Welcome my son, welcome to the machine.
Where have you been?
It's alright we know where you've been.
You've been in the pipeline, filling in time,
Provided with toys and 'Scouting for Boys'.
You bought a guitar to punish your ma,
And you didn't like school, and you
know you're nobody's fool,
So welcome to the machine.
Welcome my son, welcome to the machine.
What did you dream?
It's alright we told you what to dream.
You dreamed of a big star,
He played a mean guitar,
He always ate in the Steak Bar.
He loved to drive in his Jaguar.
So welcome to the Machine.
di Rosa Ana de Santis
La relazione annuale presentata dal Sottosegretario Giovanardi a Palazzo Chigi, in conferenza stampa, parla chiaro. Dal 2008 al 2009, il numero dei consumatori di droghe è sceso drasticamente, del 25,7%. Da 4 milioni del 2008 ai 2.924.500 del 2009. Una matematica che renderebbe gli onori al Dipartimento Antidroga e al neuroscenziato che lo guida, Giovanni Serpelloni, e che soprattutto giustificherebbe sempre meglio la poltrona del riciclatissimo Giovanardi.
Le cause di questo calo, il cui calcolo matematico sembra quanto meno azzardato, starebbero nella politica di prevenzione, nella diffusione dei drugtest ai lavoratori (non ai parlamentari per carità), e nella crisi economica generale. Ma è proprio questo picco verso il basso che non sembra corrispondere ai dati reali, all’esperienza e alle testimonianze delle comunità e dei Sert.
Non a caso si è levata da più parti la richiesta di conoscere il metodo d’indagine e di rilevamento statistico con i quali il rapporto è stato confezionato. Anche perché, una percentuale così significativa, o sfida le leggi elementari della statistica oppure ci dice che un’intera popolazione era tossicodipendente. Vengono in mente i sondaggi di Pilo sugli esordi del premier. Ma come fanno i calcoli nelle stanze del Sottosegretario?
Eroina, cannabis e cocaina si dividono il podio delle droghe e il governo sembra aver fatto, per l’ennesima volta, una scelta di mera propaganda, con un plus di cinismo per l’occasione. Intanto la crisi economica non ha eliminato le droghe, ma ha semplicemente spostato i consumatori abituali verso il più economico alcool. Una peste che colpisce sempre di più i giovanissimi e le ragazze adolescenti in numero crescente. Quasi sempre ragazze con disturbi alimentari che utilizzano l’after hour per sballare senza cibo e a pochi euro.
Una cosa che sembra non occupare troppo i pensieri di Giovanardi che, da sempre, segue ossessivamente chimica e effetti neuronali degli spinelli. E’ noto. Bisognerebbe, inoltre, rammentare al Sottosegretario che non è mai la ragione dei soldi a spegnere una dipendenza. L’esperienza del tabacco e delle sigarette e dei ripetuti aumenti di Stato lo dimostra da tempo. Potremmo pensare a qualche buono psicologo da inserire nello staff del Dipartimento.
Come non parlare poi delle comunità che, dopo i tagli del governo, sono in pratica sul lastrico. Deve essere lo stesso metodo che porta il governo a sbandierare la sicurezza mentre toglie i finanziamenti ai poliziotti. Un vizio riconoscibile e mirabilmente mistificato.
A dire la verità, un risultato concreto Giovanardi lo ha portato nel mondo della droga. Ha abbassato la dose personale, alterando il discrimine tra consumo personale e spaccio e ha reso punibile penalmente quel ragazzo che portasse in tasca 5 grammi di hashish al pari di uno spacciatore vero. Inoltre, portando la soglia della cocaina a 1,6 grammi (una quantità ben più alta di quella che si spaccia abitualmente), una droga che a Giovanardi fa meno paura delle “canne”, finisce per trattare lo spacciatore che si mette in tasca pochi euro di spinelli con quello che guadagna 500/600 euro dalla coca. Un’equazione stupida, quanto pericolosa, che riempie le carceri di niente.
