venerdì 30 aprile 2010
Le Carte degli Illuminati
http://www.youtube.com/user/Maximus8598095
Si parla spesso in rete di un particolare gioco di carte, chiamato “Illuminati Card Game”, che appartiene ad una vasta serie di giochi basati sulle diverse teorie che riguardano gli Illuminati, i poteri occulti e il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. (*)
Ciò che rende questo gioco interessante è la presenza di molte carte che descrivono con anticipo (“Illuminati Card Game” è del 1994) eventi di portata mondiale che sono poi realmente accaduti.
Fra questi spiccano soprattutto la distruzione del Pentagono e delle Torri Gemelle, la cui rappresentazione grafica sembra addirittura ricalcata da una fotografia del fatto reale, avvenuto nel 2001.
Altre sorprendenti “coincidenze“ sono, ad esempio, la pandemia con tanto di “quarantena", la “manipolazione dei mercati finanziari”, oppure “l’esplosione del vulcano”, che ci ricordano da vicino eventi accaduti di recente.
Ci sono poi immagini più generiche, come la “riduzione della popolazione“, …
… o la “riscrittura della storia“, che corrispondono sicuramente ai sogni più o meno nascosti degli Illuminati del “Nuovo Ordine Mondiale”.

Il fatto che questo set di carte sia stato effettivamente pubblicato nel ’94 sembra fuori discussione, in quanto il gioco è talmente diffuso che se certe carte non comparissero nel mazzo originale, ma fossero state aggiunte dopo, qualcuno lo avrebbe sicuramente denunciato.
Siamo quindi di fronte ad un curioso minestrone di progetti attribuiti al “Nuovo Ordine Mondiale” - alcuni specifici, altri generici, alcuni realizzati e altri no - che di certo non può essere spiegato con una semplice serie di coincidenze.
Fra le varie possibilità, la spiegazione più probabile è che il creatore del gioco, Steve Jackson, abbia ricevuto informazioni riservate da qualcuno che era a conoscenza diretta dei progetti che circolavano nell’ambito del “Nuovo Ordine Mondiale”.
E’ possibile che Jackson sia stato usato come “altoparlante inconsapevole“, a cui vengono passate informazioni da diffondere, in modo apparentemente triviale, con l’intento di rafforzare la pubblica percezione del potere degli Illuminati. Oppure potrebbe appartenere lui stesso al NWO, oppure ancora può essere una persona che cerca solo di sfruttare commercialmente certe informazioni di cui in qualche modo è venuto in possesso. In fondo, la Steve Jackson Games dichiara un reddito lordo annuo superiore ai 2 milioni e mezzo di dollari.
Il caso di Jackson ricorda da vicino quello di certi libri “fortunati”, come ad esempio “Il Candidato Manciuriano”, che hanno saputo descrivere in anticipo vicende che si sono poi realizzate nella realtà.
Vi sono anche autori dotati di intuito particolare, che percepiscono in anticipo certe onde di “sentire collettivo”, come ad esempio “Il Nome della Rosa”, oppure il “Codice da Vinci”, sfruttando al meglio il nascente interesse popolare per certi argomenti “occulti” - o comunque occultati. In certi casi diventa addirittura difficile capire quanta informazione originale esista fra le righe di un libro, e quanta invece sia il riflesso di quel sentire collettivo, introdotto - consciamente o inconsciamente – dallo stesso autore nelle sue pagine.
In realtà, a ben guardare, le carte degli Illuminati non rappresentano nulla di stupefacente, se non l’eventuale conferma che ciò che accade nel mondo sia spesso il risultato di una precisa volontà di un ristretto gruppo di persone. Il primo attentato al World Trade Center risale al 1993, indicando che un progetto di un attentato con esplosivi alle Torri Gemelle dovesse essere in circolazione almeno da quella data (che precede l’uscita del gioco di carte).
