venerdì 23 aprile 2010
Toxic Sky?
http://www.youtube.com/user/Ashokalc
Servizio della televisione californiana NBC4 un po datato ( 2006 ) ma interessante .
L' INVISIBILITA' DELLE VITTIME
DI JUAN DIEGO BOTTO
elpais.com/global/
Premessa:
Nelle ultime settimane il magistrato spagnolo Baltasár Garzón é oggetto di un’istruttoria presso il Consejo General del Poder Judicial (CGPJ, l’equivalente del nostro Consiglio della Magistratura). Il magistrato aveva iniziato un procedimento di giudizio contro il regime franchista, considerando che ci sono gli estremi di genocidio e di crimini contro l’umanitá, che non hanno prescrizione. In Spagna, i magistrati e i giudici possono essere messi sotto processo anche su istanza dei cittadini. La Falange Spagnola (che per quanto possa essere incredibile, esiste ancora) ha quindi richiesto di sospendere Garzón dai suoi poteri, basandosi sulla legge di amnistia del 1976, che sbarra la strada a qualsiasi giudizio storico. La Falange é riuscita per ora nel suo intento di fermarlo ed é possibile che il magistrato che provó a giudicare Pinochet venga sospeso a lungo.
Nella foto: Francisco Franco
Garzón ha ricevuto appoggio da tutti i piú noti artisti ed intellettuali spagnoli e latino americani, da molti inglesi, francesi e altri da tutto il mondo. C’è un presidio permanente davanti alla sede del CGPJ a Madrid e molti rettori di universitá hanno manifestato solidarietá.
Purtroppo, data l’involuzione che sta vivendo l’informazione nel nostro Paese, tutto questo da noi ha avuto pochissima eco. Praticamente nessuno ha preso posizione o mostrato solidarietá. Nell'occuparci solo del berlusca e dei fatti del nostro orticello stiamo perdendo il senso di ció che succede fuori dai confini. In questo caso, ancora una volta, il mondo intellettuale italiano é assente, forse troppo impegnato a seguire i NO-B-DAY, i RaiPerUnaNotte, le elezioni regionali o l’importantissima diatriba Fini-Berlusconi. Come no.
In questo quadro, sperando che possa aprire il velo dell’indifferenza, pubblico la traduzione dell’intervento di Juan Diego Botto su El Pais.
Riccardo Micco
22.04.2010
L’attore Juan Diego Botto, autore dell'articolo
Che democrazia é, quella che ha un debito imperdonabile di piú di 113.000 desaparecidos?
La prima persona che sará giudicata per i crimini del franchismo é proprio l’unica che ha provato ad investigarli. Questo paradosso mette in dubbio la natura del nostro Stato di diritto e della nostra democrazia. La Transizione (gli anni dal ’75 al ’78, ndt) nacque come frutto del seguente patto: Stato di diritto, si, peró mettiamo da parte il genocidio e i crimini contro l’umanitá perché sia possibile avanzare. E cosí si sviluppó la nostra democrazia, mantenendo negli apparati dello Stato gli amministratori della dittatura.
La mia generazione (i nati del 1975) ha sempre pensato che era questione di tempo, che quando la democrazia avesse messo radici sarebbe arrivato il momento delle vittime. Quello che é successo é stato il contrario. Il procedimento del giudice Luciano Varela (giudice del CGPJ che ha istruito il caso contro Garzón, ndt) é l’equivalente della peggiore delle insabbiature. Peggio, perché in questo paese nessuno potrá piú far sedere i responsabili al banco degli imputati. L’unica cosa che si chiedeva era dare protezione a vittime e familiari.
Chiediamoci che autoritá morale possieda uno Stato di diritto che giudica chi commette un assassinio ma non chi ne commette 100 mila; che ricerca una bambina scomparsa ma non decine di migliaia di persone; che condanna chi ruba un’auto ma non chi organizza una trama per rubare bambini. Su questa struttura é improbabile che qualcuno possa fidarsi delle sue istituzioni. Il modo migliore per garantire che nessun gruppo possa alzarsi di nuovo contro la democrazia é dimostrare che la giustizia sará implacabile con essi. Peró chi ha lottato per la Repubblica é stato premiato con una fossa comune e con l’oblio.
Secondo i sondaggi, la grande maggioranza degli spagnoli preferisce la democrazia alla dittatura franchista, che considera sanguinosa. Questo presuppone che qualsiasi governo in questi anni di democrazia era legittimato ad iniziare un compito che, purtroppo, nessuno ha intrapreso. Si trattava, semplicemente, di catalogare questi delitti per quello che sono e, ancora piú importante, offrire una riparazione alle vittime. Se lo Stato ha commesso crimini (e lo ha fatto, dalle forze dello Stato e nel nome dello Stato) é questo, senza dubbio, che deve assumersi la ricerca, la riesumazione dei corpi e la verifica di come furono eliminati i suoi cittadini. La visibilitá di quasi 1000 vittime del terrorismo di ETA é uno dei grandi meriti della democrazia spagnola; ma la lacerante invisibilitá degli almeno 113 mila scomparsi e migliaia di torturati, incarcerati, esiliati é uno dei suoi imperdonabili debiti.
Nella Storia, si ricorre spesso all’argomento dell’equidistanza: “Da entrambe le parti si commisero atrocitá”. Sí, molto probabilmente i repubblicani si resero responsabili di crimini di guerra. La veritá va ricercata ovunque. Peró, questo non puó mai oscurare il fatto storicamente nitido che la contesa ebbe un responsabile, una parte che si sollevó contro la democrazia e che questo sfoció in una guerra. Di piú, non si puó negare che ci fu durante la guerra e negli anni seguenti un piano sistematico per sterminare un gruppo politico e ideologico. Nascondersi dietro l’argomento che entrambe le parti commisero atrocitá per livellare i contendenti sarebbe come affermare che non si possono giudicare i nazisti perché anche gli alleati commisero crimini. Senza dubbio lo fecero. E’ difficile pensare che i bombardamenti di Dresda non siano crimini di guerra. Ma questo non ripara nessuna delle atrocitá naziste.
Per sostenere che c’è stato abuso di potere (da parte di Garzón, ndt) il giudice Varela segnala che la Legge di Amnistia impedisce il giudizio dei crimini del franchismo. Bene, chiariamo che la stessa Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite chiede l’annullamento di quella legge, perché i reati di lesa umanitá e genocidio non possono essere soggetti ad amnistia. Sono reati considerati talmente gravi che non si permette ai politici il diritto di amnistiarli né di togliere alle vittime il diritto di avere giustizia. D’altra parte, l’interpretazione che colloca la Legge di Amnistia al riparo delle richieste delle vittime é contradditoria con gli articoli 10.2 e 96.1 della Costituzione in accordo con vari trattati e convenzioni internazionali sottoscritti dalla Spagna.
Varela sostiene poi che i reati sono prescritti, peró questo é possibile solo se si considera ogni caso individualmente, cioé se si nega l’esistenza di crimini di massa e quindi l’intenzionalitá del franchismo di commetterli, dato che i reati di genocidio e lesa umanitá non si prescrivono.
Varela dice anche che Garzón ha infranto la Legge sulla Memoria Storica, nell’usurpare cariche che non gli corrispondono, il che é falso, perché quella legge segnala nel suo decreto attuativo che le disposizioni della legge sono compatibili con l’esercizio delle azioni intraprese nel rispetto di leggi, trattati o convenzioni internazionali sottoscritti dalla Spagna.
Quando la giustizia copre una dittatura e nega ausilio alle sue vittime, quando si agisce alle spalle della volontá della maggioranza, che Stato di diritto é questo?
