lunedì 10 maggio 2010
Cloudbusting - di Kate Bush
http://www.youtube.com/user/VirgoLupa
In pochi conoscono questa canzone di Kate Bush, composta proprio in omaggio a Wilhelm Reich.
Il video è molto eloquente... Godetevelo!
Pubblicato da
Faber
a
15:03
1 commento:
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LUCIFER 1: A CACCIA DI PLANET X - NIBIRU?
IL VATICANO INAUGURA IL NUOVO TELESCOPIO SPAZIALE
Da un paio di giorni il Vaticano ha un telescopio ad infrarossi chiamato LUCIFER1. (da Lucifero)
Non é uno scherzo. Lucifero significa "portatore di luce" e il compito
del nuovo strumento é di ricercare "Pianeti nascosti tra le polveri interstellari".
Monte Graham, Arizona, Stati Uniti. É questo il luogo dove ormai da anni si contrastano le esigenze della ricerca scientifica e le rivendicazioni culturali di un popolo, gli Apache, che lotta per la sua sopravvivenza culturale e religiosa. Dal 1993 sono cominciati sulla sommità della montagna, con l’autorizzazione del governo federale, i lavori per la costruzione di un centro internazionale di astrofisica che comprende tre telescopi. Uno fra questi, il Large Binocular Telescope, terminato e inaugurato da poco tempo, è il più grande mai costruito. Ma a fare notizia è un altro telescopio, il LUCIFER 1 già operativo dal 21 Aprile 2010 è di proprietà della organizzazione religiosa più grande del mondo, il Vaticano. Si tratta del Vatican Advanced Technology Telescope (VATT) realizzato in collaborazione con l’Università dall’Arizona e finanziato dalla Vatican Observatory Foundation grazie alle donazioni dei fedeli statunitensi.
Dopo oltre un decennio di progettazione, produzione e collaudo, LUCIFER 1 (nella foto a fianco) é andato online, come già detto, il 21 Aprile 2010, sarà seguito da un gemello che verrà consegnato al telescopio nei primi mesi del 2011.
La costruzione finale prevede due specchi giganti di 8,4 metri di diametro. Ogni strumento è raffreddato a -213 gradi Celsius per osservare nella gamma di lunghezze d'onda del vicino infrarosso.
Negli ultimi anni moltissimi strumenti a infrarossi sono stati messi online.
il NASA's Wide-field Infrared Survey Explorer (WISE) é uno di essi. Questi strumenti ad infrarossi possono essere usati non solo per osservare le galassie lontane ma anche per controllare oggetti in avvicinamento alla terra.
Il Vaticano, che recentemente ha esteso le sue ricerche all'astrobiologia, si interessa di astronomia classica sin dalla fine del 1700 e dispone di tutta una serie di osservatori ben noti. Oltre a quelli ufficiali ve ne sarebbero anche di segreti, come già dichiarato in un articolo di Cristoforo Barbato e pubblicato sul sito internet www.secretum-omega.com e che potete scaricare di seguito in formato file PDF (http://www.secretum-omega.com/wp-content/uploads/2009/10/int_gesuita_ITA.pdf).
Dalle dichiarazioni pervenute ad alcuni ricercatori, il Vatican Observatory Foundation avrebbe costruito questo telescopio per lo stesso motivo per cui fu progettato lo Sky Hole e i telescopi Spaziali IRAS e SILOE, ovvero per dare la caccia ad un pianeta chiamato Nibiru che orbiterebbe intorno ad una piccola stella nana Bruna (compagna del nostro Sole?) denominata Dark Star.
Questa una delle tante dichiarazioni del famoso Gesuita, rilasciata al giornalista e ricercatore Cristoforo Barbato:
"Quello che posso dire è che il telescopio è stato costruito nel 1990 con lo scopo di studiare i corpi celesti ‘anomali’ in avvicinamento alla terra, analogamente a quanto fatto per esempio dalla CIA, che tra i tanti suoi ‘occhi segreti’ annovera il telescopio gemello di Hubble, SkyHole 12. Inoltre il SIV fu avvisato durante gli incontri con Pio XII dell’avvicinamento di un corpo celeste al sistema solare ospitante una razza aliena evoluta e molto bellicosa. Seppi ben presto che il materiale che dovevo ricevere qui a Roma ed elaborare al computer era molto interessante e segretissimo. Fu durante l’elaborazione di alcuni dati e informazioni provenienti da questo radiotelescopio che una sonda inviata nello spazio remoto, inserita all’interno di un programma di esplorazione spaziale avviato nei primi anni ‘90 denominato SILOE, aveva fotografato un pianeta di dimensioni enormi in avvicinamento al sistema solare. I dati furono ricevuti in Alaska nel mese di ottobre del 1995."
Il progetto di Lucifer 1 quindi é gestito dal Vaticano, dall'Università di Arizona e da un gruppo misto di tedeschi e italiani.
Il design innovativo di Lucifero permetterebbe agli astronomi di esaminare in dettaglio senza precedenti, ad esempio regioni di formazione delle stelle, che sono comunemente nascoste da nubi di polvere.
Ma questo nuovo strumento,che è il più grande telescopio ottico è il mondo, il Large Binocular Telescope sul Monte Graham, permette agli astronomi di osservare qualunque oggetto di luminosità molto debole (guarda caso...).
Lo strumento è estremamente flessibile, ed unisce il grande campo di vista con una risoluzione elevata.
Articoli correlati:
da galileonet.it
Troppi telescopi sul Monte Graham
Luogo sacro per gli Apache ma anche postazione cruciale per la ricerca scientifica. È il Monte Graham in Arizona, dove dal 1993 sono cominciati i lavori per la costruzione di un centro internazionale di astrofisica. A più riprese i rappresentanti delle popolazioni indigene hanno espresso il loro disappunto, senza che nessuno li ascoltasse. Ora sono venuti a Roma, per protestare anche contro il Vaticano, il proprietario di uno dei telescopi della discordia. E proprio il fatto di parlare con una organizzazione religiosa li aveva fatti sperare in una maggiore comprensione della loro istanze. Così non è stato
di Paola Coppola
Monte Graham, Arizona, Stati Uniti. É questo il luogo dove ormai da anni si contrastano le esigenze della ricerca scientifica e le rivendicazioni culturali di un popolo, gli Apache, che lotta per la sua sopravvivenza culturale e religiosa. Dal 1993 sono cominciati sulla sommità della montagna, con l’autorizzazione del governo federale, i lavori per la costruzione di un centro internazionale di astrofisica che comprende tre telescopi. Uno fra questi, il Large Binocular Telescope, una volta terminato sarà il più grande mai costruito. Ma a fare notizia è un altro telescopio, già funzionante: quello di proprietà della organizzazione religiosa più grande del mondo, il Vaticano. Si tratta del Vatican Advanced Technology Telescope (VATT) realizzato in collaborazione con l’Università dall’Arizona e finanziato dalla Vatican Observatory Foundation grazie alle donazioni dei fedeli statunitensi.
E anche la disputa è di natura religiosa, visto che la montagna in questione, da sempre, rappresenta per le tribù Apache uno dei luoghi di culto principali. Nei giorni scorsi una loro delegazione è arrivata a Roma per spiegare le loro ragioni e protestare contro la violazione del loro luogo sacro. “Per la tradizione dei nativi americani”, dice Ramon Riley, direttore della Ricerca Culturale della tribù White Mountain, “è fondamentale raccogliersi in preghiera sul punto più alto del monte per essere il più vicino possibile al creatore.” Insieme a Riley c’erano anche dei rappresentanti dei San Carlos, un’altra tribù Apache, dei Navajo, degli Zunis e degli Hopi, altre popolazioni indigene.
E proprio il fatto che uno dei telescopi appartenga ad una organizzazione religiosa li aveva fatti sperare in una maggiore comprensione della loro istanze. Così non è stato. “Siamo stufi di questa storia”, afferma Padre Maffeo, un gesuita della Specula Vaticana, l’altro osservatorio vaticano di Castel Gandolfo, “sono anni che si trascina questa questione. Ci sono state anche delle sentenze dei giudici americani che hanno deciso che la costruzione dei telescopi era legittima. Noi abbiamo rispettato queste decisioni. Secondo queste persone non si dovrebbe toccare ne’ una pianta ne’ un animale, ma non pensano all’uomo. Per quanto ci riguarda loro possono venire quando vogliono a pregare sulla montagna, c’è posto per tutti.” La replica degli Apache e’ sintetica quanto efficace: “Cosa direbbero i cristiani se si costruisse un osservatorio sul monte Sinai?”
Ma i legami dell’Italia con il progetto del centro internazionale di astrofisica non finiscono qui. Il LBT (Large Binocular Telescope), infatti, sta prendendo vita da una collaborazione internazionale in cui il nostro paese è rappresentato dall’Osservatorio Astrofisico di Arcetri (Firenze). Per questo lo scorso anno gli Apache hanno scritto anche una lettera all’allora presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro per chiedere la sospensione dei finanziamenti italiani. Ad oggi niente è ancora stato fatto e la costruzione del centro va avanti sempre più massiccia: dopo i tre telescopi è prevista la realizzazione di una linea elettrica lunga più di 40 chilometri, un complesso di abitazioni per gli scienziati e i tecnici, ed è in discussione l’approvazione di un nuovo progetto che prevede altri quattro telescopi. La posizione dei nativi americani inizialmente era di collaborazione con i responsabili del progetto, anche perché intravedevano la prospettiva di nuovi posti di lavoro ai quali avrebbero potuto accedere. Il nuovo impulso dato ai lavori li ha però preoccupati sulla possibilità che la loro montagna sacra venga profanata completamente.
dalla Redazione di Segnidalcielo.it
Discorso di Ahmadinejad a New York
10/05/2010
IRIB 03 Maggio 2010
Cari amici! Vi presentiamo qui sotto il testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Mahmoud Ahmadinejad, tenutosi lo scorso 3 maggio, nella Conferenza di riesame del Trattato di non Proliferazione Nucleare (NPT), presso la sede delle Nazioni Unite a New York. In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso La lode appartiene ad Allah, Signore dei due Mondi, e pace e benedizione sul nostro profeta Mohammad e sulla sua famiglia pura. O Allah affretta la venuta del tuo amico e la venuta della pace e della vittoria e collocaci tra i suoi migliori aiutanti.(Preghiere pronunciate in arabo/ndr)
Signor presidente, Signore e Signori,
ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di parlare insieme a voi di uno dei più importanti argomenti internazionali. Indubbiamente le sedute sulla correzione e la completazione dell’N.P.T. sono di grande importanza.
Amici cari; la ricerca di sicurezza stabile, è un qualcosa di naturale, storico e quasi insito nell’essere umano. Nessun paese può dire di non aver bisogno di sicurezza.
Anche i profeti e i grandi riformisti grazie alla fede ed alle leggi divine hanno cercato di dare alle società umane una vita caratterizzata dalla pace. Dal loro punto di vista la società ideale, è la società basata sul monoteismo e la giustizia; una società piena di amore e fratellanza che verrà formata dal migliore dei servi di Dio insieme a Gesù il Messia e ad altri uomini prescelti.(Riferimento al credo islamico sulla venuta dell’Imam Mahdi/ndr)
Ad ogni modo oggi sappiamo che senza sicurezza non si può programmare il progresso ed il benessere. Oggi, nonostante il fatto che una parte elevata della ricchezza dei popoli vada spesa in “sicurezza” non si scorgono segnali che lascino pensare ad un miglioramente delle condizioni di sicurezza nel mondo.
Purtroppo per via dell’allontanamento da alcuni precetti divini, la minaccia delle bombe nucleari ha gettato la sua ombra su tutta la terra e nessuno può sentirsi al sicuro. Certi paesi nelle loro strategie presentano il nucleare come causa di sicurezza e stabilità e questo è uno dei più grandi errori.
