mercoledì 8 aprile 2009

Totò " a livella "

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La banda larga? Un miraggio


















Punto Informatico e Il Salvagente pubblicano oggi la prima parte di una inchiesta che si svilupperà nelle prossime settimane, per comprendere quale sia il reale stato dell'ADSL italiana. E quali siano le prospettive.

Una rete che cade a pezzi, standard di qualità che non vengono rispettati, un sistema di gestione reclami che fa inorridire e rari investimenti: lo sviluppo della banda larga italiana, a partire dall'ADSL, si può riassumere così. Eppure, se si guardano le offerte commerciali presenti sul mercato nazionale, l'impressione che se ne ricava è completamente diversa.
Sulla carta Sulla carta gli operatori telefonici si fanno concorrenza a colpi di connessioni superveloci, giocando al rialzo anno dopo anno: prima 2, poi 4, 6 e ora 7, 8 e addirittura 20 megabit di velocità. Sembra una gara a chi offre di più. Nei fatti, però, a moltissimi utenti capita di viaggiare davvero lentamente, e ai più sfortunati succede anche di impallarsi sul più bello. Basti pensare che nell'ultimo mese alle redazioni de il Salvagente e di Punto Informatico sono arrivate centinaia di segnalazioni: da qui l'idea delle due storiche testate di collaborare per approfondire le varie angolature di un problema così ampio. Europa lontana Come è possibile che gli internauti italiani, pur pagando fino al triplo in più rispetto a quelli degli altri paesi europei, ricevano un servizio così scadente? Bisogna considerare che la strada italiana su cui "corrono" i dati, qualunque sia il provider che si sceglie, è sempre la stessa e risale alla preistoria della comunicazione: si tratta di lunghi fili di rame che in molte località viaggiano ancora sopra i pali. Insomma, la rete messa a disposizione da Telecom, e data in affitto ai suoi concorrenti, assomiglia più a una mulattiera che a una moderna autostrada. La fibra ottica è assimilabile ad un'utopia. "Nulla da fare" Paolo vive a Orvieto. Da poco si è trasferito in una zona in cui l'unico operatore che fornisce l'accesso ADSL è Telecom. Convinto dalla venditrice, sottoscrive un contratto Alice Tutto incluso con velocità di navigazione di 2 mega e la promessa che da lì a un mese il provider avrebbe eseguito l'upgrade (aggiornamento) a 7 mega. Ma, appena attivata, l'ADSL continua a disconnettersi. In due mesi Paolo tempesta il 187 di segnalazioni. I tecnici lo contattano più volte e alla fine arriva la diagnosi: a causa della "cattiva qualità della linea" la connessione non può andare oltre gli 800 kbit, nonostante Paolo paghi un abbonamento per 7 mega. Laura, invece, con Internet ci lavora. Fino a qualche mese fa era abbonata ad Affari flat di Libero, 25 euro al mese più Iva e 4 mega di banda. Quando dal servizio clienti di Infostrada arriva l'offerta di passare a 7 mega per 20 euro al mese più Iva, Laura non ha dubbi. I problemi, però, non tardano ad arrivare. La mattina presto la connessione raggiunge 1 mega, ma dopo qualche ora c'è praticamente la paralisi: fino al tardo pomeriggio la velocità non supera mai i 100 kbit. Partono le segnalazioni all'operatore. L'assistenza tecnica di Infostrada, invece di darsi da fare per risolvere il problema, prima chiede a Laura di realizzare report quotidiani sullo stato della connessione da spedirgli, poi risponde che per la velocità proprio non può fare nulla. Stessa risposta è toccata a Maurizio, che vive in campagna, vicino a Roma. Abbonato a Tele2, per mesi ha navigato a singhiozzo. Quando ha contattato il servizio clienti del suo provider anche a lui è stato chiesto di scrivere e spedire vari report sullo stato della sua connessione e poi non gli è stata data alcuna risposta. Arrabbiato, Maurizio ha cambiato operatore, passando a Tiscali. Per lui, però, l'ADSL è ancora un miraggio. Chi è responsabile? Ma se il provider con cui l'utente ha sottoscritto un contratto nulla può per garantire la velocità del suo cliente, di chi è la responsabilità in caso di disservizio? Naturalmente se la causa dei problemi alla connessione è imputabile alla qualità della linea, la responsabilità dovrebbe essere di chi possiede e affitta a terzi quella linea. "La prima causa di rallentamento è la distanza dell'utente dalla centrale", ricorda al Salvagente e a Punto Informatico un tecnico di Telecom Italia di cui preferiamo non rivelare il nome. "Chiunque si trovi a più di 3 km di filo di rame dalla centrale non ha neppure la sicurezza dell'allineamento, cioè può anche non riuscire a connettersi al web. La distanza, infatti, attenua il segnale. Seconda causa di rallentamento possono essere le condizioni fisiche del filo di rame su cui viaggiano i dati. Un doppino sporco o attaccato dall'umidità produce rumore, una sorta di interferenza che incide sulla velocità di connessione". Documenti nascosti Attenuazione e rumore sono i parametri che il gestore telefonico è tenuto a controllare quando arriva una segnalazione. Durante la nostra inchiesta, però, abbiamo scoperto che i tecnici dell'ex monopolista che si occupano di ADSL, nella gestione delle segnalazioni degli internauti insoddisfatti devono seguire indicazioni dell'azienda che potrebbero sembrare poco favorevoli agli utenti. In un documento interno, di cui siamo entrati in possesso, vengono stabiliti i valori soglia da tener presente quando si elabora una Diagnosi di navigazione lenta. Se i tecnici dovessero davvero seguire quelle indicazioni vorrebbe dire che chi ha un contratto a 2 mega riceverebbe il supporto del tecnico solo se ha una velocità minima in ricezione al di sotto di 640 kbit. Per un contratto da 4 o da 7 mega, invece, la soglia minima è di 1,2 mbit, mentre per chi ha scelto i 20 mega il limite minimo è di 2,4 mbit, cioè una velocità minima di ricezione quasi 10 volte inferiore rispetto a quella promossa dal contratto. Ma che succede se lo stato della connessione di un utente è peggiore anche di queste soglie? "Se l'utente è una persona normale non succede niente. Se invece è qualcuno importante si interviene sulla linea, magari cambiando il doppino di rame", sostiene il tecnico.

Il testo integrale di Carta 08, per i diritti umani in Cina














Riportiamo il documento temuto dal governo cinese e censurato, perché chiede maggiore democrazia e rispetto dei diritti. Cosa fare per aderire.

Pechino (AsiaNews) - Per celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, 303 cittadini cinesi (intellettuali, imprenditori, contadini, semplici cittadini) hanno sottoscritto il documento “Carta 08”, che chiede al governo maggiore democrazia e rispetto di tutti i diritti umani. “Carta 08” si richiama a “Carta ‘77”, il documento firmato da intellettuali e attivisti cechi e slovacchi nel 1977, che premeva sul governo est-europeo per il rispetto dei diritti umani.

A distanza di un mese e mezzo nel Paese proseguono le adesioni al documento, ma anche censura, persecuzioni e arresti contro autori e firmatari.

Uno dei firmatari più in vista, l’intellettuale Liu Xiaobo è stato arrestato dalla polizia lo scorso 8 dicembre e continua ad essere detenuto in un luogo sconosciuto, in violazione alle stesse leggi cinesi (nella foto: Bao Tong, firmatario della Carta).

Per aderire, si può scrivere un messaggio all’indirizzo: 2008xianzhang2008@gmail.com.

Traduzione italiana a cura di AsiaNews.

I. Introduzione

Sono passati 100 anni dalla stesura della prima Costituzione cinese. Il 2008 segna anche i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i 30 anni dall’apparizione del Muro della democrazia a Pechino, i 10 anni dalla firma, da parte della Cina, della Convenzione internazionale dei diritti civili e politici. Ci avviciniamo anche ai 20 anni dal massacro di Tiananmen del 1989 contro le proteste degli studenti pro-democrazia. In questi stessi anni, il popolo cinese ha sopportato disastri nel campo dei diritti umani e innumerevoli lotte; ora molti di essi vedono con chiarezza che la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani sono valori universali di tutta l’umanità e che democrazia e governo costituzionale costituiscono l’ossatura per proteggere questi valori.

Allontanandosi da questi valori, il governo cinese ha compiuto un approccio alla “modernizzazione” che si è rivelato disastroso. Esso ha privato la gente dei loro diritti, distrutto la loro dignità, corrotto le normali relazioni umane. Per questo ci domandiamo: Dove va la Cina in questo 21° secolo? Vorrà continuare la “modernizzazione” dominata da un governo autoritario o abbraccerà i valori umani universali, si unirà alla corrente delle nazioni civilizzate, edificando un sistema democratico? Si tratta di una scelta fondamentale, che non può più essere rinviata.

