martedì 9 febbraio 2010
La fattoria degli animali
http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo
La fattoria degli animali (ingl. Animal Farm, 1945) è un romanzo satirico dello scrittore britannico George Orwell. In italiano è stato pubblicato per la prima volta nel 1947.
Il romanzo è un'allegoria del totalitarismo sovietico del periodo staliniano. È ambientato in un'immaginaria fattoria inglese, dove gli animali, stanchi del crudele sfruttamento da parte dell'uomo, si ribellano e assumono il controllo. Una volta liberi, gli animali decidono di dividere equamente il prodotto del loro lavoro, che prima gli veniva sottratto dall'uomo, seguendo il principio marxista «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». Il loro sogno utopico viene però ben presto tradito dall'emergere di un'altra classe di sfruttatori: i maiali. Gli avidi suini, che erano stati gli ispiratori della "rivoluzione", prenderanno il controllo della fattoria e progressivamente diventeranno simili in tutto e per tutto all'uomo, finché persino il loro aspetto diventerà antropomorfo. La satira verso gli ideali utopici della rivoluzione russa è resa ancora più diretta dal fatto che ogni evento ed ogni personaggio descritti nel romanzo rappresentano l'allegoria di un preciso evento o personaggio della realtà storica.
George OrwellOrwell, socialdemocratico e laburista, combatté nella guerra civile spagnola tra le file del Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM), partito d'ispirazione trotskista che subì violente persecuzioni da parte delle formazioni militari staliniste, fino alla sua soppressione da parte delle autorità repubblicane. Dall'esperienza spagnola Orwell ricavò quella viva ostilità nei confronti di Stalin e della sua dittatura, che manifestò già nel 1938 in Omaggio alla Catalogna e che sarà anche alla base di 1984, scritto nel 1948.
La Fattoria degli Animali fu concepita a partire dal 1937 durante la permanenza in Spagna, e conclusa nel 1943. Per il suo contenuto altamente irriverente nei confronti dell'Unione Sovietica, che all'epoca, in piena seconda guerra mondiale, era alleata del Regno Unito contro la Germania nazista, Orwell riuscì a pubblicare l'opera solo nell'agosto 1945, dopo la fine del conflitto.
Io ho rifiutato loro
Sergio Yahni, uno dei primi refusenik dell'esercito israeliano, racconta la sua storia
"Non vi racconterò la verità, ma una verità. La mia. E cercherò di convincervi. Se non ci riuscirò, almeno spero che potremmo aprire uno spazio di discussione". Così Sergio Yahni, co-direttore dell'ufficio di Gerusalemme dell'Alternative Information Center, ha esordito durante l'incontro che si è tenuto domenica scorsa al CS Casaloca a Milano.
Sergio Yahni è un refusenik (termine che indica un obiettore) che ha rifiutato di servire nell'esercito israeliano all'età di 21 anni, dopo aver servito per tre. Gli abbiamo chiesto cosa gli abbia fatto cambiare idea.
Sergio Yahni è un refusenik (termine che indica un obiettore) che ha rifiutato di servire nell'esercito israeliano all'età di 21 anni, dopo aver servito per tre. Gli abbiamo chiesto cosa gli abbia fatto cambiare idea.
testo raccolto da
Ines Gramigna
Ines Gramigna
Per la prima volta nella mia vita mi sono trovato in una situazione in cui non sapevo cosa fare. Eravamo nel 1987 in Libano: c'era un coprifuoco notturno e nessuno poteva uscire. Se i soldati israeliani vedevano qualcosa muoversi sparavano dei razzi chiamati 'carciofo' per illuminare l'area e poi il carro armato sparava a vista. Il nostro lavoro, al mattino, era raccogliere i cadaveri. Il primo giorno di indipendenza del Paese, insieme all'esercito del sud del Libano, entrammo nel villaggio di Shaba'a, in una zona montuosa al confine con le alture del Golan. Eravamo in appoggio all'esercito del sud del Libano che entrava casa per casa e, puntando il fucile alla testa degli abitanti, li forzava ad uscire e andare in piazza per celebrare l'indipendenza. Indipendenza sotto occupazione e sotto la tutela dell'esercito israeliano. Quando uscimmo dal villaggio la jeep davanti alla mia saltò in aria e finì nel fiume accanto: iniziarono a spararci addosso dalle montagne. Reagimmo, come reagisce un esercito, ma senza sapere da dove stessero sparando. Noi soldati eravamo molto nervosi, tesi visto quello che era appena successo. Il mio comandante non ebbe idea migliore se non rientrare nel villaggio di Shaba'a, facendoci marciare, armati fino ai denti, pronti a sparare.