La bomba nucleare è pericolosa, qualunque sia la scusa che ne ha originato la produzione o il mantenimento. La bomba nucleare, in primis, rende insicuro il paese dove si trova; vi ricorderete che anni fà l’errore che ci fu nel trasporto di un missile convenzionale e un missile nucleare preoccupò tutta l’America e creò un grave rischio. In più bisogna ricordarsi che l’unica applicazione per la bomba nucleare è quella di distruggere e uccidere gli esseri viventi e danneggiare irreparabilmente gli ecosistemi e le generazioni future. La bomba nucleare è un qualcosa contro l’umanità intera e non un’arma difensiva.
Possedere armi nucleari non solo non è motivo di gloria ma è “brutto e vergognoso”. Ancor più vergognoso è minacciare l’uso delle armi nucleari e usarle pure, cosa che non è paragonabile a nessun altro crimine della storia. Coloro che effettuarono il primo bombardamento nucleare della storia sono considerati gli uomini più odiosi della storia.
Le Nazioni Unite e specialmente il Consiglio di Sicurezza, negli ultimi sessanta anni, non sono riusciti a far dominare nel mondo la sicurezza stabile e la sensazione di tranquillità e le condizioni di oggi sono molte più instabili di quelle dei decenni precedenti.
Le guerre, le occupazioni e soprattutto l’ombra delle minacce e degli arsenali pieni di armi nucleari e peggio ancora le politiche di alcuni governi prepotenti ed espansionisti, hanno reso nebbioso l’orizzonte della sicurezza internazionale. L’opinione pubblica delle società moderne è fortemente influenzata dal sentimento di mancanza di sicurezza. Il disarmo nucleare e la non-proliferazione non sono stati realizzati e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non ha riscosso successo nel suo lavoro. Proprio negli ultimi 40 anni alcuni governi come quello di Israele si sono muniti di armi atomiche.
In verità qual’è il motivo? Le cause vanno cercate nelle politiche di alcuni governi particolari e nella mancanza di un equilibrio nell’NPT. Io cito alcuni di questi elementi:
1) Bramosia di superiorità
Dal punto di vista dei profeti e dei riformatori, e secondo il pensiero umano, è superiore chi raggiunge la felicità e le virtù come la purezza, la modestia e la bontà. Purtroppo alcuni governi facendo riferimento alla legge della giungla, credono che la loro superiorità consista nella capacità di minacciare e colpire gli altri; sono questi governi che piantano il seme dell’odio e della corsa agli armamenti. Il loro errore più grande è che credono che il più forte abbia più diritti del debole.
2) La politica della produzione e dell’uso delle armi nucleari
Le prime armi nucleari vennero costruite e usate da uno dei governi degli Stati Uniti. Questa azione, in apparenza, fu la mossa vincente per gli Stati Uniti e per i paesi alleati nella seconda guerra mondiale ma ciò fu in se e per se un inizio per la produzione di armi nucleari anche altrove e un’avvio per la corsa agli armamenti nucleari. La produzione e l’accumulazione di armi nucleari in un paese, è la scusa che gli altri paesi usano per produrre proprie armi nucleari, un andamento che è andato avanti in tutti gli ultimi quaranta anni.
3) L’uso di armi nucleari come strumento di deterrenza
Questa politica, è la principale causa dello sviluppo della corsa agli armamenti visto per essere deterrenti, si devono avere armi nucleari superiori e avanzate ed in grado di superare ogni difesa. In base ad alcuni rapporti esistono oltre 20 mila bombe nucleari in tutto il mondo e circa la metà di queste si trovano negli Stati Uniti. Anche nel paese rivale degli Stati Uniti, con la scusa della deterrenza, esistono armi nucleari in abbondanza e ciò significa violare gli impegni dell’NPT.
4) La minaccia di usare le armi nucleari
Purtroppo il governo americano non contento di avere già usato in passato la bomba nucleare non esclude di farlo anche in futuro ed ha minacciato alcuni paesi tra cui l’Iran di bombardamenti atomici. Anche un paese europeo alcuni anni fà(la Francia sotto Chirac/ndr) minacciò un simile attacco contro l’Iran per scuse vaghe. Israele, inoltre, ha ormai l’abitudine di minacciare di aggressioni militari le nazioni mediorientali.
5) L’uso strumentale ed unilaterale del Consiglio di Sicurezza e dell’AIEA
Alcuni dei posseditori di armi nucleari sono presenti negli organi decisionali di sicurezza mondiale al più alto livello e con poteri extra e usano questi loro poteri contro la sicurezza mondiale e lo spirito dell’N.P.T. ai danni dei paesi che paradossalmente non possiedono armi nucleari. Questa è ormai una abitudine.
Finora nessuno dei membri dell’AIEA che non abbia le armi nucleari è riuscito a sviluppare la tecnologia nucleare senza dover sopportare pressioni e ricatti di ogni genere. Ciò mentre al contrario dell’articolo 6 della costituzione dell’agenzia, non è stata mai diffusa nemmeno una sola pagina approposito delle ispezioni nucleari effettuate negli impianti americani; in questo paese, in più, non vi è alcun programma per la distruzione delle armi nucleari. Intanto, sotto pressione di governi come questo, e con scuse di vario tipo, vengono approvate molteplici risoluzioni contro i membri dell’Aiea che non possiedono armi nucleari, con lo scopo di togliere a questi paesi i loro diritti legittimi.
6) I double-standars
Ad esempio c’è il regime sionista che possiede centinaia di testate atomiche, che ha scatenato numerose guerre e che ha costantemente minacciato le popolazioni e le nazioni della regione con l’aggressione militare. Ecco questo regime viene sostenuto in maniera assoluta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati ed anzi riceve anche aiuti per lo sviluppo della sua industria nucleare. Gli stessi governi che sostengono Israele però con la scusa di una ipotetica deviazione futura delle attività pacifiche di un altro paese, e senza uno straccio di documento, esercitano le pressioni più pesanti contro i membri dell’agenzia internazionale.
7) Il paragone difettoso tra armi e tecnologia nucleare
L’energia elettrica ricavata dalle centrali elettriche è tra le più ecologiche e le più economiche che si possano produrre. I cambiamenti climatici e l’inquinamento derivante dall’uso dei combustibili fossili, hanno reso più che mai necessario lo sviluppo di fonti di energia alternative a quelle tradizionali. La produzione continua di mille MegaWatt di elettricità nel giro di un anno equivale all’uso di 7 milioni di barili di petrolio, cioè coi prezzi che corrono, oltre 500 milioni di dollari. Se la stessa quantità di elettricità viene prodotta tramite il nucleare la spesa non supera i 60 milioni di dollari. In più le spese riservate alla costruzione ed alla manutenzione di una centrale atomica sono metà di quelle necessarie per una centrale termica. In più con la ricerca nucleare si producono farmaci importanti, si cura il cancro, si possono introdurre innovazioni non trascurabili nell’industria e nell’agricoltura.
Una delle grandi ingiustizie dei paesi che possiedono le armi nucleari nei confronti del resto del mondo, è la loro propensione a presentare le armi e la tecnologia nucleare come la medesima cosa. Loro oltre alle armi, vogliono avere anche il monopolio dell’uso della tecnologia nucleare e usufruire dei vantaggi di ciò da soli. Tutto ciò va contro lo spirito dell’NPT.
8) Mancanza di coordinazione tra l’NPT e le missioni dell’AIEA
Anche se l’NPT si propone obbiettivi importanti come l’arresto della corsa agli armamenti nucleari, il disarmo, la non-proliferazione e l’aiuto ai paesi che intendono avere solo il nucleare civile, a livello pratico le condizioni più difficili sono state approvate per i paesi che vogliono avere la tecnologia pacifica mentre al contrario non si fa nulla per fermare quei paesi che si procurano la bomba. Tutto ciò mentre si dovrebbe fare il contrario; cioè dovrebbero essere approvate regole penalizzanti contro coloro che hanno le armi ed invece si dovrebbero aiutare i paesi che vogliono solo il nucleare civile.
ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di parlare insieme a voi di uno dei più importanti argomenti internazionali. Indubbiamente le sedute sulla correzione e la completazione dell’N.P.T. sono di grande importanza.
Amici cari; la ricerca di sicurezza stabile, è un qualcosa di naturale, storico e quasi insito nell’essere umano. Nessun paese può dire di non aver bisogno di sicurezza.
Anche i profeti e i grandi riformisti grazie alla fede ed alle leggi divine hanno cercato di dare alle società umane una vita caratterizzata dalla pace. Dal loro punto di vista la società ideale, è la società basata sul monoteismo e la giustizia; una società piena di amore e fratellanza che verrà formata dal migliore dei servi di Dio insieme a Gesù il Messia e ad altri uomini prescelti.(Riferimento al credo islamico sulla venuta dell’Imam Mahdi/ndr)
Ad ogni modo oggi sappiamo che senza sicurezza non si può programmare il progresso ed il benessere. Oggi, nonostante il fatto che una parte elevata della ricchezza dei popoli vada spesa in “sicurezza” non si scorgono segnali che lascino pensare ad un miglioramente delle condizioni di sicurezza nel mondo.
Purtroppo per via dell’allontanamento da alcuni precetti divini, la minaccia delle bombe nucleari ha gettato la sua ombra su tutta la terra e nessuno può sentirsi al sicuro. Certi paesi nelle loro strategie presentano il nucleare come causa di sicurezza e stabilità e questo è uno dei più grandi errori.
La bomba nucleare è pericolosa, qualunque sia la scusa che ne ha originato la produzione o il mantenimento. La bomba nucleare, in primis, rende insicuro il paese dove si trova; vi ricorderete che anni fà l’errore che ci fu nel trasporto di un missile convenzionale e un missile nucleare preoccupò tutta l’America e creò un grave rischio. In più bisogna ricordarsi che l’unica applicazione per la bomba nucleare è quella di distruggere e uccidere gli esseri viventi e danneggiare irreparabilmente gli ecosistemi e le generazioni future. La bomba nucleare è un qualcosa contro l’umanità intera e non un’arma difensiva.
Possedere armi nucleari non solo non è motivo di gloria ma è “brutto e vergognoso”. Ancor più vergognoso è minacciare l’uso delle armi nucleari e usarle pure, cosa che non è paragonabile a nessun altro crimine della storia. Coloro che effettuarono il primo bombardamento nucleare della storia sono considerati gli uomini più odiosi della storia.
Le Nazioni Unite e specialmente il Consiglio di Sicurezza, negli ultimi sessanta anni, non sono riusciti a far dominare nel mondo la sicurezza stabile e la sensazione di tranquillità e le condizioni di oggi sono molte più instabili di quelle dei decenni precedenti.
Le guerre, le occupazioni e soprattutto l’ombra delle minacce e degli arsenali pieni di armi nucleari e peggio ancora le politiche di alcuni governi prepotenti ed espansionisti, hanno reso nebbioso l’orizzonte della sicurezza internazionale. L’opinione pubblica delle società moderne è fortemente influenzata dal sentimento di mancanza di sicurezza. Il disarmo nucleare e la non-proliferazione non sono stati realizzati e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non ha riscosso successo nel suo lavoro. Proprio negli ultimi 40 anni alcuni governi come quello di Israele si sono muniti di armi atomiche.
In verità qual’è il motivo? Le cause vanno cercate nelle politiche di alcuni governi particolari e nella mancanza di un equilibrio nell’NPT. Io cito alcuni di questi elementi:
1) Bramosia di superiorità
Dal punto di vista dei profeti e dei riformatori, e secondo il pensiero umano, è superiore chi raggiunge la felicità e le virtù come la purezza, la modestia e la bontà. Purtroppo alcuni governi facendo riferimento alla legge della giungla, credono che la loro superiorità consista nella capacità di minacciare e colpire gli altri; sono questi governi che piantano il seme dell’odio e della corsa agli armamenti. Il loro errore più grande è che credono che il più forte abbia più diritti del debole.