Che democrazia é questa?
Juan Diego Botto, (argentino, figlio di genitori desaparecidos, é un noto attore di teatro e cinema)
Fonte: http://www.elpais.com/global/
18.04.2010
Traduzione a cura di RICCARDO per www.comedonchisciotte.org
Massimo Fini elogia la "rupture": «Un gesto coraggioso che può farci uscire dall'immobilismo»
«Al di là degli effetti che sortirà, quello di Fini è un gesto coraggioso che scompagina, ci fa uscire dall'immobilismo nel quale si era arenata la politica italiana».
Massimo Fini, giornalista e scrittore al di fuori dagli schemi tradizionali, parla da osservatore disinteressato ma appassionato. La sua è una vita da sempre controcorrente. «Con Giampiero Mughini - ricorda - eravamo in pochi trent'anni fa a difendere i quattro milioni di italiani che votavano Movimento sociale italiano, emarginati con il pretesto dell'arco costituzionale». Oggi il direttore del mensile La voce del ribelle e opinionista de Il Fatto quotidiano difende la "rupture" finiana.
Lei apprezza, ma in questi giorni sono fioccate persino accuse di tradimento nei confronti di Fini e di chi sostiene la sua posizione.
Ma quale tradimento! In politica quando ci sono divergenze di vedute è normale confrontarsi. Il problema è che Berlusconi ha introdotto in politica categorie che prima non esistevano: che vuol dire tradimento? Come la storia dell'odio.
Perchè? Prima l'odio non esisteva?
Come categoria politica no. Neppure nei regimi totalitari il dittatore ha mai preteso di essere amato anche dai suoi oppositori.
Tornando alla situazione nel Pdl, che idea s'è fatto del confronto-scontro tra Berlusconi e Fini?
Che ci sia un'idiosincrasia di fondo tra i due è notorio. Da una parte abbiamo un uomo solo al comando, e ogni riferimento al grande Coppi è casuale, c'è un personaggio che impone il suo modo di fare politica, aggressivo e niente affatto moderato. Che oscilla tra le minacce e le lusinghe. Dall'altra un leader che proviene invece dalla vecchia politica.
Detto così sembra un difetto. Fini è un professionista del "teatrino della politica"?
Badi bene, non in quel senso. Non intendo la vecchia politica con un'accezione negativa, anzi. In questo caso per vecchia politica intendo il rispetto della forma, che è sostanza. Rispetto delle istituzioni, delle procedure, del parlamento. Insomma, tutte quelle cose che per Berlusconi sono solo una grande rottura di scatole.
Però i distinguo del presidente della Camera sono letti come una sorta di sistematico controcanto a Berlusconi.
In realtà Fini assolve al ruolo di uomo delle istituzioni. Personalmente in passato non gli ho mai lesinato critiche, ma devo dire che la sua statura è cresciuta enormemente rispetto ai tempi del Msi e della stessa Alleanza nazionale. E poi merita un atteggiamento di simpatia perché il suo è un atto coraggioso e non privo di rischi, che ci fa uscire dall'immobilismo di questa finta contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Mi piace che Fini si stia mettendo in gioco senza fare calcoli: se fosse stato un'opportunista sarebbe rimasto tranquillo e zitto sulla sua poltrona di Montecitorio fino alla fine della legislatura.
E gli attacchi che gli stanno piovendo addosso?
È costume vigliacco italiano schierarsi con il più forte. Un atteggiamento che registro non solo nel mondo dell'informazione berlusconiano, ma anche da qualche editorialista che non è stato capace di cogliere la novità della rottura finiana. Sul fronte politico sono meno sorpreso: non è un mistero che Berlusconi ne avesse arruolati tanti quando ancora erano in Alleanza nazionale.
Si è fatto spesso l'esempio tra la vecchia Dc e quello che dovrebbe essere il Popolo della libertà.
Come democrazia interna non ci sono paragoni. E non solo. Nella Dc, anche nei momenti più bui quando Andreotti, Forlani e altri esponenti di spicco erano sotto scacco della magistratura, non ha mai sentito uno di loro urlare al complotto. Un esponente di destra mette la legalità al primo posto nei suoi discorsi.
A questo proposito ieri Fini avrebbe criticato il premier per le dichiarazioni contro il libro di Saviano.
Giusto. Accusare un libro di incrementare la camorra è un'accusa pazzesca. La mafia è fortissima: ne abbiamo esportate quattro in tutto il mondo. È colpa dei libri e dei film?
Per adesso, invece, è stato registrato come un atto di lesa maestà. E la domanda che viene posta, all'esterno e all'interno del partito, a mo' di rimprovero è: che cosa vuole Fini?
Mi pare ovvio. Chiede una cosa molto semplice: far diventare il Pdl un partito democratico. persino il vecchio Pci aveva più dialettica interna.
A proposito di Pci e dei suoi eredi, come valuta il comportamento del Pd in questa situazione?
Mi rifiuto di entrare nella testa di Bersani, ma se appoggia apertamente Fini è l'abbraccio della morte. In questo momento l'opposizione deve essere cauta. La partita si gioca tutta all'interno del centrodestra.
Valter Delle Donne
Fonte: www.secoloditalia.it
21/04/2010
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
Grecia: l'affondo del Fondo
di Ilvio Pannullo
Lo si potrebbe definire il diario di un tracollo: quanto sta accadendo in questi giorni in Grecia pare infatti confermare gli scenari peggiori circa la possibilità per il governo di rifinanziare il proprio debito. Il mercato dei titoli di Stato della Grecia, molto semplicemente, non esiste più. I grossi investitori che vogliono vendere non trovano nessuno che voglia acquistare. E nessuno compra, nonostante la nuova manovra lacrime e sangue annunciata recentemente dal governo.
L’attuale situazione è il frutto di un accordo a livello europeo dissennato, che trasferisce ricchezza da Atene a Berlino e non viceversa. È il risultato di una politica europea dei paesi periferici (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia) che scompare di fronte alle obiezioni della Germania, vera potenza dominante all’interno dell’eurozona, a conferma che l’Unione Economica Monetaria altro non è se non una maschera a difesa degli interessi tedeschi.
Le affermazioni perentorie della Cancelliera tedesca Angela Merkel sulla necessità che alle inefficienze di un governo in campo economico debba seguire anche, se non soprattutto, una sanzione politica, sembrano infatti piegare anche Nicolas Sarkozy, indebolito dalle recenti elezioni regionali, dai sondaggi che lo descrivono in perenne calo di popolarità e, non ultimo, da inutili gossip.
Giovedì scorso, all'apice della crisi, il primo ministro greco George Papandreu ha chiamato il suo collega spagnolo Josè Luis Zapatero per convincerlo a chiamare il Presidente francese. Insieme hanno poi convinto la Merkel a mandare il direttore generale del ministero dell'economia tedesco ad un incontro "tecnico" a Bruxelles. Da quell'incontro è uscito fuori un pessimo accordo: tassi troppo alti per essere considerati dai mercati un aiuto e nessuna garanzia di pagamento ai detentori di Bond greci a più lunga scadenza.
In questa cornice, martedì 13 aprile la Grecia poteva collocare solo 1,2 miliardi di titoli a brevissima scadenza, ossia a sei mesi, massimo un anno, dalla data dell'emissione; titoli per lo più sottoscritti da banche greche. L’idea pare dunque quella di lavare i panni sporchi in casa, ma i numeri del deficit greco e la scarsa solidità patrimoniale del suo sistema bancario escludono che questa possa essere una soluzione per evitare il default.
