martedì 6 aprile 2010
25 ANNI IN MEZZO ALLA LEGGE E AL DIRITTO
DI PAOLO FRANCESCHETTI
paolofranceschetti.blogspot.com/
Sono oltre 25 anni che vivo in mezzo al diritto. 25 anni di esperienze con carabinieri, polizia, magistratura, e operatori del diritto in genere.
E voglio festeggiarli facendo un resoconto.
Da quando sono entrato alla facoltà di legge ne ho viste un po’ di tutti colori, e molti amici, ex compagni, conoscenti, sono diventati magistrati, poliziotti, avvocati… l’insegnamento nelle scuole post-universitarie, poi, ai corsi di magistratura e avvocatura, mi ha dato modo di conoscere molte persone oggi magistrati, avvocati, e operatori nel settore della giustizia in generale.
Voglio fare un lungo racconto degli aneddoti principali della mia vita, con una riflessione finale.
Claudio
Quando facevo l’università, a 20 anni, uno dei miei compagni di casa, Claudio, ospitò per una settimana una ragazza che faceva la prostituta per farle un favore, perché questa non sapeva dove andare. Era venuta in Italia con la promessa di un matrimonio ed era stata bidonata all’arrivo dal suo promesso sposo.
La ospitò quindi per qualche giorno finché questa non avesse trovato una sistemazione.
Dopo qualche giorno gli arrivò una citazione a giudizio per sfruttamento della prostituzione, e sequestro di persona, e percosse; in sostanza la donna aveva detto alla polizia di essere stata sequestrata e picchiata da questo mio amico. L’avvocato cui si rivolse il mio amico la mise sul tragico e predisse una serie di sciagure giudiziarie, che loro potevano evitare – ovviamente - versando milioni e milioni di parcella.
Claudio, preoccupatissimo, parlava con me e io non riuscivo a capire la situazione. La cosa assurda poi era che, nonostante questa denuncia, nessuno venne a perquisire la casa; nessuno venne a fare domande a noi altri abitanti della casa (che avremmo potuto testimoniare la falsità delle accuse).
Soprattutto, un eventuale sopralluogo avrebbe potuto dimostrare l’assurdità delle accuse mosse, per un motivo semplicissimo: la nostra casa era infatti un enorme loft, di 200 metri quadri, ove una parete (la parete che dava sulla strada) era costituita unicamente da… vetro. In altre parole una parete della casa era costituita da un’immensa vetrata che dava sulla strada, da cui chiunque poteva guardare dentro casa, e noi potevamo vedere fuori. Anche le poche porte che chiudevano le stanze da letto al piano sopra, erano di vetro.
Era impossibile quindi sequestrare qualcuno, perché questo qualcuno avrebbe potuto liberarsi con un semplice calcio alla parete. Per giunta la casa era al piano terra.
E solo un idiota sequestrerebbe una persona nascondendola in un locale con un’immensa parete di vetro che dà sulla strada. La nostra casa infatti era così strana che i miei amici la chiamavano “il mobilificio”, perché in effetti sembrava un grande negozio, non un appartamento.
Consigliai quindi al mio amico di cambiare avvocato, e lui così fece.
Tempo pochi giorni e il nuovo avvocato risolse la situazione, senza neanche chiedere una lira di parcella, perché risolvere una questione così era stato fin troppo facile e non se la sentiva di chiedere dei soldi per aver solo fatto un semplice colloquio con la polizia.
Nei giorni seguenti Claudio incontrò la donna e le chiese spiegazioni; si scoprì così che la donna, essendo brasiliana e non conoscendo per niente l’italiano, aveva firmato una dichiarazione di cui non capiva il contenuto, con la promessa che le avrebbero dato il permesso di soggiorno. Lei, insomma, pensava di aver firmato un permesso di soggiorno, non una denuncia di quel genere.
Non ho mai capito perché la polizia avesse fatto un lavoro del genere; perché non avessero effettuato alcuna indagine.
Quella fu la prima volta che mi trovai in una vicenda giudiziaria, e potei notare l’approssimatività dei comportamenti degli operatori di giustizia.
Ciro
Qualche anno fa al mio amico Ciro uccidono il fratello sotto casa, nel napoletano, crivellandolo di colpi, e finendolo poi con un colpo di lupara in volto, nella zona sotto il controllo del clan dei Casalesi. L’omicidio avviene pochi giorni dopo che era stato messo in libertà un esponente del clan Contini, che era andato in galera grazie alle denunce del padre di Ciro.
Qualche tempo dopo io e Ciro parliamo con un ispettore di polizia per sapere a che punto sono le indagini. “Stiamo seguendo la pista passionale”, ci dice, “perché la pista mafiosa non ci convince”.
Due anni dopo uccidono un altro fratello.
Chissà se anche questa volta seguono la pista passionale.
Alessandro
Il mio amico Alessandro è molto ricco. Così ricco che ha diversi bancomat, e non si accorse di averne dimenticato uno in un negozio.
Dopo qualche mese gli telefona la banca dicendo che il suo conto (50 milioni) era esaurito. Lui non capisce come sia possibile, dato che quel conto non lo usava mai. Chiede l’estratto conto e scopre che qualcuno aveva periodicamente prelevato i soldi del conto, sempre dallo stesso sportello automatico; e lo sportello, guarda caso, era situato proprio accanto al negozio dove lui si era dimenticato l’ultima volta la carta bancomat.
Inoltra regolare denuncia e chiede che vengano acquisite le immagini riprese dalla telecamera della banca. La risposta è che le riprese non possono essere acquisite perché vengono distrutte dopo un certo numero di giorni per tutelare la privacy dei clienti (sic!!!!!!).
E viene sconsigliato dal proseguire con la denuncia, altrimenti il negoziante potrebbe fare una controquerela per calunnia.
Chiedo ad Alessandro il nome del negoziante.
Guarda caso, è il figlio di un noto politico locale.
Tiziana
Pochi anni fa una banca telefona alla mia amica Tiziana. Le hanno protestato un assegno e chiuso il conto in banca.
In pratica è successo che una truffatrice ha fabbricato una falsa carta di identità, con le generalità di Tiziana, e con i suoi dati ha aperto alcuni conti correnti e emesso assegni a vuoto.
La truffatrice viene denunciata, individuata e portata in commissariato. Interrogata, confessa tutto; “sì, ammette, ha truffato decine di persone con questo sistema”, e fa pure il nome dei complici.
A questo punto viene rilasciata perché se la persona confessa, per il nostro codice di procedura penale, non può essere arrestata fino al processo e alla condanna definitiva.
La truffatrice esce e il giorno dopo, con un’altra carta di identità falsa, apre un altro conto corrente e si fa rilasciare un altro blocco di assegni. E continua questo gioco all’infinito.
Il processo inizia dopo qualche tempo, ma già dopo il primo grado è tutto prescritto. La tipa ovviamente è ancora in libertà.
E ovviamente continua a emettere assegni a vuoto.
Giovanni Mascherucci
Il mio amico Giovanni ha la mia stessa età. E’ una persona abbastanza conosciuta a Viterbo, si è sempre impegnato socialmente e politicamente tanto che un giorno viene eletto alla circoscrizione del centro storico.
Pochi giorni dopo la sua elezione, gli arriva un avviso di citazione a giudizio. Motivo: avrebbe rapinato una tabaccheria davanti a casa sua. Rapina a mano armata.
In poche parole, Giovanni sarebbe così cretino da rapinare a volto scoperto una tabaccheria a pochi metri da casa sua.
Il tabaccaio, che lo conosce da venti anni, va alla Digos e alla magistratura a dire che non era Giovanni il rapinatore.
Non importa.
Giovanni viene rinviato a giudizio lo stesso, perché un testimone di passaggio per caso, lo ha riconosciuto.
E al processo non si tiene in alcun conto la testimonianza del tabaccaio.
Il notaio
Un notaio di Milano un bel giorno scopre che una sua dipendente truffava i clienti dello studio chiedendo somme non dovute. Scoperta la cosa, il notaio denuncia la sia dipendente e restituisce ai clienti i soldi persi.
La dipendente non viene neanche processata perché tutto è archiviato; anzi, per premio, viene assunta in un altro studio notarile.
Il notaio viene sanzionato dal Consiglio dell’Ordine dei notai.
Alcuni miei amici in polizia
Quando facevo l’università un mio amico entrò in polizia e iniziò a prestare servizio a Roma. Mi raccontava spaventato che alcuni colleghi taglieggiavano i negozianti e commettevano una serie di illeciti. E mi disse di aver paura, perché se lui si rifiutava di fare le stesse cose potevano pensare che li avrebbe denunciati. Allora assumeva un atteggiamento ambiguo, di complicità, ma senza spingersi troppo oltre; e nel frattempo aveva chiesto il trasferimento in Sardegna. Nella sua terra, lui sperava, si sarebbe trovato meglio.
Anche Massimiliano cambiò lavoro per aprire un ristorante. Era nei reparti speciali. E decise di cambiare lavoro quando si accorse che le rapine su cui il suo reparto indagava erano compiute da uomini del suo reparto, il che spiegava il motivo per cui, quando le gioiellerie rapinate facevano scattare l’allarme, i soccorsi arrivavano sempre con qualche minuto di ritardo (giusto quel ritardo che permetteva ai rapinatori di fuggire).
A Viterbo abbiamo un ispettore di polizia serio ed onesto, A.M. Prima l’hanno trasferita diverse volte in posti dove non potesse nuocere. Infine, un incidente imprevisto (i freni dell’auto non hanno funzionato e lei si è salvata per miracolo) le ha causato un forte stress; pochi giorni prima qualcuno aveva sparato un colpo di arma da fuoco contro il negozio del coniuge.
Poi ho una mia amica di cui non farò il nome. E’ ispettore di polizia in una città del nord.
Qualche anno fa discutemmo perché lei diceva che io ero troppo paranoico, che vedevo rose rosse ovunque.
Oggi, dopo qualche anno, mi ha ricontattato dicendomi che forse in parte avevo ragione.
Per tre volte si è trovata sulla scena di un probabile delitto, e il magistrato e i periti hanno archiviato come suicidio (in un caso, mi ha specificato, la donna si sarebbe suicidata con una coltellata nel petto, poi avrebbe estratto il coltello; e per giunta non c’era sangue sul luogo del delitto, quindi era chiaro che la donna era stata uccisa altrove).
Mi ha raccontato che non riesce a fare indagini serie perché ogni qualvolta vuole andare a fondo su alcune questioni viene bloccata.
E mi ha raccontato che durante una perquisizione in un locale dove c’era la sede di un gruppo criminale organizzato hanno trovato una strana lista. La lista conteneva i nomi del questore, del vice questore, e di molti funzionari di polizia. “Chissà che cos’era questa lista”, mi ha domandato.
Infine, un mio amico magistrato che lavorava in terra di mafia, ha deciso di trasferirsi al nord lavorando nel settore civile il giorno in cui un mafioso, che aveva ucciso il cliente di una banca durante una rapina, è uscito di galera per un cavillo processuale; fuori dal tribunale lo ha incontrato al bar e gli ha detto: “Dottore, posso offrirle un caffè?”.
Qualche giorno fa conosco per caso un funzionario di polizia. Parlando di queste cose, cioè di come le persone oneste e capaci vengano allontanate affinché non diano fastidio, lui mi dice che forse esagero, che magari vedo tutto troppo in negativo.
Poi aggiunge che in fondo, però, lui non è molto esperto. Lui solo per poco tempo è stato alla sezione investigativa, perché dopo poco ha avuto un incidente, è stato ricoverato a lungo, e quando l’hanno dimesso è stato trasferito.
- Che incidente? – domando.
- Un incidente strano – mi dice – Sono andato fuori strada in un rettilineo. Le analisi mi hanno trovato positivo all’alcol test, anche se io non bevo, e il referto medico non era firmato. Sto ancora cercando di capire come e perché mi sia successo.
Chi segue questo blog non ha bisogno che spieghi ulteriormente la situazione. Probabilmente, il funzionario lavorava troppo bene. E quindi gli è capitato un incidente.
Scena di un omicidio
Qualche tempo fa viene nel mio studio una persona che chiede di parlarmi. Lavora al cimitero, e ha avuto modo di assistere ad alcuni strani comportamenti di un magistrato e del medico legale che hanno archiviato come suicidio la morte di un personaggio scomodo; e viene a riferirmi alcuni particolari.
