mercoledì 7 aprile 2010

REBUS TUBE 01 - PRESI NELLA RETE



http://www.youtube.com/user/mollanz

Quali pericoli si celano nei social network come Facebokk o Twitter? Il web 3.0 effre numerosi vantaggi e gode di una serie di grandi potenzialità, ma i nostri dati sensibili sono adeguatamente proteti? Per quale motivo fanno gola a servizi segreti, industria bellica e Governi di tutto il mondo. Google sta conquistando un potere eccessivo nel mare magnum di internet?

Sono alcune delle domande a cui tentiamo di dare risposta in questa puntata.

Ospiti:
Monica Gobbato, avvocato e esparta in e-privacy
Lorenzo Lipparini, Agorà digitale

REBUS TUBE, edizione 2010 di "Rebus, questioni di conoscenza", è una trasmissione curata e condotta da Maurizio Decollanz, in onda su Odeon e Edeon24 (Sky 827) ogni luned' alle 21.15.
Ogni notte alle 24.30, poi, va in onda REBUS NIGHT, l'intera collezione della trasmissione che ha come motto: la Verità ci muove, qualunque essa sia.

Geoingegneria: opportunità o rischio?



by Valentina Murelli

Una controversa conferenza solleva interrogativi fondamentali: le tecniche di mitigazione dei cambiamenti climatici rappresentano la soluzione del problema o pongono piuttosto nuove difficoltà? E chi se ne deve occupare?

IL CORRIERE DELLA SERRA - Il problema lo conosciamo bene: la Terra si sta scaldando, molto probabilmente perché produciamo troppi gas serra. Soluzioni? La prima a venire in mente è la riduzione delle emissioni di questi gas, che è però a lungo termine e comunque difficile da mettere in pratica (vedi l’insuccesso della conferenza sul clima di Copenhagen). Altre proposte in teoria più immediate vengono dalla nuova disciplina della geoingegneria : progetti di sequestro del CO2 (in piante, suoli, oceani…) e di solar radiation management (gestione della radiazione solare). Se la Terra ha caldo, perché non ridurre la quantità di radiazione solare (e dunque di calore) in arrivo? Per esempio rispedendola al mittente tramite enormi specchi riflettenti da piazzare in atmosfera o attraverso la tecnica di “sbiancamento” delle nuvole (le si “semina” con sali marini in modo che brillino di più e riflettano meglio la luce).
L’idea di controllare il clima del pianeta manipolando le nuvole (o simili) affascina e sgomenta al tempo stesso. Sembrerebbe quindi una buona notizia il fatto che gli scienziati impegnati sul fronte abbiano deciso di incontrarsi per fissare una cornice regolatoria in cui collocare i propri esperimenti di ingegneria del clima. L’incontro si è svolto un paio di settimane fa ad Asilomar, spettacolare centro conferenze a due passi da Monterey, in California. Una location certo non casuale: sempre lì, nel 1975, un gruppo di biologi si riunì con uno scopo analogo rispetto alla nascente biologia molecolare, e terminò l’incontro con un manifesto con cui i ricercatori si autoimponevano alcune restrizioni sperimentali.
Come allora, anche oggi c’è preoccupazione per conseguenze impreviste di esperimenti di controllo del clima, anche perché c’è la concreta possibilità che possano avere ricadute in zone del pianeta molto lontane da quelle in cui sono condotti. Senza contare che, come scrive Jeff Tollenson su “Nature”, allo stato attuale delle conoscenze misurare cambiamenti nel clima dovuti all’applicazione di tecniche di geoingeneria è tutt’altro che banale: “Potrebbero volerci anni per valutare gli effetti principali e decenni per individuare anche gli impatti minori”. Ancora più a monte, c’è chi non vede di buon occhio la nuova disciplina perché teme possa fornire un potente alibi a governi che non vogliono porsi il problema del riscaldamento globale e delle riduzioni di gas serra.
Quindi bene cercare di fissare delle regole, il problema però è che a molti la conferenza di Asilomar non è sembrata affatto il posto giusto per farlo, anzitutto per una questione di mancata indipendenza. L’incontro, infatti, è stato organizzato dal Climate Response Fund, organizzazione diretta da Margaret Leinen, che è una rispettabilissima scienziata ma anche l’ex responsabile scientifica di Climos Inc., una società privata di soluzioni geoingegneristiche.
Particolarmente critica la posizione dell’organizzazione non governativa canadese Etc Group. In una lettera aperta rivolta agli organizzatori della conferenza e firmata da una settantina di altre organizzazioni internazionali, Etc Group ha denunciato quanto sia inopportuno che a dettare le regole per la sperimentazione siano gli sperimentatori stessi. Secondo i firmatari, “la priorità al momento non è individuare condizioni entro cui possano avvenire gli esperimenti, ma stabilire se la comunità civile internazionale ritenga la geoingegneria effettivamente accettabile dal punto di vista tecnico, legale, sociale, ambientale ed economico”. E ancora: “Gli organizzatori della conferenza – quasi esclusivamente scienziati maschi bianchi di paesi industrializzati – presumono di avere l’esperienza, le conoscenze e la legittimità per stabilire chi debba prendere parte a questa conversazione e chi invece debba rimanerne eslcuso”.
Il problema sollevato, e cioè la partecipazione pubblica a decisioni relative a questioni scientifico-tecnologiche che possono avere ampie ricadute sociali – non è certo di poco conto ed è sicuramente la prima grande sfida che la geoingegneria dovrà affrontare. Se ne stanno occupando anche la Royal Society di Londra, la Third World Academy of Sciences, con sede a Trieste, e l’Environmental Defense Fund, che hanno appena lanciato un programma di ricerca sulla governance della geoingegneria che dovrebbe portare, entro fine anno, a un set di raccomandazioni e best practices per l’eventuale svolgimento di ricerche e sperimentazioni.
La differenza rispetto a quanto fatto ad Asimolar è che non saranno coinvolti solo scienziati, ma anche organizzazioni governative e non governative, rappresentanti dell’industria, della società civile e di movimenti ambientalisti. E la speranza è che le indicazioni siano un po’ più stringenti di quelli proposte a conclusione del meeting californiano, che si limitano a sottolineare come la geoingegneria debba essere considerata un bene pubblico, da gestire con piena partecipazione pubblica.

