mercoledì 3 febbraio 2010

APPELLO A TUTTI I BLOGGER – AIUTATE A SCONFIGGERE IL BAVAGLIO MESSO ALLA BBC



http://www.youtube.com/user/1bigstink07

DI RICHARD WILSON

Potete aiutare a sconfiggere il bavaglio della Trafigura alla BBC includendo questo video di Youtube sul vostro sito…


… e linkando questo pdf [in inglese, vedete sotto per la traduzione, ndt] !

Ecco perché …

La scorsa settimana la BBC ha deciso di cancellare dal proprio sito web una schiacciante indagine della serie “Newsnight” sullo scandalo Trafigura, a seguito delle minacce della compagnia e dei suoi controversi avvocati, Carter-Ruck.

Precedentemente, altre fonti di informazione inclusi il Times e l’Independent, hanno ritirato articoli sul caso, tra la preoccupazione che la stampa britannica stia scegliendo di autocensurarsi piuttosto che rischiare un confronto con una compagnia così potente in uno dei soliti processi inglesi per diffamazione, arcaici e a senso unico.

La BBC è un pezzo grosso tra i media britannici, e la sua indipendenza – che si suppone garantita dai milioni che riceve ogni anno dai contribuenti con il canone - è vitale sia per la sua funzione di servizio pubblico che per la sua reputazione mondiale.

La libertà di parola significa molto poco senza una effettiva indipendenza dei media – se è vero che l’indipendenza della BBC può essere compromessa così facilmente da minacce legali, allora siamo di fronte a un pericoloso precedente.

I principali media inglesi hanno accuratamente evitato di riportare la rinuncia della BBC. Eppure è un argomento che solleva domande serie sullo stato della libertà di stampa in Inghilterra in un periodo di attacchi senza precedenti ai media.

Per aiutare a sabotare quest’ultimo tentativo di mettere il bavaglio alla stampa, per favore includete questo video sul vostro blog e linkate a questo PDF con la storia originale.

TRADUZIONE DEL PDF CON LA STORIA ORIGINALE, DALLA CACHE DI GOOGLE

E’ il più grande scandalo sulla discarica di rifiuti tossici del 21° secolo, il tipo di vandalismo ambientale per prevenire il quale si suppone i trattati internazionali esistano. Ora Newsnight può rivelare la verità su un carico di rifiuti che è stato portato illegalmente nella più grande città della Costa d’Avorio, Abidjan. Una enorme multinazionale è stata citata all’ Alta Corte di Londra da migliaia di Africani che sostengono di essere stati danneggiati di conseguenza.

Le nostre investigazioni ci hanno portato ad Amsterdam, dove il carico di rifiuti tossici avrebbe potuto essere smaltito in maniera sicura. Invece la compagnia Trafigura ha scelto l’opzione economica di scaricarlo ad Abidjan.

La Trafigura ha sempre negato che il carico chimico sia pericoloso ma abbiamo visto delle analisi delle autorità olandesi che rivelavano essere letale.

Abbiamo consultato un eminente tossicologo, John Hoskins della Royal Society of Chemistry. Ci ha detto che un carico simile sarebbe sufficiente a mettere in ginocchio una grande città.

Il carico di rifiuti tossici include tonnellate di fenoli che possono causare morte al contatto, tonnellate di acido solfidrico, letale se inalato in alte concentrazioni, e grosse quantità di soda caustica corrosiva e mercaptani, che John Hoskins descrive come “i composti chimici più puzzolenti mai prodotti”.

Un odore terribile

E’ successo il 19 Agosto 2006, nel mezzo della notte. Un convoglio di camion di una compagnia appena fondata ad Abidjan è arrivato per prelevare dalla nave i rifiuti. Si sono sbarazzati illegalmente del primo carico nella immensa discarica di Aquedo.

Un terribile fetore ha presto saturato l’area. Gli operatori della discarica sono stati richiamati e hanno cacciato gli autisti dei camion. Questi hanno poi cercato altri posti per abbandonare il carico, rovesciandolo in almeno 18 posti sparsi per la città e i dintorni.

La discarica di Acquedo si estende fin dove l’occhio può arrivare. Mentre una ventina di camion dei rifiuti rovesciano il loro carico, un esercito di abitanti di Abidjan si accumula intorno, tra loro bambini, brandendo lunghe punte di ferro. Frugano tra i rifiuti, in cerca di qualunque cosa possa essere venduta.

