venerdì 21 maggio 2010

17 Maggio 2010: Attivisti Bloccano Sede Monsanto in Olanda



http://www.youtube.com/user/moksha75ar

Rotterdam, 17 Maggio 2010 (Bergeschenhoek)
Il gruppo attivista 'Round Up Monsanto' ha fatto chiudere con successo, sebbene temporaneamente, lo stabilimento principale della Monsanto nei Paesi Bassi, formalmente De Ruiter Seeds. Quaranta attivisti si sono incatenati al cancello d'ingresso all'alba ed hanno impedito al personale di entrare negli uffici e nelle serre dell'edificio.
Thierry Boyer, capo della divisione europea di ortaggi della Monsanto, ha contattato i suoi superiori e ha deciso di non sporgere denuncia. Come risultato la polizia non interverrà. "La società sarà difatti chiusa per la giornata", ha confermato il capo della polizia in carica.
Chiaramente la Monsanto ha paura della pubblicità ancor più negativa che costringerebbe l'azienda allo sfratto da parte della polizia, e ha preferito chiudere gli impianti in cui lavorano 350 persone.
Molti dipendenti hanno appoggiato l'iniziativa e hanno espresso malcontento per l'acquisto di De Ruiter Seeds da parte della Monsanto, nel 2008.
Questa azione è parte della crescente resistenza mondiale contro la Monsanto ed altre aziende multinazionali agricole.
Sugli striscioni sui cancelli e sul logo della Monsanto si legge:
"Monopolio sul cibo e sull'agricoltura tossica - il mondo secondo Monsanto" e "Immagina un mondo senza veleno e senza OGM - un mondo senza Monsanto".

De Ruiter Seeds è la terza società olandese di sementi di ortaggi che è stato acquistato dalla Monsanto negli ultimi anni. Con queste acquisizioni la società mira a monopolizzare il mercato delle sementi di ortaggi.

Monsanto fa parte del 'Round Table of Responsable Soy' (RTRS), un'iniziativa che intende etichettare RoundupReady soia OGM come 'responsabile'. L'etichetta sarà lanciata nel giugno di quest'anno.

Foto: http://ovl.indymedia.org/news/2010/05...

Articoli: http://www.disinformazione.it/monsant...
http://www.combat-monsanto.co.uk/
http://www.toxicsoy.org/toxicsoy/irre...

LATEST CROP CIRCLE MAY 16 2010!!!



http://www.youtube.com/user/NYC812

The explanations of Akhnaten the Sun God and the pictures share from ThetempleofAten.com and here is the link to their website for more information http://www.templeofaten.org/what-is-a...
Yarnbury Castle, nr Winterbourne Stoke, Wiltshire. Reported 16th May.

G.Celente sulla Crisi economico-sociale -2010- Sub ITA



http://www.youtube.com/user/LaGrandeOpera

Intervento di Geral Celente a Russia Today del 13 Maggio 2010, sui possibili risvolti sociali dell'attuale crisi economica globale. Aggiornamenti
Traduzione a cura di : Heimskringla

CAMPANE A MORTO PER L' UMANITA’: LA CATASTROFE PETROLIFERA DELLA BP



http://www.youtube.com/user/pupiaTv

L' ATTENTATO DI TIMES SQUARE E LA FOLLIA DELL’ AGENDA IMPERIALE DEL PETROLIO

 DI LARRY CHIN
onlinejournal.com

Di fronte alla fine dell’era del petrolio e al crollo sistemico, i leader dell’impero angloamericano si sono impegnati in giochi a somma zero sempre più violenti e palesemente futili per recuperare quanto rimane di un ambiente governativo ed economico corrotto.

L’impero in crisi

Dalla catastrofe della piattaforma della BP Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, il crollo dei mercati azionari, e dalle conseguenze sanguinose delle guerre fabbricate è chiaro che l’impero ha perso il controllo del suo stesso sistema criminale.



