giovedì 23 luglio 2009

ETERNIT: TRIBUNALE RINVIA A GIUDIZIO I 2 IMPUTATI. UDIENZA A DICEMBRE














22-07-09

(ASCA) - Torino, 22 lug - Il dibattimento per il processo Eternit prendera' il via il prossimo 10 dicembre. Lo ha stabilito il gup Cristina Palmesino che ha rinviato a giudizio, respingendo tutte le eccezioni della difesa degli imputati, Stephan Ernest Schmidheiny e il barone belga Jean Marie Luis Ghislain De Cartier De Marchienne. I due imprenditori erano i titolari del gruppo che lavorava l'amianto e a causa del quale si sono registrate circa 3000 vittime tra morti e malati gravi e sono accusati di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele.

''E' una pagina importante nella storia dell'amianto in Italia e nel mondo'' ha commentato a caldo il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che ha condotto l'inchiesta.

''E' sbagliato cercare di fare un processo alla storia attraverso un processo a degli uomini: i processi alla storia non si fanno nelle aule di giustizia'', ha replicato il professor Astolfo Di Amato del collegio di difesa e dopo aver sostenuto che il dibattimento verra' affrontato con ''attenzione e serenita''' ha aggiunto che Schmidheiny ''deve essere giudicato per quello che ha fatto o che non ha fatto, non per le sue eventuali responsabilita' sociali''.

L'ordinanza, letta nella stessa maxiaula 1 dove si sta celebrando il processo Thyssenkrupp e' stata accolta da un applauso dagli oltre cento parenti delle vittime presenti in aula. Alcuni di loro non hanno trattenuto le lacrime per la commozione. Il processso riguarda i malati di tumore e i morti a causa dell'esposizione all'amianto, sia nei quattro stabilimenti italiani dell'Eternit Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Ruviera in Emilia e Bagnoli in Campania, che nei comuni di riferimento.

eg/sam/rob

Sardegna: un pastore contro il cavaliere















di Redazione

Sembra quasi una fiaba d’altri tempi. Da circa trent’anni un semplice pastore sardo si oppone all’arroganza del danaro. Egli dice di no alle offerte di una ditta costruttrice collegata al gruppo Fininvest del grande sacerdote della religione economica Silvio Berlusconi, la quale vorrebbe acquistare le terre, di cui usufruisce per usucapione, allo scopo di edificarvi l’ennesimo megavillaggio turistico.

Il suo nome è Paolo Murgia e la sua vicenda merita di essere citata in quanto, di questi tempi, si fanno purtroppo rare le persone che non si lasciano abbindolare dai soldi. Il Sig. Murgia parla il linguaggio dell’anima. Nemmeno per cifre da capogiro egli lascerebbe che le terre dove da una vita porta a pascolare il suo gregge vengano distrutte da una nuova ondata di cemento. Nemmeno se questa ondata dovesse chiamarsi “Costa turchese” e portare la “salvezza” dello sviluppo a tutti gli isolani.

Le “sue terre”, appunto, perché quel che siamo soliti chiamare “anima” o “psiche” o ancora “identità”, secondo la psicologia animistica non è intermente racchiuso nella scatola cranica o nel muscolo del cuore, ma consiste piuttosto in una relazione che unisce mondo interiore e mondo naturale e nella quale il secondo fa da supporto alle proiezioni del primo. Da questa unione profonda nasce e si sviluppa il connubio Natura/Cultura attraverso un interscambio continuo che in certi casi ha portato a straordinarie forme di simbiosi di cui molti paesaggi in Italia e nel mondo testimoniano tuttora.

In questo senso, lo svolgersi della vita dell’anima richiede spazi naturali tanto quanto il corpo ha bisogno di spazio fisico per muoversi e svilupparsi. Distruggendo a scopo di lucro il territorio naturale al quale l’anima tende spontaneamente ad unirsi in un rapporto di partecipazione animistica, si annienta al contempo l’identità delle persone che in quei luoghi si riconoscono e ai quali sono legate da dinamiche psicologiche profonde.