Morti

Eravamo circondati da persone, solo due avevano voglia di parlare della notte in cui i rifiuti tossici sono stati scaricati e del terribile odore che gli impediva di respirare, e li ha fatti vomitare e ammalare.

Appena fuori dalla discarica abbiamo incontrato jean Francois Kouadio e sua moglie Fidel.

Era incinta di otto mesi del suo primo figlio quando le esalazioni hanno invaso la loro casa. Fidel ebbe un parto prematuro e il bambino, Jean Claude, morì in meno di un giorno.

La loro seconda figlia Ama Grace è nata un anno dopo. Anche lei si ammalò.

I dottori dissero che Ama Grace “soffriva di una glicemia acuta causata dai rifiuti tossici”.

Non poterono fare niente per lei e morì.

I referti medici dichiarano una “solida ipotesi” che le morti dei due bambini siano state causate dall’esposizione ai rifiuti tossici e Jean Francois e Fidel ora temono che non potranno mai diventare genitori.

Acque inquinate

Abbiamo anche visitato il villaggio di Djibi, appena fuori Abidjan. I rifiuti scaricati qui sono finiti nella rete idrica, uccidendo tutti i pesci che nutrivano il villaggio.

Il capo villaggio di Djibi, Esaie Modto, ci ha detto che tutti gli abitanti qui, fino all’ultimo, si sono ammalati, duemila persone:

“Ci sono state donne che hanno abortito, e questo è stato molto doloroso. Ma la cosa ancora peggiore è stata che tre persone, due adulti e una ragazza sono stati uccisi dai rifiuti tossici. Questo è stato veramente terribile.”

Cos’è stato quindi che ha portato una tale calamità in una nazione che, nel 2006, stava ancora lottando per uscire da una guerra civile?

I rifiuti sono stati prodotti come risultato di un contratto petrolifero che coinvolge tre continenti. La Trafigura ha acquistato un carico di petrolio economico, sporco e pesante, con un alto contenuto di solfuro. Invece di lavorarlo in una raffineria, la Trafigura ha cercato di ripulirlo, usando dei metodi fai-da-te, così da poterlo vendere massimizzando il profitto.

Hanno usato una nave chiamata Probo Koala ancorata a largo di Gibilterra come rudimentale raffineria. La soda caustica e un catalizzatore sono stati aggiunti al petrolio, che reagendo con i solfuri si sono sedimentati sul fondo del serbatoio.

“Puzzolenti ma non pericolose”

La Probo Koala fece rotta verso Amsterdam dove tentarono di scaricare il catrame solforoso come fossero normali scorie della pulizia delle nave, che sarebbe costato poche migliaia di euro.

Tuttavia le esalazioni furono talmente potenti che vennero chiamati i servizi di emergenza e le autorità Olandesi condussero delle verifiche. Scoprirono che il carico era altamente tossico e dissero alla Trafigura che gli sarebbe costato mezzo milione di euro disfarsene in maniera sicura.

La Probo Koala, invece di seguire questa strada, rimise a bordo i rifiuti e prese il largo per finire sulle coste orientali dell’Africa.

Marietta Harjono, di Greenpeace Olanda ci dice che questo ha portato a un procedimento penale da parte delle autorità Olandesi per “falsificazione di documenti – hanno deliberatamente taciuto la natura tossica dei rifiuti”, come anche per importazione illegale di rifiuti tossici e “esportazione illegale di rifiuti tossici dall’Europa alla Costa d’Avorio”.

Quando Newsnight investigò per la prima volta sullo scandalo dei rifiuti tossici nel 2007, uno dei fondatori della Trafigura, Eric de Turkheim, disse a Jeremy Paxman : “queste sostanze non erano pericolose per la salute umana. Erano puzzolenti ma non pericolose”.

Oggi le nuove investigazioni di Newsnight mostrano quanto fosse lontano dalla realtà.

La Trafigura continua a negare ogni misfatto.

Titolo originale: "Calling all bloggers – Help beat the gag on the BBC"

Fonte: http://richardwilsonauthor.wordpress.com
Link
14.12.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da PAOLO CASTELLETTI

Ebrei iraniani















La giornata dalla memoria è stata la scusa per Israele e per molti dei suoi lustrascarpe, Berlusconi-lingua birforcuta in primis, per tornare ad accusare l’Iran, in vista di un ulteriore massacro preventivo, esattamente come è successo in Iraq.

