC, “Mr Nice Guy... portatore di democrazia ad una triste e tribolata terra”, Clinton è il più famoso filibustiere di Haiti; impose la deregolamentazione dell'economia a beneficio dei baroni dello sfruttamento. Di recente ha promosso un accordo di 55 milioni di dollari per trasformare il nord di Haiti in un parco-giochi per turisti americani.
Ma la costruzione dell'edificio della quinta più grande ambasciata statunitense a Port-au-Prince non è per turisti. Decine di anni fa, nelle acque di Haiti è stato trovato il petrolio, e gli USA lo stanno tenendo di scorta per quando i pozzi del Medio Oriente cominceranno ad esaurirsi. Ma nell'immediato un'Haiti occupata ha un'importanza strategica per i progetti di Washington in America Latina. Lo scopo è di rovesciare le democrazie popolari di Venezuela, Bolivia ed Ecuador, controllare le abbondanti riserve di petrolio del Venezuela e sabotare il crescente consenso e la cooperazione che in quelle zone ha dato a milioni di persone il loro primo assaggio di una giustizia economica e sociale a lungo negata dai regimi sponsorizzati dall'USA.
Il primo vantaggioso successo arrivò lo scorso anno con il golpe ai danni del presidente dell'Honduras, Jose Manuel Zelaya, che aveva “osato” introdurre il salario minimo e la tassazione dei ricchi. Il sostegno segreto di Obama per il regime illegale è un chiaro monito per i governi vulnerabili dell'America centrale. Lo scorso ottobre il regime colombiano, da tempo sul libro paga di Washington e protetto da squadoni della morte, ha consegnato agli USA sette basi militari che, secondo documentazioni dell'aviazione americana, servirebbero per “combattere i governi anti-USA sul territorio”.
La propaganda dei mezzi di comunicazione ha già preparato il terreno per quella che potrebbe benissimo essere la prossima guerra di Obama. Il 14 dicembre 2009, alcuni ricercatori della UWE di Bristol hanno pubblicato per la prima volta uno studio sui documentari della BBC sul Venezuela. Su 304 servizi della BBC, soltanto tre indicavano le riforme storiche introdotte dal governo Chavez, mentre la maggior parte screditava lo straordinario record democratico di Chavez, al punto da paragonarlo ad Hitler.
Queste falsificazioni e una servile attitudine nei confronti del potere occidentale abbondano tra le corporazioni mediatiche anglo-americane. La gente che lotta per una vita migliore, o per la vita stessa, dal Venezuela all'Honduras, ad Haiti, merita il nostro sostegno.
John Pilger
Fonte: www.johnpilger.com/
Link:: http://www.johnpilger.com/page.asp?partid=564
28.01.2010
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
Naqoyqatsi
http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo
Naqoyqatsi è un film documentario del 2002 diretto da Godfrey Reggio.
Naqoyqatsi è una parola della lingua amerinda hopi e significa "vita in cui ci si uccide a vicenda"[1].
È il terzo film della Trilogia qatsi; gli altri due film sono:
Koyaanisqatsi (1982)
Powaqqatsi (1988)
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Vigay, morte di un ufologo a caccia della verità… sull’11 settembre. Ma Paul non è l’unico. A morire
Nei giorni scorsi si è chiusa l’inchiesta sulla morte di Paul Vigay,
uno tra i maggiori esperti mondiali di Ufo e del fenomeno dei cerchi nel grano, trovato morto il 20 febbraio 2009 nelle acque di Portsmouth, in Gran Bretagna. “Non è possibile dire con assoluta certezza che Paul Vigay si sia suicidato”. Il mistero sulla sua morte si infittisce e navigando in internet, nel tentativo di capirci qualcosa di più, abbiamo scoperto che per molti non si tratta di suicidio e per altri non è il primo ad aver fatto questa fine.
di CLAUDIA MIGLIORE
Quel venerdì 20 febbraio 2009 quando Paul Vigay è stato trovato morto nelle acque di Portsmouth in Gran Bretagna sono stati in molti ad esserne sconvolti. Paul scompare il giovedì prima. L’ultima a vederlo è la sua compagna Andrea Smith, mercoledì 18 febbraio a cena, per concludere la loro relazione. Qualcuno pensa che sia il colpo di grazia su una mente già in bilico. Paul sparisce lasciando un biglietto per Andrea con scritto “Ti amo” e l’elenco di tutte le password di accesso ai suoi pc. Sarà per questo che il ritrovamento del corpo il giorno dopo non lascia dubbi. Paul Vigay si è ucciso. Non ci sono segni di violenza sul suo corpo. Nulla che lasci pensare ad altro.
Ma basta farsi un giro su internet, nei tanti siti gestiti da Paul e in quelli dei suoi amici, colleghi e compagni di avventura per capire che molti non sono d’accordo. Qualcosa non quadra. E forse è davvero così se in questi giorni, dopo quasi un anno, il patologo David Horsley ammette che non ci sono evidenze che Vigay si sia tolto la vita. La sua morte rimane un mistero. Il biglietto d’amore, l’elenco delle password che guarda caso non erano corrette e non hanno consentito l’accesso a nessun pc. La storia del suicidio cigola e il popolo di internet proprio non ci crede che Paul Vigay si sia suicidato. E allora abbiamo provato a capirci qualcosa di più entrando nel mondo dell’informatico inglese. Non è stato difficile, perché il mondo di Paul Vigay è nella rete. Basta solo bussare.
