lunedì 15 marzo 2010
Paolo Barnard: il re è nudo, ma non ce ne accorgiamo
http://www.youtube.com/user/NoOneWorldGovernment
Da http://www.arcoiris.tv : Paolo Barnard, co-fondatore di Report, ora giornalista di Rai Educational, partendo dal suo ultimo libro "Perché ci odiano" (ed. BUR) tenta di mostrarci il fenomeno del terrorismo internazionale valutandolo da diversi punti di vista. Il suo sguardo non vuole fermarsi al "chi terrorizza chi" in quanto tendente alla distorsione e alla mala interpretazione di un fenomeno tanto complesso, ma ci propone una valutazione a ritroso nel tempo facilmente identificabile nella storia presente della politica estera occidentale. Le sue considerazioni, supportate da attenta e scrupolosa indagine storico-politica, ci portano a comprendere quanto il sistema sociale occidentale sia stato capace di indurre odio per via di innumerevoli azioni di violenza perpetrate a popoli inermi in virtù della compulsiva ricerca del potere a tutti i costi. Nessuna giustificazione alla violenza, ma l'induzione alla comprensione del fenomeno quale strumento se non risolutivo, almeno atto ad avviare quel dialogo globale scevro di pregiudizi che unico potrebbe lenire il fenomeno in corso.
Joe Glenton, il disertore che ha detto no alla guerra santa
Lunedì 15 Marzo 2010 12:27 Andrea Intonti
Londra (Inghilterra) - «La corte la condanna ad anni 2 di carcere per aver stonato nel coro della guerra santa al terrore». Potrebbe essere questa l'ipotetica fine del processo a Joe Glenton che si sta tenendo in questi giorni in Inghilterra. La “stonatura” di Joe, che ha 26 anni e fino ad un anno fa faceva il caporale per le forze di occupazione britanniche in Afghanistan, è quello di aver detto «NO! La guerra combattetevela da soli!»
Joe si arruola nel 2004 nell'esercito britannico, due anni dopo chiede di essere inviato in Afghanistan, convinto dalla propaganda mondiale che la guerra – qualunque essa sia ed ovunque essa venga combattuta – sia un modo per portare la pace e la democrazia.
Però la guerra è qualcosa di diverso. Non è come gliel'avevano raccontata il governo “democratico” del suo Paese o durante l'addestramento. La guerra “vera”, quella vissuta sulla propria pelle è molto diversa da quella che raccontano nei film, e Joe ne rimane talmente shockato che gli viene diagnosticato il Ptsd, il Disturbo da stress post traumatico, una sorta di “malattia professionale” per chi, alla voce “professione”, ha scritto: fare la guerra. Con una diagnosi del genere non puoi tornare al fronte, perché diventi pericoloso per te stesso e per i tuoi compagni (e l'Inghilterra è tra i paesi più colpiti da lutti tra i militari al fronte afghano), ma l'ottusità dei vertici militari gli impone il ritorno, perché lui “deve servire la Patria”. Joe però di ritornare a fare la guerra, quella guerra ingiusta che uccide indistintamente “terroristi” e civili, e che certo non porta “la pace e la democrazia” proprio non ne vuole sapere. Allora decide di fare una cosa che sempre più si sta diffondendo tra i militari: se ne va di sua sponte. Decide che la sua licenza avrà scadenza illimitata. Così come hanno già fatto 17.000 soldati prima di lui.
Joe è un soldato, è vero. Ma non è un burattino, ed i suoi diritti li conosce. E conosce anche quello Statuto del Tribunale di Norimberga dove si dice che un militare ha l'obbligo legale di non eseguire un ordine illegale. E andare a far la guerra per assecondare i voleri geopolitici ed economici di un altro paese – gli Stati Uniti – è illegale. Portare morte e distruzione, invadere una terra senza averne motivo: tutto questo è illegale, che sia la legge dell'uomo a giudicare o che sia quella di Dio, per chi ci crede naturalmente.
Sono circa 17.000 i casi di diserzione – perché di questo si tratta, in sostanza – ma perché a pagare è soltanto Joe?
Perché Joe decide che quello spartito non solo non lo vuole più cantare, ma vuole impedire che altri proseliti si affaccino al coro che canta le lodi della guerra giusta, pacifica e democratica. Quindi ne inizia a parlare della sua esperienza in pubblico, e questo ai “piani alti”, a quelli che fanno la guerra spostando miniature di soldati e carri armati sulle cartine geografiche, a quelli che – come Gordon Brown – il culo al fronte non ce l'hanno messo neanche per un secondo, quelli che cantano contro, quelli che stonano le loro canzoni di “pace, amore e prosperità” al ritmo di mitra e mortai proprio non piace, e quindi Joe deve essere messo a tacere.
Perché i liberi pensatori in un mondo di burattini sono pericolosi, perché possono portare alla ribellione dal manovratore, e questo non è ammesso, in particolare se vanno a parlare in giro delle loro esperienze.
Joe dunque non può più parlare, perché in un mondo che riconosce come unica legge quella della violenza puoi rifiutarti di uccidere, ma il prezzo da pagare è la tua libertà.
Joe non può parlare, è vero. Ma Sue e Claire – la madre e la moglie – non sono state in guerra, a loro non possono tappare la bocca: saranno loro, dunque, a prestare la voce ai pensieri di Joe, che nel frattempo, visto il grande rumore che la vicenda sta facendo nel mondo – tranne in Italia, dove si discute sempre del nulla – vede derubricare le accuse più pesanti, tra cui quella di diserzione. Ma l'impedimento a raccontare la sua storia, a far sapere a chi in guerra non c'è stato cos'è – davvero – la guerra no, quello proprio non si può fare.
