lunedì 14 marzo 2011

Il libro di Draco Daatson – Parte II

Mmm... bene... la scena è più o meno questa:
ci sono io sulla mia auto ferma, sono seduto al posto di guida e sto piangendo come un agnello che si appresta a festeggiare la Santa Pasqua, con la testa riversa sul volante.
Il passeggero al mio fianco che mi accarezza dolcemente la testa è Victoria Ignis, una donna sui quarant’anni, capelli corvini, mossi e lunghi fin sotto le spalle, un corpo formoso e un naso leggermente aquilino, segno di intelligenza acuta e forza sessuale... ma allora io queste cose ancora non le sapevo e per me lei era solo una donna incredibilmente attraente nonostante non mi ricordasse nessuna ‘velina’ in particolare.
Mentre le mie lacrime bagnavano il volante lei mi ripeteva con tono caldo e materno – totalmente differente da quello usato nemmeno un’ora prima – un’unica domanda:
Chi sei tu?
E intanto proseguiva nell’accarezzarmi i capelli sulla nuca.
Chi sei tu?
E lo chiedeva come se non si aspettasse una risposta, come se la risposta non avesse alcuna importanza né per me né tantomeno per lei. E mentre lei pronunciava quelle parole all’esterno, io mi ripetevo all’interno: “Chi sono io?” “Chi sono io?” “Chi sono io... ma, soprattutto, chi se lo sta chiedendo?” Ragazzi... c’era da diventar matti.

Chi sei tu?
Lei continuava a recitare quello che all’inizio mi sembrava uno stupido mantra, mentre dentro di me – tra un singhiozzo e l’altro – si insinuava il terribile sospetto che l’unico aspetto fondamentale della questione, forse... molto probabilmente... si trovava nella domanda stessa, non nella risposta.
“Chi sono io?” Mi chiedevo. E qualcosa stava scattando dentro di me. Un sottile click.
Era come se la risposta consistesse nel porre la domanda con il giusto tono di voce, con la giusta profondità.
“La risposta è la domanda stessa posta dalla corretta prospettiva.” Era una delle frasi di Draco Daatson.

††† ††† †††

...ma facciamo un passo indietro. Meno di un’ora prima stavo guidando sull’autostrada...

Perché non guidi?
La voce di Victoria Ignis, seduta accanto a me sulla mia auto, andò a tagliare come una lama il filo dei miei pensieri. Sussultai.

Perché non guidi?
Ripetè subito dopo.

“Sto guidando. Non lo vedi?”
Risposi senza crederci nemmeno io.
Non stavi guidando, stavi dormendo avvolto da una coltre di pensieri. Chiediti piuttosto chi o cosa guidava al posto tuo mentre tu dormivi mollemente adagiato sull’attività meccanica della tua mente. Dov’era il Padrone di casa?

“Stavo pensando. Pensavo a qualcosa d’importante: domani devo incontrare il responsabile dell’agenzia interinale per cui lavoro. È una cosa che mi preoccupa e voglio arrivarci preparato.”
Un istante dopo aver parlato mi pentii mille volte di averlo fatto. Realizzai di aver appena pronunciato una di quelle frasi che scatenavano le ire di Victoria Ignis. Conoscevo fin troppo bene la sua RABBIA CONTROLLATA. Ciò che diceva in quelle occasioni, senza gesti di nervosismo o fastidio, senza far uso di atteggiamenti aggressivi... andava comunque a scuotere tutto il mio essere e rimaneva in qualche modo registrato nella mia carne.
Avvicinò il suo volto al mio profilo. Io restai con lo sguardo fisso sulla strada e mi guardai bene dal voltarmi per non incrociare il suo. Ero cosciente delle lingue di fuoco che potevano uscire da quegli occhi.
Sentivo il suo alito dentro il mio orecchio destro.

Tu... stavi... pensando?
Disse scandendo bene le parole, in un tono che percepii ironico. Non aveva alzato la voce, non si era alterata, tutt’altro: sussurrava. Ma questo rendeva ancora più penetranti e insopportabili le sue parole.

Non osare mai più attribuirti la capacità di pensare. Tu non sai come si fa a pensare. Per poter pensare ci deve essere QUALCUNO che pensa, mentre dentro di te, dentro questo corpo, dentro questa scimmia vestita a festa... non abita nessuno. Immagini e frasi che compaiono nella mente non costituiscono vero pensiero. Se non lo domini, se non puoi interromperlo quando vuoi, allora non sei stato tu a pensarlo.
“Non basta udire una voce nella testa per essere un Pensatore!” Diceva Draco Daatson.

Non stavi guidando, perché non eri presente, non eri qui-e-ora. Mentre una parte meccanica di te si occupava della guida tu eri identificato con l’attività di un tuo organo, la mente. È come essere nel fegato o in un rene. Ogni organo svolge un’attività, la mente pensa, ma non per questo devi credere a ciò che dice più di quanto non crederesti al tuo fegato se dovesse cominciare a parlarti.
E non stavi nemmeno pensando in maniera consapevole. Semplicemente non eri in casa e in tua assenza la mente ha cominciato a vagare immaginando un ipotetico futuro. Nulla di tutto questo lo hai voluto tu.
Tu credi che la tua mente sia il tuo migliore amico, ascolti ciò che ti racconta di te e degli altri... e le dai ragione. Ne hai fatto il tuo consigliere più fidato. Non è vero, la mente non potrà mai essere tua amica. È il tuo peggior nemico in quanto ti domina e ti trascina in due zone della coscienza che non esistono: il ricordo del passato e l’anticipazione del futuro. Il tuo peggior nemico, in verità l’unico tuo nemico, si nasconde proprio dove non penseresti mai di guardare. Non conosci la vita senza di lei, non riesci nemmeno a immaginare una vita senza di lei.
Il rapporto fra te e la tua mente non è paritario: lei ti possiede. Quando la dominerai diverrà il tuo miglior servitore... servitore... non amico. Un demone può diventare tuo servitore, non tuo amico.

