giovedì 15 marzo 2012

Game over II parte



di Shooter marzo 2012

Capitolo 2


Economia globale – Economia locale
(Crisi, Recessioni, Default)

Da troppo tempo ormai sento la solita “barzelletta” che stiamo uscendo dalla crisi, o addirittura che ormai ne siamo fuori. Espressioni ridicole che, pronunciate dall’ex Premier, possono anche passare, vista la “serietà” di chi le profferisce, ma dette da quello attuale suonano pesantemente come una presa in giro, considerati gli altri ruoli che occupa a vario titolo, come per esempio la sua presenza nel consiglio direttivo del Gruppo Bilderberg... e chi vuole approfondire sugli intenti di detto gruppo basta che si attivi con Google...
Quando per uscire dalla crisi il classico “giro di vite” è rivolto al popolo e non ai costi  della politica, quando il “Giglio” affonda la “Concordia” e, almeno due banche di caratura mondiale hanno preso delle misure per ritornare a effettuare transazioni in vecchie valute della zona euro tra cui lira, dracma ed escudo, come scrive il Wall Street Journal citando fonti ben informate, è difficile credere che ci sia la volontà di uscire dalla crisi!... e chi ha orecchio per intendere, intenda!
In ogni caso, anche le crisi economiche rispecchiano dei cicli, come il saliscendi dei singoli prodotti, in base a criteri che potranno sembrare strani, ma se presi in considerazione e applicati correttamente fanno fare “affaroni” d’oro. Così, di fatto, alcuni che li conoscono e li adottano già da tempo, sono diventati multimiliardari, al pari dell’elite massonica (il Giglio) che li ha sempre utilizzati e tenuti gelosamente in gran segreto, fintantoché un certo Bradley Cowan non li rese pubblici per la prima volta. In seguito, poi, furono ripresi da Baumring.
    I criteri suddetti si basano sulle tesi di W.D. Gann che, partendo dal Dow Jones Industrial Average (forma di grafico continuativo contenente una registrazione accurata degli estremi umani di entusiasmo e paura, già conosciuta fin dal tardo ‘700 come “Borsa degli Stati Uniti”), adottano raggi vettori, funzioni tetraedriche ed ellissi a cui applicare il noto Teorema di Pitagora per determinare senza errori gli andamenti della borsa anche per lunghi periodi di tempo. Il tutto è racchiuso in una decina di libri reperibili al costo di 20/30.000 US$, che reputo ormai introvabili e, inservibili, se non si sono seguiti i relativi corsi.
    Questo, per significare che l’andamento delle crisi non solo si possono conoscere a priori, ma chi ne ha l’opportunità può sfruttare queste informazioni a 360°.
    Questa globale messinscena, quindi, dove la crisi è pilotata e dove si sa perfettamente che l’unico scopo è di centralizzare il potere e l’economia dell’intero pianeta, diventa ridicola agli occhi di chi sa dove guardare. E i vari fondi “salva stati”, come il decreto “salva Italia”, servono solo a commissariare e a creare ulteriore disuguaglianza sociale che porti a ribellioni alle quali rispondere con la totale cancellazione di ogni illusione di democrazia, o pseudo tale, dato che il fondo non lo toccheremo prima di un anno ancora.
Intanto leggiamo com’è la situazione a vari livelli, o per lo meno come ce la raccontano, ferma restando l’indiscussa realtà che vede la Federal Reserve, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la stessa nostra Banca d’Italia in mano ai privati, come evidenziato in premessa.
Questo è l’anno de “L’assalto finale, della truffa dei tecnocrati-banchieri e della fine della democrazia” come lo definisce  Gerald Celente (grande analista americano, presidente del Trend Research Institute, che consiglio di ascoltare su YouTube. Alla fine del capitolo, per i più pigri, riporterò un sunto delle sue dichiarazioni), e in queste dichiarazioni sottolinea più volte anche il nome di Mario Monti. Nelle numerose interviste rilasciate alle TV americane (le quali riconoscono apertamente in diretta a lui e, al suo gruppo di analisti, l’accurata previsione dimostrata negli anni) parla della rovinosa caduta della società a livelli globali, in cui ognuno deve cominciare a pensare solo ed esclusivamente a se stesso per la propria salvezza. Questa depressione, secondo Celente (e non solo lui) sarà la peggiore che la nostra civiltà abbia mai conosciuto e che porterà inevitabilmente a sanguinose repressioni e alla guerra...

... partendo, proviamo a dare un senso all’articolo letto nel capitolo precedente che accennava alla “guerra di Obama per oscurare la crisi” e vediamo com’è la situazione di chi “abbaia” più forte... (oltre a quel buffone di Sarkozy, come lo ha definito il figlio di Gheddafi in un’intervista su Euronews, allorché lo invitò a restituire i soldi che gli avevano donato per la sua campagna elettorale. Da rammentare che, come risposta, il giorno seguente i caccia francesi presero subito l’iniziativa e cominciarono a bombardare la Libia)... 

Chi detiene il debito pubblico americano
27 luglio 2011

1. Gli otto anni di presidenza Bush e due guerre dissennate tuttora in corso hanno dissanguato le casse degli Stati Uniti. L’ultimo bilancio in pareggio si è avuto nel 2000 durante l’era Clinton. Da allora il Tesoro americano ha sempre chiuso i conti in deficit (-10% nel 2010), stratificando il passivo nello stock del debito pubblico. Se nel 2000 tale debito ammontava ad un gestibile 60% del PIL, oggi si approssima al 100%, pareggiando di fatto il conto con la ricchezza nazionale.
2. Attualmente il Paese non può ricorrere ai Buoni del Tesoro perché la facoltà di emettere titoli di debito per garantirsi liquidità non è infinita. La cifra massima, fin dal 1917, è calmierata da un tetto massimo (debt ceiling) fissato dal Congresso, oltre il quale il governo federale non ha la potestà di finanziarsi tramite obbligazioni. L’attuale limite, fissato nel febbraio 2010, ammonta a 14.294.000 miliardi ed è stato raggiunto il 16 maggio. Il segretario al Tesoro, Timothy Geithner è riuscito a metterci una pezza sospendendo i versamenti ai fondi pensione dei dipendenti federali, procrastinando il problema al 2 agosto, fatidica data in cui i liquidi per oliare la pesante macchina burocratica Usa saranno veramente finiti. L’unica soluzione è l’innalzamento del tetto del debito, altrimenti gli Stati Uniti si troveranno in default tecnico.
3. Il rischio di default che incombe sugli Usa pone l’interrogativo in merito alla sorte del debito stesso. In proposito l’Economist riporta un interessante grafico, elaborato dalla Congressional Quarterly, nel quale vengono riassunti tutti i possessori di Buoni del Tesoro Usa. L’analisi propone diverse chiavi di lettura. Essa distingue innanzitutto tra due macrocategorie. Da una parte troviamo il “pubblico”, ossia il complesso degli investitori pubblici e privati, interni ed esterni (8.229 miliardi) e il sistema della Federal Reserve (1.427 miliardi). L’ammontare di titoli detenuto da questa ampia categoria ammonta a più di 9.000 miliardi di dollari. Spiccano in particolare i 1.160 miliardi detenuti dalla Cina, a cui vanno aggiunti i 112 miliardi in mano a Hong Kong e una frazione più risibile a Macao. A seguire c’è il Giappone, creditore fin dai primi anni Ottanta, con 906 miliardi. Terzo posto per il Regno Unito con 333 miliardi e quarto per i Paesi esportatori di petrolio con 221,5 miliardi. Da notare anche il Brasile con quasi 207 miliardi. Dall’altra ci sono gli enti governativi statunitensi con i restanti 4.613 miliardi. Per la gran parte si tratta di fondi fiduciari per finanziare il sistema del welfare (come i programmi Social Security e Medicare) e la costruzione di infrastrutture. In pratica, se sommiamo questi titoli a quelli detenuti dalla Fed scopriamo che quasi la metà (circa 6.000 miliardi) del debito del Paese è con se stesso, il che non è molto rassicurante. Un po’ come avveniva da noi negli anni Ottanta, quando l’allora Ministero del Tesoro apriva linee di credito presso la Banca d’Italia per finanziarsi. L’adesione all’euro, con il conseguente trasferimento delle competenze di politica in tema di monetaria in capo alla Bce, ha posto fine a questa pratica licenziosa. In secondo luogo, oltre 7.840 miliardi sono detenuti da investitori nazionali, mentre la restante metà è in mano ad investitori esteri. Ciò significa che in caso di default il mercato soffrirebbe non poco, con ripercussioni potenzialmente gravi per la stabilità della finanza internazionale. Infine, l’ultima demarcazione è tra titoli negoziabili e non. Quasi tutto il debito detenuto dal “pubblico” è negoziabile, ovvero passibile di essere oggetto di scambio sui mercati. Solo una piccola parte (540 milioni) non è negoziabile, dunque emesso in favore di determinati possessori e detenuto stabilmente da questi ultimi.
4. In caso di mancato accordo, l’agenzia di rating Moody’s ha già avvertito circa un probabile declassamento del debito degli Usa, i quali perderebbero così la loro immacolata aura della tripla A. L’agenzia, a mercati chiusi, ha reso noto di avere messo 4. sotto revisione il rating Usa a causa della “crescente possibilità che il limite del debito non venga alzato per tempo, portando a un default sulle obbligazioni del Tesoro”. In realtà nessuno mette in dubbio la solvibilità degli Usa. I titoli sottoscritti non sono a rischio di mancato rimborso. Il punto è che un probabile declassamento comporterà di conseguenza un aumento dei rendimenti richiesti dal mercato, aggravando così la voce interessi passivi nel bilancio del Paese. E dunque il deficit. Di riflesso, anche i sistemi economici maggiormente interconnessi a quello statunitense (Europa e Cina) potrebbero subire contraccolpi.
5. Si capisce come mai l’attenzione di tutti sia rivolta al braccio di ferro tra il presidente Barack Obama e il presidente della Camera John Boehner. In un discorso alla nazione il presidente ha chiesto il sacrificio di tutti. Obama propone un taglio alla spesa di 2,7 miliardi, una maggiore pressione fiscale sui ceti abbienti e l’innalzamento del tetto del debito, in modo da reperire le risorse necessarie per tutto il 2012 – assicurandosi così una campagna elettorale senza patemi d’animo. Secondo i Repubblicani, invece, l’enorme mole di sacrifici dovrà ricadere solo ed esclusivamente sulle spalle dei ceti medio-bassi (direttamente attraverso il fisco e indirettamente tramite pesanti tagli al welfare) senza erodere i ricchi portafogli dei miliardari. Ormai è chiaro a tutti che il vero obiettivo del Congresso è colpire Obama in vista delle presidenziali 2012, anche a costo di lasciar cadere gli Usa nel baratro. In altri termini, la questione è politica. Pertanto anche se un accordo fosse raggiunto in extremis, pare scontato si tratterà di una soluzione meramente compromissoria e a medio termine, e non improntata su un ottica di lungo periodo come invece sarebbe necessario. Con la conseguenza di riportare le parti al tavolo delle trattative (in condizioni simili) tra un anno, ossia in piena bagarre elettorale.



Crisi Usa: i signori del debito Usa, Cina al primo posto
6 agosto 2011
NEW YORK – Il debito dello Zio Sam parla cinese: Pechino è il primo creditore estero americano (in base agli ultimi dati del Tesoro Usa), con 1.160 miliardi di dollari. Una cifra seconda soltanto a quella della Federal Reserve che, con i due round di allentamento monetario, è diventato il maggiore possessore di titoli di debito di Washington. Il Giappone è il secondo creditore estero con 912,4 miliardi di dollari, seguito al terzo posto dalla Gran Bretagna. Ecco di seguito i maggiori creditori esteri americani (distinta più aggiornata):

Cina 1.160     mld US$ - Giappone     912,4     mld US$ - Gran Bretagna 347 mld US$ - Opec 230 mld US$ - Brasile 211 mld US$ - Taiwan     153 mld US$ - Paesi Caraibici 148     mld US$ - Hong Kong 122 mld US$ - Russia 115 mld US$ - Svizzera 108 mld US$ - Canada     91 mld US$ - Lussemburgo     68 mld US$ - Germania 61     mld US$ - Tailandia     60 mld US$ - Singapore 57     mld US$ - India 51 mld US$ - Turchia     39 mld US$ - Irlanda 34 mld US$ - Corea del Sud 33    mld
US$ - Belgio 31 mld US$.