L'unità era stremata, nervosa e impaurita, in quel momento, marciando nel villaggio: sono sicuro che chiunque fosse uscito di casa in quel momento, per una ragione qualsiasi, sarebbe andato incontro ad un massacro. Per me quello fu una linea rossa, uno stop. Io ho fatto, ho visto, sono stato testimone e ho partecipato a cose che un essere umano non dovrebbe fare, però quel momento per me è stato il segnale che non sarei andato oltre, non avrei continuato a servire. Vorrei dire che oggi in Israele ci sono giovani molto più coraggiosi di me, i quali si sono rifiutati fin da subito di servire nell'esercito, e per questo si sono fatti anche due anni di prigione.
Il mio obiettivo, dopo quella linea rossa tracciata a Shaba'a, era di liberarmi e congedarmi dall'esercito, cosa non facile da fare. La reazione immediata alla mia protesta non fu la prigione, dato che appartenevo ad un'unità di élite, ma mi mandarono in punizione, infatti passai sei mesi a pulire i bagni degli ufficiali.
Fuori dagli spazi di combattimento cominciai a conoscere altre persone, poi diventati amici, che la pensavano come me. Cercavamo di mettere insieme le persone più radicali possibili, al fine di organizzarci in una piccola cellula antisionista di Matzpen (Organizzazione Socialista in Israele), all'interno dell'esercito israeliano.
In Israele la leva obbligatoria dura tre anni e poi, fino ai 42 anni, si presta servizio per un mese all'anno come riservisti. Nel 1991 mi chiamarono per la prima volta, come riservista , per servire nella Striscia di Gaza e mi rifiutai di andare. Da quel momento è iniziata una saga durata circa undici anni, in cui sono comparso circa otto volte di fronte ai giudici e sono stato arrestato quattro volte, una al mese.
Rifiutare di servire nell'esercito non è stato soltanto affermare di non voler servire più quel sistema, ma anche ricercare le motivazioni profonde della mia scelta. Lo Stato di Israele, fin dalla sua creazione, ha visto i suoi leader affermare di volere la pace, sostenere di avere la mano tesa verso il resto del mondo, replicando di aver ricevuto in cambio solo guerra.
La risposta a tutto questo è il Sionismo, che non vuole la pace e non può contemplarla.
Circa venti anni fa un poeta israeliano scrisse: "Quando camminiamo per la strada siamo in tre: io, tu e la prossima guerra. Quando aspettiamo all'ospedale che nostro figlio nasca, siamo io tu e la prossima guerra. Dopo la prossima guerra saremo tre: la mia foto, tu e la prossima guerra".
Nel 2002 ho scritto una lettera al Ministro della Difesa dell'epoca, Ben Eliezer, in seguito al mio arresto per essermi rifiutato di tornare nell'esercito israeliano come riservista per combattere nell'ennesimo conflitto nella Striscia di Gaza.