Come ha scritto Michael C. Ruppert nel suo libro del 2004 intitolato Crossing the Rubicon:

Ci sono molti fattori che devono gestire adesso i governanti dell’impero americano quando guardano la loro deludente mappa del mondo. Devono:

- Ripartire risorse in diminuzione tra i competitori, alcuni dei quali possiedono armi nucleari;

- Mantenere ed espandere il loro controllo sul gas e sul petrolio rimanenti per assicurarsi il predominio globale e mantenere l’ordine tra i cittadini dell’impero;

- Simultaneamente, devono gestire un sistema economico globale, reso possibile dall’energia da idrocarburi, che sta crollando ed in cui la crescente popolazione chiede più cose che possono essere fornite solo usando ancor più energia da idrocarburi;

- Devono riconoscere che non possono salvare la loro economia senza vendere più di questi prodotti;

- Devono controllare l’esplosione della domanda di petrolio e gas attraverso l’ingegnerizzazione di recessioni e guerre che frantumano le economie nazionali;

- Devono nascondere le prove che stanno sistematicamente saccheggiando la ricchezza di tutte le persone sul pianeta persino della loro stessa gente – per poter mantenere il controllo;

- Devono mantenere un sistema segreto di reddito per fornire abbastanza capitale in nero per il vantaggio militare; migliorare la loro posizione tecnologica, e finanziare operazioni segrete;

- Devono reprimere ogni dissenso ed evitare ogni esposizione alle proprie azioni;

- Devono convincere la popolazione che sono onesti;

- Devono sterminare abbastanza persone per poter mantenere il controllo dopo che le forniture di petrolio saranno diminuite al punto della fame energetica”.

Questo ordine del giorno, le sue tragiche conseguenze e infine la sua futilità, non sono mai stati più ovvi che negli eventi senza precedenti delle settimane scorse.




La Deepwater Horizon della BP: un “evento di estinzione”

L’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e la risultante superfuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico è il peggior disastro provocato dall’uomo, e la più grande e abominevole azione di distruzione ambientale della storia.

Questa superbomba galleggiante rimane completamente fuori controllo, vomitando centinaia di migliaia di galloni di petrolio nel Golfo, espandendosi in direzioni che non possono essere previste, e diventando esponenzialmente peggiore ogni secondo che passa. Minaccia di inghiottire l’intero Golfo del Messico, l’intera costa meridionale e sudorientale degli Stati Uniti e del Mississippi, ed è sul punto di spargersi in tutti gli oceani del mondo. Gli animali, la vita dell’uomo, le industrie, le economie e i mezzi di sostentamento, tutte queste cose rischiano potenzialmente dei danni permanenti e la distruzione. È anche possibile che non si potrà più navigare nel Golfo.

Quello che è certo è che questa catastrofe, resa possibile dall’agenda dell’impero angloamericano -- continuerà ad uccidere per generazioni, rendendo potenzialmente l’intero Golfo del Messico una zona morta.

Per settimane, la BP, i funzionari del governo e i media sono stati impegnati in una massiccia copertura, mentendo sull’indicibile entità reale del disastro, e mentendo sugli sforzi di bonifica e di contenimento. Secondo un portavoce di Greenpeace, non c’è mai stata una risposta efficace ad una fuoriuscita di petrolio, e la BP al presente non sta facendo altro che un “teatro di risposta”. Tutti i tentativi di contenere il geyser -- ciascuno di questi una serie di teorie ed esperimenti falliti -- sono stati futili ed inefficaci.

L’uso da parte della BP dei disperdenti chimici tossici è stato almeno in parte, un tentativo di oscurare l’orrore visivo della marea nera dalle telecamere di informazione. I disperdenti, di per sé estremamente tossici, hanno contribuito ad aumentare la tossicità della marea nera senza eliminare realmente alcun petrolio.

Secondo questa terribile analisi di un esperto, ciò che è visibile in superficie, già delle dimensioni dello stato del Maryland, potrebbe essere solo il 20 per cento della reale scala riportata del vulcano artificiale di liquame tossico. Gigantesche emissioni di gas naturale minacciano di esaurire l’ossigeno nelle acque del Golfo.

