lunedì 1 marzo 2010

LE RIVOLUZIONARIE SCOPERTE DEL DR. RIKE GEERD HAMER



http://www.youtube.com/user/Inkariy

a cura di Paola Botta Beltramo

“Nature”, la più importante rivista scientifica mondiale, ha pubblicato sul suo sito online del 14 gennaio 2010 la notizia che il genetista Tian Xu dell'università di Yale ha scoperto che i tumori possono anche essere causati dallo stress emotivo e fisico. E' la prima volta che viene collegato, dalla medicina convenzionale, lo stato emotivo all'insorgere di una patologia. Importante anche che lo abbia dichiarato un genetista. Si precisa subito che la parola stress non deve indurre nell'errore di pensare agli stress che investono il quotidiano di quasi tutte le persone. L'insorgere di patologie è dovuto a traumi psico-emotivi acuti, drammatici. E, sempre per evitare paure inutili (questi articoli si prefiggono proprio il contrario) ripetiamo ancora che non tutti gli shock si trasformano in malattia; dipende dall'intensità del conflitto e dalla durata. In base a quanto intenso e a quanto lungo è stato il conflitto la fase di riparazione sarà altrettanto intensa e impegnativa con sintomi rilevanti.


Se il conflitto si risolve in breve tempo il corpo non avrà tempo per lavorare a livello tissutale e conseguentemente anche la fase riparativa sarà irrilevante. Si susseguono in questi ultimi tempi, sorprendendo numerosi ricercatori, le notizie che più scienziati scoprono correlazioni simili a quella del genetista Tian Xu. Ripetiamo, data l'importanza, le recenti dichiarazioni del premio Nobel 2008 in medicina Luc Montagnier : “I fattori psicologi sono di vitale importanza per sostenere il sistema immunitario. E se eliminiamo questo sostegno dicendo a chi è malato che è condannato a morire, basteranno queste parole a condannarlo. (vedi articolo pag. 12 n.ro 13/2009 del “Faro del Fenera”) Nell'articolo precedente pubblicato sul n. 1/2010 si è evidenziata la necessità di etica nella ricerca per evitare percorsi e paure inutili con conseguente enorme dispendio di energie intellettuali e finanziarie (si pensi alla recente presunta pandemia). Si ritiene utile riportare anche le notizie pubblicate dalla ricerca convenzionale per facilitare, attraverso la comparazione, la comprensione delle difficoltà delle ricerche se prescindono dall'aspetto psico-emotivo delle persone e i conseguenti errori. A tale scopo trascriviamo un articolo pubblicato da “Il sole24ore”dell’ 8 luglio 2007:

“Genoma di donna – Le ultime sui tumori”: “Sono più importanti il gene o l'ambiente nel causare il cancro? Una risposta netta sarebbe attraente e se la scienza non è in grado di darla può sembrare che non abbiano le idee chiare; o che vi sia in corso una diatriba che non giova all'immagine della scienza e soprattutto è nell'interesse dei potenziali pazienti che vuol poi dire poi noi tutti. Eppure non è difficile capire che la genetica e l'ambiente sono entrambi importanti. La controversia potrebbe essere rinfocolata da due lavori recentemente pubblicati su “Nature” e “Nature Genetics”. Che ci siano persone ad alto rischio genetico per il cancro del seno si sa da tempo e nel 1995 sono stati identificati due geni chiamati BRCA1 e BRCA2. Ma non in tutte le famiglie con eccesso di tumori del seno si trovano mutazioni di questi geni e da allora si cerca un ipotetico gene “BRCA3”:

ebbene si sono trovati ora cinque geni che aumentano, di poco, il rischio di cancro del seno.................................... ........Ma dal punto di vista pratico a che cosa serve conoscere i nomi di qualche gene in più.?............il BRCA3, se esiste, è molto dubbio e ancora ci elude. Per il momento è molto dubbio che trovare in una donna una di queste varianti possa arrecarle un beneficio superiore dell'ansia che inevitabilmente comporterebbe: ed è temibile che i rispettivi test vengano commercializzati e propugnati come screening su vasta scala. Dobbiamo tornare allora alla questione di partenza. Il cancro del seno insorge a causa di mutazioni del Dna che avvengono a caso: per questo siamo tutti a rischio. Ad aumentare il rischio di base concorrono fattori genetici e fattori ambientali.......................non possiamo pretendere che i progressi della genetica superino rischi che da questa non dipendono..........questo nuovo modo di identificare i fattori genetici di rischio verrà esteso ad altri tipi di tumori e con il tempo farci inventare nuove terapie e forse anche nuove misure preventive”.


Nessun accenno dunque ai fattori emotivi scoperti dal dr. Hamer, dal biologo-genetista Bruce Lipton ed ora anche dal genetista Tian Xu citato da “Nature”. Quest'ultima notizia fa quindi ben sperare in una ricerca più “olistica” che tenga conto, oltre che dei fattori genetici e ambientali, anche di quelli psico-emotivi. E' solo questa la strada che potrà aiutare i ricercatori a navigare in quel mare genetico senza fine che potrebbe portare l'umanità a credere di essere nata “per caso” così come le malattie.
Pertanto riportiamo la seguente comparazione fra le scoperte del dr. R.G. Hamer e quelle del dr. Bruce Lipton: “Le cinque leggi biologiche e la nuova biologia americana – Il capovolgimento diagnostico della medicina e la demolizione del programma del genoma umano: due scoperte scientifiche diverse per un traguardo comune”(1)

“Spesso nel percorso delle scoperte scientifiche abbiamo assistito al raggiungimento di risultati similari e complementari ottenuti, quasi contemporaneamente, da scienziati diversi, oltre che per nazionalità, anche per metodo di ricerca. Se questo ci fornisce da un lato la garanzia della scientificità delle scoperte, in quanto reciprocamente comprovabili, dall'altro ci conferma che quelle scoperte sono storicamente pronte per l'umanità. Kahlil Gibran scrisse che non si può insegnare nulla che non sonnecchi già nell'alba della nostra conoscenza. In questo senso possiamo dire che, grazie a due scienziati, il dr. R.G. Hamer e il dr. Bruce Lipton, stiamo assistendo al raggiungimento di uno straordinario traguardo comune: la definitiva prova scientifica del coinvolgimento della psiche umana nei processi patologici e nei processi biochimici del corpo umano.