Una questione da porsi è: come mai certe persone sembrano prive di quella sensibilità necessaria per accorgersi dell’esistenza di quel tipo di legame con la Natura? la risposta non è certo agevole, molti fattori possono entrare in linea di conto. L’uomo moderno, da una parte, appare posseduto da quell’atteggiamento che è solito chiamare “razionale”, una forma di pensiero necessariamente freddo e distaccato che lo porta ad usare criteri oggettivi anche per affrontare situazioni che invece richiederebbero altre competenze, come per esempio problemi psicologici, esistenziali o sentimentali.

D’altra parte, questa sua unilateralità psicologica lo porta a quantificare ogni cosa attraverso l’uso esclusivo del danaro. Per cui, quel che il danaro potrebbe rappresentare in una psicologia equilibrata, cioè un mezzo utile alla gestione degli scambi materiali tra le persone, è diventato invece per l’uomo occidentale un vero e proprio fine che si sostituisce al senso della vita. “Fare soldi” significa allora “contare”, inteso sia nel senso di calcolare il valore o il costo di ogni cosa (compreso le idee, gli affetti, le relazioni…), sia in quello di “contare nella vita”.

Quel che più importa nella vita, quindi, è fare soldi perché solo il capitale e il patrimonio si prestano ad essere calcolati e “a-prezzati” in maniera precisa e “razionale”.

Ma quando il danaro, da semplice mezzo al servizio della realizzazione dell’individuo, diventa fine dello stesso, allora le cose dell’anima (dell’inconscio) vengono represse o annullate e sostituite dai valori e dal metro economici. Per questa via l’economia, da scienza o sistema autenticamente razionale, diventa Economia, religione inconsapevole. E siccome ogni religione ha i propri controvalori e le proprie figure eretiche, il pastore Murgia viene visto dai suoi contendenti come uno “scomodo personaggio” di volta in volta “pazzo” per permettersi di sputare su ingenti somme di danaro, o “furbo” perché in quel modo l’offerta potrebbe aumentare.

Ma il nostro pastore sembra invece opporsi con tenacia al calcolo “razionale”, al valore di mercato, preferendovi forse quel tipo di unione animistica con le sue terre di cui abbiamo accennato in precedenza. In quel caso, mi auguro che la vicenda possa ispirare quella impegnativa avventura di recupero dell’anima che attende l’uomo moderno.

Antoine Fratini, Fidenza il 07/07/2009

Articolo tratto da www.decrescitafelice.it

22 Luglio 2009

Discesa al nord delle mafie in occasione dell'Expo 2015
















Scritto per noi da
Gian Luca Ursini

In vista dell'Expo 2015 le cosche calabresi stanno infiltrando il tessuto imprenditoriale lombardo e spostano il centro dei propri interessi all'ombra della Madonnina; tanto che i magistrati nazionali antimafia avvisano: "Milano è la nuova capitale della ‘ndrangheta e la Lombardia è diventata la quarta regione mafiosa d'Italia". Una torta così allettante, gli affari in vista al Nord, da fare pensare che la "prossima guerra di mafia si combatterà nel capoluogo lombardo", come ha previsto Paolo Pollichieni, direttore del quotidiano ‘Calabria ora', da anni attento osservatore dell'espansione imprenditoriale della ‘Ndrangheta. I capoclan lombardi sono infatti, secondo l'ultima relazione della procura antimafia, sempre più autonomi e indipendenti dalle famiglie rimaste in Calabria, tanto da preparare gli arsenali per un sempre più probabile scontro tra ‘scissionisti' (così il sostituto procuratore nazionale Roberto Pennisi) e cosche ancorate alla terra d'origine.

