mercoledì 26 maggio 2010

A proposito della manovra finanziaria ...



http://www.youtube.com/user/sekaideitto

di Faber

Non si parla di crisi , non si può parlare di crisi , in Italia tutto e ok , tutto va bene , chi parla di crisi è un disfattista un complottista un anti-italiano ...

Quanti giorni sono passati da queste dichiarazioni deliranti dei nostri politici ? Ieri sera ho tentato di guardare Ballarò , dico che ho tentato perchè questi signori non li reggo più , sia ben chiaro di destra o sinistra per me pari sono , buffoni , ladri e mafiosi .

Quando poi la parola è passata all'immarcescibile Gianni Riotta che dichiara dall'alto della sua saggezza che in studio ci sono persone corrette e responsabili , non c'è l'ho fatta più e sono andato a farmi una passeggiata per ossigenarmi il cervello e ripulirmi subito dalle stronzate che ho sentito , non si sa mai che mi rimangano delle scorie ...

Come vorrei che succedesse qualcosa come nel video sopra , lo vorrei veramente di cuore , la speranza è l'ultima a morire ...

UOMINI, POTERE E MORTE...

















DI LAYLA ANWAR
arabwomanblues.blogspot.com

"Dì: O miscredenti,
io non venero quello che voi venerate.
Né voi venerate quello che io venero.
E io non venererò quello che voi venerate.
Né voi venererete quello che venero io.
A voi la vostra religione, a me la mia religione”

(Il Corano - I miscredenti, Sura 109)

Che titolo macabro! Eppure così vero…
Io sono “privilegiata” di essere una testimone della tragedia irachena. Privilegiata non è la parola giusta, ma forse si…
Privilegiata per essere viva, privilegiata di portare con me questa testimonianza, privilegiata di avere imparato crude verità nel modo più crudo…a carissimo prezzo…un prezzo letale…

Ma certe lezioni importanti si imparano solo così…questo è quanto mi resta da concludere…e se non uso quest’esperienza in modo positivo, ucciderà anche me.



E cosa c’è di positivo in ciò? Di per sé assolutamente niente…piuttosto il contrario…l’unica cosa positiva, e anche qui non sono sicura che positiva sia la parola giusta – ma la uso in mancanza di un termine migliore che ora probabilmente mi sfugge – il disfacimento ad opera della violenza circostanze dei miti e delle certezze che mi erano state date può considerarsi positivo…e forse io devo comunicare un messaggio al mondo, un messaggio incompleto, imperfetto, ma pur sempre un messaggio…

Dimmi chi veneri e ti dirò chi sei. Questo è quello che mi ha lasciato la tragedia irachena…

Ho capito che gli uomini venerano la Morte…davvero, non sto scherzando…il viril sesso ama uccidere, ama dare la morte – loro venerano il potere che sentono quando possono porre fine ad una vita…con qualsiasi mezzo…

Gli uomini venerano il Potere…sono loro i miscredenti, gli arroganti che non si chinano davanti al Creato…ed al Creatore…

Non tutte le forme di potere sono negative…l’auto-difesa è un obbligo, legittimo, ma non è questo il potere di cui parlo…il tipo di potere che vediamo in questo nuovo ordine mondiale è a tutti gli effetti un potere letale…e vigliacco…perlomeno nei tempi passati gli uomini erano uomini, impugnavano la spada e affrontavano faccia a faccia il nemico, non si nascondevano in super jet sganciando bombe, non si nascondevano dietro alle pistole, la polvere da sparo non faceva loro da cortina…

Perché sto parlando di uomini qui?