Influenza "A" tiriamo le somme



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Abbandonati a loro stessi
















Giulia Cerino

Erano 24.371 i tossicodipendenti in carcere nel 2007 a fronte di 16.433 nelle comunità. Il 30 giugno del 2009 le cose non erano cambiate. Anzi: i detenuti tossicodipendenti erano 26mila di cui il 40 percento condannati per possesso di droga.
Tirando le somme, alla fine del 2009 nel Belpaese, sono 67mila i detenuti ma quelli dentro per reati di droga sono il 25 percento: 4 su 10. E nonostante l'accesso in comunità sia possibile, a usufruirne è solo un condannato su sei. Perché? Colpa della burocrazia. E della politica. I centri di recupero sono al verde perché le Regioni esitano a pagare le rette. E' questo il grido d'allarme lanciato dalla Fondazione Villa Maraini, storico centro antidroga romano e dalla Saman, l'associazione laica che opera a livello nazionale. L'ammontare delle rette giornaliere è di 27,90 euro per tossicodipendente escluse le notti e i festivi. Una cifra stabilita dal ministero della Giustizia prima della riforma regionale ma che con il passaggio di competenze dalle Regioni alle Asl non è cambiata.
E non basta. Di questi soldi non c'è traccia. "Per il 2009 - spiega Achille Saletti, presidente dell'associazione Saman - non è arrivata una lira, mentre per il 2007/2008, aspettiamo ancora 100mila euro dal ministero di Giustizia". Mediamente le rette vengono pagate a uno-due anni di distanza. Il meccanismo è lo stesso per tutte le Regioni. "Il processo - spiega Saletti - è ‘triangolare': per i nostri servizi, le banche sanano il credito che maturiamo con le Asl. Poi sono le banche a recuperare gli importi dalle Asl stesse. Sulle cifre di denaro a noi destinate, però, gli istituti di credito trattengono gli interessi. Su 100 a noi arriva 97". Di più. In Italia "ci sono più drogati in carcere che nelle comunità" anche a causa delle procedure amministrative da seguire per ottenere il trasferimento. Come funziona? "Il centro dà la disponibilità e il detenuto - spiega il presidente della Saman - fa richiesta di trasferimento. Dopo di che, viene messo sotto osservazione dal servizio alle dipendenze pubbliche che certifica lo status di tossicodipendente. Infine la valutazione di idoneità. A quel punto il servizio dovrebbe fornire un nulla osta in tempi rapidi". Ma così non avviene. E infatti, "dopo aver dato la disponibilità - conclude Saletti - le camere restano riservate ma i posti letti rimangono vuoti anche fino a 40 giorni".
Burocrazia, ma non solo. "Da Roma in giù la situazione non cambia. Il Lazio con la Puglia e la Sardegna, è la Regione che forniscono meno sussidi. Tutto dipende dalla giunte che equiparano i nostri centri a dei fornitori normali: alle grandi case farmaceutiche o ai gruppi come quello degli Angelucci". Quanto servirebbe? "In media avremmo bisogno di  60-70 euro al giorno per tossicodipendente - dice Saletti - Si tratta di uomini che hanno bisogno di mangiare, di dormire e di ogni genere di conforto per attenuare l'astinenza". Anche la politica ci mette lo zampino. A gravare sui numeri è il percorso inaugurato dal decreto 309/1990 e proseguito con la legge 49/2006, che ha portato a un netto aumento delle condotte di rilevanza penale: per violazione dell'art 73, ogni tre che entrano in carcere, uno è tossicodipendente. Come se mandarli in comunità, volesse dire giustificare i loro reati.

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Obama: inquinare si può

 