Vi è anche una possibilità più remota, più difficile però da sostentare in modo analitico: che l’autore non riceva affatto informazioni esterne, ma che sia dotato di particolari “poteri di preveggenza“, che gli permetterebbero di visualizzare in anticipo eventi che poi accadono nella realtà. A sua volta, si potrebbe teorizzare che questo tipo di preveggenza consista nella capacità di accedere ad un insieme di archetipi, che esisterebbero fuori della nostra dimensione spazio-temporale, i quali vengono ad assumere le forme specifiche degli eventi che poi accadono nel nostro tempo. In questa ottica si può anche spiegare un fenomeno come quello di Nostradamus, le cui quartine, più che anticipare eventi specifici, sembrano rappresentare archetipi universali, sufficientemente dettagliati però da poterli applicare in seguito a certi fatti realmente avvenuti.
Qui però dobbiamo fermarci, perchè stiamo entrando in un territorio assolutamente ipotetico, che non ci permette di utilizzare il metodo analitico, e ci offre risposte che possono avere al massimo un valore individuale.
Di certo possiamo affermare una cosa: man mano che procede il cammino dell’umanità, scopriamo che è sempre più grande il numero di cose che non conosciamo rispetto a quelle che conosciamo. E questo è già un notevole passo in avanti, volendo, che ci possa almeno liberare da quell’ignoranza, travestita da falso sapere, che ci offusca costantemente la vista.
Massimo Mazzucco
* Uso il termine “cosiddetto”, per il Nuovo Ordine Mondiale, perchè personalmente ritengo che non esista un solo gruppo di potere, sic et simpliciter, ma che la questione sia molto più complessa ed intricata.
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Pubblicato da
Faber
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haarp in action
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HAARP è l'abbreviazione di High Frequency Active Auroral Research Program
Come farsi in casa l'orgonite ...
http://www.youtube.com/user/SenseiDennis
traduzione Ire
L'orgonite può essere realizzata in due semplici tipi base: il piccolo e semplice TowerBuster (TB), sufficiente per annullare gli effetti dannosi della maggior parte dei trasmettitori da 2 a 9 pannelli, e l'Holy Handgrenade (HHG), leggermente più voluminoso ed efficace, da utilizzare come armonizzatore nella propria abitazione e con torri di trasmissione particolarmente potenti come quelle a 12 o più pannelli o le torri HAARP e tutte le loro varianti.
Towerbuster
Si utilizzano dei piccoli contenitori da pasticceria del tipo per fare i Muffin o i budini (circa 120-130ml), tali contenitori sono in alluminio e sono reperibili nella maggior parte dei supermercati e casalinghi, oppure dei comuni bicchieri di carta da party (attenzione a non usare quelli di plastica sottile ! si squagliano durante l'indurimento della resina) per fare dei TB più potenti (circa 160ml) , vanno ugualmente bene anche gli stampi da pasticceria in silicone.
Lista dell'occorrente per 1 Towerbuster:
1) Contenitori per muffin e/o budini , in alluminio o silicone , da usare come stampi.
2) Cristallo di quarzo mono-terminato di circa 2 cm di lunghezza, anche i quarzi frantumati in pietruzze o quelli levigati in forma ovale vanno bene, sebbene molti attivisti abbiano notato che i primi hanno maggior efficacia. Reperibili in negozi di minerali, cristalli e alcuni negozi di articoli new-age.( se hai qualcuno a londra c e un negozio new age molto famoso a covent garden alla fine di NEAL STREET EAST-dopo Office sull altro lato- e li ci sono tutti i cristalli che ti pare)
3) Resina liquida al poliestere , oppure resina epossidica (molto cara ma trasparente e incolore) reperibile nei negozi di ferramenta/vernici molto forniti o negozi di barche, surf; e rispettiva soluzione catalizzatrice per indurimento.