"Ministro, un ufficiale ai suoi ordini mi ha inflitto oggi 28 giorni di prigione militare per il mio rifiuto a prestare il servizio di riserva obbligatorio. Io non mi rifiuto di servire solo nei Territori Occupati Palestinesi, come ho fatto negli ultimi quindici anni, ma io rifiuto di servire nell'esercito israeliano in ogni forma. Fin dal 29 settembre del 2000 l'esercito israeliano ha condotto una sporca guerra contro l'Autorità Palestinese. Questa guerra sporca include esecuzioni extragiudiziali, omicidi di donne e bambini, distruzione delle infrastrutture economiche e sociali della popolazione palestinese, l'incendio di terreni agricoli, lo sradicamento sistematico degli alberi. Voi avete seminato terrore e disperazione, ma non siete riusciti a raggiungere il vostro obiettivo fondamentale: il popolo palestinese non ha rinunciato ai propri sogni di sovranità e indipendenza. Né tantomeno avete dato sicurezza al vostro stesso popolo, malgrado tutta la violenza distruttiva dell'esercito, della quale lei è responsabile. Alla luce del vostro grande fallimento, noi siamo ora testimoni di un dibattito intellettuale tra israeliani della peggiore specie: una discussione circa la possibile deportazione e l'omicidio di massa dei Palestinesi. Il fallito tentativo dei leader del Partito Laburista di imporre un accordo al popolo Palestinese ci ha trascinato in una sporca guerra per la quale i Palestinesi e gli Israeliani stanno pagando con la loro vita. La violenza razzista dei servizi di sicurezza israeliani, che non vede persone, ma solo terroristi, ha aggravato il circolo vizioso della violenza per entrambi. Anche gli israeliani sono vittime in questa guerra. Sono vittime della scellerata ed errata aggressione dell'esercito di cui lei è il responsabile. Anche quando lei ha intrapreso i più terribili attacchi contro il popolo palestinese, non ha compiuto il suo dovere: dare sicurezza ai cittadini israeliani. I carri armati a Ramallah non hanno potuto fermare la sua più mostruosa creazione: la disperazione che esplode nei caffè. Lei e gli ufficiali ai suoi ordini, avete creato degli esseri umani la cui umanità sparisce nella disperazione e nell'umiliazione. Voi avete creato questa disperazione e voi non potete fermarla. Mi è chiaro che lei ha rischiato tutto nella sua vita solo perché continui la costruzione illegale e immorale degli insediamenti, per Gush Etzion, Efrat e Kedumim: per il cancro che consuma il corpo sociale israeliano. Negli ultimi 35 anni gli insediamenti hanno trasformato la società israeliana in una zona pericolosa. Lo stato israeliano ha seminato disperazione e morte tra gli israeliani e i palestinesi. Per questo io non voglio servire nel suo esercito. Il suo esercito, che chiama se stesso Israeli Defence Force (Forza di Difesa di Israele) non è niente di più che il braccio armato del movimento delle colonie. Questo esercito non esiste per dare sicurezza ai cittadini israeliani, esiste per garantire che continui il furto della terra Palestinese. Come ebreo mi ribello ai crimini che questa milizia commette contro il popolo palestinese. È mio dovere, come ebreo e come essere umano, rifiutarmi nel modo più categorico di avere un ruolo in questo esercito. Come figlio di persone vittime dell'Olocausto e della distruzione, non posso avere un ruolo nella vostra politica insana. Come essere umano è mio dovere rifiutarmi di partecipare a qualsiasi istituzione che commette crimini contro l'umanità".
Qualche tempo dopo questo episodio ho ricevuto una lettera in cui venivo ufficialmente 'rifiutato' dall'esercito, ma sono io ad aver rifiutato loro.
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Bayer: A rischio la principale fonte di cibo dei poveri
http://www.youtube.com/user/GreenpeaceVideo
Comunicato Stampa, 8 febbraio 2010
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG, Germania)
A rischio la principale fonte di cibo dei poveri. “Chiediamo all’Europa di non approvare il riso OGM della Bayer”
A rischio la principale fonte di cibo dei poveri. “Chiediamo all’Europa di non approvare il riso OGM della Bayer”
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer sollecita le Autorità Europee a rifiutare l’approvazione all’importazione del riso Liberty Link (LL62), prodotto da Bayer CropScience. Il riso LL62 è stato modificato con un gene che permette alle piante di resistere al glufosinato, un erbicida prodotto dalla Bayer con i marchi Basta e Liberty.
L’approvazione da parte dell’Europa all’importazione del riso geneticamente modificato, consentirebbe alla Bayer di promuoverne la coltivazione nei paesi in via di sviluppo. Questo potrebbe portare alla contaminazione dei tipi di riso coltivati nelle zone di origine, a una diminuzione della diversità e potrebbe addirittura mettere a rischio la principale fonte di cibo dei paesi poveri. L’impatto negativo ricadrebbe più pesantemente proprio sul settore più vulnerabile, quello dei poveri nelle aree rurali.
Con il riso LL62, le dosi d’uso del glufosinato verrebbero aumentate aumentando così anche le possibilità che residui dell’erbicida rimangano nel riso. Secondo una valutazione dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA), il glufosinato comporta un alto rischio per i mammiferi. La sostanza viene classificata come reprotossica. Il nuovo regolamento della UE mette al bando tutti i pesticidi CRM (cancerogeni, mutageni e reprotossici) delle categorie I e II. Il glufosinato è classificato tra i reprotossici di categoria II.