Il mercato ha punito il pasticcio, riportando il rendimento dei titoli greci con scadenza 2012 al 6,5%. Una situazione - per l’appunto - da paese prossimo al crack finanziario. Stando così le cose, la Grecia non può pensare che una nuova emissione a lunga scadenza possa essere sottoscritta dagli investitori. Il rischio sarebbe quello di mandare deserta la vendita all’asta dei titoli, cristallizzando la totale mancanza di credibilità nelle istituzioni elleniche. La data salvifica pare essere quella del 10 maggio quando, passate le elezioni regionali tedesche, Angela Merkel potrebbe convincersi a elargizioni maggiori verso i partner europei più deboli. Ma l'ortodossia economica tedesca vuole che tutti paesi facciano i conti con i propri eccessi di spesa e di debito e, se necessario procedano ad una cura da cavallo per calmare i mercati.
I popoli del nord Europa, infatti, non sopportano di doversi far carico delle inefficienti capacità tecniche e gestionali del c.d. ClubMed, degli stati cioè rappresentativi del sud dell’Europa. La vicenda viene percepita dai tedeschi come paradigmatica: s’interpreta infatti come una chiusura ideologica il netto rifiuto tedesco al salvataggio dell’economia ellenica. Numeri alla mano, la crisi della Grecia potrebbe essere risolta molto rapidamente, rappresentando il Pil greco neanche l’1% dell’intero Pil europeo. Tuttavia passano i giorni e la situazione non accenna a migliorare, perché le posizioni politiche rimangono le medesime.
Manca una vera volontà da parte di Francia e Germania di salvare la Grecia, essendo la situazione contingente letta con una chiave interpretativa culturale prima che economica. Semplicemente non si ritiene ammissibile che la cicala scialacquatrice trovi conforto alla mensa della parsimoniosa formica. E questo anche se dalla morte della cicala potrebbe derivare un forte pregiudizio per la stessa sopravvivenza della formica.
L'ombra della Grecia offusca infatti il futuro dell’intera ripresa europea. A lanciare l'allarme è il Fondo Monetario Internazionale secondo cui "l'Europa sta uscendo dalla recessione più lentamente di altre regioni" e ci sono "varie forze che frenano la ripresa". Tra queste, una di rilievo è la Grecia. La "sfida chiave" sarà dunque quella di prevedere "piani di consolidamento credibili". Nell'ultima bozza del World Economic Outlook, si legge che nel Vecchio Continente le prospettive di ripresa variano considerevolmente da paese a paese. "Un sostanziale stimolo macroeconomico ha sostenuto la ripresa nei paesi avanzati dell'Europa, anche se la domanda privata non si è ancora solidificata. Al tempo stesso, ampi squilibri di bilancio minacciano la ripresa in alcuni paesi più piccoli, con potenziali effetti dannosi per il resto della regione". "Certamente - mette in guardia il Fmi - i timori per la solvibilità del debito sovrano e per la liquidità della Grecia (e per i possibili effetti di contagio in altri paesi vulnerabili dell'area euro) hanno minacciato la normalizzazione dei mercati finanziari".
I mercati temono infatti, secondo il Fmi, che i problemi d’insolvenza di Atene si traducano in una vera e propria crisi del debito sovrano, che porterebbe a casi di contagio. Proprio per questo "sarà molto importante che le autorità greche ristabiliscano la credibilità della loro politica fiscale e che le autorità europee assicurino che la paura per la situazione greca non porti a un'instabilità finanziaria o a ripercussioni significative sui bilanci e sulle banche in Europa". La ripresa, secondo il Fmi, sarà dunque "graduale e diseguale" tra i paesi di Eurolandia.
Se non intervengono investimenti politici, investimenti cioè assolutamente impensabili perché fuori da una logica strettamente economica, la Grecia non riuscirà rifinanziare il suo debito sui mercati e utilizzerà la linea di credito messa a disposizione dall'Europa molto presto. A quel punto chi detiene i Bond greci non resterà che sperare che i debiti pregressi vengano pagati, anche se magari in un futuro lontano.
Ma il mercato ha già scelto le sue prossime vittime: Portogallo e Spagna. Il rendimento dei Bond a due anni di Lisbona sono al 1% sull’Euribor; Madrid invece iniziò ad avvertire il pericolo da quando le grandi banche e gli Hedge Funds americani hanno iniziato a vendere allo scoperto i titoli spagnoli. Le banche private spagnole continuano a comprare titoli del governo di Madrid controbilanciando l'offerta, ma questa strategia non potrà durare in eterno. L'articolo apparso il 15 aprile sul Sole24ore, che indicava la Spagna come prossima vittima dell’insicurezza dei mercati ha poi convinto molti gestori di fondi italiani a non acquistare.
Si attende dunque un segnale dalla Germania, dall'Europa o da entrambe, che rassicuri sul fatto che la situazione sia migliore di come la dipingono gli economisti più accreditati e i giornali di settore. La gestione della finanza europea appare sempre più un deserto senza leader in cui ognuno tira acqua al proprio mulino non capendo che il fiume rischia di prosciugarsi. Delle due l’una: o l’Europa saprà costruire un coerente e credibile governo politico della propria economia o, se lo scenario futuro è quello di un’Eurozona che cresce di un misero 1% per i prossimi dieci anni, a causa di una vera e propria crisi del debito sovrano, l’intero progetto politico di una Comunità Europea federale, iniziato con la firma dei trattati di Roma il 25 marzo del 1957, rischia di collassare.
http://www.altrenotizie.org/index.php
Dalla M.A.F.I.A. di Giuseppe Mazzini al generale Albert Pike
http://www.youtube.com/user/sarvus1
«Nel secolo scorso, la finanza britannica, protetta dai cannoni inglesi, controllava il traffico mondiale di droga. I nomi di queste famiglie ed istituzioni sono noti a tutti gli studenti di storia: Matheson, Keswick, Swire, Dent, Baring e Rothschild; Jardine Matheson, Hongkong and Shanghai Bank, Charterer Bank, Peninsular and Orient Steam Navigation Company. (I poteri occulti) dirigono un’Anonima Assassini mondiale tramite le società segrete: l’Ordine di Sion, la Mafia di Mazzini, le Triadi (che significa: “Società dei tre puntini”), dette anche le “Società del Paradiso in Cina”».(1)
«Se analizziamo come la Mafia arrivò negli Stati Uniti, scopriamo che questa storia è inseparabile da quella dell’Ordine di Sion. Mazzini, il padrino della Mafia in Italia, rispondeva direttamente al più importante esponente del sionismo britannico: il Primo Ministro ebreo Benjamin Disraeli (l’uomo che era sfuggito alla prigione per debiti, grazie all’aiuto datogli dalla famiglia Rothschild), e veniva finanziato dai principali banchieri ebrei come i Rothschild e i Montefiore.
«Se analizziamo come
Mazzini, a sua volta, quando dovette mandare i suoi luogotenenti in America, dopo aver fatto esperienza all’interno della “Giovine Italia”, trovò la strada già spianata dal lavoro fatto da persone come l’ex generale sudista Albert Pike e l’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith» (2).
«I primi italiani che misero piede in America seguirono le orme dei commercianti di tessuti che avevano posizioni di primo piano all’interno dell’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith. Anche New Orleans, la prima base dei Lehman e dei Lazard, divenne il punto di raccolta dei “picciotti” di Mazzini. Durante il periodo delicato e caotico, che seguì la Guerra Civile americana, gli uomini legati a Mazzini agirono come veri e propri sabotatori del processo di pacificazione della repubblica americana.