di Michele Paris
Con un annuncio a sorpresa durante un discorso tenuto presso una base dell’aeronautica militare in Maryland, Barack Obama ha manifestato l’intenzione di aprire vaste aree costiere degli Stati Uniti alle trivellazioni private per la ricerca di petrolio e gas naturale. La decisione del presidente americano rappresenta un clamoroso voltafaccia rispetto a quanto aveva strenuamente sostenuto nel corso della campagna elettorale per la Casa Bianca nel 2008, quando la questione aveva fatto irruzione nel dibattito politico in seguito alle punte record toccate dal prezzo del petrolio.
Immediata e durissima è stata la reazione degli ambientalisti, ma anche di molti parlamentari democratici, preoccupati per una scelta di politica energetica che rischia di mettere a repentaglio gli sforzi finora compiuti per passare ad un sistema produttivo finalmente fondato su un’energia pulita.
Nel corso di una conferenza stampa in Florida da candidato alla presidenza, Obama due anni fa aveva risposto molto duramente alla campagna orchestrata dal Partito Repubblicano per aumentare la produzione interna di petrolio. Aprire le zone costiere alle esplorazioni avrebbe prodotto gravi “conseguenze a lungo termine ma nessun beneficio a breve scadenza”, dal momento che sarebbero stati necessari “almeno dieci anni per ricavare quantità significative di petrolio”. Inoltre, sempre secondo l’allora senatore dell’Illinois, “le trivellazioni off-shore non contribuirebbero a ridurre il prezzo della benzina né oggi, né domani, né quest’anno, né tra cinque anni”. Una volta conquistata la presidenza, infine, la promessa solenne era quella di “mantenere la moratoria sulle trivellazioni sia in Florida sia nel resto del paese, per impedire alle compagnie petrolifere di sfruttare i giacimenti esistenti al largo delle coste americane”.
Nonostante le mire decennali delle multinazionali del petrolio su queste aree costiere, il Congresso USA nel 1981 aveva approvato una moratoria che riguardava le aree al largo della costa atlantica e di quella del Pacifico, così come la Bristol Bay in Alaska sud-occidentale, una regione dall’ecosistema estremamente fragile. Il divieto era stato successivamente prorogato dai presidenti George H. W. Bush e Bill Clinton, per poi finire nel mirino del predecessore di Obama sul finire del suo mandato nel 2008. Alla rimozione della moratoria voluta da Bush jr. erano però seguite numerose cause legali, tanto che i progetti di nuove trivellazioni erano stati accantonati dalla nuova amministrazione ad inizio 2009. Ora, invece, la nuova accelerazione promossa dallo stesso Obama.
Alcune delle zone coinvolte dal progetto di esplorazione saranno aperte alle trivellazioni per la prima volta in assoluto. Le aree interessate coprono una superficie marina di quasi 700 mila chilometri quadrati, più altri 520 mila chilometri quadrati in Alaska. Le valutazioni della Casa Bianca e del Dipartimento degli Interni - il cui responsabile, l’ex senatore del Colorado Ken Salazar, è molto vicino alle compagnie petrolifere - hanno risposto a criteri non solo geologici ma anche e soprattutto di carattere politico. La motivazione principale che sta dietro a questa decisione di Obama appare infatti legata alla necessità di raccogliere consensi bipartisan attorno alla legge sul contenimento delle emissioni in atmosfera approvata l’anno scorso dalla Camera dei Rappresentanti e ferma da mesi al Senato.
