giovedì 4 giugno 2009

La storia di Eugenio Siragusa / anni 60







A questo link i messaggi di Eugenio Siracusa

http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/messageu.htm

CONTRO BERLUSCONI - MANIFESTAZIONE 4 GIUGNO MILANO




Riprendiamoci la parola e ritorniamo in piazza, contro un governo mai così vergognoso nel celebrare l’impunità per legge e coprire l’indecenza con la menzogna. Per noi è una questione di vitalità morale e di dignità civile. Proprio non ce la facciamo a restare in silenzio e a girare la testa dell’altra parte di fronte a questo schifo: equivarrebbe ad accettare il ruolo di sudditi. Non ci facciamo illusioni di immediati riscatti. Ma sappiamo quant’è importante - quand’anche in pochi - continuare a non avere paura di gridare la verità.
Un primo appuntamento (con regolare nulla osta della questura) è per giovedì 4 giugno, dalle ore 18, alle Colonne di San Lorenzo, a Milano.

Come dice Franz nel video, mollate la tastiera e venite in piazza con noi!
Per citare Don Alex Zanotelli, sarà una… feeesta!

Piero

Barnard: il marketing del farmaco




La prossima volta che andate da un medico, è bene che sappiate cosa viene fuori da questa inchiesta di Paolo Barnard per Report. L'inchiesta è di qualche anno fa ma ancora attuale.

Intervista al contattato russo Ivan Martinovic















L'AFFASCINANTE STORIA DI CONTATTO DI IVAN MARTINOVIC
Intervista di Orazio Valenti - EdicolaWeb

Durante una sosta a Krasnodar, a sud della Russia, mentre facevo visita per la seconda volta ad un gruppo di amici ufologi, mi parlarono di un contadino che viveva a cinquanta chilometri dalla città e che aveva fatto un presunto viaggio su di una astronave extraterrestre. La loro interpretazione era dubbiosa, ma avendo sentito qualche accenno a quello che il personaggio diceva, volli subito andarlo a trovare.


Era un tiepido pomeriggio estivo ed è stato molto gradevole attraversare quelle campagne coltivate, poco lontane dal Mar Nero, con le aie ed i sentieri festosi di bimbi e di animali domestici, così come ricordavo dalla mia infanzia nella pianura padana. Appena arrivati nel paesino di Gariaci Kluci, al cancello dell'abitazione di Ivan Martinovic Gartvic, ci dispiacque vedere che stavano seduti a tavola per pranzare, ma la nostra titubanza non ebbe il tempo di manifestarsi perché Ivan ci venne incontro come un vecchio e caro amico dicendo alla moglie di preparare per tutti.


Mentre mi presentavo, mi rendevo conto che forse non ce ne era bisogno. Avevo davanti la figura di un uomo forte ed estremamente buono, che guardava oltre, e nei suoi occhi trovavo quella mansuetudine e coscienza che mi erano familiari. Mentre gustavamo squisiti prodotti genuini, Ivan cercava di spiegarmi quanto soffriva per non essere creduto, specialmente dalle autorità a cui aveva spedito il suo messaggio. Mi feci allora raccontare cosa gli successe:


"Era mezzanotte e dopo di avere guardato la TV, decisi di andare prima in bagno e poi a coricarmi. Esco perché il bagno è fuori e, attraversando il cortile, noto che il cane è agitato e vuole sciogliersi per uscire in strada. Sento fresco, metto il giubbotto ed esco fuori dal cancello, in strada. Alzo istintivamente la testa verso il cielo, come chiamato da qualcosa, e noto in alto a sinistra, una enorme forma ondeggiante, luminosa come la luna, alta dal suolo circa cinquanta metri.


Frattanto sulla strada, da destra, vedo avanzare verso di me un uomo che, all’apparenza sembra un mio amico, ma quando si avvicina, vedo meglio che ha una tuta ed è senza capelli. Capii che non era un uomo normale, ma restai sereno. Egli mi prese dolcemente il braccio sinistro ed insieme ci siamo alzati verso quella luce che cambiava continuamente forma.


Ancora non capisco come ci siamo alzati, né come siamo entrati dentro quell’oggetto, perché non c’era nessuna porta. Dentro c’erano sei persone e chi mi accompagnava ha detto agli altri: «Lui non ha paura». Mi colpì molto quello che si dicevano in una lingua sconosciuta che però capivo interiormente. Poi tutti si sono messi a parlare pronunciando singole lettere, forse ogni lettera corrispondeva ad una parola.