... poi incolpano l’Europa se gli States sono in crisi... e pensare che si sono anche più volte permessi di dire che l’Italia deve sforzarsi di più per uscire dalla sua...

Usa/ Cina: Bomba del debito americano non è stata disinnescata

Pechino, 3 ago 2011. (TMNews) - Gli Stati Uniti non sono riusciti a disinnescare "la bomba del loro debito" e la Banca centrale cinese continuerà a differenziare i suoi investimenti in valute straniere di fronte alla minaccia che pesa ancora sul dollaro. "Le riserve di cambio della Cina continueranno a seguire i principi della diversificazione degli investimenti e della gestione dei rischi", ha fatto sapere in un comunicato Zhou Xiaochuan, il governatore della Banca centrale. Le riserve di cambio della Cina, le più importanti del mondo, hanno raggiunto i 3.197,5 miliardi di dollari a fine giugno, in aumento del 30,3% sull'anno, secondo la Banca centrale cinese. Ma la Cina è preoccupata della situazione negli Usa poiché è di gran lunga il più grande creditore degli Stati Uniti, e possedeva fino al maggio 2011 circa 1.160 miliardi di dollari di buoni del tesoro americani, secondo cifre comunicate da Washington. L'adozione da parte del Congresso Usa di un testo che permetta di evitare il default non è riuscito a disinnescare "la bomba del debito", ha giudicato oggi l'agenzia ufficiale Xinhua. Un fallimento che potrebbe influire sul "benessere di centinaia di milioni di famiglie negli Stati Uniti e all'estero", ha avvertito l'agenzia. Intanto, l'agenzia cinese di rating Dagong ha tagliato il giudizio sugli Stati Uniti passando da A+ ad A, con una prospettiva negativa.
Declassamento del debito Usa, i cinesi sono furiosi con Washington
Sabato, 06 Agosto 2011 16:07 
PECHINO –  È arrivata a mezzo stampa la risposta cinese al declassamento del debito degli Stati Uniti. In un editoriale pubblicato dalla Xinhua, l’agenzia ufficiale di stampa, e ripreso dalla maggior parte dei quotidiani cinesi, viene affermato che Washington “deve curare la sua dipendenza dal debito” e che gli statunitensi “devono smettere di vivere al di sopra delle loro possibilità”. Parole dure ma comprensibili, visto che la Cina è il primo creditore degli Stati Uniti. Il paese asiatico possiede titoli emessi dal Tesoro americano per un totale di 1.160 miliardi di dollari, una cifra che corrisponde a circa un quarto dei titoli statunitensi detenuti all’estero. I cinesi, dunque, sono preoccupati soprattutto per i loro averi, oltre che per le difficoltà dell’economia occidentale che penalizzano le esportazioni del Made in China.
L’editoriale della Xinhua è stato pubblicato poche ore dopo la decisione di Standard&Poors di abbassare il rating sul debito americano di un livello, portandolo da una tripla A ad un più modesto AA+. Una decisione presa in risposta al piano di risanamento dei conti pubblici approvato dal Congresso per scongiurare il default, poiché il piano, secondo l’agenzia di rating, “è lontano da quanto sarebbe necessario fare per stabilizzare il debito governativo”. I cinesi la pensano più o meno nello stesso modo.
“Il governo statunitense - si legge sul lancio della Xinhua - deve capire che sono finiti i giorni in cui, per risolvere i suoi problemi, poteva prendere in prestito tutto il denaro che voleva. Gli Stati Uniti devono tagliare le loro enormi spese militari e la crescente spesa per il welfare”. L’affondo arriva qualche riga più in basso: “Vi è bisogno di una supervisione internazionale sul dollaro americano - conclude la Xinhua - e vi è bisogno dell’introduzione di una nuova moneta di riserva che scongiuri catastrofi future”.

... hanno voluto la Globalizzazione, anticamera del monopolio assoluto voluto dall’elite?...
Intanto per chi non lo sapesse spiego chi è “l’elite” attraverso le dichiarazioni rilasciate nel 2007 da Daniel K. Inouye, Senatore degli Stati Uniti: "Esiste un governo ombra dotato di una propria forza aerea e navale, di un proprio sistema di autofinanziamento, capace di manipolare l'opinione pubblica e di perseguire i propri ideali di interesse mondiale, fuori da ogni forma di controllo e non sottoposto al rispetto della legge stessa".... molti ripenseranno ancora all’NWO, ma come già detto, tanti altri sono i “cani pericolosi che si contendono l’osso”...

Il NYT ci spiega perché il mondo è in pericolo, e l’Italia sta messa male

24 ottobre 2011 – Ne parla il New York Times in prima pagina, lo riprende Federico Rampini su Repubblica: ecco il Grafico della Paura, ovvero i debiti pubblici dentro e fuori la Ue che spiegano perché l’interdipendenza tra i debiti può portare il mondo al collasso.




Scrive Rampini:
Un grafico che spiega l’ossessivo interferire di Obama e del suo segretario al Tesoro Tim Geithner, ormai interlocutori quasi quotidiani di Angela Merkel. In prima pagina lo stesso New York Times ne rivela una delle ragioni più recenti: «Il fallimento di una sola banca franco-belga come la Dexia avrebbe coinvolto pesantemente Goldman Sachs e Morgan Stanley». Ma al centro del Grafico della Paura, si contraddistingue l’Italia. Il più grosso dei Paesi a rischio, una nazione ben più pericolosa di tutti gli altri membri dei Piigs. Per capirlo basta il confronto tra le percentuali e i dati in valore assoluto. La Grecia ha un debito pubblico ben più alto del nostro in percentuale: 166% del Pil. Ma in valore assoluto (misurato dalla dimensione della sua “sfera rossa” a rischio di default sovrano) quel debito pubblico si riduce a pochi spiccioli perché commisurato a un Pil di soli 300 miliardi di dollari.
Viceversa, il debito italiano è il 121% di un Pil da 2.100 miliardi di dollari:
Ecco perché la sfera rossa che raffigura l’Italia si dilata come una stella Supernova in via d’implosione. L’analisi della Tempesta Perfetta che incombe sul Continente parte fin dalle origini, ovvero «Tutto cominciò con l’euro, una moneta unica la cui adozione nel 1999 consentì ai Paesi più poveri come Portogallo, Italia, Irlanda, Spagna e Grecia di ottenere prestiti agli stessi tassi ridotti che i mercati offrivano alla ricca e parsimoniosa Germania, anche se l’inflazione nei Piigs era più alta». Di qui si passa all’inizio del disastro. Esemplificato nel fatto che la Grecia, al riparo dell’euro, ha «costruito un Welfare State generoso, i cui debiti non avrebbe potuto ripagare ». Donde l’inevitabilità di un default greco, a cui i creditori dovranno soggiacere accettando una «rasata di capelli»: pochi mesi fa si parlava di perdite contenute al 21% del valore dei bond, ora è più probabile che si arrivi al 50%.
Il Grafico della Paura spiega agli americani le prossime puntate della crisi:
La prima è il Default Greco. La seconda è la Fuga dei Capitali: da tutte le altre nazioni a rischio d’insolvenza, Italia inclusa, sarà un fuggi, fuggi, verso l’ultimo rifugio di stabilità, la Germania. Che cosa accelera il passaggio dalla prima alla seconda fase? Il ruolo del sistema bancario. Si è parlato molto della fragilità delle banche francesi, ma il NYT attira l’attenzione anche su quelle italiane: hanno 837,5 miliardi di dollari di esposizione verso gli Stati a rischio default. Sono dati ufficiali della Banca dei regolamenti internazionali. Significano che gli investimenti in bond a rischio di svalutazione, detenuti da banche italiane, valgono il 41% del Pil del nostro Paese. Visti sotto un’altra angolatura, questi portafogli di titoli pubblici a rischio-default detenuti dalle sole banche italiane superano ampiamente la dotazione attuale del fondo salva-Stati. Il terzo capitolo dell’analisi è intitolato “France Next?” e si snoda così: «Il governo italiano, a malapena solvente, non è in grado di proteggere le sue banche di fronte a una crisi di sfiducia. A quel punto le banche francesi, appesantite a dismisura con ogni sorta di titoli pubblici italiani, vacillano a loro volta. E questo produce perdite ben oltre il Vecchio continente».
Eccoci di nuovo al caso-Dexia, al più recente campanello d’allarme che ha scatenato l’attivismo di Obama e Geithner, le loro ripetute pressioni sulla Merkel.:
Quel che è accaduto durante le giornate in cui la banca franco-belga sembrava sul punto di fare crac (prima che intervenissero i rispettivi governi per nazionalizzare), ha dimostrato che Wall Street non resisterebbe alle ondate di contagio, di fronte al default di grosse aziende di credito dell’Europa continentale. Salvare l’eurozona diventa anche un imperativo per evitare una nuova ricaduta della crisi globale, e americana in particolare. D’altronde gli stessi europei furono beneficiati a suo tempo quando il contribuente americano si accollò l’onere del salvataggio di Aig: le banche europee ricevettero allora 30 miliardi di dollari di aiuti pubblici Usa. Ma adesso di che entità è lo sforzo finanziario che si chiede alla Merkel? Sono cifre che fanno tremare perfino una potenza come la Germania: 1.300 miliardi di euro di aiuti agli Stati in difficoltà, secondo le stime del New York Times, «sono più di metà di tutto il Pil tedesco».


   Ed ecco chi comanda veramente in America: Wall Street!



... ora leggiamo cosa scrivono i quotidiani a proposito della disoccupazione. Vediamola da diverse prospettive...

Disoccupazione, Europa a due velocità anche nel mondo del lavoro
7 gennaio 2012
Male i paesi dell'area mediterranea. Spagna al 23 per cento, Francia mai così disoccupata. Ma la Germania cresce, mezzo milione di nuovi posti di lavoro nel 2011. Stiglitz accusa le misure di austerità.
Si parla di Euro a due velocità, ma per il momento la divisione principale riguarda il mondo del lavoro. Sì perché, statistiche alla mano, l’Europa appare divisa tra paesi in cui la disoccupazione aumenta e altri in cui rimane stabile o addirittura è in diminuzione. Nel primo gruppo troviamo Spagna, Grecia, Portogallo e, purtroppo, l’Italia. Tra i secondi Germania, Austria e Olanda. Sotto accusa le misure di austerità messe in atto in molti stati, specie nell’area mediterranea. E qualcuno comincia a domandarsi: ma è stata davvero la scelta migliore? Le statistiche Eurostat pubblicate ieri dalla Commissione europea parlano chiaro e confermano il trend dello scorso novembre. Il 10,3 per cento degli europei area Euro non lavora, percentuale che scende al 9,8 se consideriamo tutti i 27 paesi Ue. Questo vuol dire rispettivamente 723mila disoccupati: persone, anche con famiglia a carico, che non se la devono passare bene visti anche i tagli alla spesa sociale e all’assistenza pubblica. L’apice lo si riscontra in Spagna, dove la disoccupazione ormai sfiora il 23 per cento (22,9) rispetto al 20,4 di un anno fa. Male anche Grecia (18,8) e Lituania (15.3). Bel passo indietro anche a Cipro, che nel corso di un anno è passato dal 6 al 9,1 per cento.
Malissimo la Francia, che a metà 2012 arriverà al 10 per cento di disoccupati (oggi al 9,8), tanto che Nicolas Sarkozy, per il quale le elezioni sono ormai alle porte e l’ombra del socialista Hollande incombe minacciosa, ha riconosciuto che “coloro che hanno perduto il loro impiego devono essere l’obiettivo di tutte le nostre attenzioni”. Per questo l’Eliseo cerca di “pensare positivo”, promettendo una crescita del Pil del 1 per cento nel 2012. Ma l’Ocse stima piuttosto uno 0,3 per cento, tant’è che un terzo piano di rigore da almeno 7,5 miliardi prende sempre più corpo. Ecco allora che il partito del presidente, l’Ump, si sta spremendo le meningi per trovare la ricetta magica che rilanci la crescita, tamponi la disoccupazione e possibilmente non faccia fuggire gli elettori.