- Ma perché viene da me, che per giunta non sono neanche il legale della famiglia della vittima, e non va alla magistratura? – chiedo.
- Perché vorrei che avvertiste la famiglia. Se vado in procura, forse non esco neanche vivo dalla procura.
Conclusioni
In tutti questi anni non mi è mai capitato di vedere una operazione di polizia giudiziaria ben condotta. Un’indagine che abbia portato a dei risultati. Non un mio amico in polizia o magistratura è venuto da me raccontandomi qualcosa di positivo, di indagini ben fatte, di reparti che funzionano alla perfezione.
Al contrario, ricevo solo racconti di gente che scappa, di gente terrorizzata, di gente impotente. Ho l’immagine di un mio parente, ufficiale della finanza, che si vantava di aver ricevuto questo o quel regalo e di aver pagato il BMW solo la metà del suo prezzo di acquisto.
E poi le mille vicende quotidiane di amici, parenti, conoscenti.
Se un cittadino denuncia un furto... non possono intervenire. Hanno troppo lavoro per poter indagare sui furti.
Se un cittadino teme per la sua vita o la sua incolumità.... non possono intervenire se il reato non è stato commesso.
Denunci una delle innumerevoli truffe perpetrate dai tanti enti statali, come Enel, Telecom, Equitalia? Non possono intervenire... quelle sono questioni politiche e se non c’è una decisione di un magistrato...
La criminalità organizzata invade il territorio? Non possono intervenire se non c’è un mandato da parte del magistrato.
Se c’è un omicidio in terra di mafia... si sa... la mafia è potente, la polizia è sotto organico, non possono intervenire.
Se c’è un omicidio dal centro al nord.... è un suicidio, o un incidente.
Gli omicidi rituali? Non sanno neanche cosa sono. Fantasie.
Le stragi? Non possono intervenire. Dietro ci sono dei poteri troppo forti.
La conclusione che posso trarre dopo tutti questi anni è una sola. Che i vari telefilm come la Squadra, Carabinieri, RIS, ecc… sono solo immense operazioni propagandistiche per diffondere l’immagine di corpi di PG sani e funzionali, ma che servono a nascondere una realtà molto più complessa.
Una realtà in cui polizia, carabinieri, guardia di finanza, magistratura, sono apparati del potere politico ed economico, funzionali al mantenimento dello status quo. Del resto basti pensare che è da tempo stato dimostrato, oramai, che il cosiddetto “terrorismo”, rosso o nero che fosse, era in realtà un terrorismo di Stato, nel senso che tutte le stragi e le bombe nel nostro paese, sono state compiute da uomini dello Stato. Allora, se questo presupposto è vero, è anche vero che la Digos, che è la sezione antiterrorismo della polizia di stato, è un corpo creato ad hoc non per reprimere il fenomeno del terrorismo, ma per impedire che venga accertata la verità.
Qualche anno fa, ero all’università mentre dicevo queste cose ad una classe di circa 100 allievi tutti laureati in legge, mi dicevano, come mi capita spesso, che forse esagero.
Allora ho fatto una prova.
In aula c’erano 100 persone. Tutte praticanti avvocati in procinto di sostenere l’esame da avvocato.
Ho chiesto loro di alzare la mano se, negli anni di pratica legale, avevano effettuato anche una sola denuncia che avesse avuto un esito positivo (nel senso che le autorità avessero effettuato anche solo un’indagine per accertare la verità, indipendentemente dall’esito dell’indagine).
Tre persone hanno alzato la mano, e una ha precisato “ma ho fatto circa 40 denunce, perché lavoro in uno studio penalistico molto famoso, e solo due hanno dato l’avvio a qualche indagine”.
Qualche tempo fa ero in una caserma di polizia per l’omicidio del fratello di un mio amico. Ritenendo in pericolo tutta la famiglia del mio amico chiediamo al commissario se non sia possibile ottenere una protezione.
- Impossibile – risponde questo - Parliamoci chiaro, avvocato… i servizi di protezione non vengono dati per proteggere, ma per controllare le persone scomode. Noi non possiamo fare nulla, abbiamo le mani legate, perché se anche solo proviamo a fare qualcosa, ci trasferiscono o addirittura ci ammazzano.
E ripenso agli incidenti che ho avuto in moto, proprio poco tempo dopo essere stato in una procura del nord a fare una denuncia gravissima, portando documenti, atti, fatti, nomi.
E poliziotti, persone esperte dell’ambiente giudiziario, che quando racconto questo fatto mi dicono “Ma sei matto? Una denuncia al procuratore X? Sei fortunato ad essere ancora vivo. In linea di massima, con una denuncia del genere, non esci vivo dalla procura”.
Quando qualcuno mi dice che sono un visionario, faccio sentire la registrazione della conversazione avuta con questo commissario: “Noi non possiamo fare nulla, abbiamo le mani legate, perché se anche solo proviamo a fare qualcosa, ci trasferiscono o addirittura ci ammazzano”.
Sono entrato alla facoltà di legge pensando che un giorno, come avvocato, come magistrato, o in qualunque altra veste, avrei lavorato per ottenere giustizia.
Un tempo quando andavo a Casal di Principe, Frattamaggiore, Caivano, e i paesi dell’asse mediano di Napoli, avevo paura. Mentre mi sentivo sicuro quando vedevo una divisa.
Oggi, mi ritrovo nella assurda situazione di avere paura quando entro in una procura o quando mi ferma la polizia. E giro tranquillo per le zone di mafia.
La mafia al massimo ti può togliere la vita.
Lo Stato ti toglie tutto. La vita, la dignità, la speranza, la voglia di lavorare, di impegnarti.
Le regole della mafia sono chiare: se sei contro di loro ti ammazzano. Se sei con loro ti aiutano.
Le regole dello Stato sono ambigue: se operi nella illegalità ti possono arrestare. Se operi nella legalità e lavori per la giustizia, ti ammazzano, ti suicidano, ti tolgono il lavoro, ti denunciano.
Paolo Franceschetti
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/04/25-anni-in-mezzo-alla-legge-e-al.html
5.04.2010
Ipnosi Regressiva: Cause e Cure delle Malattie Psicosomatiche spesso hanno Origine nelle Nostre Vite Precedenti (Parte I)

di: Angelo Bona
Nel 1887, Freud iniziò da neofita a praticare l’ipnosi dopo le esperienze vissute nelle due scuole francesi della Salpétrière e di Nancy.
In contrasto con Charcot , Bernheim a Nancy non considerava l’ipnosi uno stato patologico manifestabile nell’isteria, ma una valida terapia nella cura di alcune patologie sia nervose che organiche, quali reumatismi , disturbi dell’apparato digerente e alterazioni del ciclo mestruale.
Freud rimase colpito dalla conoscenza di Bernheim e ne adottò il metodo, utilizzando l’ipnosi suggestiva diretta che consiste nell’intimare in stato ipnotico profondo comandi che il paziente al risveglio riconosce come acquisizioni proprie.
Nelle sue parole leggiamo ” …l’ipnosi elargisce al medico un’autorità quale verosimilmente mai un sacerdote o un taumaturgo hanno posseduto, giacché concentra tutto l’interesse psichico dell’ipnotizzato sulla figura del medico”.
Non esita a consigliare anche ai medici di famiglia questa terapia che pone sullo stesso piano di altre metodiche efficaci di cura .
Negli anni successivi si pone già in atteggiamento critico nei confronti dell’ipnosi e nel 1893 la considera una tecnica “…per via di levare” nel senso di estrarre unicamente le cariche emotive e la descrive a proposito del metodo catartico.
Freud considerò il conflitto psichico gravato , incapsulato di modo che era impedito il deflusso della sua carica affettiva e teorizzò che l’unico modo per sbloccare questa energia “imprigionata” fosse quello di farla” scaricare”, “sfogare” , abreagire.
Il paziente in ipnosi veniva riportato al tempo malato del suo disturbo , durante il quale ricordava e liberava la sua sofferenza rimossa.
Freud rinunciò all’ipnosi per la dipendenza che a suo parere provocava e perchè la catarsi aggirava , valicava le resistenze psicologiche del paziente senza risolverle ,determinando soltanto risultati transitori.
Passando ora al confronto con le moderne metodiche dell’ipnosi regressiva , ritengo che il deflusso emozionale e l’ abreazione non possano di per sè esaudire l’intera portata della terapia che deve completarsi con una elaborazione linguistico-simbolica dei nuclei tematici conflittuali.
Ecco in tal modo realizzato quell’evento risanante completo che non può prescindere da una tappa analitica rivolta alla ricodificazione dei linguaggi profondi della mente.
Allorquando si parli di regressione a vite precedenti, questo tempo di trattamento del linguaggio è ancor più essenziale ai fini del recupero della salute psicologica.
Il primo rendiconto di una regressione a vita antecedente la nascita risale al 1862 quando il principe Galitzin ipnotizzò una donna che pronunciò parole in idioma francese, parlando di un delitto di cui precisò i riferimenti di tempo e di luogo.
In seguito vecchi contadini francesi della zona predetta confermarono il resoconto derivato dall’ipnosi e ciò attestò la veridicità del fenomeno di xenoglossia ( parlare durante l’ipnosi in un linguaggio non conosciuto).
Ricaviamo da una bibliografia dell’italiano prof. Aureliano Pacciolla , detrattore della regressione ipnotica , il nome del primo grande sostenitore della metodologia : lo statunitense Brian Weiss, affermato psicoanalista, che nel 1987 pubblica Many lives, Many Master.
Il dott.Weiss considera attendibili i resoconti di una paziente, Caterina, che in stato ipnotico produce numerose regressioni a vite pregresse.
Devo molto al collega americano senza il quale non avrei mai trovato quel terreno favorevole all’ipnosi reincarnativa che si sta rapidamente dissodando in tutta Italia.
Ringrazio per le tante telefonate commosse e sincere di persone che apprezzanoVita nella Vita, ipnosi regressiva a vite precedenti, il libro che Mediterranee mi ha pubblicato nel 2001.
In questo testo riporto alcuni dei tanti casi suggestivi che ho solo trascritto, mentre il cuore della gente me li raccontava.
Come quello di Clara, cinquant’anni, affaticata dall’eccessivo peso e dalla sofferenza che riscontro in tutti i casi di bulimia. Un lavoro creativo di grafica pubblicitaria, una madre anziana da accudire dopo la morte del padre deceduto alcuni anni prima. Nulla giustificava quel quadro compulsivo che spesso incontro nel mio lavoro, una fame incontrollabile, atavica e la sensazione di un pianto profondo cristallizzato
dentro il cuore. Un altro problema inquietava il suo animo : un disagio nell’abbandonarsi durante i momenti di intimità.
Raggiunse con facilità un profondo livello di trance e mutando l’accento e l’inflessione vocale mi parlò con voce di bambina:
” Gli zingari…..mi rincorrono….sono sola, mi nascondo dentro un fienile . I miei genitori sono troppo lontani per potermi aiutare”.
Mi narrò in alcune regressioni la sua storia di tredicenne rapita e costretta a mendicare danzando per le strade della Francia.
“…pour buillon! …pour buillon! ” mi diceva Pascaline e soltanto in seguito compresi che chiedeva la questua per contribuire al minestrone ottenuto da tutte le elemosine : una patata, una carota, un pezzo di focaccia.
Il ricavo di quel palmo teso è sempre più povero incombendo un periodo di carestia. Non riesce più a ballare ed i morsi di quella fame atavica mi spiegano la sua attuale compulsione per il cibo.
Viene abbandonata su di un prato, stremata, morente e raccolta da Aruk, descritto come uno Zampanò di felliniana memoria. L’uomo la accudisce , se ne prende cura e Pascaline rifiorisce. Ma le sue forme puberali accendono la bramosia di quel primitivo e rozzo individuo che stupra la ragazza e la uccide soffocandola sulla
terra della strada. Prima di morire Pascaline esprime la sua rabbia e maledice ogni uomo che usa violenza contro una donna.
” La mia anima” sussurra la ragazza” solca il vento ed entra nel cuore di Clara”.
“Dimmi Pascaline come posso curare la sua fame ”
” Non è fame di cibo” risponde” è fame d’amore. Clara deve imparare ad amare se stessa , io vivo nel suo cuore.
Deve rivolgermi le parole ‘mon petit amour, mon petit amour, mio piccolo amore, mio piccolo amore’.
