lunedì 8 febbraio 2010
Esposes Illuminati - J.Maxwell -Sub ITA eng
http://www.youtube.com/user/LaGrandeOpera
Conferenza di Jordan Maxwell sul tema dell' "Elite".
Si affronteranno temi come : Saturno, La "fratellanza di Saturno", bandiera Americana, Soldi,Inganni politici e religiosi, Gesu' il Cristo,Druidi,Origine del nome Dio,Padre,culti pagani,Madre Terra..
Sub: Heimskringla
I nostri rifiuti tecnologici? Armi di distruzione di massa
di Romina Arena
L’Africa è la pattumiera del mondo. Scorie radioattive e non solo. Scaricare rifiuti nel Continente è un affare estremamente conveniente. Lì finisce anche gran parte del materiale elettrico ed elettronico che a noi non serve più. A farne le spese, i bambini: gli addetti allo smaltimento venefico ed illegale che all’Occidente fa tanto comodo.
La tecnologia è ormai diventata l’ombra, se non la personificazione del tutto, di ogni singolo individuo. Non possiamo farne a meno. In particolare, abbiamo legato le nostre vite a doppio filo con i computer dai quali sembriamo non poter più prescindere. Ma quando diventano inutilizzabili, quando sono tecnologicamente superati, come si dice in gergo obsoleti, non sappiamo che fine facciano.
L’Onu ha calcolato che ogni anno si producono 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici in tutto il mondo, ovvero più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti nell’intero pianeta. Da più parti si è sentito dire che quello che è vecchio qui da noi, nell’opulento occidente, in realtà è innovativo in Africa; quello che dalle nostre parti è inutilizzabile, si trasforma in risorsa preziosa nel continente nero.Allora ci si è organizzati mandando lì tutto quello che era superato qui, sottolineando che il tutto era una grossa manovra di beneficenza per aiutare lo sviluppo tecnologico del Continente. Come ogni truffa che si rispetti, è andata a finire che l’Africa è stata trasformata nella più grande discarica di computer a cielo aperto del Pianeta, perché smaltirli in Europa costerebbe più del doppio che caricarli sui mercantili e scaricarli in Africa.
Claire Snow, Direttore dell’Industry Council for Equipment Recycling (ICER), riassume così la situazione: “Con il pretesto del reimpiego, le apparecchiature evidentemente non riciclabili in alcun modo in realtà sono smaltite nei Paesi in via di sviluppo”. I Paesi sviluppati, insomma, scaricano sull’Africa le tensioni prodotte da quelli che sono i problemi industriali e sociali del loro modello di sviluppo, trasformando le contraddizioni che lo caratterizzano, ovvero l’evoluzione tecnologica continua ed il consumismo esasperato, nell’ennesimo problema di salute per i bambini africani.
Lo stoccaggio e lo smaltimento sono ovviamente illegali e secondo Greenpeace, che ha condotto uno studio concentrandosi sul caso specifico delle discariche di Accra e Korforiuda, in Ghana, coinvolgono soprattutto i bambini che bruciando le componenti interne delle macchine per recuperarne il rame e l’alluminio, si intossicano con le esalazioni dei roghi intorno ai quali si accalcano senza alcuna protezione ed a mani nude.
Per cosa? Per rivendere quello che ricavano a due dollari ogni cinque chili di materiale. Il commercio degli ultimi, divorati da tumori aggressivi e, ancora una volta, dal progresso dei ricchi. Dentro un tubo catodico si possono trovare due chili e mezzo circa di piombo, che contiene tossine dannose per i reni e per l’apparato riproduttivo; ma anche bario, che attacca lo stomaco e può causare problemi respiratori; il mercurio presente nei circuiti stampati e negli interruttori può provocare danni al cervello e ai reni; alcuni rivestimenti anti-corrosione sono cancerogeni. E così via.
Dai campioni prelevati da Greenpeace dalle discariche è risultata la presenza di vari metalli tra cui piombo (trovato in quantità cento volte superiore alla normale concentrazione nel suolo), cadmio, antimonio e composti organici a base di cloro e bromo, per non parlare di quelle sostanze che si sprigionano dalla plastica bruciata come le diossine.
Il Ghana, appunto, con le sue discariche abusive, offre uno spettacolo apocalittico, come si nota da un video proposto dalla BBC.
Mike Anana, il più importante giornalista ambientale del Ghana e coordinatore di una campagna per fermare l’esportazione di Raee in Africa afferma che il 90% del materiale elettronico che arriva nel suo Paese sono rifiuti provenienti per lo più da Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Francia. Italia. Anane parla di circa 250-300 container che arrivano quotidianamente sulle coste ghanesi e del cui contenuto è facile scoprire la nazione di provenienza visto che il materiale porta ancora le etichette di proprietà e gli indirizzi.
Le conseguenze dello smaltimento, sostiene Anane, riguardano tanto i bambini che lavorano nelle discariche colpiti, come si è detto, dalle conseguenze delle intossicazioni cui sono esposti, quanto l’ambiente circostante le discariche. Queste ultime, infatti, si trovano adiacenti a due importanti bacini d’acqua, una laguna ed un fiume. Entrambi sono biologicamente morti per via delle scocche dei computer e delle componenti interne che ci finiscono dentro scaricati direttamente da chi li smonta. Le piogge fanno il resto: trascinano nella laguna e nel fiume tutti i liquami tossici spurgati dal materiale elettronico così che ormai in quelle acque non esistono più né pesci né altri organismi viventi. Non solo, gli stessi liquami tossici si infiltrano nel suolo fino ad arrivare alle falde acquifere e da lì agli stessi bacini.
E in Occidente? In Occidente si è tentato di introdurre alcune normative per limitare l’utilizzo di sostanze pericolose impiegate nei prodotti tecnologici e che regolino lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Tuttavia, per quanto in materia l’Unione Europea sia molto restrittiva, del 75% dei rifiuti prodotti si perdono letteralmente le tracce, salvo poi ritrovarli, illegalmente, in quei Paesi nei quali non esistono leggi al riguardo.
Ha poca incisività anche la Besel Convention, un trattato internazionale firmato da 172 Paesi nel 1989 ed entrato in vigore del 1992, sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti tossici. La Convenzione, mai ratificata dagli Stati Uniti che buttano via qualcosa come 40 milioni di PC all’anno, vieterebbe lo smaltimento nel Terzo mondo dei computer inutilizzati.
Dall’Unione Europea arrivano alcune direttive come la Waste Electrical and Electronic Equipment (WEEE), sulla rottamazione di materiale elettrico ed elettronico, e la Restriction of Hazardous Substances (RoHS) che punta alla riduzione nell’utilizzo di sostanze nocive per la produzione di materiale elettrico ed elettronico e promuove la raccolta ed il riciclo dello stesso.
In quanto direttive, non hanno alcun valore di legge, ma devono essere recepite da ogni singolo Stato membro adottando le politiche appropriate di attuazione. Così è stato, ad esempio, in Germania nella quale però continuano a sfuggire alle maglie dei controlli circa 100 mila tonnellate di rifiuti che vengono imbarcati e spediti verso l’Africa spacciandoli per strumentazioni ancora funzionanti.
