martedì 23 febbraio 2010

Vespa: "Abbiamo molto da imparare da Michele Santoro"



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Da quindici anni non c'è alcuna prova che attesti l'esistenza dell'effetto serra
















Mentre l’imminente terza eccezionale nevicata dell’anno si prepara a raffreddare ulteriormente il sempre più tiepido interesse degli inglesi per il surriscaldamento del pianeta, gli ecoscettici assestano un nuovo colpo alla credibilità degli avversari. Phil Jones, l’ex direttore della Climatic Research Unit dell’università East Anglia, dimessosi a dicembre per lo scandalo delle email che mostravano come i ricercatori avessero falsificato alcuni dati, ammette ora che negli ultimi 15 anni non c'è stato alcun aumento «statisticamente rilevante» della temperatura. Vale a dire che tutti gli allarmi ambientalisti lanciati dal 1995 a oggi sarebbero, nella migliore delle ipotesi, esagerazioni. E pazienza, se la settimana scorsa l’«Independent» aveva svelato l’esistenza d’una trama finanziata dal colosso petrolifero ExxonMobil per persuadere l'opinione pubblica che tanto rumore celasse il nulla: lunghi dal cooperare, gli scienziati sembrano ormai assorbiti dallo screditarsi a vicenda. Peccato che in ballo ci sia il futuro della Terra.
Le frenate
A suonare la riscossa contro gli apocalittici è il «Daily Express», votato a martellare sul tasto dolente. Un mese fa era finito sotto accusa l'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), il forum scientifico dell’Onu, costretto ad ammettere d'aver ingigantito la previsione sullo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya entro il 2035 basandosi su un impreciso articolo del 1999. Era poi stato pubblicato un dossier della European Foundation con le 100 ragioni per affermare che il surriscaldamento del pianeta non dipende dall'uomo, a cominciare dagli effetti collaterali della CO2, principale responsabile dell'effetto serra, ma anche, pare, stimolatrice di raccolti. Infine, la sorprendente inversione a U di Jones che, oltre alle polemiche, alimenta la spinta all'inversione di tendenza: se a Natale l’83% dei consumatori britannici credeva di dover contribuire in qualche modo al raffreddamento della Terra, oggi uno su quattro ha cambiato idea.
Non c'è solo la demitizzazione delle stazioni meterologiche, troppo sensibili ai fattori locali per essere davvero attendibili nella rilevazione dei picchi della temperatura su scala globale, come sostiene ora l'ex ricercatore della East Anglia. Sfogliando all'indietro il calendario, insiste Jones sul «Daily Express», si arriva al periodo tra l'800 e il 1300, quando la temperatura era notevole, forse più alta di oggi: «Si discute del Medieval Warm Period per capire quanto fosse esteso il surriscaldamento. Di certo riguardava alcune zone del Nord America, l'Europa, parti dell'Asia. Per definirlo globale e paragonarlo alla situazione presente ci mancano dati relativi alle regioni tropicali e l'emisfero Sud, ma, se si dimostrasse che esisteva anche lì, l'innalzamento della temperatura del tardo XX secolo non sarebbe senza precedenti». Tutto naturale, insomma. Compreso lo scioglimento della Groenlandia, prossima a tornare verde come all'epoca del vichingo Eric il Rosso.
Lo scontro
«È difficile districarsi tra le cifre reali e la disinformazione», spiega James Baldini, ricercatore in scienze della Terra della Durham University. Ma certi punti sono fermi: «Ammesso che dopo il 1995 la temperatura non sia aumentata in modo “statistica- mente rilevante”, il problema è solo comparativo, perché il '98 è stato un anno di caldo record che ha ridimensionato quelli successivi». Questione di lana caprina, comunque: «Se pure non ci fossero stati picchi negli ultimi 15 anni, questo non significa che il trend del surriscaldamento si sia invertito, anche perché i fattori che contribuiscono al cambiamento climatico sono molti, le macchie solari per esempio hanno un ruolo di primo piano». I ripensamenti di Jones non dimostrano altro che il metodo scientifico proceda per dubbi: «Lo scandalo delle email ha rivelato migliaia di pagine di analisi serie accanto ai 4 o 5 commenti sospetti e alla fine si rivelerà un boomerang per i negazionisti». Eppure per ora gli ambientalisti tradizionali sono in difesa. Le conclusioni di Ross McKitrick, economista dell'università canadese di Guelph chiamato a rivedere il rapporto dell’Ipcc, galvanizzano l’offensiva ecoscettica: «C’è rilevanza statistica per concludere che i dati dell’Ipcc sono contaminati da effetti superficiali dovuti all'industrializzazione, a cui va aggiunto anche un certo pregiudizio climatico». Purché nella nuova guerra fredda non si finisca per bruciare tempo prezioso.