Ho notato che le guerre e le occupazioni sono tutte guidate dagli uomini. Ho notato che gli stupri e le torture sono commessi dagli uomini. Ho notato che i governi, la industrie, le corporazioni, i grandi giri d’affari…l’intero sistema è gestito dagli uomini…e dalle donne che nell’ombra li seguono…

Ho notato che gli uomini incolpano il “sistema”, ma che contribuiscono ad esso, lo fanno avanzare, sono parte integrante di esso…

Io, in quanto donna, non posso scindere la tragedia dell’Iraq dal viril sesso …dalla mascolinità…

Non sono una femminista, non ho bisogno di esserlo…e non credo che tutti i sistemi patriarcali siano necessariamente, intrinsecamente malvagi…e neppure i patriarchi…ma per quanto ho potuto vedere con i miei occhi, posso affermare con certezza che l’uomo moderno è la sorgente di gran parte del male…

E quando parlo di uomo moderno mi riferisco a tutti gli uomini, di tutte le religioni e di tutte le nazionalità… si, sto generalizzando…e ho ogni buona ragione per farlo.

Non mi interesso di indagare, di tirare fuori dalla maggioranza gli esemplari buoni…parlo di tendenze…e sto parlando di conseguenze. Reali, palpabili, tangibili…sto parlando della Realtà.

Gli uomini, il viril sesso, sono RESPONSABILI di gran parte delle tragedie, dolori e sofferenze inflitte su questo pianeta…

Dalle guerre alle occupazioni, alle prigioni, alle torture, alle violenze sulle donne, ai crimini, all’inquinamento della terra….il potere maschile e il suo cattivo uso sono alla radice della nostra rovina…e si tratta per certo di rovina…

Sostituendosi a Dio, l’uomo si concede ogni tipo di trasgressione, ogni genere di offesa…abusando del suo ruolo di “vice-reggente” in terra, l’uomo ha trasformato questo luogo in un inferno…un inferno in terra…

Che sia un giudeo, un musulmano, un cristiano, un ateo, un agnosta o qualsiasi altra cosa…non importa più…si lascia alle spalle le più terribili tracce, un lascito di dolore, sofferenza, corruzione e morte…una morte spirituale, morale, fisica…

Ofni cosa che cerca di costruire con una mano, la distrugge con l’altra…può spazzare via con unsolo distruttivo atto letale anni di duro lavoro…può distruggere cuori, anime, corpi, rendendoli inutili, impossibili da ricomporre…

Si è auto-venerato come una divinità, ha trasformato Dio nella sua stessa immagine, ed ha modificato la religione, l’ideologia e il resto per adattarli ai suoi istinti distruttivi…

Imbevuto di sé, o meglio, dell’illusione di sé, un se stesso disconnesso, ebbro di potere, il viril sesso ha portato distruzione su tutti i fronti…

Schiavo del proprio ego, della propria avidità, della propria sete, si crede libero…ma non è che uno schiavo…

Nascondendosi dietro la religione, i principi, le ideologie…non è che un clown che non sa neanche più far ridere…indosserà un migliaio di maschere pur di non dover guardare il proprio volto, il suo sesso, la sua mascolinità e ciò che significa essere uomo…continuerà giorno dopo giorno come un robot, come le macchine che costruisce quotidianamente…finché non si spezzerà….finché non si spezzerà…e chiederà aiuto, per capire che è solo, e che è sempre stato solo…

Il suo rifiuto di guardare in profondità, e farsi le domande serie, la sua egomania, la sua mancanza di connessione con la Fonte di tutte le cose viventi lo hanno trasformato in un essere morto e senz’anima…e non mi importa in quante moschee, chiese o templi egli vada…e non mi importa quanti libri abbia letto, e non mi importa quanti articoli abbia scritto…

Vedete, sono una tipica donna – non mi importa molto del vostro Dio, del vostro Gesù Cristo, del vostro Elohim, della vostra Divinità hindu, del vostro Buddha, del vostro Marx, Engles, Darwin, o qualsivoglia altro falso dio che venerate…io guardo il vostro operato, le vostre azioni, e controllo se seguono/corrispondono alle vostre parole…fondamentalmente guardo se agite con coerenza…e pochissimi lo fanno…

Vedete, sono una tipica donna – guardo ai risultati. E quando lo faccio, vedo uomini che faticano giorno e notte per arrivare a qualche invenzione, qualche codice genetico, qualche scoperta, qualche formula, qualche equazione…e vedo il loro lavoro al servizio della Morte…

Vedete, sono una tipica donna – vedo gli obitori, le prigioni, i segni delle torture, gli stupri, le tombe di massa, il sangue, le esplosioni, le armi, le tossine, i veleni, le vedove, gli orfani, i bambini deformi, e vedo le vostre mani maschili ovunque…dietro a queste foto…vedo le vostre mani maschili, e le donne che nell’ombra vi seguono…

Vedete, sono una tipica donna - do la Vita, e voi non date altro che Morte.