Questo caso , in cui la paziente abreagì le sue emozioni in tanti passi fondamentali , comportò ai fini di una stabile catarsi anche un sottile lavoro di rielaborazione del linguaggio profondo che non riporto per ragioni di sintesi.
La terapia migliorò nettamente i sintomi compulsivi di Pascaline , ma non incise sul suo rifiuto della sessualità.
Considero questo caso clinico una tappa di un ulteriore periodo di cura proiettabile in tempi successivi .
Mi riprometto di rivederla dopo averle permesso di elaborare autonomamente le acquisizioni e le emozioni provate.
Termino questo mio scritto soddisfatto del percorso che in questi anni ho compiuto insieme a centinaia di pazienti trattati in regressione e chiedo a Pascaline di tornare, come una rondine, logo della neonata S.I.I.R, Società Italiana Ipnosi Regressiva.
Torna Pascaline!
Dott. Angelo Bona
Il Dott. Angelo Bona è un medico psicoterapeuta che si occupa da circa venti anni di ipnosi regressiva. La sua ricerca verte sull’analisi della vita attuale, ma anche di quei contenuti o aggregati di simboli ed immagini che possiamo definire ‘vite precedenti’. Il suo credo nelle Vite appartiene alla sua personale interpretazione, ma Su questo argomento ha scritto un libro, Vita nella Vita edito da Mediterranee.
Fonte: http://www.psicolinea.it
Le quattro condizioni per una buona salute
La salute come una conquista dello spirito, da un lato e la malattia come “ovvietà” nella nostra condizione terrena: questo il sunto delle note seguenti, che traduco dall’Insegnamento di Peter Deunov. “Non ci sono persone assolutamente sane sulla terra. Mentre sei in questo corpo è inevitabile ammalarti”. Ovviamente (come chiarito nel seguito) questo NON è un inno alla malattia, semplicemente una educazione alla comprensione delle sue cause e delle sue ragioni e delle sue possibili soluzioni. Che quanto segue sia anche un incoraggiamento a considerare e lavorare sulle paure (veri agenti inquinanti) che si scatenano non appena il corpo segnala anomalie, ma anche prima che esse insorgano, grazie ai messaggi mediatici “dell’industria della salute”, che non ci vuole veramente “sani”. Non possiamo guarire solo con una pillola o un colpo di bisturi, poiché la “guarigione” implica ben altri livelli della nostra esistenza, mentre la “la grande industria del farmaco” ci vede, o meglio ci assale, solo come fossimo macchine da aggiustare.
Come spesso accade leggendo Peter Deunov (che, come raccontano i suoi seguaci, aveva doti taumaturgiche ed aveva studiato medicina in una università americana), notiamo che le sue affermazioni contengono note molto “controcorrente”: in questo caso, per esempio, quando dice che ”è il malato che deve curare il sano"...scoprite perché!
“Uno dei problemi più importanti dell’essere umano è la sua salute. Ognuno dovrebbe essere sano. Ma la salute dipende da 4 condizioni: dalla forza della sua mente, dalla gentilezza della sua anima, dalla luce del suo spirito e dalla tenerezza del suo cuore. Per ottenere tutte queste cose, bisogna avere conoscenza. (34,284 )
La salute dell’essere umano dipende dalla sua purezza interiore ed esteriore. (102,143)
Il sangue puro è in grado di sopportare ogni condizione e malattia. Non permette lo sviluppo di bacilli. Le vibrazioni del sangue puro sono cosi potenti che tutti i bacilli se ne vanno. (145-41)
Per fronteggiare malattie e sofferenze, per gestire con facilità i propri conflitti interiori, purificate i vostri pensieri, i vostri sentimenti, le vostre azioni. Questa è la cosiddetta purezza interiore
L’essere puro crea intorno a se un’atmosfera piacevole, sana, che attrae le persone. Chi non è cosi puro, non ha questa aura e respinge tutte le persone. (23,298-300)
La salute fisica dipende estremamente dalle Virtù dell’essere umano. La persona nobile non si ammala. Se si mette in dubbio la Virtù, si comincia ad ammalarsi. Se un malato crede nella virtù, sicuramente potrà guarire. Quando erra, esce dalla sfera della Virtù ed apre le porte al peccato. Quando pecca, comincia ad ammalarsi. E dopo la malattia arriva la morte. (35,336)
Solo chi è paziente, può essere sano, luminoso e gioioso (1,125)
La salute dipende dalla relazione fisiologica tra gli organi umani. Se il cervello, i polmoni e lo stomaco funzionano a dovere, la salute umana è buona. Questi 3 organi rappresentano 3 mondi (9,l79)
Lo stomaco è un trasformatore di energia, che arriva dal cibo.
I polmoni sono dei trasformatori di energia che arriva dalla respirazione
Il cervello trasforma l’energia che arriva dal mondo esterno.
Quindi quando lo stomaco manda l’energia trasformata ai polmoni, i polmoni al cervello e il cervello a tutto il corpo, l’essere umano è completamente sano. (54,241)
Se vuoi essere sano, mantieni cosa Dio ti ha dato. Mantieni la luce della mente, e il calore del cuore. Queste sono le cose importanti, necessarie ad ognuno. (107,80)
Se vuoi essere sano, pensa alle persone sane. In generale, ciò che uno pensa, è quello che diviene (38,259)
La legge è questa: non pensare alle persone malate. Non più. Togliti dalla mente i pensieri di persone che sono malate. Pensa a chi è sano, alla natura sana. (68, lecture 25,12)
Se vuoi essere sano, attieniti a queste regole: testa sempre fresca e piedi caldi. E nella regione del plesso solare dovresti sempre sentire un certo calore. Piedi e mani dovrebbero essere sempre caldi, ma mai bollenti. Dovrebbero anche essere un pochino umidi.
Prenditi cura del tuo naso. Rispettalo come un organo sacro. Quando il naso sta bene, la persona è in salute. Se lui sta bene, le orecchie, gli occhi e la bocca dovrebbero stare altrettanto bene. Quindi cuore e stomaco dovrebbero essere in buone condizioni. Se il naso ha qualche problema, l’organismo gradualmente si dissocia. Prenditi cura de tuo naso e non avere paura. È come una bellissima vetta, dove vengono trasformate le energie dell’organismo umano. (136,238-239)
La malattia è data alla persone perché acquistino umiltà. Ogni malattia e disturbo hanno un compito che il discepolo deve risolvere. Dovrebbe vedere ogni malattia come un privilegio. (111,441)
Se cadi malato, non spaventarti ma applica Amore nella tua vita, che cura tutti i tipi di malattia. Considera la malattia come una benedizione che ti è data per evolvere. (23,111)
Non ci sono persone assolutamente sane sulla terra (30,294)
Mentre sei in questo corpo è inevitabile ammalarti (91,13)
La legge è questa: quando il corpo soffre, è per il beneficio dell’anima (70, lecture 4,9)
La malattia è messa in relazione al male e la salute al bene, ma entrambi sono forze inevitabili. Agiscono all’interno della natura, anche negli animali e nelle piante. (132,146)
Se arriva la malattia, è un test. Se non tolleri la malattia, arriverà un’altra sofferenza. Con le medicine blocchi la malattia e il malato si cura fisicamente ma non spiritualmente. (2,107)
La salute è da un lato il risultato di uno scambio corretto nell’organismo umano, dall’altro uno scambio appropriato tra le anime. Quando arriva la malattia è una distorsione della legge del retto scambio. (43,18)
Il corpo malato e il corpo sano sono radicalmente differenti. In cosa? Nelle vibrazioni dei poteri che li controllano. I poteri che funzionano nel malato distruggono, mentre quelli del sano costruiscono (30,274)
Non ci sono malattie in natura. Nonostante questo, a cause delle azioni scorrete degli esseri umani, accadono alcuni accumuli, di materia e di potere. Siccome non è in grado di sopportare quegli eccessi, il corpo si ammala. Il giusto modo di vivere è nel conoscere quanta quantità di materia dovrebbe essere immagazzinata in ogni organo. Alla natura non piacciono magazzini. Uno è sufficiente per l’essere umano (133,11)
La malattia rappresenta parassiti nell’aura umana, di cui la persona certamente si deve disfare. I parassiti sono i pensieri negativi, che succhiano dall’essere umano e perciò se ne dovrebbe liberare (83,141)
Cos’è la malattia? Materia disorganizzata, potere disorganizzato, pensiero disorganizzato (34,192)
Ci sono 3 tipi di malattie di cui soffrono i moderni: malattia fisica, che si riferisce al corpo, malattie del cuore, che si riferiscono alle emozioni e sentimenti e le malattie mentali ed ognuna si guarisce in modo diverso. La medicina moderna ancora non conosce i metodi per guarire (146,114-115)
La malattia non è qualcosa di orribile. È un metodo pedagogico di educazione. La cosa orribile è iperenfatizzarla. Quando arriva la paura, l’essere umano comincia ad enfatizzare tutto e peggiora lo stato reale delle cose (82,195)
Bene e male nel mondo sono poteri che scuotono l’uomo e lo rafforzano. Il Male rappresenta quelle forze organizzate che spingono in avanti. Le energie del Male sono le radici della vita (1,286)
Tutti vogliono essere sani ma non sanno come acquisire salute. Con il pensiero contemporaneo, i malati si aspettano che i sani li accudiscano, che li servano in tutto. Questo è un modo sbagliato di guarire. Secondo le nuove comprensioni, il malato dovrebbe servire il sano, dovrebbe sacrificarsi. Se vede che qualcuno di sano ha bisogno di qualcosa, dovrebbe alzarsi immediatamente dal letto, per servirlo e poi dovrebbe ritornare a letto. In questo egli risveglierebbe le sue energie vitali e si rafforzerebbe. Nella malattia la persona può fare un buon lavoro: da un lato imparare a pregare e dall’altro acquisire una certa illuminazione. La malattia da saggezza.
Parlare del lato positivo della malattia, non significa che si dovrebbe essere tali. E comunque, la malattia non è solo fisica. Ogni cattivo stato d’animo ogni angoscia sono stati malati che influenzano l’organismo. In tal senso, le malattie sono visibili e invisibili, o sia fisiche che mentali. E’ importante che la persona trovi la via per gestirle in modo saggio. Tuttavia, per quanto possa essere dotto, l’essere umano potrà sempre essere insoddisfatto e sentire sempre una certa mancanza. (143,335,336)
Qualsiasi sia la malattia che arriva all’essere umano, questa è causata dal suo pensiero. Ogni pensiero negativo fa sorgere certe condizioni. Quando l’essere umano si occupa esclusivamente delle cose sbagliate che fanno gli altri, entra in uno stato per cui attrae batteri astrali, che mettono in subbuglio il suo organismo. Pensieri e sentimenti malvagi e malsani attraggono i rispettivi esseri inferiori. (24,176)
La più parte delle malattie sono causate da desideri e benefici non realizzati. Date ad un malato la chance di raggiungere un suo desiderio e si guarirà. Nel futuro i dottori guariranno i malati in modo spirituale e non con le medicine come fanno oggi. (54,190)
Le cause delle malattie si devono trovare nel mondo astrale, mente gli effetti sono manifestati nel mondo fisico. Ecco perché le persone si lamentano del mal di testa, degli attacchi di cuore, del mal di stomaco, di problemi polmonari. Chi vuole guarire dovrebbe prima di tutto trovare la causa della sua malattia nel mondo astrale. Quando abolisce la causa, la malattia lo lascia. (30,275)
Perché le persone si ammalano? Perché sono ingrate. Cosa dovremmo fare per guarirci? Applicare gratitudine alla vita. Sii grato anche per la minima cosa che ricevi. 18-105)
Le persone si ammalano per una sola ragione: si tagliano fuori dal contatto col mondo divino e come risultato si privano delle energie di quel mondo. (147-45)
Malattie come reumatismi, sciatica, mal di testa e molti altri, sono un risultato di emozioni bloccate. Apri le porte all’Amore, non bloccarlo (57,12-13)
Le malattie della mente sono causate da una deficienza di Luce. Quelle del cuore da una deficienza di Calore. Quelle dell’anima da una deficienza di Verità”.