L’impatto con l’occidente nel 19° secolo ha prodotto uno shock che ha portato alla caduta di un sistema autoritario decadente, segnando per la Cina l’inizio di quella che spesso si definisce “il più grande cambiamento in migliaia di anni”. È seguito un movimento di “auto-rafforzamento”, che però ha avuto come scopo solo l’appropriarsi della tecnologia per costruire cannoniere e altri oggetti materiali occidentali. L’umiliante sconfitta navale per mano dei giapponesi nel 1895 ha confermato l’anacronismo del nostro sistema politico. I primi tentativi di trasformazioni politiche in senso moderno sono avvenute nella tragica estate del 1898, duramente schiacciate dagli ultraconservatori della corte imperiale.

Con la Rivoluzione del 1911 che ha inaugurato la prima Repubblica in Asia, si è creduto di aver messo nella tomba il sistema autoritario imperiale che era durato per secoli. Ma, conflitti sociali all’interno e pressioni dall’esterno hanno fatto sì che esso durasse ancora; la Cina è caduta in un mosaico di piccoli regni dei signori della guerra e la nuova repubblica è divenuta un sogno sfuggente.

Il fallimento del processo di “auto-rafforzamento” e delle trasformazioni politiche ha spinto molti nostri concittadini a domandarsi se la nostra nazione non fosse afflitta da un “malessere culturale”.

Questo sentire, intorno al 1910, ha portato al Movimento del Quattro Maggio, che ha fatto della “scienza e democrazia” il suo vessillo.

Ma anche questi sforzi si sono dissolti davanti al persistere del caos dei signori della guerra e la crisi nazionale causata dall’invasione giapponese [cominciata in Manciuria nel 1931].

La vittoria su Giappone nel 1945 ha dato una nuova possibilità ala Cina di fare un passo verso un governo moderno, ma la sconfitta dei Nazionalisti nella guerra civile contro i Comunisti, ha gettato la nazione nell’abisso del totalitarismo. La “nuova Cina”, nata nel 1949 [anno di fondazione, da parte di Mao Zedong, della Repubblica popolare cinese - ndt] proclama che “il popolo è sovrano” ma nei fatti ha edificato un sistema in cui “il Partito ha tutti i poteri”.

Il Partito comunista cinese ha preso il controllo di tutti gli organi dello Stato e di tutte le risorse politiche, economiche, sociali e usandole ha prodotto una lunga scia di disastri verso i diritti umani, compresi – fra l’altro – la Campagna contro la destra (1957), il Grande balzo in avanti (1958-1960), la Rivoluzione culturale (1966-1969), il massacro del 4 giugno a piazza Tiananmen (1989). Tutto ciò, insieme agli attacchi ancora oggi in atto contro le religioni non autorizzate e la soppressione dei movimenti che difendono i diritti umani [un movimento che vuole difendere i diritti dei cittadini promulgati dalla Costituzione cinese e combattere per i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni internazionali e che la Cina ha sottoscritto]. In tutto questo periodo il popolo cinese ha pagato un prezzo esorbitante. Decine di milioni di persone hanno perso la loro vita e diverse generazioni hanno visto azzoppata in modo crudele la loro libertà, felicità e dignità umana.

Negli ultimi due decenni del 20° secolo, la politica governativa della “Riforma ed apertura” ha dato al popolo cinese un po’ di sollievo dalla diffusa povertà e dal totalitarismo di Mao Zedong, portando un incremento sostanziale nella ricchezza e nel livello di vita di molti cinesi, come anche ad un parziale recupero della libertà economica e dei diritti economici. É cominciata a crescere una società civile e la richiesta da parte del popolo di più diritti e più libertà politica. Anche l’elite al governo, muovendosi verso la proprietà privata e l’economia di mercato, ha cominciato a muoversi da un rifiuto totale dei “diritti” a un loro parziale riconoscimento.

Nel 1998, il governo cinese ha firmato due importanti convenzioni internazionali sui diritti umani; nel 2004, ha emendato la Costituzione per includere la frase “il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani”. E quest’anno, il 2008, il governo ha promesso di promuovere un “Piano d’azione nazionale per i diritti umani”. Purtroppo, tutti questi progressi politici non vanno al di là della carta su cui sono scritti. La realtà politica evidente a tutti, è che la Cina ha molte leggi, ma nessuno sttao di diritto; ha una costituzione, ma non un governo costituzionale. L’elite dominante continua a rimanere aggrappato al suo potere autoritario combattendo ogni mossa verso un cambiamento politico.

I folli risultati sono una endemica corruzione dei quadri, un minare lo Stato di diritto, mancanza di tutela dei diritti della popolazione, perdita di etica, capitalismo grossolano, polarizzazione della società fra ricchi e poveri, sfruttamento e abuso dell’ambiente naturale, dell’ambiente umano e storico, un acutizzarsi di una lunga lista di conflitti sociali, in particolare un indurimento dell’animosità fra rappresentanti ufficiali e gente ordinaria.

Mentre questi conflitti e crisi crescono di intensità, mentre l’elite al potere continua imperterrita a distruggere e privare i cittadini del loro diritto alla libertà, proprietà, alla ricerca della felicità, noi vediamo i senza-potere della nostra società – i gruppi vulnerabili, gente che viene schiacciata e controllata, coloro che soffrono crudeltà e perfino torture, che non hanno spazio adeguato per far sentire la loro protesta, né tribunali che ascoltino le loro richieste – divenire sempre più decisi, accrescendo la possibilità di un violento conflitto sociale dalle proporzioni disastrose. Il declino del sistema attuale è giunto a un punto in cui il cambiamento non è più opzionale.

II. I nostri principi fondamentali

Questo è un momento storico per la Cina e da esso dipende il nostro futuro. Rivedendo il processo di modernizzazione politica negli ultimi 100 anni e più, noi riaffermiamo e sottoscriviamo i seguenti valori universali fondamentali:

Libertà. Essa è il fulcro dei valori umani universali. Libertà di parola, di stampa, di credo, di raduno, di associazionismo, di movimento, come anche la libertà di sciopero, di dimostrare e protestare, sono le forme in cui essa si esprime. Senza libertà, la Cina rimarrà sempre lontana dagli ideali della civiltà.

Diritti umani. Essi non sono concessi benevolmente dallo Stato. Ogni persona nasce con specifici diritti alla dignità e alla libertà. Il governo esiste per la protezione dei diritti umani dei suoi cittadini. L’esercizio del potere dello Stato deve essere autorizzato dal popolo. La serie di disastri politici nella storia recente della Cina è una conseguenza diretta del disprezzo da parte del regime verso i diritti umani.

Uguaglianza. L’integrità, dignità, libertà di ogni persona – senza guardare al livello sociale, l’occupazione, il sesso, le condizioni economiche, l’etnia, il colore della pelle, la religione o il credo politico – sono uguali per tutti. Bisogna sostenere i principi di uguaglianza di fronte alla legge e nei diritti sociali, economici, culturali, civili e politici.

Repubblica. La forma repubblicana sostiene che il potere deve essere bilanciato fra rami differenti del governo e deve [comporre e] servire i diversi interessi. Esso ricorda l’ideale politico della tradizione cinese della “bellezza di tutti sotto il cielo”. Permette a differenti interessi di gruppo e assemblee sociali, persone di varie culture e credo, di esercitare un auto-governo democratico e decidere in modo da raggiungere soluzioni pacifiche a problemi del pubblico, sulla base di un uguale accesso al governo e a una libera e onesta competizione.

Democrazia. Il principio fondamentale della democrazia è che il popolo è sovrano e che il popolo sceglie il suo governo. La democrazia ha queste caratteristiche: 1) il potere politico comincia con il popolo e la legittimità di un regime deriva dal popolo. (2) Il potere politico va esercitato attraverso scelte fatte dal popolo. (3) Le cariche nei posti più importanti a tutti i livelli del governo sono determinate attraverso libere e competitive elezioni periodiche. (4) Onorando il volere della maggioranza, si deve anche proteggere la dignità fondamentale, la libertà e i diritti umani delle minoranze. In breve, la democrazia è il mezzo moderno per giungere a un governo che sia davvero “del popolo, dal popolo, per il popolo”.

Regole costituzionali. Esse sono il modo in cui i principi espressi nella costituzione vengono attuati attraverso un sistema legale e delle regole legali. Significa proteggere la libertà e i diritti dei cittadini, limitare e definire gli scopi del potere di un governo legittimo, provvedere che vi sia un apparato amministrativo che serva questi fini.

III. Che cosa difendiamo

C’è un generale declino dei sistemi autoritari in tutto il mondo. Anche in Cina l’era degli imperatori e dei feudatari sta andando verso la fine. In ogni luogo è tempo ormai per tutti i cittadini di divenire padroni dei loro Stati. La pista che conduce fuori dell’impasse attuale in cui versa la Cina è quella che porta al distacco dalla nozione autoritaria di confidare in un “illuminata supervisione” o in un “onesto burocrate”, seguendo invece un sistema di libertà, democrazia, stato di diritto, verso la crescita della coscienza di moderni cittadini che vedono i diritti come fondamentali e la partecipazione come un dovere. Proprio per questo e in uno spirito di dovere, responsabilità, costruttività di cittadini, offriamo le seguenti raccomandazioni su [come attuare - ndt] un governo nazionale, i diritti dei cittadini, lo sviluppo sociale.

