martedì 8 giugno 2010
Bilderberg 2010: la protesta degli attivisti
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Al meeting di Sitges oltre agli ospiti del gruppo Bildeberg c'erano pure dei gruppi di persone che hanno protestato contro gli elittisti. Pare che la presenza di queste persone abbia enormemente infastidito i partecipanti al meeting.
Erano comunque molto pochi; un numero esiguo; un numero che non può ostacolare certo i programmi globali. Alla maggior parte delle persone di questo pianeta non interessano queste cose: preferiscono preoccuparsi del prezzo della birra, dei programmi spazzatura proposti dalle reti televisive, dei gossip, delle idiozie che raccontano loro i politici di turno delle loro nazioni.
Tuttavia va doverosamente detto che quei pochi che hanno protestato meritano un grande elogio.
Bilderberg 2010
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Recentemente sono apparsi sull' “Alex Jones Show” l'intrepido segugio del Bilderberg il giornalista del «Guardian» Charlie Skelton e Jim Tucker giornalista per la «Free Press». Sembrerebbe, da quello che dice Jim Tucker, che i membri del Bilderberg abbiano una certa inquietudine per la diffusione, sempre più marcata, della consapevolezza dell'opinione pubblica sull'ordine del giorno del gruppo Bilderberg per il governo mondiale e la centralizzazione dei poteri. Le fonti di Tucker hanno confermato che un certo numero di aderenti, per la prima volta in sessanta anni, hanno deciso di non partecipare alla conferenza globalista a causa della crescente esposizione causata dalle iniziative del medesimo Jim Tucker e dei sui compagni Charlie Skelton, Alex Jones e altri.
Gli ospiti al meeting di Sitges sono nomi noti nello scenario mondiale: Jean Claude Trichet, presidente della banca centrale europea, Jaap de Hoop Scheffer, ex Segretario Generale della NATO, Robert Zoellich, presidente della Banca Mondiale, il banchiere David Rockefeller e l'ex segretario di stato americano Henry Kissinger sono alcuni dei partecipanti al simposio di quest'anno. Di sorpresa al simposio partecipa pure il fondatore della Microsoft Bill Gates.
Bilderberg 2010: obiettivo povertà mondiale e bloccare il risveglio
Uno scambio di informazioni tra organizzatori della conferenza Bilderberg 2010, sentito da un giornalista londinese del quotidiano «Guardian», rivela che gli elitisti, che attualmente si trovano presso l'hotel Dolce di Sitges, in Spagna, considerano le persone con reddito medio “una minaccia” ai loro ordini del giorno, evidenziando il fatto che i globalisti sono intenti a sviscerare la classe media e abbassare il tenore di vita mediante un aumento della povertà. I dettagli della conversazione sono stati rivelati da Charlie Skelton negli ultimi blog Bilderberg per il sito web «Guardian». Skelton è stato l'ultimo giornalista a lasciare l'Hotel Dolce di Sitges. Aumentare la consapevolezza, l'attenzione dei media e le proteste contro il Gruppo Bilderberg incute inquietudine agli elitisti. Inoltre ciò che spaventa ancor maggiormente gli affiliati del gruppo Bilderberg è l'incremento e l'accelerazione del risveglio globale al nuovo ordine mondiale.In una riunione del Consiglio per le Relazioni Esteri a Montreal tenutasi lo scorso mese, il prominente membro del gruppo Bilderberg Zbigniew Brzezinski ha reso attenti i compagni elitari su come i pericoli di un “risveglio politico globale” stiano minacciando di far deragliare la transizione verso un governo mondiale. “Per la prima volta in tutta la storia umana l'opinione pubblica è politicamente risvegliata – ciò è una nuova realtà globale – non è stato così per la maggior parte della storia umana”, ha asserito Brzezinski, aggiungendo che la gente è diventata “consapevolmente risvegliata delle ingiustizie globali, le disuguaglianze, mancanza di rispetto, lo sfruttamento”.
I membri del gruppo Bilderberg odiano ogni attenzione rivolta a loro e sono furiosi che gli sforzi degli attivisti, in combinazione con la crescita di Internet come strumento di media indipendente, sono diventati, negli ultimi anni, metodi invasivi per spiare sul loro intrigante segreto. Essi hanno ora molta paura di essere completamente esposti e di attirare migliaia di attivisti.