Sotto accusa cominciano a finire proprio quelle misure di austerità imposte da alcuni governi con il bene placet di Bruxelles, vedasi Grecia, Portogallo, Spagna e da ultima anche Italia. Un’ipotesi che non è più tabù proprio tra gli economisti, tra tutti Joseph Stiglitz (*), premio Nobel per l’Economia nel 2001. In un’intervista al quotidiano argentino Pagina12, proprio in occasione del decennale del default di Buenos Aires, ha condannato le misure di austerità europee adottate in risposta alla crisi. “Negli anni Novanta, fu proprio l’Fmi a guidare l’Argentina nell’applicazione delle politiche di austerità, con risultati disastrosi. Nell’eurozona non sono riusciti ad imparare questa lezione”.
(*) Sarà bene sapere anche chi è Joseph Stiglitz: cioè uno degli ideatori e gran sostenitore del sistema di globalizzazione com’è attualmente concepito. Successivamente ebbe modo di esprimersi pubblicamente così: “[…] sapete qual è il problema con la globalizzazione, con il programma di privatizzazioni, con la deregolamentazione e la liberalizzazione dei mercati? NON FUNZIONANO!” Per questa dichiarazione fu cacciato dalla direzione della Banca Mondiale, ma è sempre lo stesso che sosteneva a gran voce: “Nel Medioevo, erano soliti mettere le sanguisughe sul corpo delle persone malate, ma la situazione peggiorava sempre. Allora dicevano: ‘Sai cos’è che non va? C’è ancora sangue!’ A questo punto aggiungevano altre sanguisughe. Ed è esattamente come funziona il processo della globalizzazione. Continui ad applicare sanguisughe e se una piccola deregolamentazione sembra fare ammalare il sistema, ciò di cui avete bisogno è una maggiore deregolamentazione per curarlo”.
Ma il Vecchio continente, prima ancora della sua moneta, cammina già a due velocità in tema di lavoro. Basta dare uno sguardo alla Germania della Merkel per vedere un tasso di disoccupazione del 5,5 per cento, percentuale più bassa da vent’anni a questa parte. Possibile? A quanto pare si, visto che Berlino è riuscito a creare mezzo milione di nuovi posti di lavoro nel 2011, l’annus horribilis della crisi economica. Lo ha sottolineato sabato scorso Angela Merkel in conferenza stampa con una certa soddisfazione. D’altronde come darle torto. “La Germania va bene anche se l’anno prossimo sarà un po’ più duro del 2011. L’intera economia tedesca, nonostante un recente calo nelle esportazioni, è cresciuta del 3 per cento nel 2011, secondo l’ufficio federale delle statistiche.
Nel club dei più forti rientrano anche Olanda e Lussemburgo (4.9 %) e Austria (4 %), tre Paesi che si inseriscono di diritto tra il ristretto club degli AAA – anche se in questo caso parliamo di fiducia finanziaria – che “qualcuno” vorrebbe vedere staccarsi dall’Europa meno virtuosa. E Bruxelles? Se consideriamo la regione di Bruxelles-Capitale, quindi non la capitale d’Europa, ci troviamo di fronte a una curiosa dicotomia: disoccupazione al 20 per cento calmierata dalla parte fiamminga della regione. Si perché il Belgio meglio di tutti fotografa la situazione spaccata dell’Europa sul lavoro: disoccupazione al 6,5 per cento nelle Fiandre e 13,7 per cento nella Vallonia. Ecco uno dei motivi per cui alcuni partiti fiamminghi vogliono dividere il Paese. Che possa capitare lo stesso con l’Europa?

Eurostat: aumento della disoccupazione in Europa.
Spagna maglia nera, tasso in diminuzione in Germania
31.01.2012
Sono stati diffusi oggi i dati Eurostat sul tasso di disoccupazione in Europa e il quadro delineato dall'ufficio statistico dell'Unione Europea è alquanto preoccupante. Ad oggi il tasso di disoccupazione nell'eurozona ha raggiunto il suo livello massimo dal 1998, quindi prima dell'introduzione della moneta unica, toccando quota 10,4%.
Nell'Europa a 27 il tasso di disoccupazione si attesta al 9,9%, vale a dire che nel Vecchio Continente circa 23,8 milioni di persone sono senza un lavoro. Rispetto a un anno fa il tasso di disoccupazione registra un aumento (era pari al 10% nell'Eurozona e del 9,5% nell'Europa a 27), ma risulta stabile rispetto a novembre e in linea con le previsioni degli economisti. Naturalmente gli andamenti del tasso sono differenti da Paese a Paese.
Preoccupa la situazione della Spagna dove il 23% della popolazione attiva non trova impiego. "Sono disoccupato dal luglio 2010, sostiene Alexe, un giovane spagnolo. Penso che lascerò la Spagna per andare negli Stati Uniti perché qui non c'è lavoro. Siamo tutti disoccupati in famiglia, non c'è denaro e non ci sono prospettive". In questa triste classifica la Spagna è  seguita dalla Grecia, dove il 19,2% della popolazione non ha un lavoro, e dalla Lituania il cui tasso di disoccupazione ha raggiunto i 15,3 punti percentuali.

Il paese "virtuoso" d'Europa, che registra quindi il tasso di disoccupazione più basso del vecchio continente,  è l'Austria con solo il 4,1% di cittadini in cerca di occupazione, seguono i Paesi Bassi (4,9%) e il Lussemburgo (5,2%).
Nel corso del 2011 la percentuale di disoccupati ha avuto un calo in 14 Paesi dell'Unione, mentre è aumentata in altri 12, stabile l'Irlanda dove la situazione è rimasta invariata.
L'Estonia è il paese in cui tasso di disoccupazione è diminuito maggiormente nell'ultimo anno, passando dal 16,1% del 2010 all'11,3% nel 2011, stesso andamento positivo anche in Lettonia (dal 18,2% al 14,8%) e in Lituania (dal 18,3% al 15,3%).
Un trend completamente opposto si è verificato in Grecia dove nel 2010 i disoccupati erano solo il 13,9%, mentre oggi sono il 19,2% della popolazione attiva. Aumento del tasso anche a Cipro (dal 6,1% al 9,3%) e in Spagna dove la percentuale di disoccupati è aumentata del 2,5% nell'ultimo anno.
Rispetto al dicembre 2010, il numero dei giovani disoccupati è aumentato di 241 mila unità nell'Unione e di 113 mila nell'Eurozona, infatti alla fine del 2011 i disoccupati under 25 in Europa erano 5.493 milioni, di cui 3.290 milioni solo nell'Eurozona.
Il tasso di disoccupazione giovanile più basso è stato registrato in Germania (7,8%), seguita da Austria (8,2%) e Paesi Bassi (8,6%), mentre il più elevato è stato rilevato in Spagna (48,7%), e subito dopo in Grecia (47,2%) e Slovacchia (35,6%).
Nel 2012, buona parte dei paesi Europei si troverà a fare i conti con tassi di disoccupazione che non erano così elevati da più di 20 anni, eccezion fatta per la Germania, dove la disoccupazione è scesa nel 2011 al 6,8%, il livello più basso mai raggiunto dopo la riunificazione del 1989. E infatti la Germania è diventata la nuova frontiera dell'emigrazione europea. Nell'ultimo anno un numero sempre crescente di lavoratori, provenienti soprattutto dalla Spagna, si è recato in Germania in cerca di fortuna, ma nonostante ciò il ministro del lavoro tedesco, Ursula von der Leyen, afferma che le imprese tedesche incontrano grosse difficoltà nella selezione di personale adeguato.
Tra le grandi d'Europa soffrono anche Italia e Francia. Nel Bel Paese il tasso di disoccupazione si è attestato all'8,9% e non era così alto dai primi anni '90. Non sta meglio la Francia il cui numero di cittadini disoccupati rappresenta il 9,9% della popolazione attiva.
Oggi più che mai la creazione di posti di lavoro deve diventare la priorità per i governi europei, che lunedì a Bruxelles hanno rinnovato il loro impegno a sostegno di un'economia ormai da troppo tempo stagnante e che necessita di cambiamenti e riforme.

Disoccupazione ai massimi del 2004 in Italia, ai minimi storici in Germania

31 gennaio 2012
La disoccupazione in Italia continua ad aumentare raggiungendo a dicembre livelli record. Nell'ultimo mese del 2011 il tasso di disoccupazione è salito, infatti, all'8,9%, facendo registrare un aumento di 0,1% punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,8 punti rispetto allo stesso mese del 2010. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, anno d'inizio delle serie storiche mensili dell'Istat. Gli analisti si aspettavano un tasso all'8,7%.
Oltre 2,2 milioni di senzalavoro, ad aumentare è la disoccupazione maschile. Se si prendono in considerazione le serie storiche trimestrali, invece, per ritrovare un tasso di disoccupazione così alto bisogna tornare al terzo trimestre del 2001. Il numero dei disoccupati ha raggiunto quota 2 milioni e 243mila (+20mila rispetto a novembre), tornando ai livelli di dieci anni fa. «Un peggioramento consistente dovuto - spiegano i tecnici dell'Istat - soprattutto all'incremento della disoccupazione maschile» che cresce del 5,1% rispetto a novembre e del 15,1% su base annua. Diminuisce invece il numero di donne disoccupate rispetto a novembre del 3,9% mentre aumenta del 6,2% in termini tendenziali.
Il 31%dei giovani è senza lavoro
A preoccupare è soprattutto la disoccupazione giovanile: in Italia è disoccupato quasi un giovane su tre di coloro che partecipano attivamente al mercato del lavoro. A dicembre il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni si è attestato al 31%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al 31,2% di novembre.
Occupazione stabile
Quanto all'occupazione, a dicembre 2011 gli occupati erano 22,903 milioni, con un tasso del 56,9% (stabile su base mensile e in calo dello 0,1% su base annua).

Nella Ue il livello più alto dalla nascita dell'euro
La mancanza di lavoro è un problema che riguarda l'intera zona euro, dove a dicembre i senza-lavoro hanno toccato il livello più alto dall'introduzione della moneta unica. Come certificato da Eurostat, il tasso di disoccupazione in eurolandia si è attestato a dicembre al 10,4% (stesso livello di novembre le cui percentuali sono state riviste al rialzo, da 10,3% al 10,4%) mettendo a segno il dato più alto dal giugno del 1998.
In Germania disoccupazione ai minimi storici
Il mercato del lavoro presenta un quadro completamente diverso in Germania, dove a gennaio la disoccupazione è scesa addirittura ai minimi storici. Secondo le statistiche nazionali diffuse dall'agenzia per l'impiego, il rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro é sceso al 6,7% destagionalizzato (6,8% dicembre) e il numero di disoccupati é calato di 34mila unità, a 2,85 milioni (-25mila a dicembre). La lettura é decisamente migliore rispetto al consensus degli economisti che indicava un tasso fermo al 6,8% e un calo di 10mila unità. A livello non destagionalizzato il tasso di disoccupazione è cresciuto di 0,7 punti al 7,3% (+302mila unità a 3,08 milioni).
Disoccupazione in crescita anche in Giappone
A fare i conti con una disoccupazione crescente è anche il Giappone. Nel Paese del Sol Levante, il tasso dei senza lavoro è salito a dicembre al 4,6% della popolazione attiva, lo 0,1% in più rispetto al mese precedente (contro attese degli analisti di una conferma al 4,5%). Ad aumentare è la disoccupazione maschile, con un tasso che è passato dal 4,8% di novembre al 5% di dicembre. Diminuisce, invece, quella femminile il cui tasso è passato dal 4,1% al 4%. Il numero dei disoccupati è diminuito di 240 mila unità a 2,75 milioni rispetto all'anno precedente. Al netto delle tre prefetture più colpite dal sisma/tsunami di marzo 2011 (Miyagi, Iwate e Fukushima), i senza lavoro - ha reso noto il governo - si attestano al 4,5%.