1. Una Nuova Costituzione. Dobbiamo riformulare la nostra attuale costituzione, eliminando quegli aspetti che non sono in conformità con il principio secondo cui la sovranità è del popolo, trasformandolo in un documento che davvero garantisce i diritti umani, autorizza l’esercizio del potere pubblico, serve come sostegno legale alla democratizzazione della Cina. La Costituzione deve essere la legge suprema del Paese, inviolabile da parte di individui, gruppi o partiti.

2. Separazione dei poteri. Dobbiamo costruire un governo moderno, in cui sia garantita la separazione fra potere esecutivo, giudiziario e amministrativo. Abbiamo bisogno di una legge amministrativa che definisca l’ampiezza della responsabilità del governo, prevenendo abusi di potere. Il governo deve rispondere a chi paga le tasse. La divisione di potere fra governi provinciali e centrale deve sottostare al principio per cui i poteri del governo centrale sono solo quelli stabiliti dalla costituzione, mentre tutti gli altri poteri appartengono ai governi locali.

3. Democrazia legislativa. I membri dei corpi legislativi devono essere tutti scelti attraverso elezioni dirette, e una democrazia legislativa dovrebbe osservare norme giuste e imparziali.

4. Indipendenza del potere giudiziario. La legge deve essere al di sopra degli interessi di ogni specifico partito politico e i giudici devono essere indipendenti. È necessario stabilire una Corte suprema costituzionale e varare procedure per le revisioni della costituzione. Al più presto vanno aboliti tutti quei Comitati per gli affari politici e legali che a tutt’oggi permettono ai membri del Partito comunista di ogni livello di decidere in anticipo e fuori delle corti su casi politicamente sensibili. Dobbiamo proibire con forza l’uso di cariche pubbliche per scopi privati.

5. Pubblico controllo del servizio pubblico. L’esercito deve rispondere al governo nazionale, non a un partito politico e dovrebbe essere reso molto più professionale. Il personale militare deve giurare sulla Costituzione e rimanere neutrale. Organizzazioni politiche e partitiche devono essere proibite fra i militari. Tutti i rappresentanti pubblici, compresa la polizia, devono servire in modo neutrale, senza schierarsi. Deve finire la pratica attuale di favorire un partito politico nelle assunzioni per un servizio pubblico.

6. Garantire i diritti umani. Si devono garantire in modo preciso i diritti umani e il rispetto per la dignità umana. Si deve creare un Comitato per i diritti umani, capace di vigilanza fino ai corpi legislativi più al vertice, capace di bloccare possibili abusi di potere da parte del governo che violino i diritti umani. Una Cina democratica e costituzionale deve garantire in modo speciale la libertà personale dei cittadini. Nessuno deve subire arresti illegali, detenzione, accuse, interrogatori, punizioni. Il sistema della “rieducazione attraverso il lavoro” deve essere abolito.

7. Elezione dei pubblici ufficiali. Ci deve essere un sistema completo per elezioni democratiche basate su “una persona, un voto”. Va attuato in modo sistematica l’elezione diretta dei responsabili amministrativi a livello di contea, città, provincia e nazione. Il diritto a tenere elezioni libere e periodiche e a parteciparvi è un diritto inalienabile per ogni cittadino.

8. Uguaglianza fra città e campagne. Almeno i due terzi del sistema attuale di registrazione [residenza obbligatoria – ndt] deve essere abolito. Esso favorisce i residenti delle città e colpisce quelli che risiedono nelle campagne. Dobbiamo invece stabilire un sistema che dà ad ogni cittadino gli stessi diritti costituzionali e la stessa libertà nello scegliere dove vivere.

9. Libertà di formare gruppi. Deve essere garantito il diritto dei cittadini a formare gruppi. L’attuale sistema di registrazione per gruppi non governativi, che richiede “l’approvazione” [previa] di un gruppo, va sostituita con un sistema in cui un gruppo registra se stesso in modo diretto e semplice. La costituzione e la legge deve governare la formazione di partiti politici; ciò significa che dobbiamo abolire il privilegio speciale di un partito che monopolizza il potere e dobbiamo garantire principi per una competizione libera e obbiettiva fra i partiti politici.

10. Libertà di raduno. La Costituzione difende assemblee pacifiche, dimostrazioni, proteste e libertà di espressione quali diritti fondamentali del cittadino. Non si deve permettere al partito al governo e il governo stesso di interferire in modo illegale o non costituzionale contro di essi.

11. Libertà di espressione. Dobbiamo rendere universale il diritto di parola, di stampa e di libertà accademica, garantendo che i cittadini siano informati e messi nella possibilità di esercitare il loro diritto di supervisione. Queste libertà vanno sostenute con una legge sulla stampa che abolisca le restrizioni politiche su di essa. L’articolo dell’attuale codice criminale che parla di “crimine di incitamento alla sovversione del potere statale” deve essere abolito. Dobbiamo finirla col guardare alle parole come dei crimini.

12. Libertà di religione. Dobbiamo garantire la libertà di religione e di credo, istituendo la separazione fra religione e Stato. Non vi devono essere interferenze del governo nelle attività religiose pacifiche. Dobbiamo abolire ogni legge, regolamento, regola locale che limiti o sopprima la libertà religiosa dei cittadini. Dobbiamo abolire il sistema attuale che richiede ai gruppi religiosi (e ai loro luoghi di culto) di ottenere l’approvazione ufficiale in anticipo, sostituendolo con un sistema in cui la registrazione è facoltativa e, per quelli che la scelgono, automatica.

13. Educazione civica. Nelle nostre scuole dobbiamo eliminare l’educazione politica e gli esami che mirano ad indottrinare gli studenti nell’ideologia di Stato, instillando il sostegno verso il governo di un partito. Dobbiamo sostituirla con l’educazione civica che promuova valori universali e diritti dei cittadini, faccia crescere la coscienza civica e promuova le virtù civiche che servono la società.

14. Protezione della proprietà privata. Dobbiamo attuare e proteggere il diritto alla proprietà privata e promuovere un sistema economico di mercato libero e onesto. Dobbiamo abbandonare i monopoli governativi nel commercio e nell’industria e garantire la libertà di fondare nuove imprese. Dobbiamo varare un Comitato sulla proprietà dello Stato, che faccia rapporto al parlamento nazionale, che verifiche il trasferimento di imprese statali a proprietà di privati, in una maniera neutra, competitiva e ordinata. Dobbiamo varare una riforma fondiaria che promuova la proprietà privata della terra, garantisca il diritto di comprare e vendere la terra, e permetta alla proprietà privata di essere valutata in modo vero nel mercato.

15. Riforma finanziaria e delle tasse. Dobbiamo stabilire un sistema della finanza pubblica che sia regolato in modo democratico e verificabile, e che assicuri la protezione dei diritti di chi paga le tasse, e che operi secondo procedure legali. Abbiamo bisogno di un sistema per cui le entrate pubbliche ad un certo livello – centrale, provinciale, di contea, o locale – siano controllate allo stesso livello. Abbiamo bisogno di una grande riforma del sistema delle tasse che abolisca ogni tassa ingiusta, semplifichi il sistema, distribuisca il peso delle imposte in modo equilibrato. Ai membri del governo è vietato l’aumento delle tasse, o l’istituzione di nuove, senza decisione pubblica e l’approvazione di una assemblea democratica. Dobbiamo riformare anche il sistema di proprietà per incoraggiare la competizione fra un più vasto numero di partecipanti al mercato.

16. Sicurezza sociale. Dobbiamo costruire un sistema di sicurezza sociale che copra tutti i cittadini, e assicuri loro un accesso fondamentale a istruzione, sanità, pensione e impiego.

17. Proteggere l’ambiente. Abbiamo bisogno di proteggere l’ambiente naturale e promuovere uno sviluppo che sia sostenibile e responsabile verso i nostri discendenti e verso il resto dell’umanità. Ciò significa che lo Stato e suoi rappresentanti a tutti i livelli devono non solo fare quello che è giusto per giungere a questi scopi, ma accettare anche la supervisione e la partecipazione di organizzazioni non governative.

18. Una repubblica federale. Una Cina democratica deve cercare di agire come una massima potenza responsabile, che contribuisca alla pace e allo sviluppo della regione Asia-Pacifico avvicinandosi agli altri in uno spirito di uguaglianza e onestà. Per Hong Kong e Macao dobbiamo sostenere le libertà che là esistono di già. Riguardo a Taiwan, dobbiamo anzitutto dichiarare il nostro impegno verso i principi di libertà e di democrazia, e quindi cercare una formula di riunificazione pacifica, negoziando fra uguali, ed essendo pronti al compromesso. Dobbiamo anche affrontare dispute nelle aeree delle minoranze in Cina con una mente aperta, cercando vie per trovare uno schema in cui tutte i gruppi etnici e religiosi possano fiorire. Dovremmo tendere allo scopo di una federazione di comunità democratiche della Cina.

19. Verità nella riconciliazione. Dobbiamo riabilitare la reputazione di tutte le persone – comprese le loro famiglie – che hanno sofferto di ostracismo e umiliazione nelle campagne politiche del passato o sono stati bollati come criminali a causa del loro pensiero, parole, o fede. Lo Stato dovrebbe pagare un risarcimento a queste persone. Tutti i prigionieri politici e di coscienza devono essere liberati. Ci deve essere una Commissione per la ricerca della verità incaricata di trovare prove fattuali delle ingiustizie e atrocità del passato, determinando le responsabilità , garantendo giustizia e su queste basi, ricercando anche la riconciliazione sociale.