Parlavano molto dettagliatamente e velocemente, sembrava il linguaggio degli uccelli. Erano umanoidi molto belli, di alta statura e di colore blu, senza capelli. Ad un certo momento il mio accompagnatore ha pronunciato: «ja», e tutti hanno fatto silenzio. Dopo aver ancora assicurato tutti che io non avevo paura di nulla, ha pronunciato un altro suono che non so ripetere e ho capito che la navicella ( come chiamarla?) si è messa in moto.


La stanza dove mi trovavo era di 9 x 5 metri circa e non c’erano mobili, né so da dove provenisse la luce. Mi guardavo intorno mentre interiormente mi venivano stranamente alla memoria tutti i fatti della mia vita, comprese le cose che non ricordavo più. Prima non capii perché, ma poi pensai volessero dimostrarmi che loro sapevano tutto di noi."


MODELLI DI VITA SU ALTRI PIANETI


"Arrivati sul posto, si è aperta una porta e siamo usciti fuori, senza scale; sembrava un molo. L’astronave aveva la forma di un fuso con due punte acute, lunga 25/30 metri ed era atterrata con qualche sistema magnetico. Mi sono girato intorno ed ha visto case tutte uguali, vi era tanta gente né grassi né magri, che ricordo come persone belle. Avevano mezzi di trasporto che assomigliavano a biciclette, uno di loro mi fece salire e volammo.


Stavo pensando di chiedergli: «È tuo?», e lui si è messo a ridere delicatamente dicendo: «Se ti interessa, da noi non esiste né il mio né il tuo. Non possediamo né siamo costretti a fare o ad andare. Facciamo tutto ciò che si deve fare». Volando a bassa quota vidi un posto con tanti animali diversi, alcuni che assomigliavano ai nostri, altri ai mammut, erano tutti tranquilli e non reagivano al nostro passaggio.


Poi vidi tante città senza grattacieli e senza file di persone. La loro energia era soprattutto solare, ma non solo, così come le loro astronavi, molto facili da usare e senza fili. Hanno soprattutto una Legge nelle loro coscienze, quella divina. Non hanno né superiori né sacerdoti, non servono. Non uccidono niente e nessuno, perché tutto è stato creato dal Signore Iddio. Tutto ciò di cui hanno bisogno per mangiare, non lo piantano o producono, non serve perché le piante producono da sé, è la natura che dona.

Fonte



Come noi vivono e muoiono. Loro si preoccupano tanto del nostro pianeta e ciò che si dice sulla Terra riguardo alla fine del mondo non è vero, non è una fine obbligatoria, tutto dipende da come si comportano i terrestri. A loro dispiace tanto che le persone credenti affermino che Dio ci punisce per i nostri peccati e che vuole distruggere la Terra, in realtà tutto il male lo facciamo noi.


Loro ci propongono un progetto di legge per cambiare la vita sulla Terra, per conservare il nostro Pianeta che, se venisse distrutto, coinvolgerebbe il Sistema Solare e la Galassia. Sul nostro Pianeta oggi è tutto cambiato in modo tale che, se non facciamo subito qualcosa, ci sarà una terribile malattia di massa del cervello. Se ciò avverrà, non si potrà più salvare il pianeta, perché tutto ciò che abbiamo accumulato provocherà la fine dell’umanità, ma per volontà nostra, non di Dio.


Se i raggi solari che attraversano l’atmosfera porteranno sulla terra tutti gli inquinanti chimici gli uomini saranno inondati da una pioggia nera. Il nostro Pianeta ed altri, sono immersi in un contesto di particelle viventi invisibili, necessarie a noi e noi a loro, perché ogni parte della natura è stata creata insieme. Adesso noi influenziamo loro e loro influenzano noi, e succede un’autodifesa.


Questa è la scienza fondamentale di questi nostri fratelli nello spirito, che vogliono aiutarci. Adesso, loro affermano che sulla Terra non esiste la scienza perché non possiamo chiamare scienza ciò con cui l’uomo distrugge sé stesso e il Pianeta. Ci osservano e ci studiano da migliaia di anni. Prima osservavano un altro pianeta abitato da esseri che lo hanno distrutto, ma non potevano interferire. Quando il pianeta è esploso, hanno temuto una nuova catastrofe perché un grosso pezzo è caduto sulla Terra, che poi si è assestata girando di quaranta gradi.