Autrice: Francesca Paci / Fonte: lastampa.it

Iran, venti di guerra
















Israele vara il drone più grande del mondo e blocca la vendita di missili russi a Teheran.

Segnatevi questo nome: The Heron Tp, detto anche Heron 2 e Eitan. E' il più grande drone (aereo senza pilota) mai costruito. L'hanno realizzato i ricercatori dell'Israel Aerospace Industries e l'aviazione militare d'Israele l'ha presentato ieri, domenica 21 febbraio 2010, alla stampa.
Arma micidiale. Grande come un Boeing 737, un'apertura alare di 26 metri, una quota di volo fino a 12mila metri e oltre 20 ore di autonomia. "Con l'inaugurazione dell'Heron Tp realizziamo un sogno", ha commentato durante la cerimonia di presentazione il brigadiere generale dell'aviazione israeliana Amikam Nortin, comandante della base che ospita il drone, con l'eccitazione che alcuni uomini e alcuni militari provano di fronte a strumenti di morte sempre più sofisticati. L'Heron Tp, di sicuro, inaugura una nuova fase nel suo genere. "Può fare tante missioni. Può fare anche un certo tipo di missioni speciali che nessun altro Ual - Unmanned Aerial Veihcle - (aerei senza pilota) può realizzare", ha commentato il tenente colonnello Eyal Asenheim, che fa parte dello staff che ne curerà le azioni.
Azioni, in vero, di tutti i tipi. Dal rifornimento in volo, all'intercettazione e all'oscuramento delle comunicazioni del nemico, fino a un vero e proprio attacco missilistico su un obiettivo.
L'autonomia di volo, poi, permette di colpire ben oltre il Golfo Persico. Nessuno dei militari presenti alla cerimonia dell'Heron Tp ha risposto in modo diretto alle domande dei giornalisti, ma è non è certo un segreto che il destinatario della nuova arma israeliana è l'Iran.
Conto alla rovescia? Il 16 febbraio scorso, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad l'ha detto senza mezzi termini: "Sono convinto che l'entità sionista sta cercando di dare avvio a una guerra, in primavera o in estate, ma credo anche che non sia stata ancora presa una decisione definitiva". Da Mosca, dove si è recato in visita ufficiale, gli ha risposto il premier israeliano Benjamin Netanhyau: "Non esiste alcun piano militare contro l'Iran. Sono le solite manipolazioni di Ahmadinejad, che alza la tensione in vista delle nuove sanzioni a Teheran. Sanzioni per le quali non dovremmo perdere tempo, aspettando il via libera del Consiglio di Sicurezza". Netanyahu ha le idee chiare: l'Onu è un inutile perdita di tempo. Lo dimostra la storia stessa dello Stato d'Israele, che viola tutte le risoluzioni del Palazzo di Vetro dal 1948. Inoltre, in passato, i vertici politico - militari di Tel Aviv non hanno esitato ad agire da soli: nel 1981 venne bombardato il sito di Osirak, in Iraq, dove il regime di Saddam sviluppava il suo programma nucleare. Lo stesso è accaduto nel 2007, in Siria. Nell'attesa di sapere se accadrà di nuovo, ora che all'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (Aiea) non c'è più il segretario generale El Baradei e il nuovo corso dell'ente dell'Onu si annuncia meno morbido con Teheran, il governo di Ahmadinejad ha incassato un brutto stop.
Corsa agli armamenti. Alexander Fomine, vicedirettore del Sistema Federale russo di cooperazione tecnico - militare, ha dichiarato il 17 febbraio scorso che la fornitura di missili all'Iran è sospesa a tempo indeterminato.
"Il rinvio è dovuto a problemi tecnici, la fornitura verrà effettuata quando saranno risolti", ha detto all'agenzia Interfax il dirigente russo, che ha escluso qualsiasi coincidenza tra questa decisione e la visita del premier israeliano Netanyahu a Mosca. In realtà un nesso c'è, visto che il sistema terra-arai S-300 è ritenuto di vitale importanza dal regime degli ayatollah per difendere i siti del suo programma nucleare da un eventuale attacco mirato Usa o israeliano. Il blocco delle forniture ufficiali avviene dopo il fermo delle consegne illegali, quando gli agenti dei servizi segreti israeliani intercettarono un carico di armi per l'Iran dalla Russia. Per equilibrare lo scacco moscovita, Teheran ha annunciato - il 19 febbraio - attraverso la televisione di stato il varo del primo cacciatorpediniere di fabbricazione iraniana. "Il cacciatorpediniere Jumaran si è già unito alle forze navali dell'Iran nelle acque meridionali del Golfo Persico". Armato di siluri, il Jumaran (lungo 94 metri e con una stazza di 1500 tonnellate) è in grado di tenere sotto il controllo dei suoi radar fino a 100 bersagli nello stesso momento. Una corsa agli armamenti che nel Golfo si è arricchita anche del nuovo sistema di difesa missilistico che, a spese degli Usa, si sono dati Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti nel mese di gennaio. In attesa delle nuove sanzioni all'Iran (che oggi ha annunciato l'apertura di altri due siti nucleare) la tensione sale e il Golfo diventa sempre più affollato di strumenti che non promettono nulla di buono.