Questi elitisti non sopportano il fatto che alcuni gruppi di attivisti hanno ancora i mezzi finanziari per esercitare il loro diritto di protestare. Motivo principale affinché gli elitisti trovino opportuni sistemi per indebolire il tenore di vita delle popolazioni introducendo tasse più elevate, misure di austerità, prelievi fiscali sul CO2 ed altri loschi progetti.
L'élite vede un ceto medio prosperoso, o persino coloro che stanno beneficiando di un reddito più modesto, come “minaccia” contro il loro monopolio di potere. Effettuando la loro promessa “di una rivoluzione postindustriale”, alleata con “un'economia verde” che in realtà paralizzerà le economie una volta prospere, gli elitisti sperano di rendere tutta la popolazione povera al punto che la loro principale preoccupazione non sarà più quella di protestare contro la riunione di 200 elitari presso una località di villeggiatura di lusso ma quella di come arrivare alla fine del mese.
Come sottolinea Skelton, l'unica “minaccia” per i membri del gruppo Bilderberg è se la gente sa cosa stanno realmente facendo a porte chiuse.
Autore: Paul Joseph Watson / Fonte: infowars.com / Traduzione riassuntiva e adattamento linguistico a cura di: Ester Capuano
Bilderberg 2010: semaforo verde per l'attacco all'Iran
I contenuti dell'agenda Bilderberg 2010 è stata rivelata dal 'detective' Jim Tucker, veterano Bilderberg, il quale dipinge un quadro di crisi per i globalisi che sono furiosi per la maggior esposizione che le loro riunioni hanno ricevuto negli ultimi anni. oltre ad essere costernato per la loro incapacità di salvare sia l'euro sia i piani per la carbon tax, Jim Tucker è allarmato del fatto che la maggioranza dei membri del Bilderberg è ora in favore di un massiccio attacco mediante bombardamenti aerei all'Iran.
Jim Tucker, giornalista investigativo dell'American Free Press, ha provato di essere regolarmente accurato nelle informazioni che ottiene da fonti interne al Bilderberg. Ciò gli ha permesso di divulgare quest'anno informazioni ancor più interessanti.I membri del gruppo Bilderberg - spiega Jim Tucker - sono costernati per il fatto che "molte persone influenti" non hanno presenziato quest'anno in quanto, a causa della sempre più maggiore esposione, gli invitati "si trovano in situazioni imbarazzanti a casa" e i loro elettori li mettono in imbarazzo con domande irate del tipo: "che cosa stai combinando con questi mostri?"
Questa situazione si correla con le illazioni carpite dal giornalista del Guardian Charlie Skelton nell’hotel Dolce Sitges nel momento antecedente la riunione. In quel frangente uno degli organizzatori della conferenza si lamentò per il fatto che i numeri delle proteste si incrementano ogni anno in occasione degli eventi Bilderberg e questa situazione è una reale "minaccia" per l'agenda del Bilderberg.
Inoltre, il prominente Zbigniew Brzezinski, del gruppo Bilderberg, la persona che ha avvertito di recente che “un risveglio politico globale" stava minacciando di far deragliare il movimento verso il governo globale, doveva essere presente alla riunione di quest'anno.
Jim Tucker ha detto che la sua fonte è un economista internazionale stretto conoscitore personale dei membri del gruppo Bilderberg. Questo personaggio avrebbe avuto relazioni d'affari con loro per un ventennio.
Per quanto concerne l'Iran, Jim Tucker ha asserito che molti membri del Bilderberg, compreso Brzezinski, erano a favore di attacchi aerei degli Stati Uniti contro l'Iran ed erano "favorevoli alla guerra" malgrado il 100 per cento dei membri non erano inclini ad un attacco. Alcuni di loro in Europa - spiega Tucker - sono contrari ad un attacco militare, ma la maggior parte lo ritiene necessario visto che un attacco contro l'Iran fornirebbe all'opinione pubblica un'ottima distrazione rispetto ai fallimenti dei globalisti in altre aree e inoltre permetterebbe loro di acquisire alti profitti economici dalla guerra, ha sottolineato Tucker.