La Cina è una delle più grandi nazioni del mondo, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e membro del Consiglio per i diritti umani. Alla luce di questo, essa deve contribuire alla pace per l’umanità e al progresso dei diritti umani. Purtroppo, a tutt’oggi siamo la sola nazione fra le più grandi che rimane tuttora impantanata in una politica autoritaria. Il nostro sistema politico continua a produrre disastri sui diritti umani e crisi sociali, soffocando lo sviluppo del Paese e limitando anche il progresso di tutta la civilizzazione umana. Tutto ciò deve cambiare. Davvero deve cambiare. La democrazia della politica cinese non può più essere rimandata a dopo.

Per questo motivo noi, spinti da senso civico, annunciamo [la nascita di] Carta ’08. Speriamo che tutti i cittadini cinesi che condividono con noi questo senso di crisi – ma anche di responsabilità e missione – mettano da parte ogni piccola differenza e abbraccino il vasto compito di questo movimento di cittadini. Siano essi persone del governo o semplici cittadini, di qualunque livello sociale, vogliamo lavorare insieme per produrre una grande trasformazione della società cinese, e il rapido stabilirsi di una nazione libera, democratica e costituzionale. Possiamo davvero rendere reali gli scopi e gli ideali che il nostro popolo ha sempre cercato in modo instancabile per oltre 100 anni, contribuendo a un nuovo splendente capitolo della civiltà cinese.

Echelon Italia ?














DI RITA PENNAROLA
lavocedellevoci.it

Prove generali di stretto controllo telematico nei tribunali e Procure di tutta Italia. Genchi lo aveva capito: un grande orecchio e' in ascolto e con il nuovo Registro Generale Web l'operazione sara' completata. A realizzare gli apparati per conto di Via Arenula sono alcune big finite nelle inchieste Why Not e Poseidone. Ecco in esclusiva la storia vera dei protagonisti di questo inedito Echelon a Palazzo di Giustizia. Vicende che ci riportano lontano. Fino a misteri di Stato come la strage di Ustica ed il massacro di via D'Amelio.

C'erano una volta i rendez vous segreti nelle suite super riservate dei grandi alberghi. A Roma era l'Excelsior, a Napoli una fra le quattro-cinque perle del lungomare. Nella capitale ricevevano gli uomini di Licio Gelli - quando non direttamente il Venerabile in persona - per impartire quelle direttive stabilite in luoghi ancora piu' elevati che poi i diversi referenti, tutti d'altissimo rango (compresi capi dei governi e della magistratura) dovevano portare avanti per orientare il corso della storia. Cos'altro era, per esempio, il summit che si tenne al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia della regina Elisabetta il 2 giugno del 1992, quando fu decisa quella colonizzazione selvaggia dell'Italia - attuata a suon di privatizzazioni senza soluzioni di continuita' prima da Prodi e poi da Berlusconi - di cui ancora oggi scontiamo gli effetti? E cos'altro fu a Napoli, dentro il prive' a un passo dal cielo con vista sul golfo, quella sorta di “tribunale preventivo” nel quale, al primo scoppio serio di Tangentopoli, nel 1993 vennero convocati i proconsoli democristiani e socialisti per imporre loro di accettare un lauto vitalizio dopo essersi accollati le malefatte giudiziarie dei rispettivi leader politici?

Piccoli squarci di luce sotto un velame oscuro che si e' fatto nel tempo sempre piu' plumbeo, ma anche piu' sofisticato grazie all'uso ardito e sapiente di tecnologie solo vent'anni fa impensabili. Cosi' a fine anni ottanta, mentre gli americani sperimentavano il controllo a tappeto dei miliardi di abitanti del pianeta collaudando la piu' straordinaria rete spionistica telematica che fosse mai stata immaginata - Echelon - prima solo in ambito militare, poi estesa anche ad usi civili, in Italia per decidere le sorti della giustizia ed incanalare il destino dei processi era ancora necessario ricorrere ad incontri vis a vis, sfruttando canali di mediazione come le agape massoniche o i pizzini orali, passati di bocca in bocca tra colletti bianchi e intermediari mafiosi.
Da tempo non e' piu' cosi'. Almeno da quando, una decina di anni fa, il controllo telematico dei palazzi di giustizia italiani ha cominciato a diventare una rete che avviluppa, scruta e controlla tutto, dai piani alti della Cassazione alla scrivania dell'ultimo cancelliere, dalle Alpi alla Sicilia. Dopo il monitoraggio minuto per minuto delle operazioni finanziarie - che avvengono ormai esclusivamente on line da un capo all'altro del mondo - ora qualcuno sta cercando di tracciare ed orientare definitivamente anche le sorti dell'intero sistema giudiziario nel Belpaese. Al punto che, a distanza di appena quattro-cinque anni dagli spionaggi alla Pio Pompa o alla Tavaroli, il quadro e' un altro: oggi non serve piu' spiare, basta entrare nella rete dalla porta giusta, mettersi in ascolto. E poi decidere.
Ne e' passata insomma di acqua sotto i ponti da quel quel luglio del 1992, quando per coprire errori ed omissioni nel massacro di Capaci si rese “necessario” far saltare in aria anche Paolo Borsellino con tutta la sua scorta, lasciandoci dietro, ancora una volta, tutta una serie di tracce insanguinate, piccoli e grandi particolari cartacei fatti sparire troppo in fretta, come l'agenda rossa, portata via clamorosamente sotto gli occhi di tutti dal colonnello Arcangioli solo pochi minuti dopo l'eccidio. Un sistema, del resto, quello della “pulizia totale”, che compare come un macabro rituale anche in omicidi di quel tempo, quale quello del giornalista antimafia Beppe Alfano, nel 1993, la cui figlia Sonia racconta di quegli autentici plotoni di polizia e carabinieri entrati per ore a devastare armadi e cassetti di una famiglia ammutolita da un dolore lancinante ed improvviso, alla ricerca di carte, documenti, fascicoli, «quasi che il criminale fosse mio padre - racconta oggi Sonia - ancora a terra in una pozza di sangue, e non coloro che lo avevano atteso per ammmazzarlo».
Quella volta pero', quel 19 luglio 1992, era gia' in azione un vicequestore siciliano che nell'uso delle tecnologie informatiche era piu' avanti delle stesse barbe finte nostrane, ancora costrette a perquisizioni, pulizie, furti per occultare le prove dei crimini di Stato. Quel vicequestore si chiamava Gioacchino Genchi. E la sua storia, i violenti tentativi di zittirlo e delegittimarlo fino all'annientamento (come la repentina sospensione dal corpo di Polizia, che ha fatto sollevare l'opinione pubblica in tutta Italia), ci fa ripiombare di colpo dentro l'Italia di oggi, in un Paese dove per uccidere uno o due magistrati non e' piu' necessario spargere sangue. Perche' a tutto pensa il grande Echelon del sistema giudiziario italiano, Che ha - come vedremo - nomi, volti e terminali ben precisi.