La quantità senza precedenti di petrolio che si sprigiona verso l’esterno -- forse fino a quattro barili di petrolio al secondo -- solleva inoltre delle questioni sulla reale grandezza dello stesso bacino. Citando la stessa analisi: “Questo è un vulcano di petrolio incontrollato che sgorga [con una pressione] di 70 000 psi, da un bacino grande quasi quanto il Golfo, con il consumo di trilioni stimati di barili di petrolio e gas. È questo deposito che mi fa ricordare alla gente di ciò che mi ha detto un geologo della Shell circa il deposito. Questa era la citazione “crisi energetica … , diamine! Abbiamo paura non avere più aria da bruciare”. Questo deposito è molto esteso. Copre un’area off shore di circa 38 000 km quadrati. Il gas naturale e il petrolio stanno fuoriuscendo dal deposito verso l’entroterra fino all’Alabama Centrale, alla Florida e persino fino alla Louisiana, quasi fino al Texas. Quello a cui stiamo assistendo adesso potrebbe non essere che una piccola parte di quello che potrebbe succedere se le cose andassero in pezzi, come può succedere in queste circostanze. Se questa cosa scoppiasse, potrebbe essere come il Caldera dello Yellowstone , ma a 1,5 km sotto il mare, da un’apertura di 400 metri, con fino a 150 000 psi di petrolio e gas dietro.

“Questo sarebbe un evento di estinzione”.

I memo che sono trapelati suggeriscono che i funzionari del governo fossero consapevoli del potenziale scenario da incubo. Lasceremo semplicemente che questo “succeda” con il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi?

La BP, la Halliburton e la Transocean -- notorie icone del “capitalismo dei disastri” -- godono di legami forti e duraturi con i governi mondiali, e con le loro strategie petrolifere mondiali.

Entrambe le amministrazioni di Bush-Cheney e di Obama, e la Minerals Management Service (MMS) [sono] direttamente coinvolte nel consentire alla BP di far operare la Deepwater Horizon in modo irresponsabile, proteggendo la BP dai requisiti di regolazione. Tutto ciò nonostante il fatto che la BP avesse alle spalle una storia di irresponsabilità e disastri nota in tutta l’industria energetica.

Il caso implica Dick Cheney e il National Energy Policy Development Group (NEPDG), la “task force energetica” segreta di Cheney, che potrebbe aver fornito alla BP e ad altri giganti petroliferi una licenza per entrare in produzione con un percorso “fast track”, ovvero più veloce, senza le necessarie misure di sicurezza, e senza dare la giusta considerazione a potenziali fuoriuscite catastrofiche o a danni ambientali permanenti.

Quale punizione, se ce ne sarà una, dovrà affrontare la BP per aver reso l’intero Golfo del Messico una zona morta; per aver minacciato tutta l’umanità? Una serie di inutili udienze in cui i membri inetti e corrotti del Congresso aiutano i direttori della BP, della Halliburton e della Transocean a mantenere la loro innocenza, facendo concessioni per gli “errori”? Multe? Promesse che “non succederà più” mentre è in corso un’apocalisse?

Solo il costo economico può potenzialmente far cadere un’economia mondiale che già barcolla sull’orlo del collasso. I prezzi del petrolio saranno sconvolti per decenni.

È un’amara ironia che la Deepwater Horizon, che solo settimane fa era considerata come l’ultima grande speranza dell’impero, rappresenterà invece il suo suicidio.

Tuttavia, persino mentre il megavulcano di liquame tossico inghiotte incessantemente più geografia nelle settimane e nei mesi a venire, i leader dell’impero si rifiutano ancora di fermarsi.

L’amministrazione Obama ha concesso 27 nuove autorizzazioni alle grandi società petrolifere dopo l’esplosione della BP, permettendo loro di intraprendere nuove trivellazioni ed esplorazioni, senza il dovuto riesame ambientale -- nel Golfo del Messico.

Il climate and energy bill di Kerry-Lieberman, approvato dal Congresso negli scorsi giorni, prevede altre trivellazioni offshore nel paese, insieme al “carbone pulito” (una frode e un mito, perpetrato dall’industria del carbone, che il Congresso e l’amministrazione Obama continuano a spingere).