2) La politica della produzione e dell’uso delle armi nucleari
Le prime armi nucleari vennero costruite e usate da uno dei governi degli Stati Uniti. Questa azione, in apparenza, fu la mossa vincente per gli Stati Uniti e per i paesi alleati nella seconda guerra mondiale ma ciò fu in se e per se un inizio per la produzione di armi nucleari anche altrove e un’avvio per la corsa agli armamenti nucleari. La produzione e l’accumulazione di armi nucleari in un paese, è la scusa che gli altri paesi usano per produrre proprie armi nucleari, un andamento che è andato avanti in tutti gli ultimi quaranta anni.
3) L’uso di armi nucleari come strumento di deterrenza
Questa politica, è la principale causa dello sviluppo della corsa agli armamenti visto per essere deterrenti, si devono avere armi nucleari superiori e avanzate ed in grado di superare ogni difesa. In base ad alcuni rapporti esistono oltre 20 mila bombe nucleari in tutto il mondo e circa la metà di queste si trovano negli Stati Uniti. Anche nel paese rivale degli Stati Uniti, con la scusa della deterrenza, esistono armi nucleari in abbondanza e ciò significa violare gli impegni dell’NPT.
4) La minaccia di usare le armi nucleari
Purtroppo il governo americano non contento di avere già usato in passato la bomba nucleare non esclude di farlo anche in futuro ed ha minacciato alcuni paesi tra cui l’Iran di bombardamenti atomici. Anche un paese europeo alcuni anni fà(la Francia sotto Chirac/ndr) minacciò un simile attacco contro l’Iran per scuse vaghe. Israele, inoltre, ha ormai l’abitudine di minacciare di aggressioni militari le nazioni mediorientali.
5) L’uso strumentale ed unilaterale del Consiglio di Sicurezza e dell’AIEA
Alcuni dei posseditori di armi nucleari sono presenti negli organi decisionali di sicurezza mondiale al più alto livello e con poteri extra e usano questi loro poteri contro la sicurezza mondiale e lo spirito dell’N.P.T. ai danni dei paesi che paradossalmente non possiedono armi nucleari. Questa è ormai una abitudine.
Finora nessuno dei membri dell’AIEA che non abbia le armi nucleari è riuscito a sviluppare la tecnologia nucleare senza dover sopportare pressioni e ricatti di ogni genere. Ciò mentre al contrario dell’articolo 6 della costituzione dell’agenzia, non è stata mai diffusa nemmeno una sola pagina approposito delle ispezioni nucleari effettuate negli impianti americani; in questo paese, in più, non vi è alcun programma per la distruzione delle armi nucleari. Intanto, sotto pressione di governi come questo, e con scuse di vario tipo, vengono approvate molteplici risoluzioni contro i membri dell’Aiea che non possiedono armi nucleari, con lo scopo di togliere a questi paesi i loro diritti legittimi.
6) I double-standars
Ad esempio c’è il regime sionista che possiede centinaia di testate atomiche, che ha scatenato numerose guerre e che ha costantemente minacciato le popolazioni e le nazioni della regione con l’aggressione militare. Ecco questo regime viene sostenuto in maniera assoluta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati ed anzi riceve anche aiuti per lo sviluppo della sua industria nucleare. Gli stessi governi che sostengono Israele però con la scusa di una ipotetica deviazione futura delle attività pacifiche di un altro paese, e senza uno straccio di documento, esercitano le pressioni più pesanti contro i membri dell’agenzia internazionale.
7) Il paragone difettoso tra armi e tecnologia nucleare
L’energia elettrica ricavata dalle centrali elettriche è tra le più ecologiche e le più economiche che si possano produrre. I cambiamenti climatici e l’inquinamento derivante dall’uso dei combustibili fossili, hanno reso più che mai necessario lo sviluppo di fonti di energia alternative a quelle tradizionali. La produzione continua di mille MegaWatt di elettricità nel giro di un anno equivale all’uso di 7 milioni di barili di petrolio, cioè coi prezzi che corrono, oltre 500 milioni di dollari. Se la stessa quantità di elettricità viene prodotta tramite il nucleare la spesa non supera i 60 milioni di dollari. In più le spese riservate alla costruzione ed alla manutenzione di una centrale atomica sono metà di quelle necessarie per una centrale termica. In più con la ricerca nucleare si producono farmaci importanti, si cura il cancro, si possono introdurre innovazioni non trascurabili nell’industria e nell’agricoltura.
Una delle grandi ingiustizie dei paesi che possiedono le armi nucleari nei confronti del resto del mondo, è la loro propensione a presentare le armi e la tecnologia nucleare come la medesima cosa. Loro oltre alle armi, vogliono avere anche il monopolio dell’uso della tecnologia nucleare e usufruire dei vantaggi di ciò da soli. Tutto ciò va contro lo spirito dell’NPT.
8) Mancanza di coordinazione tra l’NPT e le missioni dell’AIEA
Anche se l’NPT si propone obbiettivi importanti come l’arresto della corsa agli armamenti nucleari, il disarmo, la non-proliferazione e l’aiuto ai paesi che intendono avere solo il nucleare civile, a livello pratico le condizioni più difficili sono state approvate per i paesi che vogliono avere la tecnologia pacifica mentre al contrario non si fa nulla per fermare quei paesi che si procurano la bomba. Tutto ciò mentre si dovrebbe fare il contrario; cioè dovrebbero essere approvate regole penalizzanti contro coloro che hanno le armi ed invece si dovrebbero aiutare i paesi che vogliono solo il nucleare civile.
Signor presidente, cari amici,
abbiamo appreso che la produzione e l’accumulazione di armi nucleari e le politiche di alcuni posseditori di queste armi e la debolezza delle leggi dell’NPT, sono le cause dell’attuale situazione di insicurezza nucleare nel mondo. E concorderete che oggi il disarmo nucleare, la fine della minaccia nucleare e la non-proliferazione sono il più grande servigio che si possa fare alla pace ed alla stabilità mondiale.
Ma la domanda è questa: dare poteri extra nell’AIEA ai paesi che possiedono le armi nucleari ed affidare a loro pure il disarmo è un metodo adeguato?
Pretendere che questi paesi si disarmino con le loro stesse mani pare un qualcosa di irragionevole, specialmente perchè questi paesi considerano le bombe atomiche motivo della propria superiorità.
Un proverbio persiano dice: “Un coltello non taglia il suo manico”.
Pretendere che a garantire la pace e la sicurezza siano i più grandi produttori e venditori di armi al mondo è davvero ingenuo.
Il governo statunitense, l’imputato numero uno sia nella produzione, che nella proliferazione e nell’uso di armi nucleari, insiste per assumere la guida del riesame dell’NPT e come consolazione ha detto che non produrrà altre bombe e non aggredirà col nucleare i paesi che non hanno bombe di questo genere.
Ma voglio chiedere fino a che punto si fidino degli Stati Uniti i popoli della terra. Cosa garantisce che gli Stati Uniti rispettino l’impegno assunto e se non lo rispettassero a quale penalizzazione andrebbero incontro? Voglio ricordare che la maggiorparte delle guerre, negli ultimi decenni, gli americani le hanno fatte con i paesi che un tempo erano loro alleati. Anche di recente alcuni paesi e membri dell’NPT sono stati minacciati di aggressioni nucleare preventive. Questo paese ha sempre cercato di deviare l’attenzione della gente dai veri problemi e dalle sue scorrettezze sul nucleare e recentemente parlando della possibilità di “terrorismo nucleare” ha cercato di attirare l’attenzione popolare su argomenti vaghi. Se un giorno i terroristi prenderanno in mano le bombe nucleari, le prenderanno dai paesi che le hanno, e cioè dalle potenze che tra l’altro hanno anche un passato gremito di sostegno al terrorismo.
È bene ricordare che importanti reti terroristiche internazionali vengono sostenute dall’intelligence di Stati Uniti e regime sionista. Abbiamo in mano documenti attendibili su questo che nel caso sia necessario proporremo nel prossimo summit internazionale della lotta al terrorismo che si terrà a Teheran.
Gli americani nella loro dottrina hanno detto che non svilupperanno le armi nucleari ma le renderanno più efficaci. E vuol dire che le renderanno più distruttive e più micidiali e questo significa proliferazione nucleare. Ma il problema è che persino ciò che dichiarano non è verificabile perchè non c’è nessuno che possa confermarne l’esattezza. Mentre la precedente conferenza di Washington è stata uno sforzo per salvaguardare il monopolio atomico e la supremazia sui paesi che non hanno la bomba, il summit di Teheran ha auspicato il disarmo nucleare universale. Lo slogan del summit era “Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno”.
abbiamo appreso che la produzione e l’accumulazione di armi nucleari e le politiche di alcuni posseditori di queste armi e la debolezza delle leggi dell’NPT, sono le cause dell’attuale situazione di insicurezza nucleare nel mondo. E concorderete che oggi il disarmo nucleare, la fine della minaccia nucleare e la non-proliferazione sono il più grande servigio che si possa fare alla pace ed alla stabilità mondiale.
Ma la domanda è questa: dare poteri extra nell’AIEA ai paesi che possiedono le armi nucleari ed affidare a loro pure il disarmo è un metodo adeguato?
Pretendere che questi paesi si disarmino con le loro stesse mani pare un qualcosa di irragionevole, specialmente perchè questi paesi considerano le bombe atomiche motivo della propria superiorità.
Un proverbio persiano dice: “Un coltello non taglia il suo manico”.
Pretendere che a garantire la pace e la sicurezza siano i più grandi produttori e venditori di armi al mondo è davvero ingenuo.
Il governo statunitense, l’imputato numero uno sia nella produzione, che nella proliferazione e nell’uso di armi nucleari, insiste per assumere la guida del riesame dell’NPT e come consolazione ha detto che non produrrà altre bombe e non aggredirà col nucleare i paesi che non hanno bombe di questo genere.
Ma voglio chiedere fino a che punto si fidino degli Stati Uniti i popoli della terra. Cosa garantisce che gli Stati Uniti rispettino l’impegno assunto e se non lo rispettassero a quale penalizzazione andrebbero incontro? Voglio ricordare che la maggiorparte delle guerre, negli ultimi decenni, gli americani le hanno fatte con i paesi che un tempo erano loro alleati. Anche di recente alcuni paesi e membri dell’NPT sono stati minacciati di aggressioni nucleare preventive. Questo paese ha sempre cercato di deviare l’attenzione della gente dai veri problemi e dalle sue scorrettezze sul nucleare e recentemente parlando della possibilità di “terrorismo nucleare” ha cercato di attirare l’attenzione popolare su argomenti vaghi. Se un giorno i terroristi prenderanno in mano le bombe nucleari, le prenderanno dai paesi che le hanno, e cioè dalle potenze che tra l’altro hanno anche un passato gremito di sostegno al terrorismo.
È bene ricordare che importanti reti terroristiche internazionali vengono sostenute dall’intelligence di Stati Uniti e regime sionista. Abbiamo in mano documenti attendibili su questo che nel caso sia necessario proporremo nel prossimo summit internazionale della lotta al terrorismo che si terrà a Teheran.
Gli americani nella loro dottrina hanno detto che non svilupperanno le armi nucleari ma le renderanno più efficaci. E vuol dire che le renderanno più distruttive e più micidiali e questo significa proliferazione nucleare. Ma il problema è che persino ciò che dichiarano non è verificabile perchè non c’è nessuno che possa confermarne l’esattezza. Mentre la precedente conferenza di Washington è stata uno sforzo per salvaguardare il monopolio atomico e la supremazia sui paesi che non hanno la bomba, il summit di Teheran ha auspicato il disarmo nucleare universale. Lo slogan del summit era “Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno”.