Da quel momento ci hanno osservato più attentamente. Inizialmente pensavano che assomigliassimo a degli uomini, invece poi hanno constatato che il nostro modo di vivere non corrisponde alla vita umana. Hanno dunque studiato il nostro cervello, che è uguale al loro, ma ha reazioni più lente. Ancora non riescono a capire perché i nostri responsabili danno ordine di uccidere milioni di persone. Hanno visto che abbiamo una religione, accettiamo Dio ma ne parliamo solo e tutto ciò è un grande imbroglio.


Abbiamo leggi divine bellissime come i comandamenti dove si dice di non uccidere, ma intanto lo facciamo lo stesso. Se il Papa e i sacerdoti credono, come hanno potuto benedire le armate nel nome di Dio, per uccidere milioni di persone? Cosa è dunque la nostra religione? Tutto è scritto nel modo giusto ma non facciamo che imbrogliare. Allora la cosa principale che c’è sulla Terra è un grande inganno loro mi dicono: «Coloro che credono in Dio, che siano mussulmani, ortodossi o cattolici, o di qualunque religione, sono uguali di fronte agli altri. Ma quando in una religione dicono di essere migliori, questo non è giusto!»


La loro scienza comprende meglio la natura del nostro pianeta e la Natura di Dio. Noi siamo qui proprio per capire la vita, che il nostro corpo si trasforma in polvere, perché proveniamo dalla Terra ed a questa torniamo, mentre lo spirito no. Lo spirito viene sulla Terra quando nasciamo, proveniente anche da altri pianeti. Loro ci chiedono di fare tutto il possibile per non distruggere il pianeta, ma non possono venircelo ad imporre, altrimenti non agiremmo più col timore di Dio.


Anche se viviamo nel comunismo, socialismo, capitalismo, ecc..., non si può cancellare la verità: o la vogliamo e la mettiamo in pratica, oppure non la vogliamo. Sull’astronave c’erano tre scienziati fisici e chimici. Uno di loro mi disse che se ne sta andando, non avendo più nulla da fare qui.
Mentre mi trovavo con loro, anche se tutto era bello e mi piaceva, volevo subito tornare sulla Terra per divulgare queste notizie ufficialmente, ma è molto difficile saper fare quest’opera, saper portare avanti questo discorso .


Mi avevano detto sarei stato libero di scegliere se farlo o no, ed io racconterò, racconterò sempre tutto. Concludo con la mia gratitudine verso questi nostri fratelli perché fanno tutte queste cose per la salvezza nostra e del pianeta Terra".


Ivan è una persona a cui si può prestare fede quando afferma di aver avuto un contatto vero. Tutto quello che ha riportato come esperienza vissuta e consigli riportati, anche se espressi semplicemente, sono paragonabili a quanto espresso dal contattato Eugenio Siragusa, divulgato gratuitamente.

Riassumendo;


1. Le astronavi extraterrestri cambiano continuamente forma nell’alone fluttuante per la loro adattabilità ai fenomeni fluttuanti magnetici e gravitazionali terrestri.
2. Internamente alle astronavi la luce è diffusa senza sorgente apparente.
3. Nelle civiltà evolute, non esiste la proprietà privata.
4. Quando l’uomo vive in armonia con la Natura Madre planetaria, essa stessa gli dona i frutti per la alimentazione.
5. Il concetto di «fine del mondo» è errato; è l’uomo stesso a volere la «fine dell’umanità».
6. Uno dei moventi più gravi del possibile suicidio dell’umanità è il terribile morbo dovuto ai fattori inquinanti e che rende folli i neuroni del cervello, chiamato «Harbar».
7. La realtà vivente e vibrazionale dell’ Universo intero, nella sua interazione che ubbidisce alla legge di «Causa-Effetto», predispone sistemi di autodifesa contro le parti cancerogene, in specie dovuti ad umanoidi ribelli. È il senso cosmico della Giustizia che difende l’Amore, messa in atto dalle Forze Elementali o «Zigos», governati dagli Esseri super evoluti o Grigi.
8. Si chiamava Mallona il Pianeta esploso più di 75 milioni di anni fa, che provocò lo spostamento dell’asse polare terrestre.
9. Cosa è la filosofia politica e religiosa terrestre? Un imbroglio? Eugenio Siragusa ha spesso ripetuto che: "L’inganno è peggiore del tradimento".
10. Senza la Loro imposizione noi possediamo il Libero Arbitrio, che è la più grande ed unica possibilità di far prevalere la nostra intelligenza, se ancora siamo in grado di usarla correttamente per perseguire «Virtute e conoscenza» e non perseverare nell’essere i peggiori assassini dell’ Universo.
11. Non si smentisce il dramma dei contattati: essere coscienti della Verità e non essere creduti. E con questo si spiega anche come i pochissimi contattati reali dicano tutti le stesse cose provenienti da un’unica fonte, pur essendo sconosciuti fra loro.

