lunedì 20 aprile 2009

RAI: la voce del padrone

UFO Dossier X Incidenti Ufo 3/3

UFO Dossier X Incidenti Ufo 2/3

UFO Dossier X Incidenti Ufo 1/3

UFO Italy 2009 - Avvistamento a Valle di Salto (RI)

Il video trovato su You Tube e immesso sul canale missesyounevernow il 14 Aprile 2009, mostrerebbe alcune sfere di luce avvistate e riprese con una videocamera in una località situata a circa 850m di altitudine dominante la Valle del Salto, immersa in una distesa di boschi dove sorge l’ Agriturismo Tor Village. Il filmato sembrerebbe interessante dal punto di vista ufologico ma abbiamo il sospetto che si possa trattare di un falso, creato ad arte per una trovata pubblicitaria dell'Azienda agricola del luogo. Ma vediamo attentamente il filmato e le misteriose sfere di luce che comunque, mostrano le peculiarità delle classiche ORBs avvistate sui Crop Circle e riprese in varie parti del mondo. Il filmato ricorda molto le sfere (organiche) di luce riprese su Manhattan (New York) nel 2007.

Le formiche amazzoniche, un mondo senza maschi e la clonazione naturale












di Claudia Pecoraro 20 Aprile 2009

Pensavate che la clonazione fosse una scoperta della scienza moderna? Sbagliato! Una colonia di formiche dell’Amazzonia non solo è formata soltanto da individui femmine, ma si riproduce proprio così.

Un team di ricercatori dell’università dell’Arizona ha da poco effettuato una scoperta sorprendente. Nella foresta amazzonica vive una specie di formiche che, ad un certo punto della sua evoluzione, ha deciso di lasciar perdere la tradizionale riproduzione di tipo sessuato e soprattutto ha “scelto” di fare a meno dei maschi: ogni esemplare è infatti un vero e proprio clone, un’esatta replica della Regina, padrona assoluta dell’intera colonia.

Gli studiosi in questione, peraltro, come spesso accade nella ricerca scientifica, hanno scoperto questo strano fenomeno per caso. Il loro interesse per le Mycocepurus smithii, questo il nome delle formiche, in origine era stato stimolato dalla loro straordinaria abilità agricola. Le smithii sono infatti in grado di coltivare un maggior numero di raccolti rispetto a ogni altra specie di formica sino ad oggi conosciuta.

Durante lo studio i ricercatori si sono accorti che c’era qualcosa di strano nella composizione sociale di queste formiche amazzoniche: nelle colonie erano presenti solo esemplari di sesso femminile. Incuriositi da questa anomalia, hanno deciso di approfondire dando un’occhiata al loro Dna. L’esito è stato sbalorditivo: ogni esemplare è risultato essere un’esatta copia della Regina.

«Tra gli insetti sociali - spiega la dottoressa Anna Himler, responsabile dello studio - ci sono diversi tipi di riproduzione. Ma questa specie ha sviluppato un sistema del tutto originale e molto inusuale».

Gli studiosi hanno quindi pensato di trovare conferme organiche ai test genetici e di analizzare più a fondo il sistema riproduttivo delle smithii. Ed ecco la scoperta: l’organo di solito responsabile per la riproduzione sessuale delle formiche è apparso nel loro caso “deteriorato” a tal punto da rendere fisicamente impossibile l’accoppiamento.

Lo studio - pubblicato sul Proceedings of the Royal Society B. con il titolo “World Without Sex” - non è ancora riuscito a chiarire perché e quando una mutazione tanto radicale ha avuto luogo. Al momento, si sono avanzate solo delle ipotesi. Secondo la Himler, ci sarebbero dei vantaggi nella vita senza sesso: «Si risparmia l’energia necessaria a produrre esemplari maschi e il numero di femmine fertili di ogni generazione raddoppia del 100%».