Paola Ficco, giurista ambientale, afferma che pur essendo le normative sullo smaltimento di Raee molto stringenti, dal momento che il materiale può essere spedito solo dove esistono strutture recettive in grado di smaltirlo correttamente, i controlli doganali possono essere facilmente aggirati spacciando i carichi non come rifiuti ma come apparecchiatura usata.
Le fa eco Danilo Bonato, a capo del Consorzio ReMedia, il principale consorzio italiano per lo smaltimento di Raee informatico. Bonato afferma che in molti ricorrono a questo trucco e che dal nostro paese parte un flusso di traffico illegale di rifiuti elettronici nascosto dietro la modalità fittizia dell’usato.
Dall’altro lato, sponda Nigeria, un’altra testimonianza arriva da Igwe Chenadu, Presidente dell’Associazione dei Tecnici di Alaba, il mercato dell’elettronica presente a Lagos, mediamente 250 apparecchi sui 600-700 contenuti in un container non funzionano; 80-90 possono essere riparati, mentre il resto viene gettato via. Il materiale senza speranza di essere recuperato è una piccola ricchezza per i disperati, soprattutto bambini e ragazzi che, inconsapevoli degli enormi rischi per la salute impliciti in questo tipo di operazioni, li trattano in modo da estrarre materie prime da rivendere.
Ancora una volta, nelle pieghe più nascoste del sistema economico che ci rende così confortevole la vita si scopre un teatro di miseria che rende insopportabile il fatto che la nostra playstation, il nostro computer, le nostre Tv che da questo lato del mondo intrattengono i nostri interessi e divertimenti dall’altro lato del pianeta si trasformano in armi di distruzione di massa.
http://www.terranauta.it/
BERLUSCONI E TRAVAGLIO UNITI CONTRO: I PALESTINESI
Papino il Breve seppellisce Obama del Cairo e vuole comprarsi l’Eni spendendo però il meno possibile. Ecco perché gli serve danneggiarla con il demenziale ordine di abbandonare l’Iran, il nostro maggiore fornitore di petrolio: per farne calare il prezzo dell’oro nero in Borsa. E se in Italia ci scappasse l’attentato sarebbe l’occasione buona per passare dalle leggi ad personam alle leggi speciali. E’ il Partito dell’Amore, bellezza!
DI PINO NICOTRI
pinonicotri.it
In Israele il nostro capo del governo Silvio Berlusconi ha dato il meglio di sé, cioè a dire il peggio in assoluto. Sulla spinta verso il cielo dei suoi fenomenali tacchi non ha saputo resistere alla tentazione di sentirsi più vicino al Dio della bibbia aggiungendo di getto al testo del discorso scritto l’infelice e indecente frase “La reazione di Israele a Gaza è stata giusta”. Oltre che l’ONU, una bella fetta della stessa popolazione israeliana, compreso un bel gruppo di militari che a Gaza c’erano, tutti sanno che la reazione contro Gaza non è stata affatto “giusta”.
Ho dimostrato in una precedente puntata del blog che massacrare in due settimane 1.400 persone su un totale di 1.400.000 abitanti equivale a massacrare l’1 per mille dell’intera popolazione. In appena due settimane! E ho dimostrato che neppure l’intera campagna angloamericana di bombardamenti incendiari sulle città tedesche è arrivata a tanto, e in un periodo 50 volte più lungo. Con la sua bella improvvisata il Chiavalier Papino il Breve ha sotterrato Obama e il suo discorso de Il Cairo, peraltro cadavere già sotterrato da Netanyahu. Diciamo che Berlusconi ne ha sigillato la tomba.
Non vorrei essere nei panni di Marco Travaglio, o del Paolo Guzzanti riciclato nè di altri maestrini “di sinistra”, antiberlusconisti a tutto volume, ma per quanto riguarda Gaza berlusconissimi e filo mattanza anche loro.
Travaglio col suo solito tono professorin-ieratico ha subito messo in chiaro nel suo blog, non appena i carri armati e i bombardamenti si sono messi in moto, che quella di Israele non era una guerra offensiva, ma una giusta operazione difensiva. Capisco che oggi è ormai impossibile non dico fare carriera ma anche solo non essere soffocati se non ci si inchina verso chi ha in mano gli assi, però certi eccessi andrebbero evitati. Guzzanti nel suo blog modestamente intitolato “Rivoluzione italiana” ha addirittura augurato a Israele “buona guerra” contro Gaza, festeggiandola o supportandola con pacifiste del calibro di Fiamma Nirenstein, la vera vincitrice di questa fase politica. Chi come noi crede nel diritto all’esistenza anche di Israele sa bene che le frasi da irresponsabile come quelle di Berlusconi, ripetizione imparaticcia di quanto incautamente risposto da Netanyahu a un giornalista nel corso della sua visita a Roma, legittimano di fatto anche la violenza di Hamas e affini. E infatti: se è giusto che Israele reagisca in quel modo per pochi morti in vari anni è simmetricamente ovvio che i suoi avversari o nemici ritengano altrettanto giusto reagire come reagiscono a causa dei molti più morti, espropri, demolizioni di case e sradicamento di ulivi e aranceti subiti in 60 anni. E’ bene ricordare che mancano all’appello oltre 400 villaggi palestinesi, e che le stesse cittadine prese di mira dai missili artigianali di Hamas, Sderot e Askelon, prima che ne venisse cacciata la popolazione erano cittadine palestinesi e avevano nomi palestinesi.
In altre parole, chi declama le corbellerie berluscon-netanyahuine vuole solo soffiare sul fuoco. Per alimentare ancora l’incendio che consuma quella parte del mondo e portare le fiamme di nuovo anche in Iran, mentendo ancora una volta con le balle “atomiche” come già fatto contro l’Iraq. Dico portare le fiamme “di nuovo” perché da Cesare e Crasso e altri ancora dell’antichità romana fino ai vari Napoleone e Lawrence di Arabia, è l’Europa che ha invaso il Vicino e il Medio Oriente. Il primo pezzo di seta che i romani hanno visto lo ha portato Giulio Cesare dopo una campagna militare in Anatolia oppure, più probabilmente, dai reduci della battaglia di Carre, in Mesopotamia occidentale, dopo la sonora sconfitta e l’uccisione di Crasso. Se una volta c’era da mettere le mani sulla Via delle Spezie e sulla Via della Seta, sulla Via dell’Incenso e sul Periplo del Mare Etiope, cioè sulle rotte commerciali del Mare Arabo e del Mare Indiano che alimentavano Roma prima e l’Europa dopo di ogni ben di Dio, dai sapori ai saperi fino all’oro, oggi c’è da mettere le mani sull’oro nero… Nulla di nuovo sotto il sole: business as usual… Si insiste a darci a bere che l’Iran vuole l’atomica o comunque lanciare missili su Israele. Non credo che il governo iraniano, pur composto da preti e pertanto capace del peggio, non sappia che non farebbe neppure in tempo a mettere un missile in linea di lancio per ritrovarsi senza non solo quel missile. Peggio ancora se riuscisse a lanciarlo: ne seguirebbero una terribile rappresaglia e l’invasione militare. Il governo di preti dell’Iran vuole forse giocare la carta della tensione internazionale per meglio rafforzarsi all’interno puntando sul nazionalismo, esattamente come hanno sempre fatto gli Stati Europei e a quanto pare vuole fare l’Italia berluscona di Papino il Breve. Ma che voglia anche farsi invadere equivale a pensare che il pretume al governo sia composto da aspiranti suicidi: se l’Iran fosse invaso il suo governo verrebbe travolto, perché questa volta non verrebbe più invaso solo dall’Iraq armato alla carlona e quindi costretto a una guerra di posizione capace di produrre solo morti.