Intanto, nel mondo, la protesta inizia a farsi sempre più forte: firmano petizioni per lui gli obiettori di coscienza israeliani, i pacifisti, i reduci di molte guerre ed in Inghilterra il 70% dell'opinione pubblica si schiera in qualche modo con Joe, dicendo che la guerra non è una cosa giusta, e che i ragazzi che portano in giro l'onore della bandiera con la Croce di San Giorgio devono tornare a casa.

Rifiutarsi di uccidere non è un reato, perché se lo fosse dovrebbero essere portati davanti al banco degli imputati i più grandi genocidi della Storia, quindi non solo quelli fatti dai signori della guerra africani o dai dittatori latinoamericani o asiatici, ma anche quelli perpetrati – con mezzi direttamente od indirettamente violenti – dai governi dei paesi ricchi verso i paesi poveri e da quelle istituzioni, nazionali e sovranazionali, che per i propri interessi permettono tutto questo.
E' possibile inviare messaggi di supporto a Joe all'indirizzo: defendjoeglenton@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (indirizzo protetto da spam bot), nonché firmare la lettera-petizione per fermare l'incarcerazione di Joe (la trovate qui: http://www.petitiononline.com/Glenton/petition.html)
Perché Joe è un uomo libero, e dopo aver visto la guerra fissandola negli occhi non deve subire il terrorismo del coro che canta quant'è bella, buona e giusta la Santa Guerra al Terrore.
Andrea Intonti
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Dossier Calabria: cosa bolle in pentola?
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Sabato 13 Marzo 2010 10:29 Vincenzo Mulè
Un filo invisibile sembra collegare la vicenda delle navi dei veleni con le indagini sull’attentato che nel gennaio scorso colpì la procura di Reggio Calabria. In mezzo, i tentativi della ‘ndrangheta di influenzare le elezioni.
Sono giorni molto caldi quelli che sta vivendo la Calabria. Terra alla quale, con pieno merito oramai, potrebbe essere affibbiata l’etichetta di “Regione laboratorio”. Appellativo non proprio lusinghiero se analizziamo lo scorrere degli eventi. Ai quali le imminenti elezioni hanno dato una decisa accelerata. Il fermento delle cosche è dimostrato dai ripetuti segnali intimidatori: a Reggio, con le minacce ai pm Lombardo e De Bernardo, a Vibo Valentia (con i murales contro il procuratore Spagnuolo) passando per Crotone, dove i clan farebbero carte false per togliere di mezzo il pm Bruni). Un quadro che porta al centro dell’attenzione gli accordi e i legami tra la politica e le ‘ndrine. Uno scenario in cui si registrano anche coinvolgimenti di esponenti della magistratura e che è stato messo a soqquadro dal recente disegno di legge che impedisce ai pregiudicati per mafia di svolgere la campagna elettorale.
Angela Napoli è stata tra i politici più attivi nel promuovere questo provvedimento. Secondo quanto raccontato dal pentito Gerardo D’Urzo, esisteva un progetto delle cosche della Piana di Gioia Tauro per uccidere la donna componente, tra l’altro, della Commissione parlamentare antimafia. Da esperta delle cose di Calabria, la Napoli ha riconosciuto in questo disegno «interessi un po’ più ampi che toccherebbero la zona grigia tra politica, imprenditoria e massoneria deviata». Diventa, allora, una diretta conseguenza che l’attentato avrebbe dovuto essere un «favore ad un politico di un’altra corrente». Veleni. Dal mare. Nella politica.
In questi giorni si sta celebrando il processo “Cent’anni di storia”. Gli atti del procedimento offrono uno spaccato degli affari delle cosche della Piana di Gioia Tauro, nella quale i Piromalli e i Molé, alleati da «cent’anni» ora sono in lotta tra di loro. Hanno in mano tutto i Piromalli, la politica, gli affari del Porto e i business internazionali. Tra i loro referenti privilegiti c’è Aldo Micciché, 72 anni, ex segretario della Dc di Reggio negli anni Ottanta, poi consigliere provinciale a Roma. Per i pm, «è il simbolo del perfetto strumento a disposizione della cosca mafiosa». Un personaggio intorno al quale ruotano una serie di personaggi che, consapevoli o meno, «divengono funzionali allo scopo principale che l’indagato si prefigge: quello di incrementare la forza e la efficacia del sodalizio di cui fa parte integrante». Tra questi Marcello Dell’Utri che il 12 dicembre 2007, 28 minuti dopo le nove di sera, lo chiama. Il vecchio Aldo gli dice che presto ci saranno le elezioni, «ci dobbiamo preparare». Poi gli chiede una e-mail di Berlusconi, «gli devo mandare delle cose della gente di là, importanti per lui». Poi i due parlano di politica, della collocazione dell’onorevole Armando Veneto (avvocato storico del «casato» dei Piromalli, e deputato con più partiti), forse c’è una trattativa con lui per le prossime elezioni. Micciché ne è sicuro e dice che lui può garantire 40mila voti in tutta la provincia di Reggio. «Questo è importante», commenta Dell’Utri soddisfatto.
Ma i veleni, in Calabria, arrivano anche nella magistratura. La prima commissione del Csm ha aperto nei confronti del sostituto procuratore generale Francesco Neri la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale. La Commissione sarebbe giunta alle sue conclusioni dopo avere esaminato più casi in cui il magistrato si sarebbe visto respingere dai collegi giudicanti richieste di patteggiamento, per pene giudicate troppo basse. Al pg Neri sarebbe contestato, tra l’altro, di avere avuto come difensore, nei procedimenti disciplinari avviati a suo carico, lo stesso avvocato che assisteva uno degli imputati per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende, uccisa il primo agosto del 2007 nel corso di una rapina. Nel processo per l’assassinio di Rende, Neri rappresentava la pubblica accusa e fu sostituito per decisione del procuratore generale Salvatore Di Landro. Neri ha avuto anche contestata l’avocazione del procedimento penale a carico del consigliere regionale della Calabria del Pdl Alberto Sarra, avocazione poi annullata dalla Corte di Cassazione.