Più “guerra al terrorismo” per più petrolio

Mentre nel Golfo del Messico ha luogo una calamità non voluta, continua il caos programmato del petrolio nel Medio Oriente ed in Asia Centrale.

Non è chiaro se lo sventato attacco di Times Square è stato un atto tentato di “reale” terrorismo o vendetta, un incidente sotto falsa bandiera, un doppio o triplo gioco fatto da agenzie di intelligence rivali, o una completa fabbricazione.

Mentre i particolari del caso contro il presunto attentatore
Faisal Shahzad rimangono nelle mani delle fuorvianti forze dell’ordine e degli ufficiali americani, il fallito attentato fornisce all’amministrazione Obama l’occasione per una doppia propaganda. L’amministrazione ha ora il pretesto per espandere la “guerra al terrorismo” in Pakistan, in Waziristan e in Iran, e di rafforzare ulteriormente la sua posizione sulle più grandi forniture di petrolio e di gas rimaste del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. È stato inoltre una diversione per distogliere l’attenzione dal cataclisma della BP nel Golfo del Messico e dal crollo dei mercati azionari.

Le connessioni di Shazad con la CIA e l’MI6 destano immediatamente dei sospetti: “un uomo arrestato in Pakistan in connessione con l’attentato di Times Square, che aveva viaggiato con il presunto attentatore Faisal Shahzad è membro di un’organizzazione terroristica che è controllata dall’MI6 britannico e dalla CIA”.

“Jaish-e-Muhammad, il gruppo che emerge ora in connessione con l’incidente di Times Square, è stato fondato da Ahmed Omar Saeed Sheikh, il trafficante di denaro del 9/11 che ha consegnato $100 000 dollari dagli Emirati Arabi a Mohammed Atta su richiesta del generale Mahmud Ahmed, allora capo dell’ISI. Mahmud Ahmed, l’uomo che ha ordinato a Ahmed Omar Saeed Sheikh di finanziare gli attacchi contro il Pentagono e il World Trade Center, si incontrava con il repubblicano Porter Goss e il con il senatore democratico Bob Graham a Washington DC la mattina del 9/11 . Nei giorni prima e dopo l’attacco, Ahmed si è inoltre incontrato con il capo della CIA George Tenet, come pure con l’attuale vicepresidente Joe Biden, che era allora presidente del Senate Foreign Relations Committee [comitato per le relazioni esterne del senato].

“In un articolo sul coinvolgimento di Jaish-e-Muhammad nell’omicidio di Daniel Pearl, che stava investigando sull’ISI, il Pittsburgh Tribune-Review ha riportato che il governo pakistano ‘crede che il potere di Saeed Sheikh non venga dall’ISI, ma dalle sue connessioni con la nostra stessa CIA’”.

Altri fattori sospetti comprendono la presenza di forze speciali immediatamente sulla scena, e i “misteriosi uomini bianchi” apparsi su riprese video, che inizialmente si credeva avessero preso parte all’attentato. Secondo le prime notizie della CNN, “un video ottenuto da un turista nella zona mostra una persona che apparentemente corre a nord su Broadway, mentre un altro video riprende un uomo stempiato con i capelli scuri che si toglie la camicia e la mette in un sacchetto prima di sparire dalla vista della telecamera, che era dentro un ristorante”.

Indipendentemente da come si svilupperà l’attentato di Times Square, “la guerra al terrorismo” è un'operazione segreta perpetua ideata per giustificare una guerra perpetua e un nuovo conflitto di risorse senza fine.

Come è stato notato [nel libro] di Michel Chossudovsky “War on Terrorism”, “il significativo sviluppo dell’ ‘Islamismo radicale’ dopo l’11 settembre, in Medio Oriente ed in Asia Centrale, è coerente con l’agenda segreta di Washington. Quest’ultima consiste nel sostenere, piuttosto che nel combattere il terrorismo internazionale, con il piano di destabilizzare le società nazionali …” Letteralmente tutti i fronti del “terrorismo islamico” nel mondo -- Al-Qaeda, i Talebani, ecc. --- sono manipolazioni della CIA e dell’ISI pakistano (una branca della CIA) e sono stati nutriti per anni con il sostegno del governo americano.