La trovata “buonista” anzi “buonistissima” di fare entrare Israele nella Comunità Europea ha il pregio di dar ragione al mondo arabo e islamico che ci accusa di usare Israele come testa di ponte di una nuova versione del nostro plurisecolare vizio del colonialismo. E’ ovvio che se l’Europa si allarga fino a territori che non sono europei si legittima chi parla di nuovo colonialismo. Scusate, ma in quale altro modo potremmo definire questo allargamento su terre altrui? Che diremmo se l’Unione Araba o l’Unione Africana o l’Unione Asiatica decidessero di fare entrare nel loro seno, che so, l’Austria o la Svizzera? Oppure: che diremmo se l’Onu assegnasse loro S. Marino o Montecarlo e loro ci ficcassero qualche centinaia di testate atomiche? Dubito che lo stesso Bossi si limitarebbe a farsi i gargarismi o una bevutina con acqua del dio Po.
Strana idea anche quella che a una democrazia, quale è il sistema politico israeliano, debba essere concesso di tutto, carneficine come quella di Gaza comprese. Erano democrazie anche la Francia e l’Inghilterra, il che però non ha impedito loro di fare le cose orribili che hanno fatto nei loro imperi coloniali in tutto il mondo. Abbiamo sempre qualcosa da esportare a fil di spada e a cannonate in terre altrui, dalla “civiltà”, di Roma ovviamente, alla “vera religione”, dalla “moralità”, perché gli africani e gli indios osavano andare in giro nudi a casa loro, al “liberalismo economico” e a “un altro Dio e un altro Re!”, come cantava la canzone fascista “Faccetta nera”. Ora esportiamo la “democrazia”. Tutte esportazioni che sono sempre e solo scuse per importare a costo minimo materie prime e merci varie altrui. Cioè per sfruttare popoli e territori altrui. Dimenticando che la nostra “civiltà superiore” e democratica è l’unica al mondo che ha avuto per ben due volte, con Roma prima e con l’Euroamerica dopo, l’intero sistema produttivo e l’intero assetto sociale basato sullo schiavismo! Se anziché la nostra tratta dei neri a spese dell’Africa, con annesse devastazioni, ci fosse stata per quasi tre secoli una altrui tratta dei bianchi a spese nostre, oggi il Terzo Mondo sarebbe l’Europa. Di “superiore” abbiamo solo la capacità di uccidere gli “altri” in quantità industriale. Come del resto ben sanno gli ebrei europei.
Oggi ci si riempie la bocca con le facili ciance delle radici “cristiane” abbellite buonisticamente con la dizione “giudaico cristiane”. A parte il fatto che più che di radici sarebbe più realistico e aderente al vero parlare di provenienze, visto anche che da Virgilio in poi ci vantiamo che i romani sono arrivati da Troia, cioè dalla Turchia, il problema è che il termine “giudaico” per le asserite radici è corretto NON per motivi religiosi, come vuole farci intendere il Vaticano e i suoi baciapantofola, ma tutt’altro motivo. Vale a dire, solo perché gli ebrei hanno contribuito all’identità e alla cultura europea post medioevale elaborando in Spagna assieme agli arabi musulmani per ben 800 anni tutto ciò che poi a noi è servito per innescare il Rinascimento. Perfino Dante e S. Francesco, oltre che Leonardo da Vinci e S. Tommaso e Galilei, senza quel pensiero e quegli apporti ebraico-musulmani o musulmano-ebraici non esisterebbero. Altro che le balle papaline diventate ora anche berluscone e legaiole. Se proprio vogliamo parlare di radici europee, dobbiamo allora parlare di radici “giudaico-musulmane-cristiane”. A meno che si voglia ridurre l’Europa alla creatura fatta nascere dal papato per il proprio interesse materiale quando chiamò i germani di stirpe franca guidati da Pipino il Breve e poi da suo figlio Carlo Magno, veri e propri talebani dell’epoca che hanno cristianizzato l’Europa col ferro e col fuoco, a invadere il Belpaese per sconfiggere i longobardi e impedire così l’unità d’Italia che questi stavano già realizzando con mille anni di anticipo sui Savoia. Prima o poi mi soffermerò sulle interessanti analogie tra la “discesa in campo” del Vaticano, cioè del governo della Chiesa, e la “discesa in campo” di Papino il Breve, al secolo Berluscon de’ Berlusconi: ognuno dei due ha agito solo ed esclusivamente per difendere la propria pagnotta. O meglio, la propria “roba”: parola che non a caso è parente del verbo rubare, inteso come bottino di guerra. Il Vaticano e Berlusconi sono “scesi in campo” per difendere il proprio bottino. Tutto il resto è abbellimento successivo degli avvenimenti. O, come direbbe il rabbino Hillel, “tutto il resto è commento”. Ma prezzolato.
Guarda caso - ma non è affatto un caso - sia il potere della Chiesa che quello di Berlusconi si basano entrambi sugli stessi tre pilastri: il potere delle immagini, quello dell’informazione e l’enorme disponibilità di soldi. Il potere delle immagini della Chiesa era ed è quello delle immagini sacre, esibite ovunque e a più non posso. I mosaici, i dipinti e le vetrate delle cattedrali che raccontano storie bibliche, di santi, della Madonna, di Cristo, ecc., erano e sono l’equivalente di Mediaset per Berlusconi, e viceversa: per entrambi un modo per creare, diffondere e illustrare la realtà nella quale vogliono che la gente creda, in modo da condizionarne le idee. Il monopolio detenuto per secoli dalla Chiesa sulla circolazione dei libri equivale al monopolio che Berlusconi ha di fatto sulla televisione, rafforzato dai giornali suoi o di famiglia, per condizionare il più possibile la testa della gente. L’enorme massa delle proprietà che aveva la Chiesa e la conseguente enorme disponibilità di quattrini equivale alla gran massa di proprietà e quattrini di Berlusconi oggi, con gli stessi scopi e gli stessi effetti: creare ancor più consenso assoldando il maggior numero possibile di intellettuali perché trasformino in cultura, e in cultura dominante, ciò che serve per giustificare e stabilizzare il potere dei loro ricchissimi datori di lavoro. Se i poeti di Roma, compreso Virgilio, opportunamente pagati creavano i miti perfino della divinità dell’Urbe e delle discendenze eroiche, i Giuliano Ferrara, i Vittorio Sgarbi e i Ferdinando Adornato di oggi possono ben fare quello che fanno. Anche oggi “l’immagine” e il mito è tutto.