Centroamerica: Verso la Costruzione di Alternative nella Giustizia Climatica




















Giovedì 04 Giugno 2009 Adital

Jubileo Sur Américas - Dichiarazione della Conferenza Regionale sul Cambiamento Climatico, realizzata i giorni 6 e 7 maggio 2009, in El Salvador. Noi, rappresentanti delle organizzazioni sociali, accademiche, dei popoli originari, delle associazioni contadine, dei governi municipali, dei parlamentari e delle associazioni di categoria della regione centroamericana, firmatari di questo documento, riuniti nella conferenza regionale “Verso la Costruzione di Alternative nella Giustizia Climatica” realizzata a San Salvador, il 6 e 7 maggio 2009, davanti ai crescenti impatti del Cambiamento Climatico nella nostra regione, e facendo seguito a dichiarazioni precedenti, stabiliamo quanto segue.

1. Siamo una regione con una popolazione in maggioranza povera, che vive in condizioni di esclusione, diseguaglianza, vulnerabilità e rischio davanti a eventi climatici che diventano sempre più frequenti e estremi.

2. I fenomeni associati al cambiamento climatico hanno impatti negativi e differenziati sulle donne della regione, che sono state rese invisibili e escluse dai processi di indagine, di costruzione delle politiche e di decisione.

3. La popolazione della regione e le organizzazioni sociali sono state sistematicamente escluse dal processo globale di negoziazioni sul cambiamento climatico e la nostra partecipazione nella costruzione delle proposte è stata fortemente ridotta.

4. Fino ad oggi, i risultati del processo multilaterale di negoziazioni sul clima e gli impegni assunti hanno fallito nella stabilizzazione delle concentrazioni di gas da effetto serra nell’atmosfera a un livello che impedisca interferenze umane pericolose per il clima.. Allo stesso modo, non hanno ottenuto l’effettiva implementazione dei loro tre principi fondamentali: il principio di equità, il principio che chi contamina paga, e il principio delle responsabilità comuni ma differenziate. Alla base di tutto deve esserci il principio di precauzione.

5. I mercati di carbonio, risultati dal modello neoliberale e mercantilista, non hanno contribuito a ridurre gli elevati livelli di emissioni generali provocate principalmente dai paesi sviluppati e non hanno neppure generato benefici effettivi e sostenibili per le maggioranze nella regione.

6. Che i modelli di produzione e consumo stimolati dal sistema economico neoliberale sono insostenibili, il che si riflette nell’acutizzazione della crisi finanziaria, economica, ambientale e alimentare.

A causa di quanto appena esposto, e a partire da questa dichiarazione collettiva, abbracciamo i Principi di Bali sulla Giustizia Climatica e riconosciamo allo stesso modo che le conseguenze del cambiamento colpiscono principalmente la popolazione più povera e che vive in maggiori condizioni di vulnerabilità., evidenziando quanto segue:

1. Chiediamo ai governi della regione che esigano dai paesi sviluppati e dalle corporazioni transnazionali, principali responsabili del cambiamento climatico, il riconoscimento e il pagamento del debito ecologico, sociale e storico, per i danni occasionati agli ecosistemi e alla vita umana.

2. Riaffermiamo la nostra richiesta che i governi della regione esigano la riduzione delle emissioni di gas da effetto serra da parte dei paesi sviluppati in accordo con la loro responsabilità storica di trasferimento del rischio dal Nord al Sud.

3. Chiediamo che si attui il principio della giustizia ambientale che stabilisce che abbiamo tutti impegni comuni ma differenziati nella stabilizzazione dei gas da effetto serra che causano il cambiamento climatico, in modo che l’aumento della temperatura media mondiale si mantenga al di sotto dei 2 gradi Celsius.

4. Le misure di adattamento dovranno integrarsi nelle politiche pubbliche, locali, nazionali e regionali mediante l’adozione, la costruzione, l’esecuzione e il monitoraggio di strategie con il coinvolgimento attivo delle organizzazioni sociali, accademiche, dei popoli originari, dei governi locali, dei capi delle comunità e delle donne.

5. Chiediamo la promozione di indagini scientifiche che recuperino, valorizzino e rispettino la cultura, le conoscenze, i costumi e le pratiche dei popoli centroamericani come apporto allo sviluppo della conoscenza, delle discipline e delle tecnologie dirette all’adattamento di fronte al cambiamento climatico.