Quest’opera di sabotaggio li vide impiegati nella guerriglia condotta dal generale Pike contro il Governo federale di Lincoln e costituì uno dei primi esempi di attività mafiosa negli Stati Uniti. Operazioni della malavita a New Orleans, per conto della mala palermitana, che facevano capo a Mazzini e, tramite lui, a Disraeli. Che dietro il crimine ci fossero persone al di sopra di ogni sospetto era di pubblico dominio.
«I primi italiani che misero piede in America seguirono le orme dei commercianti di tessuti che avevano posizioni di primo piano all’interno dell’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith. Anche New Orleans, la prima base dei Lehman e dei Lazard, divenne il punto di raccolta dei “picciotti” di Mazzini. Durante il periodo delicato e caotico, che seguì
Quest’opera di sabotaggio li vide impiegati nella guerriglia condotta dal generale Pike contro il Governo federale di Lincoln e costituì uno dei primi esempi di attività mafiosa negli Stati Uniti. Operazioni della malavita a New Orleans, per conto della mala palermitana, che facevano capo a Mazzini e, tramite lui, a Disraeli. Che dietro il crimine ci fossero persone al di sopra di ogni sospetto era di pubblico dominio.
La parola “M.A.F.I.A.”, infatti, era spiegata con l’acronimo (3):
M=Mazzini
A=Autorizza
F=Furti
I=Incendi
A=Attentati.
A=Autorizza
F=Furti
I=Incendi
A=Attentati.
Le prime reti mazziniane cominciarono ad essere attive nel periodo precedente alla Guerra Civile (1860-1865). “I gruppi mafiosi di New Orleans, New York e Palermo erano società separate - scrive l’importante storico di quel periodo, D. L. Chandler - ma cooperavano strettamente. Un membro che riceveva adeguati appoggi poteva essere spostato da una città all’altra, da una famiglia all’altra” (4).
Verso la fine della Guerra Civile americana, la Mafia di Disraeli (e quindi di Mazzini - n.d.r.) era capeggiata da un certo Joseph Macheca, capo di una banda che, secondo testimonianze dell’epoca, svolgeva un’attività che era indistinguibile da quella del Ku Klux Klan (di cui uno dei fondatori fu proprio il generale Albert Pike - n.d.r.). Nel 1868, Macheca organizzò, a New Orleans, la campagna elettorale presidenziale a favore del candidato democratico Horatio Seymour contro il repubblicano Ulysses S. Grant, il generale che aveva portato alla vittoria il Nord e che divenne, poi, il Presidente degli USA. I fondi e le direttive politiche arrivavano a Seymour da August Belmont, colui che i Rothschild designarono come loro rappresentate ufficiale negli Stati Uniti.
Il giornale di New Orleans “Picayune” ci descrive la campagna elettorale nei seguenti termini: “Questo popolare e singolare gentiluomo (Macheca) aveva organizzato e dirigeva una compagnia formata da 150 siciliani, conosciuta col nome di Innocenti. La loro uniforme era costituita da un mantello bianco con una croce maltese sulla spalla sinistra. Giravano armati e quando marciavano per le strade sparavano ad ogni negro che vedevano. Si lasciavano dietro le spalle una scia di decine di negri uccisi. Il Generale James E. Steadman, che coordinava la campagna (elettorale di Seymour) vietò altre parate ed il gruppo fu sciolto”(5)» (6).
«Il gruppo finanziario dei Seligman, insieme ad altre banche sioniste di Wall Street, appoggiò come candidato presidenziale democratico, Seymor, quello scelto da August Belmont (l’uomo dei Rothschild negli Stati Uniti), e gli prepararono un programma in cui veniva richiesta l’abolizione del proclama di emancipazione di Lincoln con il quale era stata abolita la schiavitù»(7).
Sullo stesso libro, poche pagine prima, a proposito della famiglia Seligman, leggiamo: «... nel 1843, fu fondata l’Alta Massoneria Ebraica dei B’nai B’rith, chiamata anche “Gran Loggia Costituzionale dell’Ordine dei Figli del Patto d’Alleanza”, come branca riconosciuta dalla Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, per gli ebrei negli Stati Uniti. Il B’nai B’rith ebbe quartier generale al numero 450 di Grand Street, a Manhattan, nella casa di Joseph Seligman, un ricco mercante “commerciante di tessuti”. Seligman è un nome che si incontra tuttora a Wall Street, insieme a quello dei suoi contemporanei, quali August Belmont, Loeb, Schiff e Lazard. (...). La funzione dell’Alta Massoneria dei B’nai B’rith era quella di fungere da copertura ad operazioni di spionaggio per conto dei Montefiore e dei Rothschild. L’organo americano di tale organizzazione, il “Menorah”, non poteva certo nascondere i suoi legami coi Rothschild e, quindi, preferì ostentarli: “In tutti i paesi, il nome dei Rothschild è sinonimo di onore e generosità e non ci sono altri nomi in Europa che godano di una così meritata e vasta popolarità...”» (8).
«Le stesse banche (associate ai Seligman) controllavano, poi, il generale Albert Pike ed i suoi tagliagole incappucciati, il Ku Klux Klan (che Macheca ed i suoi gangster si davano gran pena ad imitare, croce di Malta inclusa). Pike e Macheca e le loro unità irregolari scatenarono una tale ondata di violenza in tutto il Sud degli Stati Uniti da distruggere, pochi anni dopo il suo assassinio, tutto il programma di ricostruzione che Lincoln aveva messo a punto.
I dati storici mostrano che il gruppo di Macheca a New Orleans, che aveva cominciato la sua carriera sparando ai negri per conto delle banche filo-sudiste di New York, aveva dimostrato di che pasta era fatto. Egli divenne il punto di partenza per l’organizzazione della malavita negli Stati Uniti.
I dati storici mostrano che il gruppo di Macheca a New Orleans, che aveva cominciato la sua carriera sparando ai negri per conto delle banche filo-sudiste di New York, aveva dimostrato di che pasta era fatto. Egli divenne il punto di partenza per l’organizzazione della malavita negli Stati Uniti.
Fu Macheca che s’incaricò di preparare il terreno per Giuseppe Esposito, l’uomo che, per conto di Mazzini, diede la prima base organizzativa alla struttura della MAFIA negli USA. Molto legato a Mazzini, Esposito lasciò la Sicilia verso il 1870 ed arrivò a New Orleans, dove prese contatti con Macheca. Esposito fece un giro organizzativo in tutti gli Stati Uniti, riunendo gruppi di società segrete composte da italiani e creando, ex novo, reti di comunicazione tra gruppi di città diverse. Il risultato del viaggio di Esposito fu di trasformare le società segrete di siciliani in cellule del crimine organizzato.
Il rappresentante di Mazzini (Esposito) aveva un’autorità assoluta sui padrini locali, perfino sul capo dell’organizzazione madre di New Orleans (Macheca)» (9).
Secondo uno storico, “L’egemonia di Macheca sulla Mafia fu messa in ombra, per un breve periodo, dal 1879 al 1881, quando egli obbedì, temporaneamente, ad Esposito” (10)» (11).
Ma avvenne un fatto che impose una riorganizzazione della Mafia negli Stati Uniti: «“Macheca fu linciato dalla folla di New Orleans che lo strappò da una prigione, in cui era stato rinchiuso per l’assassinio di un poliziotto”6. Alla sua morte, le redini del comando furono prese dal suo braccio destro, Charles Matrenga. La scomparsa di Macheca suscitò un’impressione profonda sulle varie organizzazioni della Mafia e, forse, fu a questo punto che venne presa la decisione di “legalizzarsi”, e cioè di intraprendere attività legali come paravento, inaugurando una strategia che fu molto seguita da allora in poi.