PS: i numeri che trovare in parentesi si riferiscono alle affermazioni come sono state catalogate da chi ha composto il libro dall'insegnamento spirituale di Peter Deunov
Fonte originale: “Health and Sickness, Bialo Bratsvo Publ., 2002, Bulgaria” / traduzione a cura di: Cristina Bassi / Fonte: thelivingspirits.net
http://www.ecplanet.com/
Honduras, cinque giornalisti uccisi in un mese
Ecco il paese democratico decantato dalla Casa Bianca. Il Fronte contro il golpe denuncia che l'Honduras è tutt'ora una dittatura, repressiva e brutale
Cinque giornalisti morti ammazzati in un mese. Eccolo l'Honduras democratico di Porfirio Lobo, il paese acclamato dagli Usa dopo le elezioni di novembre, lo stato che avrebbe superato il golpe del 28 giugno 2009, grazie a una chiamata alle urne orchestrata dai medesimi golpisti. Eccolo il paese ormai pacificato, dove l'opposizione civile è costretta a continuare la conta dei morti. Sono 150 gli esponenti della società civile uccisi in esecuzioni extragiudiziali da quell'estate maledetta. E tutte sono avvenute per mano di squadroni della morte e paramilitari coordinati dal regime. Lo denunciano le Ong in difesa dei diritti umani. Lo grida al mondo il Fronte nazionale contro il golpe. Lo sussurrano, voce spezzata dal dolore, le famiglie delle vittime. Ma i mass media non ci sentono. O fingono di non sentire, di non vedere.Eppure la resistenza honduregna scende in piazza quasi ogni giorno. Manifesta, organizza sit-it, indice manifestazioni. E scatena la solidarietà internazionale, il supporto di tanti, ma anche l'indifferenza dei più. E il reparto repressivo del governo continua impunito la sua azione di sterminio di ogni voce fuori dal coro.
L'excursus di violenze vissuto dall'Honduras è da sempre il leit motiv delle proteste del Fronte, così come del colletivo degli Artisti in Resistenza e di molte altre organizzazioni, che mai si son tirati indietro nel gridare il nome della prima vittima morta ammazzata dal regime golpista: la libertà di stampa. Il primo marzo fu colpito a morte il giornalista Joseph Hernández e ferita la collega Carol Cabrera. Il 10, fu assassinato David Enrique Meza. Lunedì 15, Nahum Palacios Arteaga, mentre José Bayardo Mairena e Manuel de Jesús Juárez furono fatti fuori venerdì 27. Un altro giornalista, José Alemán ha dovuto abbandonare il paese di corsa dopo che alcuni sicari hanno tentato di ucciderlo nel bel mezzo della strada, dopo averlo avvertito crivellando di colpi la facciata della sua casa. E come se non bastasse, alcuni agenti di una stazione di polizia dove cercò aiuto e riparo dai killeri gli dissero che erano incapaci di garantirgli la sicurezza e che era meglio che fuggisse dal paese.
Tutte le associazioni in resistenza hanno denunciato questa gravissima situazione al Segretario della sicurezza, Óscar Álvarez, responsabile del sistema di repressione ereditato dal regime dittatoriale di Roberto Micheletti, che sta continuando ad agire come e più di prima. Ma niente si è mosso. Niente è cambiato. Già nei giorni successivi al colpo di stato militare, vari mezzi di comunicazione, fra i quali Radio Globo e Canale 36 vennero chiusi grazie a selvagge retate. E inoltre, i proprietari dei principali mass media hanno avuto parte attiva nella programmazione del golpe e nel sostegno a Micheletti. E associazioni in difesa della libertà di stampa come Reporter senza frontiere o la Committee to Protect Journalists e la Sociedad Interamericana de prensa, hanno precisato come ci sia una maniera costantemente aggressiva e politicizzata di trattare tutto quel che riguarda il Venezuela o Cuba, e di contro una totale connivenza con il potere golpista. Tanto che sono in molti a sospettare legami forte fra la stampa honduregno e l'apparato di intelligence Usa. Per la Plataforma de Derechos Humanos in Honduras siamo di fronte a una "strategia di terrore, immobilizzazione e persecuzione contro gli oppositori al golpe e al governo de facto" davanti alla quale si chiede "l'intervento della comunità internazionale e degli organismi internazionali dei diritti umani affinché il regime attuale fermi questa onda di criminalità e investighi su queste morti".
Sono tornati sulla scena honduregna personaggi dal passato alquanto losco. Primo fra tutti Billy Joya, fra i creatori dei "Cobra", commandos di elite addestrati per uccidere, e veterano esponente del battaglione 3-16 creato dalla Cia per perseguire, torturare e far sparire le centinaia di honduregni nella guerra sucia degli anni Ottanta. Joya ha lavorato agli ordini dell'ambasciatore e ufficiale della Cia John Negroponte, che dirigeva i Contras nicaraguense seduto comodamente sulla poltrona nell'ambasciata Usa a Tegucigalpa. Questo è quanto riporta il giornalista Jean-Guy Allard, recuperando tesi e interpretazioni ormai molto radicate. Negroponte, secondo Allard, è anche colui che ha coordinato il colpo di stato del 28 giugno in Honduras, e attualmente lavora nella Segreteria di Stato del governo Obama, al fianco di Hillary Clinton.
E intanto i golpisti sguazzano nel silenzio assoluto e nemmeno uno straccio di indagine speciale è stata aperta sull'aggressione grave e continua contro i giornalisti, tanto che dal golpe a oggi è stato arrestato solo un sospetto.
Stella Spinelli
http://it.peacereporter.net/
IL SENSO DELLA CRISI GRECA
DI PASCAL FRANCHET
mondialisation.ca
In queste ultime settimane si sono dette molte cose sulla crisi greca, dalle più disgustose [1] alle più confuse. Il risultato è una serie di argomenti buoni per ogni occasione. I media si sono fatti eco della versione ufficiale, riassumibile in cinque punti:
1) la Grecia ha imbrogliato per nascondere un debito pubblico "insostenibile",
2) come altri paesi della zona euro, la Grecia sta per sospendere i pagamenti,
3) l'Unione europea si rende conto della situazione, ma non può fare altro che incoraggiare il ricorso a misure rigorose e chiedere che il paese venga messo sotto tutela,
4) la Grecia deve adottare misure d'austerità che le permettano di ridurre il debito pubblico,
5) per i paesi sviluppati, uscire dalla crisi significa adottare piani d'austerità comuni.
È opportuno decodificare il messaggio, destinato in effetti a tutti i paesi nordeuropei
1) la Grecia ha imbrogliato per nascondere un debito pubblico "insostenibile"
È vero, ed è una prova che lo Stato è pervaso dalla corruzione e dall'abitudine ai piccoli arrangiamenti tra amici. Sembra accertato che, grazie a complessi meccanismi finanziari (swap e cambi) e a un prestito mascherato, la banca statunitense Goldman Sachs abbia permesso al governo greco di ridurre fittiziamente di oltre 2 miliardi di euro il proprio debito pubblico [2] e di entrare così nella zona euro.
Ed è chiaro che i governi al potere dopo il 2001 hanno chiuso gli occhi su questa falsificazione dei conti. Ma la Grecia non è sola, e altri paesi della zona euro hanno spregiudicatamente manipolato i conti. Nel 1966 l'Italia ha ridotto artificialmente il suo deficit grazie a swap con la banca J.P.Morgan, e in seguito Berlusconi ha ceduto a una società finanziari i diritti di entrata ai musei nazionali in cambio di 10 miliardi di euro, rimborsando 1,5 miliardi all'anno per 10 anni. Dal suo canto, nel 2000 la Francia ha lanciato vari prestiti, inserendo in bilancio il rimborso degl'interessi alla fine dei 14 anni di durata. Nel 2004, Goldman Sachs e Deutsche Bank hanno realizzato per conto della Germania un montaggio finanziario (Aries Vermoegensverwaltungs), grazie al quale il paese ha raccolto prestiti a un tasso nettamente superiore a quelli di mercato evitando di far apparire il debito nei conti pubblici [3].
Relativizzare il "pozzo senza fine" della Grecia
La Grecia avrebbe in effetti un deficit del 12,7% e non del 6%, come aveva annunciato il precedente governo, e un debito pubblico pari al 115%. Se facciamo il confronto con altri paesi non è il caso di strapparsi i capelli. Nel 1993 il costo del debito rappresentava il 14% del PIL, oggigiorno solo il 6%! I conti dello stato greco sono ben lungi dall'equilibrio, ma sono meno degradati rispetto ad altri paesi nordeuropei. (Tabella 1 )
Commissione europea, Eurostat e agenzie di rating non possono dare lezioni alla Grecia!
Già nel 2001 la Commissione europea non poteva ignorare la scarsa affidabilità dei conti presentati dalla Grecia; sarebbe bastato gettare uno sguardo ai conti delle amministrazioni centrali del paese per conoscere con buona approssimazione il deficit permanente dello stato, osservare il moltiplicarsi degli acquisti di armi e il costo dei Giochi olimpici 2004 e confrontarne il costo alle disponibilità di bilancio e alle riserve della banca centrale greca per capire che il debito ufficiale (manipolato per poter entrare nella zona euro) non era certo quello dichiarato. La Commissione non poteva ignorare la situazione reale, ma in effetti non voleva denunciarla; per motivi politici e geostrategici aveva bisogno d'integrare il paese nella zona euro. Nel 2001, i più accesi sostenitori della Grecia sono stati la Francia (secondo fornitore di armi in ordine d'importanza) e la Germania; le banche dei due paesi possiedono oggi l'80% del debito ellenico.
Nemmeno Eurostat ha il diritto di dare lezioni!
Secondo Bloomberg, Eurostat era perfettamente al corrente dell'operazione. In nome di regole contabili molto "comode, l'istituto statistico dell'UE non tiene conto nel calcolo del debito pubblico i miliardi di euro offerti alle banche senza garanzie, nel quadro dei piani di salvataggio (decisione SEC del giugno 2009), e le sottoscrizioni lanciate dagli stati ("grandi prestiti" francesi, prestiti greci e portoghesi).
Ma i contribuenti (quelli che non possono profittare delle riduzioni fiscali accordate alle classi ricche) saranno obbligati a coprire, in un modo o nell'altro, le somme erogate.
Fino a che punto fidarsi delle agenzie di rating?
C'è poco da fidarsi di istituzioni che davano il massimo punteggio a Lehman Brothers tre giorni prima che fallisse e una triplice A ai subprime! Eppure queste agenzie "cosi preveggenti" fanno il bello e il cattivo tempo nei mercati finanziari, anche in quelli non regolamentati (gli OTC, Over The Counter: ad esempio i mercati dei CDS, i Credits Default Swaps) e sono strettamente legate alle banche anglosassoni (in particolare Goldman Sachs e Citibank).
Le agenzie non usano sfere di cristallo ma dati forniti da chi emette il prestito analizzato o da chi lo distribuisce sui mercati. Nel caso di cui ci occupiamo, hanno abbassato la notazione dei prestiti dello stato greco solo dopo che il nuovo governo aveva loro fornito dati aggiornati.
2) Come altri paesi della zona euro, la Grecia sta per sospendere i pagamenti
Il messaggio ha soprattutto uno scopo: far aumentare i tassi d'interesse (premio di rischio), e dunque i profitti, dei prestatori (tra cui Goldman Sachs e gli hedge fund). Il prestito greco è stato così negoziato a 6,40%, il doppio di quello che un prestatore avrebbe potuto sperare. E si noti che al momento dell'asta le richieste sono state il triplo di quanto previsto inizialmente [4] . Una bella smentita per un paese considerato "sul punto di sospendere i pagamenti". L'ideologia dominante tende a confrontare la situazione del bilancio statale con quello di una famiglia o di un'azienda, il che non ha alcun senso. uno stato, a differenza di una famiglia o di un'azienda, può sempre aumentare le entrate grazie a nuove tasse. Si tratta di una differenza fondamentale che rende assurdo un paragone del genere. Lo stato americano esiste da 221 anni, e sta aumentando il suo debito dal 1837, cioè da 173 anni di seguito [5].
Il secondo obiettivo del ragionamento è quello di preparare l'opinione pubblica ad accettare una cura a base di regressione sociale e austerità. Il governo ellenico ha efficaci strumenti per procedere a una radicale riforma della fiscalità, abolire i regali fiscali e sociali fatti alle classi ricche e alle società, imporre tasse sui capitali e i redditi; in poche parole, per aumentare le sue entrate e ripianare il deficit di bilancio. Si tratta di una scelta squisitamente politica che il PASOK (il partito socialista locale) preferisce non fare perché è fondamentalmente d'accordo con i principi del neoliberalismo: il mondo greco è e deve restare un'economia di mercato neoliberale! Le politiche pubbliche adottate da oramai molti anni dai successivi governi ellenici hanno aumentato il deficit pubblico e la massa del debito pubblico. L'ingresso nella zona euro (2001) non ha fatto che ampliare il fenomeno (cfr. tabelle 2, 3 e 4 ).
