giovedì 10 giugno 2010

Jacques Prévert - Questo amore



http://www.youtube.com/user/nuoviautori

videopoesia prodotta da nuoviautori.org, testo Jacques Prévert, regia Andrea Galli, montaggio Amadeu Alban, coreografia Jorge Alencar, fotografia Matheus Rocha, voce Raimondo Moncada

La gabbia



http://www.youtube.com/user/tankerenemy

2010: la crisi economica, creata ad arte per arrivare ad un governo unico mondiale, attanaglia i paesi industrializzati.

Gli esecutivi introducono nuovi tagli di spesa pubblica. Migliaia di cittadini hanno perso ed altri perderanno il lavoro, la pensione di invalidità, l'assistenza sanitaria...

Intanto essi avallano e finanziano progetti di irrorazione aerea clandestina (diurna e notturna) su tutti i territori abitati e destinati alle colture biologiche.

Chi gestisce queste operazioni è un'entità sovranazionale alla quale tutti i singoli stati sottostanno di buon grado, attuando misure di disinformazione e cover-up adeguate.

Ogni stato coinvolto nelle attività di aerosol clandestine a.k.a. chemtrails dilapida oltre 19 milioni di euro al giorno per ridurre il cielo in queste condizioni...

Migliaia sono i nuovi casi di tumori, linfomi, malattie respiratorie, nanopatologie, decessi causati dalla ricaduta dei veleni dispersi (metalli in nanoparticelle, polimeri, funghi, batteri, virus, paravaccini etc.). Il sole viene scientemente oscurato per impedire la produzione di vitamina D (antitumorale naturale negli esseri umani) e per danneggiare le colture biologiche.

La tua vita e quella dei tuoi cari è in serio pericolo!

FERMIAMOLI!

EUTANASIA DI UNA NAZIONE


















DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

E così, zitti zitti, hanno portato la pensione di vecchiaia a 70 anni e quella d’anzianità oltre i 66 anni [1], andando ben oltre ogni altro Paese europeo.
Il provvedimento, a grandi linee, interessa chi è nato dopo il 1955 ed inciderà sempre di più con l’avanzare dell’anno di nascita: l’avevano annunciato da tempo che l’età della pensione sarebbe stata “collegata” con l’aspettativa di vita.
E, con questa bella pensata, siamo i primi a raggiungere la fatidica “quota 70”: per vostra conoscenza, i regimi pensionistici europei (vedi nota [2]) sono tuttora orientati verso questi valori di età legale per la pensione:

Francia: 60 anni, con riduzioni per i lavori usuranti e possibilità di prosecuzione fino a 65.
Germania: 65 anni, con pensione d’anzianità a 63 ed a 60 (con riduzione dell’assegno) per chi ha avuto periodi di disoccupazione;
Spagna: 61 anni e 30 di contribuzione, 60 anni per chi ha iniziato a lavorare prima del 1967.



Non prendiamo in considerazione sistemi pensionistici come quello inglese – che prevede un’età massima di 70 anni già oggi – oppure quello svedese – che si basa più sugli anni di cittadinanza piuttosto che su quelli di contribuzione – perché sono strutturalmente molto diversi dal nostro. In quei casi, l’età di pensionamento non è comparabile con la nostra, giacché le condizioni sono molto diverse e ci sono più variabili e possibilità per il lavoratore.
Francia, Germania e Spagna hanno invece una struttura simile alla nostra, perciò sono utili per capire lo “sfregio” che l’attuale governo sta per fare: non mettono le mani nelle tasche degli italiani – nelle loro ed in quelle del 10% di ricconi che li sostiene meno che mai – semplicemente, porteranno via letteralmente la vita al rimanente 90%. Anche quelle dei fessacchiotti che sgobbano e poi li votano: spiacente, ma è così.

Prima di proseguire, vorrei precisare che chi scrive non è minimamente toccato dalle attuali “novità” in campo pensionistico: questo per sgombrare il campo da possibili “conflitti d’interesse”.

