lunedì 14 giugno 2010
Osho amore e consapevolezza
Milioni di persone soffrono: vogliono essere amate ma non sanno come amare.
E l’amore non può esistere come monologo; è un dialogo, un dialogo pieno di armonia. Se pensi alla strada che devi percorrere ti trovi tremendamente a disagio e la vita diventa troppo complicata.
Se smetti di pensare e cominci invece a camminare, il tuo fardello si alleggerisce e inizi a intuire il tuo percorso, a scoprire una tua “visione”.
Districarti nell’intenso groviglio di emozioni nate dall’aver smarrito te stesso nella folla, non dovrebbe essere troppo difficile.
Fa male dimenticarsi di sé e vivere seguendo un copione scritto da altri. Ricordati di te!… e di quel senso di verità che trovi solo nel tuo cuore.
La maggioranza è formata da sciocchi, da veri sciocchi. Guardati dalla maggioranza.
Se tante persone seguono qualcosa, è una prova sufficiente che è una cosa sbagliata.
La verità accade agli individui, non alle masse.
Non c’è niente di vago o di indefinito nella tua intensità e nella tua passione nel momento in cui smetti di andare a destra e a sinistra e ti impegni direttamente.
È la tua stessa inclinazione a coinvolgerti emotivamente in un modo che ti sovrasta, a portarti alle fughe laterali.
Questa volta incontra ciò che la vita ha da offrirti a testa alta.
La consapevolezza è la tua stessa natura: puoi dimenticarla, ma non puoi perderla. Non può essere rubata. È il tuo stesso centro.
Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore. Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano.
Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore.
http://www.stampalibera.com/
DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA
MICHEL COLLON INTERVISTA JEAN ZIEGLER
michelcollon.info/
Nei suoi libri, che hanno lasciato il segno sull’opinione pubblica, Jean Ziegler non ha mai smesso di denunciare il carattere assurdo e criminale delle politiche del capitalismo nei confronti dei popoli del terzo mondo. Egli è stato il referente speciale per il diritti all’alimentazione presso il Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, dal 2000 al 2008. Michel Collon l’ha intervistato a Ginevra sulla crisi, la Borsa, la fame, Obama, Israele…
La crisi l’ha sorpresa ?
Nella sua virulenza sì. Non pensavo che i criminali della finanza avrebbero rovinato l’economia mondiale ad una tale velocità: 1.800 miliardi di valori patrimoniali sono stati distrutti. Per i paesi del terzo mondo è una catastrofe totale. Ma anche per i paesi industrializzati.
Sono sempre i poveri che pagano?
Si. Il 22 ottobre 2008, i 15 paesi dell’euro si sono riuniti a Parigi. Sui gradini dell’Eliseo, Merkel e Sarkozy hanno detto: “Abbiamo liberato 1.500 miliardi d’euro per il credito, e portato il tetto d’autofinanziamento dal 3 al 5%”. Lo stesso anno, gli stessi paesi europei hanno ridotto le loro sovvenzioni al programma alimentare mondiale (che vive solo grazie a tali sovvenzioni) del 40%. Da sei miliardi di dollari a meno di quattro miliardi. Questo ha significato sopprimere, in Bangladesh, le mense scolastiche. Un milione di bambini sono sottoalimentati gravemente in maniera permanente. Questi bambini muoiono quindi proprio a causa dei gangster della Borsa. Sono morti vere, e oggi come oggi, gli speculatori dovrebbero essere giudicati dal tribunale di Norimberga.
Che lezioni hanno tratto, i potenti, dalla crisi?
Nessuna. Prendiamo l’esempio della Svizzera. Il contribuente svizzero ha pagato 61 miliardi di dollari per il salvataggio della più grande delle banche, l’UBS. L’anno scorso, nel 2009, i dirigenti dell’UBS, sempre vicina al fallimento, si sono spartiti fra loro bonus per quattro miliardi di franchi svizzeri! Il saccheggio è totale e l’impotenza dei governi che si comportano come mercenari lo è ugualmente. In ogni caso, in Svizzera, in Francia, in Germania paesi dai quali ho qualche informazione. E’ uno scandalo permanente.
La maschera neoliberista è ormai caduta, come anche la sua pretesa legittimità. Ma il cinismo e l’arroganza dei banchieri trionfano completamente.