Layla Anwar
Fonte: http://arabwomanblues.blogspot.com/
Link: http://arabwomanblues.blogspot.com/2010/05/men-power-and-death.html
16.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ARLEQUIN

Coree, un'utile crisi



http://www.youtube.com/user/AlJazeeraEnglish

''Da voi il problema è la fame. Qui da noi invece abbiamo il problema dell'obesità''.
Il buon gusto non rientra, evidentemente, tra le doti degli strateghi militari sudcoreani che in questi giorni hanno ripreso la guerra, per ora solo psicologica, contro il regime comunista del nord.
Messaggi come questo, intervallati da brani di musica pop di una band di ragazze di Seul che cantano le lodi delle libertà democratiche, vengono sparati a tutto volume in direzione nord dagli altoparlanti dell'esercito sudcoreano istallati ieri lungo il fronte-frontiera sul 38° parallelo. L'esercito nordcoreano ha minacciato di aprire il fuoco contro questi impianti, ma finora non l'ha fatto.
Nei prossimi giorni i militari di Seul posizioneranno anche maxischermi luminosi per proiettare oltreconfine messaggi di propaganda contro il regime di Pyongyang, e lanceranno sul territorio comunista palloni pieni di volantini per spiegare ai nordcoreani le responsabilità del loro governo nell'affondamento della corvetta sudcoreana 'Cheonan', costato la vita a 46 marinai.
Un'attribuzione di responsabilità che il regime di Kim Jong-il continua a rigettare.
Le conclusioni della commissione d'inchiesta istituita dal governo sudcoreano per indagare sulle cause della tragedia navale dello scorso 26 marzo si basano sui rottami di un siluro che sarebbero stati ripescati nella zona dell'affondamento e che, a detta degli esperti militari della commissione (americani, inglesi e australiani), corrisponderebbero a un modello prodotto in Corea del Nord.
Il regime di Pyongyang, che continua a sostenere la versione dell'incidente causato da una mina navale (inizialmente sostenuta dagli stessi militari sudcoreani), ha commentato le conclusioni della commissione parlando di una ''messa in scena'' basata su rottami di dubbia provenienza e non invece su materiali probatori importanti, come le testimonianze dei marinai sopravvissuti e le registrazioni delle comunicazioni di bordo della corvetta, che invece sono state secretate dal governo di Seul. Il quale, tra l'altro, ha respinto ogni offerta nordcoreana di collaborazione nell'inchiesta.
Mentre il governo sudcoreano del 'falco' conservatore Lee Myung-bak si dichiara pronto alla guerra e il regime del 'caro leader' Kim Jong-il mette in stato d'allerta il suo numeroso ma scalcagnato esercito minacciando rappresaglie in caso di violazione delle proprie acque territoriali, il premio Nobel per la pace Obama prepara per i prossimi giorni una mega-esercitazione navale congiunta con la marina sudcoreana proprio nelle acque di confine dov'è avvenuto l'affondamento della 'Cheonan', allo scopo di lanciare un segnale chiaro a Pyongyang. Un'iniziativa molto rischiosa in un momento di così alta tensione, che di certo non contribuirà ad attenuare la tensione.
Il pericolo di nuovi 'incidenti' e scaramucce è concreto, ma nessuno crede a un'escalation della crisi e allo scoppio di una nuova guerra che nessuno vuole. Non la vuole il regime comunista nordcoreano, che ben conosce i propri limiti bellici. Non la vuole il governo conservatore sudcoreano, ben consapevole che un conflitto armato provocherebbe una fuga di capitali e quindi una pesante crisi economica. Non la vogliono gli Stati Uniti, già sufficientemente inguaiati in Afghanistan. E non la vuole la Cina, desiderosa di mantenere buoni rapporti con Washington.
Una grave crisi internazionale di lunga durata, tale da occupare le prime pagine dei giornali e da tenere il mondo con il fiato sospeso per un po', farebbe invece comodo a molti. Innanzitutto al governo di Lee Myung-bak, che il 2 giugno affronta un'importante sfida elettorale di medio termine: prima dell'incidente i sondaggi davano in vantaggio l'opposizione di centro-sinistra, mentre ora il partito di governo è in forte rimonta.
Ma tornerebbe utile anche agli Usa, e all'Occidente in genere, per distogliere l'attenzione delle proprie opinioni pubbliche dalla crisi economica e dai dolorosi tagli alla spesa pubblica; alla Corea del Nord per cementare il proprio consenso interno attorno alla difesa della patria; e anche alla Cina, che alla fine potrebbe disinnescare la crisi guadagnando credito internazionale.