Le conseguenze delle loro ricerche sono sconvolgenti, perchè con le scoperte del dr. Hamer viene ribaltata la diagnostica della medicina, mentre con la nuova biologia americana del dr. B. Lipton viene annullato il determinismo meccanico cellulare. I risultati raggiunti, l'uno in medicina, il secondo in biologia, si avallano reciprocamente e soprattutto aprono la strada ad uno straordinario percorso di rivalutazione dell'individuo e della sua componente psichica. Le due scoperte nascono sulle ceneri di un metodo scientifico di ricerca giunto ormai al capolinea. Ci riferiamo al sistema di indagine riduzionistica sinora adottata da quasi tutti i settori della ricerca. Possiamo convenire che, con l'Illuminismo e il Rinascimento, l'uomo si sia dato delle nuove linee guida per lo studio della natura e dei fenomeni biochimici. Venne abbandonata ogni connessione di indagine riferita a contenuti interpretativi esoterici e religiosi, adottando invece i criteri della verificabilità e riproducibilità dei fenomeni per la classificazione di leggi certe e quindi ritenute scientifiche. Questa missione, del tutto condivisibile ed encomiabile, trova la sua massina identificazione nella frase pronunciata da Francis Bacon nel 1543: “L'uomo dovrà dominare la natura”. Da allora ad oggi la ricerca non ha più arrestato questo sistema di indagine cercando di analizzare sempre più a fondo ogni fenomeno e reperto, avvalendosi di strumentazioni sempre più sofisticate. Questo sistema di indagine riduzionistica, ribadiamo validissima ed efficiente nello scopo e nel merito, ha trovato però il suo limite e capolinea proprio nel metodo della strumentazione adottata. Infatti sia che si riferisca al primo rudimentale microscopio sia che ci si avvalga dei recenti e modernissimi sistemi (TAC, PET, scintigrafia, microscopi elettronici) questo metodo di indagine non può riguardare ciò che non si vede. Mentre solo ciò che si vede viene considerato e quindi connesso ad una causa o ad un evento.

Ed è proprio sulla scorta di questo metodo che stiamo assistendo a tutte le ipotesi di connessione tra eventi del corpo umano e strutture del DNA, secondo il programma del genoma umano. La conseguenza inevitabile è l'attuale concezione del determinismo meccanico della cellula. E' un po' come se considerassimo le cellule del corpo umano del tutto avulse dalla nostra volontà e dal nostro agire, rimanendo noi impotenti ad osservare il loro comportamento. Per cui, quali vittime predestinate dal destino, quasi per fortuna o sfortuna, non ci resta che attendere e osservare l'evoluzione decisa dalle nostre 53 trilioni di cellule. Per converso tutto ciò che non trova posto in un vetrino di laboratorio, e quindi in primo luogo la psiche umana, non viene in alcun modo messo in relazione con l'evento organico.

Si comprende quindi perchè lo studio dell'individuo in quanto recettore ed effettore di momenti emozionali e psichici sia stato oggetto di materie scientifiche definite psicologia o psichiatria, staccate dal mondo clinico della medicina o della biologia. Un riferimento vago ad una connessione tra le differenti discipline lo ritroviamo solo quando sentiamo dire dalla medicina ufficiale che “lo stress” in qualche modo incide sulla nostra salute, ammettendo velatamente che quella “cellula”, pur nel suo programma predeterminato da una sequenza dei nucleotidi del suo DNA cambia …..in qualcosa! Credo che mai parola e mai connessione più vaghe siano state dette in un panorama di ricerca scientifica. Quale persona al giorno d'oggi può dichiararsi non stressata dalla vita moderna? Non per questo ci si ammala e non basta certo andare a ricercare qualche ultracentenario tra i contadini di qualche paese remoto sulla terra per ricollegare una situazione di longevità al non-stress. E' pur vero che sino ad oggi si è cercato, in diversi modi e attraverso vari settori della ricerca, una possibile connessione tra la psiche e l'organo, vedi ad esempio la psicosomatica, la PNL, la Medicina Cinese, la Metamedicina.Ma nessuno aveva trovato la riproducibilità e la verificabilità propri di una connessione scientifica.

“Ma tanto tuonò finchè piovve”. Il dr. Bruce Lipton, scienziato biologo, ormai di fama internazionale, sta portando avanti in America la divulgazione della sua scoperta. Come tutti gli scienziati che si sono occupati del programma del genoma umano, per cui tutto viene ricondotto alla struttura del DNA, è partito dalla considerazione base del dogma scientifico elaborato dopo la scoperta del DNA da parte di Watson e Crick nel 1953: DNA – gene fisso – RNA – riproduzione del gene nel citoplasma -proteine – sintesi riproduttiva.
Secondo questo schema il DNA dunque sarebbe le fonte di ogni segnale da cui si origina il comportamento e la riproduzione della cellula. Questa conclusione è in effetti l'unica consentita da un sistema di indagine che, pur nella sua valenza scientifica presenta il grosso limite, nella ricerca del rapporto causa-effetto, proprio nell'impostazione riduzionistica. Mentre l'attribuzione di un'attività propria del gene del DNA è solo una deduzione della visione di un determinismo meccanico autonomo della cellula. E’ come se un extraterrestre che volendo sapere la causa dell'incendio delle case sulla terra si limitasse ad osservare chi sta intorno ad una casa che brucia.

Dopo aver analizzato a supporto del valore statistico circa 100 incendi ed aver visto sempre la presenza dei pompieri, mentre cambiano proprietari e curiosi, si vedrebbe costretto a sostenere che la causa degli incendi sono appunto i pompieri. Allo stesso modo sostenere che il 25% dei carcinomi al seno può essere attribuito alla mutazione di due geni autosomici (BRCA1 e BRCA2) non può ritenersi una prova scientifica del tumore al seno. In primo luogo perchè una percentualizzazione di un evento non ci fornisce alcuna prova di riproducibilità scientifica, ma soprattutto perchè, come rileva il dr. Lipton, siamo in effetti di fronte ad una mutazione del gene causata da un altro evento, sinora mai considerato: il segnale esterno alla cellula. Le osservazioni del biologo americano nascono da un diversa, ma quanto mai semplice, osservazione del fenomeno biochimico. Una cellula trova ogni fonte di sostentamento e di vita non dal nucleo centrale, ma dalla membrana esterna. Infatti è risaputo che se ad una cellula viene tolto il suo nucleo, essa continua a sopravvivere. Mentre se vogliamo la morte di una cellula dobbiamo operare sulla lisi della doppia membrana fosfolipidica.

Inoltre, e soprattutto, il dr. Lipton osserva che proprio sulla membrana esterna di ogni cellula troviamo la PIM (proteine integrali di membrana) veri e propri canali recettori ed effettori per l'entrata e l'uscita di segnali. La sequenza dei nucleotidi di un DNA dunque viene a subire delle varianti e delle modificazioni proprio dai segnali esterni. Questi segnali non si riducono solo a molecole biochimiche, ma comprendono anche tutte quelle immissioni di energia determinate dalle sinapsi dei neuroni, che se vogliamo possiamo ancora ricondurre a reazioni biochimiche, ma che in effetti possiamo più facilmente ricollegare alle emozioni e stati psichici provati dall'individuo. In sostanza la sequenza del processo biochimico del DNA non vede quest'ultimo l'artefice primo dei meccanismi cellulari, ma semplicemente un raccoglitore ed elaboratore di informazioni esterne. Un po' come l'hardware di un computer che, in base ai dati ricevuti, immagazzina ed elabora i programmi futuri.