E dal lato del pubblico, senti una qualche evoluzione?
No, se si guarda alle cifre, sono catastrofiche. Ogni 5 secondi un bambino muore di fame. 47.000 persone muoiono di fame tutti i giorni. Un miliardo di persone (cioè un uomo su sei) sono gravemente e permanentemente sottoalimentate; mentre l’agricoltura mondiale al livello di sviluppo attuale potrebbe nutrire, senza problemi, dodici miliardi di esseri umani fornendo loro 2700 Kcal al giorno! Quindi, all’inizio di questo secolo, non esiste in realtà alcuna fatalità. Un bambino che muore di fame, al momento in cui stiamo parlando, è stato assassinato. E’ catastrofrofico. L’ordine mondiale del capitalismo finanziario globalizzato è assassino – epidemie, morti per inquinamento delle acque, ecc… - ed allo stesso tempo assurdo: uccide senza necessità. E’ l’ordine delle oligarchie e del capitale finanziario mondializzato. Sul piano della lotta alla fame, la sconfitta è completa.
Sei stato, dal 2000 al 2008, referente delle Nazioni Unite per la fame nel mondo. Quale bilancio ne trai? Sei stato utile a qualcosa?
Si. L’autocoscienza è aumentata. Nessuno oggigiorno, considera questo massacro quotidiano come un fatto naturale. Si va , sia in Europa, credo, che nei paesi più periferici, verso un’insurrezione delle coscienze. Ci vuole una rottura radicale verso questo mondo cannibale.
Mentre il problema della fame non è stato risolto, si spende sempre di più per fare la guerra.
Nel 2005, per la prima volta, le spese mondiali per gli armamenti (non le spese militari nel loro complesso, ma le spese per le armi) hanno superato i mille miliardi di dollari l’anno. Viviamo in un mondo d’assurdità totale.
Eppure Obama aveva fatto belle promesse…
E’ vero, Obama segue totalmente la determinazione dell’Impero. Io non l’ho mai incontrato, è sicuramente un uomo di bene, ma la realtà che affronta è spaventosa. Gli Stati Uniti restano la più grande potenza industriale al mondo: 25% dei prodotti industriali sono prodotti da loro con il petrolio come materia prima: 20 milioni di barili al giorno di cui 61% sono importati. Si possono importare da regioni come il Medio-Oriente o l’Asia centrale, cosa che li obbliga a mantenere delle forze armate assolutamente ipertrofiche, cosicché il budget federale è così completamente parassitato dai bilanci militari… Ma tale è la logica dell’Impero.
Quali sono dunque le tue sensazioni su quello che accade attualmente in Israele e come ciò può evolvere?
Io penso che Tel Aviv detta la politica estera degli Stati Uniti con la lobby dell’AIPAC come potenza determinante.
Prima dei politici, sono innanzitutto le multinazionali petrolifere che decidono d’armare Israele.
Si, la logica fondamentale è che, per quanto riguarda gli interessi petroliferi, è necessaria una portaerei stabile. Tale è lo stato d’Israele – non sono io che lo dico, è un relatore speciale per i territori occupati – una politica permanente di terrorismo di stato. Finché tale terrorismo continua, non ci sarà pace in medioriente, non ci sarà fine al conflitto Iran/Iraq, nulla di nulla. Tutto è senza uscita salvo che alla fine l’Unione Europea si risvegliasse, capisci?
Che possiamo fare noi europei per risvegliarla?
Dal giugno 2002, esiste un accordo di libero scambio fra Israele e i 27 paesi dell’Unione Europea che assorbe il 62% delle esportazioni israeliane. In tale accordo, l’articolo 2 (è lo stesso in tutti i trattati di libero scambio) dice: il rispetto dei diritti dell’uomo da parte delle parti contraenti è la condizione per la validità dell’accordo. Ma le violenze fatte ai palestinesi - furto della terra, tortura permanente, eliminazioni extragiudiziarie, assassini, organizzazione della sotto-alimentazione come punizione collettiva – tutto ciò, sono delle violazioni permanente dei diritti dell’uomo più elementari. Se la Commissione Europea sospendesse per 15 giorni l’accordo di libero scambio, i generali israeliani tornerebbero immediatamente alla Ragione. Ora, l’Europa dei 27, sono delle democrazie, sta a noi di giocare, le nostre opinioni pubbliche.