4) Briciole metalliche di alluminio( spugnette di metallo pe pulire pentole e padelle), o rame, o ferro, qualsiasi metallo va bene, lo si può ottenere in quei posti in cui si taglia e lavora il metallo, come ad esempio i fabbri, negozi di insegne luminose, infissi in alluminio, rettifiche motori, torniture industriali ecc. Spesso questi sono disposti a regalarlo e sbarazzarsene, un alternativa veloce può essere tagliare a piccoli pezzetti delle vaschette per alimenti in alluminio
Come procedere:
1) Mettere un po' di metallo nello stampino, quanto basta a coprirne il fondo, circa 1/3 della vaschetta.
2) Mettere il cristallo al centro, lontano dalle pareti.
3) Coprire il cristallo con altro metallo, fino a quasi riempire la vaschetta.
4) Preparare la resina, per riempire una vaschetta sono sufficienti 120-130ml, mescolare la quantità necessaria con un 3% di catalizzatore (circa 3,9ml), mescolare accuratamente in un contenitore per circa 2 minuti quindi versarla nella vaschetta lentamente, fino a sommergere il metallo e a coprire il tutto.
A questo punto la resina, dopo circa mezz'ora , mescolata al catalizzatore dovrebbe iniziare la reazione, diventando molto calda e indurirsi lentamente, dopo circa 1 ora 1ora e ½ sarà indurita, aspettate comunque che si raffreddi completamente , una volta raffreddato puoi togliere la vaschetta di alluminio e ammirare il tuo TB.
http://forum.nexusedizioni.it/orgonite-t27.0.html
http://www.orgoneitalia.com/index.htm
PS personalmente consiglio la cera d'api o la semplice cera da candela comune , le resine non naturali si scaricano prima e sono un pelo tossiche durante il maneggio ...
Engdahl sulla Crisi in Grecia, in Italia e in Occidente
http://www.youtube.com/user/anticorpiTV
The Real News Network intervista F. William Engdahl.
Engdahl è un economista, autore del best seller: "Un Secolo di Guerra: politica petrolifera anglo-americana e Nuovo Ordine Mondiale".
Democrazie capitaliste e regimi finanziari: banchieri, biscazzieri e usurai legalizzati
"Nella mente del principiante ci sono molte possibilità. In quella dell'esperto poche" (Shunryu Suzuci-Roshi). "La democrazia non dovrebbe essere confusa con la "libertà" delle scelte binarie" (John Berger). "Un buon politico è colui che si rende sempre meno indispensabile" (Tito Boeri).
Indubbiamente "un conto è, ad esempio, premiare un trader che grazie, alla sua professionalità, intuisce che il prezzo del barile è destinato a scendere da 150 a 50 dollari nel giro di 6 mesi. Un altro è, invece, premiare chi fa correre alla banca (e a noi tutti) rischi enormi, magari destinati a materializzarsi quando lui sarò già da un'altra parte. L'innovazione finanziaria permette questi giochini. Ci sono swap, scambi di crediti, che scadono 80 anni dopo la loro stipula, lasciando in eredità ai posteri perdite stratosferiche, a fronte magari di guadagni immediati, prontamente trasferiti nelle tasche di chi mette in piedi queste complicate operazioni" (Tito Boeri, La crisi non è uguale per tutti, Rizzoli, 2009, p. 82).
Comunque, chi volesse immergersi nella cronistoria del primo grande disastro finanziario di questo secolo (il secondo è previsto entro l'anno), può farlo leggendo un magnifico saggio di Paul Mason, un giornalista economico della BBC. "La fine dell'età dell'ingordigia. Notizie sul crollo finanziario globale" (Bruno Mondadori, 2009) è un libro avvincente che racconta la vaporizzazione di quasi un anno di lavoro di tutto il genere umano e di più di un quarto della ricchezza finanziaria del mondo.