Secondo uno storico, “L’egemonia di Macheca sulla Mafia fu messa in ombra, per un breve periodo, dal 1879 al 1881, quando egli obbedì, temporaneamente, ad Esposito” (10)» (11).
Ma avvenne un fatto che impose una riorganizzazione della Mafia negli Stati Uniti: «“Macheca fu linciato dalla folla di New Orleans che lo strappò da una prigione, in cui era stato rinchiuso per l’assassinio di un poliziotto”6. Alla sua morte, le redini del comando furono prese dal suo braccio destro, Charles Matrenga. La scomparsa di Macheca suscitò un’impressione profonda sulle varie organizzazioni della Mafia e, forse, fu a questo punto che venne presa la decisione di “legalizzarsi”, e cioè di intraprendere attività legali come paravento, inaugurando una strategia che fu molto seguita da allora in poi.
Per poter portare a termine questa operazione, la banda di Matrenga si rivolse all’aristocrazia sionista.
Fu un ebreo rumeno, Samuel Zemurray, un immigrato proveniente dalla Bessarabia che, nel 1900, aiutò a trasformare le cosche di New Orleans in “affari puliti”. Zemurray riuscì ad ottenere un finanziamento dal solito gruppo di banche di New York e Boston, per acquistare una parte della flotta mercantile della banda di Macheca. Uno storico commenta: “La flotta di Macheca si fuse con altre quattro linee di navigazione per formare la “United Fruit Company”, che rimane una delle più grosse industrie di tutti gi Stati Uniti”(12).
La United Fruit - ridenominata recentemente United Brands Company - sceglie tradizionalmente i suoi dirigenti tra l’élite dei banchieri sionisti di New York. Nonostante tutto, la banda dei siciliani era ricordata con nostalgia. “Quando Charles Matrenga morì nel 1943, l’intero Consiglio di amministrazione della United Fruit presenziò ai funerali”(13)».
Fu un ebreo rumeno, Samuel Zemurray, un immigrato proveniente dalla Bessarabia che, nel 1900, aiutò a trasformare le cosche di New Orleans in “affari puliti”. Zemurray riuscì ad ottenere un finanziamento dal solito gruppo di banche di New York e Boston, per acquistare una parte della flotta mercantile della banda di Macheca. Uno storico commenta: “La flotta di Macheca si fuse con altre quattro linee di navigazione per formare la “United Fruit Company”, che rimane una delle più grosse industrie di tutti gi Stati Uniti”(12).
Mazzini e Albert Pike
Alla morte del capo internazionale della Massoneria, Lord Palmerston, avvenuta nel 1866, Mazzini prese contatti con uno strano personaggio, il generale sudista e schiavista Albert Pike.
Al pari di Mazzini, il Pike faceva parte della rete di Lord Palmerston e, nei decenni precedenti, si era conquistato la fama di massimo esperto, e sacerdote delle forme occulte più esoteriche e sataniche.
«Nato nel 1809 a Boston, Albert Pike divenne uno degli avvocati più famosi del Sud. Egli parlava e scriveva 16 lingue. Entrato in massoneria nel 1850, nel 1859 divenne Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato, e cioè il Capo supremo della Massoneria americana» (14).
«Albert Pike è uno degli individui fisicamente e moralmente più repellenti della storia americana. Orribilmente obeso (pesava più di 140 chili), Pike era conosciuto nel suo Stato dell’Arkansas come un professionista di satanismo. Le sue note tendenze sessuali includevano il sedersi a gambe divaricate su un trono fallico, eretto nel bosco, con intorno una masnada di prostitute, con le quali consumava cibo e liquori, fino a completo stordimento. (...).
Alla morte del capo internazionale della Massoneria, Lord Palmerston, avvenuta nel 1866, Mazzini prese contatti con uno strano personaggio, il generale sudista e schiavista Albert Pike.
Al pari di Mazzini, il Pike faceva parte della rete di Lord Palmerston e, nei decenni precedenti, si era conquistato la fama di massimo esperto, e sacerdote delle forme occulte più esoteriche e sataniche.
«Nato nel
«Albert Pike è uno degli individui fisicamente e moralmente più repellenti della storia americana. Orribilmente obeso (pesava più di 140 chili), Pike era conosciuto nel suo Stato dell’Arkansas come un professionista di satanismo. Le sue note tendenze sessuali includevano il sedersi a gambe divaricate su un trono fallico, eretto nel bosco, con intorno una masnada di prostitute, con le quali consumava cibo e liquori, fino a completo stordimento. (...).
Negli anni 1850, Pike entrò in politica diventando una delle voci più sguaiate e intolleranti della retorica razzista. (...). Nel 1858, infatti, Pike, insieme ad undici collaboratori, pubblicò una circolare che chiedeva l’espulsione di tutti i negri e i mulatti dall’Arkansas, citando “l’indolenza e bestialità della loro razza degradata”, “la loro immoralità, pigrizia e sudiciume” e chiamando l’africano un essere “insignificante e depravato simile ad un animale”.
Dal 1858 al 1860, Albert Pike creò un Supremo Consiglio del Rito Scozzese estendendolo, per la prima volta, su tutto il Sud degli Stati Uniti» (15).
Dal 1858 al 1860, Albert Pike creò un Supremo Consiglio del Rito Scozzese estendendolo, per la prima volta, su tutto il Sud degli Stati Uniti» (15).
Alcuni anni prima, nel 1854, uno stretto collaboratore di Albert Pike, un certo Judah Benjamin, creò i “Cavalieri del Circolo d’Oro” (“Knights of the Golden Circle”). Le prime operazioni di questi “Cavalieri” consistettero nell’addestramento paramilitare di terroristi in tutta l’America Centrale, con lo scopo di provocare una guerra tra gli Stati Uniti e la Spagna , che governava quella zona. La fase successiva fu l’organizzazione di un colpo di Stato negli Stati Uniti che doveva coincidere con l’elezione del presidente Abramo Lincoln, nel 1960.
Eletto Lincoln, Albert Pike, dalla sua posizione di Capo della Massoneria americana, diresse l’insurrezione del Sud che sfociò nella sanguinosa Guerra di Secessione americana (1860-1865).
« La Carolina del Sud, sede del Consiglio Supremo della Massoneria di Pike, dichiarò la secessione il 20 dicembre 1860, subito dopo l’elezione di Lincoln.
Lo stesso giorno, i leaders della “Giovane America” di Mazzini, del Mississippi, chiesero le elezioni e ottennero la secessione.
In Florida, il senatore David Yulee, esponente di spicco della “Giovane America” fece votare la secessione, il 22 dicembre.
In Alabama furono gli esponenti di spicco dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” a dirigere la secessione del 24 dicembre.
In Georgia, la secessione del 2 gennaio 1861 fu pilotata da Robert Toombs, l’amico più caro di Albert Pike, divenuto poi membro del Consiglio Supremo.
In Louisiana, fu John Slidell, intimo di Judah Benjamin, creatore dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” e Pierre Soulé della “Giovane America” a dirigere il voto di secessione del 7 gennaio 1861.
Nel Texas, il governatore Sam Houston rifiutò il voto di secessione dichiarandolo illegale. Allora, migliaia di “Cavalieri del Circolo d’Oro”, armati, deposero Houston e, in febbraio, fecero votare la secessione, con una partecipazione di meno di un decimo della popolazione.
«
Lo stesso giorno, i leaders della “Giovane America” di Mazzini, del Mississippi, chiesero le elezioni e ottennero la secessione.