3) L'Unione europea si rende conto della situazione, ma non può fare altro che incoraggiare il ricorso a misure rigorose e chiedere che il paese venga messo sotto tutela
La Banca centrale europea (BCE) non ha il diritto di concedere prestiti agli Stati membri!
Nel 2008/2009, la Banca centrale europea ha concesso prestiti massicci alle banche private per salvarle dal fallimento, ma non è autorizzata a intervenire a favore dei poteri pubblici degli Stati membri. È il colmo!
L'articolo 123 del Trattato di Lisbona interdice alla BCE e alle banche centrali degli Stati membri la concessione "di scoperti di conto o di altre facilitazioni creditizie a ...amministrazioni statali, altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri così come l'acquisto diretto di titoli di debito... ".
Dunque, nessuna acquisizione "diretta" (non aiuti di stato) , ma prestiti preferenziali alle banche, che concedono in garanzia... titoli obbligazionari degli Stati (tra cui la Grecia).
Che bel meccanismo ipocrita, quello previsto dal Trattato di Lisbona!
Nemmeno la Banca europea per gl'investimenti, il cui comportamento immorale verso i paesi in via di sviluppo è ben noto [6], può finanziare il deficit greco. In teoria è così, ma in realtà finanzia investimenti molto discutibili che approfondiscono il deficit e aumentano il debito pubblico, come ad esempio i Giochi olimpici 2004, il cui costo totale è ancora ignoto (lo si stima tra i 20 e i 30 miliardi di euro).
4) La Grecia deve adottare misure d'austerità che le permettano di ridurre il debito pubblico
Ecco dove vogliono arrivare i responsabili del capitalismo economico e finanziario! Prendendo come scusa un debito pubblico considerato "insostenibile", il governo impone alla popolazione, in nome del risanamento finanziario, una cura di austerità senza precedenti: niente misure di rilancio, congelamento dei salari dei funzionari nel 2010, riduzione del 10% dei premi e del 30% delle ore supplementari nella funzione pubblica, del 10% delle spese pubbliche (tra l'altro 100 milioni di euro per l'insegnamento), riduzione delle spese sanitarie, prolungamento di 2 anni dell'età di pensionamento che arriva così a 63 anni), blocco delle assunzioni, riduzione dei CTD nella funzione pubblica, aumento delle tasse sui carburanti, il tabacco e i gsm, aumento di 2 punti dell'IVA...
E l'UE chiede di più, ed esige riforme strutturali che toccano l'insieme delle amministrazioni, la liberalizzazione del mercato interno, la flessibilità lavorativa, la riforma radicale delle pensioni e del sistema sanitario...
Per dirla tutta, secondo le previsioni della Deutsche Bank il popolo greco deve attendersi a beve termine un tasso di disoccupazione di almeno il 15% e una riduzione del PIL del 7,5%.
Eppure esistono alternative di bilancio interne!
Il risparmio che si spera di ottenere con il piano d'austerità ammonta a circa 5 miliardi di euro. Ma esistono varie alternative! Ad esempio, con 9.642 miliardi di dollari (nel 2006) [7] la percentuale del PIL destinata alle spese militari è la più alta tra i paesi dell'UE. Nel 2008 il paese era al primo posto in Europa, con il 2,8% del PIL destinato all'acquisto di armi (e la cifra non include tutte le spese militari [8]); si tratta di un peso considerevole per il bilancio statale che va ad esclusivo vantaggio delle industrie belliche statunitensi ed europee. Inoltre la flotta commerciale greca, al primo posto al mondo con oltre 4000 navi, sottrae ogni anno allo stato circa 6 miliardi d'euro in IVA, grazie a una serie di vantaggiosi meccanismi finanziari.
La maggioranza delle grandi società ha trasferito gli attivi in società off-shore cipriote (dove il tasso d'imposizione fiscale è del 10%). La chiesa greco ortodossa è esentata dal pagamento delle imposte, anche se è tra i maggiori proprietari immobiliari del paese.
Le banche hanno ricevuto 28 miliardi di euro di fondi pubblici nel quadro del piano di salvataggio, senza alcuna contropartita, e adesso speculano impunemente contro il debito pubblico.
Esistono dunque i mezzi per agire in modo diverso, mezzi che richiederebbero una riforma totale del sistema fiscale; il governo PASOK, al servizio dei capitalisti, ha però scelto di lasciare le cose come sono e far pagare ai poveri per restare nella zona euro, peraltro fonte di deregolamentazione e perdita di sovranità nazionale, in nome della "concorrenza libera e non falsata".
5) Per i paesi sviluppati, uscire dalla crisi significa adottare piani d'austerità comuni.
In tutti i paesi sviluppati governo e media ripetono lo stesso messaggio: in Portogallo, dove il governo ha lanciato un vasto programma di privatizzazione dei servizi pubblici, in Spagna, invischiata nella crisi immobiliare e con un tasso di disoccupazione che sfiora il 20%, in Irlanda, il cui deficit di bilancio si avvicina a quello greco, in Italia, che un debito pubblico pari al 127% del PIL vanta il primato in Europa, o ancora nel Regno Unito, il cui deficit supera oramai il 14,5%.
E anche gli altri paesi devono aspettarsi di subire la stessa sorte. I progetti di riforma dei regimi pensionistici, dei sistemi sanitari e dei regimi di protezione sociale sono già all'opera un poco dappertutto.
Una cosa è sicura: i fondi pubblici, che le grandi banche hanno ottenuto a tassi esigui dalla Banca centrale europea, non andranno alle famiglie o alle imprese; nel 2009, i crediti sono crollati dappertutto in Europa. I soldi vanno e continueranno ad andare alla speculazione del "rischio sovrano", il debito pubblico. Oggi la Grecia; domani il Portogallo, la Spagna, l'Italia, l'Irlanda; dopodomani il Belgio e la Francia... La zona euro è a pezzi e mostra il suo vero volto: un sistema costruito per le economie più ricche a spesa di quelle più povere.
Conclusioni provvisorie e sei proposte
L’Unione europea ha fallito sul piano politico: con una moneta comune ma una concorrenza fiscale e sociale tra gli Stati membri, con un mercato comune senza meccanismi di trasferimento delle risorse dai ricchi verso i poveri, con un dogma neoliberalista che schiaccia i popoli, è incapace di dare una risposta alla crisi che imperversa.
La gente comincia invece a organizzare una risposta e si mobilita. I due massicci scioperi generali e ravvicinati in Grecia, le manifestazioni oceaniche nella maggior parte delle grandi città, il rifiuto (al 93%) degl'irlandesi di pagare i debiti privati previsti dalla legge Icesave [9], le impressionanti manifestazioni in Portogallo, e quelle del 23 marzo in Francia che marcano l'inizio di un 3° giro sociale: l'opposizione alza la testa in Europa e diffonde il rifiuto dei salariati, dei pensionati e dei poveri di pagare il conto della crisi. Quel che manca, oltre al superamento della compartimentazione delle manifestazioni, è una proposta che leghi la risposta sociale e quelle politica. I movimenti sociali hanno bisogno di proporre elementi di programma alternativi per rispondere alla crisi del sistema, difendendo e allargando i diritti collettivi contro la logica della valorizzazione del capitale.
Il punto centrale sottolineato da queste "crisi-pretesto" sul debito pubblico al Nord concerne una diversa ripartizione delle ricchezze, e a tal fine bisogno agire su due fronti: aumentare i salari con prelievi sui dividendi e operare una riforma fiscale di grande portata.
Un aumento dei salari ridurrebbe l'indebitamento delle famiglie e aprirebbe nuovi sbocchi alla produzione di beni e servizi.
Bisogna anche ridurre radicalmente i tempi di lavoro a parità di salario, e procedere a reclutamenti supplementari. In tal modo si rimedierebbe al problema della disoccupazione, a quello del finanziamento dell'assistenza sociale e alla scarsità di attività ludiche per chi lavora.
Una riforma fiscale armonizzata a livello europeo permetterebbe di annullare i numerosi rifugi fiscali, ristabilire una fiscalità progressiva per tutti i redditi (imposte sui redditi e sulle società), di ridurre o sopprimere le imposte indirette, che colpiscono soprattutto i più poveri (IVA e tasse sui prodotti petroliferi), di creare un'imposta eccezionale sui redditi finanziari e sui patrimoni dei creditori, senza dimenticare la tassazione degli altri redditi da capitale e immobiliari.
Una politica di bilancio sana dovrebbe anche annullare le numerose esenzioni al pagamento degli oneri sociali concesse alle aziende e aumentare i contributi dei datori di lavoro, garantendo in questo modo lo sviluppo della protezione sociale per tutti e un corretto livello delle pensioni.
Per finire, il sistema finanziario ha ben dimostrato la sua nocività sociale. Bisogna espropriare le banche e gli altri organismi finanziari, trasferirli nell'area pubblica e farle controllare dai cittadini, procedendo anche a un audit del debito pubblico per valutarne la legittimità (cosa è stato finanziato?).
Cominciamo un dibattito sulle proposte per stabilire una lista di rivendicazioni.
Pascal Franchet - vicepresidente del CADTM (Francia)
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=18353
26.03.2010
Note
Traduzione per www.comedonchisciootte.org a cura di CARLO PAPPALARDO
[1] Buone parole cariche di razzismo, come il titolo di Le Monde del 6 febbraio 2010: "La cattiva Grecia" mette l'euro sotto tensione o l'acronimo, inventato da The Economist, PIGS (maiali, in inglese) per riferirsi a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
[2] "Con la complicità di Godman Sachs, ha abbellito la presentazione dei conti, ed è questo che le si rimprovera. Eppure si tratta di una manovra marginale. Le transazioni del 2001 incriminate avrebbero ridotto il debito greco di 2.367 miliardi di euro, facendolo passare da 105,3% al 103,7% del PIL" http://www.irefeurope.org/content/le-masque-grec
[3] http://www.lexpansion.com/Services/imprimer.asp?idc=226849&pg=0
[4] Comunicato dell'AFP del 4 marzo 2010
[5] "Smettiamolo di paragonare il bilancio del governo con quello delle famiglie", di Randall Wray, http://contreinfo.info/article.php3?id_article=2976
[6] Sul sito Amici della terra: http://www.amisdelaterre.org/-Banque-europeenne-d-investissement.html
[7] Spese militari globali: www.julg7.com
[8] Fonte NATO: http://www.nato.int/docu/pr/2009/p09-009.pdf
[9] Cfr. Olivier Bonfond, Jérôme Duval, Damien Millet « Ouf ! les Islandais ont dit massivement ‘non’ » http://www.cadtm.org/Ouf-les-Islandais-ont-dit
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
MORTI E CONTENTI
DI GIANLUCA FREDA
blogghete.blog.dada.ne
Io adoro il Partito Democratico. Mi fa sentire sicuro. In un mondo in cui tutto si trasforma alla velocità della luce, in cui i parametri di riferimento di ieri mattina risultano obsoleti a mezzogiorno di oggi, è bello sapere che esistono cose che rimangono stabili nel tempo. Ad esempio le mazzate sonore che il PD busca ad ogni tornata elettorale. Ci sono momenti nella vita in cui si sente il bisogno di puntare il sestante verso una stella fissa mentre si è trascinati dai marosi dell’esistenza. E i dirigenti del PD, questo meraviglioso enigma del creato, sono sempre lì, con le loro ossa rotte, i loro occhi pesti, le loro fratture multiple scomposte dopo ogni consultazione nazionale, provinciale o regionale per rassicurarti, per garantirti che nel mondo tutto cambia, tranne ciò che dovrebbe cambiare.
Anche quando l’impresa sembra impossibile, non ti deludono mai. Prendete le elezioni regionali della scorsa settimana. Avevo detto tristemente a me stesso: stavolta devo rassegnarmi. La loro rimonta è inevitabile. Neanche un merluzzo salato e bollito riuscirebbe a perdere le elezioni contro un centrodestra così disunito, sgangherato, sfilacciato, screditato, preagonico. Mettiamoci l’animo in pace e arrendiamoci al fatto che anche il peggio può modificarsi in peggio.