Francesco Neri è il magistrato che si occupato delle rogatorie internazionali per la strage di Duisburg. In passato è stato anche titolare di inchieste sulle navi dei veleni. Una circostanza non da poco. Che rischia di scombinare di nuovo le carte su un’inchiesta che la Dda di Catanzaro sembra aver dimenticato. Sulla vicenda, la Commissione ecomafia ha ascoltato l’assessore regionale all’Ambiente della Calabria, Silvio Greco, che ha segnalato che nel golfo di Lamezia Terme ci sarebbe una nave affondata che, secondo il presidente Gaetano Pecorella, «potrebbe corrispondere ad una di quelle descritte dal pentito Francesco Fonti».
Vincenzo Mulè
Terranews.it
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I LEGAMI INCESTUOSI TRA LE ONG, GLI STATI E LE MULTINAZIONALI
DI JULIAN TEIL
Réseau Voltaire
Per condurre la loro azione, le ONG umanitarie corteggiano i grandi donatori: le società multinazionali e gli Stati. Questa vicinanza favorisce la speculazione dei dirigenti e la politicizzazione delle grandi cause. Lentamente, alcune associazioni vanno verso obiettivi che non hanno alcun rapporto con i loro scopi ufficiali. Julian Teil esplora questa evoluzione attraverso numerosi esempi.
Molti programmi di solidarietà internazionale sono adottati a grande maggioranza dalle organizzazioni inter-governative, seguiti immediatamente dalle ONG e dai media. Alcuni di loro non sembrano tuttavia rappresentare i valori e gli ideali che rivendicano. Una breve panoramica permette di decifrare alcune relazioni esistenti tra di loro. Ci concentreremo qui su un concetto nato negli anni '90 e su un programma di solidarietà in fase di elaborazione. Non si tratta di accusare le diverse persone e gli intermediari di questi programmi, ma di analizzare le relazioni che sono mantenute nei medesimi, al fine di preparare una panoramica del contesto in cui tali persone forniscono il loro impegno.
L'1%, l'Africa e le sue reti
In occasione della mostra La marche du siècle [ndt: La marcia del secolo], il 5 gennaio 1994, il Presidente del Consiglio Generale del dipartimento Hauts-de-Seine e ministro degli Interni Charles Pasqua, ha dichiarato: "E' necessario che la Francia conduca una vera e propria crociata per lo sviluppo. Sappiamo che oggi, tutti gli esperti lo dicono, se spendessimo per l'aiuto allo sviluppo dei paesi non industrializzati, sottosviluppati, l'equivalente dell’ 1% del nostro PIL, il problema sarebbe risolto”. Questa pratica è già in uso all'interno della società di economia mista (SEM) Coopération 92, fondata su iniziativa di Pasqua e diretta dai suoi collaboratori. Le azioni reali di Coopération 92 nel Gabon sono state fatte senza gara d’appalto e si sono rivelate molto costose. Senza legame ufficiale con quanto precede, importi pari a quanto è stato speso sono stati offerti dal Capo dello Stato del Gabon per finanziare le attività politiche di Pasqua e del suo staff. [1]. Solo 14 anni più tardi, il 24 Ottobre 2008, il Consiglio Generale di Hauts-de-Seine vota lo scioglimento della società, che era stata comunque oggetto di aspre critiche da oltre un decennio. L'opposizione (PS, Verdi, PC) ha denunciato la sua non trasparenza rammaricandosi dell'assenza di ONG nei progetti [2].
L’utilizzo di una parte del bilancio di un organismo pubblico o misto per azioni di solidarietà internazionale, quando non è questo lo scopo di tale organismo, è un’appropriazione indebita di fondi pubblici, a prescindere dalla dignità di queste operazioni. O meglio, "era un’appropriazione indebita di fondi", perché la legge Oudin-Santini, in vigore dal 27 Gennaio 2005, consente ai comuni, a alcune istituzioni pubbliche di cooperazione, ai sindacati misti con l’onere dei servizi pubblici di acqua potabile, alle agenzie dell’acqua, ecc., di assegnare l'1% del loro budget a azioni di solidarietà internazionale e di cooperazione. Questa legge, secondo André Santini "è un modo per esportare il modello francese di gestione delle acque, ma anche un mezzo per conquistare nuovi mercati per i gruppi francesi” [3].
Questa disposizione legislativa ha legalizzato una pratica fino ad allora illecita, messa in atto da alcune agenzie dell’acqua (Seine Normandie e Rhin-Meuse), denunciate dalla Corte dei conti nel 2002 [4].
[ I truculenti Charles Pasqua e André Santini hanno creato una rete di ONG di sviluppo indissolubilmente legata a Françafrique. ]
André Santini, autore principale di questa legge, era il vice-presidente del gruppo parlamentare di studio sul problema dell’acqua. Questo alleato di Charles Pasqua era anche vice-presidente al Consiglio Generale del dipartimento Hauts-de-Seine, Presidente del Sindacato delle acque della regione île-de-France (SEDIF) e del Bacino Seine Normandie. La gestione delle risorse idriche nella regione île-de-France è stata affidata fino al 2010 alla Générale des eaux, rinominata Vivendi Environnement, poi Veolia. Nel Comitato del Bacino Seine Normandie, responsabile dell'acqua nella sua regione, Santini è assistito da un vice-presidente, Paul-Louis Girardot, anche presidente del consiglio di sorveglianza di Veolia Eau e Vice-Presidente del consiglio di amministrazione di Veolia Environnement (ndt ambiente).