6. Chiediamo il trasferimento di risorse addizionali dai paesi sviluppati alla regione per dare copertura ai costi di prevenzione, mitigazione e adattamento. Queste risorse devono essere amministrate da enti regionali decentralizzati, nei settori nazionali e municipali orientati al governo locale.

7. Dev’essere responsabilità dei paesi sviluppati creare un fondo retroattivo e permanente per il pagamento del debito ecologico, al di fuori dei meccanismi di mercato che hanno già dimostrato di non contribuire significativamente a mantenere gli ecosistemi né a stimolare il trasferimento di tecnologia pulita. Questi fondi devono sostenere le azioni di adattamento derivanti dalle strategie regionali e nazionali di fronte al cambiamento climatico nei paesi della regione.

8. Esigiamo che la crisi globale attuale del modello neoliberale non venga usata come giustificazione per continuare a posticipare le azioni richieste per cambiare i modelli di produzione e consumo dei paesi sviluppati che incrementano le conseguenze sul sistema climatico.

9. Esortiamo i delegati della regione ad ultimare l’approvazione della Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico e ad accelerare in ogni paese l’approvazione delle rispettive politiche nazionali sul cambiamento climatico, in occasione della valutazione dello stato della Regione Mitch ???più 10 che si svolgerà a Tela Honduras, dal 19 al 21 maggio 2009.

Di fronte a questa realtà, esigiamo il nostro diritto di Giustizia Climatica, che articola le lotte sociali, stimola processi locali comunitari di sostenibilità, meccanismi di lavoro congiunto e processi partecipativi e basati sull’inclusione, indirizzati a sviluppare strategie e misure di adattamento sostenibili, promuovendo processi di comunicazione, informazione, formazione, incidenza, controllo sociale e organizzazione per la difesa di ogni forma di vita.

San Salvador, El Salvador maggio 2009

* Organizzazioni sociali, accademiche, dei popoli originari, delle associazioni contadine, dei governi municipali, dei parlamentari e delle associazioni di categoria della regione centroamericana partecipanti alla Conferenza Regionale del Cambiamento Climatico “Verso la Costruzione di Alternative nella Giustizia Climatica”. Firmatari della dichiarazione.


Guatemala
Università Landivar
Università San Carlos
COCIGER
ACT Guatemala
AFOPADES
CONFEPESCA
Fondazione Solar
PRODESSA
SAVIA

Honduras
CRGR
RDS-MN
CASM
ACT Honduras
AESMO
ASONOG
Tavolo permanente per la gestione del rischio dell’Honduras.

Nicarágua
Centro Humboldt
Tavolo permanente per la gestione del rischio del Nicaragua.
ACT Nicarágua
NOCHARI
DCA

El Salvador
Tavolo permanente per la gestione del rischio dell’El Salvador (MPGR).
FUNDACOM
OIKOS Solidaridad
PRVAS
PFC-GR
ACT El Salvador.
CEICOM
APRODEHNI
PROCARES
CONFRAS
Comune di San Francisco Menéndez.
Comune di La Herradura
Comune di Santa Tecla
CARITAS El Salvador
PRISMA
Jubileo Sur
Deputati della Commissione dei Beni Ambientali e della Salute (Settore FMLN)- Assemblea Legislativa

Adital

www.jubileosuramericas.org

Obama all'Islam: "Cerchiamo un nuovo inizio Sospetti e discordie devono finire"



Storico e attesissimo discorso del presidente americano all'Università del Cairo
"Non siamo in competizione, abbiamo principi comuni. Ora superare le differenze"

Nella platea dell'Università egiziana anche i Fratelli musulmani
Iran, il gelo di Khamenei: "Non basteranno cento interventi, Usa sempre odiati"

IL CAIRO - "Sono qui per cercare un nuovo inizio fra gli Stati Uniti ed i musulmani nel mondo, basato sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto. E sulla verità: America e Islam non devono essere in competizione. Invece, si sovrappongono e condividono gli stessi principi, di giustizia e progresso, di tolleranza e dignità di tutti gli esseri umani". Barack Obama tende la mano agli islamici. Nell'attesissimo discorso pronunciato all'Università del Cairo, davanti ad una folta platea, il presidente americano pone l'accento su ciò che unisce Stati Uniti e musulmani, dopo anni di "paura e diffidenza", che hanno invece evidenziato le differenze. E insiste sulla necessità di inaugurare una nuova era - anche se, riconosce, "non basterà un solo discorso a sradicare anni di diffidenza" - superando stereotipi negativi, da entrambe le parti. Sia sull'Islam che sugli Stati Uniti d'America: "Proprio come i musulmani non rientrano in un crudo stereotipo", ha detto Obama, "lo stesso accade per l'America, che non è un impero interessato solo a sé stesso".

IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO IN INGLESE

Citando spesso il Corano, il presidente ha ricordato i contributi dell'Islam alla civiltà occidentale, ha sottolineato come l'Islam sia "senza dubbio parte della storia degli Stati Uniti", ha ripercorso le proprie radici familiari a partire dal suo stesso nome, Barack Hussein Obama, per poi trattare molti altri argomenti. Dall'Afghanistan all'Iraq, dal terrorismo che dev'essere isolato e combattuto insieme, al conflitto israelo-palestinese, sostenendo la necessità di due stati, "dove israeliani e palestinesi possano ciascuno vivere in pace e sicurezza". Ha parlato anche della complessa situazione mondiale e dell'Iran: anche in quest'ultimo caso, ha ricordato, "sarà difficile superare decenni di diffidenza, ma vogliamo guardare avanti invece che rimanere prigionieri del passato. Ora il punto non è ciò a cui l'Iran si oppone, ma piuttosto, che tipo di futuro vuole costruire". Questioni estremamente complesse, non certo facili da affrontare, ammette Obama. Ma sono "interessi comuni, che potremo realizzare solo insieme", dice il presidente, isolando chi vuole "alimentare divisioni e impedire la via del progresso". Ecco i punti principali del discorso.

Combattere gli estremismi. "Qualsiasi cosa pensiamo del passato, non dobbiamo rimanerne prigionieri. I nostri problemi vanno affrontati in partnership, e il progresso va condiviso. Ma la prima questione da affrontare è l'estremismo violento in tutte le sue forme. L'America non è e non sarà mai in guerra con l'Islam. Tuttavia, confronteremo senza tregua gli estremisti violenti che pongono un serio rischio alla nostra sicurezza. Il mio primo compito come presidente è proteggere il popolo americano".

Afghanistan. "Non vogliamo tenere le nostre truppe in Afghanistan, non cerchiamo basi militari lì e porteremmo volentieri a casa ogni soldato se pensassimo con fiducia che non ci fossero in Afghanistan e Pakistan estremisti violenti che vogliono uccidere quanti più americani possibile. Ma così non è. Ecco perché siamo parte di una coalizione di 46 paesi. E nonostante i costi, l'impegno dell'America non si indebolirà".

Iraq. "Gli eventi in Iraq hanno ricordato all'America la necessità di usare la diplomazia e creare consenso internazionale per risolvere i nostri problemi ogni volta che è possibile. Ora l'America ha una doppia responsabilità: aiutare l'Iraq a costruire un futuro migliore e lasciare l'Iraq agli iracheni. Le nostre brigate di combattimento saranno rimosse dal Paese il prossimo agosto e rispetteremo l'accordo con il governo iracheno democraticamente eletto di ritirare tutte le truppe dall'Iraq entro il 2012".

Un discorso limato attentamente, cui Obama ha lavorato fino all'ultimo momento, consultando numerosi esponenti musulmani d'America e di altri Paesi cercando di comprendere il loro punto di vista sui rapporti tra Islam e Stati Uniti.

L'Iran. Dall'Iran però è arrivata la doccia fredda di uno dei maggiori leader, la Guida della rivoluzione iraniana Ali Khamenei: "Non basteranno cento discorsi a cambiare l'immagine degli Usa nel mondo musulmano", ha detto. "In questa regione i popoli odiano profondamente le amministrazioni americane" per la politica seguita, ha affermato Khamenei, mentre dalla folla si alzava ripetutamente lo slogan di "Morte all'America".
(4 giugno 2009)

Il governo "volante"














Frida Roy, 03 giugno 2009

Nel pieno delle polemiche sui jet presidenziali utilizzati per portare gli ospiti del premier Berlusconi a Villa Certosa, il settimanale L'Espresso fa i conti sull'aumento dei voli di stato, che sarebbero triplicati in un solo anno raggiungendo il costo stratosferico di 60 milioni di euro. La flotta del 31mo stormo, 10 jet con 216 posti, non basta più: si dovrà ricorrere anche ai Piaggio 180 di Pratica di Mare, bimotori executive che dovrebbero servire per collegare le basi dell'Aeronautica. Il premier volante predilige la rotta per Olbia e Linate, a cui nell'ultimo anno si è aggiunta Napoli. Tra i passeggeri più frequenti anche Ignazio La Russa, Stefania Prestigiacomo, Maria Vittoria Brambilla