Dal momento che sia la nuova legge sia la questione delle trivellazioni off-shore risultano però molto controverse, è stato necessario districarsi tra veti e pressioni varie del mondo politico ed imprenditoriale americano. Ad esempio, significative sono le aree costiere escluse dai progetti di esplorazione. Esse comprendono la costa del Pacifico, dove le riserve petrolifere sono modeste e l’opposizione a eventuali trivellazioni quasi unanime; la costa atlantica che va dal New Jersey verso nord fino al confine con il Canada, dove ugualmente i politici locali hanno espresso forti riserve; alcune aree cuscinetto al largo della costa orientale della Florida, per le quali un senatore democratico si era detto molto preoccupato, trattandosi di spazi dove si svolgono regolarmente esercitazioni miliari.
Un’altra regione aperta ai sondaggi sarà poi la porzione orientale del Golfo del Messico, dove è stimata la presenza di circa 4 miliardi di barili di petrolio e quasi 2 mila miliardi di metri cubi di gas naturale. Anche qui però l’attività estrattiva non è vista di buon occhio, soprattutto in Alabama e Florida. Come altrove, i timori riguardano possibili danni alle coste, alla pesca, alla fauna marina e alla stessa industria turistica. Il Dipartimento degli Interni da parte sua ha provato a rassicurare le autorità dei vari stati interessati, assicurando che le trivellazioni saranno consentite solo ad una distanza di oltre 300 chilometri dalle coste, rendendole perciò invisibili dalla terraferma.
Se il regalo di Obama alle compagnie petrolifere comporterà ingenti profitti per queste ultime nel breve periodo, tutt’altro che certo appare l’obiettivo di svincolare l’approvvigionamento energetico statunitense dalle forniture estere. Secondo le stime dello stesso Dipartimento degli Interni, anche se in alcuni casi basate su rilevazione vecchie di trent’anni, le riserve presenti al largo delle coste sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno americano di petrolio pari a tre anni. Poco più di due anni invece per quanto riguarda il gas naturale, ovviamente al ritmo dei consumi attuali.
La prima asta per l’aggiudicazione dei diritti di esplorazione potrebbe giungere già il prossimo anno e riguarderà un’area al largo della Virginia – i cui due senatori democratici sono entrambi entusiasti sostenitori delle trivellazioni – che aveva già ricevuto l’approvazione governativa per l’inizio dei lavori. Altrove, invece, bisognerà attendere alcuni anni prima che il Dipartimento degli Interni porti a termine i propri studi geologici e ambientali. Per i tratti di costa che verranno valutati idonei alle esplorazioni, si procederà con le dovute aste, non prima del 2012 secondo fonti ufficiali.
L’iniziativa di Obama sulle trivellazioni off-shore non rappresenta purtroppo un caso isolato nel suo singolare sforzo di trasformare gli Stati Uniti dal maggiore inquinatore dell’ambiente globale ad un paese che rispetti i limiti di emissione auspicati dalla comunità ambientalista internazionale. Così come era accaduto solo poche settimane fa con il rilancio del nucleare civile, il presidente americano ha infatti giustificato quest’ultimo progetto di espansione delle attività petrolifere come un passo importante verso l’efficienza energetica del suo paese.
Per raccogliere consensi su un provvedimento che intende tagliare le emissioni in atmosfera, l’amministrazione Obama è disposta insomma ad espandere un’attività che rappresenta precisamente la principale fonte di inquinamento ambientale. Un’amara ironia che di certo non sfuggirà a quanti si apprestano a combattere al Congresso per l’approvazione di una legge che negli ultimi mesi ha già dovuto subire numerosi assalti da ogni parte per ridurre il più possibile le conseguenze sulle grandi aziende inquinatrici.