Veolia Environnement ha lanciato nel 2006 il suo comitato di valutazione indipendente al fine di "arricchire la visione strategica di Veolia Environnement”. Essa comprende tra gli altri, Jean Michel Severino, direttore generale della Agence française de Développement [ndt: Agenzia francese di sviluppo] (AFD) e Philippe Lévêque direttore generale dell’ONG Care France. Care France gode della partnership in vigore tramite la legge Oudin-Santini e ringrazia le varie agenzie dell’acqua e il Consiglio generale di Hauts de Seine, nella sua relazione del 2009.
Primo beneficiario della legge Santini e primo partner di Coopération 92, l’associazione SOS Sahel si dedica a rinverdire il deserto. In seguito alla grande siccità del 1973-1974, Léopold Sédar Senghor, allora presidente del Sénégal, invitò la società civile francese e africana a creare un'associazione per la lotta contro la carestia. Così è nato a Dakar nel novembre 1976, SOS Sahel.
L’ Ong Action Contre la Faim milita per "ratificare [la legge Santini] a livello europeo (al fine di aiutare più persone ad avere accesso all’acqua e alle operazioni di bonifica, tutto questo in accordo con gli Obiettivi del Millennio)” [5]. Questa proposta dovrebbe suscitare vive critiche in quanto consiste nella legalizzazione su scala europea di una prassi che rimane illecita in molti stati.
Action Contre la Faim è un’ associazione internazionale fondata nel novembre del 1979 con il nome di Action Internationale Contre la Faim (AICF) sotto l’egida di intellettuali atlantisti quali Françoise Giroud, Guy Sorman, Jacques Attali, Bernard-Henry Lévy. Si trattava all’epoca di nutrire in Pakistan gli islamisti afgani in fuga dall’Armata Rossa. Quattro mesi dopo la sua fondazione, nel febbraio 1980, AICF partecipa a un evento mediatico: "la marcia per la sopravvivenza." In seguito all’appello di Médecins Sans frontières, personaggi celebri scortano un convoglio umanitario che viene fermato al confine con la Cambogia. Si susseguono immagini strazianti in cui Bernard Henry-Lévy e Elie Wiesel implorato le truppe comuniste vietnamite di lasciare passare gli aiuti umanitari destinati ai Khmers Rossi, che hanno appena abbattuto e che avrebbero fatto morire di fame. La marcia è stata organizzata in segreto dalla CIA, con l'aiuto di Claude Malhuret [6]. Si scoprirà più tardi che non c'era carenza di cibo nei campi profughi dei Khmers rossi.
La creazione dell'associazione sarebbe stata finanziata da Michel David-Weill, allora presidente della banca franco-americana Lazard e politicamente impegnato nella crociata anti-sovietica. Jean Guyot, che è entrato a far parte di Lazard nel 1955, sarà il fondatore e primo presidente della ONG CARE France. Guy Sorman spiega: "David-Weill avrebbe voluto farci questo assegno. Ma, all’epoca , quella del controllo dei cambi, era complesso trasferire fondi tra gli Stati Uniti e Francia. Abbiamo quindi deciso di creare una filiale americana” [7].
Così, i legami tra le comunità locali, le ONG e i generosi mecenati appaiono inficiati da secondi fini politici o commerciali ben lontani dagli ideali sbandierati.
Il Global Water Initiative e il programma Water Efficient Maize for Africa
Nel 2007, un generoso mecenate offre 15 milioni di dollari all’anno per 10 anni a un gruppo di ONG per azioni a lungo termine atte a favorire l'accesso all'acqua. Si tratta di Global Water Initiative (GWI).
Il progetto è condotto in Burkina Faso, Mali, Niger, Senegal e altri nove paesi in Africa e in America Centrale. Esso mira a fornire alle comunità un accesso duraturo all'acqua potabile e ai sistemi di bonifica, in particolare l'accesso all'acqua per le esigenze della produzione rurale.
Sette ONG sono coinvolte nel GWI:
Action against Hunger/ Action contre la Faim [ndt: Azione contro la fame]. (AAH / ACF)
- CARE [8]
- Catholic Relief Services (CRS)
- The World Conservation Unio n - IUCN
- International Institute for Environment and Development (ndt. Istituto Internazionale per l'Ambiente e lo Sviluppo (IIED)
- Oxfam America
- SOS Sahel. [9]
Il programma è stato messo a punto da David Blanc (Direttore del dipartimento delle Operazioni di Action contre la faim USA) in collaborazione con la Howard G.Buffett Foundation, che finanzia il progetto nella sua globalità [10].
Howard Graham Buffett è il figlio di Warren Buffett, classificato al secondo posto mondiale in quanto a ricchezza, dalla rivista Forbes nel 2008. Si presenta come un agricoltore, filantropo, appassionato di fotografia. Il suo percorso passa malgrado tutto attraverso la gestione di diverse società tra cui Archer Daniels Midland dal 1992 al 1995, una delle più grandi società agro-alimentari degli Stati Uniti. La società, che si occupa di cereali, esercita un’influenza importante nella diffusione di organismi geneticamente modificati (OGM). La fondazione Howard G. Buffett è nata nel 1999 e ha come mission il compito di fornire l'accesso ai bisogni fondamentali per le persone più povere ed emarginate del mondo. La fondazione pone particolare attenzione all'accesso all'acqua in America centrale e in Africa, e allo sviluppo delle risorse agricole per i piccoli agricoltori locali.
Tra i sette partecipanti al GWI, l’IIED (International Institute for Environment and Development), (ndt. Istituto Internazionale per l'Ambiente e lo Sviluppo) ha svolto un ruolo ideologico di primo piano nel condurre la ripresa del maltusianismo e la mobilitazione contro il riscaldamento climatico. Con il finanziamento dell’ Aspen Institute [11], l’IIED è stata fondato nel 1971 dall'economista inglese Barbara Ward (nota anche come baronessa Jackson di Lodsworth) e dall’uomo d’affari canadese Maurice Strong che è stato il supervisore di "sommets de la Terre” [ndt: vertici della Terra]. L’IIED è finanziato oggi dai ministeri (ministero francese dell'Ecologia, Ministero britannico degli Affari Esteri, ecc ..) da agenzie sovra statali (Banca Mondiale, FAO, Commissione europea, ecc.), da ONG (Care Danimarca, ecc.) e da un incredibile numero di fondazioni (Rockefeller Foundation, Ford Foundation [12], ecc.).