In Florida, il senatore David Yulee, esponente di spicco della “Giovane America” fece votare la secessione, il 22 dicembre.
In Alabama furono gli esponenti di spicco dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” a dirigere la secessione del 24 dicembre.
In Georgia, la secessione del 2 gennaio 1861 fu pilotata da Robert Toombs, l’amico più caro di Albert Pike, divenuto poi membro del Consiglio Supremo.
In Louisiana, fu John Slidell, intimo di Judah Benjamin, creatore dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” e Pierre Soulé della “Giovane America” a dirigere il voto di secessione del 7 gennaio 1861.
Nel Texas, il governatore Sam Houston rifiutò il voto di secessione dichiarandolo illegale. Allora, migliaia di “Cavalieri del Circolo d’Oro”, armati, deposero Houston e, in febbraio, fecero votare la secessione, con una partecipazione di meno di un decimo della popolazione.
Gli oppositori alla secessione riportarono vistose vittorie in Virginia, Carolina del Nord, Tennessee, Arkansas, Missouri, Kentucky, Maryland e Delaware.
La sconfitta dell’Arkansas creò un imbarazzo personale ad Albert Pike che, all’udire la notizia della sconfitta, si precipitò nello Stato per arringare i delegati: «Le cose sono giunte a tal punto che voi avete solo una possibilità: o voi uscite dall’Unione volontariamente, o sarete cacciati fuori. La Carolina del Sud vi trascinerà fuori...».
Pur avendo votato di rimanere nell’Unione, la Carolina del Nord, la Virginia , il Tennessee e l’Arkansas furono trascinati nella Guerra di secessione dagli uomini di Albert Pike» (16).
La sconfitta dell’Arkansas creò un imbarazzo personale ad Albert Pike che, all’udire la notizia della sconfitta, si precipitò nello Stato per arringare i delegati: «Le cose sono giunte a tal punto che voi avete solo una possibilità: o voi uscite dall’Unione volontariamente, o sarete cacciati fuori.
Pur avendo votato di rimanere nell’Unione,
«Durante la Guerra di Secessione, Pike fu brigadiere generale delle truppe sudiste e comandava un esercito costituito da indiani di ben otto tribù. Al suo comando, queste truppe commisero massacri d’una crudeltà e ferocia tale che l’Inghilterra minacciò persino di intervenire “per ragioni umanitarie”. Il Presidente sudista Jefferson Davis, allora, fu costretto a prendere provvedimenti contro Albert Pike intimandogli di disperdere l’esercito indiano. Dopo la guerra, per i suoi crimini efferati, Pike fu giudicato colpevole di tradimento da una Corte Marziale e imprigionato. Il presidente americano Andrew Johnson, massone subordinato di Albert Pike, però, il 22 aprile 1866, lo graziò, mentre la stampa americana mantenne, per ben nove mesi, un silenzio totale su questa notizia» (17).
«Il generale Albert Pike passò sotto l’influenza di Mazzini dopo essere stato contrariato dal presidente sudista Jefferson Davies che disperse le sue truppe indiane, per le atrocità commesse sotto il pretesto di legittime azioni belliche. Pike accettò l’idea di un Govero Mondiale e, alla fine, divenne il capo del Clero Luciferiano. Tra il 1859 e il 1871, Pike elaborò i dettagli di un piano militare, che prevedeva tre guerre mondiali, e tre grandi rivoluzioni che egli riteneva indispensabili per promuovere il “piano” degli Illuminati e portarlo a compimento, verso la fine del secolo ventesimo» (18).
«L’assassinio di Abramo Lincoln fu perpetrato dall’estremista ebreo John Wilkes Booth (Botha), un massone del 33° grado, il 14 aprile 1865 in Washinglton D.C., solo cinque giorni dopo la fine della Guerra civile americana. (...). Izola Forrester, nipote di Booth, nel suo libro “This One Mad Act” (1937), scrisse che Booth apparteneva alla Loggia dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” come pure al movimento rivoluzionario di Mazzini, “ La Giovane America ”. Izola Forrester rivelò, in dettaglio, che i massoni erano coinvolti nell’assassino del presidente. Il successivo assassinio di Wilkes Booth fu organizzato da Judah P. Benjamin, un massone di alto grado e agente dei Rothschild. Egli era il Capo dei Servizi segreti della Confederazione del Sud. Dopo l’assassinio, egli scappò in Inghilterra»(19).
Nel dicembre 1865, il generale Albert Pike, insieme al generale John J. Morgan e ad un ristretto gruppo di ufficiali sudisti, trasformava, nella cittadina di Pulaski del Tennessee, i “Cavalieri del Circolo d’Oro” nei “Cavalieri del Ku Klux Klan” (KKK), (in greco kuklox significa “cerchio” o “circolo”), i razzisti del Sud degli Stati Uniti, che conosciamo ancora oggi con i loro cappucci bianchi e le croci di fuoco.
«Albert Pike, che era chiamato “il Diavolo del XIX secolo”, era ossessionato dall’idea della supremazia mondiale. Quando divenne massone del 33° grado, e Capo degli Illuminati dell’Arkansas, egli ideò un piano per prendere il controllo del mondo attraverso tre Guerre mondiali ed altre grandi rivoluzioni» (20).
Anche Giuseppe Mazzini era ossessionato dall’idea di un potere mondiale.
«Albert Pike, che era chiamato “il Diavolo del XIX secolo”, era ossessionato dall’idea della supremazia mondiale. Quando divenne massone del 33° grado, e Capo degli Illuminati dell’Arkansas, egli ideò un piano per prendere il controllo del mondo attraverso tre Guerre mondiali ed altre grandi rivoluzioni» (20).
Anche Giuseppe Mazzini era ossessionato dall’idea di un potere mondiale.
Nel suo Manifesto del marzo 1848, Mazzini affermava: «Essendo l’Austria la più grande negatrice delle nazionalità europee, essa deve scomparire. Guerra contro l’Austria! L’iniziativa di questa rivoluzione europea mondiale, che deve portare alla nascita degli Stati Uniti d’Europa, appartiene al potere dell’Italia; pertanto è il dovere dell’Italia. “ La Roma dei Popoli” deve, nella sua fede repubblicana universale, unire l’Europa e L’America, e tutte le altre parti del mondo abitato, in un potere mondiale finale onnicomprensivo» (21).
Sin dall’età di 23 anni, come ci informa il massone Doria, Giuseppe Mazzini concepì il suo progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Principe di Metternich, e nei primi anni di militanza nella Carboneria, egli frequentò assiduamente l’omicida Sgarzaro (che si era vantato di aver annegato ben 53 frati gettandoli, legati a due a due, nel mare aperto dalla sua nave), e il futuro assassino Argenti che aveva cercato di interessare la Carboneria al suo piano di assassinare il Principe di Metternich.
Sin dall’età di 23 anni, come ci informa il massone Doria, Giuseppe Mazzini concepì il suo progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Principe di Metternich, e nei primi anni di militanza nella Carboneria, egli frequentò assiduamente l’omicida Sgarzaro (che si era vantato di aver annegato ben 53 frati gettandoli, legati a due a due, nel mare aperto dalla sua nave), e il futuro assassino Argenti che aveva cercato di interessare
Mazzini e la dottrina dell’assassinio
Sin dall’età di 23 anni, come ci informa il massone Doria, Giuseppe Mazzini concepì il suo progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Principe di Metternich, e nei primi anni di militanza nella Carboneria, egli frequentò assiduamente l’omicida Sgarzaro (che si era vantato di aver annegato ben 53 frati gettandoli, legati a due a due, nel mare aperto dalla sua nave), e il futuro assassino Argenti che aveva cercato di interessare la Carboneria al suo piano di assassinare il Principe di Metternich.