Addirittura il regime iraniano viene paragonato al nazismo.
Ebbene, nella Teheran “nazista” come se la passano gli ebrei? Per chi è così male informato da non sapere neanche che una antichissima comunità di 25 000 ebrei vive in Iran e non sono certo vittime di un genocidio, ma anzi, in confronto ai palestinesi in Israele se la spassano:
Iran, Cosa vogliono gli ebrei iraniani
di Roger Cohen
27 febbraio 2009
L’Iran è una realtà complessa, fatta di numerose etnie e minoranze religiose, che hanno vissuto storie di convivenza accanto a episodi di brutale repressione. La realtà degli ebrei iraniani, una comunità antichissima tuttora vitale in Iran, fra millenaria tolleranza e ostilità recenti, viene raccontata da Roger Cohen, noto commentatore del New York Times
ESFAHAN – In Piazza Palestina, dal lato opposto della moschea chiamata al-Aqsa, vi è una sinagoga dove gli ebrei di questa antica città si riuniscono all’alba. Sopra l’ingresso vi è uno striscione che dice: “Congratulazioni per il 30° anniversario della Rivoluzione Islamica dalla comunità ebraica di Esfahan.”
Gli ebrei dell’Iran si tolgono le scarpe, avvolgono cinghie di pelle attorno alle braccia per allacciare i filatteri, e prendono posto. Presto il sinuoso mormorio delle preghiere ebraiche attraversa la sinagoga stipata, con i suoi deliziosi tappeti e le sue misere piante. Soleiman Sedighpoor, un vecchio commerciante con un negozio pieno di tesori, dirige la funzione dal podio sotto al lampadario.
Ero stato a trovare Sedighpoor, un uomo di 61 anni dagli occhi vivaci, il giorno precedente nel suo piccolo negozio polveroso. Mi aveva venduto, con un po’ di riluttanza, un braccialetto di madreperla ornato con miniature persiane. “Il padre compra, il figlio vende”, aveva borbottato prima di invitarmi alla funzione.
Accettando, gli avevo chiesto cosa pensasse dei cori “morte a Israele” – “Marg Bar Esraeel”- che accompagnano la vita in Iran.
“Lasciategli dire ‘morte a Israele’”, ha detto, “sono in questo negozio da 43 anni e non ho mai avuto un problema. Ho visitato i miei parenti in Israele, ma quando vedo cose come l’attacco a Gaza, anche io manifesto come un iraniano.”
Il Medio Oriente è un quartiere scomodo per le minoranze, persone la cui stessa esistenza è un rimprovero alle definizioni contrapposte di  identità nazionali e religiose. Eppure sono forse 25.000 gli ebrei che vivono in Iran, Paese che ne ospita la comunità più grande, insieme alla Turchia, nel Medio Oriente musulmano. Ci sono più di una dozzina di sinagoghe a Tehran; qui a Esfahan una manciata di esse accoglie circa 1.200 ebrei, superstiti di una comunità antica più di 3.000 anni. Nel corso dei decenni, fra la nascita di Israele nel 1948 e la Rivoluzione Islamica nel 1979, il numero degli ebrei iraniani è diminuito di circa 100.000 persone. L’esodo è stato però molto meno completo rispetto a quello dai Paesi arabi, dove risiedevano più di 800.000 ebrei al momento della nascita di Israele.
In Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, e Iraq – Paesi in cui vivevano più di 485.000 ebrei prima del 1948 – ne rimangono meno di 2.000. L’ebreo arabo è ormai scomparso. L’ebreo persiano se l’è passata meglio. Di sicuro, il ciclo di guerre (a quanto pare non ancora conclusosi) di Israele è avvenuto con gli arabi, non con i persiani, e ciò spiega alcune delle discrepanze.
Eppure, c’è un mistero che ancora aleggia sugli ebrei d’Iran. È importante decidere cosa sia più significativo: le invettive di annientamento anti-israeliane, la negazione dell’Olocausto e altre provocazioni iraniane – o la presenza di una comunità ebraica che vive, lavora, e pratica la propria religione in relativa tranquillità.