L’IIED è attualmente presieduto da Camilla Toulmin, che in precedenza ha gestito il suo programma "terres arides" dal 1987 al 2002. Il suo percorso le ha permesso di studiare il rafforzamento delle alleanze nel campo dello sviluppo sostenibile, i diritti fondiari in Africa e in tutte le regioni. Il suo lavoro si è concentrato sullo sviluppo sociale, economico e ambientale nelle zone aride dell'Africa. È anche l'autrice di una relazione scritta in collaborazione con Simon Pepper (Presidente del WWF-Scozia), il cui titolo è La Réforme foncière au Nord et au Sud [ndt: La riforma fondiaria a Nord e a Sud]. Una delle conclusioni di questa relazione è edificante: "In Africa, il programma di riforme fondiarie è in gran parte all’ordine del giorno grazie ai donatori internazionali, come la Banca mondiale, il Regno Unito, Francia, La Germania e gli Stati Uniti. Questo impegno nasce dalla percezione che la riforma fondiaria è essenziale per garantire la sicurezza fondiaria sufficiente per promuovere gli investimenti in agricoltura, ridurre i conflitti e assegnare terreni più produttivi agli utenti. Questa visione conta anche sull'apertura di molti paesi africani agli investimenti stranieri nel settore agricolo. Si ritiene che le imprese internazionali abbiano necessità di titoli di proprietà garantiti, prima di investire i loro capitali in economie africane ad alto rischio. Ci sono anche importanti interessi nazionali che spingono all'acquisto di terreni occupati, quando questi sono immessi sul mercato."[13]. Una conclusione, probabilmente in linea con gli interessi reali dei revisori del GWI, di cui la Fondazione Howard Buffett è l'unico investitore.
Nel frattempo, la Howard Buffett Foundation e la Fondazione Bill & Melinda Gates finanziano il programma Water Efficient Maize for Africa (WEMA) con un importo di 47 milioni di euro. Esso mira a risolvere i problemi di siccità incontrati dalle culture locali africane, attraverso la creazione di nuove varietà di mais in collaborazione con Monsanto, il colosso americano degli organismi geneticamente modificati (OGM) [14]. Il programma è controllato da USAID.
Nel caso di GWI e WEMA, interessi privati sono ancora rappresentati in eccesso: in primo luogo attraverso le fondazioni provenienti dal privato che finanziano questi progetti, ma anche tramite l'innegabile ruolo svolto dalle imprese multinazionali i cui rappresentanti sono a volte coinvolti nell’amministrazione delle suddette ONG. Ancora una volta, le contraddizioni tra il concetto di solidarietà e gli interessi rappresentati sono evidenti.
Solidarietà e governance globale
I due esempi brevemente esposti, sono rappresentativi di una realtà equivoca. Molti altri programmi destinati ad affrontare le questioni umanitarie, sono fondati su partenariati tra settore pubblico, commerciale e umanitario. Inoltre, il microcredito è una componente che viene comunemente aggiunta ad alcuni di questi programmi. Eppure, il social business (o imprenditorialità sociale) include anch’esso una realtà molto meno efficace di quanto sostengano i suoi famosi discepoli: Jacques Attali, fondatore di Planet Finance e Bill Drayton, fondatore di Ashoka Fund [15].
Il microcredito e i partenariati tra ONG e imprese sono attualmente oggetto di interessanti discussioni. Alcune persone vedono una soluzione alla crisi economica ma anche una risposta alle questioni sociali e ambientali di questi ultimi anni. Le loro vite dipendono da molti forum che definiscono questi nuovi modelli di governance associativa come espressione della società civile in seno alla "future gouvernance mondiale" [16].
Nonostante le ovvie divergenze tra la società civile e le imprese private multinazionali, le ONG sono molto più vicine al settore privato e agli Stati, che all’azione di organizzazione indipendente o di contro-potere. Questo comportamento manifesta il lento cambiamento di prospettiva delle principali ONG di solidarietà internazionale, queste ultime vanno a rappresentare sempre di più la difesa di interessi esterni alla democrazia. Peggio ancora, l'idea -- che si fa strada-- di una governance globale in cui le ONG sarebbero coinvolte è in contraddizione con la definizione di democrazia.
NOTE
[1] Noir Silence di Francis Xavier Verschave, Les Arènes (2000), p.436-437.
[2] "Hauts-de-Seine: Dissolution de la SEM (ndt. Scioglimento della SEM) coopération 92" Les Echos, 24 Ottobre 2008.
[3] Associazione S-Eau-S.
[4] "La colère de Santini face aux questions de Bakchich” (ndt. La collera di Santini per le questioni di Bakchich) di Hélène Constanty e Marion Gay, Bakchich, 25 febbraio 2008:
[5] Dossier stampa di Action contre la faim in occasione della giornata mondiale dell'acqua 2008. La legge Oudin-Santini legge è trattata nel libro Lobby Planet Paris, pubblicato nel novembre 2009.
[6] Rescuing the world, Di Andrew F. Smith, prefazione di Henry Kissinger, State University of New York Press, 2002, pp. 123-129.
[7] "Action contre la Faim à la conquête de l’Amérique" Di Emmanuel Saint-Martin, French Morning,12 ottobre 2009.
[8] "Les ONG instruments des gouvernements et des transnationales? » di Julian Teil, Réseau Voltaire, 30 luglio 2009
[9] Presentazione del GWI sul sito della ONG partner CARE-USA.
[10] Pagina di David Blanc sul sito di Action Against Hunger.