Invece, anche stavolta sono riusciti a compiere la loro magia. Hanno tirato fuori candidati anonimi e insulsi, pescati a caso nel loro ampio database di prodotti vegetali, per assicurarsi che anche gli elettori più citrulli provassero disagio nell’avvicinarsi alle urne. Nel Lazio, dove per ottenere una batosta contro un centrodestra incapace perfino di presentare le liste elettorali occorreva un deterrente più forte della mera insussistenza politica, hanno intelligentemente schierato Emma Bonino, l’orrenda virago pannelliana, filosionista, antipalestinese ed ansiosa di annettere ad Israele anche l’Unione Europea insieme alle alture del Golan. Roba che neanche Barbablù e Darth Vader, facendosi coraggio a vicenda, sarebbero riusciti ad avvicinarsi al seggio. In Piemonte, dove Mercedes Bresso aveva già svolto cinque anni di ottimo lavoro per rendere evidente al mondo il disprezzo degli intrallazzieri del PD per i cittadini, facendo malmenare a più riprese i manifestanti che si opponevano al mostruoso progetto della TAV, non c’è stato bisogno di cambiare cavallo. E’ bastato suggerire all’attempata manganellatrice di sbeffeggiare ed insultare un gruppo di suoi ex elettori venuti a chiederle ragione del tradimento ed il miracolo è stato compiuto. Con grande modestia, i dirigenti del PD hanno poi attribuito a Beppe Grillo il merito della trombatura, rafforzando ulteriormente quella sensazione di immutabilità e sicurezza che il PD dona generosamente a chi lo ama. Se infatti è sufficiente un Beppe Grillo a levarci di torno uno dei più coriacei e blindati candidati del PD alla presidenza regionale, allora anche la speranza in un mondo senza Errani non è del tutto perduta.
E la cosa più bella è che i vulcanici intellettuali del PD sono incessantemente al lavoro: non hanno ancora finito di mandar giù con lo sciacquone i trombati alle regionali che già lavorano con alacrità alla catastrofe successiva. L’altro giorno ho sentito Lucia Annunziata annunziare ad Annozero che le cause della randellata presa dal PD sono da ricercarsi nello spavento che le posizioni del partito hanno suscitato negli elettori moderati. Non si può darle torto. Ricordo benissimo che, nel corso della campagna elettorale, Bersani è comparso una volta in TV ricoperto, come sempre, di colla di pesce, gel fissante e gesso a presa rapida per apparire il più imbalsamato possibile; ma ha mosso inavvertitamente un sopracciglio, suscitando con tale inconsulta alterazione della fisiognomica il panico e lo sconcerto più assoluto negli elettori moderati, i quali si sono precipitati a votare per la Lega. In vista delle comunali del 2012, Bersani verrà esposto in video solo dopo essere stato sottoposto ad un meticoloso intervento di mummificazione, eseguita con tecniche egizie: gli verrà estratto il cervello dalle narici con un ferro ad uncino appositamente forgiato per agganciare piccoli oggetti, verrà deposto per tre settimane in una vasca di natron, ricoperto di resine profumate ed infine issato dai facchini dinanzi alle telecamere di Annozero. Ciò dovrebbe rassicurare l’elettorato moderato, fatta salva l’eventualità di contrazioni nervose che spingano la salma ad allargare improvvisamente le braccia.
Deliziosamente rassicurante è anche il tradizionale rito dell’autocritica, con cui i giullari del PD, dopo ogni passata di bianco, interpellano aruspici, vati, sibille e pitonesse riguardo i motivi della sconfitta, traendone conclusioni così imbecilli da scoraggiare qualunque bookmaker che intenda risollevare le loro quotazioni per l’appuntamento elettorale successivo. Ad esempio, dalla consueta analisi del volo delle rondini e del fegato di pecora seguita alla batosta regionale, alcuni maggiorenti del partito hanno desunto, come fanno dopo ogni mazziata, la necessità di “aprirsi al confronto” con il centrodestra, di “mettersi in gioco”, di “avviare una riflessione politica seria”, di “abbassare i toni”. Una minoranza eretica dei loro elettori si è chiesta allibita in quale gioco costoro non si siano ancora infilati con tutti e due i piedi, quale tono possa essere più basso del silenzio cimiteriale e soprattutto quale nuova zona della loro già devastata anatomia dovranno ancora aprire al “confronto” con le verghe della maggioranza. Ciò non è chiaro. Ma D’Alema si è premurato di fornire alcune illuminanti indicazioni, del tipo: “Dobbiamo riflettere sul presidenzialismo, perché un partito come il nostro non può non avere una proposta per la riforma dello Stato”. Che tradotto significa: queste elezioni siamo riusciti a perderle, ma difficilmente riusciremo a far vomitare gli elettori più di così. Se vogliamo perdere anche le prossime, dobbiamo assolutamente diventare meri pappagalli del centrodestra e limitarci a ripetere le frasi che essi pronunciano, da “proposta per la riforma” a “Loreto mangia biscotto”. Gli ha fatto eco Walter Veltroni, dichiarando: “Non si possono dire solo dei no al presidenzialismo”. Veltroni è un esemplare raro, attualmente sottoposto allo studio di un’equipe di biologi e naturalisti, con l’intento di dimostrare che perfino i pappagalli possiedono i loro pappagalli.
Esistono in natura alcune rocce basaltiche, come ad esempio la tholeiite e la basanite, in grado di elaborare con una certa compiutezza il concetto in base al quale se si desidera essere dei basalti occorre differenziarsi in qualche maniera da altri reperti minerali, ad esempio dalle andesiti. Alcuni ortaggi comuni, come la bietola rossa e la patata quarantina, possiedono consapevolezza sufficiente per comprendere che se si desidera essere coltivati e graditi dai commensali, occorre essere gustosi e che non basta accusare la zucca di Castellazzo di essere molto più insipida. I platelminti, animali vermiformi appartenenti alla classe dei Turbellari, hanno coscienza del fatto che aprirsi al confronto con gli antiparassitari non è il sistema migliore per garantire la sopravvivenza della propria specie e rassicurare i membri della propria colonia.
Ora, io detesto gli insulti gratuiti e non mi permetterei mai di sostenere che l’intelligenza di D’Alema o quella di Veltroni sia inferiore a quella di un platelminta. Penso anzi che le loro intelligenze e quella di un animale vermiforme siano perfettamente compatibili (almeno a livello di elaborazione logica, ché sul piano della strategia e dell’organizzazione politica, i platelminti bisogna lasciarli stare). Ma allora chiediamoci: è davvero possibile che i dirigenti del PD non si rendano conto di ciò che un qualunque esponente del regno minerale, vegetale o animale in 16 anni di vita politica italiana sarebbe stato in grado di capire? E cioè che continuare a fondare schizofrenicamente la propria strategia sulla demonizzazione del nemico in campagna elettorale e poi, cinque minuti dopo la chiusura delle urne, sull’avallo servile alle sue richieste è il modo più sicuro per perdere credibilità ed elezioni? Che non possedere un proprio progetto di governo, limitandosi a boicottare o sostenere quello dell’avversario a seconda della convenienza, li rende indistinguibili da lui sul piano politico e molto più vili, agli occhi dell’elettorato, sul piano morale? Risposta: no, non è possibile che non sappiano questo. L’unica spiegazione possibile del loro autolesionismo ormai quasi ventennale è che in realtà di guadagnare voti e vincere le elezioni non gliene freghi assolutamente niente e che essi vedano anzi questa eventualità come una iattura. Se si adotta questo punto di vista si iniziano a capire molte cose della situazione politica dal 1993 ad oggi.
L’obiettivo che il PD e partitucoli di varia estrazione al seguito perseguono con pervicacia non è quello di governare il paese. Non hanno la più pallida idea di come si faccia, non gli interessano i problemi del paese, non hanno la minima intenzione di rimediare al declino dell’Italia e se anche lo volessero non distinguerebbero l’Italia dalla tapezzeria del proprio salone delle feste. Ciò che gli interessa è amministrare il potere, lucrare sugli appalti pubblici, favorire i potentati finanziari e industriali nazionali e internazionali che garantiscono le loro rendite, assicurare a se stessi e ai propri referenti clientelari il completo dominio su ogni aspetto della vita italiana. Tutto questo si può fare comodamente standosene alla cosiddetta opposizione, senza il fastidio di troppi riflettori, con accordi politici che garantiscano la spartizione dei poteri locali con la maggioranza, la quale tiene per se stessa ricca parte del bottino, prendendosi però anche le inutili maledizioni e gli impotenti improperi dei cittadini che sentono ogni giorno mancar loro il terreno sotto i piedi. Un accordo tra bande in piena regola, che garantisce ad entrambe le cosche la permanenza al potere, attraverso un sistema di sostegni reciproci occasionalmente mascherato da diafane conflittualità, recitate nelle vigilie elettorali con poco interesse e sempre minore professionalità.
Si potrà obiettare che questo potrebbe essere per il PD un gioco rischioso. Le due cosche infatti, seppur alleate, non sono certo amiche e l’eccessivo indebolimento dell’una potrebbe portare ad una sua prematura eliminazione dai traffici del racket da parte della cosca vincente. In realtà questo rischio non esiste ed è essenziale che gli elettori capiscano il perché.
Le due cosche sono in realtà piccole ramificazioni locali di una cosca molto più grande, che è quella del potere finanziario e industriale internazionale. Le loro sorti non dipendono che infinitesimalmente dal voto dei cittadini. Dipendono soprattutto dall’ottemperanza alle direttive fornite loro dalle banche e dagli organismi finanziari e industriali internazionali. Se un settore pubblico (ad es. l’acqua o la raccolta dei rifiuti) è lucrativo, esso va ridotto in frammenti e svenduto a chi fornisce alle cosche il supporto necessario per restare in sella. Se un altro settore (ad es. l’istruzione), non è lucrativo, ma può essere utile a perseguire certe finalità complementari (ad es. la formazione dei salariati e dei quadri dirigenti che dovranno servire a tenere in piedi l’apparato confindustrial-finanziario) lo si riduce all’osso e lo si destina agli scopi strettamente rispondenti alle necessità dei dominanti. In cambio di questi servigi, le cosche locali ricevono ciò di cui hanno bisogno per preservare il proprio potere e continuare a prestare la propria opera: organi d’informazione addomesticati che consentano loro di monopolizzare l’attenzione, togliendo ogni spazio ai problemi reali e alla nascita di eventuali altre formazioni; sostegno e riconoscimento da parte dei dominanti e delle cosche locali di altre nazioni; possibilità di carriera nell’organigramma predisposto all’uopo dagli ideatori del sistema; last but not least, sostegno militare da utilizzarsi nella remota eventualità che masse ragguardevoli di cittadini dovessero prendere coscienza del meccanismo e provare a contrastarlo.
Tutto questo sistema, per poter funzionare con tranquillità, ha bisogno della passività dei cittadini, che può essere di due tipi: imposta (ad esempio tramite un governo assolutista creato all’uopo) o indotta (che è il sistema più efficace e più utilizzato). La passività indotta richiede che i cittadini non si sentano schiavi, ma abbiano l’illusione di poter scegliere tra diverse proposte di governo. Occorre che si sentano attivi, che continuino a discutere e scontrarsi tra loro per la supremazia di formazioni politiche che differiscono tra loro solo per sfumature, oppure per i solenni princìpi esposti nei rispettivi statuti, benché puntualmente contraddetti alla prova dei fatti. E’ lo stesso principio elaborato negli anni ’20 dal Tavistock Center per la manipolazione delle masse attraverso i media: le vittime del lavaggio del cervello di massa non devono rendersi conto di trovarsi in un ambiente controllato; occorre dunque predisporre un ampio numero di scelte, i cui messaggi dovranno essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall’esterno. Applicato alla politica, questo stratagemma viene comunemente definito democrazia.