Voli di Stato praticamente triplicati in appena un anno, con una spesa annuale che rischia di arrivare a 60 milioni. Il settimanale L'Espresso, nel pieno delle polemiche sui jet presidenziali utilizzati per portare gli ospiti del premier Berlusconi a Villa Certosa, fa i conti sull'aumento dei voli di stato dal gennaio 2008 ad oggi, scoprendo che i decolli dei velivoli del 31mo stormo, che da Roma Ciampino garantisce il trasporto delle autorità, "sono aumentati a velocità supersonica": a gennaio 2008 c'erano state 153 ore di volo per accompagnare in giro ministri e presidenti, un anno dopo erano diventate 370.
A febbraio si passa da 176 a 468; a marzo da 183 a 510; ad aprile da 124 a 471.
In questo mese di maggio appena concluso, denso di impegni elettorali sparsi per la penisola, ci sono state centinaia di missioni vip con Airbus e Falcon impegnati fino ai limiti tecnici.

Al ministero della Difesa, si legge nell'inchiesta de L'Espresso, è scattato l'allarme rosso: se si dovesse continuare con questo ritmo, a fine 2009 i jet potrebbero arrivare a bruciare oltre 5.600 ore in volo. Più di 15 ore al giorno, un record. La flotta del 31mo stormo, 10 jet con 216 posti, non basta più: si dovrà ricorrere anche ai Piaggio 180 di Pratica di Mare, bimotori executive che dovrebbero servire per collegare le basi dell'Aeronautica.
Prodi ne aveva vietato l'uso per i voli di Stato: nei primi mesi del 2008 mai un decollo. Ma quest'anno si sono registrate già 240 ore di volo.
"E poi - attacca il settimanale - c'è la fantomatica Cai, non la compagine che ha rilevato Alitalia ma la leggendaria squadriglia dei servizi segreti. Che con il pretesto della sicurezza svolge il 90 per cento dell'attivita' come taxi per ministro".

Si stima che dall'insediamento di Berlusconi la Cai abbia già "regalato" 1.800 ore di volo al governo. Il bilancio finale dei costi è altissimo. Solo per i dieci jet del 31mo stormo il 2008 ha significato una spesa di quasi 40 milioni di euro: con i vincoli prodiani si contava di pagarne circa la metà. E se si aggiungono gli esborsi top secret per i passaggi a bordo di Cai e dei Piaggio 180 si rischia di arrivare, secondo L'Espresso, a una bolletta annuale salatissima: un conto da oltre 60 milioni di euro.
Tra i "frequent flyer", si legge nell'inchiesta, il più frequente è il premier, con rotta soprattutto per Olbia e Linate, a cui nell'ultimo anno si è aggiunta Napoli.
Seguono Ignazio La Russa, Stefania Prestigiacomo, Maria Vittoria Brambilla. Raffaele Fitto spesso torna in Puglia con il jet blu mentre i leghisti non disdegnano un passaggio "per questioni di sicurezza" sulla squadriglia degli 007.

Rifiuti, tra arresti ed esercito




















Ida Rotano, 03 giugno 2009

Arresti domiciliari per il presidente della Provincia di Benevento ed ex rettore dell'Università del Sannio, Aniello Cimitile, nell'ambito dell'operazione "Green" su presunte irregolarità nel ciclo dei rifiuti in Campania durante la fase commissariale. Con Cimitile sono scattate altre 14 ordinanze di custodia cautelare. A Palermo intanto l'emergenza rifiuti prosegue nonostante il disinteresse della grande stampa. Oggi sono stati inviati anche i militari a coadiuvare gli operatori dell'Amia. Nella notte sono stati bruciati decine di cassonetti della spazzatura



Il presidente della Provincia di Benevento Aniello Cimitile è finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Green" su presunte irregolarità nel ciclo dei rifiuti in Campania durante la fase commissariale. In particolare le indagini si sono concentrate sui collaudi degli impianti di Cdr (Combustibile da rifiuti, ndr) che risulterebbero falsate.
La conferma dalla giunta provinciale, che in una nota esprime "unanime, convinta e piena solidarietà al presidente, nella certezza che egli saprà tutelare nelle sedi opportune la sua onorabilità e la sua estraneità ai fatti addebitati, che si riferirebbero, peraltro, ad incarichi tecnici di antica data da lui espletati nella qualità di docente universitario e ai quali la Provincia di Benevento è del tutto estranea".
Oltre al presidente della Provincia di Benevento ed ex rettore dell'Università del Sannio, Aniello Cimitile, sono 14 i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare, con il beneficio dei domiciliari, nell'ambito dell'operazione. Fra loro funzionari, tecnici e professori universitari. Per tutti l'accusa è falso ideologico. L'indagine, condotta dai pm napoletani, Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita, vede coinvolti: Oreste Greco, Vincenzo Naso, Giuseppe Sica, Vincenzo Sibilio, Alfredo Nappo, Luigi Travaglione, Vittorio Colavita, Vitale Cardone, Rita Mastrullo, Mario Gily, Giuseppe Vacca, Claudio De Biasio, Francesco Scaringia e Filippo De Rossi.