Enrico Piovesana

http://it.peacereporter.net/

E così in Italia siamo arrivati alla museruola per blog e affini















Dopo le proposte legislative volte a impedire la denuncia del racket in maniera anonima sui blog antimafia, dopo quella di trasformare i provider in sceriffi di Internet contro il peer to peer sapendo che la crisi della musica non dipende da quello, dopo le proposte di cancellare il passato scottante che riemerge grazie ai motori di ricerca, invocando per politici e imprenditori il diritto all'oblio, dopo l'intervento sull'inasprimento delle sanzioni per la diffamazione a mezzo Internet, il governo vuole una nuova legge anti-Internet. Nel Ddl intercettazioni in discussione in questi giorni presso la Commissione Giustizia al Senato c'è in infatti una norma che è passata sotto silenzio a causa dell'enormità di tutte le altre - forti limitazioni e sanzioni all'uso delle intercettazioni per la stampa - ed è l'articolo 28 del disegno di legge 1611 che, ripescato dalla legge sulla stampa dell'8 febbraio del 1948, la aggiorna e la applica anche all'informazione amatoriale su Internet. Che cosa dice questa norma? Che “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. E aggiunge con una serie di specifiche in legalese che i contravventori alla norma saranno punti con una multa salatissima.
Puoi firmare la petizione sul sito nobavaglio.it.
O metterci anche la faccia sulla pagina di Facebook.
Molti blogger si sono allarmati per questo articolo e l'hanno fatto sapere manifestando in piazza Navona a Roma il luglio scorso, e ad ottobre con la Fnsi, perché è in gioco la possibilità stessa di fare informazione e comunicazione per il puro piacere di farlo. Ed è in gioco quel stesso pluralismo informativo cui il web 2.0 oggi fortemente contribuisce. Ovviamente la norma non riguarderebbe solo i blog, visto che i termini “siti informatici, telematica e informatica” usati nel dispositivo sono tanto generali da comprendere ogni forma di espressione digitale.
E perché si sono preoccupati? Forse per gli aspetti materiali? Certo. Senza rettifica entro le 48 ore si è passibili di una multa fino a 12.500 euro. E la rettifica è possibile, e facilmente, per il blogger che gestisce in proprio la piattaforma: ma se le 48 ore cadono nel weekend? Se si trova sulla vetta dell'Himalaya, se il provider risulta inaccessibile, se si è ammalati? Gli scenari sono due: o il blogger, gestore di un sito, non pubblica più la notizia che non ha verificato e chiude il sito e la possibilità di animarlo e commentarlo, oppure no, a dispetto del rischio di denuncia perché la notizia è importante e così pure la possibilità per tutti di commentarla, integrarla, approfondirla. Ma se il gestore di un blog o di una piattaforma di open publishing non ha le risorse per pagare la multa e per difendersi a lungo in tribunale, pubblicherà la notizia e lascerà il so blog aperto ai commenti?
Il problema qui non è del singolo “blogger di provincia”, uno dei quarantamila attivi in Italia, ma di siti come Wikipedia che sono diventati una fonte alternativa e preziosa d'informazione soprattutto per notizie d'archivio e che come il caso Angelucci (che ha querelato i responsabili) ha dimostrato, sono quelli più a rischio per questo comma.
Il meccanismo che si vuole attivare con questa norma è lo stesso che regola le controversie sui brevetti: anche chi sa di avere ragione, rinuncia ad affermare il proprio diritto e talvolta si accorda fuori della aule di tribunale se può, perché sa che si trova in uno stato di inferiorità rispetto a chi può pagare gli avvocati migliori. Il carattere intimidatorio dell'articolo è evidente. Ma la dimensione più importante di questa norma, è di carattere simbolico e culturale: in definitiva si sta dicendo di voler equiparare un blogger a un giornalista professionista, un sito a una testata registrata, senza però dargli le garanzie di legge e i finanziamenti pubblici che molti giornali e testate hanno. D'ora in avanti chiunque avrà timore di pubblicare un'informazione se non verificata e non dimostrabile nell'immediato, su un camorrista, un politico colluso, una violenza subita. Il vox populi scomparirà e con esso ciascun Pasquino di buona volontà. È cosi che si scivola verso il conformismo e l'autocensura.
In un paese dove a causa dell'anomalia di un capo del governo che è anche il maggiore editore del paese, sono spesso i comici a spiegare le leggi contorte del governo, i semplici cittadini a difendere la Costituzione, i siti indipendenti a denunciare le illegalità, non ci possiamo proprio permettere di perdere la voce dei senza voce.
* L'autore dell'articolo è fra i promotori dell'appello contro la legge sulle intercettazioni. È ricercatore, giornalista e saggista esperto di Internet.