Signor presidente, cari colleghi,
per la realizzazione dell’obbiettivo umano del disarmo nucleare e l’impedimento di un’ulteriore proliferazione e per l’uso generale della tecnologia nucleare pacifica, queste sono le proposte:
1) La correzione e la riforma dell’NPT
L’NPT deve essere trasformato in DNPT, ovvero trattato di disarmo e non proliferazione nucleare. In altre parole il disarmo deve essere riconosciuto come priorità e devono essere adottate leggi chiare, efficaci e accompagnate dalle dovute garanzie di attuazione a livello internazionale.
2) Deve essere costituito un comitato internazionale indipendente per mettere in atto la procedura delineata nell’articolo 6 della costituzione dell’AIEA e cioè la sorveglianza e l’ispezione delle attività dei singoli paesi e del processi di disarmo. Questo gruppo deve operare in modo che tutte le nazioni siano coinvolte nella direzione di questo e il primo incarico della commissione dovrebbe essere la determinazione di una tabella per il disarmo dei paesi possessori di armi nucleari.
3) Presentare garanzie sicure sotto il profilo giuridico per il raggiungimento dello status di un mondo senza armi nucleari.
4) L’arresto immediato delle attività di produzione e di rinnovo e di ammodernamento delle armi nucleari e degli impianti nucleari militari grazie alla supervisione del comitato di sorveglianza la cui formazione è stata proposta prima.
5) Preparare una serie di leggi e farle approvare internazionalmente che prevedano il bando senza eccezioni delle armi nucleari, della proliferazione, dell’accumulamento, dell’ammodernamento e dell’uso delle armi atomiche.
6) L’espulsione dei paesi che usano o minacciano di usare le armi atomiche dall’AIEA. Finora la loro presenza nell’agenzia ha impedito a questa di agire seriamente e di mettere in atto soprattutto le leggi 4 e 6 della sua costituzione interna. Gli Usa che oltre che contro il Giappone, hanno usato l’uranio impoverito anche contro l’Iraq, come possono essere membri del consiglio amministrativo dell’AIEA?
7) L’interruzione immediata delle cooperazioni nucleari dei firmatari dell’NPT con i paesi che non hanno aderito a questo trattato.
8) Relegare l’attacco atomico o la minaccia di tale attacco come una violazione della pace e della sicurezza internazionale e il ricorso alle Nazioni Unite per la condanna unanime a questi paesi.
9) La messa in atto immediata e senza condizioni della risoluzione della conferenza del 1995 sulla Free Nuclear Zone in Medioriente.
10) Il ritiro delle bombe nucleari dalle basi americane nel suolo americano e negli altri paesi come in Germania, Italia, Giappone e Olanda.
11) Lo sforzo comune per rifare la struttura del Consiglio di Sicurezza. La struttura attuale è ingiusta e inefficace ed è uno degli elementi che crea vita facile ai paesi che possiedono le armi nucleari. La riforma del Consiglio di Sicurezza e dell’NPT sono due passi collegati che devono essere fatti per la realizzazione del sogno del disarmo totale.
per la realizzazione dell’obbiettivo umano del disarmo nucleare e l’impedimento di un’ulteriore proliferazione e per l’uso generale della tecnologia nucleare pacifica, queste sono le proposte:
1) La correzione e la riforma dell’NPT
L’NPT deve essere trasformato in DNPT, ovvero trattato di disarmo e non proliferazione nucleare. In altre parole il disarmo deve essere riconosciuto come priorità e devono essere adottate leggi chiare, efficaci e accompagnate dalle dovute garanzie di attuazione a livello internazionale.
2) Deve essere costituito un comitato internazionale indipendente per mettere in atto la procedura delineata nell’articolo 6 della costituzione dell’AIEA e cioè la sorveglianza e l’ispezione delle attività dei singoli paesi e del processi di disarmo. Questo gruppo deve operare in modo che tutte le nazioni siano coinvolte nella direzione di questo e il primo incarico della commissione dovrebbe essere la determinazione di una tabella per il disarmo dei paesi possessori di armi nucleari.
3) Presentare garanzie sicure sotto il profilo giuridico per il raggiungimento dello status di un mondo senza armi nucleari.
4) L’arresto immediato delle attività di produzione e di rinnovo e di ammodernamento delle armi nucleari e degli impianti nucleari militari grazie alla supervisione del comitato di sorveglianza la cui formazione è stata proposta prima.
5) Preparare una serie di leggi e farle approvare internazionalmente che prevedano il bando senza eccezioni delle armi nucleari, della proliferazione, dell’accumulamento, dell’ammodernamento e dell’uso delle armi atomiche.
6) L’espulsione dei paesi che usano o minacciano di usare le armi atomiche dall’AIEA. Finora la loro presenza nell’agenzia ha impedito a questa di agire seriamente e di mettere in atto soprattutto le leggi 4 e 6 della sua costituzione interna. Gli Usa che oltre che contro il Giappone, hanno usato l’uranio impoverito anche contro l’Iraq, come possono essere membri del consiglio amministrativo dell’AIEA?
7) L’interruzione immediata delle cooperazioni nucleari dei firmatari dell’NPT con i paesi che non hanno aderito a questo trattato.
8) Relegare l’attacco atomico o la minaccia di tale attacco come una violazione della pace e della sicurezza internazionale e il ricorso alle Nazioni Unite per la condanna unanime a questi paesi.
9) La messa in atto immediata e senza condizioni della risoluzione della conferenza del 1995 sulla Free Nuclear Zone in Medioriente.
10) Il ritiro delle bombe nucleari dalle basi americane nel suolo americano e negli altri paesi come in Germania, Italia, Giappone e Olanda.
11) Lo sforzo comune per rifare la struttura del Consiglio di Sicurezza. La struttura attuale è ingiusta e inefficace ed è uno degli elementi che crea vita facile ai paesi che possiedono le armi nucleari. La riforma del Consiglio di Sicurezza e dell’NPT sono due passi collegati che devono essere fatti per la realizzazione del sogno del disarmo totale.
Egregio presidente, cari amici,
il sottoscritto, come rappresentante del grandioso, civile e acculturato popolo dell’Iran che è sempre stato portabandiera della giustizia, del monoteismo e della pace nel mondo, annuncio la predisposizione della Repubblica Islamica a partecipare a queste riforme e a tutti i piani seri sul disarmo, la non-proliferazione e l’uso pacifico della tecnologia nucleare. Io annuncio ad alta voce che un popolo che ha allevato nel suo grembo grandi come Ferdowsi, Hafez, Sanai, Vahshi Bafqi, Avicenna, Abu Reihan, Shahriar e leader liberi ed amanti della libertà come l’Imam Khomeini, che ha sempre rappresentato l’amore e l’affetto, e che ha abolito 2500 anni fà la schiavitù dichiarandola un’azione disumana, e cioè il popolo dell’Iran, non ha affatto bisogno della bomba atomica per progredire e non reputerebbe mai questa un suo motivo di gloria.
La ragione del popolo iraniano è quella degli altri popoli liberi ed è contro la guerra e le armi.
Tutti i popoli adorano l’amore, la pace e la fratellanza e odiano la discriminazione e l’ingiustizia. Molti miei colleghi, capi di stato, intellettuali o politici dei diversi paesi, quando mi incontrano, mi confessano il loro consenso sulla necessità di un disarmo globale e sull’uso pacifico della tecnologia nucleare. Tutti i popoli oggi vogliono L’Energia Nucleare per Tutti e le Armi nucleari per nessuno. La mia presenza qui, è la loro presenza e la mia voce e la loro voce.
il sottoscritto, come rappresentante del grandioso, civile e acculturato popolo dell’Iran che è sempre stato portabandiera della giustizia, del monoteismo e della pace nel mondo, annuncio la predisposizione della Repubblica Islamica a partecipare a queste riforme e a tutti i piani seri sul disarmo, la non-proliferazione e l’uso pacifico della tecnologia nucleare. Io annuncio ad alta voce che un popolo che ha allevato nel suo grembo grandi come Ferdowsi, Hafez, Sanai, Vahshi Bafqi, Avicenna, Abu Reihan, Shahriar e leader liberi ed amanti della libertà come l’Imam Khomeini, che ha sempre rappresentato l’amore e l’affetto, e che ha abolito 2500 anni fà la schiavitù dichiarandola un’azione disumana, e cioè il popolo dell’Iran, non ha affatto bisogno della bomba atomica per progredire e non reputerebbe mai questa un suo motivo di gloria.
La ragione del popolo iraniano è quella degli altri popoli liberi ed è contro la guerra e le armi.
Tutti i popoli adorano l’amore, la pace e la fratellanza e odiano la discriminazione e l’ingiustizia. Molti miei colleghi, capi di stato, intellettuali o politici dei diversi paesi, quando mi incontrano, mi confessano il loro consenso sulla necessità di un disarmo globale e sull’uso pacifico della tecnologia nucleare. Tutti i popoli oggi vogliono L’Energia Nucleare per Tutti e le Armi nucleari per nessuno. La mia presenza qui, è la loro presenza e la mia voce e la loro voce.
Cari colleghi,
ora voglio rivolgere qualche frase anche a coloro che reputano ancora la produzione e l’accumulamento delle armi nucleari come motivo di gloria e superiorità:
sappiate che l’era della bomba atomica è finita. Accumulare bombe e minacciarne l’uso è un comportamento tipico di coloro che non sono provvisti di ragione e pensiero umano. Usare la minaccia contro la ragione e la logica altrui è una tecnica obsoleta e vecchia. E' l’era dei popoli, dei pensieri, della cultura e appoggiarsi alle armi negli scambi internazionali è veramente tipico dei governi retrogradi. La politica di dominio del mondo è fallito ed i sogni di fondazione dei grandi imperi sono ormai insensati.
Invece di proseguire la via dei predecessori vi consiglio di unirvi al mare immenso composto dalle popolazioni e dagli stati indipendenti, al mondo della cultura e della ragione. Ciò è nei vostri interessi e vedrete che il futuro sarà dei popoli, della pace, della sicurezza, della giustizia, e del bene che grazie all’aiuto dei prescelti di Dio ed all’Uomo Perfetto trionferà nella nostra terra. Gli ingiusti e i prepotenti non avranno un posto in questo futuro pieno di splendore.
Il moto dei popoli della terra per la realizzazione del mondo basato sulla giustizia è già iniziato.
Al signor Obama chiedo di darsi da fare per l’instaurazione della pace e della giustizia nel mondo, sempre se è ancora fedele allo slogan del cambiamento.
Ringrazio il presidente della conferenza, i presenti e tutti coloro che si adopereranno sinceramente per la pace e la sicurezza nel mondo.
ora voglio rivolgere qualche frase anche a coloro che reputano ancora la produzione e l’accumulamento delle armi nucleari come motivo di gloria e superiorità:
sappiate che l’era della bomba atomica è finita. Accumulare bombe e minacciarne l’uso è un comportamento tipico di coloro che non sono provvisti di ragione e pensiero umano. Usare la minaccia contro la ragione e la logica altrui è una tecnica obsoleta e vecchia. E' l’era dei popoli, dei pensieri, della cultura e appoggiarsi alle armi negli scambi internazionali è veramente tipico dei governi retrogradi. La politica di dominio del mondo è fallito ed i sogni di fondazione dei grandi imperi sono ormai insensati.
Invece di proseguire la via dei predecessori vi consiglio di unirvi al mare immenso composto dalle popolazioni e dagli stati indipendenti, al mondo della cultura e della ragione. Ciò è nei vostri interessi e vedrete che il futuro sarà dei popoli, della pace, della sicurezza, della giustizia, e del bene che grazie all’aiuto dei prescelti di Dio ed all’Uomo Perfetto trionferà nella nostra terra. Gli ingiusti e i prepotenti non avranno un posto in questo futuro pieno di splendore.
