lunedì 30 marzo 2009

UFO Ucraina continuano avvistamenti



Nell'ufologia alcune storie hanno dell'incredibile, non tanto per il soggetto che lo è per sua natura, quanto per i risvolti umani a volte veramente fuori dall ordinario. C'è chi darebbe qualunque cosa per avvistare il suo primo ufo, per poter "credere dopo aver visto" e c'è chi invece gli UFO se li vede sorvolare il tetto di casa praticamente tutti i giorni, tanto che ormai "ci ha fatto l'abitudine".
E' proprio questo ciò che accade da oltre 13 anni nella cittadina ucraina di Varvarovka (nella regione della più grande città Dnipropetrovsk) .
Evidentemente nell'ultimo periodo gli avvistamenti si sono intensificati tanto da spingere i residenti a contattare un ufologo per indagare in modo più approfondito sul fenomeno.
E così armati di tutte le apparecchiature necessarie, tra cui l'indispensabile videocamera, sono arrivati i ricercatori guidati da Vladislav Kanuka, ufologo di lunga data ed esperienza in zona.
Il team non ha dovuto attendere a lungo per poter filmare un evento incredibile. Un oggetto volante non identificato, di forma circolare, luminoso e di colore rosato, ha compiuto una lenta traiettoria nel cielo, curvando fino ad atterrare nei pressi di un bosco vicino. Gli ufologi sbalorti dopo aver filmato l'evento, sono saltati sulle tre vetture a disposizione intenzionati ad trasformare l'avvistamento in un incontro ravvicinato del terzo tipo.

http://www.kp.ua/daily/270309/174663/ link al video

A quanto pare però questo desiderio non era reciproco e giunti nei pressi della zona, i motori di tutti e tre i veicoli hanno iniziato a malfunzionare fino a fermarsi del tutto lasciando le vetture impantanate nel fango e costringendo gli ufologi a rimandare la visita al giorno successivo.
La mattinata del giorno seguente però, giunti sul presunto luogo dell'atterraggio, non hanno trovato nulla di insolito con loro grande delusione.
Rimane però a ricordo dell'esperienza indimenticabile e soggetto per eventuali approfondimenti e visite future, un filmato inequivocabile.
Per quanto riguarda i residenti di Varvarovka, gli UFO ormai fanno parte dell'ambiente circostante come gli uccelli e le piante e hanno imparato a conviverci guardando queste manifestazioni con occhio più benevolo, forse anche perché a distanza di così tanti anni nessuna di esse ha causato loro danni di qualche tipo.