Fu con la “Giovine Italia”, fondata nel 1831, che Giuseppe Mazzini, “nel suo stile magniloquente”, mise a punto la sua “dottrina dell’assassinio” politico, la quale colpiva, in modo spietato, non solo i traditori e chi non obbediva agli ordini: “dovranno essere uccisi sul posto”, “pugnalati senza alcuna pietà”, “abbattuti da una mano invisibile”, ma anche gli avversari politici, per i quali il titolo di “tiranno”, emesso da uno dei Tribunali segreti da lui controllati, era sufficiente “per far mettere a morte ogni persona colpita da anatema».
«Un gran numero di ispettori di polizia, generali e uomini politici furono assassinati su ordine di questi Tribunali, e le Logge massoniche fornivano la loro assistenza in questo lavoro»(24).
Sin dall’età di 23 anni, come ci informa il massone Doria, Giuseppe Mazzini concepì il suo progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Principe di Metternich, e nei primi anni di militanza nella Carboneria, egli frequentò assiduamente l’omicida Sgarzaro (che si era vantato di aver annegato ben 53 frati gettandoli, legati a due a due, nel mare aperto dalla sua nave), e il futuro assassino Argenti che aveva cercato di interessare
Fu con la “Giovine Italia”, fondata nel 1831, che Giuseppe Mazzini, “nel suo stile magniloquente”, mise a punto la sua “dottrina dell’assassinio” politico, la quale colpiva, in modo spietato, non solo i traditori e chi non obbediva agli ordini: “dovranno essere uccisi sul posto”, “pugnalati senza alcuna pietà”, “abbattuti da una mano invisibile”, ma anche gli avversari politici, per i quali il titolo di “tiranno”, emesso da uno dei Tribunali segreti da lui controllati, era sufficiente “per far mettere a morte ogni persona colpita da anatema».
«Un gran numero di ispettori di polizia, generali e uomini politici furono assassinati su ordine di questi Tribunali, e le Logge massoniche fornivano la loro assistenza in questo lavoro»(24).
La “dottrina dell’assassinio” politico di Mazzini fu persino denigrata, nel 1838, dai capi occulti dell’Alta Vendita (il vertice della Carboneria) con queste parole: «A cosa serve un assassinio? (...) Un colpo di pugnale non significa niente, non fa nessun effetto. Che importa al popolo che il sangue di un operaio, di un artista, d’un gentiluomo o anche di un principe sia stato versato in forza di una sentenza di Mazzini o di alcuno dei suoi sicari che si divertono in questo modo?»(25).
Nel 1851, alla notizia del colpo di Stato di Napoleone III, Adriano Lemmi lasciò l’America, dove si trovava con Kossuth, per andare a Londra e diventare l’esecutore degli ordini di assassinio di Mazzini, decretati dal suo “Comitato Centrale Democratico Europeo”, titolo che Mazzini aveva dato alla “Giovane Europa”.
Nel 1851, alla notizia del colpo di Stato di Napoleone III, Adriano Lemmi lasciò l’America, dove si trovava con Kossuth, per andare a Londra e diventare l’esecutore degli ordini di assassinio di Mazzini, decretati dal suo “Comitato Centrale Democratico Europeo”, titolo che Mazzini aveva dato alla “Giovane Europa”.
Lemmi si vantò sempre di essere il valido emissario di Mazzini in un gran numero di assassinii, tanto che Mazzini stesso lo chiamava: «Il mio piccolo giudeo che vale dieci buoni diavoli...».
In quegli anni, Mazzini e i capi di questo “Comitato Centrale Democratico Europeo”: Kossuth, A.A. Ledru Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michele Bakunin furono accusati, insieme a Lemmi, di essere i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa in quel periodo.
Il 4 gennaio 1852, Mazzini e il suo “Comitato”, decretarono la condanna a morte del Duca di Parma Carlo III; il 26 marzo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario di cui Lemmi aveva stimolato il fanatismo. A fine giugno dello stesso anno, sempre a Parma, Lemmi provocò la rivoluzione del 22 luglio.
In quegli anni, Mazzini e i capi di questo “Comitato Centrale Democratico Europeo”: Kossuth, A.A. Ledru Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michele Bakunin furono accusati, insieme a Lemmi, di essere i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa in quel periodo.
Il 4 gennaio 1852, Mazzini e il suo “Comitato”, decretarono la condanna a morte del Duca di Parma Carlo III; il 26 marzo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario di cui Lemmi aveva stimolato il fanatismo. A fine giugno dello stesso anno, sempre a Parma, Lemmi provocò la rivoluzione del 22 luglio.
Il 21 ottobre 1852, Lemmi ispirò il tentato assassinio del ministro Baldasseroli, presidente del Consiglio del Gran Duca di Toscana; fu sempre lui che spedì dalla Svizzera il proclama di Mazzini che provocò l’insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853; fu lui, sempre su ordine di Mazzini, che armò il braccio del fanatico che attentò alla vita dell’Imperatore d’Austria, il 18 febbraio 1853.
Nel 1855, Lemmi si recò a Roma e, poco dopo, il 12 giugno, vi fu un tentato assassinio del cardinale Antonelli; il 30 giugno, Lemmi pubblicò a Genova un manifesto di Mazzini per spingere il popolo all’insurrezione; tornò, poi a Roma dove, il 9 luglio, ci fu un tentativo di assassinio su Padre Beckx, Generale dei Gesuiti.
Nel 1855, Lemmi si recò a Roma e, poco dopo, il 12 giugno, vi fu un tentato assassinio del cardinale Antonelli; il 30 giugno, Lemmi pubblicò a Genova un manifesto di Mazzini per spingere il popolo all’insurrezione; tornò, poi a Roma dove, il 9 luglio, ci fu un tentativo di assassinio su Padre Beckx, Generale dei Gesuiti.
Lo stesso anno, Lemmi e Orsini trasmisero le istruzioni di Mazzini al Comitato Rivoluzionario di Milano, per un’insurrezione che doveva inaugurarsi con la strage di tutti gli ufficiali del presidio.
Verso il settembre 1856, il “Comitato Centrale D. Europeo” di Mazzini decise di assassinare il re di Napoli, e di scatenare contemporaneamente una rivoluzione in Sicilia. Scoppiata la rivoluzione in Sicilia, Lemmi scelse il sicario: Agesilao Milano che, l’8 dicembre 1856, mentre re Ferdinando passava in rivista l’esercito, gli vibrò due violenti colpi di baionetta, senza però ucciderlo. Il sicario fu condannato a morte, mentre Mazzini gli fece coniare una medaglia commemorativa, qualificandolo come “martire”!
Per l’anno 1857, Mazzini e il suo “Comitato” decretarono e misero in atto, con Lemmi la triplice insurrezione di Genova del 29 giugno, di Livorno del 30 giugno, e di Napoli del 1° luglio
(…)
Verso il settembre 1856, il “Comitato Centrale D. Europeo” di Mazzini decise di assassinare il re di Napoli, e di scatenare contemporaneamente una rivoluzione in Sicilia. Scoppiata la rivoluzione in Sicilia, Lemmi scelse il sicario: Agesilao Milano che, l’8 dicembre 1856, mentre re Ferdinando passava in rivista l’esercito, gli vibrò due violenti colpi di baionetta, senza però ucciderlo. Il sicario fu condannato a morte, mentre Mazzini gli fece coniare una medaglia commemorativa, qualificandolo come “martire”!