Forlì-Cesena: nel 2011 quasi 26mila disoccupati

(...questo significa che quasi 1/5 delle famiglie è in povertà o a rischio povertà...)

L'analisi della Provincia
Forlì, 15 febbraio 2012 - Aumenta la disoccupazione, aumentano gli stranieri senza lavoro e aumentano i contratti a tempo determinato. Il trend nazionale e’ confermato, come mostrano i dati diffusi oggi dalla Provincia di Forlì-Cesena. I disoccupati immediatamente disponibili al lavoro sono 31.105 al dicembre 2011, e tra loro 17.930 sono donne. L’aumento dei disoccupati, calcolato soltanto nel quadrimestre settembre-dicembre, è pari al 4,8%, mentre rispetto all’anno precedente sono l’8,5% in più.
Rispetto al totale di disoccupati, i precari sono un piccolo esercito: il 16,4%, questa volta senza grandi differenze di genere. Sono proprio loro quelli destinati a segnare il mercato del lavoro, considerando che nel 2011 è stato a tempo determinato il 90,2% degli avviamenti, mentre i contratti di apprendistato colano a picco (- 3,6%).
I contratti a tempo determinato a orario pieno segnano un +6,1% e quelli a orario parziale un +1,4%. I contratti a tempo indeterminato, invece, sorridono di più alle donne, che fanno registrare un sensibile aumento (+46,7%) del part-time e del full time (+19,4), mentre i colleghi maschi hanno meno fortuna (+6,1 e -7,6). Stando ai dati della Provincia, gli “effettivi disoccupati”, cioè quelli senza contratto o precari in corso di svolgimento sono in tutto 25.991. Tra di loro, il 57,6% è donna. Aumentano anche i disoccupati stranieri di provenienza extraeuropea: rispetto al 2010 sono l’11,5% in più.
Ma i disoccupati quanti anni hanno? Quelli tra i 19 e i 29 anni sono il 17,9% del totale (+4,2 rispetto al 2010); quelli tra i 30 e i 49 anni sono il 54,9% (+8,8) e quelli over 50 sono il 26,6% (+15,9).
Gli effetti delle recenti disposizioni legislative nazionali (legge 148/2011) che limitano l’inserimento con tirocinio formativo a neolaureati e neodiplomati negli ultimi 12 mesi si fanno sentire con la diminuzione degli inserimenti in azienda: -3,4%. A lasciare il lavoro per scadenza del contratto o dimissioni sono stati in 97.162.

... e di chi è la colpa, oltre ai burocrati, tecnocrati e parlamentari sanguisughe?...

Imprese: le banche hanno chiuso “i rubinetti” del credito

La notizia era nell’aria da qualche mese, ma l’ufficialità è arrivata solo nei giorni scorsi con la presentazione  del Supplemento statistico al Bollettino economico della Banca d’Italia: negli ultimi 3 mesi del 2011, i prestiti erogati dal sistema bancario alle imprese sono diminuiti dell’1,5% e, nell’ultimo mese di dicembre, la contrazione è stata addirittura del 2,2%. La denuncia viene dalla CGIA di Mestre.
“Questi dati confermano che ci troviamo di fronte a una vera e propria stretta creditizia. Le banche hanno chiuso i rubinetti del credito e in una fase recessiva, come quella che stiamo vivendo in questo momento, corriamo il rischio che il nostro sistema produttivo, costituito prevalentemente da piccole e piccolissime imprese,  collassi.”
I numeri, come dicevamo, sono impietosi:  se nel 2011 l’ammontare complessivo dei prestiti erogati alle imprese ha superato i 995 miliardi di euro, facendo segnare una variazione del +3% rispetto l’anno precedente, va comunque sottolineato che è stata inferiore alla crescita dell’inflazione, che l’anno scorso è stata del +3,3%.
Purtroppo, la situazione è peggiorata nell’ultima parte dell’anno, dopo che il nostro spread ha cominciato a crescere a ritmi vertiginosi.  Se negli ultimi tre mesi dell’anno l’erogazione è diminuita dell’1,5%, in dicembre la contrazione è stata del – 2,2%.
“Oltre alla stretta creditizia – prosegue Giuseppe Bortolussi, Segretario della Cgia di Mestre – nel 2011 le imprese hanno dovuto subire anche un forte aumento dei tassi di interesse che si è tramutato in un costo aggiuntivo  per l’intero sistema produttivo pari a 3,7 miliardi di euro”.
Tuttavia, proseguono dalla CGIA, va ricordato che le ragioni di questa contrazione dei finanziamenti sono in parte riconducibili anche all’aumento delle sofferenze bancarie registrato dalle aziende.
“Nel 2011 – conclude  Bortolussi – le insolvenze in capo alle imprese italiane hanno toccato gli 80,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto l’anno precedente pari al + 36%. Questa situazione ha sicuramente indotto molti istituti di credito a ridurre i prestiti soprattutto a quelle realtà produttive che non erano più in grado di dimostrare una certa affidabilità.”

... ma non basta... ecco alcuni esempi...

MASSA CARRARA, 1.000 CHIAVI AL PREFETTO:
SONO DELLE AZIENDE CHE HANNO CHIUSO

27 Gennaio 2012
MASSA CARRARA - Sono 1.000 chiavi, quelle delle imprese che hanno chiuso a Massa Carrara nel corso del 2011, verranno consegnate al prefetto Giuseppe Merendino, durante la manifestazione di protesta organizzata da Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Legacoop e Coldiretti che si terrà domani a Carrara. Tutte le categorie scenderanno in piazza per dire basta a banche, politica, fisco, tasse, lavoro nero e burocrazia. «Consegneremo le chiavi durante la manifestazione - dicono gli imprenditori - perchè a noi ormai non servono più». Una forma di protesta che Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Legacoop e Coldiretti hanno deciso di mettere in atto per portare al centro dell'attenzione le gravissime difficoltà dell'economia locale.

Sicilia: Coldiretti, nel 2011 quasi settemila aziende hanno chiuso

Palermo, 21 febbraio 2012- (Adnkronos) - Sono 6.800 le aziende agricole siciliane che nel 2011 hanno chiuso anche a causa della mancata erogazione dei fondi comunitari. Per questo gli imprenditori agricoli siciliani si uniranno a quelli delle altre regioni per una manifestazione che si svolgerà a Roma, domani alle ore 9,00 davanti all'Agea, (Ente pagatore dello Stato per i fondi comunitari). "La mancata erogazione dei fondi dovuti agli agricoltori aggrava gli effetti della crisi e per colpa della stretta creditizia rischia anche di esporre le aziende al pericolo usura - sottolineano il presidente e il direttore della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione.

"Il Sud già paga pesantemente un costo del denaro più elevato ed è paradossale che laddove i fondi sono disponibili non si riescano ad avere solo per lungaggini burocratiche o altre questioni che l'imprenditore agricolo non può accettare". "Bisogna far ripartire le imprese colpite dal maltempo che nella nostra Regione ha causato danni per oltre 10 milioni. Senza l'agricoltura l'economia siciliana non può avere futuro".
"Siamo di fronte ad uno Stato a due facce: inflessibile quando deve chiedere con Equitalia, lento e insolvente quando deve dare con Agea - concludono Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione. Gli agricoltori della Coldiretti chiedono di sapere che fine hanno fatto i pagamenti che in alcuni casi sono attesi da anni".

Crisi: Cia, a rischio migliaia di imprese per 'peso' Imu e tasse
(AGI) - Roma, 21 febbraio 2012. - "Ormai è vera emergenza per l'agricoltura italiana. Un'impresa agricola su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre più "in rosso". I costi produttivi (soprattutto a causa del caro-gasolio) (*) crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il "peso" asfissiante degli adempimenti burocratici. Nel 2011 più di 20 mila aziende hanno chiuso i battenti. E ora sull'intero settore si sta per abbattere un colpo micidiale: l'Imu per i fabbricati rurali e l'aumento degli estimi catastali per i terreni agricoli previsti dalla manovra del governo Monti. Il pericolo è che nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende rischiano di cessare l'attività". Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi preoccupato per la situazione delle campagne, dove continuano a salire disagio e malessere. "Ecco perché è assolutamente urgente intervenire - spiega - per correggere una vera e propria ingiustizia. Siamo, comunque, pronti a iniziative, a sviluppare una forte mobilitazione sul territorio perché vengano date risposte valide alle esigenze dei nostri produttori". "Nelle scorse settimane -ha aggiunto Politi- abbiamo inviato lettere al presidente del Consiglio, ai leader dei partiti politici, al presidente dell'Anci, manifestando la nostra netta contrarietà alle misure fiscali in agricoltura, soprattutto per quello che concerne l'Imu".
"Abbiamo sottolineato, dunque, che l'incremento degli estimi dei terreni agricoli e l'Imu sui fabbricati rurali rappresentano - ha rimarcato il presidente della Cia - una tassazione ingiusta, in quanto si va a colpire strumenti fondamentali per l'attività del produttore agricolo.
Sono misure che avrebbero un costo drammatico per le aziende agricole, che già sono oppresse da oneri produttivi, previdenziali e burocratici pesantissimi. Per non parlare degli effetti negativi provocati dall'ondata di maltempo e del blocco dell'autotrasportatore"."Al governo e alle forze politiche abbiamo ribadito che il problema dell'Imu sui fabbricati rurali e dell'incremento degli estimi catastali dei terreni -ha detto ancora Politi- deve essere risolto in tempi brevi.
Sull'agricoltura, peraltro in grave difficoltà, non si possono scaricare provvedimenti punitivi. Non è possibile che alle aziende agricole si chiedano pesanti sacrifici per nulla controbilanciati da interventi a sostegno della crescita imprenditoriale che si pone quanto mai urgente"."Negli ultimi dieci anni - ha concluso il presidente della Cia - oltre 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti".