Il moto dei popoli della terra per la realizzazione del mondo basato sulla giustizia è già iniziato.
Al signor Obama chiedo di darsi da fare per l’instaurazione della pace e della giustizia nel mondo, sempre se è ancora fedele allo slogan del cambiamento.
Ringrazio il presidente della conferenza, i presenti e tutti coloro che si adopereranno sinceramente per la pace e la sicurezza nel mondo.
Amici e colleghi cari,
con la cooperazione e lo sforzo comune, il sogno di pace e giustizia per il mondo è raggiungibile e lo slogan energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno un giorno potrà essere alla base del sistema internazionale.
Nella speranza che un giorno la giustizia, non faccia arrabbiare nessun uomo e che egli non trovi in nessun punto della terra una sola arma per poter ribellarsi alla giustizia.
In onore della giustizia, della libertà, dell’amore
e in ricordo dei seguaci di Dio, gli uomini innamorati degli uomini
auguro a tutti successo e gloria.
con la cooperazione e lo sforzo comune, il sogno di pace e giustizia per il mondo è raggiungibile e lo slogan energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno un giorno potrà essere alla base del sistema internazionale.
Nella speranza che un giorno la giustizia, non faccia arrabbiare nessun uomo e che egli non trovi in nessun punto della terra una sola arma per poter ribellarsi alla giustizia.
In onore della giustizia, della libertà, dell’amore
e in ricordo dei seguaci di Dio, gli uomini innamorati degli uomini
auguro a tutti successo e gloria.
IL FALLIMENTO OGGI E' RIVOLUZIONARIO !
http://www.youtube.com/user/egoticness
DI URIEL
wolfstep.cc/
NON DOBBIAMO SOPPORTARE LE INFAMIE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Un tempo era costume raccontare strane storie ai bambini. Se non si voleva che facessero la tal cosa, si raccontava di terribili conseguenze nel caso avessero disobbedito. Si tratta di un espediente molto usato anche dalle religioni, al punto che il timore delle terribili conseguenze identificava persino la brava persona: “timorato di Dio”, si diceva. Eppure, la stragrande maggioranza di queste “terribili conseguenze” erano pure menzogne.
Come abbiamo imparato da grandi, masturbandoci non diventiamo ciechi. Come abbiamo imparato da grandi, non c’è nessun babau, uomo nero, non c’è nessun inferno se guardo un bel culo.
Perché ci veniva raccontato tutto questo? A raccontarci queste cose era un sistema che temeva la disobbedienza. La temeva perché sapeva benissimo che possedere alcuni punti chiave del comportamento umano avrebbe mantenuto la struttura sociale, politica, economica, del periodo.
Ogni sistema di potere che intenda essere vessatorio alimenta, per forza di cose, un sistema di simili bugie. Compreso il sistema finanziario attuale. Tali bugie, che servono a tenere in piedi il sistema stesso, hanno come scopo quello di non lasciarci fare quello che vorremmo, o meglio, ciò che il sistema stesso teme.
Prendiamo il caso della Grecia. Che cosa sarebbe successo che anzichè richiedere il “prestito” UE lo avesse rifiutato categoricamente? Sarebbe andata in default? No, in default c’è già: il loro primo ministro ha già ammesso di non avere liquidità per onorare le scadenze. La grecia, quindi, E’ in default.
E allora cosa sarebbe successo? Sarebbe successo che le sarebbero stati negati ulteriori prestiti dai mercati. Aha. E invece, adesso che arriva il prestito UE, pensate davvero che i mercati finanzieranno ancora la Grecia?
Un tizio mi dice che, fallendo senza pagare i creditori, la Grecia non avrebbe più trovato alcun finanziatore e quindi avrebbe dovuto mantenere il disavanzo allo 0%. Invece così, dovrà accettare le condizioni dei turboliberisti di FMI, e il disavanzo dovrà essere addirittura negativo, ovvero dovranno fare anche dei tagli.
Insomma, alla fin fine che cosa sarebbe mai successo se il governo greco avesse detto “ciao ciao, stupidi voi che non avete controllato i nostri conti, e due volte stupidi perché ci avete aiutati a falsificarli”?
NIENTE.
Se la Grecia non pagasse il debito, mandando in culo i creditori, non le succederebbe NIENTE di peggio di quanto le succederà già. Non c’è alcuna ragione per la quale i greci dovrebbero accettare il prestito. Non c’è alcuna ragione per la quale dovrebbero chiederlo.
Ma c’è di più: le banche proprietarie del prestito potrebbero addirittura rivolgersi ai certificatori dei bilanci greci, e alle agenzie di rating, chiedendo loro per quale motivo un rating così alto sia stato dato ad una nazione dai bilanci palesemente falsi.
Non solo i greci potevano fregarsene e tirare dritto senza peggiorare la già critica situazione di una virgola, ma potevano farla pagare cara proprio agli speculatori.
Circolano in giro terribili anatemi, simili ai babau ed all’uomo nero, sulla serie di bibliche disgrazie che accadrebbero se le nazioni occidentali dichiarassero default. Volete sapere cosa succederebbe?
NIENTE.
Tempo fa, quando iniziò il credit crunch, si diceva che alcune aziende andassero salvate perché erano “Too Big to Fail”. Alcune erano così grandi che si scoprì come alcuni stati non potessero nemmeno aiutarle: “Too Big to Bail”. Bene, signori, cosa dire delle nazioni del G8?
Sapete cosa dire? “Too Big to Fuck With”.
Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, potrebbero semplicemente dichiarare sin da ora che non pagheranno i debiti e non restituiranno i bond. E che rifiuteranno qualsiasi prestito, aiuto, qualsiasi cazzo di cosa. Sapete cosa succederebbe?
NIENTE.
Si dice che così facendo le nazioni mancherebbero ad un loro dovere verso i propri cittadini. Ma non è esattamente così che stanno le cose.
Prendiamo per esempio il debito italiano. Esso è spalmato in titoli che vanno dai pochi mesi a 30 anni. Dove si trova la speculazione? Ovviamente, nei titoli a breve termine, quelli che hanno un rientro entro pochi mesi.
La media dei nostri titoli ha scadenza a 7.6 anni. Il genio di Tremonti ha consolidato il debito alzando la media delle scadenze OLTRE la durata di un governo. Trappola micidiale.
Questo governo ha ancora, nella migliore delle ipotesi, 3 anni di vita. Supponiamo che Tremonti annunci che non restituirà il capitale dei titoli in scadenza, per tutti i prossimi tre anni. Sapete cosa succederà?
NIENTE.
Tutti coloro che hanno titoli che scadono DOPO il governo attuale, infatti, sceglierebbero una via prudente, e se li terrebbero in tasca sperando che il prossimo governo decida diversamente. Verrebbero colpiti solo coloro che hanno comprato CDS e buoni del tesoro a breve, cioè gli speculatori. Chi ha investimenti che scadono a lungo termine, per esempio, continuerebbe a sperarci.
Voi direte: ma isolerebbero il paese. Ma ci butterebbero fuori dai circoli finanziari. Davvero? Se riuscissero a convincere tutti quelli che hanno titoli a più di tre anni, per esempio, potrebbero. Ma Tremonti potrebbe dire, che so io, “quest’anno non paghiamo nessuno, dal prossimo anno ricominceremo”. Poichè si tratta di debito storico, di per sé non ci sarebbe bisogno di rinnovarlo.
Possiamo anche uscire dal caso italiano, e supporre che una decina di nazioni (Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, UK, Austria) decidano di non pagare il debito, se non ai propri cittadini risparmiatori, identificandoli attraverso il canale di vendita. Nel globale, il debito si ridurrebbe a meno della metà.
Che cosa succederebbe?
Ancora niente.
Non esiste il babau. Non esiste l’inferno. Non si diventa ciechi a masturbarsi. Non succede niente a mandare in culo i creditori, a patto di farlo bene. Questo è il punto.
La cosa che nessuno vuole sentir dire, e che nessuno vuole dire, è che se una qualsiasi delle nazioni del G8, o un qualsiasi gruppo di nazioni del G20 manda a ranare i creditori, non succede assolutamente niente: “Too Big to Complain”.
Guardate che cosa ha fatto Dubai. Dubai ha dichiarato che avrebbe mandato in culo i fornitori un venerdì prima della chiusura delle borse. Per tutto il weekend, l’emiro ha ricevuto baciaculi che sono andati ad elemosinare due spiccioli da lui. Dopodichè, non solo ha “ristrutturato” il debito (ristrutturato significa “ti devo dieci ma di restituirò 4″) , ma nessuno ha protestato particolarmente.
Questa è la fifa blu che oggi hanno i mercati finanziari. La fifa blu degli speculatori e degli assicuratori: che qualche nazione del G8 decida “ehi, fottetevi tutti. Di aziende che vogliono il mio mercato ho la coda fuori”. Il che è la verità.
Prendiamo il paese nelle condizioni più disperate in Europa, cioé gli UK. Se compilassero i bilanci secondo gli standard UE, il loro deficit sarebbe al 170% del PIL. Supponiamo che vadano in default. Che cosa succederebbe? Succederebbe che il buon primo ministro, chiunque sia, dirà “ehi, cocchi, se volete continuare a mettere piede nella City fatemi gli applausi, che di aziende che vorrebbero entrarci ho la coda fuori dalla porta”. Questa è la verità: moltissime nazioni hanno dimensione tale per cui non solo sono “too big to fail”, e anche “too big to bail”, ma sono persino “too big to fuck with”. Troppo grosse per rompergli i coglioni.
Questo è il concetto principale: era così urgente “salvare” la Grecia(1) perché si tenesse in piedi la menzogna secondo la quale il default sarebbe un evento terrificante, catastrofico, simile a quello che avvenne in Argentina. Ma attenzione, perché non è vero: l’ Argentina al momento del default usciva proprio da un tentativo di salvataggio dell’ FMI!
Quello che secondo me dovrebbero fare i PIGS, o PIIGS, insieme a tutti gli altri che hanno problemi di debito pubblico, è di riunirsi e dichiarare default tutti insieme, con la sola eccezione dei propri privati cittadini, cioè per quantità di titoli tipiche del risparmio privato.
Cosa succederebbe? Niente.
I PIIGS sono nazioni che nel bene o nel male sono proprietarie di ottimi mercati, finanziari e mercantili. Nessuno degli speculatori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno dei creditori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno al mondo vuole la recessione globale che arriverebbe se i PIIGS fossero oggetto di embarghi o sanzioni.
Questa è la ragione principale per la quale i PIIGS vengono affrontati uno ad uno. La Grecia prima, il Portogallo e la Spagna dopo, e poi chissà.
Contemporaneamente, tutti i giornali ci spiegano di quale catastrofe sarebbe se la Grecia andasse davvero in default: la UE e la BCE perderebbero “prestigio politico”. Ommioddio! Ommioddio!Moriremo tutti !
Ehm. Di quale cazzo di “prestigio politico” stai parlando, fra’?
I mercati, si dice, diverrebbero instabili. Aha. E quando mai sono stati stabili? Qual’è la novita’? Ci divertiamo a scrivere oroscopi? “scorpione: mercati finanziari instabili”. Fico, è facile prenderci così.
Quello che l’opinione pubblica deve fare è di divenire adulta. Smettere di credere nel Babau. Smettere di credere che a toccarselo si diventerà ciechi. Smettere di credere all’uomo nero. Fare una bella riunioncina, e dire “ehi, ci avete chiamati PIIGS? Fantastico. Perché adesso i PIIGS vi prestano un dito, e vi mandano affanculo. E se non volete più fare business sui nostri mercati, beh, abbiamo la coda, fuori dalla porta”.(2)
Ovviamente, questo produrrebbe il panico. Tutti sono come bambini, convinti che arriverebbe l’uomo nero. Tutti sono come bambini, e hanno paura del babau.