Le conseguenze sono di tutta evidenza: il DNA non è un “signore” che regola in modo predeterminato, a suo piacimento e a nostra insaputa, il divenire delle nostre cellule, ma è una meravigliosa struttura atta a regolare e mediare i segnali esterni, il tutto in un perfetto coordinamento con la vera centrale del nostro corpo: il cervello. Per capire come questa fenomenologia biochimica si traduca in un processo fisiologico, definito salute o malattia, troviamo la risposta negli studi del Dr. Hamer. Il dr. Hamer, dopo la morte violenta e improvvisa del figlio, non si accontentò di sentirsi dire che a causa dello “stress” subito, una “cellula impazzita” avrebbe deciso di scatenare un tumore al suo testicolo. Dopo continui riscontri nello studio di TAC cerebrali trovò la presenza dei focolai nel cervello che dimostravano la connessione tra evento psichico e organo. Da questa scoperta la sua ricerca ricevette un impulso del tutto nuovo, ma il metodo d'indagine era del tutto diverso rispetto a quello di un esame con un microscopio: occorreva chiedere al paziente cosa gli fosse accaduto.

Ci vollero pochi anni per mettere insieme il mosaico, ma dallo studio sinergico dell'embriologia e della filogenesi il dr. Hamer arrivò a dimostrare scientificamente la causa vera (il dr. Lipton direbbe il segnale esterno) che determina un cambiamento cellulare: il collegamento psiche-cervello-organo. Le scoperte del dr. Hamer confermano quindi la correlazione tra evento-segnale esterno e riflesso organico, ma il vero significato e portata di questa scoperta vanno al di là della semplice osservazione delle cause psichiche. La vera rivoluzione epocale che consegue alle leggi biologiche scoperte dal medico tedesco è la nuova accezione del significato del termine malattia. Da sempre la malattia è stata intesa come un errore della natura, al quale l'uomo-medicina deve porvi rimedio e i rimedi sinora proposti sono stati infiniti, ma tutti e comunque impostati sul principio suddetto del “brutto male”. Inoltre ogni sintomo del male, che sia proliferazione o riduzione cellulare, dolore o gonfiore, febbre o infiammazione viene trattato come “sbaglio” della cellula e allora l'obbiettivo sinora ricercato non può che essere unico: eliminare il sintomo. Dalla nuova accezione del rapporto causa-effetto scoperta e convalidata dalle ricerche citate ne consegue il nuovo modo di intendere il termine malattia: un Programma Speciale Biologico Sensato. Per un'esposizione migliore del concetto rimandiamo il lettore più esigente ai testi di Hamer .

Il Programma Speciale viene attivato da un evento shock, che ci coglie impreparati, acuto, drammatico e vissuto con un senso di isolamento. Questo momento è stato definito dal dr. Hamer DHS (Sindrome di Dirk Hamer) che ci porta immediatamente in uno stato di simpaticotonia, per lo più asintomatico, ma caratterizzato da una fase fredda: mani e piedi freddi, con difficoltà di dormire la notte. Dopo la soluzione del conflitto psichico si manifesta la fase successiva, proporzionale per intensità e durata alla precedente, e definita vagotonica, con evidenti sintomi di dolori, gonfiori e febbre. Questa seconda fase è intervallata da un momento di ritorno alla fase di simpaticotonia, determinata da una necessità di riequilibrio del corpo umano, prima di attuare la fase ultima di vagotonia e riportarci in carreggiata. Si resta attoniti quando l'applicazione di queste scoperte diventa oggetto di continue verifiche le cui conclusioni portano il ricercatore a riconoscere la loro validità dimostrando ed avvalorando così il termine di Leggi Biologiche. La storia ci insegna che le rivoluzioni non passano indolori ma alla fine il tempo e la forza degli uomini liberi hanno sempre avuto ragione.”

Il suindicato articolo del “Il sole 24 ore” evidenzia che, per ora, si pensa che “il cancro del seno sia dovuto a mutazioni del DNA che avvengono per caso” Le scoperte del dr. Hamer invece rilevano che il tumore del seno è quasi sempre dovuto ad un trauma psichico. Nel caso di tumore della ghiandola mammaria si tratta generalmente di un conflitto madre/figli, verso partner, verso il “nido”: Essendo la ghiandola mammaria legata al foglietto embrionale del mesoderma antico il tumore prolifera in conflitto psichico attivo e, cessato il conflitto psichico, si arresta la proliferazione e viene ridotto dai micobatteri o si incista. L'immaginazione scatenata dal conflitto psichico dà ordine al cervello di attivare la ghiandola mammaria per produrre più latte utile a salvare la vita delle persone che si avvertono in pericolo.

Nel caso invece di carcinoma duttale, ovvero carcinoma dei dotti galattofori (dei dotti dove passa il latte) durante il conflitto psichico attivo i dotti si ulcerano e riparano dopo la cessazione del conflitto . In questo caso i noduli si trovano solo nella fase di riparazione. Si tratta generalmente di conflitti di separazione dal partner, dai figli, genitori, parenti o persone vicine. L'ulcerazione dei dotti si produce allorchè l'immaginazione scatenata dal trauma psichico ordina al cervello di ulcerarli per lasciar scorrere quel latte che non serve più ad alimentare quel partner, quel figlio,quella persona a cui si è legati (si sono riscontrati casi in cui il conflitto psichico è stato scatenato dalla morte di un animale a cui la persona era molto legata). Il cervello non distingue tra realtà e immaginazione. Pertanto, come già spiegato nei capitoli precedenti, nelle persone, a differenza degli animali, quasi tutti questi traumi sono dovuti a fatti immaginativi, ovvero virtuali.

Le terapie possono essere infinite ma se si attua una corretta diagnostica la medesima diventa già di per sé parte importante dell'atto terapeutico. Continua


(1) C. Trupiano – Rivista scientifica Psiche-Cervelli-Organi n.1 /2006

Inviata da Paola Botta Beltramo

http://www.altrogiornale.org/news.php

Vedi:

CRISI ECONOMICA MONDIALE: LA FOLLIA NEOLIBERISTA DELLA LETTONIA

















DEL PROF. MICHAEL HUDSON E DEL PROF. JEFFREY SOMMERS
Globalresearch.ca

Mentre la maggior parte della stampa mondiale si concentra sulla Grecia (e anche su Spagna, Irlanda e Portogallo) come la zona euro più in difficoltà, la più grave, devastante e assolutamente più micidiale crisi nelle economie post-sovietiche programmate per entrare a far parte dell’Eurozona è sfuggita in qualche modo all’attenzione generale.