La Bayer ha fatto richiesta di poter importare il riso LL62, già nel 2003. La richiesta è stata respinta più volte dal Consiglio dei Ministri del Parlamento Europeo, ma non è ancora stata ritirata. La Bayer sta cercando di ottenere l’approvazione anche in Brasile, Sud Africa, India e Filippine. Fino ad oggi le approvazioni all’importazione in Europa sono state concesse principalmente per mangimi geneticamente modificati. Il riso Liberty Link sarebbe il primo prodotto OGM destinato al consumo umano diretto.
Negli Stati Uniti un tipo di riso geneticamente modificato simile al LL62, denominato LL601, è stato ritrovato in campioni di forniture destinate al consumo umano. La Bayer ha condotto esperimenti in pieno campo della varietà LL601 tra il 1998 e il 2001, ma non è chiaro come sia avvenuta l’attuale contaminazione. Come la varietà LL62, questo riso è resistente al diserbante Liberty prodotto dalla Bayer.
Philipp Mimkes della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG), che da 30 anni sta monitorando la Bayer: “Chiediamo l’applicazione rigorosa del principio di precauzione nei confronti del riso geneticamente modificato, invitando a non approvare l’importazione nei paesi dell’Unione Europea del riso LL62 in quanto non ci sono prove sufficienti che tale riso non causi danni alla salute umana o all’ambiente”
vedere anche:
- Contaminazione con Riso OGM: la Bayer condannata a pagare 2 milioni di dollari www.cbgnetwork.de/3171.html
- Riso OGM: Lettera aperta alla European Food Safety Authority a Parma
- RIFIUTARE RISO GENETICAMENTE MODIFICATO
- Ritirare il glufosinato dal mercato immediatamente!
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer
www.cbgnetwork.org (anche in italiano)
CBGnetwork@aol.com
Fax: (+49) 211-333 940 Tel: (+49) 211-333 911
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COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA !!!
E’ iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di
OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN:
AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega
Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.
Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.
Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .
Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l’ultima è Phonemedia
6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte. Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le
persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.
Abbiamo bisogno di visibilità Mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città
italiane (Roma – Siena Montepaschi — Milano — Torino — Ivrea — Bari — Napoli – Arezzo – ) e che
alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun
giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e
GIORNALI LOCALI.
NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola
d’ordine è che se non siamo visibili all’opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
==> Dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono
PRESIDIATE con assemblee permanenti <==
*Se sei solidale con noi INOLTRA QUESTO DOCUMENTO ad almeno 10 amici
nei prossimi 30 minuti, non ti costa nulla , ma avrai il ringraziamento di tutti i
lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio *
*Altrimenti questa azienda morirà *
Le Lavoratrici e i Lavoratori di Agile s.r.l. — ex Eutelia
*GRAZIE*
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Scuola, riforma superiore. La Gelmini oscura i forum
di ma.ier.
L'ha definita una "riforma epocale", frutto di "un ampio confronto" con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra "unica" dell'istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica.
Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati "Conosci e commenta la riforma". Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.
Lo denuncia con rabbia il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè "bandito" dalla sua scuola.
Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l'avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l'avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell'Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse - ricordano da Tuttoscuola - per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre».
Per le classi dei tecnici si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).
L'operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).
Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.
http://www.unita.it/
USA: spostate i vostri soldi!
di Luca Mazzucato
New York. Chiudete i vostri conti correnti nei grandi gruppi bancari e spostate i vostri soldi nelle banche del vostro paesino. Questo è il nuovo spettro che si aggira per gli Stati Uniti, terrorizzando gli amministratori delegati delle banche “troppo grandi per fallire,” che ancora festeggiano la crisi a colpi di bonus miliardari. La campagna Move your Money! è stata lanciata a Capodanno su un blog americano e in pochi giorni ha già persuaso la Casa Bianca.