Forse perché nel mondo di Giovanardi il cocainomane, vestito da ricco, che fa affari dal lunedi al venerdi, che frequenta locali e circoli di lusso e che ipocritamente nasconde il vizietto, è socialmente più accettabile del ragazzo che frequenta i centri sociali e che non nasconde di farsi uno spinello ogni tanto. E’ questo il messaggio che avrebbe dovuto dare in conferenza stampa. L’unico che arriva chiaro dalla comunicazione del sottosegretario.
Anche se i numeri fossero attendibili, la spiegazione della crisi economica basta da sola a suscitare ilarità e ad essere una confessione spassionata della propria nullità politica. L’opposizione e i radicali in testa chiedono chiarimenti sull’origine dei dati. Ministeri, Istat, Centri di Ricerca indipendenti è la risposta di Giovanardi. A noi basterebbe il mondo delle comunità di recupero e la voce delle persone che lavorano seriamente con il disagio giovanile a rendere ridicolo l’incubo ricorrente di Giovanardi sullo spinello e ad offrirci un quadro ben più serio sui nuovi riti dello sballo e sulle età sempre più basse di iniziazione.
Strano il mondo del sottosegretario Giovanardi. Dove un tossicodipendente diventa, di fatto, un detenuto; dove Morgan ha il potere si scatenare campagne politiche ma dove un ragazzo sorpreso con uno spinello di troppo rischia il carcere. Un mondo, per chi non lo ricordasse, dove Giovanardi potè affermare che Stefano Cucchi è morto per anoressia e per droga. Non di botte e di abbandono terapeutico.
Tempo fa furono tranciati i cavi dei collegamenti internet nella profondità dei mari isolando l’intero Medio Oriente… Oggi i pastori informatici talebani potrebbero mettere in ginocchio l’America, ergo…
All’esame del Senato un progetto di legge che dà al presidente il potere di bloccare l’attività del web. Lo scopo: proteggere gli Stati Uniti da possibili attacchi informatici. Ma gli internauti insorgono.
Immaginate una mattina, come tante altre. Avviate il computer, digitate un indirizzo familiare, come google.com. Ma qualcosa non va. Appare una schermata: «Connessione impossibile». Pensate a un errore, verificate il cavo, la linea ad alta velocità. Tutto ok. Provate con un altro sito yahoo.com. Niente. E un altro e un altro ancora. Sempre niente. Pensate a una falla circoscritta. Ma poi accendete la radio e scoprite che il silenzio del web è mondiale. E che a deciderlo è stato Barack Obama. Una scena degna di un film di Hollywood. Eppure tutt’altro che fantasiosa. Mentre il mondo parla della crisi dell’euro, della marea nera e, naturalmente, dei mondiali di calcio, il Senato americano esamina un progetto di legge rivoluzionario. E inquietante. Lo ha presentato il senatore democratico Joe Lieberman.
Tratta della necessità di proteggere gli Usa da possibili attacchi informatici. Preoccupazione legittima e condivisa dallo stesso Obama. Gli attacchi telematici rappresentano una delle nuove armi delle cosiddette «guerre assimmetriche », che già caratterizzano alcuni conflitti geostrategici. Il problema, però, è che Lieberman, anziché sollecitare il potenziamento di barriere tecnologiche anti- hacker, propone una soluzione estrema, mai contemplata fino a oggi. Il potere di spegnere Internet. Con un clic. In caso di emergenza, il presidente degli Usa avrebbe la facoltà di obbligare i maggiori provider e i siti di interesse strategico (dunque praticamente tutti quelli più usati nel mondo come Google e Yahoo) a interrompere ogni attività. Il progetto contempla anche la creazione di un «Centro nazionale per la sicurezza cibernetica e la comunicazione », che avrebbe facoltà di programmare tecnologie specifiche e di imporre misure di sicurezza. A tutti. Negli Stati Uniti, ovviamente. Ma, all’occorrenza, anche all’estero. Senza eccezioni, sotto la minaccia di sanzioni stratosferiche. Un provvedimento estremo, che qualcuno negli Usa ha già paragonato alle leggi più controverse varate da Bush nella guerra al terrorismo. Un provvedimento di cui, però, l’opinione pubblica non è consapevole. I grandi media non ne parlano benché l’iter parlamentare sia in fase avanzata. La Casa Bianca tace, chiaramente consenziente. Qualche senatore repubblicano si oppone, ma poche, isolate voci non sufficienti a svegliare la coscienza del