Il sistema pensionistico italiano è quello, fra quelli europei, che destina percentualmente meno risorse all’uopo, mentre la gestione previdenziale dell’INPS era in attivo per un miliardo l’anno già prima della controriforma Damiano del 2007 (quando c’è da massacrare i lavoratori, sedicenti destre e sinistre trovano accordi “miracolosi”), e di ben 17 miliardi l’anno dopo l’intervento del “Mazzarino” del centro-sinistra.
Non sono ancora disponibili stime precise sui “risparmi” che porterà la Sacconi-Tremonti ma, prendendo come base l’incremento dell’attivo dalla Dini alla Damiano, è facile capire che faranno un ricco “bottino”.

Ci sono, a questo punto, due punti da chiarire:

a) Se vi siano serie basi demografiche, sociologiche, storiche, scientifiche od etiche per un simile provvedimento;
b) Le vere motivazioni della riforma Sacconi-Tremonti.

L’incremento della vita media che c’è stato nell’ultimo mezzo secolo non è da imputare a mutazioni genetiche: semplicemente, una serie di “accidenti” che prima troncavano la vita anzitempo, con l’incremento della protezione sanitaria sono stati debellati.

Possiamo ascrivere a questi interventi della medicina una serie di malattie od incidenti che un tempo conducevano a morte quasi certa (ad esempio tetano, morsicature di vipere, emorragie, meningite, tifo, colera, ecc) ed una serie di malattie un tempo mortali (polmonite, broncopolmonite, infezioni varie, TBC, ecc) che oggi sono debellate o tenute a bada con gli antibiotici.
Il risultato finale è stato – unito alla forte riduzione della mortalità infantile – il crollo della mortalità nell’età dell’adolescenza ed in quella della riproduzione. Ci sono stati alcuni “settori” d’incremento – pensiamo alle droghe, all’AIDS, agli incidenti stradali, ecc – ma nulla che possa minimamente essere messo in relazione con la mortalità precoce della prima metà del ‘900.
Dobbiamo, inoltre, considerare che le generazioni che oggi hanno più di 70 anni sono ancora nate nell’era “pre-antibiotici”, oppure hanno dovuto sopportare vicende di selezione terribili: si pensi a chi è sopravvissuto alla ritirata di Russia od alla guerra in Africa.

La demografia italiana è in costante calo e la popolazione viene mantenuta pressoché costante con l’immigrazione – questa, è bene dirlo, specificatamente richiesta dagli imprenditori, salvo poi criminalizzare l’immigrato per ottenere condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù – e si tratta, dunque, di un meccanismo innaturale, le leve del quale non sono nella demografia stessa, bensì nella sfera di decisione politica.
La scienza non ha mai sostenuto che vi sia stato – in tempi biologici così brevi – una modificazione genetica del cosiddetto “orologio biologico”: nonostante il clamore mediatico che le trasmissioni televisive embedded propinano, la scienza afferma che la nostra aspettativa di vita – accidenti permettendo – non è cambiata nei secoli.
In altre parole, il genoma umano è il medesimo almeno da secoli [3]: ciò che può influenzare la longevità sono le abitudini di vita, lo stress, l’inquinamento, ecc. La scienza afferma che è possibile raggiungere una maggior longevità, ma che la stessa è il risultato di più fattori, fisici e psicologici.

Vorremmo sapere quale “bonus” – inteso come valore aggiunto alla propria aspettativa di vita – acquisisce un lavoratore a progetto a tempo determinato, il quale – per anni ed anni – non avrà nessuna sicurezza del proprio futuro, dovrà ingoiare come un rospo che permettersi d’avere un figlio sarà una grossa incognita, oppure vivere sapendo che, in caso di malattia, non avrà protezione sociale.
Qui divergono le prospettive “ottimiste” della scienza: si basano su parametri “ideali” senza scendere nella realtà delle vite quotidiane. Un semplice “provvedimento” come la pensione a 70 anni, più parecchi anni di precariato, quale effetto avrà sull’aspettativa di vita?

Se non basta la scienza, possiamo ragionare sul semplice buon senso: un operaio edile di 70 anni, potrà portarsi la carrozzella sul tetto? Che gioia, affidare i propri figli in gita scolastica ad un autista settantenne! O un treno?
E, tutto questo, mentre intere generazioni di giovani appassiscono nei call centre.