Forse ho una preferenza per i fatti rispetto alle parole, ma penso che la realtà della civiltà iraniana nei confronti degli ebrei ci dica di più sull’Iran – sulla sua raffinatezza e cultura – di quanto non lo faccia tutta la recente incendiaria retorica. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che io sono un ebreo e non sono mai stato trattato con tanto calore come in Iran. O forse sono rimasto impressionato dal fatto che tutta la furia su Gaza, sbandierata ai quattro venti sui manifesti e sulla televisione iraniana, non è mai degenerata in insulti o violenze verso gli ebrei. O forse ancora, perché sono convinto che la caricatura da “folli Mullah” che viene fatta dell’Iran, e il fatto di paragonare ogni eventuale compromesso con Tehran a quello di Monaco nel 1938 (che portò all’annessione alla Germania hitleriana dei Sudeti appartenenti alla Cecoslovacchia, nell’ambito della cosiddetta  ‘politica di appeasment’, la politica condiscendente adottata da Francia e Germania nei confronti del regime nazista durante gli anni ’30 (N.d.T.) ) – una presa di posizione popolare nei circoli ebrei americani – siano fuorvianti e pericolosi.
So bene che, se molti ebrei hanno lasciato l’Iran, ciò è avvenuto per una ragione. L’ostilità esiste. Le accuse di spionaggio a favore di Israele inventate contro un gruppo di ebrei di Shiraz nel 1999 hanno mostrato il lato peggiore del regime. Gli ebrei eleggono un rappresentate in parlamento, ma possono votare per un musulmano se preferiscono. Un musulmano, tuttavia, non può votare per un ebreo. Tra le minoranze, il trattamento riservato ai Bahai – sette dei quali sono stati recentemente arrestati con l’accusa di spionaggio per Israele – è brutale.
Ho chiesto a Morris Motamed, che è stato membro ebreo del Majlis (il parlamento iraniano (N.d.T.) ), se si sentisse usato – un collaborazionista iraniano. “No”, ha risposto. “In realtà avverto una profonda tolleranza, qui, nei confronti degli ebrei”. Mi ha detto che i cori di “morte a Israele” lo infastidiscono, ma poi ha continuato criticando “i due pesi e le due misure” che permettono a Israele, al Pakistan, e all’India di avere una bomba atomica, ma non all’Iran.
Questo doppio standard non funziona più; il Medio Oriente è diventato troppo complesso. Le volgari filippiche anti-israeliane dell’Iran possono essere viste come una provocazione per far concentrare l’attenzione della gente sulle testate nucleari israeliane, sulla sua occupazione della Cisgiordania che si protrae da 41 anni, sul suo rifiuto di Hamas, sul suo continuo uso della forza. Il linguaggio iraniano può essere detestabile, ma ogni tentativo di pace in Medio Oriente – e ogni coinvolgimento di Tehran – dovrà tenere presenti questi punti.
Il complesso da “Zona Verde” – l’insistenza di basare la politica del Medio Oriente sulla costruzione di mondi immaginari – non ha portato da nessuna parte.
Il realismo nei confronti dell’Iran dovrebbe tener conto dell’ecumenica Piazza Palestina a Esfahan. Alla sinagoga, Benhur Shemian, 22 anni, mi ha detto che Gaza dimostra che il governo israeliano è “criminale”, ma che comunque lui spera nella pace. Alla moschea di al-Aqsa, Morteza Foroughi, 72 anni, ha indicato la sinagoga e ha detto: “Loro hanno il loro profeta, noi abbiamo il nostro. E va bene così.”
Roger Cohen è un noto commentatore del New York Times e dell’International Herald Tribune. In precedenza aveva lavorato come corrispondente estero per l’agenzia Reuters, e poi per il Wall Street Journal.
(Traduzione a cura di UNIMED-IlChiosco)
Articolo originale