Paese. Solo su Internet la notizia ha suscitato reazioni adeguate. Il popolo del web è preoccupato. Il provvedimento parla di «emergenza nazionale»; dunque non solo cibernetica. Potrebbe valere anche in caso di un attacco terroristico o una guerra. E allora, si chiedono in tanti, perché chiudere Internet e non la radio e la tv? Forse, insinua qualche blogger, perché negli Usa la rete web è tendenzialmente di destra, mentre i grandi media tradizionali sono più di sinistra e, comunque, più controllabili? Dubbi scomodi e, forse, velenosi, ma non infondati. Qualche mese fa proprio Obama si era schierato al fianco di Google contro la Cina, difendendo la libertà di espressione sul web. E qualche giorno dopo Hillary Clinton annunciò un programma per diffondere Internet senza limitazioni in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi sottoposti a dittatura. Ma negli Usa la Casa Bianca sembra intraprendere, almeno in parte, il cammino inverso; a braccetto di altre democrazie occidentali. Come quella australiana, ad esempio, dove è già attivo un filtro per monitorare siti scomodi. Il governo di Canberra di recente ha annunciato di volerlo rafforzare, trasformandolo in una sorta di muraglia cibernetica. Una notizia inquietante, di cui però i grandi media non hanno dato conto con l’eccezione di Tim e . Anche la Nuova Zelanda, dal primo febbraio, si è dotata di un filtro web e proprio da febbraio, per una curiosa coincidenza, l’accesso a siti scomodi, come Prisonplanet e Infowars, è diventato problematico. Ma il passo più audace lo ha compiuto la Gran Bretagna dove a maggio, alla vigilia delle elezioni, la Camera dei deputati, ancora una volta nel disinteresse generale, ha approvato una legge che consente di chiudere siti che violano «o potrebbero violare» la norme a tutela del copyright. Ora tocca a Obama, potenziale Grande Fratello. A fin di bene, naturalmente. Attenti: Obama avrà il potere di spegnere internet…
I grandi media non ne parlano, l’opinione pubblica è distratta dalla finale di nba e dai mondiali di calcio, le news sono dominate dalla vicenda Bp-macchia di petrolio. Intanto però il Senato Usa sta esaminando una legge rivoluzionaria, presentata dal democratico Joe Lieberman, che darebbe a Obama il diritto di spegnere internet. La misura è contemplata nel pacchetto per combattere il cyberterrorismo, ma i pochi che ne hanno parlato la ritengono senza precedenti e potenzialmente liberticida, come scrivo sul Giornale oggi.
In caso emergenza, il presidente degli Usa avrebbe la facoltà di obbligare i maggiori provider e i siti di interesse strategico (dunque praticamente tutti quelli più usati nel mondo come Google e Yahoo) ad interrompere ogni attività. Il progetto contempla anche la creazione di un «Centro nazionale per la sicurezza cibernetica e la comunicazione», che avrebbe facoltà di programmare tecnologie specifiche e di imporre misure di sicurezza. A tutti. Negli Stati Uniti, ovviamente. Ma, all’occorrenza, anche all’estero. Senza eccezioni, sotto la minaccia di pesanti sanzioni. Si tratta di misure giustificate? O, come temono in tanti, stiamo assistendo al tentativo di mettere sotto controllo la Rete? Negli ultimi mesi per la prima volta ben tre democrazie hanno introdotto misure che in qualche misura limitano la libertà su Internet: In Australia ad esempio, dove è già attivo un filtro per monitorare siti scomodi. Il governo di Canberra di recente ha annunciato di volerlo rafforzare, trasformandolo in una sorta di muraglia cibernetica. Una notizia inquietante, di cui però i grandi media non hanno dato conto con l’eccezione di “Time“. Anche la Nuova Zelanda, dal primo febbraio, si è dotata di un filtro web e proprio da febbraio, per una curiosa coincidenza, l’accesso a siti scomodi, come Prisonplanet e Infowars, è diventato problematico. Ma il passo più audace lo ha compiuto la Gran Bretagna, dove a maggio alla vigilia delle elezioni, la Camera dei deputati, ancora una volta nel disinteresse generale, ha approvato una legge che consente di chiudere siti che violano «o potrebbero violare» la norme a tutela copyright. Ora tocca a Obama, potenziale Grande fratello. A fin di bene, naturalmente. Sono preoccupato. Fino a quando la Rete rimarrà uno spazio davvero libero?