Per quanto riguarda l'euro, Tucker ha detto che gli elitisti del Bilderberg erano propensi a salvare la moneta unica anche se è crollata nei confronti del dollaro e del franco svizzero. Come abbiamo evidenziato, i globalisti sono estremamente preoccupati per la caduta dell'euro e la BCE continua ad intervenire per cercare di accelerare il suo declino. Se l'euro dovesse fallire deraglierebbe il progetto per una valuta globale perché la stabilità percepita di una valuta per una pletora di nazioni potrebbe essere screditata. L'importanza dell'Euro è peculiare in quanto fa parte del progetto del nuovo governo mondiale. Il crollo dell'Euro incute ai elitisti molta preoccupazione anche per la caduta del loro prestigio, ha aggiuto Tucket, spiegando che i globalisti avevano progettato la creazione dell'Unione europea, l'Unione americana e l'Unione Asia-Pacifico tutte già attive e funzionanti.
Riguardo all'ordine del giorno sul cambiamento climatico, sul quale argomento il fondatore di Microsoft Bill Gates è stato invitato personalmente alla conferenza per discuterne, Tucker ha detto che i membri del Bilderberg erano ancora intenti a spingerla alla ricerca di una tassa sul carbonio, nonostante il fatto che l’intera mossa sia stata sviscerata a seguito dello scandalo Climategate. Jim Tucker ha menzionato un membro del Bilderberg contrario ad ammettere una sconfitta nella missione di ingannare l'opinione pubblica nel pagamento di tasse da stabilire in nome della lotta al riscaldamento globale. Sembra che uno dei membri presenti ala conferenza abbia apertamente confermato il fallimento sul cambiamento climatico. Tuttavia, Tucker ha asserito che i globalisti stavano lavorando con l'intento di aumentare ulteriormente la propaganda sul cambiamento climatico, "anche mentre parliamo".
Sulla questione della fuoriuscita di petrolio BP, i Bilderberger hanno chiarito che l’apparente "indignazione" del presidente Obama nei confronti della BP e la sua minaccia di procedimenti penali nei confronti della società siano state un poco più di una performance verbale e che la British Petroleum - che è stata ben rappresentata in passato alle riunioni Bilderberg da personaggi come Peter Sutherland, ex presidente non esecutivo di BP - era ancora "uno dei nostri fratelli", secondo gli elitisti.
Il futuro dei prezzi del petrolio sono sempre un tema importante per Bilderberg e le rivelazioni che Tucker e altri investigatori hanno riferito da precedenti riunioni del gruppo si sono dimostrate veritiere quando i prezzi del petrolio hanno toccato i 150 dollari al barile nel 2008, che era esattamente quello che il Bilderberg aveva chiesto.
Il prezzo della benzina non saranno penalizzati più di quel tanto nel corso di questa estate, ha detto Tucket. Egli sostiene però che il prezzo della benzina inizierà a salire fino a raggiungere, verso novembre, i 4 dollari a gallone, nel momento in cui verrà creata una scarsità artificiale.
In marcia verso un anti-democratico governo globale, i membri del Bilderberg hanno dichiarato che l'America deve essere "europeizzata" e trasformata in un gigantesco stato assistenziale socialista con razionamento della salute e imposte sul reddito molto alte.
Tucker ha detto che al Bilderberg erano intenti a imporre una tassa bancaria versata direttamente al Fondo monetario internazionale per finanziare la governance globale e un dipartimento del tesoro mondiale nell'ambito del Fondo Monetario Internazionale, e che questa verrebbe allora semplicemente trasferita al consumatore.
In sintesi, Tucker ha detto che il meeting di quest'anno è stato l'incontro più deprimente e pessimista nella storia del Bilderberg, con un'esposizione massiccia della loro agenda che ha fatto da posto di blocco rispetto all'obiettivo finale di un governo autoritario mondiale gestito dalla élite, per l'élite.
Autore: Paul Joseph Watson / Fonte: infowars.com / Traduzione riassuntiva e adattamento linguistico a cura di: Ester Capuano
Veramente grazie a : http://www.ecplanet.com/
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Solange Manfredi - Il trattato di Lisbona
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Conferenza di Solange Manfredi tenutasi a Ferrara il 30 maggio 2010:
"Il trattato di Lisbona: quello che nessuno racconta"
Download completo della conferenza a questo link:
http://www.megaupload.com/?d=TQU24U56
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Faber
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Manovra di guerra Tagli agli stipendi e comprano armi
di Mariagrazia Gerina
Fuori dai ministeri, tra gli statali che da qui ai prossimi tre anni dovranno sacrificare i loro stipendi per versare allo Stato 5 miliardi di euro contro la crisi, il grido pacifista si è già fatto largo: «Vendessero i cacciabombardieri di La Russa». In realtà più che di vendere si tratterebbe di non acquistarne di nuovi. Idea tutt’altro che peregrina. È quello che sta decidendo di fare la Germania in queste ore, per dire. Il Pd stima che si potrebbero risparmiare almeno 2 miliardi l’anno. Ovvero sei miliardi nei tre anni su cui opera la manovra. Una stima prudenziale, visto che la spesa in armamenti si aggira intorno ai 3,5 miliardi l’anno.