Navi dei veleni: la battaglia per la verità di Gianni Lannes


http://www.youtube.com/user/TerraNostraVideo

di Andrea Boretti


Gianni Lannes si occupa da anni di navi dei veleni, ma oggi che la questione è tornata almeno in parte di attualità e lui sta combattendo come mai prima per portarla alla luce e alla conoscenza della gente, spuntano le minacce della mafia, l'ostruzionismo delle testate tradizionali e i silenzi assordanti dei nostri governanti.

A chi pensava che il giornalismo fosse morto e defunto e a chi credeva che ogni coscienza civile fosse ormai sopita, la conferenza che il mese scorso Gianni Lannes, giornalista de La Stampa e Direttore di Italia Terra Nostra, ha tenuto a Palermo, ha dato speranza.

Più sconfortante, invece, l'argomento della conferenza, ovvero lo smantellamento delle centrali nucleari italiane affidato alla 'ndrangheta. Dice Lannes: “lo Stato italiano, il governo Berlusconi, ha affidato lo smantellamento delle centrali nucleari alla ‘ndrangheta, ad una delle più potenti e pericolose ‘ndrine, tramite una società che si chiama Ecoge e ha sede a Genova” .
Lannes afferma di aver scoperto tutto questo quasi per caso, entrando - assolutamente non controllato e senza autorizzazioni - con tre macchine fotografiche nella centrale nucleare più grande d'Italia, quella di Caorso. "Sono stato li dentro due ore a fotografare il reattore nucleare e questo smantellamento. Ho fotografato dei camion della 'ndrangheta della società Ecoge che caricavano i rifiuti nucleari all'interno dei container. Container trasportati a Genova...e poi a La Spezia in attesa di navi da affondare!"

Scoperto tutto ciò Lannes ha ovviamente proposto l'inchiesta al suo giornale, La Stampa, ma questi gli ha impedito di scriverne. A questo punto il giornalista si è rivolto a tutte le maggiori testate italiane. "Mi hanno sbattuto la porta in faccia! Tutti! Dalla 'Repubblica' dove ho lavorato per anni, al 'Corriere della Sera', a 'L'Espresso' e ad altri". E' una vergogna.
Sì è una vergogna, ma la vergogna ancora più grande sta in quello che Lannes continua a ripetere, purtroppo inascoltato. Le navi dei veleni, le navi cariche di rifiuti radioattivi sono stati per anni, almeno dal 1974 affondate nei mari italiani. Non bisogna andare indietro solo di 10-15 anni, non bisogna cercare solo in Somalia e Nord-Africa, ma bisogna cercare più vicino a casa nostra, e sapere che il disastro ecologico è cominciato molti, molti anni fa e che le responsabilità sono di molti gruppi europei tra cui gli italiani Montedison, Eni ed Enel.

"Lì sotto ci sono navi imbottite di rifiuti radioattivi e rifiuti chimici... le hanno affondate in quella zona per confondere le idee perchè sapevano che durante la prima e la seconda guerra mondiale vi sono stati affondate navi militari... a venti miglia dalla costa calabra, nel basso tirreno ci sono centinaia di navi".
A seguito dei suoi tentativi falliti di pubblicazione Gianni Lannes ha fondato una testata indipendente che si chiama "Italia Terra Nostra da cui rilancia continuamente la questione, e che gli è valsa negli ultimi mesi diverse intimidazioni e minacce a sè e ai propri collaboratori.
A queste minacce fatte ad un collega, le testate di informazione tradizionali non hanno dato la minima visibilità e le istituzioni non hanno risposto. L'8 Luglio scorso Leoluca Orlando dell'Italia dei Valori ha interrogato in merito il Parlamento e il governo affinchè una scorta venisse affidata al direttore di Italia Terra Nostra, ma nulla da allora si è mosso.

La situazione appare chiara, politica e malavita appaiono sempre più interconnessi - ed è una storia di lungo corso come abbiamo capito - ma i processi dell'Utri, Mori, ed altri cominciano a scoperchiare un vaso di Pandora in cui le navi dei veleni rappresentano una vera e propria pistola fumante. Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, per quanto fallimentare, avvenne con in sottofondo il tam tam dei giornali, cosa che oggi si cerca di evitare a tutti i costi con il silenzio stampa sulle questioni di mafia e politica e con le minacce ai giornalisti.
La situazione sembra senza via d'uscita. La speranza la danno giornalisti come Gianni Lannes, la cui passione e il cui coraggio non possono passare inosservati tanto sono veri e forti. La via, la strada da seguire è segnata e la indica sempre Lannes: "Dobbiamo ribellarci a tutto questo, è ora di dire basta. Io lo faccio per i bambini, perchè gli adulti sanno, i governi sanno...è ora di dire basta e di fare qualcosa di concreto!"
A questo link il video dell'intervento di Lannes a Palermo lo scorso dicembre.

http://www.terranauta.it/


Ciancimino chiama in causa Dell'Utri



http://www.youtube.com/user/klauscondicio

Frida Roy,   02 febbraio 2010, 16:29

Interni     "Bernardo Provenzano disse a mio padre che aveva rapporti diretti con Marcello Dell'Utri". Massimo Ciancimino torna a deporre nell'aula bunker dell'Ucciardone, dove il generale dei carabinieri Mario Mori è accusato di aver favorito la latitanza di Provenzano. "Non fu una sola la trattativa fra Stato e mafia fra il 1992 e il 1993", dice Ciancimino junior: "Nel dicembre '92 mio padre fu arrestato. Riteneva che fosse una trappola dei carabinieri, che ormai avevano avuto da Bernardo Provenzano, nostro tramite, le carte utili per giungere all'arresto di Riina. Mio padre diceva che la trattativa stava proseguendo. Mi fece un nome, quello di Marcello Dell'Utri"