Tuttavia non mancano gli svantaggi: «A maggior diversità corrisponde una maggior resistenza ai parassiti e alle malattie», sottolinea Laurent Keller, esperto in insetti sociali dell’Università di Losanna. «In una colonia di cloni - prosegue - se una formica è esposta a un parassita lo saranno tutte. Gli asessuati di norma non durano molto a lungo». Ecco perché ora l’attenzione è tutta rivolta alla longevità di tale mutazione.

Naturalmente la prosecuzione di tale ricerca potrebbe avere delle implicazioni molto importanti, e gli stessi ricercatori confessano di essere emozionati al pensiero della direzione che essa potrebbe prendere…

Messina, nel terremoto il mistero del Dna














17 marzo 2007

Gli scienziati chiedono la riesumazione di 250 salme. Ok dalle autorità
di ALBERTO BONANNO


PALERMO - Un vero e proprio terremoto genetico. Perché se l'ipotesi sarà comprovata, si tratterà di una rivoluzione copernicana delle teorie sul Dna. Ma intanto c'è il primo dato di fatto sul quale la scienza si vuole interrogare: che origine ha quella mutazione nel Dna degli abitanti dell'area dello Stretto di Messina, scoperta da due ricercatori della Banca del cordone ombelicale di Sciacca, l'ematologo Calogero Ciaccio e la biologa Michela Gesù. Un quesito che ha suscitato l'interesse del paletnologo Maurizio Tosi, ordinario dell'Università di Bologna, che nel progetto di ricerca ha coinvolto anche l'università La Sapienza e il Museo nazionale preistorico di Roma. Per capirci di più, gli studiosi chiedono di analizzare il Dna di almeno 250 delle 95 mila vittime del disastroso terremoto che nel 1908 rase al suolo Messina e Reggio Calabria. Perché lì, e nelle altre numerose scosse telluriche che nei secoli hanno sconvolto lo Stretto, potrebbe essere racchiusa la chiave di tutto.

Escluse, con l'ausilio degli storici, tutte le ipotesi legate all'immigrazione o al movimento delle popolazioni, la tesi avanzata dai ricercatori di Sciacca presuppone che a modificare la distribuzione di una componente del Dna (l'allele Dr11) dei siciliani e dei calabresi potrebbe essere stato il radon, un gas dell'uranio presente in alcune rocce che viene emesso dal sottosuolo prima e durante le scosse sismiche.

Legame, quello tra radon e terremoti, considerato attendibile al punto che tra Italia e Stati Uniti è in corso uno studio per creare degli "avvisatori sismici" basati sulla rilevazione dei picchi di gas radioattivo che precedono le scosse. A riprova di ciò, anche l'elevatissima concentrazione del radon presente nello Stretto, area che nei secoli è stata devastata dai terremoti: ben 24 mila bq (l'unità di misura della radioattività che ha sostituito il curie nel sistema internazionale) per metro cubo, contro gli appena 400 bq rilevati a Trapani o a Catanzaro, secondo quanto comunicato ai ricercatori dall'Istituto di geofisica e vulcanologia.

E dato che la mutazione del Dna si presenta "graduale e ordinata" a partire proprio dall'area dello Stretto, secondo gli studiosi non si può attribuire a "fluttuazioni casuali o a deriva genetica". Da qui l'idea di confrontare il Dna con quello di chi abitava nella zona prima della micidiale scossa di magnitudo 7,2 che all'alba del 28 dicembre 1908 rase al suolo Messina e Reggio Calabria. Scossa accompagnata, con tutta probabilità, da una altrettanto potente emissione di radon.

È un'ipotesi che, se accertata, avvalorerebbe le tesi "creazioniste", secondo cui l'ambiente può incidere sulle modifiche genetiche. Tesi finora rigettate dalla gran parte della scienza ufficiale. Ma nessuno dei ricercatori vuole aprire dibattiti di merito: "Non abbiamo il dovere di dare risposte - spiega il paletnologo Maurizio Tosi, laico e darwinista - ma di farci domande. C'è un dato di fatto che dobbiamo verificare, al di là delle teorie, riesumando un numero sufficiente di cadaveri di vittime del terremoto e analizzandone il Dna. Altri prelievi saranno compiuti sugli emigrati. Vedremo così se la mutazione c'era o meno prima di quell'evento. La questione, posta in questi termini, ha interessato studiosi eminenti che collaboreranno al progetto, come Alfredo Coppa, ordinario di antropologia alla Sapienza, e Luca Bondioli, responsabile del laboratorio di Antropologia fisica del Museo nazionale preistorico di Roma".