Lo stile è quello del classico boicottaggio, in salsa americana: usare l'unico strumento rimasto a disposizione dei cittadini, la scelta mirata del prodotto, per farsi giustizia da soli. Mentre fino a qualche anno fa il mito di Wall Street era intoccabile (complice la New Economy e i suoi soldi facili), l'immaginario collettivo è profondamente cambiato. Milioni di persone hanno perso il lavoro e i risparmi di una vita, guardando impotenti il governo attingere a piene mani dalle loro tasche per sistemare i bilanci di Wall Street. La frustrazione del ceto medio di fronte al salvataggio delle grandi banche ha oltrepassato i limiti di guardia e si è concretizzata in vari movimenti. All'estrema destra, con il movimento conservatore del Tea Party, mentre a sinistra ha dato vita alla campagna “Spostate i vostri soldi!”
Il ragionamento sottostante è molto semplice. Le grandi banche non scuciono un dollaro in prestiti per le aziende. Si tengono ben stretti i soldi nei loro forzieri, nonostante lo scopo ufficiale del piano di salvataggio finanziario del 2008 fosse precisamente quello di fornire liquidità alle banche, che avrebbero poi riaperto i rubinetti dei prestiti. Siccome il governo non fa nulla per cambiare la situazione (la riforma della finanza è lungi dall'essere approvata), i cittadini devono dare una lezione alle grandi banche. E ritirare i soldi da quei conti correnti, per darli alle piccole banche che invece fanno ancora il loro mestiere: prestare denaro alle aziende.
Le statistiche ufficiali della Federal Deposit Insurance Corporation mostrano come le piccole banche, cioè quelle con meno di un miliardo di dollari di capitale, possiedano solo un decimo degli assetti bancari statunitensi, ma contribuiscano per più di un terzo al totale dei prestiti elargiti. Più di metà di questi prestiti vanno a beneficiare le piccole imprese. Le grandi banche invece rappresentano quasi i due terzi degli assetti bancari, ma contribuiscono solo ad un terzo dei prestiti, di cui la vasta parte va in operazioni finanziarie. Mentre le grandi banche prendono i soldi dei contribuenti per continuare a speculare come se niente fosse successo, l'intera economia è sostenuta dalle banche locali, che non hanno in genere usufruito dei soldi dello Stato e molte delle quali sono in grosse difficoltà.
L'idea è stata lanciata da Arianna Huffington, l'editrice del celebre blog HuffingtonPost.com, come buon proposito di Capodanno per il 2010. Ma in pochi giorni è nata una campagna virale che ha coinvolto associazioni di consumatori, media e deputati, creando un nuovo movimento nazionale. Le sei grandi banche nel mirino dei consumatori sono JP Morgan/Chase, City, Wells Fargo, Bank of America, Morgan Stanley e Goldman Sachs. I promotori dell'iniziativa hanno messo a disposizione un motore di ricerca che, in base al codice di avviamento postale dell'utente, fornisce la lista di tutte le piccole banche della zona (dette community banks) oppure delle banche di credito cooperativo, con tanto di rating ufficiale e informazioni sulla trasparenza. Tra queste è facile sceglierne una cui affidare i propri risparmi. Nella prima settimana della campagna, le rischieste di apertura di conti correnti nelle piccole banche sono triplicate.
Ai cinefili non sarà sfuggito che il concetto alla base di Move your Money! é mutuato dal celebre film di Frank Capra La vita è meravigliosa, ambientato durante la Grande Depressione. Il protagonista George Bailey, interpretato da James Stuart, è un banchiere locale che cerca di aiutare i concittadini di una piccola città di provincia a sfuggire dalle grinfie del rapace emissario di Wall Street. Il regista Eugene Jarecki, ha girato uno splendido videoclip per lanciare l'iniziativa, una breve rivisitazione in chiave moderna del classico film degli anni quaranta.
In poche settimane, la campagna ha avuto un enorme successo. L'HuffingtonPost ha messo in rete la lista (pubblica) di deputati e senatori e delle banche di cui sono clienti. Oltre la metà di loro si serve delle sei grandi banche ma, sotto la pressione degli elettori, i deputati stanno aderendo alla campagna. Il New Mexico del governatore Bill Richardson è il primo Stato a discutere la propria adesione, forte di un miliardo e quattrocentomila dollari di depositi, mentre il sindaco Bloomberg sta studiando come trasferire le finanze cittadine di New York City nei forzieri delle banche locali.