Misteri d'Italia



MISTERI D'ITALIA di Paolo Cortesi

19/03/2009

L'Italia è davvero la terra dei misteri.
Questa inquietante realtà è, si può dire, la conseguenza fisiologica della struttura, anzi dell'anima stessa della società italiana che non ha mai veramente sviluppato potenti anticorpi a difesa della deriva autoritaria, della vocazione repressiva di ogni classe dirigente che si è avvicendata nel governo del Belpaese. Sarà interessante leggere lo studio che, prima o poi, un coraggioso storico vorrà scrivere sulla linea di sviluppo (non solo cronologico e fattuale, ma culturale e morale) che conduce dall'Impero Romano ad oggi, con speciale attenzione all'influenza della chiesa cattolica.
A coloro che devono subire le drammatiche conseguenze di un regime liberticida e intoccabile importa davvero poco ricostruire la storia antica e l'origine delle loro sventure. Ma è pur vero che se non si studia il passato, remoto o recente, non si può conoscere veramente il presente: la conoscenza è la prima arma di difesa. Per questo, le ricerche sui tanti, troppi misteri italiani sono preziose.
Da queste emerge una realtà a dir poco sconvolgente, in cui gruppi di potere, vere e proprie bande di criminali, hanno letteralmente sequestrato porzioni, anche molto vaste, della cosa pubblica che gestiscono come un bottino di pirati. In questa giungla senza pietà e senza regole, le persone e i gruppi apparentemente più lontani tra loro possono incontrarsi e all'occorrenza allearsi per i più inconfessabili motivi.
Lo scopo ultimo e unico, infatti, per le bande criminali che da sempre possiedono e dominano l'Italia è la conquista, il mantenimento e l'ampliamento del potere. Non vi sono grandi progetti, né strategie: uno solo è il fine delle bande in Italia: il potere, un potere fine a se stesso, in aumento costante e inarrestabile, autoreferenziale, paranoico, un potere brutale e ottuso che rappresenta veramente il livello più basso di potere. Più animalesco che umano.
Ogni serio studio storico che contribuisca a denunciare questa mostruosa condizione è dunque benvenuto.
Due recentissimi libri appartengono a pieno diritto alla categoria dei preziosi studi di cui s'è detto. Uno è di Francesco Viviano, "Mauro De Mauro. La verità scomoda" (Aliberti editore); l'altro è di Franco Stefanoni "Il finanziere di Dio. Il caso Roveraro" (Melampo editore).
Il primo svela un aspetto di fondamentale importanza per fare luce sulla tragica morte del giornalista Mauro De Mauro, rapito il 16 settembre 1970 a Palermo e mai più ritrovato. Il giornalista Viviano, in un libro che ha il pregio di essere chiaro e completo, godibile ma documentato, traccia una pista che è stata stranamente (?) ignorata o trascurata per decenni: Mauro De Mauro probabilmente venne fatto sparire perché aveva scoperto il progetto di golpe fascista di Junio V. Borghese, previsto per la notte fra il 7 e l'8 dicembre 1970.
Dunque, il giornalista sarebbe stato eliminato non per i motivi sostenuti in modo perentorio da carabinieri e polizia (traffico di droga, indagini giornalistiche sulla morte di Enrico Mattei), ma perché era arrivato a conoscere l'imminente tentativo di colpo di stato fascista. Si noti poi, a riprova di quanto s'è detto su imprevedibili legami tra gruppi criminali, che i fascisti di Borghese avevano chiesto, per il golpe, la collaborazione decisiva della mafia.
De Mauro, come leggiamo nell'ottimo libro di Viviano, aveva gettato uno sguardo indiscreto nelle viscere oscene del mostro immondo e questo, probabilmente, ne determinò la morte.
Un altro bel libro di grande interesse è "Il finanziere di Dio", di Stefanoni, che ricostruisce con rigore la storia di Gianmario Roveraro, un finanziere intraprendente che terminò la sua brillantissima carriera nella campagna parmense, rapito e poi assassinato nel luglio 2006.
Stefanoni traccia, con stile chiaro e stringente, la parabola di Roveraro che in gioventù fu anche un notevole atleta, campione di salto in alto.
Nelle pagine del libro appare "un mondo misterioso, fatto di intrighi e doppi giochi", come scrive l'autore, "soggetti improbabili, truffatori, professionisti senza scrupoli o molto scaltri, faccendieri. Un mondo che a un tratto si è fatto tetro, fino ad assumere il volto della morte, armando la mano di un consulente finanziario di provincia un tempo rimasto abbagliato dall'immagine dell'influente banchiere e che poi si è sentito tradito".
Nel libro di Stefanoni si segnala anche una parte, interessantissima, sull'Opus Dei, organizzazione religiosa cui faceva parte Roveraro.

Ecuador: grave perdita di petrolio dall'OCP



Lunedì 30 Marzo 2009 08:14 Ecoportal

Un nuovo versamento di petrolio nell’OCP - Oleodotto Crudos Pesados. L’impunità ambientale sorvola le valli dell’equatore, mentre negli affluenti del fiume Napo tonnellate di petrolio grezzo impregnano la vegetazione e qualunque insetto si avvicini. Nei letti dei fiumi si depositano tutti i tipi di idrocarburi nei loro diversi stati, per avvelenare lentamente tutta la catena trofica della foresta ecuadoriana.

Dichiarazione della Campagna dei Danneggiati dalla Repsol-YPF

Di nuovo, in silenzio, inghiottiamo lacrime e saliva nel vedere l’Amazzonia ecuadoriana tinta di nero, per i più di 14.000 barili di petrolio sparsi ormai un mese fa, nella notte del 27 febbraio nell’oleodotto di Crudos Pesados.