Beh, diventate grandi: non succede niente. Semplicemente, qualcuno perderebbe il suo potere, e probabilmente moltissimi dei suoi soldi.
Per quanto riguarda l’euro, se i PIIGS decidessero di uscire in questo modo, Trichet verrebbe a baciare culi per convincerli a restare dentro l’euro.
PIIGS di tutto il mondo, unitevi. Anzi: PIIGS di tutto il mondo, fallite.
Il fallimento, oggi, è rivoluzionario.
Chi ci rimetterebbe?
Se tutti i PIIGS decidessero di fallire insieme, semplicemente a lasciarci le penne sarebbero queste entità qui:
•Barclays Bank PLC
•BNP Paribas
•Citi Group Global Markets
•Commerzbank AG
•Credit Agricole
•Credit Suisse
•Deutsche Bank
•Goldman Sachs
•HSBC France
•ING Bank NV
•JP Morgan Securities
•Merryl Lynch INT
•Morgan Stanley CO
•Nomura INT
•Royal Bank OF Scotland
•Societe’ Generale INV Bank
•UBS Ltd
Capite per quale motivo i PIIGS vanno affrontati uno ad uno: se fallissero tutti insieme, non li si potrebbe buttare fuori dall’ Euro, e come se non bastasse sarebbe la fine del sistema finanziario speculativo così come lo conosciamo.
E no, il babau non esiste.
Chissà cosa succederebbe se qualcuno proponesse, via internet, una riunione dei governi dei PIIGS che mandino a ranare il debito pubblico e gli speculatori tutti insieme.
Uhm… quasi quasi ci faccio un gruppo su Facebook.
Uriel
Fonte: www.wolfstep.cc
Link: http://www.wolfstep.cc/2010/05/infanzia-finanziaria.html
2.05.2010
(1) In che cosa sia consistito il “salvataggio” lo sanno solo loro: le “cure” imposte alla Grecia sono molto più dolorose delle conseguenze del default. Non si capisce bene che cosa ci abbiano guadagnato, i greci, a prendersi dei soldi e poi fare tagli al bilancio uguali se non peggiori di quelli che avrebbero dovuto fare uscendo dai mercati finanziari.
(2) Vi siete mai chiesti perché non vedete in giro marche di auto cinesi? Perché non vedete sportelli di banche islamiche? Perché non vedete catene di benzinai di petrolieri russi? Ecco: sono tutti dietro alla porta, ad aspettare.
Titolo originale "Infanzia finanziaria" visto su http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
Proibizionismo, scandalo infinito e criminogeno
http://www.youtube.com/user/EchoFledo
Guido Blumir
Negli ultimi anni, 553.000 consumatori in Italia sono finiti nei guai per marijuana e altre sostanze proibite dalla legge. Siamo a oltre 600.000 con i dati consolidati degli ultimi 18 mesi. L'80 per cento fermati per erba, ma fanno la loro parte in modo massiccio ecstacy e decine di sostanze da rave e o disco, le cosiddette nuove droghe. E chiamiamo pure «neo nuova droga» una cosa di migliaia di anni fa come la coca, masticata dai lavoratori andini per lavoro e da tutti là per usi religiosi e o ludici o rituali, ma sparata qui in modo massiccio e in offerta speciale a milioni di italiani giovanissimi, adulti e anziani, magari a pacchetto con squillo, trans, escort, e minorenni romeni. Sparata in assoluta mancanza di cultura e informazione sulla sostanza. Per coca, nei guai a decine di migliaia. E non vale più il discorso coca di destra, coca per ricchi, etc. Dai tempi di Agnelli, Guido Carli e Margaret d'Inghilterra (il testimone che li coinvolgeva fu prontamente incriminato per calunnia: caso Number One, Roma 1971, cfr.il dossier del cronista di razza di Paese sera Pino Bianco, «Droga di classe», (Savelli, Roma 1973), e Truman Capote e Jacqueline Kennedy e Ava Gardner e Walter Chiari e Jagger e Wahrol e Schifano, tutto il jet set fine anni cinquanta e inizio sessanta è stato sfiorato da «Polvere di stelle», geniale titolo per un paginone de Il foglio del 2003, mentre uno statista di prima grandezza, già membro dell'Assemblea Costituente, firmatario della grande riforma agraria, Presidente del Consiglio, Ministro del Tesoro, del Bilancio, etc., ininterrottamente per 45 anni, e poi Ministro degli Esteri con Premier Giuliano Amato, raccontava davanti ai giudici di essere un abituale consumatore di cocaina da un anno e mezzo «per uso terapeutico» dichiarò lui, onde curare una crisi di depressione. Un Morgan antelitteram. Sette anni prima.
Se decine di ex ministri e presidenti del consiglio e di regione e di provincia e assessori del Pd, della sinistra, e di liberali del centrodestra avessero organizzato centinaia di dibattiti, convegni, congressi scientifici, manifestazioni simboliche e/o di massa, in tutta Italia, in piazza e nelle piazze, nelle università e davanti o dentro al Parlamento alle Regioni o quant'altro con la partecipazione di illustri scienziati, scrittori, premi Strega, giornalisti, artisti. Se importanti giornali e riviste avessero fatto straordinarie campagne continuative e colte, per ristabilire un minimo di senso scientifico a un fenomeno che coinvolge solo in Italia più di sei milioni di persone e indirettamente almeno altri 8 milioni (genitori per i più giovani, parenti, amici, fidanzate, mogli, etc.), Se conduttori televisivi da un milione o sei milioni di audience, avessero mandato in onda decine di meravigliose trasmissioni in cui si diceva tutta la verità su tutte le droghe, dando la parola a quelli che ci capiscono qualcosa e ai consumatori reali, attuali (non solo a ex, più o meno pentiti).
Se. Ma forse tutto questo non è successo. E allora, quella che qualcuno criticherà, la Million Marijuana March di Roma, emerge come una realtà che mette in primo piano persone reali, che vengono da tutta Italia a dire quello che pensano, con le loro voci e i loro corpi. E anche in prima fila - come la Million ha sempre fatto - i «pazienti impazienti» del Pic, gente coraggiosa che, rischiando molto, si cura o si autocura dalle patologie ricordate nell'articolo a fianco. E i 12 morti mai abbastanza ricordati, da Ales a Mercuriali di Castrocaro.
http://www.ilmanifesto.it/
La storia degli altri
Lorenzo Kamel
''Muri mentali" e verità assolute: questo sembra l'unico scenario possibile quando israeliani e palestinesi approcciano l'eredità storica del 1948. L'organizzazione israeliana Zochrot (in ebraico 'ricordando') è ciò che in molti considerano una terza via, un "messaggio ponte" tra le due comunità. Fondata nel 2002, ha acquisito da allora una crescente notorietà grazie a un'idea tanto complessa quanto ambiziosa: avvicinare l'opinione pubblica israeliana alla Nakba (in arabo 'tragedia') palestinese del 1948. Per farlo organizza tour sulle rovine dei villaggi, pubblica opuscoli, allestisce mostre, cataloga testimonianze. Tutto ad esclusivo uso e consumo della maggioranza ebraica del Paese.
Zochrot continua ad attirare critiche serrate, ma anche un forte appoggio e un progressivo interesse. Eitan Bronstein*, il fondatore, non vede alternative: "Riconoscere il passato. Capire il presente. Affrontare il futuro". Per comprendere il suo messaggio lo abbiamo incontrato in due circostanze. La prima nel suo studio, nel pieno centro di Tel Aviv. La seconda nell'antico sito dove sorgeva il villaggio di Deir Yassin, oggi conosciuto come il quartiere ebraico di Har Nof, nel corso di una marcia organizzata da Zochrot per ricordare il 62° anniversario della sua tragica fine.
Signor Bronstein, perché ha fondato Zochrot?
L'idea mi venne in mente all'inizio dell'ottobre del 2000. L'evento scatenante fu l'uccisione di dodici palestinesi, tutti cittadini di Israele, per mano della nostra polizia. Erano dimostranti e nessuno di essi era armato. Manifestavano in segno di solidarietà con i palestinesi dei Territori Occupati. Era una fase di grande fermento e l'occupazione, sommata ad anni di discriminazioni e povertà crescente, stava favorendo l'esplosione dell'odiosa violenza che ha scandito la Seconda Intifaḍa.
Il circolo vizioso che, ancora una volta, stava prendendo vita, mi fece capire l'urgenza di cambiare qualcosa, alla radice. Compresi che solo avvicinandosi alla sofferenza dell'altro fosse possibile raggiungere una reale riconciliazione tra i nostri popoli. Non è un caso che tutti i processi di pace degli ultimi decenni siano falliti. Erano poco più che 'scatole vuote'. Non c'è pace che tenga senza che prima si raggiunga una vera riconciliazione. Ma non avremo alcuna riconciliazione senza che alla base ci sia una genuina volontà di capire la Nakba'.
In che modo portate avanti il vostro progetto?
"Yediat ha-aretz", la conoscenza della terra: questo è uno dei massimi motivi d'orgoglio per quasi ogni israeliano. Conoscerla palmo a palmo, nelle sue tradizioni, nelle sue peculiarità. Tuttavia sappiamo molto della realtà esistente 2000 anni fa e poco di quella relativa alla prima metà del secolo scorso. Zochrot nasce per colmare tale lacuna. Parlando della Nakba in ebraico puntiamo a sensibilizzare l'opinione pubblica del nostro Paese, spingendola ad assumersi la propria parte di responsabilità. A questo scopo realizziamo vari tipi di iniziative. Organizziamo tour presso i villaggi palestinesi distrutti nel 1948, invitando il pubblico a riconsiderare il paesaggio circostante con nuovi occhi, attraverso le testimonianze dei rifugiati. Durante i tour distribuiamo anche opuscoli contenenti fotografie, mappe e ricerche originali sul villaggio prescelto. Infine affiggiamo cartelli in ebraico e in arabo contrassegnando il punto esatto sul quale sorgevano alcune delle infrastrutture ormai distrutte: scuole, librerie, centri ricreativi e così via.
Siamo inoltre impegnati in iniziative a carattere educativo. Dall'allestimento di esposizioni artistiche relative alla Nakba, con fotografie, ceramiche e videoinstallazioni, fino ad arrivare alle lezioni che offriamo nelle scuole e presso la nostra sede di Tel Aviv. Abbiamo anche un centro virtuale, sul sito www.zochrot.org, la prima nonché la più fornita risorsa online riguardante la Nakba in ebraico. Il fine è sempre lo stesso: incoraggiare il pubblico a riesaminare il passato del nostro Paese, senza retorica, con un occhio critico''.
Può raccontarci uno dei vostri tour?
L'ultimo che abbiamo organizzato è stato a Miska, un antico centro palestinese posto a circa 15 chilometri da Tulkarem. I suoi abitanti furono espulsi il 15 aprile 1948, un mese prima della fondazione dello Stato d'Israele. La distruzione del villaggio venne suggerita da un rapporto scritto da Joseph Weitz, un ufficiale del Fondo Nazionale Ebraico. Rimase in piedi solo una moschea e una scuola elementare. Quest'ultima in anni recenti si è trasformata in un centro culturale usato da rifugiati e attivisti. Per impedire tale utilizzo, la Israel Land Administration [fondata nel 1960; attualmente gestisce il 93 percento del suolo israeliano] ha deciso di costruire un recinto attorno ad essa. Il team di Zochrot, affiancato da decine di volontari, si è recato sul posto e ha trasformato il recinto in una galleria artistica a cielo aperto, decorando il tutto con nostre creazioni. Alla fine della giornata abbiamo creato un cerchio umano attorno alla struttura. Ognuno di noi aveva in mano una lettera. Il messaggio finale era "Miska ze kan", ovvero "Miska è qui". La scuola è stata demolita poche settimane dopo. Per converso il nostro messaggio e le foto che abbiamo scattato rimarranno per le generazioni a venire, a beneficio di chiunque sia disposto a mettere in dubbio la propria verità.