Ma il vero scoop è stato l'adesione della stessa Casa Bianca. Durante il suo recente discorso sullo stato dell'Unione, il presidente Obama ha annunciato l'intenzione di trasferire trenta miliardi di dollari dal famigerato TARP, l'odiato fondo di salvataggio per le banche, alle community banks, come stimolo alla ripresa dei prestiti. Sperando che questa mossa basti a placare gli animi dei suoi sostenitori democratici, esasperati dall'atteggiamento condiscendente del governo nei confronti dei Paperoni che guidano le grandi banche e che hanno trascinato nella recessione gli Stati Uniti e l'intero pianeta, a colpi di bonus stellari.
http://www.altrenotizie.org
LE DICHIARAZIONI DI CIANCIMINO SUL PATTO CON LA MAFIA
DI PAOLO FRANCESCHETTI
paolofranceschetti.blogspot.com
Premessa
Abbiamo spesso detto e ripetuto, oramai, che le notizie che vengono divulgate sono in gran parte false, e quando non sono false sono manipolate. Nessuno pubblica una notizia per amore di verità. L’asservimento dei media ai poteri occulti è talmente forte che le notizie possono essere considerate, ormai, quasi solo messaggi in codice, o comunque notizie date con seconde finalità (depistare, deviare la gente dalle notizie importanti, ecc.).
Tempo fa avevo detto che la polemica sul lodo Alfano era una balla, e in realtà nascondeva un dialogo tra poteri forti, mentre la bocciatura del lodo ha rappresentato il segnale massonico che Berlusconi sarebbe stato sconfitto per via giudiziaria (ovverosia, sarebbe stato sconfitto danneggiando la sua immagine ad opera della magistratura).
Puntualmente la cosa si è verificata. Dapprima abbiamo avuto la demenziale vicenda del pentito Spatuzza.
Ora abbiamo la storia del figlio di Ciancimino che dichiara che Forza Italia è un partito nato dall’accordo con la mafia.
Fra poco avremo un probabile avviso di garanzia a Berlusconi per essere mandante delle stragi del ’92 o ’93, o comunque un atto equivalente sul piano mediatico.
Escluso quindi che queste notizie vengano divulgate per amore di verità, vediamo quali possono essere gli obiettivi finali di questa manovra strumentale contro Berlusconi.
Un po’ di considerazioni
La notizia che stanno dando i giornali in questi giorni è un po’ come la scoperta dell’acqua calda. Diciamolo in quattro parole, che riassumono meglio di qualsiasi altro concetto giuridico-politico il valore di questa notizia: si tratta di una notizia che non vale un cazzo.
Vediamo perché.
Salvatore Borsellino ripete da anni, sia pure con toni diversi e parole diverse, che Forza Italia è nata da un patto con la mafia. E Salvatore Borsellino è persona molto più autorevole di Ciancimino, eppure, guarda un po’ che caso, nessuno lo ha mai filato.
Travaglio ripete le stesse cose da anni, con atti, fatti, documenti, argomentazioni, ecc… Il primo libro di Travaglio, L’odore dei soldi, è incentrato proprio sulle origini illecite dei capitali di Berlusconi. E non a caso in questi giorni il libro, con sollecitudine, è stato ristampato e qualche giorno fa è apparso nelle librerie.
Dell’Utri, che di Forza Italia è il fondatore, è stato condannato per associazione mafiosa dal Tribunale di Palermo. Eppure i giornali hanno quasi sempre ignorato la notizia dandole un risalto minimo. Non solo, ma Dell’Utri siede in parlamento, a legiferare magari sulla mafia.
A completare il quadro, c’è il team di avvocati e giuristi scelti da Berlusconi per andare in parlamento; un team, costituito spesso da avvocati di mafia, da far accapponare la pelle, che siede in parlamento, nelle commissioni stragi, al ministero della Giustizia.
La domanda vera è: come mai non hanno fatto Presidente della Camera Riina, e Ministro della Giustizia Provenzano, e Ministro dei Lavori pubblici qualche esponente del clan dei Casalesi? La verità è che c’erano diversi problemi. Innanzitutto queste persone hanno un accento troppo dialettale e avremmo destato qualche sospetto all’estero. Inoltre avrebbero dovuto fare una legge ad hoc per Riina e Provenzano, ma pare che Riina abbia detto che non voleva avere nulla a che fare con dei delinquenti del calibro dei politici.
Insomma. Scherzi a parte, questa notizia vale quanto la scoperta dell’acqua calda. Allora la domanda è: perché la tirano fuori ora? Chi la vuole?