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Ipnosi Regressiva: Cause e Cure delle Malattie Psicosomatiche spesso hanno Origine nelle Nostre Vite Precedenti (Parte II)


















Di: Alessandro Bona

Nella mia pratica clinica, lungo i percorsi di ipnosi   regressiva, notavo nel corso degli anni e delle tante persone che trattavo , il manifestarsi di un     linguaggio che risuonava dai sette centri .
Idioletti differenziati di parole , emozioni e frammenti di vite si liberavano durante le trance dalle sette galassie interiori, confermandomi che nell’universo uomo era nascosto il segreto linguaggio dei chakra.
Mi veniva spontaneo appoggiare una mano sul cuore, sul plesso solare o sulla fronte  dei pazienti nei momenti in cui  liberavano in regressione le loro cariche emotive.     Era un gesto di presenza e di conforto , un contatto che significava comprensione e partecipazione alla sofferenza o alla gioia, mentre apparivano i mutevoli e iridescenti  colori della trance.
Compresi che la modica pressione nelle aree dei centri attivava la sincerità racchiusa nelle sette galassie di linguaggio e  notai quanto ciò fosse terapeutico.    In trance profonda , la pressione della mia mano  sul capo , in corrispondenza dell’antica fontanella dei neonati , poteva attivare le parole del sahasrara chakra.