Le vostre iniziative non rischiano di mettere in secondo piano gli errori compiuti dalle leadership dei paesi arabi?
''Siamo coscienti del ruolo nefasto svolto da molti Paesi arabi, Stati che sovente ancora oggi usano il dolore dei profughi palestinesi più come pretesti da sfruttare che come cause da difendere. Tuttavia ciò non può essere una scusa per giustificare i nostri errori e soprattutto per avallare i vari tentativi che tuttora vengono effettuati in Israele per cancellare la memoria della Nakba, tanto dalla narrativa ufficiale del paese quanto dal suo paesaggio fisico. A questo riguardo mi permetta di fare un esempio. Qualche anno fa chiesi a mio figlio di fare un'escursione al Canada Park, una riserva fondata dal Keren Kayemet LeYisrael [ovvero il Fondo Nazionale Ebraico, che attualmente controlla circa il 13 percento del suolo israeliano] su terra un tempo appartenuta a Yalu e ‘Imwas, due antichi villaggi palestinesi, il primo già noto in epoca Cananea, distrutti nel 1967 su ordine di Yitzhak Rabin. La superficie in questione, facilmente accessibile da Gerusalemme e da Tel Aviv, è oggi usata in prevalenza come un'area ricreativa per l'organizzazione di picnic. Nel corso della visita fu facile appurare che all'interno del parco non c'era un singolo cartello che menzionasse i villaggi o i loro abitanti. Per contro, i nomi dei donatori canadesi che finanziarono il progetto erano incisi su placche di bronzo. La guida che ci accompagnò lungo il tragitto iniziò a raccontarci una storia grandiosa, omettendo un qualsiasi accenno al carico di sofferenza che sottendeva questa ridente riserva.
A seguito di una lunga battaglia legale, il Fondo Nazionale Ebraico ha accettato di segnalare i due villaggi. Il primo cartello è sparito quasi subito, il secondo è stato completamente sfigurato. Zochrot è attualmente impegnato a ripristinare entrambi''.
Come reagiscono i palestinesi alle vostre iniziative?
Il più delle volte la prima reazione è di smarrimento, accompagnata da una buona dose di sospetti. In un secondo momento diventano, nella maggioranza dei casi, desiderosi di condividere i loro ricordi. Vogliono che l'opinione pubblica israeliana riconosca il loro trauma. Ma prima ancora che per noi, lo fanno per loro stessi, usando il potere delle parole per lenire le loro ferite. Parafrasando un palestinese che si è avvicinato di recente alla nostra organizzazione: "Zochrot sta facendo per i palestinesi più di quanto i palestinesi facciano per loro stessi".
Non pensa che un ritorno dei profughi palestinesi possa creare i presupposti per la creazione di nuovi profughi?
In primis ci tengo a sottolineare che le iniziative che portiamo avanti sono pensate a beneficio della nostra comunità, ovvero di tutti gli ebrei di Israele. Non miriamo a gettare discredito o a fomentare uno spirito di rivalsa. Il fine è quello di far progredire la nostra società, disincagliandola da un passato che è giunto il momento di affrontare. Molte persone lo hanno già capito, altre lo faranno.
Non molto tempo fa il leader dell'opposizione Tzipi Livni ha dichiarato che "i palestinesi celebreranno il loro Stato solo quando avranno cancellato dal loro lessico la parola Nakba". Noi la pensiamo diversamente. Riteniamo che se i palestinesi rimuovessero il loro trauma e rinunciassero una volta per sempre al "diritto al ritorno" dei profughi, ciò non libererebbe noi israeliani da un pesante fardello, ma al contrario ci farebbe rimanere mentalmente intrappolati, chiusi in noi stessi. Ma più che a un "diritto al ritorno" sarebbe opportuno riferirsi a un approccio "pragmatico sul tema del ritorno". Bisogna valutare caso per caso, senza decisioni sommarie. Di certo i palestinesi che decideranno di tornare lo dovranno fare accettando in primo luogo il fatto che gli ebrei sono qui, avendone pieno diritto. Il ritorno dei rifugiati non dovrà creare un solo nuovo profugo. In termini astratti c'è un inalienabile "diritto al ritorno", ma quando si mette in pratica è necessario che sia soggetto a un compromesso, un compromesso che i palestinesi devono accettare.
Non ritiene che bisognerebbe tener conto anche dei molti rifugiati ebrei provenienti nel 1948 dai Paesi arabi?
Sul piano storico è ormai acclarato che molti ebrei siano stati cacciati da diversi Paesi arabi, anche se non c'è accordo sui numeri e sui diversi modi in cui ciò avvenne. I palestinesi, tuttavia, non hanno avuto alcun ruolo diretto in tale espulsione. Inoltre è bene ricordare che i palestinesi espulsi non avevano, allora come oggi, ciò che per noi rappresentava e rappresenta lo Stato di Israele, ovvero un porto sicuro nel quale rifugiarsi.
A chi si ispira per portare avanti il vostro progetto?
Al Sionismo e al suo fondatore Theodor Herzl. Zochrot ha un aspetto di forte comunanza con il movimento sionista: agisce senza chiedere il permesso. Quanto a Herzl, è da sempre un punto di riferimento al quale cerco di richiamarmi. Era un uomo con una grande visione d'insieme, con un chiaro ideale al quale tendere. La sua sembrava un'idea impossibile, lontana da ogni realtà. Se ce l'ha fatta lui, ce la faremo anche noi.
*Eitan Bronstein (M.A. Bar-Ilan University) è nato in Argentina nel 1960. All'età di cinque anni si è trasferito insieme alla famiglia in Israele, presso il kibbutz Bahan. Prima di dedicarsi a tempo pieno al progetto Zochrot è stato direttore dei programmi educativi della Scuola per la Pace di Neve Shalom, un villaggio cooperativo posto tra Tel Aviv e Gerusalemme, abitato da ebrei e palestinesi di cittadinanza israeliana.
http://it.peacereporter.net/
CONFESSIONI DI UN NICHILISTA DI WALL STREET
di Mark Ames
da The New York Press
traduzione di Gianluca Freda
CONFESSIONI DI UN NICHILISTA DI WALL STREET
Dimenticatevi Goldman Sachs, tutta la nostra economia è costruita sulla frode.
C’è stato uno strano momento la settimana passata durante il discorso del presidente Obama al Cooper Union College. Lui era lì, a strisciare dinanzi a una casta di criminali di Wall Street, tra cui il capo della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, implorando “Guardate dentro il vostro cuore!”, come John Turturro in Crocevia della morte… quand’ecco che all’improvviso il Presidente degli Stati Uniti ha sganciato la sua bomba: “Le sole persone che devono temere le misure di controllo e trasparenza che stiamo proponendo sono quelle la cui condotta non supererebbe tale supervisione”.
Il Grande Segreto, ovviamente, era che nessuna creatura vivente entro un raggio di 100 miglia dal Cooper Union avrebbe potuto superare questa supervisione: né questa supervisione, né una supervisione di qualunque altro tipo. Punto. Non solo in un raggio di 100 miglia, ma in qualunque luogo in cui ancora sopravvivano tracce di vita economica in questi 50 stati federati, il semplice odore della supervisione farebbe l’effetto di un gas nervino su ciò che rimane dell’economia. Perché nel 21° secolo, la frode è qualcosa di tipicamente americano quanto lo sono il baseball, la torta di mele e la Chevrolet Volts; la frode è tutto ciò che ci resta, amici. Spaventate la frode con le “supervisioni” di Obama e l’intero schema piramidale collasserà in un mucchietto di cambiali bruciacchiate.
Ecco come un mio conoscente, socio di un gruppo Private Equity, descrive la situazione: “Chiunque provasse a far scoppiare questa bolla della frode, dovrebbe fuggire sul primo volo in partenza più velocemente di quanto la famiglia Bin Laden abbia lasciato il Kentucky a bordo dei propri jet dopo gli eventi dell’11/9”.
Ed è per questo, secondo il tizio del Private Equity, che la recita con cui la SEC ha accusato Goldman Sachs di frode non è altro che un bluff negoziale mirante a fornire agli uomini di Obama un qualche strumento di pressione, o almeno a tentare di fornirglielo. Il mio conoscente ha escluso ogni possibilità che le indagini sulla frode possano coinvolgere altri conclamati criminali come Deutsche, Merrill, Paulson & Co., la Magnetar legata a Rahm Emanuel e così via.
“Tu non capisci, Ames. Perfino Khuzami, il tizio della SEC che si occupa del caso Goldman, è un truffatore; quello stronzo era Direttore degli Affari Legali della Deutsche quando la Deutsche ha fatto con le CDO gli stessi giochetti della Goldman. Non ti rendi conto quanto in profondità arrivi questa faccenda”.
E’ evidente che ci sono un sacco di persone consapevoli di quanto putrescenti siano diventate le cose, ma esse non osano ancora riconoscere l’enormità della truffa economica, preferendo baloccarsi con accuse specifiche.
La mia posizione su questo argomento era: “Bene, allora incriminiamo anche questi farabutti, non vedo dove sia il problema”.
Questo era esattamente ciò che affermavo una settimana fa, durante la schermaglia verbale con questo mio conoscente. Abbiamo dato vita ad una scenata in un ristorante yuppie di Midtown, discutendo quanti danni Wall Street avesse provocato e quali misure intraprendere per porvi rimedio.
La posizione del mio interlocutore era indifendibile, così decise di cambiare tattica.
“OK, Ames, quali banchieri vorresti incriminare? Stai dicendo che sono tutti colpevoli, no? Allora, quali di loro vorresti perseguire? Due di loro? Tre? La metà?”.
“Tutti, nessuno escluso. Rinchiuderli in una delle loro belle prigioni private”.
“Non succederà mai, Che”.
“Che? A me? Senti, Scarface, io credo nella legge e nell’ordine. Nessuno di voi degenerati delle Private Equity ci crede più?”
“OK, facciamo un patto, Che. Io ti spiego questa cosa lentamente e con calma, in modo che perfino un hippie rintronato come te possa capirla. Stammi dietro, sarà un po’ complicato. Sei pronto?”.
E così cominciò:
“Bene, supponiamo che un bel giorno il governo dica ‘Ehi, sapete, dovremmo dar retta al Che, incriminiamo ogni azienda e ogni esecutivo su cui i nostri uomini riescono a raccogliere prove. Perché cavolo, le cose che contano sono la legge e la giustizia uguale per tutti, proprio come dice il nostro Che’. OK, questo significherebbe naturalmente incriminare ogni attore finanziario di qualche rilievo, così loro fanno fuori Goldman Sachs, fanno fuori Citigroup, JP Morgan, BofA… e anche i grandi fondi che sono almeno altrettanto colpevoli, se non di più. Così tolgono di mezzo Pimco, Blackrock, Citadel… magari incriminano anche Geithner e Summers e sbattono dentro un po’ degli scagnozzi di Bush… va bene?”.
“Peccato che qui non vendano del popcorn, sta diventando divertente”.