Christian Elia

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Bombe intelligenti?














Martedì 23 Febbraio 2010 13:59 Andrea Intonti 

Marjah (provincia centrale di Uruzgan, Afghanistan) – 27 civili uccisi, tra cui quattro donne e un bambino, e 12 feriti è il b ilancio di uno degli ultimi attacchi aerei “democratici” del contingenge Nato in Afghanistan.


L'obiettivo ufficiale era «un gruppo di sospetti insorti che si riteneva fossero in marcia per attaccare una certa unità congiunta di militari afghani e dell'Isaf». “sospetti” insorti...si riteneva...una certa unità: queste tre affermazioni mi danno da pensare. Mi fanno pensare al pressappochismo delle operazioni del contingente “per la liberazione dal terrorismo” in suolo afghano – e a questo punto anche in suolo iracheno ed in ogni altra zona in cui l'Alleanza Atlantica ha inviato contingenti – perché io credo, stando ai film di guerra che mi capita ogni tanto di guardare, operazioni simili devono essere precise in ogni minimo dettaglio, o forse mi sbaglio?
Ma andiamo avanti: i famosi “ribelli” a cui le forze di pseudo-pace della Nato davano la caccia (con gli aerei poi mi dovranno spiegare come fanno...) si è poi rivelato essere un convoglio composto da tre civilissimi minibus. E questo dovrebbe farci capire ancora una cosa in più sull'idiozia della guerra: neanche la tecnologia più intelligente che possa essere progettata è in grado di capire la differenza tra un terrorista ed un civile, altrimenti – se un missile fosse davvero intelligente quanto dicono – una volta sganciato compirebbe una rotazione di 180 gradi e non andrebbe a colpire un asilo nido con 3.000 bambini o un villaggio di case di fango e paglia, ma andrebbe a colpire chi ha premuto il pulsante per la fuoriuscita del missile – in realtà mero burattino nel gioco della geopolitica mondiale – oppure andrebbe a colpire direttamente chi quella guerra l'ha voluta, come le banche (le principali sono ai primi posti per il finanziamento delle aziende che producono armi) o i petrolieri, perché sono loro i veri “terroristi”. Tutte le bombe, le testate nucleari, i missili intelligenti dovrebbero essere un po' come Carmela, la bomba intelligente cantata dal gruppo della 99 Posse e dai Bisca fino a qualche anno fa.