Autore: Arturo di Corinto / Fonte: nexusedizioni.it

Cambia Direzione - Spot Anti Camorra 2010



http://www.youtube.com/user/lukanif

La IVQ a.s 2009-2010 del Liceo Classico "Ludovico Ariosto" di Ferrara è fiera e orgogliosa di presentare "CAMBIA DIREZIONE", il video-spot anti Camorra realizzato in occasione del Premio Estense Scuola 2010, da noi ideato, scritto e sceneggiato.

Ringraziamo infinitamente per la pazienza, le attrezzature e il montaggio, la PUBBLITEAM s.r.l di Ferrara.

ENJOY IT, COPY AND SHARE TO THE WORLD!
Tutti i Diritti Riservati

1975: l'atomica razzista

















di Alessandro Iacuelli
 
Sembra venire finalmente alla luce un altro "segreto" degli scorsi decenni. Fatto già noto, ma mai confermato ufficialmente. Secondo il quotidiano The Guardian, alcuni documenti segreti sudafricani hanno svelato che, durante il regime dell'Apartheid, Israele si sarebbe offerto di vendere testate e tecnologie nucleari al paese africano. Secondo alcuni analisti, forse smemorati, si tratta della prima prova ufficiale sulla detenzione di armi nucleari da parte di Israele. In particolare, i documenti provano una serie di comunicazioni tra l'allora Ministro della Difesa sudafricano Botha e Shimon Peres, oggi Presidente di Israele, a partire dal 1975.
Nella sua offerta, Peres spingeva politicamente il collega sudafricano affinché optasse per l'acquisto di missili "Gerico". I due giunsero a un accordo, tenuto ovviamente segreto. Negli incontri di cui si parla nei documenti, e che portano la data del 31 marzo 1975, il colonnello sudafricano Armstrong scriveva che i vantaggi di tali armamenti erano rappresentati esattamente dalla loro dotazione nucleare. In seguito, Peres e Botha si incontrarono a Zurigo il 4 giugno e, in quell'occasione, si assegnò al progetto il nome in codice di "Chalet".
In realtà si trattò di una collaborazione internazionale, visto che nel tempo il Sudafrica, dotato di proprie miniere di uranio, produsse in proprio delle testate atomiche, con l'assistenza tecnologica israeliana. In cambio, il Sudafrica fornì a Israele ossido d'uranio. Nonostante tutto questo, si legge sulla stampa che non esistono prove scritte del possesso di armamenti e tecnologie atomiche da parte di entrambi gli stati.
Probabilmente la migliore prova non è quella scritta. Nel caso del nucleare militare, come avvenuto per gli Stati Uniti, per l'Unione Sovietica, e per tutti gli altri stati, la prova non è mai stata costituita da un documento scritto, quanto piuttosto da un'esplosione atomica sperimentale. E' qui che entra in gioco la strana smemoratezza degli esseri umani del XXI secolo. Infatti, non era certo mille anni fa, quel 22 settembre 1979, giorno ricordato come quello del cosiddetto "incidente Vela".
Alle nove del mattino, un capitano del DSP (Defense Support Program) dell'aeronautica degli Stati Uniti, di stanza nella sala di controllo dei satelliti spia americani, situata in pieno deserto del Nevada, lancia un allarme che, in piena guerra fredda, suona come pericoloso: il satellite artificiale Vela 6911 ha rilevato un doppio lampo, tipico di un'esplosione nucleare. Le coordinate sono 47 gradi latitudine sud, 4 gradi longitudine est. In pratica a cavallo tra l'Atlantico del Sud e l'Oceano Indiano. In quel tratto di mare completamente vuoto, c'è solo un'isola, quella di Bouvet; un isolotto, poco più di uno scoglio, sub-antartico. Un pezzettino di terra che affiora tra l'Antartide è il Sud Africa, a sud ovest del Capo di Buona Speranza.