Passiamo ora ad analizzare le vere ragioni di un simile provvedimento.
Siccome le gestioni previdenziali sono fortemente in attivo, l’unica ragione per un simile innalzamento può derivare dal cedere della “gamba nascosta” della gestione: l’assistenza.
A differenza delle altre nazioni europee, l’Italia non ha separazione fra l’assistenza e la previdenza: i soldi per le pensioni e per i sostegni al reddito (cassa integrazione, ad esempio) provengono dalla stessa cassa.
Come può, un governo, garantirsi la pace sociale di questi tempi? Dando un po’ d’elemosina a chi perde il lavoro.
Ma, per farlo, non s’assume la responsabilità in proprio – ossia non s’inserisce come arbitro fra le imprese ed i lavoratori – ossia non partecipa al gioco come attore responsabile: semplicemente, prende soldi dalle casse previdenziali e distribuisce elemosine. Quella “solidarietà caritatevole” con la quale si riempiva la bocca George Bush.

Un simile percorso, però, conduce alla generale de-responsabilizzazione nel mondo dell’impresa: che mi frega – pensa l’imprenditore – se tutto va a rotoli? Salvo i capitali creati con il “nero” in Lussemburgo – se, poi, serviranno nuovamente in Italia me la caverò con il 5% dello “scudo fiscale” – e butto tutto nel deretano agli operai.
Salvo la piccola impresa – la quale, semplicemente, va a gambe all’aria e lascia sul lastrico i lavoratori – le imprese italiane pretendono soldi per produrre (incentivi) e ferree garanzie se le cose vanno male. Quante FIAT sono state pagate, nei decenni, con soldi pubblici?
Accidenti, che classe imprenditoriale!
Sommando i due effetti, se ne ottiene un terzo.

Aumentando l’età pensionabile in un quadro di sempre minor protezione sociale, s’aumenta la mortalità nella fascia fra i 60 ed i 70 anni, cosicché le prestazioni pensionistiche da fornire sono annullate in mancanza d’eredi (l’INPS trattiene tutto), e dimezzate per vedove e vedovi. Un bel malloppo.
Dunque, l’accusa di omicidio premeditato – alla luce dei fatti sopra esposti – non è proprio campata per aria: in aggiunta, sappiamo che fanno tutto questo per potersi permettere ogni anno 18 miliardi di auto blu, tangenti, case gratis, puttane e tutto il resto.
Ogni volta che sento parlare di “inevitabile” necessità di “rivedere” l’età pensionabile, quindi, mi torna alla mente Goebbels, e la mano corre a cercare la fondina.

Cosa bisogna fare?
Per prima cosa smetterla di seguire il giochino “destra-sinistra” sul quale campano. Poi, smetterla di seguire la TV: anche quando sembra tutto sommato accettabile, quasi sempre cela una pozione velenosa: perché, altrimenti, hanno ostacolato qualunque possibilità di TV indipendenti? La “pluralità” che doveva garantire la legge Gasparri – l’aumento delle frequenze disponibili – dov’è finita?

Per seconda cosa dobbiamo saper distinguere fra scenari macroeconomici e le situazioni nazionali e locali.
Il grande scenario internazionale è certamente dominato dalle grandi holding, e potrete chiamarle come più vi aggrada: multinazionali, sistema finanziario, Bilderberg, Illuminati, ecc.
Ma, a queste strutture, non potremo mai opporci proprio perché transnazionali e, in alcuni casi, semiocculte.
In campo nazionale e locale, invece – proprio perché chi va a sedersi sugli scranni diventa responsabile delle sue azioni direttamente – possiamo opporci e dobbiamo farlo, ne va della nostra vita e di quella dei nostri figli.
Come opporsi?

Inutile pensare di creare nuovi partiti o movimenti adesso, sarebbe del tutto inutile, e la Storia è zeppa d’avanguardie rivoluzionarie fucilate nei cortili delle caserme.
La strategia vincente passa ancora e sempre per l’informazione – l’attuale classe politica lo sa, e cerca di controllarla in modo ferreo – e finché potremo farlo dal Web alla luce del sole lo dovremo fare. Qualora le leggi liberticide che stanno per varare dovessero metterci un bavaglio, trovare – ma insieme! E qui mi rivolgo ai tanti colleghi scrittori, giornalisti e bloggher – i mezzi per lavorare su piattaforme estere in lingua italiana, mediante pseudonimi, per aggirare la censura. I modi, se si vuole, si trovano: altre soluzioni sono auspicabili e, se migliori, da attuare.