E’ per questo che il PD non teme la propria estinzione, non si preoccupa minimamente di venire incontro alle aspettative dei suoi elettori (che non eleggono e non controllano niente, anche se non lo sanno). I suoi referenti gli hanno assegnato – nell’ormai lontana stagione di “mani pulite” - il compito fondamentale di tenere ben oliato il sistema bipolare, che garantisce l’apparenza di pluralismo e i lucrosi affari di chi realmente decide, dall’esterno, l’assetto economico e politico da impartire al paese. Il PD è una delle due pile che fanno funzionare questo orrendo giocattolo e non può essere eliminata senza essere sostituita da una batteria nuova. Deve solo occuparsi di equilibrare il sistema, evitando l’eccessivo rafforzamento altrui, ma anche il proprio; il che si ottiene efficacemente indicando nell’avversario il male assoluto (fase d’offesa) e poi, subito dopo, sconcertando i propri sostenitori con l’appoggio alle politiche degli stessi individui additati alla pubblica esecrazione pochi istanti prima (fase di difesa). I suoi avversari seguono ovviamente lo stesso copione, ma con alcune differenze su cui non starò a dilungarmi: essenzialmente consistono nel fatto di essere la parte “controllata” del sistema, non quella che controlla; e nel contare tra le proprie fila un personaggio (Berlusconi) che persegue i propri esclusivi interessi personali, spesso anche a scapito dei dominanti, il che crea la necessità di approntare un sistema dissuasivo (attuato di solito attraverso la magistratura e gli attacchi mediatici) per tenerlo sotto controllo.
Gli unici crucci del PD, in questa granitica struttura che sembra garantire la sua sopravvivenza ad aeternum, attengono alla possibilità di un’alterazione irreversibile del meccanismo, che potrebbe essere prodotta da vari fattori. Ad esempio la nascita di una nuova e più affidabile forza politica che si ponga a guardia del sistema, sostituendo i vecchi controllori. Tale eventualità è assai remota e potrebbe verificarsi solo se il nuovo soggetto di controllo fosse ideato e finanziato dagli stessi progettisti del sistema. Altra iattura sarebbe la trasfigurazione dei rapporti di forza internazionali, ad esempio provocata dalla genesi (già in corso) di un contesto globale multipolare che sostituisca il vecchio assetto monocentrico dominato dalla finanza e dall’economicismo statunitense. Tale prospettiva è realistica, perfino relativamente prossima, e richiederebbe che il PD, per poter sopravvivere, acquisisse la capacità di adeguare i propri compiti e le proprie strutture al nuovo corso di potere, cosa che al momento non sembra minimamente in grado di realizzare. Proprio per questo non se ne preoccupa granché. Si sa che a tutto c’è rimedio tranne alla morte, alla quale, finché si vive, è preferibile non pensare. Infine, l’evento più paventato ed esorcizzato, poiché prevedibile entro tempi umani e non storici, è la fine politica o biologica di Silvio Berlusconi, vero baricentro che garantisce stabilità a tutto il leviatanico marchingegno di gestione della pubblica passività. E’ noto che più basso è il baricentro, maggiore risulta la stabilità di un corpo. E un baricentro più basso del Silvio nazionale (in senso morale, più che fisico) sarà difficilmente reperibile in tempi brevi. La sua sfacciata strafottenza verso qualunque cosa non gli garantisca un immediato profitto personale, la sua rozzezza umana, la sua palpabile impreparazione politica, il fastidio che la sua prepotenza suscita in chiunque sia stato educato ai valori solidaristici, lo hanno reso una nemesi perfetta, il male che ogni catechista insegna ai suoi discepoli a contrapporre al bene, l’ideale secondo polo dell’apparato di rimbecillimento e passivazione delle masse predisposto con cura dagli ingegneri della democrazia. La sua dipartita rappresenterebbe per il PD una catastrofe difficilmente rimediabile: non perché sia complicato reperire personaggi di levatura così infima (nel PD e nei partiti ad esso affiliati ce ne sono in quantità industriali), ma perché non è facile che la bassezza morale in un individuo risulti così spontanea, naturale, immediatamente percepibile tanto dai sostenitori quanto dai detrattori. Un “cattivo” così appariscente non lo si trova neanche a crearlo a tavolino. L’unica speranza dei dirigenti democratici, dinanzi all’implacabalità dell’impermanenza politica e biologica degli esseri umani, è affidata alla fisica del karma o ai progressi della clonazione. Che il nume dei miserabili perdenti li aiuti in questo difficile momento.
Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-04-03
3.04.2010
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
Contributo al dibattito: alternative alla crisi della modernità/colonialità
Sabato 03 Aprile 2010 11:50 alainet
[Fonte: Bollettino Marzo 2010 Alainet] Stiamo assistendo ad una totale crisi della civiltà egemonica (quella dell’unità tra “modernità-colonialismo). Tutte le forme di vita del pianeta, non solo quelle umane, sono in pericolo e per questo si rende urgente lo sviluppo di alternative, a partire dal rafforzamento di esperienze e proposte sociali in costruzione, per chiarire le nuove prospettive, i nuovi orizzonti di significato e i nuovi paradigmi interculturali, in queste contenute potenzialmente o attivamente.
Nuove teorie sono in fase di elaborazione per dare vita a nuovi movimenti. In questa prospettiva si rende necessario dare impulso a un nuovo processo di dibattito e studio, che si fondi sulla pluralità e interculturalità degli approci. Seguendo questa linea proponiamo di seguito quattro nuclei di dibattito, aperti e in permanente ridefinizione.
Primo nucleo: crisi della cultura egemonica
Più di 6000 culture e 500 milioni di persone continuano a resistere allo scontro con la modernità-colonizzazione-capitalismo-eurocentrismo; non si tratta di un’unica area di dominazione, relativa al mondo del lavoro/capitale/classi sociali, bensì di una molteplicità di aree contemporaneamente: delle cosmovisioni, dei sessi, dell’immaginario, delle forme di autorità e della relazione con la Madre Terra. Si trattava e si tratta di molto di più: l’imposizione di una matrice civilizzatrice che soggioga la diversità di molte altre. Queste altre voci non sono state ascoltate per lungo tempo, fino a quando, nel nuovo secolo, convergono in questo approcio a differenti livelli, con diversi movimenti sociali, come quello ambientalista, delle donne e dei diritti umani, tra gli altri.
Si rende necessaria una interpretazione integrale che permetta di comprendere la complessità, l’intreccio, la gravità e la profondità di tante crisi simultanee. Si rende urgente caratterizzare adeguatamente la simultanea gravità e sovrapposizione nel tempo della catastrofe ambientale e climatica e dei fallimenti dell’ONU per contenerle; della carestia alimentare simultanea a speculazioni di eccessi di alimenti nella borsa (comodities); della crisi energetica con un capitalismo malato e dipendente dagli idrocarburi che a volte aggrava sugli impatti degli agrocombustibili; dell’esclusione sociale e della disoccupazione strutturale permanente; della gigantesca bolla speculativa e finanziaria che subordina e altera i processi produttivi; della privatizzazione delle scienze tecnologiche che con i transgenici, assieme all’invasione sviluppatrice delle industrie estrattive e i megaprogetti e le privatizzazioni dell’acqua, del sottosuolo, dei boschi, che contaminano e pongono in pericolo tutte le forme di vita; degli Stati Nazioni monoculturali dominati dalle transnazionali del libero mercato che criminalizzano l’esercizio dei diritti collettivi dei popoli e delle comunità, occultati e acuiti da nuove forme di razzismo e conflitti religiosi.
Non si tratta unicamente di una crisi speculativa o economica, di un modello di produzione o del solo capitalismo. Se si ammette il carattere sistemico e integrale di tante crisi simultanee, allora ci si accorge che queste crisi si muovono su terreni molto più profondi di quello puramente economico. È necessario mettere in questione la modernità nel suo complesso, con i suoi grandi miti di origine, come il “mercato”, lo “Stato” e lo “sviluppo”, tutti basati sulla “ragione” strumentale.
Si tratta di mettere in discussione il mito dello Stato uninazionale, che ha permesso il perseverare del conolonialismo del potere, anche dopo la decolonizzazione; il mito dello “sviluppo” e della crescita illimitata del dominio della natura; il mito dell’omogeneità (e non della diversità) culturale come “forza”. Si tratta di aprire la questione del perché le esperienze o proposte cosiddette socialiste, in tutte le loro varianti, non hanno saputo superare questi miti fondatori della modernità-colonizzazione e sono affondati nella loro matrici essenziali.
Partendo dalla prospettiva della crisi della cultura egemonica, possiamo avanzare nel dialogo e nel mutuo arricchimento di paradigmi alternativi, che vertono sul concetto essenziale della convivenza umana e di tutte le altre forme di vita. È all’interno di questo dibattito che i popoli indigeni segnalano che sono passati da più di 500 anni di resistneza e di protesta, a una nuova tappa di proposta e di ricostruzione di alternative di civiltà per affrontare la crisi della modernità/colonialità. In questa direzione è fondamentale il dialogo e l’inter-apprendimento tra questi movimenti dei popoli originari con approci simili o convergenti provenienti da altri movimenti sociali che ritengono che, non solo un “altro mondo” (omogeneo), ma che “altri mondi” (diversi) siano possibili; e possibili non solo per il dibattito filosofico (che costituisce un contributo) , ma anche, e soprattutto, a partire dall’apprendimento delle lotte, delle resistenze ed emergenze sociali concrete e dalle loro costruzioni teoriche.
Apertura e convergenza non solo tra paradigmi e matrici di civiltà che hanno resistito e continuano a resistere nella storia (violenta) della modernità occidentale capitalista e coloniale; ma anche il dialogo con la diversità di orizzonti nella costruzione, che si fonda sugli stessi obiettivi di trasformazione e, soprattutto, mutazione sociale profonda, già che la parola “rivoluzione” limitata alla sfera del potere ( e della “real politik”) risulta ormai insufficiente. Rendere possibile l’unità tra coloro che si pongono le stesse domande, anche se le risposte continuano ad essere differenti; e per tanto continuare a mirare alla costruzione di nuove teorie per nuovi movimenti, di unità nella diversità.
Secondo nucleo: demercificazione della vita
Assistiamo adun’autentica catastrofe socio ambientale ed è necessario districarsi nel capire perché sia tanto difficile uscirne, quali siano i suoi punti chiave e le basi per poterla fermare e creare prospettive di trasformazione. Non si tratta semplicemente di un cambiamento climatico; questo non è “naturale” e nemmeno si tratta solo di un semplice “cambiamento”. Si tratta, piuttosto, di una catastrofe inarrestabile e simultanea, di siccità, inondazioni, sparizione di ghiacciai e molteplici ecosistemi, pioggie acide, inquinamento urbano, acque con metalli pesanti, transgenici che alterano germoplasmi. E sono i paesi in coda allo “sviluppo” le sue prime vittime, come nel caso del Perù, terzo nel ranking dei disastri globali. Una catastrofe della vita, evidente e visibile, che questo “sistema”, o il potere di questa modernità, non desidera fermare, anzi, all’interno di questa situazione, già delirante, vengono addirittura pianificate nuove “opportunità di commercio”, come quella di semi transgenici resistenti all’ecatombe climatica.
Si tratta della disputa e invasione di territori, specialmente dei popoli e delle comunità, per lo sviluppo e l’estrazione; stiamo parlando dell’invasione della miniera che lascia senz’acqua l’agricoltura; dei pozzi petroliferi che irrorano i loro rifiuti tossici nei fiumi; o degli agrocombustibili per alimentare le automobili nonostante la carestia umana. Tutti questi drammi non possono essere ridotti all’”ingegneria sociale” della cosiddetta “sostenibilità ambientale” che convive senza mettere in discussione le logiche del mercato, dello sviluppo e la frenesia consumista. Non scordiamo il pragmatismo di certe corporazioni “ambientaliste” di convivere con le mafie petrolifere globali. Bisogna riflettere sulla necessità di cambiare per evitare il ripetersi delle tragedie dell’inferno radioattivo di Chernobil in Russia, le migliaia di rifugiati per la diga delle tre gole in Cina, o la distruzione delle Ande, Pantanal e Amazonia della IIRSA; tutti “sviluppi” promossi sotto progetti cosiddetti ”socialisti” in Russia, Cina e Brasile.
Non possono essere ridotti a “costi sociali”, impatti o manifestazioni di una crescita inesauribile che si compensano o minimizzano con modelli matematici di “sostenibilità”. Non si può continuare a consentire gli approci tradizionali della “crescita inarrestabile” delle forze produttive. Nemmeno ridurre queste questioni allo stretto piano giuridico della “proprietà privata” contro la “statalizzazione”, senza mettere in dubbio lo sviluppo produttivo che mercifica l’acqua, i boschi, l’ossigeno, tutta la vita, sia in nome del dio mercato o della ragione di stato.