Imparai a bendare i pazienti per sollecitare la radice del settimo centro : la ghiandola pineale produttrice di melatonina e di serotonina , un neurotrasmettitore che influenza lo stato affettivo e l’equilibrio psicologico delle persone.
La luce è la sostanza del sahasrara e la sua gradazione mi narrava della salute spirituale del centro e del livello di crescita di quell’anima.
Spesso la galassia restava oscura e la tenebra non permetteva all’ego di spiccare il balzo verso la sponda dell’infinito cosmico e della gioia di annullamento dell’io.    Questo chakra permette di vivere l’unione con l’universo e l’estasi del samadhi .
Margaretha Mijnlieff riporta una definizione di Lao Tze che sancisce in sintesi l’essenza del  sahasrara: “ vuoto che contiene tutto”(1).
La pressione della mano sulla fronte , nel mezzo delle sopracciglia, sempre con i pazienti in trance  produce un approfondimento dell’ipnosi , se viene stimolata la meditazione sull’ipofisi.
L’ipnosi ed il sonno vengono facilitati dall’accantonamento di ogni attività senziente e di ogni brusio mentale prodotto dai nostri rumorosi pensieri.
Scendere consapevolmente nell’ajna o sesto chakra, favorisce il silenzio e  la trance e questa meditazione, accompagnata al respiro nutritivo orientato sul centro, deve essere compiuta quotidianamente come se si annaffiasse un fiore.    La  pressione ed il massaggio profondo della tiroide possono attivare invece le memorie di violenza subite nelle vite precedenti e favorire la diagnosi dei disturbi fobici , che parlano nella gola dei pazienti.
Il linguaggio del quinto chakra, Vishuddhi ,  in regressione ipnotica libera le esperienze ancestrali di paura e di panico e le parole “rimaste in gola” delle vite pregresse .
L’etere è l’elemento di questo centro ove il tempo e lo spazio risolvono i loro domini, permettendoci di espandere la coscienza dal piano fisico ai livelli più sottili.     Dalla tiroide,  porta dell’anima , inizia un sentiero che scorre in direzione del cuore. Ai suoi lati i fiori indicano la direzione verso l’Anahata chakra : la “valle dei colori”.     Una pianura si apre entro il cuore ricoperta da un rigoglioso  Eden , poiché Dio non ha mai cacciato l’uomo dal Paradiso, ma lo ha nascosto dentro di noi.
Secondo la mia esperienza , i pazienti in regressione ipnotica comunicano , dopo la pressione ed il massaggio esercitati sul  cuore , i contenuti ed i linguaggi della relazione paterna .    Ulteriormente il linguaggio del centro descrive le relazioni familiari , la compassione, l’altruismo , la perdita e l’abbandono affettivi, il rapporto spirituale con le anime dei trapassati.
In regressione si può ottenere la liberazione emotiva dal dolore , il perdono ed il raggiungimento dell’ infinita sorgente dell’Amore.
Come dice Anodea Judith ,” Il diritto fondamentale del chakra del cuore – amare ed essere amati- è semplice, profondo, diretto”.(2)
Stimolando Anahata chakra,  si possono ripercorrere le vie dell’amore karmico e l’incantesimo di questa emozione apre il cammino ad una coscienza più ampia.    Ancora citando la Judith : “Il blocco più diffuso del chakra del cuore è l’assenza di amore per se stessi”. (3)
Dopo tanti anni di esperienza so quante persone manifestino disamore per se stesse , fino al disprezzo, condizione inibente la possibilità di reperire tale amore all’esterno.
Ricordo una regressione di un paziente tradito ed abbandonato dalla sua partner che ripercorse una separazione antica, avvenuta in una precedente vita, nei confronti della stessa donna.
Il suo debito karmico , in entrambe le esistenze era determinato dalla sua radicale distimia che si riproduceva di vita in vita “antidotando”  l’amore.
Nell’Anahata chakra l’amore duale trascende ed il cuore diviene il Santo Graal , la coppa di Verde Smeraldo e lo spirito partecipa il “senso d’eternità”, come riporta Renè Guenon (4).
Steiner (5) riconosce nel Graal il vero Mistero del Cristo Gesù  nel rapporto fra il sangue, Signore della Terra e l’acqua, Madre Virginale, la madre unita al Figlio.
La compressione del centro cardiaco porta il sangue ad irrorare gli altri centri ed attiva inspiegabili vie di emozionalità.
Spesso il massaggio del cuore fa prorompere in un pianto liberatorio i pazienti e scorrono lacrime calde, intime da me aiutate a fluire vincendo l’iniziale timidezza.
Riportando ancora il pensiero della Judith :” Entrare nel cuore significa entrare nell’autoriflessione cosciente “  e ancora “l’autoriflessione cosciente ci permette di integrare le nostre parti psichiche, di farle entrare in relazione e di vedere in che modo si pongano in concordanza l’una con l’altra per divenire un’unità”(6).
Anahata parla dell’autocontrollo e della tutela dell’io nei confronti della relazione con l’autorità genitoriale.