I tecnici militari americani fanno presente che non era in programma nessun test atomico da parte di nessuna nazione, e stimano la potenza in 20 chilotoni. In più, l'esplosione è a doppio lampo, che è una caratteristica di un'atomica a fissione fatta esplodere non a terra, ma in atmosfera. Alle 10.15, il tutto è già sulla scrivania del presidente Carter, a Washington.
Nelle ore successive, un gruppo di scienziati presso una base antartica nel Territorio Antartico Australiano, dichiarano via radio di aver individuato del pulviscolo radioattivo che sta ricadendo sulla zona della base. L'Australia nega di aver eseguito un test nucleare. Il presidente Carter comunica direttamente con il Cremlino, a Mosca, dove i sovietici gli fanno notare che loro l'avrebbero fatta esplodere nell'Artico, o in Siberia.
La CIA rese noto alla Casa Bianca che il Sud Africa aveva un programma nucleare in corso, ma con il particolare che negli USA gli analisti militari erano convinti che i tempi non fossero affatto maturi per un test. L'incidente intanto aprì un caso diplomatico internazionale: l'isola Bouvet è territorio norvegese, anche se in passato la Gran Bretagna ha avuto delle pretese sull'isola, ma vi ha rinunciato. Anche se l'isola è disabitata, e c'è solo una stazione meteorologica automatica, il governo norvegese protestò vivamente, minacciando di rompere le relazioni diplomatiche con il Sud Africa, se si fosse scoperto che aveva fatto esplodere un atomica in territorio norvegese.
La CIA stessa provò ad insinuare che il satellite Vela fosse guasto, e che avesse reagito in modo anomalo ad un normale fenomeno atmosferico. L'Agenzia fu smentita dalla marina militare USA, i cui idrofoni avevano rivelato un segnale compatibile con un'esplosione atomica. Il resto lo fece la comunità scientifica: il telescopio di Arecibo aveva misurato un'anomalia nella ionosfera, compatibile con un'esplosione atomica.
Alla fine, la CIA ammise di sapere che anche Israele aveva un programma nucleare in corso, programma che andava avanti con l'appoggio e la collaborazione proprio del Sud Africa. Sei ore dopo l'incidente, si delineò però una strategia diplomatica completamente diversa: quella di negare l'esplosione nucleare, per non causare problemi al negoziato sulla non proliferazione nucleare che aveva portato nel '78 alla firma degli accordi di Camp David. Pertanto, si scelse di dire al pubblico che si era trattato di un guasto agli strumenti del satellite Vela, realizzati nei prestigiosi laboratori di Los Alamos.
Nel gennaio 1980, la commissione d'inchiesta, che piuttosto che far luce sull'accaduto doveva dimostrare l'inefficienza degli apparati del Vela, ebbe una battuta d'arresto durante le audizioni di ingegneri e fisici di Los Alamos, che non solo avevano progettato gli strumenti, ma avevano anche accuratamente studiato i dati di quel giorno: pertanto erano in grado di dimostrare scientificamente che si trattò davvero di un'esplosione nucleare. Così, anche la commissione d'inchiesta finì i suoi lavori in modo ridicolo, visto che nella sua relazione finale si legge: "Dopo attenta valutazione, questa Commissione stabilisce che con tutta probabilità non si è trattato di un'esplosione atomica. Tuttavia, non si è in grado di stabilire con certezza la natura del fenomeno."