In realtà la bolla economica si è trasferita di anno in anno dal settore internet a quello immobiliare e del petrolio, e ora sta facendo impazzire i bilanci statali, avviando una crisi a catena, poiché nel 2010 l'aumento degli interessi sarà così elevato che non ci sarà abbastanza denaro sul mercato per tutti gli Stati, e quelli più deboli inizieranno a fallire per primi facendo implodere il sistema finanziario mondiale (è il caso del devastante virus finanziario greco).
Così facendo "Un'enorme porzione del capitale mondiale non può essere investita in modo redditizio nella produzione... anziché ritornare alla produzione (e negli investimenti in ricerca di cose nuove), quei profitti affluiscono al sistema finanziario" destinato all'autodistruzione. I vecchi vogliono ammassare più denaro nei loro fondi pensione per garantirsi una buona vecchiaia e i giovani sono diventati più pigri: le bolle sono sempre alimentate dal "desiderio smodato di arricchirsi alla svelta con il minimo di fatica fisica" (John K. Galbraith, Il grande crollo, 1962; L'economia della truffa).
E gli interessi troppo alti impediscono di ripagare i debiti a lungo termine: al giorno d'oggi solo il commercio di armi, droghe e persone possono permettere di conseguire guadagni alti. Per questo motivo gli imprenditori costrusicono le aziende dove è ancora possibile sfruttare i lavoratori. E può succedere che se un uomo si appropria del 50 per cento o meno dei soldi guadagnati da donna grazie alla sua attività di protettore, viene considerato uno sfruttatore e viene messo in galera, ma se un uomo si appropria di oltre il 90 per cento dei guadagni prodotti dal lavoro di un altro uomo viene considerato un genio da imitare e diviene un famoso imprenditore. Così nella realtà di tutti i giorni "si è sempre barbari verso i deboli... salvo uno sforzo di generosità tanta rara quanto il genio" (Simone Weil, Incontri libertari, Elèuthera, 2001-2009, p. 101).
Inoltre bisogna anche considerare che "se la selezione naturale è un potente meccanismo per incrementare l'adattamento di popolazioni che si applica all'attività economica umana come pure alle cose viventi, allora le pratiche di pianificazione dal centro che troviamo così convenienti condannano le nostre creazioni a una deleteria e perpetua mediocrità" (Laughlin, p. 94). Naturalmente il coordinamento decentrato, delegato e condiviso è tutt'altra cosa. Anche Adam Smith e Mandeville hanno affermato che una certa regolamentazione è pur sempre necessaria: "I vizi privati, attraverso l'accorta amministrazione di un abile politico, possono divenire pubblici benefici" (Mandeville).
Di certo la creazione di denaro virtuale dal nulla, attraverso l'assurda commercializzazioni dei debiti, serve solo a zavorrare e svenare l'economia reale e gli investimenti in ricerca e sviluppo. Inoltre i trasferimenti di tali "titoli da un soggetto a un altro non sono di fatto rintracciabili. Ciò per due ragioni... hanno per la maggior parte lo statuto di contratti privati, per cui non è accertabile nemmeno il loro effettivo valore a un momento dato.
In secondo luogo, hanno una struttura matematico-finanziaria talmente complicata da rendere materialmente impossibile anche alle banche e ai fondi che li vendo o li comprano di indagare a fondo sui loro contenuti" (Luciano Gallino, Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l'economia, Einaudi, 2009, p. 100). Questo stratagemma è uno dei molti modi per deresponsabilizzarsi e far credere che dopo il fumo viene l'arrosto. E poiché i primi 50 fondi speculativi del mondo sono tutti anglosassoni, non si è ancora arrivati all'apocalisse finanziaria. Ma è inevitabile la prossima lotta di tutti contro tutti.