L'équipe di scienziati ha già formalizzato la richiesta di esumazione delle salme al sindaco di Messina, Francantonio Genovese. Che si dice pronto a fare la sua parte: "Sarebbe un fatto straordinario - assicura - e saremo lieti di offrire alla ricerca tutta la collaborazione". E chissà se di quei 95 mila morti, la scienza trasformerà radicalmente la condizione di vittime inutili della malasorte.

UFO Evento storico: Il Brasile pubblicherà l'intero archivio ufologico












18 Aprile 2009- di Raffaele Di Nicuolo

UFO: Il Governo Brasiliano rendera' pubblico tutto ciò che sa sugli UFO

Il direttore del CBU AJ Gevaerd (Commissione per gli UFO in Brasile) dopo aver lottato per più di un anno ha ottenuto la declassificazione dei documenti che da sempre sono stati dichiarati TOP SECRET.

Questo e' un evento storico, nessun Paese si era spinto tanto avanti nella divulgazione sugli UFO.

In passato, ma anche di recente i vertici brasiliani avevano rilasciato diverse informazioni e documenti sul tema, ma questa volta le informazioni contenute nell'archivio sono sicuramente di un altro livello, in quanto classificati al piu' alto livello di segretezza.

All'interno si potranno trovare, tra l'altro le relazioni della famosa "Notte degli UFO" che in passato fu paragonata per importanza all'incidente di Roswell. L'episodio accadde nel Maggio del 1986, quando sei aerei allertati dai radar inseguirono una ventina di oggetti volanti non identificati.

A conferma di tutto cio' il Ministro dei Trasporti Aerei Brasiliano il Generale Otavio Moreira Lima, ha confermato la notizia e poi personalmente ha affermato che secondo la sua opinione presto il genere umano incontrera' gli extraterrestri.

Il Ministro ha aggiunto che le autorità brasiliane hanno il dovere di far conoscere al popolo la realtà extraterrestre. Ha aggiunto alle dichiarazioni questa interessante affermazione: " Se molte persone saranno disposte ad accettare la presenza aliena, ce ne saranno altrettante che ancora non si sentono pronte."

Una rappresentanza del CBU venerdi' scorso ha partecipato ad una conferenza nella Capitale Brasilia e nuovamente erano presenti alcuni vertici delle Forze Armate. Sono stati esaminati alcuni files TOP SECRET compreso quelli riguardanti l'incidente del 1986, ma senza poter eseguire copie del materiale da poter divulgare.

Lo scorso anno erano stati rivelati alcuni files relativi alla famosa "Operazione Prato". Quest'indagine militare fu fatta a causa di svariati incidenti accaduti in Amazzonia. Gli abitanti della zona vennero aggrediti e feriti da presunti UFO e nell'occasione gli abitanti organizzarono veglie notturne per porteggerdi.
Vent'anni dopo questi eventi, Uyrange Noguira - il Capitano responsabile del progetto - affermo' che anche lui in quell'occasione fu testimone di avvistamenti inspiegabili. Noguira si convinse che alla base di tutto c'erano gli alieni. Tre settimane piu' tardi, dopo le dichiarazioni, misteriosamente fu trovato morto impiccato con la sua stessa cintura.

Ora gli Ufologi lavoreranno per sviluppare un protocollo con l'Air Force che potrebbe garantire l'accesso permanente a questi files, per far sì che rimangano permanentemente a disposizione per essere studiati.
La collaborazione e' divenuta possibile con i militari in quanto da entrambe le parti si vuole portare chiarezza sul fenomeno UFO.
Per Rafael Cury, uno dei principali responsabili del CBU con l'apertura da parte del Comando della Difesa Aerea Brasiliana si e' entrati in una nuova era.