(*) Innanzitutto, c’è da dire che se gli agricoltori pagano i carburanti circa il 40% in meno di tutti gli altri cittadini, avendo un’accisa diversa, in quanto ad aumenti, come costi della materia prima e di raffinazione, sono soggetti alle stesse percentuali.
L’argomento è scottante, quindi sarà bene approfondire...
Esattamente un anno e mezzo fa, utilizzando i grafici di Cowan, ipotizzai che il prezzo dei carburanti arrivassero, alla pompa, a 2 Euro il litro entro la fine di marzo 2012. Ora, a inizio mese la verde è già a circa 1,90.
Il punto è: se i prodotti petroliferi sono in buona parte i diretti marcatori dell’aumento del costo della vita (bollette, trasporti su gomma con relativo aumento dei prodotti, trasferimenti per i pendolari, ecc..), com’è possibile pensare che questa crisi si risolva? Perché il Governo si guarda bene dal porvi un freno? Semplice! Perché, fintantoché nessuno si ribellerà a questa vergognosa situazione, il Governo potrà continuare a spremere i suoi cittadini fino a strangolarli, aumentando così quel divario sociale che è l’obiettivo primario di questi tecnocrati che continuiamo ad acclamare (chi è morte del suo mal...). Inoltre, nessuno, o pochissimi, si rendono conto che paghiamo l’IVA al 21% anche sulle accise, il ché equivale a una truffa... questo, tuttavia, accade in molti altri frangenti dove l’IVA è applicata anche direttamente sulle tasse (che sono la stessa cosa delle accise, ma suonano in modo diverso).
Dall’associazione consumatori: “su ogni litro di benzina paghiamo quasi 74 centesimi di tasse!”
E ancora sono vergognosamente attive accise che andrebbero tagliate:
0,0009 euro per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935.
0,007 euro per il finanziamento della crisi di Suez del 1956.
0,005 euro per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963.
0,005 euro per il finanziamento dell'alluvione di Firenze del 1966.
0,005 euro per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968.
0,05 euro per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976.
0.03 euro per il finanziamento del terremoto dell'Irpinia del 1980.
0,10 euro per il finanziamento della guerra del Libano del 1983.
0,011 euro per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996.
0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
0,0073 euro in attuazione del Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti e istituzioni culturali.
0.040 euro per far fronte all'emergenza immigrati (che abbiamo già pagato attraverso i finanziamenti europei!!) dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92.
Ma c’è di più... attraverso lo spauracchio del “picco del petrolio”, architettato ad arte dalle compagnie occidentali, con la complicità dei relativi governi, giustificano l’aumento dei carburanti per la penuria degli stessi, dichiarandoli di origine fossile. Questa è la più grande menzogna e truffa che sia mai stata perpetrata ai nostri danni! Il petrolio, come il metano, non sono di origine fossile e sono inesauribili, come è stato dimostrato prima dai Russi negli ultimi cinquant’anni e, a seguire, dalla Cina e dal Brasile. Tralasciando le porcate riportate dalla Aspo che ha tutti gli interessi a sostenere che sia di origine fossile e, quindi limitato, consultate la Gas Resources Corporation 11811 North Freeway, Houston, TX 77060, U.S.A. e le dichiarazioni del prof.  J.F. Kenney dell’Accademia delle scienze di Mosca. Oppure cercate online “teoria russo-ucraina sulle origini del petrolio abiotico”. Anche l’AGI Energia italiana ne parla e sostiene l’origine abiotica (cioè non fossile) del petrolio...
  
Cassa integrazione, il bilancio: metà delle aziende hanno chiuso

La straordinaria aumentata dal 2009 al 2010, giù del 22% l'anno dopo. Il quadro locale dello strumento che il ministro Fornero vorrebbe abolire (sperando che non versi altre lacrime di coccodrillo. nda)

BOLOGNA 22 febbraio 2012 - Alla fine del 2009, quasi gli albori della crisi, la cassa integrazione straordinaria, sotto le Due Torri, coinvolgeva 106 aziende e 5.915 dipendenti. L’impennata si è registrata nel 2010 quando le imprese sono salite a quota 190 e i lavoratori hanno quasi sfiorato le 10 mila unità. L’ultimo dato disponibile, aggiornato al primo semestre del 2011, parla di 5 milioni di ore erogate con un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno di circa 22 punti. Ora con la riforma del mercato del lavoro potrebbe cambiare tutto. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sta pensando di abolire la cassa straordinaria perché, dice, serve per tenere in vita solo aziende decotte. Il bilancio nell’ultimo triennio sotto le Torri dice che la Cigs non è riuscita a salvare le piccole né i comparti dell’economia destinati all’estinzione.
L’ammortizzatore sociale vale per le aziende con più di 15 dipendenti colpite da crisi grave, ristrutturazione e fallimento. Di regola può durare 24 mesi e vale circa l’80% della retribuzione. Se passasse l’abolizione di questo strumento resterebbero in vita solo la cassa ordinaria per le imprese in crisi reversibili e l’indennità di disoccupazione. I sindacati, invece, non ve vogliono sapere di salutare la Cigs. Sta di fatto che all’epoca della grande crisi, la Cigs è stato uno strumento molto praticato per evitare la mobilità e i licenziamenti collettivi. Sotto le Due Torri, nell’ultimo triennio, sono stati centinaia gli accordi di questo tipo. E a distanza di anni hanno dati esiti molto diversi.
C’è chi si è ripreso, chi è fallito e chi, invece, continua ad avere difficoltà. L’Agricola anzolese, grande azienda alimentare, l’aveva attivata per i 148 dipendenti (per alcuni in deroga) poi è fallita e ora i sindacati stanno negoziando con il curatore fallimentare l’assegno per la mobilità. C’è chi invece si è ripreso senza problemi. Come la Beghelli di Monteveglio che aveva acceso la Cigs e ora naviga in acque tranquillissime. Poi ci sono settori che nonostante l’ammortizzatore sociale si sono estinti. Per esempio le cartiere. A fine 2009 sia la cartiera del Maglio sia la Reno de Medici avevano attivato la Cigs per circa 150 dipendenti. Stessa musica per la Zanini Packaging di Anzola. Due anni dopo nessuna delle tre aziende esiste più.
Per la verità, è stato il settore del metalmeccanico quello più colpito dalla crisi iniziata nel 2008. A fine 2009 oltre 60 delle 106 in Cigs erano impegnate nella meccanica. E anche qui il risultato dopo tre anni è a macchia di leopardo. La Moto Morini, per esempio, dopo il fallimento è stata acquisita da due nuovi imprenditori che ora puntano al rilancio. Mentre la Renopress ha chiuso i battenti lasciando a casa 116 dipendenti. La Oerlikon Graziano, invece, dopo una crisi durissima tiene botta con 260 lavoratori. A concludere una serie di tante piccole piccolissime aziende (dalla Rainer di Calderara alla Rivelica di Zola passando per la Sicor) che non ce l’hanno fatta nonostante i mesi di cassa integrazione straordinaria.

... presi questi campioni come esempio che, in definitiva fotografano l’intera situazione nazionale, c’è da stupirsi allora se....?

Povertà in Italia: record negativo nel 2011. Povero un italiano su 4

Giovedì 26 Maggio 2011
Divario sempre più rilevante tra l’Italia e gli altri partner europei, a causa di una ripresa che procede lenta, accompagnata da una situazione catastrofica del mercato del lavoro che penalizza soprattutto le donne ed i giovani.
Secondo un rapporto pubblicato dall'Istituto Nazionale di Statistica Italiana (Istat), la crisi economica ha colpito duramente i giovani, non solo con un aumento dei disoccupati, ma anche con la diffusione del fenomeno dei Neet, cioè i ragazzi che non lavorano né studiano. Scrive l’Istat nel rapporto annuale sul 2010: «Sono poco oltre 2,1 milioni (più 134mila) i giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione». Si tratta di una condizione preoccupante perché «permane nel tempo: oltre la metà dei Neet resta tale per almeno due anni», e «più si rimane fuori dal circuito formativo o lavorativo tanto più è difficile rientrarvi». A questi numeri si aggiunge anche il forte disagio lavorativo. Durante il biennio 2009-2010 sono stati persi 532mila posti di lavoro: 501mila solo tra i giovani sotto i trent’anni. Non solo i giovani, anche le donne italiane tra le principali vittime perche non dispongono dei beni necessari a raggiungere un livello di vita minimamente accettabile".
Secondo l'Istat, in Italia, la povertà assoluta colpisce il 24.7% della popolazione.
Il rapporto annuale dell’Istat spiega anche come continuino ad aumentare le importazioni e a diminuire le esportazioni. In questa maniera uscire dalla crisi non è certo semplice, anzi si rischia di peggiorarla o comunque di riprendersi lentamente, molto lentamente.
Il potere d’acquisto delle famiglie diventa sempre minore, perché sono meno coloro che lavorano e anche quelli che lo fanno hanno redditi molto bassi, che non gli permettono la sussistenza. Un italiano su 4 è infatti a rischio povertà, non riuscendo ad arrivare alla fine del mese e a stento, forse con l’aiuto dei genitori o con dei lavoretti extra, per riuscire a raggiungere l’obbiettivo minimo della propria esistenza, e cioè condurre una vita dignitosa.
Il tasso di crescita è insufficiente e non fa quindi ben sperare per un futuro più roseo. Gli osservatori europei sono infatti preoccupati per la situazione italiana, che sembra non risollevarsi.
La crisi del lavoro e dei redditi va collegata alla crisi dell’industria. Se le aziende chiudono, specialmente nel Sud, crescono i sussidi di disoccupazione e mobilità, che di certo abbassano i redditi e fanno diminuire i consumi, poiché le persone in questa situazione sono preoccupate per il loro futuro, che non si preannuncia affatto roseo.
Questo è l’anello debole di tutto il sistema economico, che invece di assorbire i disoccupati ne crea altri, e quindi fa diminuire la circolazione di denaro, che coincide con la diminuzione dei consumi, degli investimenti e della produzione, generando nuove crisi in altri livelli.

Alcuni analisti credono che l'Italia sarà il prossimo paese europeo dopo la Spagna, dove masse di giovani si riuniranno per mostrare la loro sfiducia verso il governo e chiedere migliori condizioni di vita e di lavoro.

Un italiano su quattro a rischio povertà

Nel 2010, circa un quarto (il 24,5%) della popolazione in Italia, in base all'indicatore di Europa 2020, "risulta a rischio povertà ed esclusione sociale, un valore più  elevato della media europea (21,5% se calcolata sui soli 17 paesi dell'area euro e 23,4% tra i 27 paesi)". Precisa il presidente dell'Istat: "Il rischio si concentra nel Mezzogiorno (39,4%), tra le famiglie numerose (36,3%), le madri sole (39,0%) e gli anziani soli (32,4%). Tra gli immigrati, l'incidenza arriva al 51% tra le famiglie con almeno un componente straniero".
Nel 2011 persi 80 mila posti di lavoro tra i giovani - Preoccupante anche il dato che riguarda i giovani. "A fronte di una moderata crescita complessiva, nella media dei primi tre trimestri del 2011, l'occupazione giovanile ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità)". Nello stesso tempo, ha poi sostenuto, "il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia - ha sottolineato infine - se si considera la fascia di età 15-24 anni, come proposto dall'Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopo la Spagna".

... come quadro d’insieme penso possa bastare. Ora vediamo chi deve veramente fare i sacrifici richiesti dal Governo per salvare l’Italia e uscire dalla crisi...

Tratto da una petizione online:
Parlamento
STIPENDIO € 19.150,00 IL MESE
STIPENDIO BASE circa € 9.980,00 il mese.
PORTABORSE circa € 4.030,00 al mese (di solito parente o familiare e spesso pagato in nero).
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa € 2.900,00 il mese.
INDENNITÀ DI CARICA (da € 335,00 circa a € 6.455,00).
TUTTI ESENTASSE

BENEFIT:

TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS-METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1.999 hanno mangiato e bevuto gratis per € 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!)

Circa € 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu e una scorta sempre al suo servizio).
La classe politica ha causato al Paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino € 2.215,00 ogni MINUTO !!