[11] "L’Institut Aspen élève les requins du business" (ndt. L’Istituto Aspen alleva gli squali del business) Réseau Voltaire, 2 Settembre 2004,
[12] "La Fondation Ford, paravent philantropique della CIA" e "Pourquoi la fondation Ford subventionne la contestation" di Paul Labarique, 5 e 19 Aprile 2004.
[13] Réforme foncière au Nord et au Sud, Camilla Toumin & Simon Pepper.
[14] Sito web della società Monsanto.
[15] William "Bill" Drayton, come Jacques Attali ritiene che l'imprenditorialità sociale sia in grado di risolvere i problemi della povertà. Ha quindi fondato nel 1981 il fondo Ashoka per sviluppare questa attività. Durante l'amministrazione Carter, è stato assistente amministratore dell’Agenzia
[16] La pubblicazione nel 2008 di una relazione di uno di questi forum fa luce sulla natura delle relazioni sottostanti . Nel 2008, si è tenuto il forum "contestataires contestées..quel avenir pour les ONG dans la nouvelle gouvernance mondiale? " (ndt. Contestatori e contestati..quale futuro per le ONG in seno alla nuova governance mondiale?) Il contenuto è riportato nella pubblicazione omonima pubblicata da IRIS e dalla ONG Handicap International.
Titolo originale: "Les liaisons incestueuses des ONG avec les Etats et les transnationales"
Fonte: http://www.voltairenet.org
Link
30.01.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELENA R.
CHE PAGHINO I RICCHI
DI JOAQUIM SEMPERE
blogs.publico.es/
Si dice che la pressione fiscale sulle grandi fortune non si puó incrementare per non disincentivare gli investimenti e l’iniziativa privata e perché i capitali fuggirebbero in altri paesi con fiscalitá meno forti (fuga che é effettivamente avvenuta dalla Grecia ultimamente). Si ripete con la stessa insistenza che la accumulazione di capitale é una condizione necessaria per l’attivitá economica e il benessere generale. Questi stereotipi fanno parte delle convinzioni piú solide di chi prende le grandi decisioni economiche e politiche e finiscono per essere assunte dall’opinione pubblica. Ma sono un inganno.
Vediamo cosa é successo con le imposte ai ricchi nel paese piú liberale e individualista dell’occidente: gli USA.
Negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, la pressione fiscale sui guadagni piú alti passó dal 25% al 63% nel 1932, come mezzo per combattere la Gran Depressione. Da allora al 1981, cioé per 50 anni, si é mantenuta sempre oltre il 63%, arrivando al picco del 94% nel 1944, come contributo allo sforzo della guerra, e oscillando dal 82% al 91% nei venti anni dalla fine della guerra al 1963. Da Reagan in poi, non fece che diminuire, fino ad arrivare al 35% nel 2009.
Quella lunga esperienza di cinque decenni mostra che la classe capitalista, anche quella piú potente degli USA, puó accettare una pressione fiscale molto alta e che imposte cosí alte sono compatibili con la crescita economica. Nei 50 anni in cui la pressione fiscale negli USA si mantenne oltre, o molto oltre il 50% a carico della parte piú ricca, furono anni di massima prosperitá per quel paese. Quelle tasse potevano servire per migliorare lo stato sociale e i servizi pubblici a beneficio dei piú poveri, se i bilanci delle guerre non avessero fatto la parte del leone nel mangiarsele. Peró quello che ci interessa qui é provare che in 50 lunghi anni la classe capitalista della prima potenza del mondo accettó una pressione fiscale che ora molti dicono del tutto proibitiva e insensata.
La percentuale massima per la IRPEF in Spagna fu posta al 43% nel 2008, quella per le societá (IRPEG) al 30%, cinque punti in meno rispetto alle percentuali del 2000 e non c’è nessun segnale di volerli aumentare.
Un altro stereotipo é che le differenze sulle varie fiscalitá aumentano la fuga di capitali in paesi con minore pressione. Peró questo succede da quando si eliminó il controllo sui cambi e si installó una libertá totale di circolazione dei capitali. Limitiamo o eliminiamo questa libertá e scomparirá la minaccia di fuga di capitali. Non é una fantasia e non é impossibile: é qualcosa che é giá successo e neanche tanto tempo fa. Basta guardare agli anni anteriori alla controrivoluzione neoliberale degli anni settanta. Un giorno si dovrá avere il coraggio di tornare a certe regolamentazioni.
Il terzo mito é che basta con lasciare che si accumulino benefici senza limiti perché l’economia funzioni e tutti ci guadagniamo (la teoria del Trickle Down Economic della scuola di Chicago). Cosí si giustifica la libertá che si concede ai capitali di uscire dall’economia di un paese e delocalizzare, al prezzo della deindustrializzazione di regioni intere e la condanna di migliaia di persone alla disoccupazione (sulla base della sacra libertá del capitale di accumularsi) mentre la realtá e che nel mondo c’è un’enorme incremento di liquiditá. La sovraccumulazione é proprio la causa della speculazione: sulle monete, sul debito dei paesi, sugli immobili, sul petrolio, gli alimenti… Si cercano rendimenti altissimi che non si trovano nell’economia produttiva. Viviamo in un sistema malato che sacrifica tutto all’accumulazione di denaro che non solo é inutile ma dannosa.