Tra pochi giorni (10 luglio) ricorre l'anniversario della nascita di Nikola Tesla, colui che - oltre un secolo fa - ha scoperto la corrente alternata, inventato la radio prima di Marconi, sperimentato una macchina che generava terremoti e realizzato mille piccole e grandi invenzioni su cui si basano moltissime delle tecnologie contemporanee. Cerchiamo di saperne di più con Massimo Teodorani.
Quando si pensa alle grandi menti che hanno illuminato il nostro passato il pensiero corre a Einstein, Leonardo, Marconi o altri, ma in pochi pensano a Nikola Tesla. Eppure, il geniale inventore nato il 10 luglio 1856 in Serbia ha influito sul nostro modo di vivere molto più di altri celebrati scienziati. Tra pochi giorni ricorrerà l'anniversario della sua nascita e abbiamo deciso di cogliere l'occasione per intervistare Massimo Teodorani, autore del libro “Tesla – lampo di genio” che ha ripercorso con noi le vicende dello scienziato e le sue invenzioni ed intuizioni, spesso dimostratesi efficaci e persino profetiche. Tra pochi giorni ricorre l'anniversario della nascita di Nikola Tesla. Possiamo dire che Tesla è senza dubbio lo scienziato più sottovalutato di tutti i tempi?
Non sarei così radicale in questa affermazione. È stato certamente – e, se si vuole, “colpevolmente” – un po’ troppo poco menzionato dalle istituzioni accademiche ufficiali, se non per la sua invenzione della corrente alternata (da cui sono poi derivate moltissime delle sue successive invenzioni) e per l’unità di misura dell’induzione magnetica che porta il suo nome. Volendo giudicare la cosa in termini del tutto realistici ritengo che la ragione di questo sia dovuta a due fattori principalmente. Il primo fattore – che è il più importante solo in apparenza – è certamente l’atteggiamento di supponenza, pregiudizio irrazionale e deliberato sospetto di molti accademici tradizionalisti, ben poco propensi ad accettare di prendere in esame teorie del tutto nuove. Ma soprattutto, dietro a questa parte degli accademici ritengo possa esserci l’establishment economico-capitalista che sicuramente non vede di buon occhio la possibile applicazione su larga scala di metodi di produzione dell’energia che potrebbero essere in urto frontale contro il business attuale del petrolio e di altri sistemi convenzionali di approvvigionamento dell’energia che, oltre ad aver massacrato l’equilibrio ecologico, hanno riempito da sempre le tasche di chi tira le fila. Il secondo fattore è, senza alcun dubbio, dovuto a Tesla stesso, il quale, pur essendone capace, è sempre stato poco propenso ad adottare la metodologia matematica nella presentazione ufficiale delle sue teorie, il che era senza dubbio una grave lacuna e uno sbaglio di strategia da parte sua, dal momento che la scienza per essere realmente condivisa e controllata richiede che ci si attenga ai protocolli standard di comunicazione dei risultati, cosa che io stesso condivido. Inoltre lui, seppur in buona fede, fece l’errore madornale di coinvolgere troppo il grande pubblico nelle sue scoperte. È un fatto assodato – ma da lui infantilmente trascurato – che larga parte della gente di tutti i luoghi e tutte le ere è sempre stata totalmente impreparata nel metodo scientifico e, conseguentemente, in una corretta interpretazione dei risultati, con il serio rischio di propagare poi le ricerche di Tesla in maniera del tutto scorretta e screditante. Questa è stata, a mio parere, la principale colpa/ingenuità di quello che era nei fatti un grande scienziato.