Nella manovra finanziaria di Tremonti, però, di tagli agli armamenti non ne troverete traccia. E sì che in programma il governo italiano non ha solo l’acquisto di nuovi cacciabombardieri. Sul bilancio dello stato, al momento, incombono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d’arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026. Tutti passati inosservati sotto lo sguardo vigile del ministro dell’Economia.
Cifre astronomiche
Eppure parliamo di cifre astronomiche, che il governo si è impegnato a versare all’industria bellica per acquistare una varietà incredibile di nuove armi. La lista è lunga. Prendiamo solo qualche esempio. Partiamo proprio dai cacciabombardieri. Programma di ammodernamento numero 65. Un piano faraonico, che impegna l’Italia a comprare dagli Usa 131 cacciabombardieri F-35. Aerei progettati per essere invisibili ai radar (solo che nel frattempo i radar si sono evoluti). Roba da guerra fredda. Solo nel triennio interessato dalla manovra appena varata l’acquisto programmato sulle casse dello stato per circa 2,5 miliardi di euro. Totale della spesa prevista da qui al 2026: 15 miliardi. Che si sovrappone per altro alla spesa per l’acquisto, già programmato, di 121 Eurofighter (80 sono stati già comprati e c’è ancora un’ultima tranche). Ma andiamo oltre. Al programma numero 67, per esempio. Si chiama «Forza Nec»: serve a dotare le forze armate di terra e da sbarco di un sistema assai sofisticato di digitalizzazione. Roba da Vietnam, ovvero da conflitti ad alta intensità – la guerra in Iraq era considerata a media intensità. Per ora siamo alla fase di progettazione, che da sola costa circa 650 milioni di euro. L’esborso finale, non ancora formalizzato, si aggirerà intorno agli 11-12 miliardi. Ma andiamo oltre. Passiamo ai sommergibili. Difficile prevedere una battaglia navale nel Mediterraneo che li richieda, eppure nella lista dei futuri armamenti non mancano due sommergibili di nuova generazione. Costo stimato: circa 915 milioni. Più della metà da versare già nei tre anni della manovra. Una cifra minore ma non per questo più sensata sarà spesa invece per comprare nuovi sistemi di contracarro di terza generazione: 120 milioni di euro.
Cifre da capogiro. Tanto che lo stato italiano fa fatica a stare dietro agli impegni presi. E l’industria bellica è costretta a ricorrere alle banche. Con il risultato che l’indebitamento fa lievitare ulteriormente i costi. Negli ultimi tre anni, l’Italia ha speso in armamenti circa 3,5 miliardi di euro l’anno. Una cifra destinata a lievitare, tanto più che nemmeno la manovra prova a scalfirla.
Una cifra molto opaca, secondo il Pd, che domani in Commissione difesa del senato presenterà una risoluzione per chiedere che il governo inizi a fare i conti con le armi e con i miliardi che i 71 fatidici programmi continuano a sottrarre al bilancio dello Stato. Sono tutti così indispensabili? Il Pd chiede di verificarne utilità, tempi d’attuazione e costi. E di adottare quella che definisce una «moratoria ragionata». Obiettivo: ottenere risparmi consistenti. E costringere il governo ad adeguare la spesa ai costi della crisi. E al modello di difesa adottato alla luce della Costituzione.
L’Italia ripudia la guerra, appunto. E però continua a buttare miliardi in armi, oltretutto (per fortuna) inutili. Negli ultimi 15 anni infatti le forze armate italiane sono state impegnate in 35 missioni di peacekeeping. «Ma se dobbiamo portare la pace, che ce ne facciamo dei bombardieri F-35?», osserva il capogruppo del Pd in Commissione Difesa, Gian Piero Scanu, primo firmatario della risoluzione, che illustrerà domani al senato: «Semmai – aggiunge – abbiamo bisogno di addestrare i militari, di provvedere alla manutenzione dei mezzi di trasporto che utilizzano».