Ultima cosa: saper distinguere, al nostro interno, le vere voci di dissenso perché intenzionate a portare costrutto dal chiacchiericcio dei troll e dei debunker che postano dalle sedi dei partiti, siano essi di governo o d’opposizione.
Fin quando accetteremo di comportarci come i Polli di Renzo, di strada ne faremo poca.

Sarebbe inutile e prolisso, in questa sede, tornare a riproporre gli infiniti esempi di una diversa gestione sociale che più volte abbiamo approfondito: energia, decrescita, reddito di cittadinanza, nuova agricoltura, nuovi trasporti, turismo, ecc.
Il nostro Paese potrebbe essere ricchissimo: solo che, una masnada di ladri ed imbroglioni, da circa un trentennio ha occupato le leve del potere. Come scalzarli?

Ricordate un antico proverbio orientale: “Quando l’allievo è pronto, giunge il Maestro”. Invece di scannarci per cose di poco conto – oppure lasciar spazio ai soliti furbetti del quartierino con più targhe, che si fingono “utenti qualunque” – impariamo ad usare l’informazione in modo militante.
Alle ultime elezioni, meno del 60% ha votato: non era mai successo, soprattutto per delle elezioni locali. E’ il segno che qualcosa sta cambiando: il momento della riscossa s’avvicina.
La strada è questa, però non basta che pochi scrivano: molti devono diffondere e discutere. Altrimenti, gli alieni mascherati che ci schiavizzano, c’avranno in pugno.
Grazie.

Carlo Bertani
Fonte: ">http://carlobertani.blogspot.com
Link: ">http://carlobertani.blogspot.com/2010/06/eutanasia-di-una-nazione.html
9.06.2010

[1] Fonte: ">http://www.repubblica.it/economia/2010/06/08/news/da_2_a_5_anni_in_pi_di_lavoro_cos_il_governo_allunga_l_attesa-4656798/index.html?ref=search
[2] Fonte: ">http://www.francoceccuzzi.it/wordpress/pdf/sistema_pensionistico_europeo.pdf
[3] Fonte: http://www.geragogia.net/editoriali/ambientelongevita.html

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Marea nera. Ce n’è un’altra e c’è anche un blackout















La notizia del giorno è la scoperta di un secondo pozzo nel Golfo da cui fuoriesce greggio, e che non si riesce a fermare. Le informazioni di Simmons sembrano precise come sempre.
Si tratta della Ocean Saratoga, una piattaforma che era stata già danneggiata dall’uragano Ivan nel 2005. Qualcuno sostiene che il pozzo sottostante abbia continuato a buttar fuori petrolio per ben cinque anni (seppure in quantità modeste), altri, su TOD, che lo sversamento risalirebbe allo scorso 30 aprile, da 5 settimane insomma. L’azienda smentisce, sostenendo che la Saratoga si limita ad effettuare operazioni di chiusura di vecchi pozzi, ma viene smentita a sua volta da un suo stesso report del 2008 in cui si afferma che la Ocean Saratoga ha generato ricavi per 65 milioni di dollari nel 2008.
In ogni caso, la fuoriuscita è confermata sia da foto aeree che da una nota del NOAA risalente appunto al 30 aprile.
I guardoni delle webcam, la notte scorsa, hanno commentato moltissimo l’indaffarato affaccendarsi di un robottino attorno al BOP, a cui sembrava applicare lo stetoscopio come a un paziente cardiopatico. Qualcuno sostiene che si trattasse di un inclinometro, per misurare appunto l’inclinazione del BOP, altri che si stesse usando uno scanner per scoprire eventuali microfratture. Non si sa.
Ma l’altro argomento notturno è stato il cosiddetto “media blackout”. Qui si tratta ovviamente solo di voci che si rincorrono, si parla di giornalisti fermati o arrestati e di una militarizzazione delle coste della Louisiana. C’è un articolo su OilPrice che ne parla, ma soprattutto un interessante racconto dal San Francisco Chronicle in cui ci si chiede come mai nessuno trasmette o pubblica le tragiche immagini relative ai delfini morti e alla catastrofe ambientale in generale. Un contractor anonimo ha dichiarato:
C’è in atto un cover up da parte della BP. Ci hanno esplicitamente detto che non vogliono queste foto di animali morti. Sanno che l’oceano finirà col nascondere gran parte delle prove.
Le più clamorose rivelazioni arrivano però dal network televisivo ABC, che racconta come fin dall’inizio fosse stato impedito alla Guardia Costiera di rendere pubbliche le immagini video già esistenti del pozzo. Agli ufficiali era stato intimato di non parlare dell’entità dello sversamento durante interviste e conferenze stampa, e continuare ad aderire alla versione dei 5000 barili al giorno. E come mai tutto ciò? Pura cattiveria? Niente affatto, prosegue la ABC: la legge prevede una multa di 1000 dollari per barile al giorno, e la differenza tra 5 mila e 20 mila barili sono ben 15 milioni di dollari al giorno. Ecco spiegato finalmente il mistero che circonda l’entità del disastro.