E’ senza dubbio così perché la loro esperienza è un’accusa dell’orrore distruttivo del neoliberismo – e della politica dell’Europa di non trattare questi paesi come promesso, non aiutandoli a svilupparsi secondo delle linee dell’Europa occidentale ma come zone da essere colonizzate per essere mercati di esportazione e mercati bancari, spogliate dei loro attivi di bilancio, dei loro lavoratori qualificati e più in generale della loro manodopera in età lavorativa, del loro patrimonio immobiliare e dei loro edifici, e di qualsiasi altra cosa ereditata dal periodo sovietico.

La Lettonia ha subito una delle peggiori crisi economiche del mondo. Non si tratta soltanto di una crisi economica, ma anche di una crisi demografica. Il suo crollo del PIL del 25,5 per cento solamente negli ultimi due anni (quasi il 20 per cento lo scorso anno) è già la peggior flessione mai registrata in un periodo di due anni. Le rosee previsioni del FMI anticipano un’ulteriore decrescita del 4 per cento, il che collocherebbe il tracollo economico lettone davanti alla Grande Depressione degli Stati Uniti. Ad ogni modo, le brutte notizie non si fermano qui. Il FMI stima che il 2009 vedrà un disavanzo totale dei conti dei capitali e dei conti finanziari per 4,2 miliardi di euro, e altri 1,5 miliardi di euro (equivalenti al 9 per cento del PIL) lasceranno il paese nel 2010.

Inoltre, il governo lettone sta rapidamente accumulando debito. Dal 7,9 per cento del PIL nel 2007, si stima che il debito della Lettonia arriverà al 74 per cento del PIL per quest’anno, stabilizzandosi presumibilmente,nello scenario migliore ipotizzato del FMI, all’89 per cento nel 2014. Questo la collocherebbe ben oltre i limiti del debito imposti da Maastricht per l’adozione dell’euro. Tuttavia, l’entrata nell’Eurozona è stato il principale pretesto della banca centrale lettone per le misure di austerità lacrime e sangue necessarie per mantenere il suo ancoraggio al tasso di cambio. Ma la tutela di questo ancoraggio ha bruciato montagne di riserve di valuta che altrimenti sarebbero state investite nell’economia nazionale.

Tuttavia nessuno, in Occidente, sta domandando perché la Lettonia abbia subito questo destino, così caratteristico nelle economie baltiche e nelle altre economie post-sovietiche ma solo un po’ più estremo. A quasi vent’anni di distanza dalla conquista della libertà, nel 1991, dalla vecchia Unione Sovietica, difficilmente si può incolpare il sistema sovietico come l’unica causa dei loro problemi. Inoltre non si può dare la colpa solamente alla corruzione – un retaggio dell’ultima fase della dissoluzione sovietica, per essere precisi, ma ingrandito, intensificato e addirittura incoraggiato nella forma cleptocratica che ha fruttato grossi raccolti ai banchieri occidentali e agli investitori. Sono stati i neoliberisti occidentali a finanziare queste economie con le loro “riforme per favorire le attività commerciali”, così tanto osannate dalla Banca Mondiale, da Washington e da Bruxelles.

Ovviamente sarebbero auspicabili livelli inferiori di corruzione (di chi altri si fiderebbe l’Occidente?) ma una sua forte riduzione potrebbe forse solo portare le cose al livello dell’Estonia che sta intraprendendo il cammino verso la schiavitù dell’euro-debito. Tutti questi paesi baltici confinanti hanno sofferto allo stesso modo problemi di disoccupazione, crescita ridotta, qualità in calo dei servizi sanitari e di emigrazione, in netto contrasto con Scandinavia e Finlandia.

Joseph Stiglitz, James Tobin ed altri economisti ben in vista in Occidente hanno iniziato a spiegare che c’è qualcosa di radicalmente sbagliato nell’ordine finanzializzato importato dai venditori occidentali di ideologie sulla scia del crollo sovietico. L’economia neoliberista non è stata sicuramente la strada che ha intrapreso l’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Si trattava di un nuovo esperimento, la cui prova generale fu imposta in origine al Cile sotto la minaccia delle armi dai ragazzi di Chicago. In Lettonia, i consulenti venivano da Georgetown ma l’ideologia era la stessa: smantellare il governo e consegnarlo a dei politici di fiducia all’interno.

Per l’applicazione post-sovietica di questo feroce esperimento, l’idea era quella di dare alle banche occidentali, agli investitori finanziari e verosimilmente agli economisti del “libero mercato” (così chiamati perché hanno regalato le proprietà pubbliche, esentasse, e hanno dato un nuovo significato al termine “pasto gratis”) carta bianca nella maggior parte dei paesi del blocco sovietico per progettare intere economie. E, per come si sono rivelate poi le cose, ogni progetto è stato lo stesso. I nomi delle persone erano diversi ma la maggior parte di loro era legata e finanziata da Washington, dalla Banca Mondiale e dall’Unione Europea. Essendo sponsorizzati dagli istituti finanziari occidentali, ci sorprenderemmo se questi se fossero usciti con un progetto per un proprio tornaconto finanziario.

E’ stato un progetto che nessun governo democratico occidentale avrebbe approvato. Le aziende pubbliche sono state distribuite ad individui fidati per essere vendute rapidamente ad investitori occidentali e ad oligarchie locali che hanno poi spostato in modo sicuro i loro soldi in paradisi fiscali offshore in Occidente. Per chiudere ogni questione, sono stati creati sistemi di tassazione locale che hanno lasciato i clienti tradizionali delle due più grandi banche occidentali – monopoli del patrimonio immobiliare e delle infrastrutture naturali – quasi senza imposte. Questo ha “liberalizzato” le loro entrate e i loro prezzi di monopolio per essere pagati dalle banche occidentali sotto forma di interesse invece che essere utilizzati come tassa di base nazionale per la ricostruzione di queste economie.

Non c’erano quasi banche commerciali in Unione Sovietica. Invece di aiutare questi paesi nella creazione di banche proprie, l’Europa occidentale ha favorito le proprie banche nella creazione del credito e nel caricare queste economie di tassi di interesse – in euro e in altre valute forti per la protezione delle banche. Questo ha violato un assioma fondamentale della finanza: mai esprimere i tuoi debiti in valuta forte quando le tue entrate sono espresse in una più debole. Ma come nel caso dell’Islanda, l’Europa aveva promesso di aiutare questi paesi ad entrare nell’euro con politiche di assistenza adeguate. Le “riforme” sono consistite nel mostrare loro come spostare la tassazione sulle attività commerciali e sul patrimonio immobiliare (i principali clienti bancari) sulla manodopera, non utilizzando una tassa piatta ma con una tassazione uniforme sui “servizi sociali”, così da ripagare la previdenza e l’assistenza sanitaria come se fosse una tassa proveniente dalla forza lavoro invece che finanziata dal bilancio generale costituito in larga parte dalle fasce più alte di reddito.