Ieri ha confermato, per la prima volta in un'aula di giustizia, che la cosiddetta trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi mafiose del '92 c'è stata e che gli ex ministri Virginio Rognoni e Nicola Mancino ne sarebbero stati a conoscenza e poi, a sorpresa, ha fatto anche nuove rivelazioni sugli investimenti negli anni Ottanta del padre mafioso tra il Canada e a Milano 2.
Oggi, ha chiamato direttamente in causa Marcello dell'Utri,come il "nuovo intermediario tra Stato e Cosa Nostra". A parlare è Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, sentito anche oggi come teste al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano. Con la sua deposizione, Ciancimino junior, (che tornerà in Aula il prossimo 8 febbraio), racconta, attraverso la figura del padre morto nel 2002 mentre scontava una pena per associazione mafiosa,
numerosi retroscena inediti della storia italiana degli ultimi trent'anni, da Moro a Ustica fino ai misteri più recenti.
Nel secondo giorno di deposizione del figlio dell'ex sindaco di Palermo si parla innanzitutto dell'arresto di Totò Riina, il 15 gennaio del 1993 a Palermo. Ciancimino jr racconta che il padre Vito vi avrebbe avuto un ruolo di primo piano. La trattativa tra lo Stato e "Cosa Nostra" sarebbe ripresa all'indomani della strage di Via D'Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Dopo quella strage, ha raccontato Massimo Ciancimino, "mio padre reputa interrotto qualsiasi tipo di rapporto con Salvatore Riina. Intorno al 22 agosto mi dice di riprendere i contatti con i carabinieri. L'incontro avviene nel suo appartamento di Roma tra il 25 e il 26 agosto, e ho un documento che ne prova il riscontro.
Cambia totalmente l'oggetto del dialogo rispetto alla 'prima' trattativa. In quel caso - spiega il figlio dell'ex sindaco - era una proposta iniziale da parte delle istituzioni di possibili benefici verso i familiari, un atteggiamento più morbido verso i latitanti. Invece, si passa alla seconda fase che è più operativa. Dalla resa dei latitanti si passa alla volontà di catturare Salvatore Riina.