Del resto oggigiorno esistono troppi politici opportunisti e maneggioni. Ad esempio Tony Blair dopo aver lasciato il suo ruolo di governo guadagna molto bene con le consulenze private: solo quella con la banca J.P. Morgan gli frutta ben un milione di dollari l'anno. Infatti Mario Monti ha affermato: "Credo anch'io che dall'inflazione, "la più iniqua delle imposte" secondo Einaudi, siamo oggi passati, in molti paesi, ad imposte forse ancora più inique: le imposte che non il potere pubblico direttamente (come avviene per le imposte tradizionali), ma i titolari di rendite, di protezioni, di connivenze impongono ai loro concittadini, spesso a seguito di un atto del potere pubblico che limita la concorrenza" (Mario Monti, in Andreatta economista, il Mulino, 2009, p. 119).
Così la democrazia occidentale si è trasformata facilmente nella dittatura dell'egoismo, dei mediocri e degli ingannatori. Dopotutto la storia dell'evoluzione degli Stati dimostra che in ogni "politica democratica la casualità, la negoziazione, il conflitto e l'adattamento" hanno un ruolo ben maggiore di quanto suggerisce "l'idea dell'ampiezza, uguaglianza, protezione e consultazione mutuamente vincolante quali principi democratici essenziali... la democratizzazione e la de-democratizzazione avvengono continuamente, senza che si giunga necessariamente a un punto di approdo definitivo in un senso o nell'altro" (Charles Tilly, La democrazia, il Mulino, 2009, p. 45).
Quindi anche la moderna democrazia necessita sempre di molti processi di controllo: si possono utilizzare i referendum, i cittadini possono sorvegliare, denunciare, impedire l'esecuzione di alcune decisione prese dai politici, possono chiamare in giudizio gli amministratori e possono scendere in piazza fino ad imporre le dimissioni di ministri e governi (Pierre Rosanvallon, La politica nell'era della sfiducia, Città Aperta, 2009). E in realtà in quasi tutte le democrazie c'è "un po' di democrazia e molto di oligarchia" (Luciano Canfora, 2004).
Dopotutto Democrazia e Capitalismo sono i due poli magnetici che fanno scorrere la nostra vita sociale. Infatti Michele Salvati ha affermato: "Non ci può essere democrazia senza proprietà e mercato (almeno fino ad ora). Proprietà e mercato vogliono dire capitalismo. Ma il capitalismo contrasta con la democrazia. Come la mettiamo?" (Capitalismo, mercato e democrazia, il Mulino, 2009). Di certo le cose non si mettono bene se il 25 per cento dei deputati sono imprenditori prestati alla politica che chiedono "prestiti" o favori agli amministratori nazionali e regionali. Questo è quello che accade in Italia. Invece bisognerebbe tenere conto che nei momenti crisi "gli eventi negativi possono servire a creare le condizioni per fare quelle cose che in tempi normali non si riescono a fare", come l'installazione di nuovi sistemi di sicurezza (Tito Boeri, Rizzoli, 2009).
Comunque per creare la democrazia occorre costruire una comunità in grado di confrontarsi e ragionare sulla politica, cosa che solo il mondo dell'informazione può fare. Che poi l'informazione primeggi sulla carta o sul video la cosa non importa: l'importante è l'autorevolezza e la buona fede nell'informare. La perdita di autorevolezza dovuta ai condizionamenti della proprietà e della pubblicità è una delle cause dell'odierna crisi della carta stampata negli Stati Uniti (L'ultima notizia, Massimo Gaggi e Marco Bardazzi, Rizzoli, 2010). Infatti quasi tutti i cittadini e "tutti i rivoluzionari autentici hanno capito che la rivoluzione implica la diffusione di conoscenze fra tutti i membri della popolazione" (Simone Weil, Incontri libertari, 2001-2009, p. 125).
Infine con un po' di ottimismo alla Churchill, che vedeva opportunità dietro ogni calamità, riporto il pensiero di Hyman Minsky che aveva previsto i rischi sistemici del nostro vecchio capitalismo: "Il normale funzionamento della nostra economia conduce a traumi e crisi finanziarie, inflazione, svalutazioni, disoccupazione e povertà nel mezzo di ciò che potrebbe essere benessere virtualmente universale; in breve... un capitalismo finanziariamente complesso è intrinsecamente imperfetto" (Governare la crisi: l'equilibrio in un'economia instabile, Comunità, Milano, 1989).