Fonte:  http://petrolio.blogosfere.it/2010/06/marea-nera-ce-ne-e-unaltra-e-ce-anche-un-blackout.html

Reporters sans Frontières: disubbidite, da noi i vostri articoli

















di Jean-François Julliard

I senatori italiani sono oggi l’ultimo baluardo democratico contro il progetto di legge sul divieto di pubblicazione delle intercettazioni telefoniche o delle informazioni relative a indagini in corso. Il testo prevede sanzioni penali ed economiche, multe che possono raggiungere più di 450mila euro per gli editori di giornali o per media audiovisivi che dovessero diffondere documenti o registrazioni audio e video realizzati nel corso di una indagine giudiziaria.
Se il testo fosse ratificato oggi, i senatori impedirebbero de facto qualunque indagine giornalistica nel campo giudiziario. Prigioni o multe sproporzionate, le pene in cui possono incorrere i contravventori rappresentano in effetti una vera censura, un ostacolo economico e penale inammissibile alla libertà di informare su uno degli aspetti principali di una società democratica.

Nessuno mette in discussione il principio dell’indipendenza dei magistrati italiani, unici titolari del compito di pronunciarsi sui dossier giudiziari. Ma la storia ci ha dimostrato che la stampa ha spesso, e molto largamente, contribuito con le sue inchieste a far progredire dei casi, se non addirittura impedito che essi cadessero nell’oblio o nell’impunità. E se è vero ed evidente che l’Italia non può essere ridotta ai suoi problemi di corruzione o alle attività mafiose, è anche certo che questi temi non possono essere “legalmente” seppelliti da un testo che legittima il blackout mediatico. I giornalisti italiani possono sin da ora contare sulla solidarietà di Reporters sans frontières per pubblicare simbolicamente sul nostro sito i dati che dovessero cadere sotto il colpo di questa censura.

Una decina di giornalisti italiani vivono sempre sotto protezione della polizia per aver indagato su questi temi giudiziari e per averli pubblicamente denunciati. Questo unico fatto avrebbe dovuto convincere da molto tempo i parlamentari ad abbandonare questo progetto. Non mescoliamo d’altra parte i ruoli. I giornalisti non sono responsabili né del contenuto di queste intercettazioni né degli scandali che esse permettono di mettere in evidenza. La loro pubblicazione in extenso nei media non costituisce diffamazione ma è di interesse pubblico e costituisce, d’altra parte, uno dei principali vettori che permettono di rinforzare le indagini pubblicate. Allo stato, il progetto di legge metterebbe i giornalisti in una posizione schizofrenica, stretti tra l’esigenza di fornire la documentazione indispensabile per chiarire ciò che scrivono e la proibizione legale di fornirle ai propri lettori.

Noi facciamo appello a ogni senatore perché non si renda complice di una legge liberticida e totalmente incompatibile con gli standard democratici europei che le assemblee parlamentari devono incarnare e garantire. La posta in gioco di questa legge supera d’altra parte l’ambito nazionale.