IL PADRE DI ECHELON

E partiamo da un uomo che Echelon ha confessato di averlo realizzato per davvero. O, almeno, ha ammesso di aver collaborato alla messa a punto del Grande Orecchio americano. Quest'uomo si chiama Maurizio Poerio, e' un imprenditore nei sistemi informatici ad altissima specializzazione e su di lui si soffermano a lungo i pubblici ministeri salernitani che indagavano sui loro colleghi della procura di Catanzaro, messi sotto accusa con una mole impressionante di rilevanze investigative raccolte dall'allora pm Luigi De Magistris grazie anche alla consulenza prestata da Gioacchino Genchi.
Un nome, Poerio, una scatola nera che racchiude mille misteri. Ma cominciamo dall'oggi. E cominciamo dalle tante verbalizzazioni nelle quali De Magistris a Salerno dichiara apertamente che potrebbe essere stato spiato, che tutta la sua attivita' investigativa era stata probabilmente - o quasi certamente - monitorata fin dall'inizio. Non attraverso gli 007 dei Servizi, ma in maniera semplice e naturale, vale a dire attraverso la societa' privata che gestisce i sistemi informatici dell'intero pianeta giustizia in Italia. Questa societa' e' la la CM Sistemi. Appunto. Con una potentissima e storica diramazione - la CM Sistemi Sud - proprio in Calabria, regione dalla quale la attuale corporate aveva avuto origine negli anni ottanta. Ma anche la regione dove questa societa' si aggiudica da sempre l'appalto per la “cura” degli uffici giudiziari. E in cui risiede il suo amministratore delegato: quella stessa Enza Bruno Bossio, moglie del plenipotenziario Ds Nicola Adamo ma, soprattutto, pesantemente indagata prima nell'inchiesta Poseidone (il bubbone avocato a De Magistris in circostanze ancora tutte da chiarire sul piano della legittimita') e poi in Why Not. Perche' del colosso CM Sistemi Maurizio Poerio e' una colonna portante, capace di tessere ed orientare i rapporti con la pubblica amministrazione - leggi in particolare Via Arenula - come e' scritto, fra l'altro, nell'indicazione specifica delle sue mansioni: “consigliere delegato ai rapporti istituzionali”.
Ma Poerio non e' solo un manager dell'ICT (Information and Communication Technology) prestato alla CM. Il suo ruolo, come dimostra la perquisizione di De Magistris presso i suoi uffici romani, va ben oltre. L'11 settembre del 2006, interrogato nell'ambito di Poseidone, l'imprenditore calabrese prova a prendere le distanze da quella societa', che appare gia' dentro fino al collo nell'inchiesta giudiziaria. «Conosco molto bene - affermava rispondendo ad una precisa domanda - Marcello Pacifico, presidente della CM Sistemi, societa' per la quale ho collaborato attraverso un contratto di consulenza professionale». Un tentativo estremo di prendere il largo: da buon commercialista (e' iscritto all'ordine di Catanzaro) Poerio sapeva bene che sarebbe bastata una semplice visura camerale a smentirlo. Della romana CM Sistemi spa, infatti, oltre un milione e mezzo di capitale nel motore, il manager calabrese e' a tutti gli effetti consigliere d'amministrazione, all'interno di un organigramma che risulta quasi identico a quello della sua costola meridionale, la stessa CM Sistemi Sud capitanata dalla Bruno Bossio. Perche' allora parlare di semplici “consulenze”? Il fatto e' che la faccenda si stava facendo complicata. Dal momento che per la prima volta quel grande orecchio invisibile capace di scrutare dentro tutti gli uffici giudiziari italiani stava dando segnali concreti della sua esistenza. E in gioco - cominciava a capire De Magistris, ma ne era ben consapevole da tempo lo stesso Poerio - non c'era solo la storia degli appalti pilotati a Procure e tribunali della Calabria (gara “regolarmente” aggiudicata per l'ennesima voltra alla CM Sistemi Sud), ma la credibilita' dell'intero pianeta giustizia nel nostro Paese, se non addirittura i destini del sistema Italia. E questo, soprattutto per due principali motivi.
E' il consulente del pubblico ministero De Magistris, Pietro Sagona, ad illuminare i pm salernitani su alcune circostanze a dir poco imbarazzanti che riguardano la CM Sistemi (siamo al 7 aprile 2008, ma Sagona riferisce particolari che evidentemente erano gia' ben noti a Poerio e company): «Nell'ambito degli accertamenti da me espletati e' emersa la rilevanza del consorzio Tecnesud, destinatario di un finanziamento pubblico gia' in fase di stipula della convezione con il Ministero delle Attivita' Produttive, non stipulato soltanto a causa della mancanza di uno dei cinque certificati antimafia richiesti e pervenuti relativo alla societa' Forest srl titolare di un'iniziativa consorziata ed agevolata. Il finanziamento era di sessanta milioni di euro complessivi, otto dei quali a carico della Regione Calabria, il residuo a carico dello Stato». Del consorzio faceva parte anche la CM Sistemi. Ma perche' alla socia Forest non era stato rilasciato il certificato antimafia? Risponde Sagona: «Presidente della Forest era tale avvocato Giuseppe Luppino, nato a Gioia Tauro il 5 marzo 1959, nipote di Sorridente Emilio, classe 1927, ritenuto organicamente inserito nella consorteria mafiosa dei Piromalli-Mole'». E non e' finita: «il predetto Luppino risultava esser stato denunciato per gravi reati quali turbata liberta' degli incanti, favoreggiamento personale, falsita' ideologica ed associazione per delinquere di stampo mafioso» e sottoposto a procedimento penale a Palmi.
Ricapitolando: la CM Sistemi, talmente affidabile da vincere la gara d'appalto per l'informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari nella regione Calabria, sedeva nel consorzio Tecnesud accanto ad una sigla, la Forest, riconducibile ad una fra le piu' pericolose cosche della ‘ndrangheta.
Una circostanza allarmante. Ma non l'unica. In quello stesso, fatidico interrogatorio dell'11 settembre 2006 Poerio, per accrescere la propria credibilita' di manager in rapporti transnazionali, non manco' di aggiungere: «Mi sono occupato per conto della I.T.S. di una serie di progetti per l'utilizzo di tecnologie per le informazioni satellitari per uso civile, quale ad esempio il progetto Echelon negli Stati Uniti d'America e GIS in Italia». Di sicuro, insomma, Poerio era un personaggio che in fatto di “controllo a distanza” poteva considerarsi fra i massimi esperti mondiali.

I FRATELLI DEL RE.GE.

Fu probabilmente proprio allora che la sensazione di essere spiato divento' per De Magistris qualcosa di piu' d'una semplice impressione. Con elementi che nel tempo andavano ad incastrarsi come tessere di un mosaico per confermare quella ipotesi. Sara' lo stesso ex pm a raccontarlo piu' volte ai colleghi salernitani, come si legge in alcune pagine delle sue lunghe verbalizzazioni riportate per esteso nell'ordinanza di perquisizione e sequestro emessa a carico della Procura di Catanzaro.
Il 24 settembre del 2008 De Magistris contestualizza innanzitutto tempi e personaggi di quel “sistema” che aveva il suo terminale dentro il ministero della Giustizia, retto nel 2007 dall'indagato di Why Not Clemente Mastella. Ed arriva al collegamento fra quest'ultimo e la CM Sistemi. Ci arriva attraverso un altro carrozzone politico destinatario di enormi provvidenze pubbliche in Calabria, il consorzio TESI, del quale faceva parte la societa' della Bruno Bossio (e quindi di Poerio): sempre lei, la regina CM. «Personaggio che ritenevo centrale quale anello di collegamento tra il Mastella ed ambienti politici ed istituzionali, oltre che professionali, in Calabria ed anche a Roma - dichiara De Magistris - era l'avvocato Fabrizio Criscuolo, il cui nominativo emergeva anche nelle agende e rubriche rinvenute durante le perquisizioni effettuate nei confronti del Saladino (il principale inquisito di Why Not Antonio Saladino, ndr). Nello studio associato Criscuolo presta servizio quale avvocato anche Pellegrino Mastella, figlio dell'ex-ministro». Ma non basta. «Il predetto Criscuolo risulta aver coperto la carica di consigliere d'amministrazione della Aeroporto Sant'Anna spa, con sede in Isola Capo Rizzuto, il cui presidente era il professor Giorgio Sganga, coinvolto nelle indagini Poseidone e Why Not in quanto compariva nell'ambito della compagine della societa' TESI» in compagnia, appunto, della CM. Insomma, da Mastella a Criscuolo, da Criscuolo a Sganga fino a TESI, dove ritroviamo la CM e gli appalti negli uffici giudiziari. Compresa la realizzazione del RE.GE, vale a dire lo strategico Registro Generale centralizzato nel quale pm e gip sono tenuti a riversare tutte le risultanze del loro lavoro, ma anche ad anticipare le iniziative giudiziarie (perquisizioni, sequestri etc.) che andranno ad effettuare di li' a poco.
Altro trait d'union fra gli artefici del Grande Orecchio in Procura e l'allora titolare di Via Arenula lo si rintraccia seguendo la carriera del secondo figlio di Mastella, Elio. «Dalle attivita' investigative che stavo espletando - precisa De Magistris - era emerso che Elio Mastella era dipendente, quale ingegnere, nella societa' Finmeccanica, oggetto di investigazioni nell'inchiesta Poseidone, societa' interessata anche ad ottenere il controllo, proprio durante il dicastero Mastella, dell'intero settore delle intercettazioni telefoniche». Ma in Finmeccanica «si evidenzia anche il ruolo di Franco Bonferroni (legatissimo a piduisti come Giancarlo Elia Valori e Luigi Bisignani, ndr) gia' destinatario di decreto di perquisizione e coinvolto nelle inchieste Poseidone e Why Not, nonche' il genero del gia' direttore del Sismi, il generale della GdF Nicolo' Pollari». E dire Finmeccanica significava in qualche modo tornare a Maurizio Poerio, che proprio insieme a quella societa' aveva preso parte a numerosi progetti internazionali, in primis quello denominato “Galileo”.