Obiettivo Expo. Gli affari languono nel Meridione, per le imprese legate ai clan che negli anni hanno monopolizzato i mercati del calcestruzzo, del movimento terra e inerti, fino a essere presenti in ogni cantiere pubblico e privato in Calabria: nei prossimi anni la torta più grande verrà dalle opere legate alla grande Esposizione universale prevista a Milano nel 2015. E' il tam tam che si sta diffondendo in quella ristretta comunità di ingegneri e costruttori che si contendevano gli appalti da Caserta in giù. "Dopo aver lavorato ai macro lotti Gioia - Palmi e di recente Palmi - Villa san Giovanni dell'autostrada Salerno-Reggio - spiega un ingegnere veneto trasferitosi da un decennio - la mia ditta, emiliana, mi chiede se sono disposto a programmare i prossimi dieci anni a Milano: si apre un ufficio lì, ci saranno fin troppi appalti da gestire". L'atmosfera del colloquio è serena, incline alle rivelazioni: davanti, la vista dello Stretto si apre sul terrazzo di un ristorante di Scilla affacciato sugli scogli, mentre una brezza si incunea sulle acque tra le due terre e attenua il calore feroce della giornata sul Tirreno reggino. I clan hanno capito che non c'è più da fare affidamento sui grandi appalti in queste regioni, e così come le ditte ‘pulite' direzionano la bussola degli affari verso l'altro polo. "Qui stanno smobilitando tutti - continua l'ingegnere, sotto garanzia di anonimato - fino a febbraio mi chiedevano ancora se avevo intenzione di restare perché c'erano grosse aspettative legate al Ponte sullo Stretto, ma poi si è capito che per 5 anni soldi non ne arrivano. Sono previsti 2 anni per il progetto esecutivo, ma sappiamo tutti che ce ne vorranno più del doppio. Cantieri a breve non apriranno, quindi tutte le ditte hanno una sola preoccupazione: non rimanere indietro a Milano. E' lì che si lavorerà bene. Quelli del posto che ho visto per anni sui cantieri della Salerno- Reggio mi dicono da mesi: ci vediamo in Lombardia. Ora di salutare la Calabria, ciao vecio".

Milano, Calabria. E' tempo di preparare i bagagli per il Nord: per i calabresi non è certo un mercato nuovo. Le imprese legate ai clan hanno messo radici da almeno due generazioni nelle terre tra il Ticino e l'Adda: già nel 1999 il magistrato milanese Armando Spataro avvisava la commissione parlamentare antimafia di Beppe Lumia come nel capoluogo padano "il 90 percento delle inchieste riguarda clan di 'Ndrangheta: le mafie della Locride stanno penetrando il cuore finanziario d'Italia". Infiltrazione andata a buon fine dieci anni dopo, se nell'ultima relazione della procura antimafia, su 900 pagine si dedica un lungo capitolo a Milano e ai calabresi in Lombardia, passando a setaccio territori diversi. La metropoli e il suo hinterland sono "appannaggio delle cosche reggine, sia della costa Jonica che Tirreniche come pure le famiglie di Reggio città, che agiscono in sintonia con i siciliani di Cosa Nostra legati da antichi rapporti con i clan della Locride; in mano a loro la gestione del pizzo degli investimenti immobiliari e le infiltrazioni nel commercio". L'ortomercato si era rivelato terreno di casa dei Morabito di Ardore dopo un blitz della polizia nel 2007. E in provincia gli investigatori scoprono crotonesi e vibonesi sempre più presenti in alta Brianza e Valtellina, nelle provincie di Lecco Como e Sondrio. Già nel 2006 la procura di Lecco riesce a incriminare 20 persone legate ai clan Coco-Trovato che in zona hanno creato un loro ‘locale' (come vengono chiamate le nuove cellule dagli affiliati) collegato con i clan Arena di Isola Capo Rizzuto a Crotone e con i potentissimi De Stefano di Reggio. I Farao Marincola, crotonesi di Cirò Marina, sono presenti nei cantieri e si occupano di recupero crediti, tra Varese Legnano e Busto Arsizio, a ovest del capoluogo, monopolizzando anche il traffico di cocaina. I Mancuso di Limbadi (Vibo) controllano Monza; nella periferia milanese di Sud ovest, tra Buccinasco, Cesano Boscone e Assago, le famiglie dell'Aspromonte si sono radicate da tre generazioni creando un ‘consorzio del Nord' che impone le proprie imprese in subappalto in ogni cantiere, con le buone o con le cattive. Fanno capo ai Barbaro di Platì, che coordinano le famiglie Perre, Trimboli Sergi e Papalia, già inserite negli appalti per l'Alta velocità, come pure al raddoppio della Venezia-Milano; adesso aspettano Pedemontana lombarda e nuova Tangenziale est milanese. Lo scorso marzo tre pm del Tribunale di Milano hanno chiesto 21 arresti per i compari di Marcello Paparo, imprenditore edile che riforniva di bazooka i parenti di Isola Capo rizzuto dalla sua ditta di Cologno Monzese. Dalle 400 pagine del gip Caterina Intelandi emerge una ‘cabina di regia' unica delle cosche sugli appalti lombardi, che impongono "quale impresa lavora e quale no" e dividono la torta in parti uguali, anche per Tav a quarta corsia della A4. Nella stessa inchiesta emerge anche un fattore nuovo: queste imprese dai profitti elevati fanno gola anche agli autoctoni, generando una devianza insospettabile: i lumbard che si affiliano alle cosche. Almeno quattro nominativi di contabili, geometri e piccoli imprenditori del Milanese sono stati indicati dalla gip Interlandi.