Se l’Italia, membro fondatore dell’Unione europea, dovesse approvare questo testo di legge, il segnale inviato ai paesi extra europei sarebbe catastrofico e incoraggerebbe un buon numero di dittature a “ispirarsi” opportunamente a questo testo per limitare la capacità investigativa della stampa locale. Secondaria agli occhi di alcuni, questa dimensione del problema non può, non deve, essere trascurata.

(Traduzione di Marina Fortuna)

http://www.unita.it/

I consigli della CIA


















di Luca Mazzucato NEW YORK. Come manipolare l'opinione pubblica europea per creare consenso alla guerra in Afghanistan: ecco le linee guida della CIA, in un documento top-secret pubblicato su Wikileaks.org, il sito canaglia per eccellenza. Dopo la caduta del governo olandese sul rinnovo della missione militare in Afghanistan, l'intelligence americana ha preparato un manuale per evitare che il pericolo si ripeta in Francia e Germania. Un utile compendio per capire cosa c'è sotto le notizie che dal fronte afghano arrivano sui nostri teleschermi.
La guerra in Afghanistan dura ormai da oltre otto anni: ha superato la durata del Vietnam e della Corea, diventando la più lunga guerra che gli Stati Uniti abbiano mai intrapreso. La drammatica escalation annunciata recentemente da Barack Obama richiede un notevole sforzo anche da parte degli altri alleati della coalizione internazionale. La crescente insofferenza dell'opinione pubblica nei confronti della guerra potrebbe mettere in forse il contributo di alcuni Paesi europei all'occupazione americana. Un problema che gli USA non possono permettersi di affrontare proprio ora.
Ecco che, come ai tempi della strategia della tensione, entra in campo la CIA per manipolare l'opinione pubblica in favore della guerra. Quando si tratta di guerra, il silenzio è d'oro: secondo la CIA la migliore strategia è che della guerra non se ne parli affatto, lasciando i governi liberi di fare i loro sporchi affari. “Il silenzio sulla missione in Afghanistan,” leggiamo dal dossier, “ha permesso ai leader di Francia e Germania di ignorare l'opposizione popolare e aumentare il loro contributo alla missione ISAF. Berlino e Parigi mantengono il terzo e quarto contingente militare (il secondo è quello britannico, ndr), nonostante l'opposizione dell'80% degli intervistati nel sondaggio dell'autunno 2009. Ma le morti tra i militari potrebbero rafforzare l'opposizione.”
Gli spioni notano con preoccupazione che dopo la caduta del governo olandese sul rinnovo del contingente militare in Afghanistan “i leader in altri Paesi potrebbero citare questo precedente per ascoltare i propri elettori” e ritirare le proprie truppe. Il rimedio è “cucire su misura il messaggio” per convincere l'opinione pubblica nei vari Paesi europei che “la guerra in Afghanistan coincide con i propri interessi interni.”
Dopo una dettagliata analisi basata sui sondaggi, il dossier della CIA propone due specifiche strategie per Francia e Germania. Dato che “i francesi si preoccupano di civili e profughi, sottolineare che gli afghani appoggiano largamente la missione” è la tattica vincente. Allo stesso tempo, “la prospettiva che il ritorno dei Talebani cancelli il progresso compiuto nell'educazione femminile provocherà indignazione in Francia e darà un motivo agli elettori per appoggiare la giusta causa, nonostante le perdite umane.” Un episodio in particolare dimostra la bontà di quest'ipotesi: “La controversia mediatica generata dalla decisione di Parigi di espellere 12 rifugiati afghani suggerisce che le storie di profughi afghani fanno presa sul pubblico francese.”
In Germania la situazione è completamente diversa. Secondo i sondaggi, “gli oppositori in Germania temono che la guerra non sia un problema tedesco, sia uno spreco di risorse e sia sbagliata per principio.” Dunque la propaganda deve fare perno su argomenti diversi da quelli francesi. “Messaggi che illustrino il fatto che una sconfitta in Afghanistan aumenterebbe l'esposizione della Germania al terrorismo, all'oppio e all'arrivo di profughi, potrebbero aiutare a convincere gli scettici. Insistere sull'aspetto umanitario della guerra allevierebbe la contrarietà dei tedeschi ad ogni tipo di guerra, come per gli interventi militari nei Balcani negli anni '90.”
Ma la CIA ha un asso nella manica: Barack Obama. Secondo i sondaggi, tre francesi e tedeschi su quattro credono che il Presidente americano sia in grado di risolvere la crisi afghana. Gli agenti segreti mostrano come una richiesta diretta di aiuto da parte di Obama e una critica esplicita degli alleati che non lo seguono aumenti di molto l'appoggio popolare all'invio di nuove truppe. Se i leader dei due Paesi propongono un aumento del contingente militare, possono aumentare fino al 15% il consenso ricordando ogni volta che la richiesta proviene da Obama in persona.
Infine, la CIA ricorda che le donne afghane sono lo strumento più potente per aumentare il consenso alla guerra. “Opportunità televisive in cui donne afghane condividano le loro storie con donne francesi, tedesche o di altri Paesi europei possono rovesciare lo scetticismo delle donne verso la missione militare”; donne che sono contrarie alla guerra in maniera nettamente superiore agli uomini.
Se vedrete in televisione storie di donne liberate dal burqa (nonostante il burqa sia sempre imposto alla totalità delle donne afghane), di campi di papaveri dati a fuoco (nonostante la produzione di oppio sia triplicata dall'invasione americana del 2001), di profughi che finalmente tornano a casa (nonostante la guerra abbia causato milioni di rifugiati), pensate a quanto manca al prossimo voto per il rinnovo della missione militare in Parlamento.