L’incompetenza della compagnia è simile alla grandezza dell’impatto del versamento, perché informata dell’incidente, non ha chiuso in tempo le valvole dell’oleodotto. Secondo una relazione del Ministero dell’Ecosistema dell’Ecuador, è stata fortemente colpita la Riserva Ecologica Cayambe-Coca e le popolazioni di San Carlos e San Luis, vicine al fiume Quijos, 72 ore dopo il versamento, non hanno ricevuto alcun aiuto o azione riparatoria da parte dell’OCP.

Alla memoria ci giungono tante dichiarazioni ed avvertenze di appena cinque anni fa, quando in piena costruzione, l’Oleodotto OCP era già conosciuto come Oleodotto di Contaminazione e Povertà, e le organizzazioni di tutto il mondo criticavano la costruzione, fatta troppo alla svelta e il barba alla tutela ambientale e terrritoriale, di questo oleodotto che taglia in due il pase partendo dall'Amazzonia, attraversando le Ande e sfociando nel Pacifico.

Ci sarebbero milioni di barili interrati nella foresta che imprese come Petrobas, Repsol YPF o Perenco dovrebbero mettere in commercio per ingrandire le loro voraci tasche. Ci sarebbero anche molte banche, come la BBVA, il City Group e il West LB che beneficiano degli interessi per arricchire le loro altrettanto voraci casseforti. Tutti vogliono denaro e lo vogliono subito!

Perciò è stata militarizzata la costruzione dell’oleodotto e molti giovani ecuadoriani ed attivisti internazionali (tra cui Giuseppe De Marzo, portavoce di A Sud ndr) sono stati incarcerati perché, inerpicati agli alberi di Guarunomos, negavano che il popolo di Mindo potesse andare in pasto dei versamenti di petrolio da allora in avanti. E a Lago Agrio è stata repressa brutalmente la mobilitazione di una popolazione schierata contro il progetto. Perchè avevano fretta. L’OCP era una questione commerciale che avrebbe evitato l’ampliamento della frontiera petrolifera e dei domini transnazionali del bacino amazzonico. Tutti volevano il loro pezzo di torta.

Oggi, di nuovo, l’impunità ambientale sorvola le valli ecuadoriane, mentre negli affluenti del fiume Napo tonnellate di petrolio grezzo impregnano la vegetazione e qualunque essere vivente le si avvicini. E nei letti dei fiumi si depositano idrocarburi di ogni tipo e nei loro diversi stati, per avvelenare lentamente tutta la catena della foresta ecuadoriana.

E popolazioni come i Coca, vedono 30.000 abitanti trovarsi senza alcuna somministrazione di acqua, per non parlare delle comunità indigene in isolamento volontario, che rischiano l'estinzione. Davanti a tanta morte, chi pagherà il funerale?

Pretendiamo come Campagna Internazionale dei Daneggiati dalla Repsol YPF:

- Un’audizione ambientale completa, seria, indipendente e competente per valutare tutti gli impatti preseti e futuri dell’incidente
- Giudizio penale ai direttivi delle imprese che formano il consorzio OCP per crimini ambientali e delitti contro la salute pubblica
- Sospensione indefinita del flusso di grezzo attraverso l’OCP fino a che la giustizia non abbia giudicato e condannato i colpevoli
- L’espulsione la compagnia Repsol dal paese, come fu tempo addiestro per la Oxy. I danni ambientali e sociali sono ingenti ed esistono forti ragioni di ordine economico, sociale ed ambientale perché l’Ecuador eserciti la sovranità sul suo territorio e si liberi di un’impresa che ha apportato tanto danno alla nazione.

Ed è compito di tutti e di ciascun paese importatore di petrolio, implementare mezzi urgenti per passare a forme di sviluppo e di economia indipendenti dalla violenza e dalla contaminazione che sempre si accompagnano al combustibile nero.

OMAL Osservatorio delle Multinazionali in America Latina, Ecuador

Traduzione di Alessandra Panzeri