A differenza dell’Occidente, non esisteva un’imposta patrimoniale significativa. Questo obbligava i governi a tassare la manodopera e l’industria. Ma a differenza dell’Occidente, non esisteva alcuna imposta progressiva sui redditi o sulla ricchezza. Nella maggior parte dei casi la Lettonia aveva l’equivalente di un 59 per cento di tassa piatta sulla manodopera (i presidenti delle commissioni parlamentari al Congresso e i loro lobbisti si sognano una tassa così punitiva sulla manodopera, un pasto davvero gratis per i loro più importanti contribuenti elettorali!). Con un’imposta del genere, i paesi europei non avevano nulla da temere dalle economie che emergevano senza tasse e con nessun peso sul patrimonio che gravasse sulla loro forza lavoro con tasse, bassi costi abitativi e bassi costi sul debito. Queste economie erano avvelenate fin dal principio ed è ciò che le ha rese un “libero mercato” e così “favorevoli alle attività commerciali” dalla posizione di forza dell’ortodossia economica odierna dell’Occidente.

Non essendoci la forza per tassare il patrimonio immobiliare e le altre proprietà – o addirittura per imporre una tassazione progressiva alle fasce più alte di reddito – i governi erano obbligati a tassare la manodopera e l’industria. Questa filosofia fiscale del trickle-down [1] ha fatto aumentare di colpo il prezzo della manodopera e del capitale, tanto da rendere così costose l’industria e l’agricoltura nelle economie neoliberalizzate da non essere competitive con la “Vecchia Europa”. In effetti le economie post-sovietiche furono trasformate in zone di esportazione per i servizi industriali e bancari della Vecchia Europa.

L’Europa occidentale si è sviluppata proteggendo la sua industria e la sua manodopera, e tassando le rendite fondiarie e le altre rendite che non avevano una controparte in un costo di produzione necessario. Le economie post-sovietiche hanno “liberalizzato” queste entrate da pagare alle banche dell’Europa occidentale. Queste economie – senza alcun debito nel 1991 – sono state gravate di debito espresso in valuta forte, non nella loro moneta. I prestiti delle banche occidentali non sono stati utilizzati per rinnovare i loro investimenti di capitali, gli investimenti pubblici e il tenore di vita. La maggior parte di questi prestiti sono stati concessi principalmente verso beni già esistenti, ereditati dal periodo sovietico. La costruzione di immobili è sicuramente decollata ma gran parte del settore ora è affondata in un equity negativo. E le banche occidentali chiedono che la Lettonia e i paesi baltici paghino spremendo ancor di più un avanzo economico per mezzo di ulteriori “riforme” neoliberiste che rischiano di spingere altra forza lavoro all’estero perché le loro economie si riducono e si diffonde la povertà.

Il modello di una cleptocrazia dominante al vertice e una forza lavoro indebitata (non o poco sindacalizzata, con poche protezioni sul posto di lavoro) alla base – fu elogiata come un modello di economia favorevole alle attività commerciali che il resto del mondo doveva emulare. Le economie post-sovietiche erano completamente “sottosviluppate”, presentavano irreparabilmente costi elevati e in generale erano incapaci di competere sotto qualunque aspetto con i loro vicini d’Occidente.

Il risultato è stato un esperimento economico apparentemente andato fuori controllo, una distopia per la quale viene data la colpa alle vittime. L’ideologia neoliberista del trickle-down – a quanto pare preparata per una sua applicazione in Europa e in Nordamerica con una retorica altrettanto ottimistica – era così distruttiva dal punto di vista economico che è come se queste nazioni fossero state invase militarmente. E’ dunque giunto il momento di iniziare a preoccuparsi se i paesi baltici siano soltanto una prova generale di quello che vedremo negli Stati Uniti.

La parola “riforma” sta ora avendo una connotazione negativa nei paesi baltici, come l’ha avuta Russia. E’ arrivata a significare la regressione verso la dipendenza feudale. Ma mentre i signori feudali di Svezia e di Germania dominavano le grandi tenute lettoni con la forza della proprietà terriera, ora controllano i paesi baltici grazie ai mutui in valuta straniera sul patrimonio immobiliare della regione. La schiavitù del debito ha sostituito in tutto e per tutto la servitù della gleba. I mutui superano di gran lunga i reali valori di mercato, che sono precipitati del 50-70 per cento nell’ultimo anno (a seconda del tipo di abitazione), e superano di gran lunga la possibilità che hanno i proprietari di casa lettoni di pagare. Il volume del debito in valuta straniera è ben oltre quello che questi paesi possono guadagnare esportando i prodotti della loro forza lavoro, della loro industria e della loro agricoltura in Europa (che difficilmente vuole delle importazioni) o in altre regioni del mondo in cui i governi democratici si sono impegnati a proteggere la loro forza lavoro, e non a svenderla e soggiogarla a programmi di austerità senza precedenti – tutto in nome del “libero mercato”.

Sono trascorsi parecchi decenni dall’introduzione dell’ordine neoliberista e i risultati sono disastrosi, a dir poco un crimine contro l’umanità. La crescita economica non c’è stata e i beni del periodo sovietico sono semplicemente stati gravati di debiti. Questo non è il modo in cui si è sviluppata l’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale, o anche prima – o la Cina negli ultimi tempi. Questi paesi hanno seguito il cammino classico della protezione dell’industria nazionale, una spesa in infrastrutture pubbliche, una tassazione progressiva, un servizio sanitario pubblico e una regolamentazione della sicurezza nei posti di lavoro, il divieto di insider dealing e di sciacallaggio – tutte eresie nell’ideologia neoliberista del libero mercato.

Quelli che vengono fortemente messi in discussione sono i presupposti dell’ordine economico mondiale. Al centro della crisi odierna delle teoria e della politica economica ci sono tutte le premesse dimenticate e i concetti trainanti dell’economia politica classica. George Soros, il professor Stiglitz ed altri descrivono un’economia globale da casa da gioco (nella quale Soros si è sicuramente arricchito facendo scommesse) in cui la finanza si è staccata dal processo di creazione della ricchezza. Il settore finanziario rivendica delle pretese assurde, addirittura impagabili nell’economia reale di beni e servizi.