Ma se l’Europa e gli Stati Uniti amano così tanto l’esportazione della democrazia, perché mai l’abbiamo distrutta in Iran col golpe anti Mossadeq? Beninteso, oltre che in Congo con il golpe anti Lumumba, in Indonesia con il golpe anti Sukarno, in Cile con il golpe anti Allende, in Argentina…., ecc., ecc., ecc. E perché mai accettiamo regimi odiosi come quello arabo saudita? E se Papino il Breve ama così tanto la democrazia da esportazione perché non la esportiamo anche in Vaticano? E no! Al Vaticano per avere i voti elettorali del suo gregge gli lecchiamo la suola della pantofola pur essendo un pericoloso pezzo di Medioevo ancora cacciato in gola alle democrazie moderne. Beh, potremmo mandare i carri armati e la democrazia almeno a Montecarlo… Che oltretutto parlava italiano ed era sotto la protezione del regno di Sardegna fino al 1861.
Anziché blaterare dovremmo:
- convincere i palestinesi ad accettare quel poco che ormai c’è da accettare, togliendosi dalla testa qualunque illusione di rivincita o peggio ancora di “distruzione” o “cacciata in mare” degli israeliani. Un conto è distruggere il “regime sionista”, che essendo un regime come gli altri si può anche cambiare come se ne sono cambiati altri, compreso il regime comunista in Urss o il “regime democristiano” in Italia, e un altro conto è distruggere un Paese, per giunta con la sua popolazione. I palestinesi dopo 60 anni dovrebbero capire che dai “fratelli” arabi possono aspettarsi solo di essere trattati come appestati o carne da macello.
- Convincere Israele a farla finita con il colonialismo dei suoi coloni, a rendersi semmai conto che quando si ha in casa una minoranza di un’altra popolazione che supera il 20% del totale allora si deve ammettere che si è un Paese binazionale, senza pretendere di chiudersi in un ghetto e detenere l’intero potere. Visto che parliamo di democrazia, Israele dovrebbe finalmente dotarsi di una Costituzione e stabilire infine i suoi confini senza ambiguità e irredentismi “biblici”, motivo di legittimo allarme per i Paesi vicini. Vero è che neppure l’Inghilterra ha una Costituzione, ma è anche vero che pur essendo tuttora una monarchia ha inventato lei l’Habeas Corpus e non ha nessuna ambiguità territoriale in fatto di confini.
- Trattare con i Paesi vicini di Israele e con Israele per trovare un accordo realistico e una pace vera, con disarmo nucleare israeliano e rinuncia alle armi nucleari dei vicini. Ovviamente con un trattato che garantisca a tutti loro la nostra alleanza anche militare in caso di guai dall’esterno.
- Espandere la Comunità Europea? Sì, benissimo. Ma certo non solo a Israele. Credo si possa fare di più che fare entrare solo Israele e la Turchia, due facce militarmente poco rassicuranti e poco rassicuranti anche come politica verso le minoranze interne, vedi per esempio i curdi per quanto riguarda la Turchia. Se sono oltre 2.000 anni che da Roma all’Europa intera, e ora anche con gli Usa, tentiamo di impadronirci del territorio che va dall’Iran al Marocco, significa che comunque c’è un intreccio di rapporti. Forti. Perché non studiare allora una integrazione più completa, ma pacifica? Credo che l’ideale sarebbe una Comunità del Vicino e Medio Oriente, estesa magari al Nord Africa, collegata man mano sempre più strettamente alla Comunità Europea. Oltretutto, sarebbe l’unico modo per non finire tutti, Europa compresa, come vasi di coccio tra i vasi di ferro Usa e Cina. E a proposito di Cina continuiamo a far finta non solo di non sapere che da qualche tempo ha anche lei navi militari nell’ex Mare Nostrum, ma anche che si è offerta di finanziare la Grecia, cioè un intero Stato della Comunità Europea per evitarne il tracollo economico e che sta cercando di comprarsi quanti più porti possibili anche nel Mediterraneo.
Ma l’Occidente non punta a nulla di tutto ciò, non punta cioè a risolvere i problemi ma a sfruttarne le tensioni. Prova ne sia che la Comunità Europea ha mandato a occuparsi del problema israelo-palestinese un mascalzone patentato come Blair, che infatti non se ne occupa, batte la fiacca e si gode le prebende in attesa di un’altra catastrofe che faccia il nostro (solito) gioco. A noi serve il petrolio! E il gas. Motivo per cui: “Divide et impera”, più il complementare “Mors tua vita mea”. As usual. Noi preferiamo che vengano finanziate le madrasse: cristiane, musulmane ed ebraiche. Che sfornano tutte un bel numero di fondamentalisti: vale a dire, rispettivamente, nuovi crociati, talebani o kamikaze ed irredentisti “biblici”. Un mix infernale. Incendiario e potenzialmente devastante.
Politica gretta, cieca, cinica ed egoista, che potrebbe finire col costarci caro. E che come tutte le politiche grette, cieche, ciniche ed egoiste potrebbe provocare rivolgimenti oggi impensabili negli assetti politico territoriali anche europei.
In fatto di petrolio Berlusconi punta a comprarsi l’Eni, magari in tandem con il suo caro amico molto democratico Putin e con il noto campione di democrazia Gheddafi, al quale ne ha già venduta una quota, mi pare del 5% con possibilità di arrivare al 20. Perché l’Eni? Per poter vendere Mediaset e magari anche i giornali a Murdoch e poter quindi dire che il conflitto d’interessi non c’è più, restando comunque padrone di un settore ancor più strategico e vitale. Ecco perché in Israele Berlusconi ha sparato a zero contro l’Iran mettendo nei guai Eni. Costringendola cioè a dare l’addio a un mercato come quello dell’Iran, vitale per il nostro rifornimento energetico, addio già imposto a tamburo battente, nero su bianco, con una lettera del governo all’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni. Indebolire oggi l’Eni significa potersela comprare spendendo molto meno domani. Altro che interesse nazionale! Sì, ha ragione il ministro berluscone degli Esteri, Franco Frattini, quando ha fatto eco alle sparate del suo datore di lavoro politico dichiarando a pettino in fuori: “Serviamo solo i nostri valori”. I valori economici, di Berlusconi&C. Come dice Maurizio Costanzo, “Consigli per gli acquisti”.
E a proposito di Iran ed Eni vale la pena ricordare che già una volta il cane a sei zampe è stato stoppato a Teheran: quando l’Eni stava aiutando l’Iran del democraticamente eletto Mossadeq a scrollarsi di dosso le Sette Sorelle sanguisughe angloamericane. Ed è stata quell’audacia di Enrico Mattei, il padre dell’Eni, a decretarne in seguito la morte con l’attentato al suo aero caduto vicino Pavia qualche anno dopo.
Ora la storia si ripete, purtroppo temo però non come farsa. Berlusconi se punta all’Eni forse punta non solo all’Eni, ma anche ad altro. A cosa? Ripeto ciò che ho detto in altra puntata: se poco più di una sassata in faccia in piazza Duomo gli ha giovato politicamente come gli ha giovato, un eventuale attentato in Italia per ritorsione di qualche demente inviperito per i suoi discorsi in Israele gli gioverebbe ancora di più. Dalle leggi ad personam alle leggi speciali. Dal parlamento ridotto a stadio a uno ridotto a suburra corporativa. Dalle leggi razziali contro i semiti ebrei a quelle contro i semiti araboislamici, con il vantaggio di farci restare comunque razzisti e antisemiti, però facendoci sentire sempre “ittagliani brava gente”. Ma che dico? C’è da aggiungere i padani bravissima gente…. Pensate che grande filmone: BB, cioè Berlusconi e Bossi, alla guida della nostra guerra contro Osama! Altro che Bush! Altro che Obama! Altro che Viagra: con una tale scarica di adrenalina e con una tale aureola di mega eroi galattici i due vecchietti potrebbero trombare escort, veline, miss, statiste, giornaliste, ministre e candidate elettorali ancora per decenni. E con la benedizione del papa.