Per l’anno 1857, Mazzini e il suo “Comitato” decretarono e misero in atto, con Lemmi la triplice insurrezione di Genova del 29 giugno, di Livorno del 30 giugno, e di Napoli del 1° luglio
(…)
Note
1 K. Kalimtgis, D. Goldman, J. Steinberg, “Droga S.p.a.”, Edizioni Logos, Roma 1978, p. 12.
2 Idem, p. 41.
3 Charles William Heckethorn, “The Secret Societies of All Ages and Countries”, vol. I e II, 1875 (New York University Books Inc., 1965). Si veda anche: David Leon Chandler, “Brothers in Blood”, New York, E.P. Dutton Co. Inc., 1975, p. 31.
4 David Leon Chandler , op. cit.., p. 103.
5 Idem, p. 75.
6 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., pp. 42-43
7 K. Kalimtgis, D. Goldman, J. Steinberg, “Droga S.p.a.”, Edizioni Logos, Roma 1978, p. 43.
8 Cfr. Benjamin Peixotto, ed. “The Menorah”, organo ufficiale del B’nai B’rith, New York, 1° sett. 1886.
9 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., pp. 43-44.
10 Cfr. D. L. Chandler, “Brothers in blood”, p. 79.
11 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., p. 44.
12,13 Cfr. D. L. Chandler , op. cit., pp. 95-98.
13 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., pp. 44-45.
14 Cfr. Juri Lina, “Architects of deception”, Referent Publishing, Stoccolma 2004, p. 196.
15 Cfr. Anton Chaitkin, “Treason in America ”, New Benjamin Franklin House, New York 1985, pp. 234-235.
16 Idem, pp. 237-246.
17 Cfr. Juri Lina, “Architects of deception”, Referent Publishing, Stoccolma 2004, p. 196.
18 Cfr. W. Guy Carr, “Pawns In The Game”, Cpa Pubblisher, p. XV.
19 Cfr. Juri Lina, op. cit., p. 196.
20 Cfr. Juri Lina, op. cit., p. 197.
21 Cfr. G. Mazzini, “Opere” Volume XIII, Roma 1884, p. 179.
22 Cfr. Mons . G.E. Dillon, “Grand Orient, Freemasonry unmasked”, Christian Book Club of America, p. 104-105.
23 Cfr. “Lettera di Vindice al Nubius” del 9 agosto 1838.
24 Cfr. Mons . G.E. Dillon, “Grand Orient, Freemasonry unmasked”, Christian Book Club of America, p. 104-105.
25 Cfr. “Lettera di Vindice al Nubius” del 9 agosto 1838.
1 K. Kalimtgis, D. Goldman, J. Steinberg, “Droga S.p.a.”, Edizioni Logos, Roma 1978, p. 12.
2 Idem, p. 41.
3 Charles William Heckethorn, “The Secret Societies of All Ages and Countries”, vol. I e II, 1875 (New York University Books Inc., 1965). Si veda anche: David Leon Chandler, “Brothers in Blood”, New York, E.P. Dutton Co. Inc., 1975, p. 31.
4 David
5 Idem, p. 75.
6 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., pp. 42-43
7 K. Kalimtgis, D. Goldman, J. Steinberg, “Droga S.p.a.”, Edizioni Logos, Roma 1978, p. 43.
8 Cfr. Benjamin Peixotto, ed. “The Menorah”, organo ufficiale del B’nai B’rith, New York, 1° sett. 1886.
9 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., pp. 43-44.
10 Cfr. D. L. Chandler, “Brothers in blood”, p. 79.
11 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., p. 44.
12,13 Cfr. D. L.
13 Kalimtgis, Goldman, Steinberg, op. cit., pp. 44-45.
14 Cfr. Juri Lina, “Architects of deception”, Referent Publishing, Stoccolma 2004, p. 196.
15 Cfr. Anton Chaitkin, “Treason in
16 Idem, pp. 237-246.
17 Cfr. Juri Lina, “Architects of deception”, Referent Publishing, Stoccolma 2004, p. 196.
18 Cfr. W. Guy Carr, “Pawns In The Game”, Cpa Pubblisher, p. XV.
19 Cfr. Juri Lina, op. cit., p. 196.
20 Cfr. Juri Lina, op. cit., p. 197.
21 Cfr. G. Mazzini, “Opere” Volume XIII, Roma 1884, p. 179.
22 Cfr.
23 Cfr. “Lettera di Vindice al Nubius” del 9 agosto 1838.
24 Cfr.
25 Cfr. “Lettera di Vindice al Nubius” del 9 agosto 1838.
Tratto da “Chiesa Viva” - http://www.chiesaviva.com/conoscere%20massoneria.htm
Il cielo sopra Gomorra
http://www.youtube.com/user/aluises
Un tempo erano colline. Oggi sembrano crateri scavati da meteoriti. Orbite vuote.
Sono le cave della Provincia di Caserta. Al posto della roccia mangiata via lo spazio per milioni di tonnellate di rifiuti.
Volare sulle ferite ambientali della Campania un viaggio nel disastro.
Rainews24 lo ha fatto con gli uomini del Corpo Forestale dello Stato che ogni giorno vanno a caccia di milioni di tonnellate di rifiuti tossici dispersi in cave abbandonate, campi agricoli e greti di fiumi. Un elicottero equipaggiato con una telecamera termica in grado di rilevare minime variazioni di temperatura individua le aree sospette, un magnetometro vede attraverso il terreno le masse metalliche che possono indicare la presenza di rifiuti pericolosi occultati sotto la superficie.
Sono le armi allavanguardia messe in campo contro lo strapotere dei clan, nella guerra per il futuro di un intero pezzo di Italia.
Intanto una squadra di esperti americani ha raccolto campioni di acqua, aria e suolo intorno alle strutture e alle abitazioni dove sono alloggiati i militari statunitensi e le loro famiglie di stanza in Campania. Le analisi hanno individuato diciotto sostanze tossiche tra cui tetracloroetilene, benzene, diossina e cromo esavalente - in concentrazioni superiori agli standard delle agenzie USA.
Sulla base dei risultati dei test, tra il novembre 2008 e lagosto del 2009 trentotto famiglie sono state trasferite: trentotto su un totale di centotrenta, che il numero delle abitazioni sottoposte a controlli.
Lamministrazione USA ha stabilito che il proprio personale non possa stipulare contratti di affitto in tre aree intorno a Napoli, considerate a rischio. Una sospensione temporanea che si affianca alla prescrizione che gli americani non possono prendere in affitto abitazioni non allacciate allacquedotto o a pozzi certificati e che debbano usare acqua minerale anche per cuocere i cibi e lavarsi i denti.
I primi studi pubblicati dal team di medici militari americani sembrano escludere una maggiore incidenza di malattie croniche e tumori tra il personale di stanza a Napoli.
Ma gli americani hanno studiato solo le malattie che hanno un tempo di latenza molto breve. Che cosa succede se si vive a lungo i queste condizioni ambientali? Quali rischi corrono i cittadini italiani che vivono stabilmente in Campania?
Simboli Nascosti - Jordan Maxwell
http://www.youtube.com/user/LaGrandeOpera
Jordan Maxwell espome la questione Illuminati ,Ordine Mondiale, e le origini passate del piano esoterico, caraterizzato dalla quantita' e peculiarità dei Simboli che dobbiamo usare come "indizi". Attraverso Numerose Slide farà esempi su come aziende, gruppi ,più o meno eso-eterici,amino firmare le loro "opere". *** Traduzioni a cura di : Heimskringla ***
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