Come?
Si debbono forzare i nostri governi. Noi non siamo impotenti. In Belgio, ci stanno molti problemi, in Svizzera e in Francia anche. Ma una cosa è certa: le libertà pubbliche esistono. Si devono cogliere tali libertà pubbliche per imporre ai nostri governi un cambiamento radicale in politica, è tutto. Se non lo faranno allora non si dovrà più votare per loro, capisci, è semplice così.
Ma tutti questi governi sono d’accordo per sostenere Israele. In Francia, per esempio, che sia l’UMP o il PS, sostengono Israele.
Sostenere la sicurezza e la permanenza d’Israele è una cosa. Ma questa complicità col terrorismo di stato e la politica di colonizzazione, non è possibile. E’ la negazione dei nostri valori, è fascismo esterno: come dire che i nostri valori sono democratici all’interno delle nostre frontiere, mentre all’esterno pratichiamo il fascismo attraverso le alleanze.
Infine, qual è il ruolo dei media in tutto ciò?
Sono completamente sottomessi. Specialmente in periodo di crisi, i giornalisti hanno paura per il loro posto di lavoro. L’aggressività della lobby israeliana è terribile. Io ho subito la diffamazione più terribile, e questo continua alle Nazioni Unite, d’altronde è grazie a Kofi Annan che sono sopravvissuto. Israele è un pericolo per la pace del mondo, Israele causa spaventose sofferenze. In questo paese gli oppositori come Warschawski sono completamente marginalizzati. Ma se l’opposizione israleliana anticolonialista ed anti-imperialista non ha la parola, non ha influenza, ebbene, andremo verso la catastrofe. Si debbono sostenere gli oppositori.
E il ruolo dei Media nella Crisi?
La crisi è presentata come una fatalità, come un catastrofe naturale. Mentre i responsabili sono stati identificati!
Titolo originale: "«Des enfants meurent à cause des gangsters de la Bourse »"
Fonte: http://www.michelcollon.info
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25.05.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO
chemtrails-scie chimiche-la statistica e' matematica,non un'opinione personale
Pubblicato da
Faber
a
15:02
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Margherita Hack: «Questa legge uccide la libertà di informazione, pronta a trasgredire»
di Cristiana Pulcinelli
In questo momento mi dispiace non essere una giornalista perché vorrei partecipare in prima persona a questa battaglia». L’astrofisica Margherita Hack ha appena festeggiato il suo ottantottesimo compleanno a Mercatale Val di Pesa. Ma né l’età, né il clima da vigilia della festa tolgono vigore all’indignazione di Margherita per la legge bavaglio e per i modi in cui è stata approvata.
Cosa ne pensa della legge sulle intercettazioni appena passata al Senato con il voto di fiducia?
«E’una vera vergogna. Questa legge è un aiuto per i delinquenti e i mafiosi, perché è risaputo che molti crimini si scoprono proprio grazie alle intercettazioni. Ma, del resto, c’è poco da stupirsi se si guarda chi c’è al governo: i migliori sono ignoranti e deboli, i peggiori una banda di delinquenti».
Abbiamo deciso di chiamare i giornalisti alla disobbedienza civile e di violare la legge. Pensa che sia giusto?
«La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà. C’è il dovere di opporsi a una legge sbagliata. Io spero che tutti i giornalisti disobbediscano, anche quelli di destra che però considerano il loro lavoro un servizio per il pubblico e il loro dovere dare le notizie».
Se le chiedessimo di firmare un articolo sul nostro giornale la cui pubblicazione violi la legge, lo farebbe?
«Certamente sì, anzi mi dispiace non essere giornalista perché non posso partecipare in prima persona a questa battaglia».
Reporters sans frontieres ha offerto ai giornalisti italiani di pubblicare sul loro sito gli articoli che non potranno essere più pubblicati in Italia e altre testate straniere offrono ospitalità. Pensa sia una forma di lotta utile?
«Sì, però gli italiani non leggono i giornali nella loro lingua, figuriamoci gli stranieri. E’ un’iniziativa che avrebbe un’eco molto ridotta».
Cosa direbbe ai giovani per convincerli a fare opposizione?