Metastasi oltre confine. "Un cancro calabrese si diffonde in Ticino", scriveva sul giornale ‘TicinoOggi' un deputato locale della xenofoba Udc di Blocher a inizio 2003, dopo che le cosche calabresi avevano fatto saltare nella notte di san Silvestro la pizzeria di un ribelle del clan, fuori Bellinzona. Il capoluogo del cantone era già allora appannaggio dei crotonesi; tutti di Mesoraca, per la precisione, un paese vicino alla preSila catanzarese. Ma ora la cosca Ferrazzo a Bellinzona ha imparato come offrire servizi raffinati ai ‘compari' che lavorano nel Milanese. Tanto da attirare l'attenzione della Dda milanese che ha investigato insieme con i magistrati svizzeri nell'inchiesta ‘Dirty money', dove hanno messo sotto la lente due finanziarie di Lugano, la Wsf Ag e la Pf Finanz Ag. In teoria incaricate di raccogliere capitali svizzeri da investire nel mercato Forex. In realtà collettore di capitali sporchi da riciclare, ma anche di profitti di società lecite, intitolate a uomini dei clan da sottrarre al fisco; le due società sono fallite, decine di milioni di franchi scomparsi, come gli investimenti immobiliari in Spagna e Sardegna, su residence intestati a uomini della cosca Ferrazzo.

Pax mafiosa agli sgoccioli. Cinque Kalashnikov; tre mitragliette Uzi; tre pistole Sig sauer. "Su ordine del boss Trovato le consegnai ad un capofamiglia alleato nel ristorante ‘Il Portico' di Airuno in Brianza", confidava un testimone di giustizia al gip milanese Vittorio Foschini a inizio anno; "le forniture di armi erano iniziate nel 2002, dopo che clan rivali nel milanese avevano ordito un attentato contro Peppe De Stefano e Franco Trovato a Bresso (periferia nord di Milano, a ovest di Sesto san Giovanni)". Gli arsenali vengono preparati in vista della possibile guerra degli scissionisti; per il sostituto procuratore antimafia Pennisi "inchieste come la Over size del 2006 dimostrano il graduale affrancamento dei clan calabresi di Lombardia dalla regione d'origine, con la sostanziale autonomia dei nuovi clan brianzoli e milanesi"; una novità segnata dal fatto che le nuove famiglie possono comprendere elementi che provengono da province, paesi diversi, sfuggendo "all'elemento di radicamento con la comunità originale", con un territorio calabrese ben definito, come aveva scritto il magistrato antimafia Nicola Gratteri nel libro ‘Fratelli di sangue' (per Mondadori, coautore il criminologo Antonio Nicaso).
E queste nuove famiglie hanno fame di appalti, di altri soldi. Tanto da far temere che ben presto, in vista dei soldi in arrivo con l'Expo, i kalashnikov si faranno sentire anche in Lombardia. "I sempre più rilevanti interessi nel settore dell'edilizia e dei subappalti per opere pubbliche, possono far saltare alleanze e spartizioni di territorio consolidati da tempo", avvisa la Direzione investigativa antimafia nella sua ultima relazione. E le lupare hanno fatto risuonare i loro primi colpi: il 27 marzo 2008 Rocco Cristello, ex alleato dei Mancuso caduto in disgrazia, viene ucciso in Brianza; il 14 luglio tocca a Carmelo Novella a San Vittore Olona, territorio dei Farao Marincola, che pagano con il sangue del loro affiliato Aloisio Cataldo, ucciso fuori Legnano il 27 settembre scorso.