Stipendi parlamentari, 16mila euro al mese

Roma, 3 gennaio 2012. (LaPresse) - I parlamentari italiani sono i più pagati in Europa con uno stipendio lordo mensile che supera i 16mila euro, il 60% in più rispetto alle media Ue. È quanto si legge nella relazione depositata in parlamento il 31 dicembre 2010 dalla commissione presieduta dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.
Nel dettaglio la retribuzione lorda mensile di un deputato italiano è composta da un'indennità parlamentare di 11.283,3 euro lorde a cui si aggiunge una diaria di 3.503,1 euro, 1.331,7 euro per i trasporti (a fronte peraltro di una spesa nulla, dal momento che viaggiano gratis su treni, autostrade, navi e aerei), 258,2 euro per le spese telefoniche e 41,7 euro per la dotazione informatica. Dal conteggio sono esclusi gli importi per i collaboratori diretti, che rientrano nelle spese di rappresentanza, pari ad ulteriori 3.690 euro mensili.
Importi quasi simili per un senatore che ogni mese riceve 11.555 euro di indennità parlamentare, 3.500 di diaria, 1.650 euro per i trasporti e 4.180 euro per le spese di rappresentanza.
A tutto questo si aggiunge il vitalizio che ogni parlamentare italiano prende dopo cinque anni di mandato, pari a 2.486 euro mensili, con un versamento all'8,6% dell'indennità lorda. In Francia il vitalizio minimo, per lo stesso periodo, è di 780 euro con un versamento del 10,5% dell'indennità legislativa. Dal primo gennaio 2012, il vitalizio dei parlamentari italiani è stato sostituito dalla pensione con metodo contributivo a partire dal compimento dei 65 anni o dei 60 se si è ricoperto il ruolo per almeno due legislature. Resta in vigore, invece, l'assegno di fine mandato.
Se un deputato italiano prende, quindi, tra indennità parlamentare, diaria e rimborso di trasporto oltre 16mila euro (più i 3.690 euro erogati al suo gruppo parlamentare), in Francia un suo collega prende circa 14mila euro e in Germania poco più di 12mila. Un membro dell'assemblea nazionale di Parigi, infatti, prende 7.100 euro di indennità parlamentare e 6.412 per le spese di rappresentanza. Al contrario dei nostri parlamentari non prende dei soldi di diaria (3.503 euro per gli italiani) per pagarsi un affitto nella capitale, ma ha accesso ad alloggi a tariffe agevolate. E non ha alcun rimborso per i trasporti e neanche tutti i biglietti gratis, ma un carnet di 40 viaggi di andata e ritorno tra Parigi e il proprio collegio e sei fuori dal proprio collegio, oltre a una carta ferroviaria che dà diritto ad altri sconti.
In Germania un deputato ha 7.668 euro di indennità parlamentare e 3.984 di diaria. Può viaggiare gratis sui treni, ha un rimborso per i voli interni e ha a disposizione vetture di servizio a Berlino. Per le spese di segreteria e rappresentanza ha a disposizione 1.000 euro. I collaboratori, che in Italia sono pagati direttamente dal deputato, e perciò spesso in modo irregolare, sono assunti e pagati in Francia e Germania, direttamente dal Parlamento.
Si tratta di dati, comunque, puntualizza la commissione "del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge". Insomma "tenuto conto - scrivono gli esperti - delle richieste avanzate dal Governo e dalle Presidenze della Camera e del Senato, i dati disponibili vengono messi a disposizione dell'opinione pubblica" ma non si può procedere a drastici interventi perché i dati sono tutto sommato poco comparabili. "Nonostante l'impegno profuso - scrive ancora la commissione - e tenendo conto della estrema delicatezza del compito a essa affidato, nonché delle attese dell'opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuno delle medie di riferimento con l'accuratezza richiesta dalla normativa. Le tavole presentate con riferimento ai deputati e ai senatori (le uniche categorie per le quali sono finora pervenuti dati riferiti a tutti i sei paesi) bene illustrano le difficoltà di calcolare dati di qualità e sufficientemente comparabili".

... a questo va aggiunto tutto quello che rubano e sperperano che, nei confronti del debito pubblico attuale, porterebbe in attivo e di colpo, le casse dello Stato. E, dato che il caso Luzi (il tesoriere della Margherita) è ancora caldo, sarà bene ricordare anche che dai quotidiani apprendiamo che i conti del partito pare fossero off shore, cioè fuori controllo fiscale  all’estero!!!... come quelli della Quercia (ora PD), come quelli del Presidente di FI (ora PdL)... ecc.. ecc..., ma Luzi avverte che se parla succederà un pandemonio...
... ora facciamo i dovuti raffronti...

Gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'Europa.
La Fornero: "Reddito minimo garantito"

I nostri laureati percepiscono gli stipendi più bassi d'Europa. La Fornero: sono favorevole a un sistema che aiuta i cittadini svantaggiati
Sono penultimi in Europa. Lo stipendio di un italiano fresco di laurea è su una media di 23.500 euro lordi, il collega tedesco guadagna l'83% in più con 43mila euro lordi l'anno. Meglio di noi anche i britannici e i francesi. Il punto è che questo gap non si recupera neanche quando la sua esperienza cresce perché, come si legge sul Corriere della Sera, il gap retributivo resta invariato anche dopo 5 anni dall'assunzione con i nostri giovani che guadagnano 33mila euro contro i 60mila dei tedeschi, i 40mila dei francesi e i 30mila degli spagnoli.
Forse anche per questo il ministro Elsa Fornero sta pensando un reddito minimo garantito. «La mia preferenza è che ci sia un sistema di questo genere - ha detto la ministra rispondendo a una domanda durante la sua conferenza stampa a margine del Consiglio Affari sociali dell'Ue - Comunque, una simile riforma va congegnata e inserita in un pacchetto più ampio di misure». Il reddito minimo di cittadinanza aiuta i cittadini disoccupati, che hanno più di 35 anni, o quelli che si trovano in una situazione di marginalità sociale. La misura di sostegno ha carattere temporaneo.

Gli Stipendi degli Italiani sono tra i più bassi dell'OCSE
29 giugno 2011
Gli stipendi dei lavoratori italiani risultano nella parte medio bassa della classifica elaborata dall'OCSE(ti pareva!!!)....

In ben 18 Paesi sui 30 dell’Ocse si percepiscono stipendi mediamente più alti di quelli italiani. È  questo il risultato della ricerca dell’OCSE sulle dinamiche degli stipendi nei paesi appartenenti all’organizzazione. La differenza è di quasi 9.000 euro l’anno con l’Australia in cima alla classifica, ma le buste paga in Italia sono molto più leggere di quelle dei danesi, belgi, tedeschi, olandesi, americani, giapponesi, ecc...
Rispetto ai tedeschi, il divario del salario è di quasi 6.500 euro in meno. Gli italiani come magra consolazione possono vantare salari medi più consistenti dei francesi e degli spagnoli. A consentire un confronto tra la ”retribuzione lorda annuale” dei lavoratori dipendenti è una delle statistiche elaborate dall’Ocse che consente un confronto neutrale perché tiene conto del costo della vita e quindi classifica i salari a parità di potere d’acquisto.
L’Italia, rispetto allo scorso anno, scende dal diciassettesimo al diciottesimo posto.
- I paesi con i salari più alti: Australia, Danimarca, Belgio: salgono sul podio dei salari d’oro, rispettivamente con 28.677, 28.117, 26.651 euro di retribuzione lorda annuale media. Stipendi, nel caso del Paese dei canguri, più alti oltre il 30% in più di quelli italiani.
- Italia sotto la media. L’Italia si colloca al di sotto della media dei salari Ocse e a surclassare le nostre buste paga figurano Paesi anche come l’Irlanda o la Corea. Migliori gli stipendi anche in America e in tutti i Paesi della Scandinavia, con l’eccezione degli svedesi, subito dietro gli italiani nella classifica dell’organizzazione parigina.

Senza dovere andare oltre e riassumendo, il lavoratore italiano (beato lui se ha ancora un lavoro!), cioè colui che è chiamato dallo Stato a “Salvare l’Italia” in bancarotta pagandone il debito, dovrebbe percepire mediamente: 28.677 (Australia) - 9.000 (gap/differenza) = 19.677 Euro l’anno come retribuzione media lorda. Pari a un mese di solo stipendio di un parlamentare che, tra l’altro è al netto non avendo trattenute, secondo i dati di cui sopra...


... ma il peggio viene adesso...

L'ISTAT E L'INPS HANNO FOTOGRAFATO LE PENSIONI DEGLI ITALIANI

Nell'ultimo Rapporto sui trattamenti pensionistici e suoi beneficiari, redatto dall'Istat in collaborazione con l'Inps è emerso che circa il 71% delle pensioni in Italia non supera i 1000 euro: assegno da poveri con cui devono fare i conti oltre 8 milioni di lavoratori a riposo, tutti anziani che rischiano di vivere in miseria se non hanno altre entrate extra.
Se poi guardiamo più da vicino questa "fotografia delle pensioni degli italiani" scattata dall'Istat e dall'Inps, scopriamo che quasi una pensione su due è sotto i 500 euro, in pratica andare avanti con una sola pensione è difficile, anche se il 32% circa possiede più di una pensione.
E per le donne, l'assegno di pensione è anche più leggero, addirittura del 30% in meno rispetto ai pensionati maschietti.
Ma, nonostante questi dati, la spesa pensionistica in Italia continua inesorabilmente a crescere: +3,5% e pesa sempre di più sul Pil per un bel 15% circa.
L'allungamento della vita influisce sulla spesa pensionistica, che diventa una coperta troppo corta: il capitolo pensioni di vecchiaia assorbe il 70% della spesa pensionistica totale, seguito dalle pensioni ai superstiti che costituisce quasi il 15% della spesa pensionistica e con le pensioni d'invalidità civile e invalidità che costituiscono l'11% circa della spesa pensionistica.
Tra i pensionati più poveri, quelli che se la passano peggio sono i titolari di pensioni sociali: hanno una pensione inferiore a 500 euro; viceversa, nella maggior parte dei casi, i titolari di pensioni ai superstiti e i beneficiari di pensioni d'invalidità civile e/o indennità di accompagnamento ricevono redditi tra i 1000 ed i 1500 Euro.
Il popolo dei pensionati è molto vasto, circa 70 persone ogni 100 occupati e il carico aumenta nel Mezzogiorno, 79 ogni 100 occupati; sono dati preoccupanti questi ed è per questo che i sindacati invitano a tagliare le tasse sulle pensioni, almeno su quelle minime, in modo da poter esaltare quello che si ha.

Con sarcasmo, verrebbe voglia di dire che la colpa di questa “longevità” è data dal fatto che i nostri anziani sono poco e sempre meno intossicati, visto che non riescono a comprarsi da mangiare!!!

... e intanto...

Un privilegio da 200 milioni

La Casta taglia le pensioni degli italiani, ma non tocca le proprie. Per i parlamentari il diritto al vitalizio scatta dopo soli cinque anni di mandato. Con contributi molto bassi. E con compensi incassati anche prima dei 50 anni. Così 2.307 tra ex deputati ed ex senatori si mettono in tasca ogni mese fino a settemila euro netti.

4 agosto 2011 – L’Espresso
Giovanotti con un grande avvenire dietro le spalle che si godono la vita dopo gli anni di militanza parlamentare. Come Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi ed ex ministro dell'Agricoltura e dell'Ambiente. Presente alla Camera dal 1992, nel 2008 non è riuscito a farsi rieleggere e con cinque legislature nel carniere è stato costretto alla pensione anticipata. Ma nessun rimpianto. Da allora, cioè da quando aveva appena 49 anni, Pecoraro Scanio riscuote il vitalizio assicuratogli dalla Camera: ben 5.802 euro netti al mese che gli consentono di girare il mondo in attesa dell'occasione giusta per tornare a fare politica.
Oliviero Diliberto è un altro grande ex uscito di scena nel 2008 causa tonfo elettorale della sinistra. Segretario dei Comunisti italiani ed ex ministro della Giustizia, con quattro legislature alle spalle e ad appena 55 anni, anche lui si consola riscuotendo una ricca pensione di 5.305 euro netti. Euro in più, euro in meno, la stessa cifra che spetta a un altro pensionato-baby della sinistra, addirittura più giovane di Diliberto: Pietro Folena, ex enfant prodige del Pci-Pds, passato a Rifondazione e trombato nel 2008 quando, con le cinque legislature collezionate, a soli 51 anni ha cominciato a riscuotere 5.527 euro netti al mese.