IL NEMICO TI ASCOLTA

Il 16 novembre 2007 De Magistris dichiara di aver acquisito elementi sull'attivita' di “monitoraggio” che andava avanti ai suoi danni (e questo spiegherebbe fra l'altro anche il rincorrersi di strane “anticipazioni”, come quando il pm apprese dell'avocazione del fascicolo Poseidone dalla telefonata di un giornalista dell'Ansa dopo che, a sua totale insaputa, la notizia era addirittura gia' stata pubblicata da un quotidiano locale): «spesso ho avuto l'impressione di essere anticipato, e questo sia in “Poseidone che in Why Not; si e' verificato, cioe' proprio mentre... appena arrivo al punto finale, le indagini vengono sottratte. Poi... intervenivano le interrogazioni parlamentari, e arrivavano gli ispettori, e arrivavano le missive. Cioe' sempre o di pari passo, o qualche volta addirittura in anticipo su quelle che potevano essere poi le mosse formali successive».
Ma le “fughe di notizie”, una volta trovato il sistema per realizzarle, potevano anche essere sapientemente pilotate: «ad un certo punto - dice De Magistris ai colleghi di Salerno nelle dichiarazioni rese a dicembre 2007 - penso che sia stata utilizzata la tecnica di “pilotare” una serie di fughe di notizie per poi attribuirle a me. Si facevano avere notizie anche a giornalisti che avevo conosciuto in modo tale da attribuire poi a me il ruolo di “fonte” di questi ultimi. Per non parlare delle gravi e reiterate fughe di notizie sulle audizioni al Csm anche in articoli pubblicati dal Corriere della Sera e da La Stampa: perfino la mia memoria, depositata con il crisma del protocollo riservato, e' stata riportata, in parte, virgolettata».
E cosi', grazie allo stesso, collaudato “orecchio”, puo' accadere anche che, alla vigilia di importanti e riservatissimi provvedimenti cautelari, i destinatari siano gia' ampiamente informati e mettano in atto adeguate contromisure. E se il metodo funziona, perche' non adottarlo anche in altre Procure, come a Santa Maria Capua Vetere? Torniamo a fine 2007, ai giorni caldi che precedettero le dimissioni di Mastella, il ritiro della fiducia al governo da parte dell'Udeur e la conseguente caduta dell'esecutivo Prodi. «Taluni quotidiani nazionali - osserva De Magistris - hanno riportato fatti dai quali si evincerebbe che lo stesso senatore Mastella o ambienti a lui vicinissimi abbiano contribuito, forse anche con l'ausilio di soggetti ricoprenti posti apicali al Ministero della Giustizia, a far trapelare la notizia degli imminenti arresti da parte della magistratura di Santa Maria Capua Vetere, o che comunque fossero al corrente del fatto e si adoperassero per predisporre una “strategia difensiva”. Del resto resoconti giornalistici informano che il senatore Mastella avesse gia' pronto un “ricco” discorso in Parlamento ed il consuocero (Bruno Camilleri, cui stava per essere notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ndr), la sera prima, si fosse ricoverato in una clinica».

DA POSEIDONE A USTICA

Come abbiamo visto, l'Echelon del 2000 non e' piu' la creatura misteriosa messa in piedi negli anni della guerra fredda dai pionieri della tecnologia. Oggi le apparecchiature avvolgono in una rete invisibile praticamente tutti i palazzi di giustizia. Ed il controllo e' centralizzato. Ovvio, allora, che se si intende “gestire” questo sistema garantendosi ogni possibilita' di accesso occulto (la parola spionaggio a questo punto perde anche di senso) occorre poter contare su garanti fidati. Persone che, per il loro passato, offrano i massimi requisiti di affidabilita' e riservatezza. E torniamo a Maurizio Poerio, le cui origini ci conducono lontano nel tempo. Fino a quel 27 giugno del 1980 quando il DC 9 Itavia caduto nei mari di Ustica con 81 persone a bordo avrebbe dovuto mostrare agli occhi del mondo le attivita' di terrorismo internazionale messe in atto dal nemico numero uno degli americani, il leader libico Muammar Gheddafi. Un punto chiave dentro quelle complesse indagini (che ancora oggi attendono una risposta univoca sui mandanti) fu il piccolo aereo libico, un MIG, caduto in quelle stesse ore nel territorio di Villaggio Mancuso, sulla Sila, comune di Castelsilano, al quale l'inchiesta di Rosario Priore dedica alcune centinaia di pagine. Perche' dalla data precisa del suo abbattimento (deducibile anche dai frammenti presenti sul posto) discendeva tutta la ricostruzione dello scenario di guerra in atto quella notte nei cieli d'Italia. Di particolare rilevanza per le indagini il fatto che quel territorio era assai vicino alla base logistica dell'Itavia e degli F16 militari. Un luogo scottante, dunque. Tanto che anche il capitolo sull'impresa che si aggiudico' i lavori per la raccolta e lo stoccaggio dei frammenti del velivolo libico presenta ancora oggi molti punti oscuri. A cominciare dal fatto che quella ditta fu chiamata a trattativa privata. Ed era in forte odor di mafia.
Passano alcuni anni. Nel ‘93, nell'ambito del Gruppo Mancuso, nasce la Minerva Airlines. «La societa', di proprieta' di Maurizio Poerio - annotano i cronisti qualche anno piu' tardi - si propone di valorizzare l'aeroporto di Crotone, ridotto ad “aeroprato” dopo essere stato base di Itavia e degli F16 militari».
47 anni, nato a Catanzaro (e verosimilmente imparentato col catanzarese Luigi Poerio, classe 1954, ingegnere edile ed iscritto alla Massoneria), Maurizio Poerio si laurea in economia a Bologna, poi si butta nell'alimentazione del bestiame: torna in Calabria e rileva la Mangimi Sila, piattaforma di lancio per i vertici di Confindustria dove restera' a lungo (al pm De Magistris racconta, fra l'altro, dei suoi rapporti professionali e d'amicizia con l'attuale leader Emma Marcegaglia). Minerva Airlines viene dichiarata fallita dal tribunale di Catanzaro a febbraio 2004. E Poerio andra' a rivestire ruoli sempre piu' apicali nelle principali business company dell'ICT, proiettando al tempo stesso la “sua” CM Sistemi dentro il cuore degli uffici giudiziari italiani.

DA WHY NOT A VIA D'AMELIO

«Altro che Grande Orecchio nei computer di Giacchino Genchi - dice un esperto in riferimento alle accuse rivolte al principale consulente informatico di De Magistris - la verita' e' che la centrale di ascolto ha oggi i suoi terminali al Ministero, nei Palazzi di Giustizia. E che Genchi tutto questo lo aveva scoperto da tempo». Il tempo che basta per capire le tante, impressionanti ricorrenze tra fatti e personaggi delle attuali inchieste calabresi ed il contesto di omissioni ed omerta' dentro cui maturarono, nel 1992, la strage di via D'Amelio e le successive, tortuose indagini. Alle quali prese parte proprio Gioacchino Genchi.
E' stato lui ad indicare senza mezzi termini l'allucinante sequenza delle “similitudini”, senza tuttavia fornire ulteriori particolari. E allora proviamo a ricostruirne qualcuno noi.
Cominciando magari dai Gesuiti, da quella Compagnia delle Opere onnipresente nelle inchieste di Catanzaro (basti pensare alla figura centrale di Antonio Saladino) che all'epoca di Falcone e Borsellino era incarnata a Palermo da padre Ennio Pintacuda, fondatore del Cerisdi, il Centro Ricerche e Studi Direzionali con sede in quello stesso Castello Utveggio che sovrasta Palermo. E nel quale aveva una sede di copertura, nel ‘92, anche quell'ufficio riservato del Sisde che avrebbe rivestito una parte rilevantissima nella strage. Fino al punto che - secondo molte accreditate ricostruzioni - il telecomando che innesco' l'autobomba poteva essere posizionato proprio all'interno del castello. Pochi minuti dopo l'eccidio Genchi effettua un sopralluogo proprio sul monte Pellegrino, a Castello Utveggio. Si legge nella sentenza del Borsellino bis: «Il dr. Genchi ha chiarito che l'ipotesi che il commando stragista potesse essere appostato nel castello Utevggio era stata formulata come ipotesi di lavoro investigativo che il suo gruppo considerava assai utile per ulteriori sviluppi».
Oggi il Cerisdi svolge rilevanti attivita' formative su incarico della Pubblica Amministrazione, prime fra tutti la Regione Calabria e la citta' di Palermo. Suo vicepresidente (per il numero uno va avanti da anni la disputa e la poltrona risulta vacante) e' un penalista palermitano, Raffaele Bonsignore, difensore di pezzi da novanta di Cosa Nostra. Ma anche del “giudice ammazzasentenze” Corrado Carnevale.
Co-fondatore del Centro Studi era stato negli anni novanta l'allora presidente dc della Regione Sicilia Rino Nicolosi: se la sua era un'investitura di carattere politico, di tutto rilievo operativo nel Cerisdi risultava invece la figura del suo braccio destro Sandro Musco, che si occupava fra l'altro di rapporti istituzionali e con le imprese. Massone, docente di filosofia, Musco e' oggi tra i principali referenti dell'Udeur in Sicilia.
Mastella, ancora lui. Il suo nome ricorre, non meno di quello del pentito Francesco Campanella, che ritroviamo nelle carte di Why Not. Fu proprio Musco a consegnare nelle mani di Mastella, durante la convention di Telese del 2005, la lettera privata in cui Campanella si gettava ai piedi del leader: «Carissimo Clemente, ti scrivo con il cuore gonfio di tantissime emozioni, esclusivamente per ringraziarti di cuore poiche' nella mia vita ho frequentato tantissima gente e intrattenuto innumerevoli rapporti, tanti evidentemente errati. Sei l'unica persona del mondo politico che ricordo con affetto, con stima, con estremo rispetto, perche' sei sempre stato come un padre per me, e resta in me enorme l'insegnamento della vita politica che mi hai trasmesso. (...) Affido questa lettera a Sandro che tra i tanti e' una persona che nella disgrazia mi e' stata vicina. Sappi che ripongo in lui speranza e fiducia per quello che potra' darti in termini di contributo. È certamente una persona integra di cui potersi fidare».