Di Pietro: Lettera aperta a Giorgio Napolitano














di Antonio di Pietro

Gent.mo Presidente,

lo scorso 15 luglio Lei ha firmato e promulgato una legge in materia di sicurezza che la maggioranza parlamentare, sotto la mannaia del voto di fiducia imposto dal Governo Berlusconi, aveva da poco approvato.

In sede di promulgazione, però, Lei così aveva qualificato quel testo di legge (e cito testualmente quanto da Lei messo nero su bianco in una contestuale lettera indirizzata proprio a Berlusconi):

- “…dal carattere così generale e omnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo…”;

- “…è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si legiferi su temi che, come accade per diverse norme di questo provvedimento, riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale…”;

- “…è in giuoco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare…”;

- “il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione…”;

- “…aggiungo di aver ravvisato nella legge anche altre previsioni che mi sono apparse, sempre a titolo esemplificativo, di rilevante criticità e sulle quali auspico una rinnovata riflessione, che consenta di approfondire la coerenza con i principi dell’ordinamento e di superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi…”.

Fatte queste premesse Lei, sig. Presidente Napolitano, così conclude la sua lettera ufficiale:

“…Il Presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti, specie sul piano giuridico…”.

A questo punto, qualsiasi persona normale si sarebbe aspettata che Lei, sig. Presidente, fosse conseguente con le premesse e le considerazioni da Lei stesso espresse e applicasse l’art. 74 della Costituzione che testualmente recita (e Lei lo sa bene!): “…il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione…”.

Insomma, a norma di legge costituzionale, poteva – e, secondo noi, doveva – non controfirmare né promulgare la legge ma rinviarla al Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la “letterina di rimprovero” al Capo del Governo Berlusconi (lettera, a nostro avviso, del tutto irritale giacchè la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il potere di inviare “messaggi” alle Camere (art. 74 Cost.) ma non al Governo).

Lei ha ritenuto di comportarsi diversamente ed a noi cittadini (e rappresentanti di cittadini, in quanto parlamentari eletti) non è restato altro che prenderne atto ed esprimere le nostre riserve e valutazioni.

Lei, però, è andato oltre e si è messo a polemizzare con me, che l’avevo invitata a non firmare né a promulgare la legge, affermando (anche qui cito testualmente): “…chi invoca polemicamente e di continuo poteri e perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione…” (ovviamente scatenando una scontata litania di improperi nei miei confronti).

Ciò premesso, mi sia permesso – pur con il rispetto che qualsiasi cittadino deve avere nei confronti del Presidente della Repubblica – di ribadire la palese contraddittorietà tra le sue valutazioni sulla legge in questione (da Lei stessa definita piena di “…disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni…incoerenza con i principi dell’ordinamento…equivoci interpretativi…problemi applicativi…norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione, non rispondenti a criterio di stabilità e certezza della legislazione…) e la “decisione” adottata (sottoscrizione e promulgazione della legge).

Siccome però Lei conosce bene la Costituzione, Le chiedo:

- è vero o no che vi è contraddizione evidente (perfino letterale) fra la “motivazione” ed il “dispositivo” del suo provvedimento (dice che la legge è sbagliata ma la controfirma lo stesso)?

- è vero o no che, in questi casi, Lei ha il potere (e perfino il dovere, per usare le sue stesse parole) di non promulgare immediatamente la legge ma rinviarla alle Camere, con un messaggio motivato (art. 74 Cost.)?

- è vero o no che invece Lei non ha il dovere di inviare “messaggi” al Capo del Governo (e nemmeno letterine a mò di rimprovero come “piume d’oca”)?