Davvero niente male, considerando le norme restrittive che le varie riforme pensionistiche dal 1992 hanno cominciato a introdurre per i comuni cittadini. Norme ferree per tutti, naturalmente, ma non per deputati e senatori che, quando si è trattato di ridimensionare le proprie pensioni, si sono ben guardati dal farlo. Certo, hanno accettato di decurtarsi il vitalizio con il contributo di solidarietà voluto da Tremonti per le "pensioni d'oro" e pari al 5 per cento per i trattamenti compresi fra i 90 e i 150 mila euro (una penalizzazione che tocca solo i parlamentari con oltre i 15 anni di mandato), ma per il resto hanno evitato i sacrifici imposti agli altri italiani. Tutto rinviato alla prossima legislatura quando, almeno stando all'annuncio del questore della Camera Francesco Colucci, e a una proposta del Pd, potrebbe entrare in vigore un nuovo modello pensionistico contributivo. A Montecitorio, però, il clima è rovente. Pochi giorni fa il presidente Gianfranco Fini non ha ammesso un ordine del giorno dell'Idv, che chiedeva l'abolizione dei vitalizi ("Un furto della casta", secondo il dipietrista Massimo Donadi). Secondo Fini, i diritti acquisiti non si toccano, al massimo si potrà discutere della riforma.
IL CLUB DEI CINQUE
Nel frattempo, l'andazzo continua, con l'esercito dei parlamentari pensionati che si ingrossa sempre più, fino a toccare il record dei 3.356 vitalizi erogati fra le 2.308 pensioni dirette e le reversibilità, divise tra le 625 alla Camera e 423 al Senato. Un fardello che si traduce ogni anno in una spesa di 200 milioni di euro, oltre 61 dei quali pagati da palazzo Madama e i restanti 138 da Montecitorio. In questo pozzo senza fondo del privilegio ci sono anzitutto i superfortunati che con una sola legislatura, cioè appena cinque anni di contribuzione, portano a casa il loro bravo vitalizio. Personaggi anche molto noti e quasi sempre ancora nel pieno dell'attività professionale. Nell'elenco compare Toni Negri, ex leader di Potere operaio, docente universitario e scrittore. Venne fatto eleggere mentre era in carcere per terrorismo nel 1983 dai radicali di Marco Pannella. Approdato a Montecitorio, Negri ci restò il tempo necessario per preparare la fuga e rifugiarsi in Francia. Ciononostante, oggi percepisce una pensione di 2.199 euro netti. Stesso importo all'incirca riscosso da un capitano d'industria come Luciano Benetton (al Senato nel 1992, restò in carica solo due anni per lo scioglimento anticipato della legislatura) e da un avvocato di grido come Carlo Taormina. E sono solo due casi tra i tanti. Nel "club dei cinque" sono presenti quasi tutte le categorie lavorative, con nomi spesso altisonanti. Compaiono intellettuali come Alberto Arbasino, Alberto Asor Rosa..

TASSE PER NOI, PRIVILEGI PER LE SANGUISUGHE

23 dicembre 2011 - Cronache da Marte, il pianeta della Casta. Mentre qui sulla Terra arriva una manovra fatta al 90 per cento di tasse, che cosa succede lassù nell’empireo dei privilegi? Ecco un breve quanto impressionante elenco degli eventi dell’ultima settimana.
CORSA ALLE BABY PENSIONI. Lunedì 19 dicembre. Si apre la settimana decisiva per la manovra. Gli italiani si preparino: dovranno andare in pensione più tardi. Intanto la casta si prepara ad andare in pensione più presto. L’onorevole Luciano Dussin si dimette da deputato per salvare il vitalizio: prenderà la pensione a 52 anni, più l’indennità da sindaco di Castelfranco Veneto. L’onorevole Franco Cristaldi, 60 anni, pure: prenderà due pensioni (quella da deputato e da consigliere regionale), più l’indennità da sindaco di Marzara del Vallo.
CORSA ALLE BABY PENSIONI/2. Lunedì 19 dicembre. Gli italiani continuino a prepararsi: dovranno andare in pensione sempre  più tardi. Intanto la casta continua a prepararsi ad andare in pensione sempre più presto. In Sicilia, grazie a una legge ad hoc i dipendenti regionali possono andare a riposo anche a 40 anni, con 20 anni (le donne) e 25 anni (gli uomini) di contributi. Si registra un boom di domande.
CHI DICE CHE NON CI SONO SOLDI? Martedì 20 dicembre. In Parlamento la discussione è accesa, tutti dicono che non ci sono soldi. Intanto il Giornale rivela che il premier Monti ingaggia una portavoce con uno stipendio da 11mila euro al mese. E alla Regione Lombardia viene pagata una liquidazione di 350mila euro all’ex vicepresidente Franco Nicoli Cristiani finito in carcere per tangenti. Un premio di produzione?
I VITALIZI SONO SALVI. Mercoledì 21 dicembre. In Parlamento tutti d’accordo: bisogna chiedere sacrifici sul fronte delle pensioni. Intanto la Regione Friuli stabilisce: per i consiglieri regionali nessun sacrificio sul fronte delle pensioni. Il maxiemendamento che salva il privilegio viene approvato da tutti i partiti, naturalmente in seduta notturna.
VIVA LA DOPPIA POLTRONA. Mercoledì 21 dicembre. Il Senato è riunito. In aula si proclama: tutti devono far sacrifici e rinunciare a qualcosa. Sottobanco si decide: tutti devono far sacrifici ma noi non rinunciamo alla doppia poltrona. Nonostante un parere contrario della Corte Costituzionale, l’aula decide: i senatori Azzolini e Nespoli potranno continuare a occupare la “cadrega”  a Palazzo Madama e quella di sindaci di Molfetta e Afragola. Con doppia indennità, naturalmente.
LA PORCATA DELLA REGIONE LAZIO. Giovedì 22 dicembre: è ufficiale, la manovra è legge. Gli italiani  dovranno andare in pensione a 66 anni. Giovedì 22 dicembre: è ufficiale, il privilegio è legge. I consiglieri della Regione Lazio potranno andare in pensione a 50 anni.   Prenderanno 3mila euro al mese. Il benefit, fra l’altro,  viene esteso per la prima volta anche agli assessori che non sono stati eletti in Consiglio. “Una porcata” titola il Fatto Quotidiano.
Così si chiude la settimana della manovra. Qui sulla Terra, è ovvio, sarà un Natale un po’ più triste. Lassù, sul pianeta della Casta, invece si brinda con le doppie poltrone, le super indennità, le liquidazioni d’oro. E naturalmente con i vitalizi, estesi anche agli assessori.  Risultato: quest’anno gli italiani mangeranno un panettone amaro. Come stupirsi? Più che fare le feste, sembrano avere un gran voglia di far la festa alle sanguisughe …

... e, per concludere, un po’ di pillole tratte appunto da “Sanguisughe” di Mario Giordano...

TAGLIARE LE PENSIONI? SI’ MA COMINCIAMO DA QUELLA DI DINI…

25 ottobre 2011 - Come previsto, si torna a parlare di tagli alle pensioni. Una misura forse indispensabile, forse giusta, forse inevitabile. Quello che però, dal mio punto di vista, è inaccettabile è che si torni a parlare di tagli alle pensioni degli italiani senza aver tagliato le pensioni delle sanguisughe. Perché i vitalizi dei parlamentari (che ci costano 204 milioni di euro l’anno) non sono stati aboliti? Perché i consiglieri regionali possono continuare ad andare in pensione a 55 anni con 10mila euro al mese? Perché l’avvocato Luca Boneschi continua a prendere 3.108 euro al mese avendo trascorso in Parlamento un giorno (dico un giorno solo: dal 12 maggio al 13 maggio 1982)? Perché non gliel’abbiamo ancora levata? Stamattina sul Messaggero c’è un’intervista all’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini, autore della severa riforma della pensioni del 1995. Chiede un’altra severa riforma delle pensioni. Bene: considerato il fatto che lui prende 40mila euro al mese, perché non cominciamo a riformare la sua?

FINI E LA BABY PENSIONE DELLA MOGLIE DI BOSSI

27 ottobre 2011 - Il presidente della Camera Fini, durante un dibattito in Tv, ha tirato fuori il caso della moglie di Bossi, baby pensionata a 39 anni. Bene: siamo contenti che abbia letto e apprezzato Sanguisughe. Sono contento che citi in pubblico i dati da noi rivelati. Ma adesso mi chiedo: perché, essendo presidente della Camera, non s’impegna da subito per abolire i vitalizi dei parlamentari (a cominciare dal suo)?

Abolire i vitalizi dei consiglieri regionali? Intanto li aumentano …

28 ottobre 2011 - ABOLIREMO I VITALIZI DEI CONSIGLIERI REGIONALI. Lo ha annunciato la Conferenza delle Regioni. Accadrà, come al solito, dalla prossima legislatura. Forse. Nel frattempo l’unica cosa certa è che in Lombardia la spesa per i vitalizi dei consiglieri regionali è aumentata di 130mila euro: da 7milioni e 400mila a 7 milioni 530mila euro. E l’altra cosa certa è che in Campania è saltata fuori una lista di 31 ex consiglieri regionali che prendono la doppia pensione: quella da consigliere regionale e quella da deputato. Lascia o raddoppia? Nell’attesa che qualcuno lasci, raddoppiano tutti …

IL BANCHIERE E L’EX RIBELLE? HANNO TUTTI E DUE LA DOPPIA PENSIONE

2 novembre 2011 - Altro che eliminare i vitalizi, ne scopriamo sempre di nuovi. L’ultimo è questo: esistono 220 superprivilegiati che godono non di una ma di due pensioni, cioè quella da parlamentare e quella da consigliere regionale. Fra di loro l’ex mister centomila preferenze Alfredo Vito (3600 dalla regione e 4800 dal Parlamento), l’ex ministro Nicola Mancino (9.947 dal Parlamento, non si conosce la cifra esatta della regione), Giulio Maceratini (5610 dalla Regione e 9.947 dal Parlamento), Giovanni Russo Spena (che di pensione di ne ha tre: una da ex parlamentare 4.725 euro lordi, una da ex consigliere regionale 3mila euro lordi e una da ex professore 3.250 euro lordi). In cima alla lista anche la “strana” coppia: il banchiere Giuseppe Guzzetti e l’ex leader del Movimento Studentesco Mario Capanna. Il primo prende 8mila euro dalla regione e 4725 euro dal Parlamento, il secondo prende 5mila euro dalla regione e 4725 euro dal Parlamento.  Vi sembra logico? A noi no. E continuiamo a denunciare, senza stancarci né rassegnarci …

ECCONE UN ALTRO: L’EX CRAXIANO PRENDE LA DOPPIA PENSIONE (8.455 EURO COME EX PARLAMENTARE E 9MILA EURO COME EX CONSIGLIERE REGIONALE)
7 novembre 2011 - Sì ne ho scoperto un altro con la doppia pensione (e che doppia pensione). Si tratta di Paris dell’Unto, già socialista craxiano della prima repubblica: prende 8.455 euro al mese come pensione parlamentare e 9000 euro lordi come pensione da ex consigliere del Lazio. In totale oltre 17mila euro lordi. Non male, no? Avanti tutta, la denuncia continua …

GOVERNO (TECNICO) DEI VITALIZI?
9 novembre 2011 - Elezioni o larghe intese? Vorrei ricordare a tutti che ci sono 560 parlamentari (394 deputati e 172 senatori) che non prenderebbero la pensione se la legislatura finisse a gennaio. Fra questi anche 136 parlamentari e 55 deputati del PDL. Alcuni di loro saranno pronti a sostenere un governo di transizione? Per salvare l’Italia o per salvare la loro pensione?