Minsky aveva anche predetto l'inevitabile terapia della socializzazione del sistema bancario e assicurativo, e l'attuale temporanea nazionalizzazione indiretta di molte banche private potrebbe preannunciare la quasi totale socializzazione permanente dei sistemi bancari nazionali. Questo tipo di cura dovrebbe però essere affiancata dalla forte riduzione della finanza speculativa e dei poteri della multinazionali, in modo da creare la possibilità della nascita e della crescita di imprese più innovative. Insomma, i conflitti di interesse truffaldini delle società "prestanome", veicolo, conduit e Siv andranno eliminati, insieme ai paradisi fiscali in cui operano impunemente. Infatti le banche e gli Hedge fund hanno creato anche le Siv, cioè veicoli di investimento strutturato che producono "titoli" senza nessun collegamento con le realtà finanziarie ordinarie e tradizionali. Come nelle società conduit, le attività e passività sono fuori bilancio e risultano fuori controllo.
Molti storici vedono nei "cicli di sregolatezza della finanza un elemento di peso fra i tanti che hanno spinto il mondo verso la prima guerra mondiale, successivamente verso la crisi del 1929, infine verso la seconda guerra mondiale" (Luciano Gallino, Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l'economia, Einaudi, 2009, p. 17). Per Vittorio Foa l'eredità più importante del ventesimo secolo fu il piano Marshall, una geniale politica americana che scommetteva sull'economia della solidarietà, sull'Europa, e soprattutto sulla rinascita economica e culturale della Germania e dell'Italia (ridotte in enormi cumoli di macerie a causa della dittatura).
Quindi "Il problema politico dell'umanità consiste nel mettere insieme tre elementi: l'efficienza economica, la giustizia sociale e la libertà individuale" (J.M. Keynes, Esortazioni e profezie, Il Saggiatore, 1983). Purtroppo però, "una linea politica è destinata a un'impopolarità tanto maggiore, sia fra il pubblico che fra i suoi critici intellettuali, quanto più è saggia" (J.A. Schumpeter, Capitalismo, socialismo, democrazia). E anche nel 2010 "La ricchezza sembra andare di pari passo con il consumo energetico... e i cinesi l'hanno capito" (Richard Muller, Fisica per i presidenti del futuro, 2009, www.codiceedizioni.it).
In questa società globalizzata siamo finalmente giunti nelle condizioni di scoprire se la specie umana rassomiglia di più a una scimmia geneticamente modificata e socialmente egoista, o riuscirà invece a diventare una specie veramente culturale, razionale e spirituale.
P. S. Non andare di fretta, la democrazia mondiale ti aspetta: www.civicus.org (Assemblea Mondiale dell'Alleanza dei Cittadini, Montréal, 20-23 agosto 2010). Inoltre segnalo il Festival della Cittadinanza di Padova: www.festivaldellacittadinanza.it (7-9 maggio 2010). E anche il Festival dell'Economia di Trento: www.festivaleconomia.it (3-6 giugno 2010).
Damiano Mazzotti
http://www.reportonline.it/
Referendum per l’acqua pubblica, un buon inizio
di Stefano Rodotà, il manifesto, 27 aprile 2010
Cari compagni del manifesto, poiché sono convinto che il vostro giornale possa e debba avere un ruolo importante nella vicenda referendaria sul diritto all'acqua, e poiché in questa vicenda ho deciso di starci, vorrei segnalare alcune questioni che dovrebbero essere tenute presenti nella campagna appena iniziata e che ci accompagnerà nei mesi prossimi. Con una premessa.