- è vero o no che anche la legge sulle intercettazioni (e annesso bavaglio all’informazione) già approvata da un ramo del Parlamento è un’altra legge incostituzionale e contraria ai principi generali dell’ordinamento? E, se è vero, perché Lei si è chiamato il Ministro della Giustizia per esprimergli le Sue perplessità e non le ha esternate con un formale “messaggio” alle Camere (art. 87 Cost.) per far sapere anche a noi parlamentari eletti dal popolo le sue valutazioni?

- è vero o no che anche sul Lodo Alfano (quella legge ad personam che Berlusconi si è fatta fare per non farsi processare) Lei ha usato il “guanto di velluto” firmando e promulgando una legge che ora ogni Tribunale d’Italia sta contestando come incostituzionale?

– è vero o no che - nelle more delle decisioni della Corte costituzionale sul predetto Lodo Alfano - lo stesso Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia hanno partecipato ad una “privatissima” cena proprio con due giudici della Corte Costituzionale? E, se è vero, vuole spiegarci Sig. Presidente della Repubblica, come intende assicurare ai cittadini (ed a noi parlamentari che li rappresentiamo) che la Corte Costituzionale non sia stata compromessa da interventi e condizionamenti esterni?

La prego, sig. Presidente Napolitano, mi risponda nel merito, invece di offendermi anche Lei gratuitamente.

Con ossequio.

Antonio Di Pietro
(Presidente Italia dei Valori)

(22 luglio 2009)

Dl anticrisi, un'altra fiducia














Andrea Scarchilli , 22 luglio 2009

Continua a Montecitorio la discussione sul decreto economico emendato dalle commissioni Bilancio e Finanze. Il governo è intenzionato a mettere la fiducia, il voto finale dovrebbe esserci martedì. Nel provvedimento, tra le altre cose, lo scudo fiscale, la sanatoria per colf e badanti, l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego. L'opposizione fa ostruzionismo, probabile il voto contrario anche del Movimento per l'autonomia di Lombardo che chiede più sostegno al Mezzogiorno


Il decreto anticrisi era arrivato alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera come una manovra snella, quattro - cinque miliardi di stimoli all'economia prima dell'estate. Ne è uscito un provvedimento politicamente "pesante", caricato di 115 proposte di modifica tra emendamenti e subemendamenti, quasi tutti provenienti da governo e relatori. C'è lo scudo fiscale, la sanatoria per le colf e le badanti, l'innalzamento graduale dell'età pensionabile per le donne nel pubblico impiego, solo per citare le misure di cui si è parlato di più nelle ultime settimane. Dal testo è stato invece stralciato il capitolo dedicato alla proroga delle missioni internazionali (è rimasta solo la copertura di 510 milioni di euro per il quadrimestre luglio -ottobre).

L'opposizione è sul piede di guerra. Dalle dieci di stamattina è iniziato il dibattito in Aula a Montecitorio, si sono iscritti a parlare in sessanta. Cinquantacinque provengono dalle file di Partito democratico, Italia dei valori e Udc. Sfruttano appieno la mezz'ora a cui hanno diritto, in una classica manovra di ostruzionismo. Non basterà nemmeno la notte, è presumibile che nella mattinata di domani la maggioranza proponga di votare la sospensione anticipata della discussione generale. A quel punto si passerebbe al dibattito sul complesso degli emendamenti; anche questa fase potrebbe essere 'tagliata' con un voto della maggioranza. Dopo questo voto, presumibilmente ad ora di pranzo, il governo annuncerà la fiducia sul proprio maxiemendamento. A quel punto sarà sospesa la seduta per consentirne il vaglio di ammissibilità da parte della presidenza, al termine della quale potrà essere posta la fiducia.

La fiducia, dunque, sarà votata venerdì. L'esame degli ordini del giorno (ma ogni decisione è devoluta alla conferenza dei capigruppo) dovrebbe slittare a lunedì pomeriggio, e le dichiarazioni di voto finali e la votazione sul decreto (che deve passare al Senato) si terrebbe martedì mattina.