Le Forze Aeree e il Governo collaboreranno dunque con gli Ufologi confermando il fatto che ancora nessuno fino ad oggi e' riuscito a comprendere appieno la natura di questi dispositivi volanti.

Il mondo ufologico sicuramente cogliera' questa notizia con ottimismo ed entusiasmo.

Scoperto il significato della «materia oscura» del genoma



















19 aprile 2009(ultima modifica: 20 aprile 2009)

ROMA - Lo chiamavano «Dna spazzatura» pensando fosse un residuo di codice genetico di cui l'evoluzione non ha saputo che fare. Ma ora sarà ben difficile che il cosiddetto «junk- Dna» , o almeno una parte di esso, venga ancora «apostrofato» in questo modo. Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Genetics, frutto anche di una robusta partecipazione italiana, getta infatti nuova luce sulla«materia oscura» del genoma.

DNA «INUTILE» - Una porzione del nostro Dna (quasi la metà) è costituita da sequenze di «basi» ripetute centinaia di migliaia di volte, che, per il solo fatto di sembrare prive di significato in base alle conoscenze acquisite finora, era stata classificata come «inutile residuo evolutivo». Un team di ricercatori internazionali (di cui fanno parte il gruppo di lavoro del Laboratorio di epigenetica del Dulbecco Telethon Institute, guidato da Valerio Orlando e ospitato dall'Irccs Fondazione Santa Lucia e dall'Ebri e il gruppo di Piero Carninci dell'Omics Centre del Riken di Yokohama in Giappone). hanno scoperto che in realtà queste sequenze rispondono a un preciso programma genetico. E contribuisce in maniera decisiva a dare un'identità alle diverse cellule dell'organismo umano.

TAPPA STORICA - Il lavoro - sottolineano i ricercatori - segna una «tappa storica» nella ricerca genetica, svelando come il lato «oscuro» del genoma si comporti esattamente come i geni, che invece rappresentano soltanto il 2% dell'intero genoma. Non solo: quelle sequenze ripetute sono essenziali per il corretto funzionamento dei geni stessi. La scoperta potrà contribuire all'analisi di tutti quei meccanismi che agiscono al di sopra dei geni (detti epigenetici) e che potrebbero influenzare, tra l'altro, la diversa manifestazione delle malattie tra singoli individui, la risposta individuale ai farmaci o, in casi particolari, l'applicabilità della terapia genica.

COME FUNZIONA - L'equipe ha dimostrato che alcune di queste sequenze vengono trascritte in precisi momenti della vita cellulare, per esempio durante le prime fasi dello sviluppo e del differenziamento. Altre sono in grado di inserirsi in prossimità dei geni e di regolarne l'attività: in alcuni casi, questo può avere anche effetti patologici importanti, come la trasformazione della cellula sana in una tumorale. Per la prima volta si dimostra, in pratica, come tali sequenze si comportino secondo un programma definito e in grado di influenzare la vita delle cellule. L'origine evolutiva delle sequenze ripetute - che rappresentano ben il 45% dell'intero genoma - va ricercato nei trasposoni, particolari segmenti di Dna che hanno la capacità di spostarsi da una parte all'altra di un cromosoma, oppure da uno all'altro. Svolgono un ruolo importante dal punto di vista evolutivo, perchè data la loro natura mobile sono in grado di creare variabilità e, potenzialmente, di far acquisire o perdere funzioni biologiche.

TELETHON - Già sessant'anni fa la biologa americana Barbara McClintock lo aveva intuito. Oggi, grazie soprattutto alle sofisticate tecnologie disponibili e alle competenze multidisciplinari, il gruppo di lavoro internazionale è riuscito a verificare tale ipotesi, riabilitando questa grossa porzione del nostro Dna.In Italia la ricerca è stata finanziata da Telethon, dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e dalla Compagnia di San Paolo.