Conclusioni
Queste notizie hanno due obiettivi. Uno a lungo termine e uno a breve.
Quello a breve è delegittimare Berlusconi, sfiancarlo, e toglierlo di mezzo, essendo finito il suo tempo.
Quello a lungo termine è aumentare il clima di instabilità nel paese creando un caos istituzionale.
Da una parte ci saranno alcune fazioni che, cavalcando l’onda, si accaniranno contro Forza Italia.
Dall’altra parte ci saranno altre fazioni che grideranno che siamo in una repubblica dei giudici, che la politica è fatta dalla magistratura e cercheranno di addomesticare ancora di più la magistratura, come se non lo fosse già abbastanza.
In altre parole, si creerà un conflitto istituzionale di proporzioni epocali, uno scontro tra poteri dello Stato mai avuto dal ’47 ad oggi, insanabile con i normali strumenti che prevede la nostra Costituzione.
Il problema è che in teoria avranno ragione entrambe le fazioni.
E’ vero che questa è tutta una montatura per abbattere Forza Italia.
Ma è anche vero che è inammissibile che ciò avvenga usando strumentalmente la magistratura.
A questo punto si agirà utilizzando lo schema “problema – reazione – soluzione”.
Il problema è il conflitto istituzionale insanabile, di proporzioni inaudite. La soluzione sarà un colpo di Stato. Un governo forte, che riporti la calma e la legalità, perché la gente saluterà con favore una dittatura che tolga libertà, ma che perlomeno metta fine a questo caos.
Ordine dal caos. Il motto massonico.
Paolo Franceschetti
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/02/le-dichiarazioni-di-ciancimino-sul.html
9.02l.2010
L’articolo dell’Ansa
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/08/visualizza_new.html_1701473773.html
http://www.comedonchisciotte.org/site/
Il FMI vuole privatizzare l' aria
http://www.youtube.com/user/gio2785
Dalla fiera della vanità del vertice economico di Davos, è pervenuta una notizia concreta: il Fondo Monetario Internazionale sta allestendo un fondo di cento miliardi di dollari per “assistere” i Paesi nel contrasto ai cambiamenti climatici. Per chi conosce l’effettivo funzionamento delle tecniche di credito del FMI, la notizia è inquietante.
Il recente vertice mondiale di Copenaghen sul clima era stato soltanto una trappola propagandistica tesa dagli Stati Uniti alla Cina, in modo che Sant’Obama potesse presentare i perfidi e irresponsabili Cinesi come indifferenti alle sorti del pianeta minacciato dal riscaldamento globale. Grazie al vertice di Copenaghen, gli Stati Uniti hanno potuto dotarsi dell’aureola di Paese investito della sacra missione di salvare il pianeta dalle velleità di industrializzazione accelerata di Paesi irresponsabili. Il lancio dell’emergenza-riscaldamento globale trova così il suo sbocco “naturale”, cioè giustificare l’ingerenza dell’affarismo privato negli affari interni dei vari Paesi, ciò nel supremo interesse della salvezza della Terra.
Il FMI comincia infatti ad agire come se da Copenaghen fosse uscito un accordo, e non semplicemente una volontà statunitense, poiché la super-banca condizionerà i suoi prestiti ai vari Paesi anche ad una serie di clausole ambientali. Il FMI opera soprattutto con fondi pubblici, ma, a dispetto del suo inquadramento giuridico in ambito ONU, esso costituisce un ente privato a tutti gli effetti, infatti è una propaggine della Federal Reserve statunitense, controllata dai soliti Rothschild e Goldman Sachs.
Il giovane barone David de Rothschild, in una intervista di circa un anno fa alla vigilia di un suo viaggio ecologico su una imbarcazione di bottiglie di plastica, respinse con decisione i sospetti che l’emergenza riscaldamento globale fosse un complotto della sua famiglia per gestire il relativo business che si prospetta. Il giovane barone magari avrebbe rischiato anche di essere creduto, se non avesse pubblicato la versione italiana della sua bibbia ecologica per salvare il pianeta presso la casa editrice Mondadori, la stessa di Roberto Saviano; ciò a dimostrazione del fatto che coloro che ordiscono i complotti poi si fanno smascherare perché non curano i dettagli. Dall’annuncio del suo viaggio, non risultano altre notizie del giovane Rothschild, che potrebbe essere quindi annegato nel tentare la nobile impresa. Per fortuna ci rimane il suo testamento spirituale, cioè la bibbia ecologica depositata presso i titoli della Mondadori.