E’ il Partito dell’Amore, bellezza! Solo che gronda odio, sempre di più e alla grande.
Per il resto: i vergognosi retroscena del caso Boffo, il vergognoso invio della portaerei Garibaldi ad Haiti NON per portare aiuti umanitari, che si inviano semmai più rapidamente con gli aerei e le navi da trasporto, ma inviata - con apposita sosta di tre giorni in Brasile - per mettere in vetrina la nostra industria di armamenti navali approfittando del palcoscenico mondiale regalatoci dai 220 mila morti di Haiti. Che in definitiva sono solo “negri” e mulatti, insomma roba esotica e retrograda, puzzolente e incivile, mica pura razza ariana o addirittura celto-padana. Tutte cose che preferisco non commentare. Anche perché, diciamo la verità, ma che vogliamo di più? Come sempre, “Dio è con noi”… Ora anche quello d’Israele. Meglio di così si muore!
Appunto.
Pino Nicotri
Fonte: www.pinonicotri.it
Link: http://www.pinonicotri.it/?p=1833
6.02.2010
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
TUTTO VA ALL'INDIETRO, TUTTO E' SOTTOSOPRA
Nella foto: Keith Mann
DI KEITH MANN
Thomas Paine’s Corner (TPC)
"Basta guardare a noi stessi. Tutto va all'indietro; tutto é sottosopra. I dottori distruggono la salute, gli avvocati distruggono la giustizia, le universitá distruggono la conoscenza, i governi distruggono la libertá, i grandi media distruggono l'informazione e le religioni distruggono la spiritualitá"
Michael Ellner
Da quando ho superato i nebulosi condizionamenti negativi impostimi durante i miei anni di formazione nella scuola di stato ed ho imparato a dare tutta la prioritá alla vita su questo pianeta, e a pensare per conto mio, sono stato esposto ad una prospettiva straordinariamente diversa da quella raccontatami. Frazioni, logaritmi, la storia ufficiale e la religione erano una cosa, ma il mondo fuori da quel rigido curriculum era qualcosa di abbastanza differente. Molto differente, a dire il vero!
Il massiccio utilizzo di altri animali per soddisfare i nostri desideri é una parte considerevole dei problemi che affrontiamo su questo pianeta e sottolinearlo é un rimedio essenziale nel processo di guarigione, ma non basta. Il nostro mondo é governato da mostri senza pietá e senza cuore cui manca del tutto l'empatia e la compassione, ed il cui obbiettivo é il potere assoluto, nonché il controllo di tutta la vita su questa Terra, dato che no, non ne hanno ancora abbastanza.
Mi sentivo a casa nel sabotare eventi di caccia e nell'introdurmi in fattorie e laboratori per esporre gli orrori che nascondono. Ho personalmente fatto esperienza dell'ingiustificabile forza indirizzata contro le persone che vogliono salvare gli animali da un'esistenza breve quanto dolorosa, ed ho visto questa forza rabbiosa che cresceva mentre siamo sempre in piú a voler portare il cambiamento. E' chiaro che quanti controllano la societá umana operano per rallentare l'inevitabile ascesa verso un livello superiore di coscienza e compassione.
I loro tentativi di rallentarmi, in quanto ho cercato di aggiustare la direzione in cui va il nostro mondo, hanno visto condanne al carcere per un totale di sette anni e mezzo, infinite incursioni nelle mie case e in quelle dei miei amici piú stretti, e vigliacche intimidazioni di basso livello. Piú recentemente, sono arrivati dal quartiere generale della polizia dello Hampshire alla ricerca di una mezza dozzina di galline da batteria che pensavano avessi salvato dalle squallide e minuscole gabbie da cui erano scappate. Queste sventurate creature sarebbero morte lentamente in maleodoranti capanni, ma i protettori di questa struttura idiota che chiamano una societá avanzata non erano venuti per complimentarsi con me per la mia ingegnositá o compassione, ma piuttosto per prendersi i miei computer, le agende telefoniche e i volantini "Vegan Perché", per fare battute su quanto siano gustose le crocchette di pollo e minacciarmi. Non hanno mai ritrovato le fuggitive.
E' questo incompatibile comportamento umano a motivarmi. Voglio vivere in un luogo dove le persone siano educate ad essere buone. Dunque, ecco il tentativo di oggi per condividere delle informazioni che potrebbero aiutarmi in questo scopo. Questo sito é qui per condividere notizie e informazioni che credo le persone dovrebbero conoscere. La conoscenza é potere, ed é esattamente il motivo per cui ci viene nascosta. Sappiamo cosí poco della realtá della vita attorno a noi che per molte persone é inconcepibile accettare la realtá effettiva degli eventi, o anche solo intravederla. Pensare per conto proprio ci allontana dalla zona di comfort che avevano creato per noi. E' una cosa molto positiva da fare per coloro dalla cui sofferenza ci nascondiamo, e gli animali da fattoria ne sono il classico esempio, perché la nostra complicitá mediante l'inazione porta ad un vortice infinito di sofferenza e morte, mentre questi animali vengono prodotti a catena per il consumo umano. E' sempre meno un'opzione possibile quella di ignorare questa situazione, mentre se ne realizzano sempre piú le spaventose connotazioni, che si stanno profilando nella loro imponenza a tutti gli esseri umani di questo pianeta.
Chiunque sia seriamente intenzionato a cambiare le cose, ma crede che i metodi tradizionali per portare quel cambiamento siano sufficienti, spero dará un'occhiata ad alcune delle prove esistenti che indicano - piuttosto chiaramente - come la maggior parte di quanto chiamiamo il mondo reale é, nei fatti, un'illusione. Una rete di menzogne e omissioni concepita per nasconderci dalla vera natura di quello che siamo e siamo capaci di essere. Oggi é il giorno per fare un passo indietro, guardare a quello che non é stato fatto e poi guardare nuovamente avanti. Te stesso e le persone che ami dipendono da te. La tua vita é nella mani di perversi guardiani, e se guardi attorno al mondo ti accorgerai che non si preoccupano della miseria e della distruzione che hanno portato. Sarai perdonato se penserai che ci prosperino sopra, perché é una probabilitá molto reale.Mentro ero in prigione, ho cominciato a comporre una voluminosa raccolta di episodi che collegano la storia del Movimento di Liberazione Animale e il ruolo cruciale avuto del Fronte di Liberazione Animale. E' stato un lavoro improbo e lunghissimo, che mi ha richiesto 15 anni di lavoro per essere completato. Il riscontro, dalla pubblicazione, é stato incredibile. Ho scritto un buon libro che racconta l'affascinante storia di un'ideale che é la strada maestra verso una societá piú inclusiva e capace di amare.