Edison, Marconi e chissà quanti altri hanno avuto una fama molto più grande di quella di Tesla, eppure le loro invenzioni non sono minimamente paragonabili. In particolare Edison, dopo aver “assunto” Tesla alle sue dipendenze, lo ha contrastato per tutta la vita. Qual è la più grande differenza tra Edison e Tesla?Non si può certamente negare il valore fattuale di Edison e (soprattutto) di Marconi, i quali hanno dato moltissimo alla tecnologia, innovandola radicalmente e rivoluzionando il mondo in senso reale e globalizzato. Ma si può senza alcun dubbio anche affermare che le invenzioni di Tesla sono state largamente più rivoluzionarie – proprio perché ben funzionanti e utilizzate su larga scala – di quelle di Edison, ad esempio. Basta solo pensare alla differenza di efficienza tra corrente continua e corrente alternata e tra le obsolete lampadine ad arco di Edison con quelle a fluorescenza e ad alto rendimento di Tesla. E poi Tesla era molto meno succube del “dio denaro” di quanto non lo fosse Edison.
Quanto all’invenzione della radio, non penso sia realmente successo che Marconi avesse “rubato” le idee di Tesla (anche se Marconi si era accuratamente informato sulle coeve ricerche di Tesla), ma che semplicemente fossero arrivati entrambi allo stesso risultato seppur per vie differenti. Certamente è un fatto assodato (anche legalmente) che Tesla fu il primo a inventare la radio, anche se forse non così sofisticata come la versione di Marconi. Spesso, nei periodi della storia, all’improvviso avvengono come invenzioni simultanee nel mondo, ma questo il più delle volte non è dovuto alla disonestà dell’uno o dell’altro ma ad una stranissima “sincronicità” che accade spesso nei punti di svolta dell’umanità. Comunque se dovessi scegliere tra gli avversari di Tesla, Edison e Marconi, sceglierei Marconi. Quali sono, secondo te, le principali invenzioni di Tesla?
Non è uno scherzo elencarle tutte, ma ci provo lo stesso. Il motore a induzione e la corrente alternata da esso prodotta, il trasmettitore ad amplificazione con cui riusciva a trasmettere energia a distanza e senza cavi, le lampadine a fluorescenza, la radio, il radar, il tubo catodico, la tecnica radiografica a raggi X, il tachimetro, l’iniettore elettrico dei motori, la turbina senza pale, metodi per l’imbrigliamento dell’energia solare e dei raggi cosmici, i circuiti elettrici sintonizzati, i sistemi a radiocomando, i principi dell’aereo a decollo verticale, le porte logiche e la robotica, il risonatore meccanico ed elettrico, le armi a energia diretta, la macchina elettroterapica. E sono solo la parte più nota, che riguarda esclusivamente le invenzioni effettivamente scaturite col tempo in qualcosa di reale e non solo di semplici brevetti … Tutte queste invenzioni sono state effettivamente realizzate e costituiscono il corredo tecnologico della nostra vita di tutti i giorni. Per questa ragione tutta l’umanità deve moltissimo a Tesla. In che modo la sua figura influisce nella nostra quotidianità?
Direi che l’aspetto più eclatante di questa influenza è marcatamente pratico, e ciò è dovuto al fatto che moltissimi dei mezzi tecnologici attuali (inclusi i seguenti: la televisione, il computer, la tomografia TAC, il microscopio elettronico, il treno a levitazione magnetica, l’acceleratore di particelle) sono nati proprio dalle intuizioni e sperimentazioni di Tesla, e questo è un patrimonio immenso che ci dovrebbe rendere pienamente debitori nei confronti del suo operato. Sul piano invece più astratto direi che la figura Tesliana rappresenta a tutt’oggi sicuramente un esempio eclatante dello scienziato geniale e fuori da qualunque compromesso scellerato: sicuramente questa figura è una vera e propria “icona sia intellettuale che morale” che agisce – in questo caso positivamente – nell’immaginario collettivo e quindi anche nel nostro quotidiano.