Ecco appunto, di quelli invece la manovra si occupa: un taglio di quasi un miliardo in tre anni, che si aggiunge agli 1,5 miliardi di risparmi sul bilancio di esercizio già programmati dalla prima finanziaria del governo Berlusconi. Forse anche per questo quel grido d’allarme lanciato dal dipendente statale pacifista ormai comincia a diffondersi anche tra le forze armate. «Il rapporto difesa-industria va cambiato, ci sono costi e appetiti che lo rendono non ottimale, l’industria non può imporre ciò che vuole», ha denunciato pubblicamente lo stesso sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Maurizio Ludovisi.
«Fin qui il governo non ha ancora risposto: quale è il modello di difesa a cui finalizza la spesa?», osserva Roberta Pinotti, appoggiando l’iniziativa del capogruppo. «Non è che da domani debbano rientrare gli uomini in missione – spiega Achille Serra, vicepresidente della Commessioni -, ma spendiamo soldi per armi inutili ed è doveroso tagliare davanti alla crisi è doveroso».
http://www.unita.it/news/italia/99639/manovra_di_guerra_tagli_agli_stipendi_e_comprano_armi
http://www.gennarocarotenuto.it/
Venter: scienziato o ciarlatano?
di Mario Braconi Craig Venter, l'imprenditore-scienziato che nel 2000 ha dichiarato di aver effettuato la prima mappatura del genoma umano, ne ha combinata un'altra delle sue: il 21 maggio su un articolo su Science ha dichiarato di aver progettato, sintetizzato ed assemblato JCVI-syn1.0, una "cellula artificiale" in grado di riprodursi autonomamente. In sostanza, gli scienziati del "J. Craig Venter Institute" hanno rielaborato il genoma del Mycoplasma mycoides, un patogeno che colpisce le capre, dapprima clonandolo e poi eliminando 14 dei suoi geni; hanno poi inserito il genoma sintetico così ottenuto dentro il citoplasma di un batterio simile (il Mycoplasma capricolum) preventivamente "svuotato". Grazie ad un "trucco" segreto, il genoma sintetico è riuscito ad "ingannare" il citoplasma ospitante, "convincendolo" che l'intruso fosse "uno di casa": di conseguenza il genoma sintetico ha cominciato a moltiplicarsi producendo miliardi di cellule del Mycoplasma mycoides modificato.
Si tratta di un risultato sicuramente importante, ma la cui portata è molto inferiore a quanto appare leggendo i titoli dei giornali di tutto il mondo, da cui traspare ingiustificato trionfalismo miscelato a proclami terroristici contro il progresso e contro la scienza in generale. In effetti, nonostante i titoli "strillati" sulle prima pagine la scorsa settimana, Venter non ha davvero creato una "vita artificiale", ma, come riconosce egli stesso in un editoriale comparso su The New Scientist il 26 maggio, "una cellula vivente in grado di autoreplicarsi, che molti microbiologi farebbero fatica a distinguere dalla cellula progenitrice, a meno di non ricostruire la sua sequenza di DNA". L'elemento veramente nuovo qui è che è stato finalmente possibile mettere insieme due risultati (creazione di genoma sintetico, trasferimento del genoma da un batterio ad un altro) che erano stati già conseguiti in passato separatamente.
Come spiega The New Scientist, l'elemento rivoluzionario della scoperta è il successo del "marker" che il gruppo di Venter ha aggiunto al DNA sintetico: questo "passepartout" chimico è infatti riuscito nel suo obiettivo di "convincere" la cella ospite a non distruggerlo con l'apposito enzima "anti-intrusione". Si noti che Venter non ha fornito dettagli sulla natura e il funzionamento del marker, il vero protagonista del suo recente successo. Se Venter, che tutto è fuorché uno che minimizza i risultati che consegue, decide di non parlare, sotto c'è la sua incorreggibile smania da brevetto.
Ed in effetti, brevettare un genoma sintetico, cioè assemblato attraverso un sapiente processo di "cut and paste" a partire da un genoma originale, allo scopo di produrre un "oggetto vivente" pronto ad usi commerciali, non presta il fianco alle critiche di tutti coloro che, scienziati, filosofi o società civile, disprezzano e temono un sistema in cui l'accesso al sapere scientifico è consentito solo a patto di pagare una tassa (”vietato brevettare la vita”).