Keith Mann é un liberazionista animale di lunga data e autore di From Dusk ’til Dawn. Potete visitare la sua pagina di My Space presso http://www.myspace.com/keiththemann
Per gli ultimi aggiornamenti sul movimento di liberazione animale, visitate NAALPO su http://www.animalliberationpressoffice.org/
Guardate il video su http://www.youtube.com/watch?v=VIjanhKqVC4 e diventate vegan. Fatelo per la vostra salute, per gli animali non umani e la Terra!
Keith Mann
Fonte: http://thomaspainescorner.wordpress.com/
Link: http://thomaspainescorner.wordpress.com/2009/07/08/everything-is-backwards-everything-is-upside-down/
08.07.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI
Nota del traduttore:
Il libro di Keith Mann é acquistabile anche dal sito Fino alla Fine.
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
La scuola che non ti vuole bene
di Mariavittoria Orsolato
Ci è voluto quasi un anno ma, alla fine, inesorabile, la scure di Maria Stella Gelmini si è abbattuta anche sulle scuole superiori. Lo scorso giovedì il Consiglio dei Ministri ha infatti dato il via libera ai tre decreti che a partire dal prossimo anno scolastico rivoluzioneranno (in peggio) i licei, gli istituti professionali e quelli tecnici. Tutti i tagli agli orari sono stati confermati e anche lo smembramento delle sperimentazioni ha avuto atto: seppure i licei rimarranno sostanzialmente inviolati - fatta eccezione per i nuovi licei delle scienze umane e musicali - sull’altare sacrificale del bilancio sono finiti gli istituti di settore, spolpati degli indirizzi e ridotti ad affidarsi a stage con aziende private.
Non sono quindi valse a nulla le proteste e gli scioperi che durante tutto l’anno scorso hanno infiammato il settore scolastico: secondo la ministra, fresca di nozze, la sua è una “riforma epocale” grazie a cui il nostro disastrato paese potrà avvicinarsi agli standard richiesti dall’Unione Europea.
Peccato che, in realtà, le modifiche predisposte per il nostro ordinamento scolastico, oltre a non tenere in minimo conto le trasformazioni sociali e culturali che interessano questa velocissima generazione di ragazzi, siano ben lontane dalle eccellenze svedesi o tedesche. Il più macroscopico punto debole dell’epocale riforma sta infatti nel drastico taglio agli orari, non solo delle lezioni ma anche di funzionamento dei plessi scolastici. Pare infatti che la ministra, nella sua spasmodica ricerca di perfezione storica, abbia grossolanamente tralasciato l’assunto fondamentale secondo cui l’orario delle lezioni non è lo stesso dell’orario scolastico. Tagliando quest’ultimo si produce l’inevitabile riduzione del tempo in cui gli studenti potranno fruire di strutture didattiche come palestre, biblioteche, teatri e laboratori: secondo il modello europeo questi apparati sono il naturale corollario ad un tempo scolastico che non è, e non deve essere, solo quello dell’apprendimento frontale, tant’è che la maggior parte delle attività didattiche si consuma e si sviluppa proprio in questo segmento.
Se infatti pensiamo che nella stragrande maggioranza dei sistemi educativi comunitari il tempo pieno è una risorsa grazie alla quale poter organizzare e veicolare il tempo libero dei ragazzi, mal si capisce come mai Berlusconi - immancabilmente presente all’illustrazione dei provvedimenti - abbia sottolineato come “l’Italia avrà delle scuole comparate a quelle degli altri Paesi europei e saranno in linea con gli istituti dei paesi più avanzati”. Non importa, infatti, che le attività organizzate nell’orario fuori dalle lezioni siano di stampo culturale, di approfondimento disciplinare o di semplice svago; nei tanto decantati modelli europei la scuola è un’istituzione in grado di trasmettere significati e comportamenti in un ambito protetto e di valorizzare quelle che, mano a mano, emergono come eccellenze o semplici competenze.
Per i ragazzi italiani, chiamati sempre più insistentemente a uniformarsi ai criteri di preparazione d’oltralpe, questa scuola non ha invece praticamente nulla da offrire a meno che essa per prima non venga presentata come un’istituzione credibile, capace di tradurre quelli che sono gli insegnamenti impartiti in comportamenti civici. Che sia forse per ovviare a questa “obsoleta” funzione che dai licei, da sempre fucine della futura classe dirigente, è stato cancellato l’insegnamento di diritto?
In ogni caso, la diminuzione dell’orario scolastico in Italia significherà un sostanziale imbarbarimento delle nuove leve generazionali: costretti ad autorganizzarsi, gli adolescenti nostrani saranno inevitabilmente portati ad assimilare comportamenti non codificati, a riunirsi nei famigerati branchi o, al meglio, a lobotomizzarsi su siti di social networking o di altre amenità, col risultato che gli atteggiamenti prenderanno ad essere sempre più discostati dalla società civile, sopraffatti dall’irragionevolezza di messaggi commerciali (come quelli del marchio Diesel che trionfanti ti impongono un “Be Stupid”) e impoveriti dal linguaggio becero delle tv pomeridiane.
Non stupiamoci allora se i nostri ragazzi sono il fanalino di coda di Eurolandia: le indiscutibili competenze di un avvocatessa che gioca a fare la ministra premaman, non hanno tenuto in debito conto i soggetti ai quali la riforma è rivolta. Soggetti che hanno subito mutazioni repentine sia nell’aspetto che nella sostanza, giovani adolescenti dai comportamenti sempre più adulti e praticamente privi di una qualsiasi mediazione che non sia quella data dall’autoformazione, spesso e volentieri traviante.
Ma i giovani italiani diventano un problema solo quando taglieggiano i compagni, danno fuoco a poveri barboni “per vedere l’effetto che fa”, o vendono il proprio corpo in cambio di ricariche o vestiti firmati. Questa è la politica governativa per la scuola: piangere sul latte versato in settant’anni di fallimenti didattici. Nel frattempo le decine di migliaia di insegnanti condannati dalla riforma a lasciare le loro cattedre, aspettano a braccia conserte di essere cancellati dalla pubblica istruzione come segni di gesso sulla lavagna.
http://www.altrenotizie.org/index.php
'Gli Ogm? Il colpo di grazia per la nostra agricoltura'
Dietro ci sono soltanto enormi interessi economici e probabili conseguenze sulla nostra salute, quindi prima di credere a quella o a quell'altra parte, domandiamoci sempre: cosa e chi ha da guadagnarci?
Ogm sì, Ogm no. L'eterna lotta fra opposti schieramenti che si scontrano intorno a questi famosi sconosciuti organismi geneticamente modificati non ha colore politico, né partiti. "Dietro ci sono soltanto enormi interessi economici e probabili conseguenze sulla nostra salute, quindi prima di credere a quella o a quell'altra parte e prendere posizione, domandiamoci sempre: cosa e chi ha da guadagnarci?". È così che Marina Mariani, agronoma, specializzata in Ogm, docente di legislazione e sicurezza alimentare al Politecnico del Commercio di Milano, ci spiega la complessa questione del transgenico, tornato alla ribalta delle cronache proprio in questi giorni grazie alla decisione del Consiglio di Stato di sollecitare risposte concrete alle richieste di quegli agricoltori che intendono coltivare mais Ogm. "E si tratta del tipo più pericoloso, il mais Mon 810, attenzione", precisa la studiosa.