Tra le sue sperimentazioni, destano impressione quelle sul raggio della morte (o raggio della pace), sull'elettricità senza fili, sulla manipolazione dell' “etere”, che avrebbe permesso all'essere umano di manipolare la realtà, creando e alterando l'esistente. Che ne pensi?Certamente ci sto riflettendo da molto tempo. Il “raggio della morte”, ad esempio, oggi non è più una semplice manifestazione di intenti. Del resto ci aveva pensato anche lo stesso Guglielmo Marconi 65 anni fa. Le armi ad energia diretta (DEW: Direct Energy Weapons) sono oggi una realtà operativa, prevalentemente impiegata nel progetto di “scudo spaziale”, ma certamente non si tratta delle “terribili armi” che sarebbero state usate dagli americani a Bagdad (molto recentemente ho personalmente parlato di questo con un noto ingegnere aerospaziale americano della NASA con cui sto collaborando da tempo, il quale mi ha confermato che la notizia è una vera e propria bufala). Si fa confusione tra armi non-letali a microonde ad uso anti-sommossa (tuttora operative) con “terribili nuove armi a raggio” che sarebbero state usate contro civili inermi: in realtà si tratta purtroppo di (troppi) incidenti – dovuti ad una errata designazione del bersaglio – causati da nuovi tipi di armi convenzionali (e la cosa non può che intristire ulteriormente) che non hanno nulla a che vedere con il “raggio della morte”. Questo mondo è, oggi più che un tempo, un ricettacolo di menzogne più o meno abilmente e miratamente veicolate mediaticamente. E, ovviamente, c’è chi manipola la cosa. Certo si tratta di complotti, ma di polarità opposta a quelli che vengono fatti passare per veri, facendo leva sulla buona fede della gente e sulla sua globale ma innocente ignoranza.
Quanto alla “manipolazione dell’etere”, ci si riferisce alla possibile estrazione di energia dal vuoto quantistico, ricerca su cui si sta lavorando da tempo. Non solo a scopo energetico in senso lato ma anche per permettere la realizzazione di una forma di teletrasporto, che richiede l’estrazione e l’utilizzo di quella che viene chiamata “energia negativa”. Ma siamo ancora indietro di 20 anni almeno nella realizzazione di questo progetto, anche se esistono da tempo le basi fisico-matematiche che lo supportano. E ci arriveremo, prima o poi. Molte delle idee di Tesla sono stare realizzate dopo la sua morte. Quali saranno le prossime?
Estrazione di energia dal vuoto quantistico, propulsione elettromagnetica, teletrasporto quanto-relativistico (altrimenti denominato “star gate”). Queste sono le prime che mi vengono in mente, e ritengo che, se non ci estingueremo prima, riusciremo senz’altro a raggiungere il risultato perlomeno per quanto riguarda le prime due, nel medio-lungo termine. Quale, secondo te, il più grande errore della sua vita?
Non ho dubbi su quanto ti sto per dire. L’aver comunicato troppo con il grande pubblico e troppo poco con i suoi colleghi dell’accademia. Ovviamente il primo approccio nasceva dalla sua assoluta buona fede, dal suo entusiasmo nella condivisione delle sue scoperte all’umanità, e dalla sua devozione verso la gente (che, evidentemente, non meritava tanto) su vasta scala piuttosto che verso un “oscuro ed elitario circolo Pickwick” trincerato dietro parrocchie universitarie. Avrebbe invece dovuto fare ogni sforzo per far accettare le sue idee, anche le più ardite, proprio all’interno di questo “circolo”, e le capacità di sottomettere articoli matematici non gli mancavano sicuramente (ad esempio, Tesla, sulla base di pregressi studi accademici, era molto più ferrato in matematica e fisica di quanto non lo fosse Edison). Certamente avrebbe dovuto turarsi il naso di fronte a taluni “soloni dell’accademia” – e ciò è pienamente comprensibile soprattutto se ad agire è un genio che fa obiettivamente fatica a prendere direttive da personaggi che spesso (ma solo in parte, per fortuna) sono più simili a ragionieri e burocrati che a veri scienziati – e accettare le