Questi tre miti fanno parte dello stesso insieme, che si dovrebbe abbordare con misure combinate come: forti gravami fiscali sulle grandi fortune; armonizzazione delle imposte nell’intera UE; limiti ristretti sulla circolazione di capitali; eliminazione dei paradisi fiscali; armonizzazione verso l’alto dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali nella UE. Il denaro che va alle classi popolari genera una domanda di beni e servizi che é la base di una economía sana, mentre quello che finisce nei portafogli dei ricchi alimenta solo il potenziale speculativo. Alcuni settori popolari si lasciano abbindolare dai fondi di investimento e dalle pensioni integrative solo quando li si minaccia con il fallimento dello Stato Sociale, cosí hanno ingannato gli spagnoli e molti europei negli ultimi 15 anni. Il sistema fa gesti demagogici, come la richiesta al FMI da parte del Consiglio D’Europa (11/12/2009) di una tassa Tobin per le transazioni finanziare speculative per raccogliere un po’ di soldi. Ma sono solo gesti che danno ragione a chi pensa che sono misure che gli convengono, perché si potrebbe fare molto piú di quello. L’aumento delle tasse ha iniziato ad essere nell’agenda europea giá dall’ultima estate, favorita da paesi come Svezia e Finlandia, con una lunga tradizione di alta pressione fiscale coniugata a prosperitá e buoni servizi pubblici.
Nel nostro paese, il dibattito sulle pensioni e sulla sostenibilitá dello Stato Sociale non puó e non deve lasciare questi temi al margine. Centrare le riforme sul mercato del lavoro o sull’aumento dell’etá pensionabile é una nuova aggressione contro i i diritti da parte della oligarchia internazionale del denaro e dei suoi seguaci.
Joaquim Sempere (Professore di Teoria Sociologica e Sociologia dell’Ambiente dell’Universitá di Barcelona)
Fonte: http://blogs.publico.es/
Link: http://blogs.publico.es/dominiopublico/1889/que-paguen-los-ricos/
12.03.2010
Scelto e tradotto da RICCARDO per www.comedonchisciotte.org
Illustrazione di Enric Jardí
Blackwater
http://www.youtube.com/user/videonation
Gordon Poole tratto da “
Negli Stati Uniti di Obama va avanti l’azione, fuori di ogni legge e controllo, della Blackwater; la compagnia che fornisce all’amministrazione eserciti privati per le missioni sporche, dall’Afghanistan all’Iraq. Ecco in esclusiva la vera storia.
Quando ci si riferisce agli operatori di Blackwater e di altre compagnie private simili, vengono identificati eufemisticamente come "civilian contractors".
In un recento programma radiofonico della National Public Radio si è denunciato il fatto che quando sono feriti, mutilati o uccisi in zone di combattimento come l'Iraq o l'Afghanistan, non ricevono se non un'iniziale e sommaria assistenza dalle strutture ospedalieri militari Usa e trovano difficoltà a farsi compensare tramite le proprie polizze assicurative. Durante il programma non si è parlato di cosa facevano in Iraq e Afghanistan questi sfortunati o i loro più fortunati colleghi di lavoro.
In un recento programma radiofonico della National Public Radio si è denunciato il fatto che quando sono feriti, mutilati o uccisi in zone di combattimento come l'Iraq o l'Afghanistan, non ricevono se non un'iniziale e sommaria assistenza dalle strutture ospedalieri militari Usa e trovano difficoltà a farsi compensare tramite le proprie polizze assicurative. Durante il programma non si è parlato di cosa facevano in Iraq e Afghanistan questi sfortunati o i loro più fortunati colleghi di lavoro.
L’eufemismo del termine "civilian contractors" sta nel fatto che una parte significativa degli operatori alle dipendenze di Blackwater, come delle altre società simili, sono mercenari, costituiti in una "compagnia di ventura", un vero e proprio esercito, parallelo alle forze armate regolari nazionali. La base Blackwater nello stato del North Carolina s'estende su circa tremila ettari, possiede una propria aviazione di 76 aerei (che affitta alle forze armate regolari statunitensi per operazioni "delicate"), un proprio settore marittimo (con esercitazioni su un lago artificiale appositamente costruito). E come qualsiasi esercito che si rispetta ha il proprio corpo di intelligence, e le proprie forze speciali. Queste ultime in Pakistan sono incaricate tra l'altro di commettere assassini e sequestri di persone sospettate di appartenere ai Talebani o ad Al-Qaeda. Inoltre gestiscono la campagna segreta statunitense di bombardamenti con aerei invisibili, i cosiddetti drone.
Mentre i soldati dell'esercito regolare Usa sono per lo più giovani e per circa due terzi membri delle minoranze etniche (con qualche straniero con aspirazione alla cittadinanza), gli eserciti privati sono composti soprattutto da bianchi maturi, con una lunga esperienza militare acquisita in varie branche delle forze armate. La differenza maggiore l'esercito regolare e la Blackwater é che quest'ultima dipende, nella prassi, direttamente dall'esecutivo, non risponde al Congresso. I suoi agenti entrano ed escono dalle stanze più segrete delle strutture di sicurezza nazionale, dove neanche i parlamentari possono accedere se non dietro autorizzazione specifica e motivata. Possono condurre operazioni in patria e soprattutto all'estero che non sarebbero consentite a militari regolari, molte delle quali proibite da accordi internazionali, come la Convenzione di Ginevra. Quindi Blackwater, che è la maggiore fra le compagnie di questo genere, è un esercito che agisce nell'ombra, le cui operazioni sono coperte da una fitta nebbia di segretezza.
Secondo Jeremy Scahill, autore di “Blackwater. The Rise of the World's Most Powerful Mercenary Army”, giornalista di "The Nation", accanto ai circa 250.000 militari regolari dislocati fra Iraq e Afghanistan c'è un ugual numero di contractor. In Afghanistan, in particolare, si verifica un'anomalia: oltre ai circa 68.000 arruolati nelle truppe regolari operano circa 104.000 contractor. Con l'aumento del numero di regolari voluto dal governo di Obama si calcola che si avrà un congruo aumento anche delle forze irregolari: oltre a Blackwater, compagnie come il K.B.R. (specializzata in logistica), DynCorp e Tripple Canopy, che sono forze paramilitari a contratto col Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Stato o la Cia. L'esercito Usa è soltanto la seconda forza in campo. E la presenza di truppe mercenarie permette agli Stati Uniti, se necessario, di fare a meno della politica di alleanze con altre nazioni: basta affittare un esercito e farselo pagare dai contribuenti. Inoltre, i morti e feriti dei contractor non contano, nel senso che non entrano nei tabulati.