Il governo americano ha finanziato i militanti talebani, e ha comprato i disertori di varie fazioni tribali, mentre al tempo stesso Washington condanna i “risorgenti” Talebani.

La cronaca iniziale dell’attentato di Times Square dei media principali ha collegato Shahzad al leader talebano Hakimullah Mehsud, fratello dell’ex capo talebano ucciso Baitullah Mehsud.

La cronaca successiva è stata piena di informazioni contraddittorie, da citazioni di Mehsud che prometteva nuovi attacchi sugli USA, a smentite, controsmentite, speculazioni, e confusione, che diventa persino più complicata quando si tracciano eventi recenti che coinvolgono Mehsud e i talebani risalendo a due anni fa.

Qari Zainuddin, il rivale talebano di Mehsud, è stato ucciso con un’arma da fuoco alla fine del 2009. Zainuddin, che si era separato dalla fazione talebana di Mehsud, è stato accusato di essere un collaboratore di Al-Qaeda.

All’inizio del 2010, sette agenti della CIA sono stati uccisi da militanti che presumibilmente vendicavano Baitullah Mehsud, che era ritenuto da troppi un alleato di Al-Qaeda ed un collaboratore della CIA, collegato all’assassinio di Benazir Bhutto.

Altri Pakistani accusati di avere connessioni dirette con Shahzad sono stati arrestati nel Massachussetts. Sebbene “non sia chiaro se fossero dei complici intenzionali o semplicemente degli innocenti cambiavalute”, la stessa connessione con il Pakistan potrebbe rivelarsi sufficiente per gli scopi dei guerrafondai di Washington.

L’FBI ha inviato degli agenti in Pakistan. L’amministrazione Obama e i membri del Congresso come la senatrice Dianne Feinstein, alla tipica maniera post-9/11, si lamentano dei “fallimenti dell’intelligence” e promettono una sicurezza nazionale ancor più aggressiva. I legami “certi” con il Pakistan, il Waziristan, l’Iran, ecc. saranno usati come foraggio per il prossimo attacco militare.

L’ora finale

I segni sono chiari e inevitabili: l’impero angloamericano sta esaurendo il tempo e il petrolio, e l’umanità stessa ha pagato il prezzo più alto.

Dalla guerra e il caos, dalle crisi finanziarie catastrofiche, o il megadisastro nel Golfo del Messico che potrebbe infine rendere tutto il resto inutile, gli eventi sono andati ben oltre la capacità dell’impero di controllarli o di nasconderli in qualche modo.

Larry Chin
Fonte: http://onlinejournal.com/
Link: http://onlinejournal.com/artman/publish/article_5882.shtml
17.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Crisi, i militari non stringono la cinghia