Questa era la preoccupazione degli economisti classici quando si concentravano sul problema delle persone che vivevano di rendita, possidenti di proprietà e di privilegi speciali le cui entrate (senza alcuna controparte in un qualunque necessario costo di produzione) portavano ad un’imposta de facto sull’economia – in questo caso, imponendovi sopra del debito. Gli economisti classici riconoscevano la necessità di subordinare la finanza ai bisogni dell’economia reale. Questa era la filosofia che guidava la regolamentazione bancaria negli Stati Uniti negli anni Trenta, e che l’Europa occidentale e il Giappone seguirono dagli anni Cinquanta agli anni Settanta per favorire gli investimenti nell’industria manufatturiera. Invece di controllare la capacità del settore finanziario di cimentarsi in eccessi speculativi, gli Stati Uniti ribaltarono questa regolamentazione negli anni Ottanta. Da una quota di poco inferiore al 5 per cento dei profitti complessivi degli Stati Uniti nel 1982, gli utili del settore finanziario al netto delle imposte sono aumentati alla cifra senza precedenti del 41 per cento nel 2007. In effetti, questa attività a somma zero è stata una “tassa” generale sull’economia.

Insieme alla ristrutturazione finanziaria, lo strumento più importante nella valigia degli attrezzi dei classici era la politica fiscale. L’obiettivo era quello di ricompensare il lavoro e la creazione di ricchezza, e di raccogliere il “pasto gratis” risultante dalle economie sociali “esterne” come base fiscale naturale. Questa politica fiscale aveva il merito di ridurre il peso sul reddito da lavoro (salari e profitti). Il terreno era visto come un dono di natura senza costi di lavoro di produzione (e quindi, senza un valore di costo). Ma invece di renderlo la base fiscale naturale, i governi hanno permesso alle banche di caricarlo di debito, trasformando l’aumento del valore della rendita del terreno in oneri di interesse. Il risultato, nella terminologia classica, è una tassa finanziaria sulla società – entrate che si pensava che la società raccogliesse come tassa di base da investire nell’economia e nell’infrastruttura sociale per arricchire la società. L’alternativa è stata quella di tassare i terreni e il capitale industriale. E quello che hanno lasciato gli esattori delle tasse viene raccolto ora dalle banche sotto forma di aumento dei prezzi dei terreni – prezzi sui quali gli acquirenti pagano un interesse sul mutuo immobiliare.

L’economia classica avrebbe potuto prevedere i problemi della Lettonia. Senza alcun freno alla finanza o alla regolamentazione dei prezzi di monopolio, senza una protezione industriale, una privatizzazione dei beni pubblici per creare “economie del dazio” e una politica fiscale che impoverisce la forza lavoro e persino il capitale industriale mentre ricompensa gli speculatori, l’economia lettone ha visto uno scarso sviluppo economico. Quello che ha raggiunto – e per il quale ha ricevuto un fragoroso applauso da parte dell’Occidente – è stata la sua disponibilità ad accumulare enormi debiti per sovvenzionare il proprio disastro economico. La Lettonia ha un apparato industriale troppo scarso e una limitata modernizzazione agricola, ma oltre 9 miliardi di lati di debito privato – ora col rischio di essere spostati sul bilancio del governo, esattamente come è successo per i salvataggi bancari americani.

Se questo credito fosse stato esteso in maniera produttiva per costruire l’economia lettone, sarebbe stato accettabile. Ma questo credito è stato perlopiù improduttivo, concesso per alimentare l’inflazione sul prezzo dei terreni e sui consumi di beni di lusso, riducendo la Lettonia ad un stato di quasi schiavitù dal debito. In quella che Sarah Palin definirebbe una “roba da speranza e cambiamento”[2], la Banca di Lettonia indica che il fondo della crisi è stato raggiunto. Le esportazioni hanno finalmente iniziato a risollevarsi ma l’economia si trova ancora in disperata difficoltà. Se continueranno le tendenze attuali, non rimarranno più lettoni che possano ereditare un qualsiasi risveglio economico. La disoccupazione si attesta ancora ad oltre il 22 per cento. Decine di migliaia di persone hanno lasciato il paese e altre centinaia di migliaia hanno deciso di non avere bambini. Questa è la naturale risposta all’imposizione di miliardi di lati di debito pubblico e debito privato nel paese. La Lettonia non è sulla strada verso i livelli occidentali di ricchezza, e non c’è alcuna via d’uscita dall’attuale politica fiscale regressiva e dal neoliberismo anti-operaio, anti-industriale e anti-agricolo che è stato imposto in modo così coercitivo da Bruxelles come condizione per il salvataggio della banca centrale lettone in modo che possa ripagare le banche svedesi che hanno concesso prestiti così improduttivi e parassitari.

Albert Einstein diceva che “follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. La Lettonia ha impiegato lo stesso Washington consensus “pro-Occidente” autodistruttivo, anti-governativo, anti-operaio, anti-industriale, anti-agricolo per quasi 20 anni e i risultati sono stati sempre peggiori. L’obiettivo imminente ora è quello di togliere l’economia della Lettonia dal suo cammino neoliberista verso la neo-schiavitù. Si potrebbe pensare che il cammino scelto dovrebbe essere quello tracciato dagli economisti classici del diciannovesimo secolo che hanno guidato la prosperità che vediamo in Occidente e ora anche in Asia orientale. Ma questo richiederebbe un cambiamento della filosofia economica – e richiederebbe un cambiamento di governo.

La domanda è: come risponderanno l’Europa e l’Occidente? Ammetteranno i loro errori? Oppure supereranno questo momento difficile comportandosi in modo sfacciato? I segnali non sono incoraggianti. L’Occidente sostiene che la manodopera non è stata impoverita abbastanza, che l’industria non è stata messa alla fame abbastanza e che il paziente economico non è stato fatto sanguinare abbastanza.

Se questo è ciò che Washington e Bruxelles vanno dicendo ai paesi baltici, immaginate quello che staranno per fare alle loro popolazioni!

Prof Michael Hudson and Prof. Jeffrey Sommers Fonte: www.globalresearch.ca Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=17627
15.02.2010

Traduzione di JJULES per www.comedonchisciotte.org
NOTE DI TRADUZIONE:

[1] Teoria economica secondo la quale si giustificano i programmi che rendono i ricchi ancora più ricchi sostenendo che alla fine i benefici “sgocciolano” fino alle classi meno abbienti [NdT]

[2] Riferimento agli slogan di Barack Obama durante la campagna presidenziale del 2008 [NdT]