In interviste reperibili su Youtube, il generale in pensione Fabio Mini ha affermato che esistono sicuramente sperimentazioni in fase avanzata di armi ambientali, cioè in grado di influenzare sia i fenomeni atmosferici che i movimenti tettonici. Il recente terremoto di Haiti ha rilanciato queste ipotesi.
In realtà, il fatto che il terremoto di Haiti sia stato preso a pretesto dagli USA per una invasione militare, in sé non dimostra che il terremoto sia stato provocato a bella posta, dato che gli Stati Uniti hanno sempre avuto una inesauribile fantasia nel trovare pretesti per effettuare invasioni. Sarebbe bastato ad Obama invocare una qualsiasi emergenza di ordine pubblico, ed in effetti così è stato, poiché la massiccia presenza militare è stata giustificata con la necessità di far fronte ad un presunto banditismo. Il sisma ha raggiunto le dimensioni di tragedia proprio perché i militari USA hanno impedito ogni possibile soccorso, compreso quello volontaristico da parte degli abitanti. Ciò è risultato chiaramente dalle parole di Guido Bertolaso, il quale, abituato da sempre a farsi bello attribuendosi il merito del lavoro altrui, stavolta ha dovuto invece constatare che sono stati i militari USA a bloccare ogni soccorso.
Ora, non vi è dubbio che sia in atto una ricerca e sperimentazione di armi ambientali, come pure è certo che se tali armi fossero operative sarebbero immancabilmente usate; d’altra parte di questa operatività non si ha, per il momento, alcuna prova sicura.
Al contrario, del modo di agire del FMI si hanno sin troppe prove ed esperienze. Il FMI, sin dalla sua fondazione nel 1946, costituisce un collaudato collettore di denaro pubblico nelle tasche di compagnie multinazionali, che vengono finanziate per investire nei Paesi da “aiutare”, i quali vengono posti nella alternativa di entrare nel circuito economico mondiale a determinate condizioni-capestro, o di essere sottoposti a sanzioni, sia economiche che diplomatiche, diventando bersaglio delle Organizzazioni Non Governative per la difesa dei diritti umani (i diritti umani delle multinazionali, ovviamente). Qualunque governo non accetti quelle condizioni viene perciò criminalizzato, e qualificato dai media mondiali come “dittatura”, così come è capitato di recente ai governi di Mugabe, Ahmadinejad e Aristide. Le multinazionali ora hanno a disposizione cento miliardi di dollari per allestire programmi di “difesa del clima”. I Paesi “beneficiari” di questi programmi di “tutela ambientale” dovranno farsi carico del finanziamento, indebitandosi con il FMI che ha anticipato i soldi. Quindi, a proprie spese, molti Paesi saranno costretti ad ipotecare il proprio futuro ed a cedere il loro territorio a compagnie straniere, affidando a queste compagnie anche la gestione del clima.
Dovunque il FMI sia riuscito ad imporre le proprie regole, tutto è stato privatizzato: materie prime, industrie, terreni, patrimoni immobiliari, beni culturali, acqua. Ora, in nome dell'emergenza-riscaldamento globale, tocca al clima, cioè all’aria.
Già negli Stati Uniti si prospetta una politica tariffaria per far pagare l'uso dell’aria ai cittadini, tassando le loro emissioni inquinanti. Si sa che lo Stato non può e non sa occuparsi di tutto, perciò la scelta più saggia sarà, come sempre, quella di seguire i consigli del FMI, appaltando il tutto a delle SPA, che potranno generosamente incaricarsi di monitare tutte le emissioni sospette e di riscuotere quanto dovuto dai cittadini, che notoriamente hanno il vizio di inquinare con la loro sola presenza, non importa quanto siano poveri; anzi più sono poveri, meglio è, dato che è molto più facile derubare i poveri che i ricchi.
Di qui a poco potrebbe accadere anche in Italia, e magari il Partito Democratico, come ha già fatto per la privatizzazione dell'acqua, ci rassicurerà dicendo di dormire sonni tranquilli, perchè l'aria in sé rimarrebbe di proprietà pubblica, e solo la sua gestione verrebbe privatizzata.
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