Venter, persona notoriamente interessata al profitto almeno quanto alla conoscenza, non è particolarmente sensibile a simili argomenti: basti pensare che nell'ottobre del 2006 ha fatto richiesta di brevetto per il "genoma minimo necessario alla sopravvivenza" di un batterio. Allora il gruppo di Venter individuò quei geni del Mycoplasma Genitalium non strettamente necessari alla sua sopravvivenza (89 su un totale di 470) - ecco perché "genoma minimo"; dopodiché, ne produssero una versione sintetica contenente i soli 381 geni indispensabili, inserendolo infine in un micobatterio naturale svuotato del suo materiale genetico originale. Nel brevetto vengono citati possibili usi commerciali di Synthia (la "cosa vivente" brevettata), quali la produzione di etanolo e di idrogeno. A quanto sembra, gli unici a contestare vivacemente l'iniziativa di Venter e soci furono gli attivisti di ETC Group, una ONG di Ottawa che tra i suoi obiettivi istituzionali ha la "il progresso sostenibile della diversità culturale ed ecologica".
Secondo ETC Group, prima di tutto non è ancora provato che Synthia funzionasse veramente al momento in cui è stato chiesto il brevetto; inoltre, secondo una sua rappresentante, Silvia Ribeiro, "i Syn (organismi viventi sintetici) vengono presentati al pubblico come una possibile soluzione ai problemi ambientali per stornare l'attenzione dal fatto che in realtà possono essere impiegati come arma batteriologica"; del resto non è un mistero, da quando, nel 2002, tre scienziati hanno ricreato il virus della poliomelite "in casa" basandosi su informazioni prese da un sito internet ed assemblando coppie di basi che acquistabili contrassegno a 20 centesimi al pezzo, anche i "duri" del Pentagono hanno i sudori freddi al solo sentire la parola "biologia sintetica". Infine, inventare e brevettare Synthia è un sonoro ceffone sulla faccia di tutti i ricercatori convinti che gli elementi e gli strumenti di base della biologia di sintesi debbano rimanere disponibili gratuitamente (si parla in questo caso di modello "open source").
Non c'è da meravigliarsi se i suoi detrattori ritengano che Venter si avvi a divenire per la biologia quello che Bill Gates è stato per l'informatica, un inefficiente monopolista che tiene il mondo in pugno - infatti c'è chi chiama il suo istituto di ricerca "Microbesoft", ovvero la Microsoft dei microbi. L'annuncio ha lasciato freddi i colleghi di Venter, il cui atteggiamento è ben riassunto da Alistair Efflick, direttore del Centro di Ingegneria Biomedica dell'università di Edimburgo: “il risultato è davvero fico ed è costato un sacco di fatica, ma non ci porta molto più avanti dal punto di vista scientifico". Anche se non è escluso che la proverbiale arroganza ed antipatia di Venter non aiutino le sue relazioni con gli altri biologi, è un fatto che in ingegneria biologica si sono ottenuti ottimi risultati con approcci meno ambiziosi di quelli di Venter anche se molto più pratici. Ad esempio, l'impiego dei Biobrick (o mattoni biologici), geni o circuiti di geni con caratteristiche specifiche, pronti per essere installati in bio-dispositivi per ottenere determinati effetti.
Richard Ian Kitney, Professore di Ingegneria dei Sistemi biomedici all'Imperial College di Londra, ad esempio, ha costruito un sensore biologico che identifica una certa proteina dai batteri responsabili di certe infezioni del tratto urinario, costituito di tre Biobrick, uno che individua la proteina, un altro che amplifica il segnale e un terzo che fa da indicatore. Questo biodispositivo è poi "montato" sull'Escherichia Coli, anche se Kitney e i suoi colleghi stanno mettendo a punto un nuovo sistema, nel quale i tre geni sono immessi in uno speciale brodo, anziché nel batterio. I progetti di Kitney sono meno altisonanti di quelli di Venter, ma sono molto più utili dal punto di vista pratico (ora il professore sta lavorando su un dispositivo in grado di individuare il batterio dello Stafilococco Aureo): ma Kitney, è chiaro, non ha la prosopopea e l'ufficio stampa di Venter, né i suoi milioni di dollari.
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