Vito Ciancimino sarebbe stato autorizzato dal generale dei carabinieri Mario Mori e dal suo collaboratore, capitano Giuseppe De Donno, a trattare con Provenzano per la cattura di Riina. "A mio padre i carabinieri non chiesero mai la cattura di Provenzano, ma non credo fosse mai stata neppure ipotizzata, proprio perché l'interlocutore privilegiato di mio padre per giungere alla cattura di Riina era Provenzano. In cambio del suo contributo per la cattura di Riina - riferisce Ciancimino jr - Provenzano ottenne una sorta di impunità. Mio padre spiegò ai carabinieri che l'unica persona che poteva imprimere una rotta nuova alla strategia di Cosa Nostra e far cessare le stragi era Provenzano e per questo doveva rimanere libero".
Sarebbe stato Vito Ciancimino, quindi, a convincere il boss a tradire Riina. Provenzano avrebbe indicato il covo di Riina su alcune mappe catastali di Palermo che a fine novembre del 1992 il capitano del Ros De Donno, braccio destro di Mori, consegnò a Vito Ciancimino, e questi poi al boss, che le restituì con l'indicazione. Il 19 dicembre, racconta sempre il figlio Massimo, l'ex sindaco tornò in carcere, un contrattempo che fece saltare l'incontro in cui avrebbe dovuto consegnare di nuovo le mappe a De Donno. Fu allora lo stesso Massimo a passare i documenti ai carabinieri. Uno dei punti dell'accordo con Provenzano sarebbe stata la mancata perquisizione del covo di Riina, una volta arrestato.
Subito dopo aver consegnato la documentazione che portava al covo del boss, all'ex sindaco di Palermo fu notificata una nuova misura cautelare. La prova, secondo la ricostruzione del figlio Massimo, che sarebbe stato "scaricato" e che sarebbe entrato in scena un nuovo intermediario tra lo Stato e "Cosa Nostra", che risponderebbe al nome di Marcello Dell'Utri: "Mio padre, dopo il suo arresto, nel dicembre del 1992, era convinto che era sostituito, scavalcato, nella trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Lui era convinto che la trattativa era andata avanti.
Poi nel 2000, riprendendo in mano le cose per il libro che dovevamo fare, mi disse che la persona che aveva preso il suo ruolo era il senatore Marcello Dell'Utri". Nelle ultime fasi della trattativa, tra il padre, Provenzano e l'agente dei servizi che avrebbe seguito tutte le vicende, si sarebbe parlato anche degli scenari politici: "Era il '92, l'anno dell'anno dell'avanzata politica della Rete e della Lega, e si discuteva della necessità di non disperdere l'enorme patrimonio elettorale della Dc, di cercare cioè il riferimento in un'altra entità politica".
In cambio del suo ruolo di intermediario nella presunta trattativa tra Stato e "Cosa Nostra", l'ex sindaco di Palermo chiedeva garanzie sui suoi averi finiti sotto sequestro. E' qui che Ciancimino jr, ha raccontato che il padre se da una parte si era attivato autonomamente presso i suoi contatti, ottenendo la nomina di un perito "amico", e il capitano De Donno, collaboratore di Mori, lo avrebbe "rassicurato promettendogli che "avrebbe cercato di incidere sul procedimento di sequestro", dall'altra Vito Ciancimino riteneva "essenziale il coinvolgimento dell'on. Violante nella trattativa, perché pensava che fosse l'unico a potergli garantire un trattamento di favore nel procedimento davanti alla sezione misure di prevenzione. Violante, insomma, essendo vicino ai giudici in qualche modo poteva garantirgli la salvezza del patrimonio".
Un tentativo di contatto confermato proprio dall'ex presidente della commissione antimafia che lo ricorda oggi parlando ai microfoni di radio2. "Il colonnello Mori mi disse che Vito Ciancimino voleva parlarmi privatamente - racconta Luciano Violante -. Gli dissi che privatamente non ricevevo nessuno e che per parlarmi poteva chiedere formalmente alla commissione antimafia che all'epoca presiedevo." "Ciancimino padre - ha detto Violante - non è stato il solo a chiedere di parlarmi in privato. Lo ha fatto anche Raffaele Cutolo ma io gli ho detto di no. E poi tramite un suo parente me lo chiese anche Vittorio Mangano." "Ma come mai Raffaele Cutolo e Vittorio Mangano volevano parlare con lei?" hanno chiesto i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. "Forse perché ha fama di buon mediatore?" "Fra persone perbene si può mediare, altrimenti meglio evitare."