Ma andiamo per gradi. Gli organismi geneticamente modificati più coltivati nel mondo sono prevalentemente sei: soia, mais, colza, cotone, riso e frumento. Dediti alla loro produzione, 125milioni di ettari sparsi in 23 paesi. Una quantità enorme, diffusa principalmente negli Stati Uniti, quindi in Argentina, Brasile, Canada, Cina e India. Eppure, a tirare le fila dell'immane mercato che ne consegue e a goderne i golosi proventi sono davvero in pochi, molto pochi. Cinque per l'esattezza, cinque grandi multinazionali: Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer Crop Science e Dow, che gestiscono attualmente il 35 percento del mercato mondiale delle sementi, alimenti base per il cinquanta percento della popolazione mondiale. Un business da capogiro.
"Gli Ogm - ci spiega Marina Mariani - sono organismi definiti "sostanzialmente equivalenti" a quelli prodotti in natura, ma, attenzione, è proprio in quell'avverbio che si nasconde un mondo di pericolosi non detti, supportati da scarse ricerche scientifiche, che quando producono risultati scomodi vengono secretate o insabbiate. La cosa che inquieta è che sono le medesime multinazionali produttrici Ogm a garantire sulla salute dei consumatori, gestendo direttamente analisi e controanalisi. Che mai e poi mai sono state ufficialmente affidate a centri di ricerca indipendenti. Eppure, tanti scienziati e dei più svariati paesi al mondo ne hanno dimostrato la pericolosità. Come si spiega il fatto che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) basi il suo giudizio finale esclusivamente sugli studi dell'industria che li vende?".
E se gli Ogm sono stati presentati come l'invenzione che avrebbe sconfitto la fame nel mondo, i numeri e le ricerche smentiscono questa affermazione, additandola come l'ennesima bufala ai danni dei consumatori e a tutto vantaggio dei produttori, che controllando il mercato delle sementi "controlleranno il mondo". "I semi Ogm non sono più produttivi di quelli naturali - spiega l'agronoma - né tanto meno scongiurano l'uso di pesticidi. Anzi. Diciamo è provato che gli Ogm stimolano la selezione naturale di piante e insetti, sempre più resistenti ai vari pesticidi, che quindi dovranno continuare a essere usati sempre in maggiori dosi e sempre diversi. E guarda caso, chi è che produce i pesticidi perfetti per queste sementi? Multinazionali quali la Monsanto naturalmente. Una maniera per stringere ancor più il legame con i compratori, che così facendo diventerà perenne. È ormai risaputo, infatti, che sta per essere introdotto in ogni singolo seme modificato il gene terminator, un'invenzione diabolica che provocherà l'aborto dei semi di seconda generazione, in modo che gli agricoltori Ogm siano costretti ad ogni stagione a ricomprare nuove sementi, diventando schiavi del produttore". La diffusione Ogm rende l'agricoltura definitivamente dipendente dalle industrie sementifere e se si aggiunge il fatto che la diffusione Ogm è irreversibile i conti son presto fatti. "Sì - ci spiega l'esperta - una volta piantato un alimento Ogm nel terreno non si torna indietro, perché la diffusione di questi prodotti è incredibilmente alta e una volta piantato si spargerà, contaminando i terreni nei dintorni, i cui effetti dureranno anni". Per questo nei paesi ad alta coltivazione Ogm sono state imposte ferree distanze di sicurezza tra Ogm e prodotti biologici. Distanze impossibili da rispettare in Italia, dove i campi sono troppo piccoli per permettersi ettari ed ettari da destinare a fungere da aree di sicurezza anti Ogm. Quindi, più agricoltori italiani pianteranno Ogm, più alimenti biologici ne verranno contaminati accidentalmente e le conseguenze sulla salute saranno imprevedibili. "Premettendo che mai nessuno ha eseguito test Ogm su persone per più di un giorno, da quanto emerge dagli studi sui topi, il consumo di prodotti geneticamente modificati porta allergie e forme tumorali molto gravi. Da uno studio statunitense emerge che in Usa dal 1996 sono aumentati i disturbi gastrointestinali, le allergie, le infezioni, i tumori del sistema linfatico, della prostata, del pancreas e del seno, e il fatto che quella data corrisponda al lancio degli Ogm non può essere una mera coincidenza".
Eppure, c'è chi difende gli Ogm a spada tratta, appellandosi però non al fatto che fanno bene, bensì al fatto che nessuno ha mai provato che una malattia sia stata provocata direttamente dal consumo di Ogm. Fra questi Federico Vecchioni, presidente di Confagricolutra: "Al mondo c'è chi coltiva così 111 milioni di ettari. Non credo per annientare la specie umana, ma perché ritiene di essere al servizio della scienza", ha spiegato lanciando la polenta transgenica alla Fieragricola di Verona. Questa l'approssimazione di chi vede dietro ai geneticamente modificati solo una montagna di soldi. "Che poi è tutto da dimostrare se i contadini che ne faranno uso avranno dei guadagni - precisa l'agronoma - non vorrei mai che si ritrovassero come i coltivatori di cotone Ogm indiani, molti dei quali, strozzati dai debiti, non hanno visto altra scelta che il suicidio. Mi sento anzi di dire che l'intrusione degli Ogm in Italia sarà il colpo di grazie per la nostra agricoltura".
E le leggi? Sia quelle italiane che le europee si basano sul principio espresso dal presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro: "E' giusto e sacrosanto il diritto dei consumatori di sapere se un prodotto contiene o no Ogm, ma è altrettanto sacrosanto il diritto degli agricoltori di scegliere se coltivare o no produzione Ogm in Europa". Quindi un appello alla libertà, che nella pratica non viene rispettato. "Impossibile sapere cosa si mangia veramente - spiega l'agronoma - perché le norme stabiliscono che se un Ogm è presente entro lo 0.9 percento non deve essere segnalato. Percentuale che l'Ue tollera persino nei prodotti marcati Bio. Quindi dove sta la libertà?".
L'unica via d'uscita dunque per quel 74 percento di italiani contrari ai geneticamente modificati e per quelle 172 regioni e 4500 enti "Ogm free" è "non abbassare mai la guardia, controllare attentamente le etichette di quel che si acquista, preferire i Bio nonostante i rischi accidentali e non smettere di lottare". Con un avvertenza, gli unici paesi espressamente anti-Ogm sono Austria, Cipro, Francia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Romania.
Stella Spinelli
http://it.peacereporter.net/
Confermata la validità della vitamina C ad alte dosi
“Il mio medico non crede alle vitamine.” Da quando la medicina si basa sulle credenze?
(OMNS, 5 Gennaio 2010) La letteratura medica ha praticamente ignorato 75 anni di rapporti medici e studi clinici e di laboratorio sul successo della terapia con grandi dosi di vitamina C.
Per avere successo, le dosi devono essere grandi, spesso 1.000 volte o più della RDA (dose giornaliera raccomandata) o della DRI (ingestione giornaliera di riferimento). Nella scienza medica il concetto che la grandezza della dose determini il risultato della terapia è una nozione basilare. Tale premessa convenzionalmente è accettata solo qualora si tratti di terapia con medicinali farmaceutici, ma non con le vitamine. La maggior parte delle ricerche che hanno fallito pur impiegando la vitamina C ha usato dosi inadeguate, troppo piccole, che non conducono quasi mai a risultati clinici.