L'avvio è stato straordinario: centomila firme raccolte in due giorni sui quesiti referendari. Questo significa almeno quattro cose: esistono grandi temi sui quali è possibile mobilitare le persone; la disaffezione per la politica è l'effetto di una politica drammaticamente impoverita; è possibile modificare l'agenda politica con iniziative mirate e fondate sull'azione collettiva; la leadership, pure nel tempo dell'immagine trionfante, non si identifica necessariamente con la personalizzazione o con il carisma, vero o presunto che sia.
Nessun trionfalismo, d'accordo. È stata imboccata una strada difficile, e molti e forti interessi sono già in campo per bloccare questo cammino. Ma un risultato politico è già davanti a noi. Un tema nascosto nelle pieghe di un decreto è divenuto oggetto di grande discussione pubblica. I partiti cominciano a muoversi e, anche quando lo fanno in modo sgangherato, danno la conferma che siamo di fronte a un tema ormai ineludibile.
Un tema davvero globale che, senza retorica, riguarda il governo del mondo. Guerre dell'acqua minacciano il nostro futuro. Un grande studioso, Karl Wittfogel, ha descritto il dispotismo orientale anche attraverso la costruzione di una «società idraulica», che consentiva un controllo autoritario dell'economia e delle persone.
Questa vicenda storica ci ricorda che il tema dell'acqua è sempre stato intrecciato con quello del potere, e proprio con poteri assai forti si devono ora fare i conti: questo referendum si distingue da tutti quelli che l'hanno preceduto perché riguarda l'assetto e la distribuzione del potere in una materia decisiva per la vita delle persone.
Ma, proprio perché stiamo parlando di un potere concreto, non ci si deve impantanare in una guerriglia ideologica. Bisogna smontare gli argomenti usati per difendere l'assetto attuale e quello progettato, con precisione e senza trascurare i dettagli, seguendo il metodo indicato da Corrado Oddi nel suo intervento di domenica su questo giornale. E allora:
a) sottolineiamo che non siamo di fronte alla tradizionale alternativa tra proprietà pubblica e proprietà privata. L'acqua appartiene ai beni comuni, che sono caratterizzati dal fatto di essere «a titolarità e tutela diffusa», il che vuol dire che sono le persone e i loro bisogni che individuano gli interessi da garantire: per l'acqua è necessario un regime giuridico coerente con questa sua natura. Questa non è una posizione astratta, ma si ritrova in disegni di legge presentati al Senato dalla Regione Piemonte e dal gruppo del Pd, dove viene proposta appunto una nuova classificazione dei beni. Questo è il mutamento qualitativo che il referendum vuole realizzare, indicando un orizzonte nel quale compaiono altri beni comuni, dall'aria alla conoscenza;
b) ricordiamo al ministro Ronchi che significa poco o nulla insistere sul fatto che la proprietà formale dell'acqua rimane in mano pubblica. Fin dalla grande ricerca degli anni Trenta di Berle e Means sulla scissione tra proprietà e controllo e dai contributi dei giuristi italiani sulla distinzione tra proprietà formale e sostanziale, è un punto acquisito che il potere sta nelle mani di chi ha l'effettivo governo del bene;
c) contestiamo che gli indubbi limiti di molte gestioni pubbliche obblighino a concludere che l'unica soluzione stia nel privato. A parte le smentite venute anche dalle privatizzazioni italiane, quando si è di fronte a un bene comune bisogna ripensare il pubblico non rifugiarsi nel privato. I quesiti referendari sono strutturati proprio in modo da indicare questa via, partendo dalla esclusione del profitto e considerando nuove modalità di gestione del bene, andando oltre l'ottica di uno Stato regolatore che si rifugia nella creazione di una nuova autorità indipendente;
d) prepariamo e diffondiamo materiali che trasformino ogni quesito referendario in una formula sintetica immediatamente comprensibile; che forniscano i dati sul costo dell'affidamento ai privati, con riferimento puntuale all'aumento delle tariffe; che analizzino casi concreti come quello di Aprilia; che indichino le soluzioni possibili, da aziende pubbliche rinnovate a modelli riconducibili alla logica delle comunità di lavoratori e utenti di cui parla l'art. 43 della Costituzione;
e) evitiamo l'ennesima puntata delle polemiche interne alla sinistra: quali che siano le posizioni ufficiali assunte più o meno strumentalmente dai partiti di opposizione, i primi due giorni di raccolta delle firme hanno anche mostrato una grande adesione degli iscritti a quei partiti. Il tema dell'acqua, come tutti i grandi temi, ha l'effetto benefico di rendere autonome le scelte politiche. Non immiseriamo questa occasione in inutili ripicche;
f) parliamo più di Bernard Delanoe, e della pubblicizzazione dell'acqua nella vicina Parigi, e meno di Evo Morales, con tutto il rispetto per la sua azione;
g) dobbiamo essere consapevoli che una battaglia è stata già vinta, che la campagna per la raccolta delle firme e poi quella referendaria produrranno una mobilitazione che, quale che sia l'esito finale, non lascerà le cose come prima.