Sei un drogato che condivide una terribile dipendenza con tutti quelli della sua specie: la dipendenza dalla VOCE NELLA TESTA. Ma sappi di appartenere a una specie in estinzione formata da sonnambuli incapaci di pensare, sentire, amare. Se non evolvi entro pochi anni sarai vomitato fuori dalla storia del pianeta insieme agli altri della tua specie, per lasciare spazio a un essere più evoluto che ha già cominciato a manifestarsi: l’Uomo Verticale.


A un certo punto giungemmo al casello autostradale. Presi il biglietto dal portadocumenti e lo consegnai all’impiegato.
“4500 lire.”
Stavo cercando i soldi nel portafogli quando dalla mia destra giunse come una fucilata la voce di Victoria Ignis:
Chiedigli uno sconto.
Raggelai. Mi voltai, la guardai negli occhi: era seria.
Fatti fare uno sconto o il nostro rapporto finisce qui, oggi. Devi scegliere: vuoi continuare questo percorso oppure no?

Riflettei per qualche secondo. Deglutii e mi rivolsi all’impiegato che era in attesa:
“Non è che potrebbe gentilmente farmi uno sconto?”
“Uno sconto? – la faccia da impiegato dell’uomo produsse una smorfia simile a un sorriso – Beh... se me ne paga tre, le posso fare un tre per due!”
Era più sveglio e ironico di quando non sembrasse a un primo sguardo. Protese la mano per ricevere i soldi e restò in attesa. Io mi voltai verso la mia passeggera con uno sguardo implorante, ma lei restò inamovibile.
“Non sto scherzando. – continuai rivolto all’impiegato – vorrei uno sconto sulle 4500 lire. È possibile?”.
L’uomo capì di avere a che fare con un sempliciotto, magari piovuto da chissà quale campagna e acquisì un tono più serio: “Mi dispiace signore ma ai caselli non possiamo fare sconti. Sono 4500 lire.”
“Vede... la mia situazione è questa: io non posso andare via se lei non mi fa uno sconto anche minimo.”
Mentre parlavo mi vergognavo come non mai. Intanto qualcuno nella vettura dietro di noi aveva cominciato a strombazzare.
“Allora mi sta prendendo per i fondelli! Io sono qui a lavorare e dietro di lei c’è una coda di macchine. Se non paga e se ne va da qui, le assicuro che la linciano.” Disse alzando un po’ la voce.
“Voglio solo uno sconto.”
“Ooooh... ma sei scemo?! – l’impiegato era repentinamente passato da un “lei” di circostanza a un più confidenziale “tu” – Se non paghi chiamo una pattuglia dei carabinieri!”

Restò immobile a fissarmi. Mi guardava come si guarda un povero malato di mente che insiste nel volere qualcosa che non solo è impossibile da ottenere, ma che non dovrebbe nemmeno essere voluto.
Ecco... adesso stava arrivando lei... la sentivo crescere dentro di me come una creatura aliena che si faceva spazio nella mia pancia... la riconoscevo... era la PAURA... la paura di non essere accettato, la paura di fare o dire qualcosa di non previsto dalla società. La paura di essere scambiato per un pazzo, per uno scemo, per un imbranato, per un diverso. La paura di non fare la cosa giusta al momento giusto, la paura di non essere approvato, di non riuscire a passare inosservato, la paura di non essere nella media.

Com’è bello e rassicurante sentire la pacca sulla spalla della società – disse Victoria Ignis con tono più dolce – Com’è confortante l’approvazione degli altri. Fare la spesa al supermercato e sentirsi una persona normale che fa cose normali... che non deve giustificare nulla, perché non sta facendo nulla che non sia previsto.
Com’è rasserenante sentirsi folla.
Com’è semplice non opporre resistenza al contagio della mediocrità.

Ma tu un giorno dovrai spiegare agli altri l’assurdo, parlare di ciò che è scomodo, spezzare i sigilli dell’ipnosi. Come speri di poterlo fare se ti vergogni di dire qualcosa di non previsto a uno sconosciuto sull’autostrada?

Le sue parole in quel momento apparirono come una condanna.
Paga e andiamo via.
Feci in tempo ad accostare l’auto sulla destra, nello spiazzo subito dopo il casello. La mia testa si riversò sul volante senza chiedermi il permesso e cominciai a piangere come un agnello che si appresta a festeggiare la Santa Pasqua.
Victoria Ignis, con un fare materno, pieno di quell’amore che quando voleva poteva dispensare a fiumi, cominciò ad accarezzarmi delicatamente la testa...
Chi sei tu?

††† ††† †††

“Parlami della setta dei Senza Sonno. Fammi ancora respirare quella Forza che viene da lontano, fammi battere il Cuore in petto, fammi sognare di uomini e donne valorosi, di esseri non ancora sporcati dalla pochezza moderna. Impregna il mio spirito con la potenza del Mito. Ti prego... parlami di loro.”

E sia. Ti narrerò dei Senza Sonno, coloro che detenevano la conoscenza del FuocoFisso...

Continua...

Alchimia Contemporanea di Salvatore Brizzi (questo è il libro nel quale ho parlato per la prima volta di Draco Daatson e Victoria Ignis)


La Sconfitta di Cronos di Salvatore Brizzi (da qui è possibile acquistare La sconfitta di Cronos con il 15% di sconto: 12,75 euro anziché 15)


Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

http://www.salvatorebrizzi.com/