Il 3 gennaio 2008 Luigi De Magistris chiarisce ai pubblici ministeri salernitani Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani le circostanze in cui compare il nome di Francesco Campanella nell'inchiesta Poseidone: «venni a sapere che poteva essere utile escutere il collaboratore di giustizia Francesco Campanella che ha ricoperto un importante ruolo politico in Sicilia e che risultava essere anche in contatto con esponenti politici di primo piano, in particolare dell'Udc e dell'Udeur. Tale collaboratore mi rilascio' significative dichiarazioni con riguardo al finanziamento del partito dell'Udc e le modalita' con le quali veniva “reinvestito” il denaro, dalla “politica”, in circuiti di apparente legalita'. Dovevo escutere il Campanella, persona affiliata alla massoneria - che si stava ponendo in una posizione di assoluta rilevanza nell'ambito dell'organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra - del quale l'attuale Ministro della Giustizia e' stato testimone di nozze, in quanto aveva rilasciato all'autorita' giudiziaria di Palermo dichiarazioni con riguardo a presunte dazioni di denaro illecite con riferimento alle licenze Umts che vedevano, in qualche modo, coinvolti sia l'attuale Ministro della Giustizia Clemente Mastella che l'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema».
Una circostanza che Mastella, quando era ministro della Giustizia, ha dovuto smentire in aula rispondendo alla domanda di un avvocato. Era Raffaele Bonsignore, vertice del Cerisdi. E difensore dell'imputato di Cosa Nostra Nino Mandala'.

Rita Pennarola
Fonte: www.lavocedellevoci.it/
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=199
5.04.2009

I prossimi dieci anni come saranno















DI CHUCK BURR
Culture Change

I prossimi dieci anni non assomiglieranno agli ultimi dieci. Per molta gente saranno uno shock. Le ipotesi di un collasso petrolifero diventeranno note a tutti; Il mondo occidentale comincerà ad assomigliare al secondo e al terzo mondo.

I paesi industrializzati arretrano

Se volete avere un’idea di come sarà il prossimo decennio, guardate la Francia, l’Ucraina e l’Islanda di oggi. La settimana scorsa da uno a tre milioni di persone si sono riversate nelle strade della Francia per un secondo round di proteste contro il modo di gestire la crisi dell’economia del presidente Nikolas Sarkozy. Poi le proteste sono diventate violente quando i giovani si sono scontrati con le forze di polizia.

Proteste sono anche scoppiate in Ucraina. L’economia in Ucraina è sprofondata, il suo sistema bancario è paralizzato e milioni di persone negli ultimi mesi hanno perso il loro posto di lavoro, la produzione industriale è precipitata lo scorso anno del 26,6 per cento, la divisa nazionale, la Gryvna, ha perso il 50 per cento del suo valore dall’estate scorsa e l’Ucraina sta per raggiungere, e difficilmente potrà evitarlo, un debito con l’estero di circa 105 miliardi di dollari.

In un report di 24 pagine, trapelato alla fine del gennaio scorso ai media ucraini, il Ministro delle Finanze Viktor Pynzenyk avvisò che l’economia dell’Ucraina era sull’orlo del collasso. “Siamo entrati in una crisi profonda e molto preoccupante. La situazione economica dell’Ucraina è la peggiore del mondo”.

“E’ una guerra di tutti contro tutti” dice Dmytro Vydrin, deputato indipendente della Suprema Rada, il parlamento dell’Ucraina. “A questo punto la nostra migliore speranza è che il caos abbia la meglio sui malintenzionati perché peggio sarebbe se un gruppo prevalesse instaurando un monopolio del potere”.

Nell’Ottobre del 2008, le tre maggiori banche dell’Islanda sono fallite per l'impossibilità di pagare circa 61 miliardi di dollari di debiti, dodici volte l’entità dell’intera economia del paese. Il fallimento del sistema bancario islandese lo scorso anno ha decurtato di due terzi il valore della corona, portando l’inflazione al 20 per cento e la disoccupazione a un livello da record. L’indice dell’inflazione, in febbraio, è sceso al 17,6 per cento.

In tutto il mondo l’ondata di tumulti sociali e politici rischia di travolgere i Paesi più poveri se i leader dei G20 non interverranno in loro aiuto, ha ammonito la Banca Mondiale il 22 Marzo 2009. Il nuovo rapporto dell’Istituto mondiale per lo Sviluppo afferma che un collasso dell’economia globale costerebbe ai Paesi in via di sviluppo 50 miliardi di dollari in perdite di produzione, ridurrebbe in povertà altri milioni di persone, aumenterebbe di circa un miliardo il numero delle persone affamate e costerebbe 90 milioni di vite.

Se tutto quanto detto sopra si estendesse alla Cina e al Messico, sotto forma di una instabilità politica e di una interruzione della produzione, ci sarà un nutrito gruppo di persone della classe media completamente disorientato che si chiederà che cosa sia successo alle loro provviste infinite di prodotti di consumo a basso prezzo.

Gli Usa possono far fronte al fallimento

Vi risparmierò i dettagli sui “pacchetti di stimolo”, sui “Tarp”, e sul ribollire che ne deriva in merito ai piani di mercato delle banche tossiche, per mettere a fuoco solo un ampio panorama.

Di solito, la spesa ordinaria federale negli USA si aggira sul 20 per cento del prodotto interno lordo. Ma, in seguito alla recessione economica ed al rapido aumento della spesa, l’ammontare del debito pubblico, in percentuale sul prodotto interno lordo, è salito di circa un terzo giungendo al 26 per cento. Aggiungendo i costi dello Stato, delle contee e dei Comuni, presumo che la spesa globale del governo si attesti intorno al 36 per cento del Pil. Dei 3,6 trillioni di dollari del budget federale per il 2009, almeno il 40 per cento, cioè 1,38 trillioni di dollari, dovranno essere presi in prestito a causa delle minori entrate. Solo due anni con un deficit di questa portata eguaglierebbero il 93 per cento dell’intero budget federale per il 2008.

L’esaurirsi delle risorse naturali a buon mercato unite al collasso del debito, intralceranno la crescita futura necessaria per pagare gli interessi del debito federale, delle corporazioni e degli utenti. Stiamo assistendo ad un ultimo disperato sforzo per rivitalizzare la crescita mentre altre nazioni continueranno a prestare denaro agli Usa. Dopo di che i giochi sono finiti.

Il presidente Obama ha studiato ad Harvard, ma nella facoltà di legge non di Economia, ed anche se ha studiato economia deve essere stata quella sbagliata; le università hanno bisogno di nuove attrezzature e devono cominciare ad insegnare le economie ferme e con perdita di potere perché è questo è tutto ciò che ci resterà entro i prossimi dieci anni. Dovremo mettere in atto nuovi modelli di economia che non potranno riferirsi ad una crescita indefinita per pagare gli interessi dei nostri debiti.

Non fatevi ingannare dal balzo causato da Obama nel panorama del mercato mondiale. L’attuale spinta che viene da un piano anticrisi malato finirà presto perché non prende in considerazione il fatto che il governo ha la responsabilità di garantire la metà della portata del piano stesso. I sistemi malati non spariranno; verranno spostati solo da una tasca ad un’altra dei poveri contribuenti. E’ come avviare un mercato azionario sul Titanic. Non rientrate nel mercato. I giocatori della finanza stanno facendo correre al meglio il mercato al solo scopo di uscirne.

Un comitato americano raccomanderà ai G20 che stanno per riunirsi, che il mondo ritorni al dollaro e alle sue riserve monetarie, una posizione favorevole nel paniere delle varie monete, ha detto mercoledì scorso un esponente del comitato, aggiungendo di fare pressione sul dollaro. Il mondo sa che il dollaro perderà il suo valore nel corso dei prossimi anni. In questo mese il premier cinese Wen Jabao ha espresso preoccupazione circa le prospettive che si aprono per gli Usa e per la salvezza dei suoi buoni del tesoro. “Abbiamo prestato una grande quantità di denaro agli Usa, perciò adesso, logicamente, ci preoccupiamo della salvezza del nostro assetto economico. Parlando francamente, sono un po’ in ansia”

Una nuova riserva di valuta sarà un soffio fatale per il dollaro e può rendere più difficile, se non impossibile per gli Usa, coprire il nostro deficit emorragico. Al summit dei G20 quindi, attenzione alla Cina anche per la richiesta di una nuova valuta di riserva.