Auguri a tutti noi.
(27 aprile 2010)
L'Arneide - lo stato fa la guerra ai contadini
http://www.youtube.com/user/Anna13Lu
L'Arneide , che deve il suo titolo ad un articolo di Vittorio Bodini, è il racconto di una straordinaria stagione di lotte dei contadini poveri e dei braccianti del Salento nell'immediato dopoguerra. Tra il 1949-1950 ed il 1950-1951 migliaia di contadini si mossero per occupare le terre del comprensorio dell'Arneo, un vasto latifondo allora incolto situato tra le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto. Questo documentario è il racconto di quel periodo, con le testimonianze dirette dei protagonisti sopravvissuti.
C'era una situazione disperata... furono giornate indimenticabili. Mai avevo visto tanti contadini lottare insieme con tanta determinazione, spinti dallo stesso bisogno di avere la terra per lavorare. Certo, si sarebbe potuto evitare tutto questo se solo si fosse applicata una minima riforma agraria. Ma di promesse ne venivano fatte tante, di concreto però no bitiamu mai nienti . La terra a colonia era poca, di fronte alla fame di lavoro e le aspettative dei contadini erano per un futuro più sicuro. Sarebbe bastato poco, visto quanta terra incolta c'era intorno a Leveranno, perché ci accontentassimo, ricurdatibe ca "lu purieddhru tene li poci subrani, cu nienti si binchia!" , ma i governanti e i padroni non presero mai in considerazione le nostre richieste. Ecco perché le vaste terre dell'Arneo, benché così lontane, rappresentarono per i contadini l'unica speranza ai loro sogni. Quindi le occuparono!
L'occupazione durò a lungo e non fu una cosa semplice, si persera tante nuttate . Ci furono aspri scontri con le forze dell'ordine e carceri piene di manifestanti, ma sarebbe potuto arrivare anche l'esercito, tanta era la rabbia che da lì non si sarebbero mai mossi! L'Arneo era un appropriamento di riscatto, "lu uliamu perché eramu fatiare!" Sapevamo che in gioco c'era il futuro nostro e quello dei nostri figli. Devo però dire, che è stato fondamentale l'appoggio di alcune forze politiche, e soprattutto della popolazione che sosteneva con forza li cristiani cà notte e giurnu stianu all'Arneo.
Non posso dimenticare l'aiuto e l'incoraggiamento di alcuni personaggi, come l'onorevole Calasso che era lu dirigente capo , "lu Peppu Scalcione" sindacalista, "lu Ninu Pinnetta" ca era mutu spiertu, lu Rusariu Miraglio, lu 'Ntunuccio D'Ambrosio e tanti tanti altri.
Ah... se penso a tutte le sofferenze, allo sfruttamento... ho lavorato l'intera vita senza cu tegnu mancu 'nà sciurnata collocata...
Tratto da Leverano, un personaggio alla volta: Roccu Torce (2° parte) a cura di Danilo Conte e Luigi Tondo
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