L'Aquila invasa dai suoi cittadini



http://www.youtube.com/user/farabuttocomunista

Eleonora Martini

“Oggi mi riprendo la mia dignità”. Qualcuno se l'è scritto sulla tuta bianca da lavoro calzata prima di buttarsi a capofitto sul mucchio di detriti che fino a questa mattina ancora soffocava Piazza Palazzo, simbolo civico dell'Aquila. Non la dignità che qualcuno ha appiccicato addosso  agli abruzzesi come una condanna, “solo perché finora siamo stati silenti, mansueti e rassegnati”. No. Stavolta in migliaia e migliaia  si sono dati appuntamento di buon'ora ai Quattro Cantoni, davanti alle transenne che  da undici mesi tengono sotto sequestro l'amato centro storico, per lasciare impotenti esercito e polizia,  semplicemente travolti dalla folla che così per la terza domenica consecutiva si è ripresa la città. La maggior parte di loro indossava solo un cappello di carta, come fanno i muratori,  con sopra la scritta “L'Aquila rinasce dalle sue macerie”.
Autorizzati ad entrare nella zona off-limits avrebbero dovuto essere - secondo gli ordini del sindaco Massimo Cialente e del  questore – solo 45 persone autorizzate. Ma alle 11 del mattino è diventato evidente che il diktat stabilito con la scusa del “pericolo” e dettato dal timore di una protesta sempre più crescente in città, sarebbe  stato destinato a rimanere una battuta di spirito. Nella zona rossa sono entrati a centinaia, a migliaia forse, e dopo quasi un anno di “infantilizzazione” come gli aquilani amano chiamare quel misto di assistenzialismo e repressione che è stato il modello di comando e  controllo utilizzato dalla Protezione civile, “abbiamo dismostrato cosa sappiamo fare”. Perfettamente autorganizzatisi in gruppi di lavoro, c'era chi scavava a mano il cumulo di macerie indifferenziate di piazza Palazzo, chi le separava cercando soprattutto di salvare le pietre, le tegole, i materiali originali con cui vogliono ricostruire L'Aquila, e chi le portava via con le carriole tra due ali di folla festanti e due catene umane che si passavano le catinelle piene di detriti leggeri. Fino a riempire, a piazza Duomo, decine e decine di cassonetti di rifiuti finalmente differenziati. “Guarda Bertolaso che cosa si è perso!”, dice commosso Alessandro, uno degli attivisti dell'associazione cittadina “3e32” che insieme a tante altre, nate all'indomani del sisma, è stata la forza motrice di questa appassionata manifestazione.
Ma la festa, quella vera, inizia solo dopo aver deciso che sì, era il caso di portare una piccola parte di quei rifiuti davanti al palazzo del Consiglio regionale, simbolo della giunta del Pdl Gianni Chiodi succeduto come commissario straordinario a Guido Bertolaso (con vice Cialente). Il dubbio c'era: “Meglio non sporcare di nuovo, nemmeno questo angolo “buio” di città, dopo una tale dimostrazione di civiltà”, sostenevano alcuni, orgogliosi di aver ridato dignità e decoro all'Aquila. Ma alla fine “quando ci vuole ci vuole”. E, accompagnati da vigili e Digos, le pietre e i calcinacci sono stati depositati lì, come pro memoria per chi non è ancora stato capace, in mezzo a tanti “miracoli”, di risolvere il problema numero uno, quello che più di tutti impedisce la ricostruzione.
Perfino il sindaco Cialente si è dovuto arrendere. E malgrado avesse vietato la manifestazione, sconsigliato di forzare il blocco, promesso e minacciato, alla fine è arrivato anche lui in Piazza Duomo, per un po' di interviste davanti alle telecamere. Ma dentro la zona rossa liberata, no, non si è fatto vedere.
Ora, la parola passa ai parlamentari che stanno preparando una legge ad hoc per risolvere il problema, primo tra tutti il deputato Pd Giovanni Lolli. “Siamo arrivati davanti a due strade possibili – spiega Lolli – entrambe con controindicazioni e conseguenze molto pesanti. Voglio condividere questa scelta con i cittadini perciò venerdì prossimo convocheremo un'assemblea e porremo a tutti il quesito: cercare di cambiare una legge regionale per poter aprire nuovi siti di stoccaggioo provvisorio in loco, ma con un impatto sul territorio altissimo (per la movimentazione saranno occupati circa 1.500 camion al giorno), o cambiare una legge nazionale per poter portare le macerie fuori dall'Abruzzo per differenziarle, ma in questo caso perderemmo le pietre e i materiali originali da riutilizzare per la ricostruzione”.
Intanto l'appuntamento per domenica prossima è stato fissato indicativamente per ripulire Piazza Castello, anche se si deciderà mercoledì prossimo in assemblea. Poi, l'idea è di andare a dare una mano anche ai residenti delle decine di frazioni dell'Aquila. I tanti borghi antichi che rischiano di morire, soffocati dalle macerie, dai puntellamenti spesso inutili e da una crisi socio-economica che oggi fa più paura del terremoto.      

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Georgia Guidestones, il monumento post apocalisse
















Le Georgia Guidestones sono uno dei monumenti più discussi ed enigmatici della storia moderna. E' composto da 6 pietre di granito, alcune delle quali riportano un messaggio che indica 10 consigli, in otto lingue moderne e 4 antiche, su come l'umanità debba sopravvivere dopo un'apocalisse.



Considerata la Stonenghe Americana, le Georgia Guidestone (che tradotto significa "Le Pietre Guida della Georgia") si trovano nella Contea di Elbert, in Georgia, USA. Il monumento è alto circa 6 metri, per un peso complessivo di oltre 100 tonnellate, ed è strutturato in questo modo: una pietra sta al centro, come un pilastro, e quattro le "ruotano" attorno, allineate astronomicamente. Una pietra è invece posta sulla cima, poggiando sul pilastro centrale e sulle 4 pietre a raggiera.
Nessuno sa esattamente chi abbia commissionato il monumento. L'unico indizio viene da una piastra di roccia posta non molto distante dalle Georgia Guidestone, che riporta le dimensioni del monumento e spiega come il complesso di pietre sia orientato astronomicamente attraverso una serie di fori.


LA STORIA
Questa sarebbe la storia sull'origine del monumento e sulla natura del committente: un giorno di giugno 1979, un uomo che si fece chiamare Robert C. Christian entrò negli uffici della Elberton Granite Finishing, un'azienda che lavora il granito, dicendo di rappresentare un "piccolo gruppo di leali americani" che stavano pianificando l'installazione di un complesso di pietra insolitamente grande.
Elberton, sede della Elberton Granite Finishing, è conosciuta come la capitale mondiale del granito, dato che pare che le cave locali producano il miglior granito del mondo.

Non appena Christian iniziò a descrivere l'opera che voleva commissionare alla Elberton Granite, Joe Fendley, presidente della compagnia, sgranò gli occhi e si mise ad ascoltare: non solo quell'uomo stava chiedendo delle pietre più grandi di qualunque altra mai estratta nella contea, ma voleva tagliarle, levigarle, ed assemblarle in una sorta di enorme meccanismo astronomico.

Alla richiesta di un perchè, Christian spiegò che la struttura sarebbe servita da bussola, calendario ed orologio, e che avrebbe riportato una serie di linee guida in otto differenti linguaggi. Sarebbe stata in grado di resistere a quasi tutti gli eventi catastrofici, in modo tale che gli individui che sarebbero sopravvissuti avrebbero avuto una guida per ristabilire al meglio la civiltà.