http://www.altrenotizie.org/index.php

LATEST CROP CIRCLE JUNE 9TH 2010



http://www.youtube.com/user/NYC812

LA SVIZZERA ISTITUISCE L'ASSEGNO UNIVERSALE (REDDITO DI CITTADINANZA)














9 giugno 2010



L'Assemblea Federale - Il Parlamento Svizzero
10.422 – Iniziativa parlamentare
Istituzione dell'assegno universale




Testo depositato:
In virtù dell'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e dell'articolo 107 della legge sul Parlamento presento la seguente iniziativa parlamentare:

La Confederazione istituisce un assegno universale o reddito di esistenza sufficiente versato incondizionatamente, ossia senza giustificazione di risorse, a ogni individuo, dalla nascita alla morte, per il solo fatto che esiste.


Motivazione:
L'assegno universale designa il versamento di un reddito unico a tutti i cittadini di un Paese, a prescindere dalle loro entrate, dal loro patrimonio o statuto professionale. Tale reddito permetterebbe a ognuno di soddisfare i propri bisogni primari (nutrimento, abitazione, vestiario o taluni beni culturali di base) e lascerebbe l'individuo libero di condurre la sua vita come meglio crede.

Questo assegno dovrebbe permettere a ogni persona di perseguire le sue attività non commerciali nell'ambito della vita associativa e di creare ricchezze non valutabili in termini monetari, utili alla ricomposizione del tessuto sociale, ossia a stabilire un rapporto non commerciale con i suoi simili.

Per quanto riguarda il singolo cittadino, questo reddito di base assegnato a ogni individuo per il solo fatto che esiste, calcolato sulla base della ricchezza prodotta dal Paese e cumulabile con gli altri redditi da attività lucrativa, si sostituirebbe ai redditi di trasferimento esistenti.

Per la collettività, questo nuovo modo di distribuzione del reddito, perfettamente trasparente e semplice da applicare e da controllare, assicurerebbe un'uguaglianza perfetta fra tutti i cittadini. Ne concretizzerebbe l'appartenenza alla comunità umana ed esprimerebbe il riconoscimento della dignità di qualsiasi persona. La sua accumulazione con gli altri redditi sopprimerebbe lo svantaggio delle soglie di povertà senza peraltro costituire un disincentivo al lavoro, dato che qualsiasi attività remunerata genererebbe un reddito supplementare.

La collettività riconoscerebbe in tal modo il valore economico e sociale del lavoro gratuito, di quello domestico in particolare, e per di più esonerebbe la società da importanti costi per infrastrutture e servizi particolarmente onerosi da fornire alle persone.

(Josef Zisyadis - parlamentare svizzero)

Tratto da: http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20100422



http://www.youtube.com/user/immadep