A Palermo intanto prosegue l'emergenza rifiuti. E mentre va avanti la raccolta degli operatori dell'Amia coadiuvati da oggi anche da militari dell'esercito, nella notte sono stati bruciati decine di cassonetti della spazzatura. Nel corso della notte, infatti, sono arrivate ai vigili del fuoco una sessantina di chiamate con richieste di intervento per spegnere roghi di cumuli di spazzatura e cassonetti per la raccolta in varie parti della città. Da oggi, a Palermo opereranno anche 150 uomini del Genio Militare e saranno utilizzati anche i prima autocompattatori dei 40 che sono stati chiesti agli Ato rifiuti di tutta la Sicilia dalla presidenza della regione.

I collaudi ai sette impianti di combustibili da rifiuti della Campania con falsi esiti positivi, sono stati effettuati mentre la magistratura verificava la non conformità degli stessi. L'indagine dei pm partenopei abbraccia un arco di tempo che va dal 2003 al 2006 ed evidenzia come gli esperti nominati dalla Regione abbiano attestato la conformità rispetto al contratto siglato con Fibe di impianti nei quali invece venivano, ad esempio, posizionati macchinari difformi da quanto previsto dal contratto. I collaudi sono stati firmati nonostante il sequestro operato dalla magistratura nel 2004. La documentazione ritenuta dall'accusa con false attestazioni e' stata prodotta mentre i magistrati napoletani accertavano la non conformità rispetto al progetto dei Cdr

L'indagine campana è centrata sui lavori commissionati a Fibe e Fibe Campania, società del gruppo Impregilo, nel 1999 dalla regione per la costruzione di sette impianti di combustibile da rifiuti. Il reato contestato a tutti e 15 gli arrestati è di falsità ideologica in atto pubblico. Per i pm una responsabilità pecuniaria e per i direttori dei lavori, Giuseppe Vacca e Mario Gily, perché non hanno osservato la normativa sugli appalti vigente all'epoca dei fatti ed inoltre con false prelazioni dal contenuto definito "mendace" dai magistrati hanno consentito l'installazione di macchinari diversi da quanto previsto dal progetto e hanno stilato relazioni finali dei lavori senza menzionare le modifiche apportate alle quali sono collegate, per l'accusa, "le criticità emerse durante la lavorazione dei rifiuti" che hanno poi condotto al sequestro degli impianto nel maggio 2004.

E responsabilità particolari vengono contestate anche al responsabile unico del procedimento Claudio Di Biase, che ha "con note false sollecitato la stesura dei certificati di collaudo tacendo sulle problematiche tecnico funzionali degli impianti". I componenti delle commissioni di collaudo hanno poi certificato l'ottemperanza ai contratti d'appalto "in aperto contrasto - scrive la procura - con l'inidoneità tecnica degli impianti a produrre frazioni di rifiuti corrispondenti agli impegni contrattuali". Inidoneità, del resto, che già emergevano dai sopralluoghi e dalle analisi dell'organismi tecnico e dalle indagini della procura della Repubblica che hanno poi portato al procedimento penale numero 15540/03, oggi diventato processo contro il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, le società e gli ex responsabili del gruppo Impregilo, e un'altra ventina tra funzionari regionali e tecnici.
Infatti i certificati definitivi di collaudo sono stati firmati tra il 2005 e il 2006 nonostante il sequestro degli impianti su un ipotesi di frode su pubbliche forniture, senza che in quei verbali sia mai stata fatta menzione dei problemi che si riscontravano durante il funzionamento degli impianti nella produzione di balle, frazione organica e sovalli a norma.

Falsità sono state anche siglate quando si è accertata la conformità degli impianti rispetto al progetto, sapendo che alcuni macchinari essenziali erano diversi da quelli previsti e approvati. Si tratta di modifiche apportate da Fibe e Fibe Campania senza autorizzazione e senza che i collaudatori le dichiarassero.