Fendley tentò di scoraggiare l'uomo, dicendo che ci sarebbe voluto tempo e molto, molto denaro. Ma l'uomo si limitò a chiedere quanto tempo sarebbe stato necessario.
Christian poi rivelò che il suo nome era in realtà uno pseudonimo, e che il gruppo dietro al progetto aveva pianificato l'opera da almeno 20 anni, volendo però rimanere anonimo per sempre.
Tant'è che il pagamento dell'opera avvenne attraverso il trasferimento di fondi da differenti banche, con l'intento (dichiarato) di far rimanere anonimi i finanziatori del monumento.


IL MONUMENTO
La realizzazione si rivelò così complessa per Fendley, soprattutto per via dei numerosi risvolti astronomici, che la compagnia dovette assumere un astronomo della University of Georgia.
Le quattro rocce esterne infatti sono state orientate sulla base del movimento annuale del sole. La colonna centrale invece fu orientata sulla base di due misure: la posizione della Stella Polare (visibile attraverso un foro in ogni momento dell'anno) e la posizione del sole durante i solstizi e gli equinozi.
A complicare il tutto, un foro di quasi 20 centimetri sulla pietra in cima proietta, ogni giorno verso il tramonto, un raggio solare che colpisce la pietra centrale, indicando il giorno dell'anno.

post-apocalisse2
Ma la cosa più misteriosa (se già quanto descritto non lo fosse) del monumento sono le iscrizioni: 10 "regole", scritte in otto lingue moderne, si trovano su ogni facciata delle quattro pietre a raggiera. Le lingue utilizzate sono: inglese, spagnolo, russo, cinese, arabo, ebraico, hindi e swahili. Le scritte in differenti linguaggi riportano lo stesso insieme di regole, che sono:
1.Mantieni l'umanità sotto i 500 milioni in perenne equilibrio con la natura
2.Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità
3.Unisci l' Umanità con una nuova lingua viva
4.Domina passione, fede, tradizione e tutte le cose con la sobria ragione
5.Proteggi popoli e nazioni con giuste leggi e tribunali imparziali
6.Lascia che tutte le nazioni si governino internamente, e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale
7.Evita leggi poco importanti e funzionari inutili
8.Bilancia i diritti personali con i doveri sociali
9.Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l'armonia con l'infinito
10.Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura

Ma le stranezze non finiscono qui. Se questi moderni "10 comandamenti" non fossero sufficienti, ecco che su ogni bordo della lastra di copertura compare un'altra iscrizione, per quattro volte, ed in quattro lingue antiche: Babilonese, Greco, Sanscrito e geroglifici egiziani. La scritta recita: "Lascia che queste pietre-guida conducano ad un'Era della Ragione".

C'è inoltre una tavola di pietra che fornirebbe una spiegazione parziale del monumento.

Al centro della lastra è scritta la data d'inaugurazione:

The Georgia Guidestones
Center cluster erected March 22, 1980

Subito sotto:

Lasciate che queste siano pietre-guida per un'Era della Ragione

Ai lati sono scritti i nomi di antichi linguaggi, mentre sulla parte sinistra della tavola sono riportati alcuni dati relativi al monumento:


Astronomic Features
1. channel through stone indicates celestial pole.
2. horizontal slot indicates annual travel of sun.
3. sunbeam through capstone marks noontime throughout the year

Author: R.C. Christian
(a pseudonyn) [sic]

Sponsors: A small group of Americans who seek the Age of Reason

Time Capsule
Placed six feet below this spot On To Be Opened on

Esatto, sotto sarebbe sepolta una capsula del tempo...

Sulla destra invece vengono riportate le misure ed il peso delle pietre che compongono le Georgia Guidestone.
Al centro, sotto le due colonne sopra citate, vengono riportati i linguaggi utilizzati per scrivere le 10 "regole".



CONTROVERSIE
Fin da prima dell'inaugurazione del monumento, il 22 marzo del 1980, ci sono state polemiche sulle Georgia Guidestone.
Uno dei primi fu un pastore locale, James Travenstead, che affermò che un gruppo occulto avesse creato le Georgia Guidestone allo scopo di commettere un qualche sacrificio di natura non meglio nota.

Una delle proccupazioni principali sembra venire dalla prima "regola", mantieni l'Umanità sotto i 500 milioni. Attualmente siamo circa 6 miliardi, il che significa che solo un dodicesimo della popolazione mondiale avrebbe il diritto a rimanere in vita sul nostro pianeta, stando alla frase incisa nela roccia.

Altro punto molto discusso è quello su "Guida la riproduzione saggiamente", che suona molto da eugenetica nazista, anche se potrebbe soltanto essere un riferimento ai 500 milioni indicati in precedenza e sulla necessità di un controllo della riproduzione per non sforare oltre la popolazione-limite.

Per il resto, non sembrano consigli così sconvolgenti, se non per il fatto che sono stati appositamente scritti in caso di un'apocalisse di qualche genere.

Poco dopo l'inaugurazione, le paure di Travenstead divennero realtà: il monumento divenne una delle località preferite da una serie di "streghe" e da aderenti a correnti pagane. Sebbene nessun sacrificio umano o animale sia mai avvenuto sotto le Georgia Guidestone, la cosa non fece molto piacere al pastore.
Col tempo, le Georgia Guidestones divennero una delle mete preferite dai turisti e dai cospirazionisti di tutto il mondo. E contribuirono a rendere la città di Elberton una località degna di visita.



SPIEGAZIONI
Qui vorrei che qualcuno mi desse una mano. Ci sono così tante teorie a riguardo che è molto faticoso orientarsi. Ne elencherò alcune, e chiederei il vostro aiuto nel caso ne mancassero:

•Le Georgia Guidestone sono state commissionate da un gruppo di facoltosi americani che temevano in un'apocalisse nucleare visto il periodo di Guerra Fredda
•Il monumento avrebbe natura satanica, come ha dichiarato Mark Dice, autore del libro "The resistance Manifesto". Secondo lui, i committenti sarebbero membri di una setta Luciferina segreta.
•Il monumento sarebbe stato eretto per odine del New world Order
•Le Georgia Guidestone sarebbero una serie di indicazioni dopo l'apocalisse naturale imminente
•Le regole scritte sul monumento servirebbero per affrontare il periodo post-bellico seguente ad un conflitto con una civiltà extraterrestre
•Mr Christian era un membro dei Rosacrociani, una società segreta nata nel tardo medioevo in Germania sulla base di culti esoterici
Le teorie non finiscono qui, c'è una nuvola di ipotesi sul perchè di queste pietre.
Ci avvisano di un'apocalisse imminente, o sono solo un bizzarro monumento? Voi che ne pensate?

Daniele Bagnoli

http://www.reportonline.it/