«Un bombardamento aereo» - si legge ancora nel comunicato - «ha causato un certo numero di morti e feriti». Eh già: ai burattinai, a quelli che fanno le guerre perché altrimenti ci sono migliaia e migliaia di armi prodotte ed inutilizzate, a quelli che fanno le guerre perché il petrolio, l'uranio o qualunque altra risorsa naturale costa troppo non interessa se quei civili avevano una famiglia, dei figli, magari erano anche contenti dell'intervento della “forza democratica” che avrebbe sicuramente migliorato il loro modo di vivere, a loro non interessa se con le bombe uccidono non solo migliaia di bambini, ma anche i loro sogni, le speranze loro e quelle dei loro familiari di potere un giorno vivere in un futuro roseo. No, per i burattinai questi sono solo “gli effetti collaterali ”, sono le cifre sulle quali poter rifinanziare gli interventi nelle zone di guerra. Numeri, sono solo numeri. E dunque va bene il comunicato di cordoglio: «Ci dispiace, non volevamo. Ma state tranquilli perché apriremo un'inchiesta», dicono. E intanto, mentre l'inchiesta viene aperta i militari possono continuare a fare rastrellamenti casa per casa, rapendo ed arrestando a piacimento gli uomini e violentando donne e bambine, mentre i burattinai continuano a stuprarne i villaggi, le città ed i paesi con l'unico scopo di arraffare il più possibile ed aggiungere biglietti verdi ai loro conti in banca, in attesa di scatenare la prossima crisi, la prossima bolla speculativa o la prossima guerra con il beneplacito dei governi dei paesi invasi. Perché «noi esportiamo la pace, cazzo», come direbbe Gaber.

«Ho chiarito alle nostre forze che noi siamo qui per proteggere il popolo afghano, e uccidere o ferire inavvertitamente civili mina la fiducia nella nostra missione» dice Stanley McChrystal, di professione generale. Ok, ma da chi devono essere difesi? Dallo spauracchio di Al Quaeda? Cioè da «la base» - questa la traduzione dall'arabo – di un terrorismo che si fa passare per islamico ma che in realtà, libro di storia alla mano, è invenzione degli americani in funzione anti-sovietica? O forse dal Premio Nobel per la Guerra Obama? No, neanche da lui, perché altrimenti i militari dovrebbero tornarsene ai loro paesi di origine e non occupare con la forza un paese straniero. E allora da cosa stiamo difendendo gli afghani, gli iracheni e tutti gli altri? O forse, con la scusante della “guerra per la pace”, stiamo semplicemente difendendo il nostro diritto di dominio sul resto del mondo?

Finisco questo articolo raccontandovi una storia. Una normale storia di guerra, di quelle che possono capitare – come abbiamo visto – ogni giorno. Per farlo ci spostiamo a Lashkargah, non molto lontano da Marjah.
Maryam ha 5 anni, è nata a Taywara, nella provincia centrale di Ghowr e si è trasferita ad Helmand, dove la sua famiglia (padre, madre, un nonno, uno zio, quattro fratelli e due sorelle) cercava fortuna, finendo a vivere nel campo profughi di Mahajor, alle porte di Lashkargah. 20 kg è il peso dello scatolone di volantini informativi delle forze di occupazione Nato che la schiacciano, alle tre del mattino del 27 giugno dello scorso anno. Solitamente questi scatoloni si aprono durante la caduta, lasciando cadere i volantini in una pioggia cartacea. Quello, evidentemente, era difettoso. Può succedere, d'altronde chi di noi non si è mai trovato di fronte a qualcosa di difettoso? Per molti giorni la piccola Maryam è stata operata nell'ospedale di Emergency, dove di fatto le è stata ricostruita tutta la parte inferiore del corpo. Ciò ha due risvolti importanti:


Come potrà vivere una bambina, quindi una futura donna, senza organi genitali in un paese come l'Afghanistan?
Cosa potrà rispondere, un giorno, a chi le dirà che quegli uomini che le hanno spaccato in due le ossa, erano lì per difenderla e per “portare la pace”?

Io, al suo posto, risponderei che una bomba può essere intelligente quanto vi pare, ma se a comandarla è una persona "non intelligente quanto la bomba", gli effetti saranno gli stessi di una bomba “ignorante”.
 
Andrea Intonti
http://flintmcneich.blogspot.com/

Benigni : discorso agli elettori



http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo

Who killed The Electric Car (Sub ITA)



http://www.youtube.com/user/MetalDeath88

Documentario sulla macchina elettrica EV-1 e sulla sua misteriosa sparizione.