Chi era Paul Vigay? Paul Vigay è un 44enne inglese che di mestiere fa lo sviluppatore di software per la RISC OS ed è webmaster di una pluralità di siti tuttora in linea. Ma oltre a questo Paul è molto, molto altro. Considerato da alcuni uno tra i maggiori esperti mondiali di Ufo e di “crop circles”, collabora nel 2002 al film di Mel Gibson “Signs”. E’ fermamente convinto che i cerchi nel grano rappresentino un mistero reale nonostante molte formazioni siano false.
E’ il coordinatore per la Gran Bretagna dell’operazione “Right to know” nata nel 1992 in America con l’obiettivo di spingere il governo a rendere pubblico tutto ciò che sa e che non sa in merito agli UFO e ad altri segreti di stato.
E’ webmaster e attivista del movimento “9/11 the Truth” impegnato nel diffondere la verità sulle cause dell’attacco alle Torri Gemelle del 2001 cercando di portare allo scoperto il governo americano inchiodandolo alle sue responsabilità.
Il mondo di Paul Vigay è la rete. Basta andare un po’ in giro per capirlo. Basta leggere i blog, i post lasciati nei suoi siti web, i messaggi successivi alla sua morte e ai risultati dell’indagine che lo riguarda.
Ed è proprio andando “in giro” che abbiamo scoperto che la rete da tempo si interroga su una serie di morti. Di strane coincidenze collegate al movimento “9/11 the Truth”. Cerchi “Paul Vigay attivista” e il primo link che ti appare dice “un altro attivista di 9/11 trovato morto”.
Le strane coincidenze di “9/11 The Truth” E’ il sito web http://www.thetruthseeker.co.uk/ dedicato alla ricerca delle verità in ambito governativo a parlarne e a gettare ombre sulle cause della morte di Paul Vigay. E noi che siamo curiosi e nei misteri ci sguazziamo abbiamo proseguito nella ricerca sugli “altri” attivisti del movimento 9/11 morti in circostanze più o meno ordinarie ma per alcuni sospette.
A parlare di loro sono siti diversi accomunati da un unico obiettivo, o meglio da un unico “ideale”, far venire fuori la verità sui segreti di stato. Sulla strage delle Torri Gemelle, sulla morte di Lady Diana, sulle bombe di Londra e di Madrid, sugli UFO e i cerchi di grano. Le verità che i governi conoscono o non conoscono e che tengono segrete.
E’ il caso del sito www.iamthwitness.com per Michael Zebuhr e del sito www.911blogger.com per Dan Wallace i primi in ordine di tempo ad essere morti.
18 marzo 2006. Michael Zebuhr è laureato alla Clemson University in South Carolina. E’ attraverso l’Università che entra in contatto con il movimento e ne diviene attivista. Il 18 marzo 2006 Michael, sua sorella, sua madre e un amico sono a piedi. Stanno andando alla propria auto dopo una cena a ristorante, quando vengono avvicinati da una coppia di giovani che chiedono la borsa della madre. Lei gliela consegna. Non c’è lotta, non c’è opposizione ai ladri, ma uno di loro spara un colpo alla testa di Michael, senza apparente motivo e lo uccide.
29 gennaio 2007. Il padre di Dan Wallace aveva dato la vita l’11 settembre 2001 lasciando Dan con un enorme vuoto e tante domande senza risposta. Dan diventa uno tra i più ardenti attivisti del movimento “9/11 the truth”. Forse per trovarle quelle risposte. Ma non farà in tempo perché morirà nel sonno per un attacco di cuore. A 23 anni.
E’ il caso del sito http://markmaynard.com e del volo 3407.
12 febbraio 2009. Il volo 3407 della Continental Express Airlines in partenza da Newark nello stato di New York si schianta su una casa a Buffalo. Le cause sono ignote. Forse il ghiaccio sulle ali. Forse altro I morti sono 50. Tra questi Beverly Eckert, moglie di una vittima del disastro delle Torri gemelle, attivista del movimento “9/11 The Truth”. Beverly non aveva mai accettato il finanziamento offerto dal Governo Bush come compensazione per i familiari delle vittime. Con lei muore anche Alison Des Forges eminente consulente del Tribunale Internazionale dell’ONU con in carico i processi contro le autorità imputate dei genocidi dell’Africa centromeridionale, in Ruanda, Burundi e Congo.
In alcuni casi invece ci imbattiamo in giornali on line che trattano la notizia ma in cui i commenti e i post vanno in un’unica direzione. Morti sospette. Eventi dubbi.
Come nel caso dell’archivio del giornale on line www.eastbayexpress.com e della morte di Jasper Summer.
18 aprile 2008. Jasper Summer, 46 anni, muore in un incidente d’auto dopo aver guidato la sua Subaru ad 80 miglia orarie in un parcheggio in Yolo Street a Berkley in California. Sembra si tratti di suicidio ma non se ne conoscono i motivi. Attivista del movimento “9/11” è tra i più appassionati ed accesi sostenitori del movimento.
Cinque morti. Strane coincidenze. Tante domande. Per il popolo americano di internet non ci sono dubbi. Voi cosa ne dite?
fonte: Gialli.it
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