http://www.youtube.com/user/lipiq2008

La crisi del debito pubblico strangola le nostre economie, costringendo tutti i governi a imporre drastici tagli alla spesa pubblica. Stipendi e pensioni, sanità e istruzione: la parola d'ordine dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale è 'risparmiare su tutto'. O quasi tutto. C'è infatti una voce di spesa che sembra immune alle nuove misure di austerity: quelle militari. Su queste, anzi, i governi vengono addirittura sollecitati a investire di più, nonostante la crisi. Un perentorio invito in questo senso è arrivato nei giorni scorso dai vertici della Nato.
Lunedì, il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen ha presentato con grande enfasi a Bruxelles il nuovo 'Concetto strategico', il documento di orientamento politico-strategico con cui periodicamente la Nato ridefinisce il suo ruolo e le sue funzioni alla luce dei cambiamenti occorsi nello scenario internazionale. La redazione del documento era stata affidata al cosiddetto 'Gruppo di esperti', presieduto dall'ex segretario di Stato Usa, Madeleine Albright, e all'ex amministratore delegato della compagnia petrolifera Shell, Jeroen van der Veer.
Il testo, che sarà approvato al vertice Nato di novembre, spiega come i compiti dell'Alleanza atlantica saranno sempre più impegnativi, complessi e geograficamente estesi, e raccomanda quindi un maggiore impegno economico degli Stati membri europei, bacchettandoli per la loro scarsa propensione alla spesa militare: ''Se la Nato dovrà adempiere con successo a queste sue missioni, deve fermare il precipitoso declino delle spese nazionali per la difesa (...). La carenza di investimenti in questo settore in Europa è sempre stato il principale fattore di ostacolo alla trasformazione militare (dell'Alleanza, ndr). Oggi, su ventisei alleati europei, solo sei spendono a tal fine almeno il 2 per cento del loro Pil (...). Questo produce un profondo gap tra gli Stati Uniti e il resto della Nato, uno sbilanciamento che se perdura può minare la coesione dell'Alleanza''.
Presentando il documento alla stampa, Rasmussen ha reso ancor più esplicito questo invito. ''Nonostante le grandi sfide economiche che gravano sui singoli Stati - ha detto il segretario generale della Nato riferendosi alla crisi del debito in corso - è preoccupante osservare il crescente divario nella spesa militare tra Stati Uniti (quasi 4,7 per cento del Pil, ndr) e alleati europei (in media 1,7 per cento, ndr). Ho incontrato molti capi di governo che si trovano nella necessità di ridurre i propri budget destinati alla difesa: tagli troppo pesanti mettono a rischio la sicurezza futura e potrebbero anche avere implicazioni economiche negative''.
Le pressioni a non tagliare le spese militari non risparmiano nemmeno il malridotto alleato greco.
Lo Stato ellenico spende in difesa più di qualsiasi altra nazione europea: il 3,2 per cento del Pil, contro una media dell'1,7. Venerdì, il ministro della Difesa greco, Panos Beglitis, ha annunciato la necessità di un modesto ridimensionamento del budget (da 6,8 a 6 miliardi, arrivando quindi al 2,8 per cento del Pil). Invece di ricevere il plauso internazionale - come accaduto per l'annuncio della manovra lacrime e sangue imposta al popolo greco - ad Atene sono arrivate le proteste dei governi francese e tedesco: Parigi pretende che la Grecia confermi l'acquisto di sei navi da guerra della Dcns (al costo di 2,5 miliardi) e Berlino che Atene compri altri due sottomarini della Thyssen-Krupp (150 milioni).
Per mettere al riparo l'economia italiana dalla crisi del debito, il governo Berlusconi sta approntando una manovra biennale da 25 miliardi di euro, che prevederà dolorosi tagli alla spesa sociale.
Il nostro Paese spende in armi e in guerre 23 miliardi ogni anno, ovvero circa l,5 per cento del Pil. Qualcuno potrebbe proporre di prendere da qui un po' dei soldi che servono (rivedendo magari il faraonico programma di acquisto di 131 cacciabombardieri F-35), ma si scontrerebbe con le raccomandazioni della Nato, che come abbiamo visto guarda con disprezzo ai Paesi che spendono in difesa meno del 2 per cento del Pil. E i nostri governanti, si sa, con certa gente non vogliono fare brutta figura.

E.Piovesana

http://it.peacereporter.net/

Ecco una nave inabissata. Berlusconi e Prestigiacomo rispondano subito



http://www.youtube.com/user/TerraNostraVideo

Poiché in alcune regioni bagnate dai mari Adriatico, Ionio e Tirreno prive di insediamenti industriali e scarichi inquinanti si manifestano da tempo e in continua ascesa neoplasie maligne – in particolare leucemie mielodi che colpiscono i bambini – e gravi malformazioni congenite, il giornale online ITALIA  TERRA NOSTRA rivolge al presidente del consiglio Silvio Berlusconi e al ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo alcuni quesiti liberi. L’opinione pubblica, madri e padri di famiglia hanno il diritto di sapere immediatamente qual è la reale situazione. In breve: nei mari del belpaese ci sono per caso navi dei veleni? In caso affermativo esiste una correlazione con malattie e morti in continua crescita? Ai sensi della Convenzione di Aarhus (1998), ratificata dallo Stato italiano con la legge numero 108 del 2001 il presidente Berlusconi ed il ministro Prestigiacomo sono invitati a rispondere istantaneamente. La ragione è  giuridica e morale.