regole del gioco, ovvero sottomettere a riviste con peer-review articoli tecnici secondo i canoni accettati e condivisi della scienza galileiana (il che non è affatto un male! Bensì una *garanzia* che quanto è stato inventato è realmente attendibile e riproducibile, e non arrecante pericoli alla collettività). Sono più che sicuro che se Tesla avesse dedicato anche solo il 10% del suo tempo a fare questo, rinunciando ogni tanto a pensare autarchicamente ad alcune delle sue innumerevoli ricerche (e ne aveva veramente abbastanza, anche senza il bisogno di iterare l’inventiva), non solo adesso egli sarebbe ufficialmente ricordato come il più grande scienziato di tutti i tempi dopo Leonardo, ma noi probabilmente adesso viaggeremmo verso altre stelle e non, come facciamo ora, usando la versione raffinata e computerizzata di una tecnologia spaziale che invece è ormai vecchia di secoli. Il sistema si cambia da dentro e non da fuori, se davvero si vuole essere ricordati dai posteri e, soprattutto, se si vuole realmente incidere socialmente con i frutti delle proprie innovazioni. Tesla non si è mai preoccupato di gestire il denaro e, pur avendo “incontrato” milioni di dollari, è morto povero. Segno di talento o di follia?
Era un autarchico. Nessuna reale follia, penso (se non alcune manie compulsive). E soprattutto era talmente preso dal suo lavoro che non aveva il tempo di gestirsi economicamente e con la necessaria strategia e oculatezza; e poi aveva ben pochi consulenti se non sé stesso. Semmai, senza che se ne accorgesse veramente, aveva spesso accanto squali sempre pronti a utilizzare e asservire il suo talento e purtroppo, senza che la sua candida ingenuità lo sapesse, millantatori che ne strumentalizzavano le conoscenze facendo leva su alcune sue affermazioni pubbliche improvvidamente troppo entusiastiche. Era un genio troppo grande per una umanità troppo stupida, inetta, impreparata e amorale. E il concetto potrebbe essere iterato anche oggi, moltiplicando per un ordine di grandezza. Nikola Tesla credeva che solo la diffusione della coscienza potesse permettere lo svilupparsi di un futuro armonioso. Ad oltre 100 anni dalla sua nascita, credi che la coscienza globale sia aumentata o diminuita?
Io la vedo in fase di collasso esponenziale, a livello globale, anche se non caratterizzante tutte le persone ma solo il 90% di esse. È una osservazione obiettiva, purtroppo, e probabilmente condivisa da molti altri. Chi ha in sé alcuni presupposti evolutivi per poter dire di essere in grado di “espandere la propria coscienza”, tace, o comunque si rapporta solamente con un gruppo molto limitato di persone, ovvero con quelle che sono preparate – sia scientificamente che coscienzialmente – a fare buon uso di tutto questo. Altri individui, forse in parte “illuminati” ma poi nei fatti completamente ingenui (o improvvisamente diventati furbi), si stanno dando in pasto ad una “mercificazione dello spirito”, che non potrà che accelerare l’entropia umana e dare propulsione al medioevo prossimo venturo. In un periodo in cui le fonti energetiche si sono trasformate in fonte di morte e distruzione (guerre per il petrolio, inquinamento, incidenti nucleari, impossibilità di smaltimento delle scorie ecc) le teorie di Tesla sull'energia libera assumono una nuova luce. Potranno aiutarci a costruire un futuro diverso?
Ad un certo momento vedremo volare nuove macchine in cielo (o forse le vediamo già?) e sarà una sorpresa per tutti. Meglio che sia una sorpresa piuttosto che certe nuove conoscenze vengano divulgate anzitempo e, soprattutto, a individui totalmente impreparati nella gestione del metodo scientifico e nel “management morale” delle cose del mondo. Sarà possibile leggere l'intervista integrale a Massimo Teodorani nella versione ebook di "Tesla-Lampo di genio" in uscita il 10 Luglio in occasione del Tesla Day! LEGGI ANCHE: Nikola Tesla secondo Teodorani Nikola Tesla, il genio che ha inventato il XX secolo