“OK, lo sai che cosa avrai ottenuto a questo punto? Avrai ottenuto il totale affondamento dei mercati. Ricordi cosa successe dopo il collasso della Lehman? Ti ricordi quanta popolarità ne ricavarono i politici di Washington? E ti chiedi ancora perché abbiano sputato fuori un trilione di bigliettoni? Temevano per la propria vita; ecco perché hanno votato a favore del salvataggio. Al loro posto tu avresti fatto la stessa dannata cosa. Se incriminassimo chiunque si sia reso colpevole di frodi e ruberie, il crollo del mercato a cui questo paese dovrebbe assistere farebbe sembrare il 2008 un teatrino per bambini. Apri quella lattina di vermi denominata “Frode” e l’intera fottuta economia va in malora. Tanto varrebbe incriminare la gente perché si masturba. Nessuno potrebbe sapere quando si fermeranno le indagini e chi sarà il prossimo ad essere incriminato. Tutti passerebbero all’incasso e il mercato affonderebbe a zero. E indovina cosa succede se il mercato affonda a zero? Ogni dannato americano con un piano pensionistico o con un portfolio di investimenti o con un 401k… ogni piano pensionistico del paese, i fondi pensione di ogni insegnante, di ogni pompiere, fino all’ultimo centesimo, verrebbero spazzati via. Questo ci ha insegnato il crollo della Lehman”.
“Ci ha insegnato? Non ci ha insegnato un bel niente, a parte che viviamo in un paese governato da maniaci”.
“Gesù Cristo, Ames! Sei perfino più ingenuo degli idioti che hanno provocato il fallimento della Lehman. Voglio dire, veramante nessuno riesce a capire quanto sia grande il casino che questi idioti hanno fatto con la Lehman? E’ stato il casino più grosso che si sia mai visto in questo emisfero! Il Segretario di Stato Paulson e il capo della Fed, Bernanke, si grattavano il culo senza sapere cosa fare, e alla fine hanno detto: ‘Ok, in teoria noi dovremmo essere una libera economia di mercato e dovremmo essere i Repubblicani; quindi, una volta tanto, proviamo a fare qualcosa di diverso, visto che tutto il resto non funziona. Andiamo controcorrente e mettiamo alla prova questa storiella del “libero mercato”. Chi lo sa? Magari il “libero mercato” funziona sul serio nel modo che noi andiamo dicendo da sempre. Visto che nient’altro sembra funzionare, lasciamo che sia il “libero mercato” a decidere del destino della Lehman. Magari scopriamo che il socialismo corporativo non è la risposta giusta’. Così spediscono la Lehman sul libero mercato e… BAM! La merda colpisce le pale del ventilatore. Non dico stronzate, amico: il libero mercato è una favola per i coglioni, non ve l’ha spiegato il babbo a voi idioti? Non solo è crollata la Lehman: è crollato tutto. E’ crollata la fiducia nell’intero sistema. Ed è questo che sto cercando di spiegare ai sempliciotti come te: la nostra economia è fondata su una questione di fede. Non chiedermi come siamo arrivati a questo, non è importante”.
Io cercavo di dire qualcosa per insultarlo, ma lui sovrastava la mia voce, caracollando in avanti mentre metteva a nudo i denti bianco laser.
“Lo so cosa stai per dire, che tu, Ron Paul e tutti i samaritani liberisti strafatti di canapa ve l’eravate già immaginato. Ma quello che io sto dicendo è che, quando non c’è più fede, per un gioco fondato sulla fede è la fine. E’ questo che la Lehman ha mostrato a tutti. Ogni operatore della finanza si è trovato all’improvviso di fronte al problema fondamentale: quest’intera fottuta economia è fondata sulla fede, sulle menzogne, sull’immondizia. Così, quando la Lehman è crollata, ogni operatore è stato colto dal panico e ha pensato: ‘Se la Lehman non era altro che uno schema Ponzi – e so bene che io stesso sto manovrando uno schema Ponzi – cazzo, allora vuol dire che anche tutti gli altri stanno giocando con uno schema Ponzi! Si salvi chi può!’. Nessuno si fidava più di nessun altro, tutti si ritiravano dal gioco e l’intera economia globale è crollata all’improvviso. E questo significa che i tuoi genitori, i miei genitori, qualunque insegnante, pompiere, qualunque persona che stava per andare in pensione in questo paese, qualunque profitto su qualunque attivo, sono stati cancellati.
“E questo è ciò che sto cercando di farti capire: nel mondo degli adulti, quando i risparmi di un intero paese vengono spazzati via a causa di un manipolo di benpensanti, dei loro testi di legge e delle stronzate sul libero ed equo mercato di Thomas Jefferson, questo è un grosso problema. Alla gente non importa un cazzo di Jefferson e del suo mercato libero ed equo. Vuole solo che i suoi risparmi valgano qualcosa. E la gente ha ragione: Jefferson era un imbecille. Avrebbe dovuto fare il cantante folk, non il fottuto Padre Fondatore. Ma ecco un’altra cosa che proprio non riesci a capire: il punto è che se uno distrugge questa economia perché “è questa la cosa giusta da fare”, allora dovrà scappare per tutta la vita; e qualsiasi presidente o partito politico che si trovi al potere nel momento in cui viene presa questa decisione, dovrà dire addio al potere per i prossimi 200 anni. E’ per questo che Washington è andata in panico e ha fatto passare il bailout; non volevano essere loro i fessi che tutte le vittime dello schema Ponzi avrebbero incolpato di aver fatto crollare lo schema Ponzi, così hanno rotto il vetro e hanno pompato nel sistema un nuovo e più grande schema Ponzi. E’ stata una costosa lezione da 14 trilioni di dollari: ‘State alla larga dagli esperimenti col libero mercato, coglioni!’. Quanto sarete fessi voialtri per credere davvero a questa cazzata del libero mercato? Il problema sorge quando gli uomini al potere sono abbastanza fessi da dare retta alla gente come te: agli idealisti libertari e ai Repubblicani altruisti del libero mercato, i quali si sono dimenticati che il loro compito sarebbe quello di mentire. Svegliatevi!”.
“Libertario io? E da quando sarei un libertario?”.
“E’ quello che sto dicendo: gli scemi come te non sanno più nemmeno chi sono. Si dimenticano che dovrebbero solo raccontare un mucchio di balle su tutte quelle stronzate libertarie del libero mercato e tenerle ben lontane dalla politica. E invece, anziché limitarsi a mentire sul libero mercato incoraggiando segretamente la Lehman, questi idioti hanno provato sul serio a realizzare il miracolo del libero mercato, e così ci è toccato sborsare 14 trilioni di dollari soltanto per scoprire quello che io avrei potuto dirgli gratis, e cioè: ‘Ehi, coglioni, il vostro lavoro dovrebbe essere l’ipocrisia, OK? Dovreste mentire sul libero mercato con la vostra lingua biforcuta, non provocare terremoti per andar dietro agli idealismi libertari! Non siete pagati per credere in qualcosa. Il vostro lavoro è quello di andare di fronte al pubblico e raccontare bufale sul libero mercato. Punto”.
“E che cazzo ci vorrà mai? Guarda la mia faccia: con una metà dici una cosa, e con l’altra fai quella opposta. Chiaro? Lascia che siano gli altri a lamentarsi, a frignare ‘Ooh, che ingiustizia, ooh, il salvataggio, il socialismo, la corruzione’. Questo è ciò che fanno i perdenti: si lagnano per tutto il tempo. Come te ad esempio, Che. Non fai altro che frignare, e guardati: puoi per caso permetterti di pagare il conto di questo pranzo? Esiste forse qualche libertario sulla faccia della Terra che possa permettersi un pasto decente a Manhattan? E adesso guarda me: io sono un ipocrita. Cazzo se lo sono! Racconto balle ogni giorno della mia vita, racconto balle a me stesso perfino mentre dormo. Cavolo, le sto raccontando anche a te in questo preciso momento, anzi non so nemmeno più che cazzo sto dicendo, tanto sono abituato a mentire. E chi è di noi due quello che ha l’American Express? Chi è che pagherà il conto stasera? Quelli che hanno il potere, quelli come me, abituati a mentire. Capito? Mentire, to lie, come ‘il massacro di My Lai’, come ‘My Lai-senza libero mercato sono guai’. Il tuo compito è quello di distrarre gli allocchi con le cazzate sul libero mercato, perché – qualunque ne sia il motivo – è questo ciò che loro vogliono sentire. Non importa quali bubbole gli dai a bere, finché queste bubbole riescono a mantenerli in trance. Dopodiché, dietro le quinte, tu puoi fare l’esatto contrario: manipolare il gioco, coprire il tal problema qui con quei fondi là, spostare un po’ di merda in giro, scremare i budget e finanziare il sistema, coprire l’immondizia più grossa e ogni tanto dare un fallito in pasto ai lupi per tenere vivo l’interesse del pubblico. E’ così che funziona il sistema e qualsiasi persona che abbia raggiunto l’età adulta lo capisce. E se qualcuno non lo capisce, può sempre crearsi una bella chat libertaria online e frignare con i suoi amichetti libertari sul libero mercato e su Jekyll Island, ‘Gnààààà, non è giusto, gnààààà!’”.
“Che c’è di male a essere libertari?”
“E’ solo che a me sembrate tutti uguali. Libertari, hippie, c’è davvero una differenza? State tutti a frignare ‘Non è giusto, amico! Ooh! Non puoi farlo, questa è truffa, questa è corruzione, ooh no!’. Oppure: ‘La diseguaglianza di reddito, amico; Goldman Sachs ci controlla tutti, amico; questo è socialismo per ricchi; è tutto così spaventoso per il mio cervellino di libertario ritardato di 5 anni!’. No, sul serio, tutte le volte che incontro un libertario come te…”
“Senti, non sono un fottuto libertario, OK? Voglio una redistribuzione della ricchezza. In che lingua te lo devo dire? Io-redistribuzione. Io-Buon Governo. Voglio collettivizzare il denaro dei vostri profitti perché sono un invidioso parassita. Sei in grado di processare una singola parola di quel che sto dicendo, Spaz?”
“Uh-uh, certo, come vuoi. Cioè, io credo sia fantastico che tu e i tuoi amici siate riusciti a imparare a memoria La strada verso la schiavitù fra un episodio di Star Trek e l’altro. No, davvero, sono felice per voi. Già, siamo tutti così orgogliosi. Ma il punto è questo: noi adulti, in questo momento, siamo molto, molto occupati a cercare di rimediare al casino liberista che voi avete combinato con quella vostra mossa della Lehman. Quindi, perché non ve ne andate un po’ sulle vostre chat libertarie a chiacchierare di Jekyll Island e di gold standard? Questo vorrebbe dire molto per noi. E fatemi un fischio quando avete capito tutto, okay? Sparite solo dalla mia fottuta vista e lasciate lavorare gli adulti”.
La discussione degenerò in un battibecco ben più crudo e personale di questo, ma quando la nostra schermaglia verbale ebbe fine – e lui ebbe pagato il conto – io ripensai a ciò che aveva detto, e tutto aveva molto più senso. La frode è divenuta così endemica in questo paese che ha finito per fondersi con il DNA dell’America, creando una relazione simbiotica che non può essere spezzata senza uccidere l’organismo ospite. Se la spingeranno ancora oltre, l’intera economia americana potrebbe crollare, gli attivi patrimoniali potrebbero dissolversi e ciò significherebbe dover affrontare decine di milioni di pensionati e baby boomers incazzati neri. Come dicono i tipi di Wall Street: “Chiunque si renderà responsabile dell’esplosione di questa ennesima bolla mettendo a nudo tutte le frodi (e mandando a picco i mercati), non solo si ritroverà spodestato dal potere per almeno una generazione, ma dovrà sottoporsi ad un radicale intervento di chirurgia facciale e cercare asilo in qualche luogo remoto. Nessuno desidera essere colui che farà una cosa simile, ed è per questo che essa non si verificherà”.
Potrebbero anche aver ragione, ma tutte le bolle prima o poi scoppiano e tutti gli schemi Ponzi sono destinati a crollare ad un certo momento. L’unica incognita è quando. Per quelli di noi che non sono alla vigilia della pensione, prima arriverà questo giorno della verità e prima potremo farci i conti, meglio sarà per tutti.
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