L’elemento del quarto centro è l’aria ed il timo ne è la radice endocrina , presidio fondamentale per le nostre difese immunitarie.
La pressione esercitata sul chakra attiva le risposte immunologiche e di difesa biologica nei confronti delle malattie.
L’analisi del terzo centro, Manipura, localizzato nel plesso solare attiva i codici relazionali  del nostro  ancestrale rapporto con la madre.
Spesso la compressione di questo chakra è dolorosa svelando i conflitti insiti nella relazione materna , l’angoscia di non riuscire a partorire il proprio sé e l’ambivalenza di amore-odio insita nei rapporti karmici di dipendenza.
L’elemento proprio del Manipura è il fuoco  e la sua analisi ci riferisce quindi delle tre componenti dell’infiammazione : il calor, il rubor e il dolor.
La radice del centro è il pancreas , ma la destra del Manipura è il fegato , la sinistra la milza e la sottostante l’intestino.
E’ un centro fondamentale per diagnosticare nel soggetto la sua rabbia bilio-epatica o la sua splenica difesa psicologica e per comprendere i disordini metabolici ed alimentari.
In trance la pressione del Manipura facilita l’affiorare dei contenuti di regressione e contemporaneamente ne favorisce la detensione e l’apertura.
Partorire il proprio Sé è un evento non raro nel mio studio e sempre commovente. Due giorni or sono ho assistito ad un parto con vere doglie, travaglio ed espulsione di una signora che tra le lacrime di gioia ha partorito se stessa e questa magia è verità del terzo centro.
Il secondo centro o Swadhishthana è la sorgente dell’acqua , dell’istinto creativo e procreativo, della  sessualità e dell’amore passionale e dell’unione fisica.
L’acqua deve scorrere e fluire perché rimanga pura e non contaminata e parimenti è essenziale che defluisca liberamente la nostra libido e non ristagni negli acquitrini dei dogmi e dei sensi di colpa.
Ho notato come nel disturbo ossessivo-compulsivo e nei disordini della sessualità , l’obbiettività del secondo centro racconta spesso un’energia vitale coatta ed una tensione dello Swadhishthana chakra.
Le regressioni , stimolando il centro, raccontano il desiderio, la passione , la repressione istintuale fino all’anestesia dello Swadhishthana.
Una paziente educata sotto l’egida di un fervente credo cattolico, dopo aver represso i suoi istinti e le sue emozioni per tutta la vita, mi comunicò che la pressione del secondo centro le produceva una sensazione di freddo in tutto l’addome : la sua acqua si era congelata.
L’armonia della sessualità richiede che vi sia equilibrio tra movimento e flusso, ma anche l’eccessiva dinamicità inaridisce il centro.
Il primo centro , Muladhara, si esprime con parole di sopravvivenza e di paura antica di non essere sorretti ed accuditi dalla Madre primitiva : la terra.
La sua stimolazione nella zona dei surreni svela le radici genealogiche e familiari e ricollega l’individuo alla  storia , all’utero ed  alla razza.
Occorre ritrovare il nostro sangue per essere stabilmente radicati alla madre terra e da qui iniziare il nostro cammino di consapevolezza.
L’adrenalina prodotta dal surrene è l’ormone della sopravvivenza ed essa grida la sua irruente chimica di salvezza e  salvaguardia dell’essere.
E’ un bagliore , un lampo che squarcia il buio mondo della paura renale e manifesta la grande e prioritaria forza dell’esistenza .
Mentre in Manipura si può accedere al “parto del Sé”, come prima accennato, stimolando in trance lo Swadhishthana chakra si possono recuperare le esperienze legate ai traumi della nascita attuale o delle pregresse nascite .
E’ paradossale che in un mondo così tecnologico ed evoluto scientificamente , si disconosca ancora con quanta inconsapevolezza vengono fatti nascere i bambini .
Piccoli, grandi esseri accecati dai neon , traumatizzati da contatti rudi e  separati dalla madre senza pietà .
Ricordo un paziente il cui caso compare in Vita nella Vita, il mio primo libro (7), che in trance rivisse il suo parto e l’angoscia di separazione al momento del taglio del cordone ombelicale.
Ogni frase riportata in questo testo deriva dalla mia più che ventennale esperienza di ipnoterapeuta ed è la sintesi del mio quotidiano lavoro.
Considero il linguaggio dei centri un ausilio indispensabile al fine di condurre correttamente un’ ipnosi regressiva.
Le parole dei chakra illuminano la trance lungo sentieri di espressione altrimenti non svelabili ed allora improvvisamente entro l’uomo può comparire la città del cuore.

Fonte: www.psicolinea.it

http://www.stampalibera.com/ 

7 UFOs Over Poland Flying Low [[Must Watch]] April 2010



http://www.youtube.com/user/TheTruthsOutThereMan

UFO Ovni Before and After Chiles earthquake on February 27, 2010



http://www.youtube.com/user/JamesEBEs