Ciò che vedremo da qui al 2019

Nel prossimo decennio probabilmente assisteremo: alla fine dell’industria aeronautica attuale che ora usiamo per andare dovunque ogni giorno; una riduzione dal 20 al 50 per cento degli autoarticolati per trasporti; alla “messa in naftalina” delle stazioni spaziali. La benzina salirà da 6 a 10 dollari il gallone e una delle principali fabbriche di automobili (o tutte e tre) chiuderà i battenti. Chiusura di numerose catene di negozi nazionali al dettaglio. Un indice DOW che si attesterà tra i 4000 e i 6000. Le pensioni saranno dimezzate. La Seconda grande depressione non avrà fine. La resurrezione del “Victory garden”: ora sarà chiamato “ I need to eat garden” [letteralmente “giardino per soddisfare il bisogno di cibo” n.d.r.]. Ripristino del servizio militare obbligatorio. Carenza di pezzi di ricambio. Rifornimenti a gas (per le macchine) e razionamenti. Idee come quella del collasso del commercio petrolifero e della stasi dell’economia avranno trasformato il globale stato d’allarme in una presa di coscienza. Con il declino della produzione mondiale di petrolio da 6 a 9.1 di percentuale annua, vedremo il Pil passare dai 14,58 trillioni di dollari del 2008 a un indice che si attesterà tra i 7 e i 9 trillioni nel 2019.

Raggiungere i limiti della crescita nei prossimi dieci anni

Il nostro sistema è la madre di tutti gli schemi Ponzi. Le tre chiavi essenziali che tengono insieme tutto quanto cominceranno a sfasciarsi nella prossima decade.

La prima: il castello di carte richiede molti “se” per rimanere in piedi.

Ad esempio, se il sistema può continuare ad espandersi, per pagare gli interessi del debito, se le minoranze posso continuare ad approfittare delle maggioranze, se possiamo continuare a trovare energie e risorse naturali a basso costo, se grandi nazioni possono sostenere l’onere di mantenere aperti i mercati globali, se possiamo continuare ad agire con un alto grado di inefficienza e di rifiuti, se possiamo mantenere il consenso e le motivazioni ecc. ecc.

La seconda: poiché abbiamo espresso i nostri problemi relativi all’economia, e alla riduzione delle energie e delle tecnologie a basso costo, ora diventa maggiormente possibile approfondire nello stesso tempo parecchi dei nostri problemi. Il nostro sistema non si esaurisce nei terreni o nel cibo o nelle risorse o nella capacità di smaltimento dell’inquinamento. Ciò che si esaurisce è la capacità di affrontare queste cose. Oggi stiamo assistendo alla Amministrazione di Obama che cerca di mantenere il consenso e si spende a tutti i più alti livelli per risolvere i nostri problemi. Quando i problemi sorgono insieme e in modo esponenziale, le cose che in teoria si potrebbero gestire una per una, possono sopraffare la capacità di far loro fronte.

La terza: dato che la nostra popolazione continua a crescere, il suo peso comincia a diventare pericoloso per il castello di carte. Occorrono più energia a basso costo, più cibo, più campi, più acqua potabile, più trasporti ecc. ecc. Quello che prima era un problema gestibile per una popolazione di 1 miliardo di persone, comincia a diventare una catastrofe con 7 miliardi. A un certo punto si raggiungono i limiti di crescita.

Il futuro è inevitabile

Con una popolazione più numerosa potremo reggere al massimo per un’altra generazione con le nostre infrastrutture extraurbane “autodipendenti” e con il nostro modello di crescita senza fine, poi siamo pronti per il fallimento. Ogni passo in quella stessa direzione serve soltanto ad allargare un più profondo buco: più debiti, maggior decadimento delle infrastrutture, impieghi non realmente validi, poco controllo sulla popolazione, capacità e formazione inadeguate e senza sbocchi.

Abbiamo bisogno di una sterzata nel nostro modo di pensare che ora è “il mondo appartiene all’uomo”, ma deve diventare “ l’umanità appartiene alla terra”. Una maggiore presa di coscienza non ci ha fatto ancora riconoscere né apprezzare la grande biodiversità del nostro pianeta che sta morendo – milioni di specie estinte proprio quando abbiamo bisogno della massima possibilità di recupero della terra. La nostra cultura ci insegna a comportarci da sconsiderati e a pensare solo al “numero uno”. Quando usiamo o lavoriamo un campo, non “vediamo” la vitalità che stiamo prendendo o l’habitat che va perduto. Non vediamo ciò che il campo era prima o avrebbe potuto essere se fosse stato possibile proseguire verso nuovi progressi.

L’unica soluzione che alla fine potrà funzionare: famiglie con un solo bambino nella nuova cultura

Se vorremo che le prossime generazioni abbiano un impatto più dolce con la realtà dobbiamo darci da fare per: una economia stabile, una ricollocazione e un ampliamento del sistema no profit, istituire comunità locali, dare rispetto ai nostri anziani, far scomparire lo Stato-Nazione, media indipendenti, passare dall'agricoltura all’orticoltura e creare una formazione comune che in sostanza sia una nuova cultura. Riassumendo e standardizzando, il concetto “nessun bambino deve essere lasciato indietro” dovrebbe essere sostituito da “ogni bambino può piantare una foresta e nutrire la sua famiglia”. Ma non fatevi problemi in proposito, è una causa persa se non si riduce la popolazione. Creare una piantagione per il cibo e mettere al mondo quattro figli significa fare quattro passi avanti e altri quattro indietro.

Ridurre la popolazione, riportandola ai valori del 1900 porterà ad un più luminoso futuro per i nostri figli e per le nostre specie amiche dalle quali abbiamo preso così tanto. Un bambino per famiglia può ridurre la popolazione mondiale un po’ per ogni generazione portando gli attuali 6,7 miliardi di esseri umani ai 3,4 miliardi e poi a 1,7 miliardi per scendere a 838 milioni e così via nell’arco di un secolo. Tutti saranno ancora in grado di nutrire la propria amata famiglia.

Il cambiamento deve cominciare da basso

Il cambiamento non comincerà dall’alto, dai governi centrali. Le nazioni proteggono il benessere, “inclinano la tavola” per concentrare la ricchezza e non promuovono cambiamenti locali. Dobbiamo lasciar perdere le Nazioni e ridistribuire meglio di adesso la nostra produzione di cibo. Ciò significherà meno scatoloni di provviste e meno regalini, ma anche un futuro migliore.

La mia stessa famiglia sta cercando di iniziare il cambiamento ora passando da consumatori a coltivatori food-forest ed educatori. E’ duro perchè la nostra società non offre alternative.

“Terra gratis, dimenticatelo”. “Qui, alla luce di questo box devi stare cinque ore al giorno e la zona da sorvegliare intorno è di 21 mila mq commerciali per anno”. “Siediti, stai zitto e non fare domande a scuola!” “Non conservare le tue sementi, compra queste, nuove e sperimentate da noi”.

Ripristina il modello culturale ed economico originale

Le brevi “soluzioni” che seguono sono riprese dai miei precedenti tentativi. Comunque, almeno metà dei miei lettori sono nuovi ai terremoti culturali. Perciò proseguite la lettura se siete nuovi.

Andare verso un’economia stabile è un primo e importante passo, ma è solo l’inizio. E’ il momento giusto per un salto culturale nell’agricoltura che rivoluzioni il modello economico delle terre privatizzate per guardare al cibo inducendo la gente a fare un lavoro e a portarlo avanti per il sistema, solo per vivere e nutrirsi. L’Antropocentrismo e il dominio dell’umanità ci hanno portati al punto in cui siamo ora: con caldo crescente, con poca acqua e con troppa gente.

Si usa dire che “se si da si riceve”; ora la cosa sta così: “si fanno cose per avere delle cose”. La nuova rivoluzione agricolturale, o modello “Taker” ci lascia incompleti e distrugge le biodiversità del nostro pianeta. Il sistema originale ha funzionato per tremila anni sino alla rivoluzione agricola. Piccole popolazioni tribali istituirono servizi e sicurezza dalla culla alla tomba per ciascuno. Non c’era bisogno di nessuna carta di credito. Il bello è che migliaia di culture diverse hanno usato questo stesso modello per milioni di anni e ha funzionato nella media delle persone. Non occorre che siate dei Budda ambulanti la cui seconda venuta sarà piena di gioia e attesa dalla comunità.

E allora cosa dobbiamo fare adesso?

Muovetevi come gente che ragiona e iniziate il viaggio multi-generazionale per trovare più modi con i quali sostenervi l’un l’altro. Uscite da Matrix; emergete dalle vostre televisioni e dai debiti delle vostre proprietà e dei commerci. Create delle comunità e dei gruppi di territori. Costruite delle cose mentre procedete. Rispolverate le vostre migliori abilità per sostenere le vostre comunità. Piantate delle foreste utili al cibo anzichè dei giardini con piante annuali; puntate sulle piantagioni perenni. Lavorate con un senso di gioia.

La maggior parte delle persone non è pronta per emergere dal sistema sino a quando non vede in concreto l’esempio di un migliore modo di vivere – di nuove culture. Hanno bisogno di camminare verso qualche cosa di migliore, non di allontanarsi da qualche cosa di cattivo. Non stiamo soltanto per diventare il cambiamento che vogliamo vedere realizzato, ma saremo di stimolo per molti a seguirci. Per coloro che stanno già iniziando il cambiamento che desideriamo vedere, saremo gli ispiratori per quanti ci seguiranno.

Andate sul sito culturequake.org per saperne di più sul libro “Culturequake” e sul blog.

Titolo originale: "The Next Ten Years: What They Will Look Like"

Fonte: http://www.culturechange.org
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26.03.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAOLA BOZZINI