I ricercatori che hanno impiegato la vitamina C in dosi elevate hanno riportato con continuità risultati eccellenti. La necessità di dosi elevate è stata indicata quasi subito dopo la scoperta dell’acido ascorbico da parte del medico Albert Szent-Gyorgyi, (1893-1986). Alcuni rimarchevoli medici, pionieri nell’uso della terapia con vitamina C (ascorbato) in grandi dosi sono: Claus Washington Jungeblut, (1898-1976), William J. McCormick, (1880-1968) e Frederick R. Klenner. (1907-1984). Più di recente, contributi importanti sono stati pubblicati dal Hugh D. Riordan, (1932-2005) e Robert F. Cathcart III, (1932-2007).
Sono 75 anni, oggi
Il dr. Jungeblut, Professore di Batteriologia alla Columbia University, fu il primo a firmare una pubblicazione sulla vitamina C quale prevenzione e cura per la polio, nel 1935 (1). Sempre nel 1935, Jungeblut mostrò che la vitamina C inattivava la tossina difterica (2). Nel 1937, Jungeblut dimostrò che l’ascorbato inattivava la tossina tetanica (3). Tra il 1943 e il 1947, il dr. Klenner, uno specialista delle malattie toraciche, guarì 41 casi di polmonite virale con la vitamina C. Nel 1946, il dr. McCormick mostrò come la vitamina C prevenisse, e anche curasse, i calcoli renali; nel 1957 mostrò come combattesse le malattie cardiovascolari. A cominciare dagli anni ‘60, il dr. Cathcart impiegò grandi dosi di vitamina C per trattare polmonite, epatite e alla fine anche l’AIDS. Per più di tre decadi, a iniziare dal 1975, il dr. Riordan e il suo team hanno impiegato con successo grandi dosi di vitamina C endovena contro il cancro. L’uso di dosi di decine di migliaia di milligrammi di vitamina C al giorno potrebbe essere la scoperta di successo maggiormente sconosciuta in campo medico.
Avete mai sentito dire: “Se la vitamina C fosse così buona, i dottori direbbero ai loro pazienti di prenderne tanta.”? Ebbene, è sorprendente quanto numerosi siano i medici che hanno fatto proprio così. Cosa dite? Il vostro medico ancora non lo fa? C’è da chiedersi come mai, infatti decenni di rapporti medici e studi controllati supportano l’impiego di dosi molto grandi di vitamina C.
Orthomolecular Medicine News Service, 5 Gennaio, 2009
Tradotto per www.disinformazione.it da Stefano Pravato
http://www.stampalibera.com/
The H.A.A.R.P. - Woodpecker sound
http://www.youtube.com/user/JamesEBEs
Nel corposo ed articolato saggio intitolato Weather wars and un-natural disasters, Stephen Quayle scrive: "Gli Stati Uniti non sono i soli a compiere esperimenti di manipolazione della ionosfera con H.A.A.R.P. L'Unione sovietica cominciò esperimenti con un sistema simile e pare siano continuati e continuino anche dopo la disgregazione della compagine sovietica. In Occidente, il sistema è conosciuto come Woodpecker (Picchio), a causa del rumore martellante che produce sui ricevitori radio. Il sistema impiega trasmissioni di E.L.F. (onde estremamente basse) attorno ai 10 hertz: gli impianti si trovano ad Angarsk e Khabarorovsk in Siberia, a Gomel, Isola di Sakhalin, a Nikolayev in Ucraina ed a Riga in Lettonia. Pare che esista un'altra installazione a sud di L'Avana.
Numerose sono le speculazioni sulla possibilità che questi impianti usino i trasmettitori ideati da Tesla. Molte di queste ipotesi sono basate su un articolo apparso nel 1992, sulla rivista sovietica "Pensiero militare" in cui si legge questa millanteria: 'L'attuale consenso acquisito dai militari include un'immagine di un futuro bellico imperniato sullo sviluppo e l'impiego di arsenali avanzati, su armi ad energia diretta, basi nello spazio in grado di intercettare e neutralizzare missili balistici ed armi nucleari di terza generazione'".
Secondo Quayle, sotto l'espressione "armi ad energia diretta", si nasconde il Woodpecker. L'autore così prosegue: "Come quest'arma potrebbe essere usata - o è stata già impiegata - è oggetto di congetture. Alcune autorità ritengono che sia stata creata per modificare i fenomeni meteorologici negli Stati Uniti e per colpire, in tal modo, la nostra economia, mentre H.A.A.R.P. sarebbe la contromisura atta a contrastare il Woodpecker. Tuttavia gli Stati Uniti e la Russia hanno cooperato nelle manipolazioni del tempo. Le corporazioni agiscono più liberamente in Russia di quanto non avvenga negli Stati Uniti.
Comunque, anche se forse il Woodpecker fu creato con lo scopo di influire sulle condizioni meteo statunitensi, oggi sia il sistema russo sia H.A.A.R.P. sono fondamentalmente sotto il controllo della medesima élite. E' ragionevole pensare che Woodpecker è adoperato per incrementare ed integrare le capacità tecnologiche di H.A.A.R.P. e non contro di esso".
Si può soltanto concordare con Quayle: sappiamo che, sebbene talora dilaniato da lotte intestine, il governo occulto mondiale è unanime negli scopi di asservimento dell'umanità. Occorre precisare che impianti di tipo H.A.A.R.P. stanno proliferando in tutto il mondo: recentemente alcuni attivisti sono riusciti a registrare un segnale dal ritmo inconfondibile e che ricorda un picchiettìo (da cui la denominazione di Woodpecker per i sistemi prima sovietici e poi russi). Il segnale a bassa frequenza è stato ricevuto tramite una particolare configurazione che coinvolge le seguenti apparecchiature elettroniche: un trasmettitore ed un ricevitore audio-video wireless, un decoder satellitare ed un televisore munito di presa SCART. Il trasmettitore audio-video wireless viene collegato all'uscita SCART del decoder satellitare, il ricevitore wireless viene, invece, connesso all'ingresso SCART del televisore. E' stato osservato da vari ricercatori un calo nell'efficienza delle trasmissioni wireless, proprio durante le giornate in cui la copertura chimica è totale o quasi. E' interessante notare come questo picchiettìo raggiunge la sua massima intensità di disturbo sulla configurazione elettronica, divenendo rilevabile dalla strumentazione su descritta, una mezz'ora circa, dopo il completamento della copertura artificiale creata dagli aerei chimici. Si ha la conferma, anche se in modo empirico, che le scie fungono da "specchio" per riflettere le onde a bassa frequenza verso il terreno e verso la popolazione con gravi conseguenze sulla salute e gli equilibri biologici e psicologici, poiché queste emissioni elettromagnetiche, ad esempio, interferiscono sul sonno R.E.M.Fonti:
Bojs, Il segnale del picchio verde, 2007
S. Quayle, Weather wars and un-natural disasters, 2007, pp. 224-225
J. Meaning, N. Begich, Angels don't play this H.A.A.R.P., 1996, passim
Si ringraziano il gentilissimo Dottor Gianni Ginatta per il materiale fornito e Viza per l'input ed il video test.
http://straker-61.blogspot.com/
Iscriviti a:
Post (Atom)