DINI CANDIDATO PREMIER, AMATO CANDIDATO MINISTRO.
A ESSERE SANGUISUGHE CI SI GUADAGNA…


12 novembre 2011 - A essere sanguisughe ci si guadagna? Viene il sospetto: Lamberto Dini (40mila euro di pensione al mese dopo aver tagliato le pensioni degli italiani) è candidato a diventare premier; Giuliano Amato (31mila euro di pensione al mese dopo aver tagliato le pensioni degli italiani) è candidato ad un ministero importante (economia, esteri, giustizia…). Mah…

AMATO (31MILA EURO AL MESE DI PENSIONE) ORA FA IL TECNICO

14 novembre 2011 - Toh, Giuliano Amato (31mila euro al mese di pensione) adesso fa il tecnico… Si presenta così per entrare nel governo Monti. Un tecnico. Lui che fa politica da una vita, lui che faceva il sottosegretario di Craxi, lui che è stato socialista da sempre. Tecnico? Ma ci faccia il piacere…

E IL MINISTRO TECNICO ARRIVA AL GIURAMENTO CON L’ELICOTTERO
(PAGATO DALLA PROVINCIA)


18 novembre 2011 - Alla faccia dei tecnici. Piero Giarda, nuovo ministro dei rapporti con il parlamento, si è presentato al giuramento in elicottero. Un elicottero privato? Macché: quello dei vigili del fuoco, gentilmente offerto dalla Provincia di Trento. Uno dei primi punti del programma di Monti è tagliare i costi della politica. Beh, l’inizio non è dei migliori.

... notizie flash:

Ministro Passera: 15 febbraio 2012 – “Ci eravamo ripresi (quando mai? nda) ma, come previsto (come previsto??? Ma che robaccia fuma questo qui? nda), siamo entrati in forte recessione”
Commissione Europea: 23 febbraio 2012 – “Riviste al ribasso le stime di crescita dell’UE. Europa in recessione”
Mario Draghi: 27 febbraio 2012 (alla fine del G20) – “Ue dovrebbe poter tornare alla crescita nella seconda metà del 2012 (terremo presente e ce lo ricorderemo Presidente! nda)”
Silvio Berlusconi: 27 febbraio 2012 – “Appoggio il governo Monti. L’Italia ce la farà (ci ricorderemo anche di questo e di quanti appoggiano il governo Monti, compresi quelli che fanno finta di stare all’opposizione. nda)”
Umberto Bossi: 27 febbraio 2012 – “Berlusconi serve al governo per questo è stato prosciolto per prescrizione nel caso di corruzione sul processo Mills. I suoi voti sono determinanti per il governo Monti (tra le tante cavolate e, tra un dito medio alzato e l’altro, ogni tanto ne spara anche una giusta... nda)”

... e ora, in conclusione, la promessa intervista a Gerald Celente...
Il 2012?
(Ecco le previsioni di Gerald Celente del Trend Research Institute)


Dichiarazioni:

CNN Headline News: “Quando la CNN vuole sapere qualcosa circa le tendenze future, le chiediamo a Gerald Celente”
New York Post: “Se Nostradamus fosse vivo oggi, avrebbe avuto difficoltà a tenere il passo con Gerald Celente”

Spezzoni di interviste:

Int: “Come fai a stabilire tali tendenze?”
GC: “Avvenimenti attuali formano le tendenze future. I semi di domani sono piantati negli avvenimenti politici e sociali di oggi”.
Int: “Il Trend forcaster Geral Cilente, ha previsto con precisione la caduta dell’Unione Sovietica, il crollo del 1987 e il crollo immobiliare. Ora prevede quella che chiama la Più Grande Depressione. Gerald, voi avete avuto, e non so se si tratti di voi ragazzi, o forse solo di te... avete avuto esattamente ragione con un sacco di queste previsioni, potrei fare una lunga lista. Hai previsto la bolla delle Dotcom prima che accadesse, la bolla immobiliare e il suo crash prima che accadessero e la guerra in Iraq e.. così via”.

Dall’intervista sulle previsioni fatte per il 2011
Int: “Parliamo con te almeno una volta l’anno e tu ci dai le tue previsioni. Parlaci un po’ di quello che hai previsto l’anno scorso (2011). Parlaci di quello che si è avverato e di quello che non avete centrato”.
GC: “Le previsioni dell’anno scorso le abbiamo centrate tutte. Avevamo previsto le rivolte che sarebbero accadute, l’assalto alla giustizia. Che la gente si sarebbe resa conto che questa economia non avrebbe cambiato corso. Abbiamo suonato il campanello d’allarme. Praticamente tutto ciò che abbiamo previsto lo scorso anno l’abbiamo centrato in pieno”.
Int: “Viviamo in un periodo straordinariamente fragile in tutto il mondo in questo momento”. GC: “Qualcosa che non abbiamo mai visto nel corso della nostra vita e direi nel corso della vita di nessuno. Non c’è niente che il governo possa fare per risolvere questo problema. Non hanno né l’intelligenza, né la metodologia. Non si può spendere per uscire dai problemi, occorre produrre per uscirne. Questo è un concetto talmente basilare in economia che perfino gli stupidi potrebbero capirlo. Non è possibile stampare i soldi dal nulla e aspettarsi di risolvere i problemi”.

... ogni titolo rappresenta una previsione per il 2012...

Da: “La più Grande Depressione”
GC: “Stiamo per entrare in una depressione che sarà peggiore della Grande Depressione”.
Int: “Realmente credi che ci sarà una rivoluzione, rivolte per il cibo, rivolte fiscali? Andrà così male?”
GC: “Andrà male sì! Quando la gente è affamata e disperata la situazione diventa pericolosa. E ti dico anche un’altra cosa, quello che sta per accadere sarà davvero brutto. Il crimine andrà a livelli che non abbiamo mai visto prima. Il mio detto è: quando la gente perde tutto e non ha più nulla da perdere, perde le staffe”.
“Questo è l’anno in cui tutto crollerà e non ci sarà nessuna ripresa. I prezzi delle case stanno crollando molto di più rispetto alla Grande Depressione. Cos’altro deve sapere la gente? E non è solo negli Stati Uniti, è dappertutto, e tutte queste bolle che hanno creato anche in altri paesi per cercare di sostenerli, beh! Anche queste bolle immobiliari stanno collassando. L’intero sistema finanziario sta collassando. Guardate cosa sta succedendo in Cina... tutti quei palazzi vuoti! Guardate le vendite delle case e il mercato immobiliare che è in forte declino. L’unico modo in cui le banche centrali sono riuscite a mantenere questo sistema globale alla “Ponzi”, dopo il panico del 2008, è stato pompare i soldi nel sistema per farlo andare avanti”.
“Se ascolterete i vostri leader fallirete. Stiamo entrando in questa fase e la gente farebbe meglio a imparare a combattere per la propria sopravvivenza in modo intelligente. Stiamo entrando nella più grande depressione che sarà peggiore di quella del 1929-1930. Perché? In quel periodo molte persone non avevano case, non c’era una cosa come il prestito bancario per comprare una casa. Allora la gente non aveva carte di credito, non erano afflitti da 14 miliardi di dollari di debiti. A quei tempi c’era un surplus economico, un surplus del bilancio”.
“Perderete la vostra pensione, perderete i vostri benefici, ormai non c’è rimasto più niente!”

Da: “La legge marziale finanziaria”
GC: ”La legge marziale finanziaria... avverto tutti che, come ho già detto, sto avendo difficoltà a prendere i miei soldi dalla banca e la gente mi sta mandando e-mail ogni giorno raccontandomi le sue difficoltà. Io non do consigli finanziari. Il mio motto è pensa per te stesso. Quello che voglio dire è che l’intero sistema europeo sta collassando. Abbiamo visto la vendita fasulla dei titoli di stato due giorni fa in Italia. La Banca Centrale Europea ha buttato 600 miliardi di dollari nelle banche in modo che potessero comprare i titoli di stato. Siamo al collasso e credo che ci sarà una legge marziale finanziaria. Questo è l’anno in cui tutto comincerà a cadere a pezzi. Il governo si sta preparando perché l’America diventerà un campo di battaglia, quando sarà attivata la legge marziale finanziaria. Provate a immaginare se la nazione si bloccasse, tutto il caos che ci sarà con la legge marziale finanziaria. E quindi stanno preparando il tutto”.

Da: “I banchieri sono i controllori”
GC: “Durante questo periodo natalizio ricordiamoci che l’unica volte che Gesù Cristo, il principe della pace, si è arrabbiato ed è diventato violento fu quando prese una frusta e cacciò i cambiavalute dal tempio. E questo è un dato di fatto e, questo, è ciò che sta succedendo, i cambiavalute stanno controllando il tempio. Controllano la nostra vita e stanno portando il paese alla rovina”.

Da: “La truffa dei tecnocrati e la fine della democrazia”
GC: ”I tecnocrati hanno preso il controllo. È fascismo! La fusione dei poteri dello stato con quelli delle corporazioni. Finiamola di chiamarli tecnocrati! Chi c’è in Italia? Mario “3 carte” Monti (il riferimento è al gioco delle 3 carte, o dei 3 bussolotti, nda). Chi è finito in Grecia? Grecia, l’origine della democrazia, e questa per voi è democrazia? Abbiamo appena messo a capo un tecnocrate, Papademos. Da dove viene? Questo tipo ne ha appena fatta una delle sue con la Federal Reserve. Che vuol dire signor Celente che questi sono dei banchieri? Esattamente! I cambiavalute hanno preso il controllo del tempio, il tempio di Atene, il tempio di Roma e, naturalmente il tempio a Berlino, a Parigi, negli Stati Uniti, ovunque! Non è solamente l’attacco dei tecnocrati, questa è la fine della democrazia che cercano di dirci che abbiamo ancora. Ed è fascismo! Capisci? Chiamiamolo per quello che è e tu “Mario Monti” dovresti saperlo. Sta succedendo ovunque”.

Da: “La chiusura temporanea delle banche e la guerra imminente”
GC: ”Crediamo che ci sarà una combinazione di eventi. Uno sul fronte geopolitico, qualcosa a che fare con Israele e i suoi vicini e, qualcos’altro che avrà a che fare con l’Iran e la Siria, già si stanno armando contro queste due nazioni. Dico questo perché il tutto ci riporta al denaro. Così ora cosa succederà? Se ne verranno fuori con un falso o vero attacco terroristico. Dobbiamo proteggere il nostro popolo da questa gente malvagia che fa tutto questo. È per questo che limiteranno l’accesso alle banche. Esattamente! Non potrete ritirare il vostro denaro e, quando finalmente potrete tirarlo fuori varrà una frazione di quello che valeva prima. E ora siamo al collasso. Quando tutto il resto fallisce ti portano in guerra! Quindi tenetevi pronti ragazzi, mettete le bandiere fuori perché lo faranno di nuovo”.

Da: “Produrre i prodotti localmente”
GC: “È tempo di riportare a casa la produzione e ricominciare a fare affari tra di noi, piuttosto di farlo coi Cinesi, Indonesiani, Vietnamiti e gli altri”.



Da: “La rivolta fiscale”
Int: “Quando accadrà questa rivoluzione che hai previsto sulla Gazzetta Trend? E cosa l’avvierà?”
GC: “Sarà una rivolta contro le tasse. Ci accingiamo a vedere una rivolta fiscale. Ci dicevano, sai, siamo d’accordo con quello che dici, ma puoi scrivere su qualcosa di positivo? È come se la nave stesse andando a fondo e io dicessi: “Senti com’è bella la musica”. È positivo se le persone sanno cosa succederà, così allora potranno prepararsi”.
Int: “Ma la gente ha paura della verità”... “Che cosa vorresti che gli spettatori facessero con le informazioni che stai presentando?”
GC: “Speriamo che prendano misure proattive!”


Profezia:

Da “Le profezie di Rasputin”: “Nella notte dell’uomo bruciato, il sangue scorrerà a fiumi nella Roma dei papi e dei lestofanti. Il popolo uscirà sulle piazze accecato da un odio covato da tanto tempo e sulle picche lorde di sangue vedrete le teste dei politici, dei nobili e del clero. Roma purificata non sarà più Roma. E la notte dell’uomo bruciato rimarrà a ricordare la santa insurrezione del popolo contro il lupo famelico vestito da agnello”.

Fine seconda parte ( nella terza parte Ere, Cicli ed Eventi Naturali )

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