http://www.aprileonline.info/

Conta uno solo. Il Paese non esiste















di Ottavio Olita

Drammatica fotografia del Paese: in Piazza Montecitorio centinaia di operai del Sulcis e del Veneto per chiedere di non essere condannati alla disperazione; dentro il Palazzo tutti i deputati della maggioranza, precettati dalla lettera di Cicchitto e Bocchino, presenti in modo compatto per sostenere gli illegittimi impedimenti di un uomo solo, il potentissimo Presidente del Consiglio. A quei signori, a quelle signore, una sola domanda: ma che idea avete dello Stato?  Quelle centinaia di operai rappresentavano migliaia di famiglie che, per le sempre meno giustificabili pretese della multinazionale Alcoa, rischiano di finire sul lastrico. Per quei rappresentanti scelti dal popolo sovrano – affermazione tanto cara a questa destra – le loro tende, il loro freddo, le loro paure, la loro rabbia, i loro slogan, le loro invocazioni di aiuto, che si materializzavano a poche decine di metri di distanza, non esistevano. In quel momento si è capito bene perché nelle scorse settimane  le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil del Sulcis-Iglesiente avevano rivolto un appello ad Articolo 21 per essere sostenuti, per non essere dimenticati nella loro lotta per non morire. Il portavoce dell’associazione Giuseppe Giulietti lo ha voluto ricordare intervenendo a Rai News 24 ed ha fatto bene perché in qualcosa, in qualcuno, i non tutelati di quest’Italia sempre più indefinibile devono continuare a contare.
La lunga notte in Piazza Montecitorio si è conclusa con un nulla di fatto. Formalmente c’è stato un ulteriore rinvio all’8 febbraio, ma questa scelta è stata il male minore perché al termine di quattro ore di sospensione della riunione presieduta a Palazzo Chigi dal sottosegretario Gianni Letta, dagli Stati Uniti era giunto l’ennesimo no dei proprietari dell’Alcoa alla proposta del riesame del problema delle tariffe elettriche in Commissione Europea a partire dal 10 febbraio. Letta pare abbia reagito con estrema durezza e i rappresentanti dell’azienda hanno accettato la proposta dell’ennesimo rinvio. Quando gli operai, poco dopo le 4 del mattino di mercoledì hanno saputo quel che era accaduto hanno discusso a lungo se mantenere un presidio davanti alla Camera dei Deputati o rientrare. Alla fine è prevalsa questa seconda soluzione. Hanno ripreso i loro pullman da piazzale Flaminio e sono ripartiti per il Veneto o per Civitavecchia da dove imbarcarsi e tornare a casa, con in corpo una grande frustrazione. Fin dove arriverà tanta delusione? E cosa potranno dire, domani che essa si trasformerà in rabbia, tutti quei parlamentari che dentro la calda aula della Camera dei Deputati si occupavano esclusivamente degli interessi privati di Silvio Berlusconi?
In questo Paese dove i valori stessi della vita sono rovesciati, anche la voce del Papa assume importanza solo se è riconducibile ai temi della lotta fra gli schieramenti. Quando si alza, con tutta la sua forza, a sostenere i più deboli, viene ipocritamente condivisa a parole dalla maggioranza, ignorata completamente negli atti. E che dire di quella che, a tempo e a luogo, si auto-dichiara forza d’opposizione, salvo essere pronta a mettere a disposizione tante ciambelle di salvataggio, come l’Udc. Anche i parlamentari di questo partito erano occupatissimi a sostenere il cosiddetto “legittimo impedimento”, mentre giungevano in aula gli echi della disperazione di chi metteva in campo tutta la forza pacifica possibile nella lotta per sopravvivere. E, si badi bene, tanti di questi “rappresentanti del popolo” si richiamano al cristianesimo e al cattolicesimo, fanno continue dichiarazioni dai contenuti quasi mistici. Ma cosa vogliono dire parole come solidarietà, partecipazione, aiuto se quando è necessario tradurle in azioni si preferisce occuparsi di altro, soprattutto per rispettare gli ordini di scuderia? E’ vero che si tratta di un Parlamento nominato più che eletto, ma ci sarà pure una qualche decente forma di dignità personale. E come si fa a pensare che con gente così si possa avviare, sostenere, approfondire un dialogo su temi fondamentali come le riforme o un qualche adeguamento della seconda parte della Carta Costituzionale. Come si comporteranno questi “rappresentanti del popolo sovrano” se, contemporaneamente all’inizio di un confronto  serio, riceveranno precettazioni ed ordini?
Non so se faranno mai i conti con la loro coscienza; quel che è certo è che in un Paese realmente democratico, con una seria legge elettorale, dovrebbero almeno fare i conti con l’elettorato che, avrà pure memoria corta, ma non quando in gioco c’è la vita delle famiglie e dei figli. E nel Sulcis e in Veneto sono oltre cinquemila le famiglie, collegate ai dipendenti diretti e dell’indotto degli stabilimenti Alcoa, che vedono oscurarsi sempre più il cielo. La convocazione del vertice per la sera di martedì 2 febbraio era stata decisa dopo l’occupazione per quattro ore della pista dell’aeroporto di Cagliari-Elmas. In oltre 500 si sono auto-quotati dal Sulcis per essere a Roma, per difendere il lavoro, non per chiedere privilegi. Attenzione, perché non potranno continuare a vedersi sbattere la porta in faccia senza raggiungere livelli acutissimi di esasperazione.

http://www.articolo21.org/

Enel spiega cosa sono le scie chimiche...CHE BRAVI



http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo

Sono quattro giorni che ....

... stanno sporcando il cielo , non se ne può più .Eccovi una rassegna della situazione mondiale , un vero schifo.

Italia ...



http://www.youtube.com/user/nano63a

Stati Uniti ....



http://www.youtube.com/user/jack42grafton



http://www.youtube.com/user/CathyFromPensacola



http://www.youtube.com/user/MapleLeafConfederacy

Olanda...



http://www.youtube.com/user/OnceForAll

Inghilterra....



http://www.youtube.com/user/evpman

Spagna...



http://www.youtube.com/user/lleidainmortal

Svezia....



http://www.youtube.com/user/SoldierZyco

Siamo tutti pazzi scatenati come potete notare ... lo dico per quei simpaticoni che ogni tanto mi mandano mail del tipo fatti curare , sei fuori come un balcone eccetera ...

Wake up gente !!!

Il segreto delle costellazioni



http://www.youtube.com/user/INVASIONEALIENA2012