  1. La nave del filmato è un relitto bellico risalente al secolo scorso oppure una carretta a perdere?
  2. In quale mare italiano è stata affondata?
  3. Cosa contiene la stiva del mercantile sommerso?
  4. Accetereste di affrontare un contraddittorio pubblico sul tema in argomento?

Israele respinge Noam Chomsky


















di Luca Mazzucato
 
NEW YORK. Noam Chomsky, 81 anni, professore di linguistica al MIT di Boston, è filosofo di fama mondiale. Secondo il governo israeliano, evidentemente, ferisce più la penna della spada: il linguista è una minaccia immediata per la sicurezza dello Stato ebraico e va deportato. Nonostante sia egli stesso ebreo e abbia visitato spesso Israele in passato. “Accadeva soltanto in Unione Sovietica”, il commento del professore.
Nell'intervista rilasciata ad Al Jazeera, Chomsky racconta che “dopo aver atteso per molte ore in una stanza al check point l'interrogatorio, mi hanno comunicato che l'ingresso mio e di mia figlia in Israele  era negato.” Il suo arrivo al checkpoint di Allenby Bridge era ben noto alle autorità, tanto che il giovane soldato di guardia l’ha accolto con un inchino e gli ha confessato di aver letto tutti i suoi scritti. Subito dopo però, Chomsky viene portato nella stanza degli interrogatori, dove risponde per ore alle domande dell'ufficiale israeliano, che riceveva istruzioni per l'interrogatorio in tempo reale, in costante contatto telefonico con il Ministero dell'Interno, come spiega lo stesso Chomsky.
“Ero atteso all'Università di Bir Zeit a Ramallah per una serie di lezioni sugli argomenti di cui mi occupo in questi ultimi tempi: l'America e la sua politica estera.” Chomsky osserva che l'unico motivo dato dall'ufficiale per il suo respingimento è che “Israele non ama quello che lei dice.” Le molteplici accezioni della parola “Israele” in questa frase si prestano ad un'interessante analisi linguistica: il popolo ebraico, di cui fa parte lo stesso Chomsky? Il governo Netanyahu? La comunità ultra-ortodossa, cui appartiene il Ministro dell'Interno? L'esercito, la polizia?
Il professore ha una sua spiegazione per il respingimento e non è quella politica. “Sembrava che fossero particolarmente seccati dal fatto che avessi accettato l'invito a fare lezione a Ramallah,” osserva sornione, “ma non avessi in programma di proseguire per Tel Aviv, dove peraltro sono stato già molte volte in passato.” Nonostante l'incidente diplomatico, che ha avuto enorme rilievo sulla stampa israeliana ma poche menzioni su quella americana, Chomsky si dice contrario al boicottaggio delle università israeliane: “Ero contrario anche al boicottaggio del Sudafrica. Se dobbiamo boicottare, perché non gli Stati Uniti, i cui crimini sono ben più gravi? Sostengo senz'altro il boicottaggio delle aziende americane che collaborano con l'occupazione. Ma se dobbiamo boicottare l'Università di Tel Aviv, perché non anche il MIT?”
Per capire a che punto l'attuale classe dirigente israeliana sia in caduta libera a destra, basta leggere le edificanti dichiarazioni rilasciate dai vari politici di turno, una vera e propria gara di celodurismo. Il clima generale è ben riassunto nel commento di Otniel Schneller, membro del partito Kadima, che dovrebbe rappresentare i centristi moderati. Secondo Schneller, “è un bene che Israele non ammetta uno dei suoi accusatori sul suo territorio. Raccomando a Chomsky di provare uno dei tunnel che collegano Gaza all'Egitto”. C'è da tirare un sospiro di sollievo: almeno non l'hanno torturato.

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