Se il surriscaldamento globale significa convertire tutto in mercanzia, non ci può essere raffreddamento senza una demercificazione della vita. Si tratta di porre dei limiti o dei freni a comprare-vendere-prvatizzare acqua, sottosuolo, boschi, colline… la vita intera. Bisogna riflettere su come rendere possibile il controllo sociale sui beni comuni, tanto quelli della sfera della natura, quanto quelli appartenenti alla sfera della conoscenza. Qui entrano in gioco con un ruolo fondamentale le proposte dei popoli originari, che includono i concetti e ali approci sulla Madre Terra, distinta dalle “risorse naturali”, la genitorialità della vita; alimenta la madre terra e lascia che lei ti nutra, l’unità tra natura-società-cultura, i territori concepiti come totalità vivente di unità tra mezzanino-sottosuolo-montagne e fonte di storia-identità-orgoglio-cosmovisione, lontani a quelli di parte-chacra-terra. Queste prospettive devono essere recuperate e riformulate anche all’interno degli spazi cittadini occupati dai migranti e affettati dallo “sviluppo” dell’inquinamento e dalla marginalità urbana.
Ciò che è appena stato detto appartiene a quello che i popoli indigeni chiamano Buen Vivir, inteso come armonia con la natura, come pace ed equilibrio sociale. La vita con acqua pulita, non con mercurio; l’aria pura e la tranquillità senza l’inferno delle automotrici, l’orgoglio. L’identità, l’autostima e la felicità di sopravvivere usando/conservando (a volte) il bosco o le montagne, senza finire spinti nelle città sature e nelle loro elemosine dei “programmi sociali”. Qualità di vita, senza consumismo e spreco. Vivir Bien e non “vivere meglio”, nel senso di tenere più e più oggetti, anche se sono inutili, senza l’incantesimo e la dipendenza dalla cultura dello shopping che maschera depredazione, inquinamento, surriscaldamento e suicidio planetario.
Vivir Bien implica il diritto a pensare, a selezionare e a decidere in autonomia. Le Nazioni Unite ora lo riconoscono nei diritti “all’autosviluppo”. Analizzare e dire sì ai computer, ai pannelli solari ma non alle monoculture e ai transgenici; Sì alla scuola ma non al monolinguismo e all’acculturazione, bensì alle identità e all’interculturalità. Sì alla posta sanitaria ma non al parto “occidentale” ma il verticale e in famiglia. Scoprire pesticidi naturali e non essere corrotti da quelli chimici del petroglio. L’orgoglio di utilizzare e rivalorizzare le migliaia di piante medicinali e alimenti nativi e non la confusione e la sottomissione ai farmaci e la frustrazione di non poterseli permettere. Rifiutare i trattati di libero commercio, siano degli Stati Uniti, dell’Europa o della Cina, che impongono chiusire giuridiche sovrannazionali per mantenere eternamente la privatizzazione e la mercificazione della vita, che inizia nella miniera, segue nei transgenici e termina nella biopirateria. Tutto questo è Buen Vivir/Vivir Bien e i popoli e le comunità continueranno a lottare, una volta e un’altra ancora, come da cinque secoli a questa parte, per poter resistere come popoli con diritto alla differenza.
Terzo nucleo: deconolizzazione del potere
Va notato che a questo “(mal)sviluppo” dà impulso non solo il capitale transnazionale, ma anche le tecnocrazie, gli intellettuali, i sacerdoti, i giornalisti, i settori medi e anche molti poveri che credono fermamente nei miti dello Stato Nazione, nonostante siano sempre meno nazionali e pubblici e sempre più privatizzati. Questo ci conduce ad una terza questione che verte sulla colonizzazione e decolonizzazione del potere.
Esiste una connessione tra la privatizzazione della vita e la privatizzazione del potere. La colonizzazione attuale del potere è eredità dell’imposizione eurocentrica di una sola forma di stato, quella dello Stato-Nazione. L’idea di una nazione –una cultura che ha le sue origini con il genocidio delle 6000 culture del mondo che ancora resistono, e che continua con il timore della diversità linguistica e culturale, l’orientamento verso l’omogeneità e la stigmatizzazione degli “altri”, di chi sente e vive in maniera differente, diverso da “quella” che è la supposta nazione vincitrice. Si può vedere in tutte le parti e anche nel Cile del supposto miracolo economico, con la stigmatizzazione dei Mapuche, che prolunga la carneficina militare per “unificare la nazione” e continua nella sua criminalizzazione di chi difende il suo diritto alla differenza insieme alla sua acqua e ai suoi boschi davanti alle industrie della carta.
Gli Stati Nazione teoricamente agiscono in sfere del bene comune, ma nella realtà sono strumenti dell’asta, del saccheggio e della privatizzazione della Madre Terra. È necessario dibattere di come sostituire l’espropriazione ai popoli e alle comunità, il controllo dei beni naturali da parte degli Stati che, basandosi sull’”interesse pubblico”, impongono la privatizzazione, commercializzazione, contaminazione e distruzione della vita.
Non è possibile nazionalizzare o socializzare l’economia mantenendo la verticalità del sistema di potere. Se si riconosce la diversità biologica assieme alla diversità culturale, si deve assumere anche la demo-diversità o diversità di forme di democrazia, che non si limiti a includere i meccanismi rappresentativi (classici e consumati), ma anche la democrazia diretta e ancora di più: la democrazia e l’autogoverno comunitario. Diciamo “comunità” non solo per gli Ayllus che si ricostruiscono nel Qullasuyu (Bolivia), ma anche per comunità urbane come Villa El Salvador (Perù), che spingono con lo spirito andino del “lavoro comune”, o per i Quilombolas che difendono la loro autonomia di discendenza africana, o la comunità di Valdisusa in Italia che lotta per il Vivir Bien contro la modernità neoliberale.
È vitale che, davanti alla crescente privatizzazione del potere, immaginiamo la socializzazione (redistribuzione) del potere, non solo nella sua “cattura”, o peggio, la sua semplice amministrazione tecnocratica. Identificare le proposte e le strategie che consentano di superare questa tradizione coloniale, di un sistema di autorità basato sull’esclusione dei diritti collettivi dei popoli e delle comunità. Recuperare le lezioni che lasciano in una direzione trasformatrice le proposte e gli insegnamenti pratici di possedere diritti collettivi/dei popoli, oltre a quelli individuali/cittadini o la cosiddetta “cittadinanza etnica”. La diversità di fonti di diritto (leggi, giustizia) che suppone di rispettare il Derecho Mayor, il Diritto Consuetudinario o il Diritto Naturale (incluso nella Costituzione dell’Ecuador). La sfida e l’apporto degli Stati Plurinazionali, con i loro parlamenti, sistemi di giustizia, servizi, tutto altrettanto plurinazionale (che si trasformano in Bolivia). Le alternative delle varie forme di autonomia, autogoverno e autodeterminazione dei popoli originari/indigeni riconosciute dalle Nazioni Unite con la Dichiarazione del 2007; e del peculiare comandare-obbedendo dei popoli indigeni, ben distinto dalla dittatura dei rappresentanti “democratici”.
Quarto nucleo: saperi alternativi
Tanto lo statalismo privatista come lo sviluppo sono divenuti parte del sentimento comune delle cose sotto il neoliberalismo e il definitivo “fine della storia” che implica la messa in discussione di questo “senso comune”, questa forma “naturale” di conoscere, di sognare, di immaginare, di ricordare. Si tratta di dibattere una quarta questione relativa i Saperi e Soggettività Alternative. Decifrare il mistero o la magia del perché lo sviluppo, lo Stato e il mercato continuino ad apparire come proposte scientifiche e moderne.
Non è casuale che, in precedenza le chiese, e ora la scienza siano state e continuino ad essere garanzia di legittimità. I popoli, le comunità e i movimenti, considerati come eretici nei tempi passati e come barbari ai giorni nostri, sembrano sempre opposti allo sviluppo e per tanto vengono stigmatizzati, quando è lo sviluppo che si oppone a questi e alla sopravvivenza umana. Il razzismo coloniale non solo ha imposto l’invenzione delle cosiddette “razze” e la divisione tra “razze” superiori e inferiori che ne è derivata, ma ha anche lasciato altre forme più sottili di razzismo che sono giunte fino ad oggi. Come il razzismo ontologico ed epistemologico. I popoli originari e i discendenti africani possono costituire motivo di folcrore, misericordia, fino ad essere tollerati come portavoci di proteste o reclami, incluso l’essere teoricamente “uguali”, ma difficilmente sono ammessi come generatori o ispiratori di valori, conoscenza e teorie filosofiche alternative o politicamente rispettabili.
Esiste una connessione tra mercantilismo e privatismo con queste scienze riduzioniste, positiviste, omologatrici, antropocentriche, dove gli “altri” sono gli “oggetti” di studio dei “soggetti” eurocentrici e della ragione strumentalizzatrice. Infatti, si distingue tra le lingue europee e i “dialetti” originari; tra l’arte dotta e l’artigianato; tra la medicina scientifica e il folclore curativo degli indios, Amazig o Quilombolas. Impossibile parlare di filosofia e sistemi politici e pensare che i Batwa in Africa o gli Aymar possano detenere lo stesso livello di legittimità di quelli occidentali.
Si rende necessario mettere in discussione l’espansione delle tecno-scienze e il post industrialismo, con i transgenici, la biopirateria e la nanotecnologia che, in nome della sacra “proprietà intellettuale” non solo modifica i geni, le cellule, senza controllo né vigilanza sociale e ambientale, ma anche che si appropria e privatizza conoscenze ancestrali dei popoli e delle sue applicazioni per i nuovi alimenti, medicine e introiti industriali. Si tratta della mercificazione della scienza e della conoscenza che solitamente non viene indirizzata a dare priorità o ad essere impiegata per lottare contro le malattie tropicali e dell’ alto tasso di mortalità di coloro che abitano sulle montagne o ai tropici.
Bisogna riflettere sul perché le scoperte utili per l’umanità non vengano condivise o restino inaccessibili come conseguenza dei brevetti e dei diritti d’autore, come nei gravi casi dell’AIDS e del cancro. Tuttavia sono innumerevoli gli alimenti, i medicinali, gli introiti industriali e le conoscenze che i popoli e le comunità hanno apportato e continuano ad apportare all’umanità e che oggi si cerca di “liberalizzare” a beneficio della biopirateria.
Sorge la necessità di sviluppare altre forme di conoscenza che riconducano all’unità tra l’umano e il naturale, permettano il loro controllo e la vigilanza sociale e la redistribuzione equa dei loro benefici. La demercificazione della comunicazione e dell’intercomunicazione, della cultura, della musica e della altre arti e servizi pubblici dell’educazione, della sanità. Bisogna recuperare tutti i beni e i servizi necessari per la vit, renderli disponibili per l’uso comune di tutti, con una responsabilità condivisa e sotto controllo sociale. “Tutto, per tutti” come risuonava il grido zapatista dalla selva Lacandona del Messico.
Per concludere, come abbiamo iniziato, reiteriamo che si renda indispensabile un processo di costruzione di paradigmi sociali alternativi alla crisi della civiltà egemonica e gli impatti della sua modernità-colonialismo eurocentrici, creare spazi di incontro e inter-apprendimento culturale tra le esperienze dei popoli, delle comunità, delle nazioni senza Stato e dei movimenti sociali.
Terminiamo per il momento queste riflessioni, ma il dibattito prosegue. Sia per resistere, sia per persistere nel vortice e nell’incertezza delle sfide in questa grande crisi di civiltà; mentre il vecchio resiste per non sopperire e il nuovo non viene lasciato fiorire, abbiamo bisogno di tornare, ancora una volta, a ricordare le emozioni e la sapienza, anche se non esattamente con le stesse parole, delle nonne e dei nonni. “Non ho più pazienza per tollerare tutto questo”, come ha detto Micaela Bastidas che, assieme al suo compagno Tùpac Amaru, ha lottato, nel 1780, contro il genocidio europeo. O con le parole dei Maya: “hanno tagliato i nostri frutti, i nostri steli, le nostre foglie…ma non le nostre radici e torneremo”; o dei Mapuche che, nonostante il lungo martirio,non smettono di lasciarci il loro insegnamento, sotto il grido di “Marry Chewehu!”…”dieci volte ci hanno colpito, dieci volte noi li affronteremo”.
Roberto Espinoza CAOI
http://asud.net
Iscriviti a:
Post (Atom)