«I giovani devono essere persuasi che la libertà d’espressione è un diritto a cui non si deve rinunciare. Altrimenti ci si avvia verso una dittatura. Noi che ci siamo passati lo sappiamo: la libertà d’opinione si deve difendere anche a costo di violare la legge. Quando sotto il fascismo furono promulgate le leggi razziali, era doveroso opporsi e violarle. Ora, per fortuna, non siamo a quel punto, ma il principio alla base di questa legge è lo stesso che era alla base delle leggi razziali: violare la libertà. I giovani dovrebbero sentire il desiderio di battersi contro questo».
Cos’altro si può fare per far sentire la propria voce?
«Oltre a disobbedire? Andare tutti in piazza, o fare la rivoluzione… ».
http://www.unita.it/
« Comprendere l’Universo »
di Roberto Morini
Cicli e Concetti Cosmici
(Prima Parte)
Avendo accettato di condividere e, quindi, rendere pubblici, attraverso la pubblicazione delle “Prime tre Leggi Universali”
, una parte dei miei appunti e delle mie riflessioni sull’origine, costituzione e modo di manifestazione dell’Universo, mi sono reso successivamente conto che non potevo evitare di ritornare sui passi che mi hanno portato a queste conclusioni.Quando si ha una visione unitaria dell’Universo, si tende unicamente a identificarsi in quell’Unità, da cui tutto ha avuto origine. Difficilmente ci si sofferma sull’ininfluenza ormai raggiunta dai particolari, dimentichi che gli stessi sono stati: “conquiste sudate” attraverso la ricerca, lo studio e le esperienze che hanno segnato tutta la vita fino a questo punto e, chissà quant’altre precedenti.
Gli studi scientifici e filosofici, abbinati a un’approfondita analisi delle antiche tradizioni, (interpretate anche attraverso i classici greci e latini, arrivando fino al neoplatonismo del ‘400), nonché la rielaborazione/attualizzazione di mistici e alchimisti, sono stati tutti indispensabili per arrivare all’unica conclusione ovvia, possibile: «In lingue e modi diversi, si parla con “voce” univoca e ripetitiva dello stesso “tema”, ponendo in grande evidenza l’inscindibile necessità che scienza e religione ritrovino prima, la dignità smarrita, poi, l’unità apicale di un tempo».
Andando più a fondo, tuttavia, cioè addentrandoci nel vero scopo (primario per noi, ma unico per Chi ha creato l’Universo) della nostra esistenza: «l’Evoluzione», cioè il ritorno a quell’Unità da cui proveniamo come emanazione e di cui siamo parte integrale, si palesa con massima evidenza che «Tutti gli studi, possibili e immaginabili non servono a nulla, giacché in ognuno di noi è custodito tutto il Sapere cioè, la Conoscenza». Come è ovvio che sia, allorché si riconosce al grande Architetto, che ha creato l’Universo, almeno la prima “caratteristica”, nel binomio inscindibile che contraddistingue tutta la sua Opera: «Semplicità ed Equità».
Cosa c’è, quindi, di più semplice di un unico modello creativo insito in tutto ciò che permea l’Universo? E, cosa c’è di più equo se questo modello è posto in evidenza, sotto gli occhi di tutti e, se la sua comprensione non è limitata a nessuno?
Con ciò, avrei già detto tutto ciò che c’è da dire e tutto ciò che c’è da sapere sull’Universo, ponendo in evidenza anche la via per l’investigazione sia scientifica, sia filosofica. Giacché, il Microcosmo e il Macrocosmo si riflettono l’un l’altro reciprocamente, i meccanismi che li regolano sono eternamente identici. Per questi motivi, non sono necessarie formule complesse e astruse per comprenderli, perché se la Conoscenza non deve essere (come non è) la prerogativa solo di qualcuno, anche l’uomo più “primitivo”, nemmeno per assurdo, deve potere farli propri.
Non ho la minima vergogna a confessare che le tre righe sopra evidenziate rappresentano e racchiudono le conclusioni tratte dopo venticinque anni di studi. Nel degrado esponenziale della nostra Era, purtroppo, dove tutto è estremizzato, si perde sempre più il contatto con la Realtà più pura e semplice che, ora, è imperativo più che mai ritrovare dal momento che siamo non solo alla fine di un’Era, ma anche di un grande Ciclo cosmico.
Per ora mi fermo qui, affinché ognuno possa riflettere e “digerire” il concetto basilare su cui, poi, andare avanti.
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