Hillary Clinton, quando era candidata alla presidenza, promise che avrebbe messo Blackwater al bando e propose leggi in questo senso; ora, quando si reca in Afghanistan, le sue guardie del corpo sono agenti Blackwater. Anche Barack Obama, quando era senatore, cercò di regolarizzare la posizione dei contractor, per metterli sotto il controllo di un qualche sistema di leggi. Non solo non vi riuscì, ma sotto la sua presidenza se ne fa un uso molto maggiore di quanto non abbia fatto l'amministrazione Bush.
In effetti, Obama è costretto a servirsi delle compagnie di contractor per compensare il fatto che le forze militari ufficiali sono troppo estese sia in Iraq che in Afghanistan e inoltre sono inadatte alla conduzione del genere di operazioni clandestine, spesso sporche, che le forze speciali mercenarie invece compiono con impunità. Un esempio di grande attualità è il programma, segreto naturalmente, del J.S.O.C. (Joint Special Operations Command) a Karachi: una forza specialissima composta di esperti militari in pensione dai Navy Seals, Delta Force, Army Rangers, ecc. Sono operativi in Afghanistan e, dal 2006, anche in Pakistan. Il JSOC, che dipende dalla Blackwater, è particolarmente specializzato nel sequestrare persone identificate come nemici perché siano sottoposte rendition e "interrogate". Inoltre collabora alla campagna di bombardamenti aerei dei drone della Cia. Tutto questo, sebbene ormai conosciuto grazie a indiscrezioni e soffiate, viene sistematicamente negato dal Pentagono e dalla Casa Bianca.
Il capo del J.S.O.C. dal 2003 al 2008 è stato il generale Stanley McChrystal che, durante l'amministrazione Bush, prendeva ordini direttamente dal vicepresidente Richard Cheney e dal segretario della Difesa Donald H. Rumsfeld, senza passare per il Congresso. Proprio McChrystal è stato nominato da Obama capo delle forze militari in Afghanistan. Per garantire una maggiore collaborazione con le forze regolari, l'attuale capo del J.S.C.C. e successore di McChrystal è il suo ex-vice nel J.S.O.C., l'ammiraglio William McRaven.
I crociati della morte
La compagnia Blackwater ha una sua ideologia politica, che non collima perfettamente con quella professata dal governo statunitense, in particolare dall'attuale amministrazione Obama. Il capo e fondatore della compagnia è un uomo dell'estrema destra, Erik Prince, un "Christian crusader" (crociato di Cristo: la definizione è sua) che si crede investito dalla sacra missione di muovere guerra all'Islam. Gli operatori di Blackwater venivano incoraggiati a fare cacce notturne in elicottero per abbattere iracheni in giro per le strade o le campagne, una specie di sport. Fra l'altro, Erik Prince è stato accusato ufficialmente da due ex-dipendenti (pentiti) di aver fatto uccidere individui creduti informatori delle autorità federali nel corso di un'investigazione subita dalla Blackwater per attività criminali. Questo capo del più grande esercito privato degli Stati Uniti, che si considera un patriota, ha accesso a informazioni super-segrete ritenute così importanti da non essere comunicate neanche ai membri del Congresso.
Quello che si sa della Blackwater proviene soprattutto da ex-arruolati che hanno lavorato per anni per la compagnia e che per varie ragioni sono rimasti delusi, e dal giornalismo investigativo di persone come Jeremy Scahill. Spesso si tratta di persone che avevano una specie di venerazione per Erik Prince, finché cominciarono a rendersi conto degli scopi "messianici" che costituiscono il cuore della sua politica. Altri furono sconcertati dall'illegalità che caratterizzava molte operazioni. La maggior parte sono ex-operatori che sentono il dovere di informare il pubblico della realtà di un'organizzazione della quale si pentono di aver fatto parte. La compagnia Blackwater ha una sua ideologia politica, che non collima perfettamente con quella professata dal governo statunitense, in particolare dall'attuale amministrazione Obama. Il capo e fondatore della compagnia è un uomo dell'estrema destra, Erik Prince, un "Christian crusader" (crociato di Cristo: la definizione è sua) che si crede investito dalla sacra missione di muovere guerra all'Islam. Gli operatori di Blackwater venivano incoraggiati a fare cacce notturne in elicottero per abbattere iracheni in giro per le strade o le campagne, una specie di sport. Fra l'altro, Erik Prince è stato accusato ufficialmente da due ex-dipendenti (pentiti) di aver fatto uccidere individui creduti informatori delle autorità federali nel corso di un'investigazione subita dalla Blackwater per attività criminali. Questo capo del più grande esercito privato degli Stati Uniti, che si considera un patriota, ha accesso a informazioni super-segrete ritenute così importanti da non essere comunicate neanche ai membri del Congresso.
http://www.disinformazione.it/
Cosmos Episodio 8
http://www.youtube.com/user/KosmosLF
Episode 8: Journeys in Space and Time
Contents:
1. Opening
2. Constellations
Constellations and how they change over time
3. Time and Space
4. Relativity The speed of light and Albert Einstein's theory of relativity Time dilation, redshift, blue shift
5. Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci's designs
6. Interstellar Travel designs for spaceships that could travel near light speed
7. Time Travel
Time travel and its hypothetical effects on human history
8. Solar Systems The origins of the solar system Possible other worlds
9. Cosmic Time Frame The history of life
10. Dinosaurs
11. Immensity of Space
12. Cosmos Update 10 years later Sagans novel Contact regarding supraluminal travelling. Kip Thorne of the California Institute of Technology and wormholes.
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