Il Sud Africa aveva un programma di armi atomiche e la posizione geografica del test sembra indicare il Paese come il più probabile autore di quel test. Secondo il rapporto scritto dall'AIEA all'epoca dei fatti, il Sud Africa non avrebbe avuto la capacità di costruire un'arma simile prima del Novembre 1979, cioè due mesi dopo l'incidente. In ogni caso i servizi segreti degli Stati Uniti avevano avuto segnali di un rafforzamento delle misure di sicurezza nella base militare di Walvis Bay una settimana prima dell'evento. Questo fa ritenere che il test sia stato gestito da lì.
All'epoca dell'incidente Vela, Israele aveva già quasi certamente delle armi nucleari, ma è improbabile che avesse la capacità di allestire un test così lontano dal proprio territorio e contemporaneamente con un così elevato livello di segretezza. La CIA prese in considerazione anche l'India, vista la frequente presenza di navi indiane nella zona, ma l'ipotesi fu presto scartata per via della limitata capacità nucleare del Paese all'epoca dei fatti. Le principali potenze avevano scarso interesse a condurre ulteriori test in atmosfera e la potenza dell'esplosione faceva pensare che si trattasse di una tecnologia ancora arretrata.
Con la caduta dell'Unione Sovietica e la pubblicizzazione degli archivi dei loro servizi segreti, non è venuta alla luce alcuna indagine da parte sovietica. Il KGB si è limitato ad osservare quel che avveniva, a debita distanza, ma senza interessarsi a scoprire il colpevole. Una volta capito che non si trattava di un esperimento fatto da un Paese comunista, l'URSS classificò l'incidente come una polemica interna al blocco occidentale.
Nel febbraio 1994 un alto ufficiale della marina sudafricana, un contrammiraglio, fu arrestato con l'accusa di essere una spia sovietica. Costui dichiarò che il test era un’operazione congiunta israelo-sudafricana che non avrebbe dovuto essere scoperta, e che invece costrinse gli Stati Uniti a "turare la falla". Il 20 aprile 1997, il quotidiano israeliano Ha'aretz citò il ministro degli esteri sudafricano, che confermava il lampo luminoso del sud Atlantico come un test sudafricano. Poco dopo lo stesso ministro smentì dicendo di essere "stato frainteso" e che stava riportando solo alcune voci che circolavano da anni.
Oggi, appaiono nuove prove di un programma nucleare congiunto tra Israele e Sud Africa: in questi giorni, da Tel Aviv, si chiede all'attuale governo del Sudafrica di rispettare il carattere di segretezza di queste prove. Anche per continuare a sostenere che il pericolo sia rappresentato dall’Iran.

http://www.altrenotizie.org/index.php

Scie chimiche ( Chemtrails ) and UFO's 21-22-23-24-25 May 2010



http://www.youtube.com/user/FaberBarber

Chemtrails and ufo's work to Italy , massive chemical attack in 21-22-23-24-25 May 2010

For best vision play video in rallenty mode .

PEACE AND LOVE MY FRIEND