Non voteranno con la maggioranza, a questo punto, i deputati del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo. Chiedono modifiche in Aula per il Mezzogiorno, ma il presidente della Camera Gianfranco Fini ha già fatto sapere che non accetterà la fiducia se venissero presentati emendamenti aggiuntivi a quelli messi a punto nelle commissioni. Ci sarebbe spazio nel passaggio al Senato, ma il governo non pare intenzionato ad apportare modifiche.

Il vicecapogruppo dell'Italia dei valori, Antonio Borghesi, ha commentato così l'ormai cronico atteggiamento di chiusura della maggioranza: "Questa vicenda porterà al verificarsi di un incidente istituzionale. Con il decreto anticrisi si sta andando in direzione diametralmente opposta a quella indicata pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica. Napolitano si era espressamente pronunciato, per altro in occasione di un disegno di legge, sulla necessità di porre un termine alla prassi di provvedimenti eterogenei su temi che coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. Adesso ci si trova davanti ad un decreto, cosa quindi ben più grave, che comprende la riforma delle pensioni, una sanatoria sulle badanti, uno scudo fiscale a dir poco immorale".

Poi, polemicamente e sulla scorta degli scontri che il suo leader Antonio Di Pietro sta ingaggiando con il Quirinale: "A questo punto, non riusciamo a capire come si possa evitare l'incidente istituzionale, a meno che il Presidente della Repubblica non voglia rimangiarsi quello che ha detto".

Le misure principali. Anzitutto la sanatoria per colf e badanti. Nella relazione tecnica allegata all'emendamento che ha introdotto la misura, il governo ha ipotizzato che la regolarizzazione possa riguardare 300mila lavoratori, metà badanti e metà collaboratori domestici. A chiedere la sanatoria poi dovrebbero essere circa 130mila italiani o comunitari e 170mila extracomunitari. Quanto alle entrate previste, la stima è di 1 miliardo e 300 milioni di euro in contributi che entreranno nelle casse dello Stato nei prossimi quattro anni: 130 milioni nel 2009 e 390 milioni l'anno nel triennio successivo.
Sempre tenendo ferma l'ipotesi di 300mila beneficiari, dal contributo forfetario di 500 euro per presentare la Dichiarazione di attività di assistenza e sostegno alle famiglie dovrebbe dare un introito di 150 milioni di euro, di cui il 40% destinato a fare fronte ai maggiori oneri del servizio sanitario nazionale e amministrativi. In particolare per il servizio sanitario nazionale, la regolarizzazione dei 170mila extracomunitari peserà per 67 milioni di euro nel 2009 e per 200 milioni l'anno nel triennio successivo, Non si calcolano i comunitari perché già hanno diritto alle prestazioni della sanità pubblica. L'emendamento poi quantifica gli oneri derivanti dall'articolo e dà la relativa copertura: 77 milioni di euro per il 2009, 294 milioni per il 2010, 371 milioni per il 2011 e 321 milioni a partire dal 2012. La maggior parte dei fondi sarà trovata tagliando i trasferimenti all'Inps che però incamererà i nuovi contributi in arrivo.

Sullo scudo fiscale, il servizio studi della Camera ha avanzato dei dubbi partire dal calcolo dell'aliquota - che risulta poco chiaro nel stabilire l'arco temporale - fissata al cinque per cento per chi vuole far rimpatriare i capitali illecitamente trattenuti all'estero. Si chiede anche "un chiarimento" sulla parte della norma che "sembrerebbe doversi interpretare nel senso che lo scudo fiscale escluda la punibilità per i reati di omessa o infedele dichiarazione dei redditi e non salvi gli effetti recati da altri reati".

Quanto al'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, la relazione tecnica ha fissato fra 8.000 e 8.500 le dipendenti statali che sconteranno per prime la decisione del governo. E che consentiranno alle casse dello Stato di risparmiare 120 milioni di euro nel 2010 e 242 milioni nel 2011. Aumentando l'età pensionabile di un anno ogni biennio, nel 2018 le donne dell'amministrazione pubblica si ritireranno dal lavoro a 65 anni, come i loro colleghi uomini. Ma Linda Lanzillotta del Pd ha criticato la mossa del governo, convinta che i soldi risparmiati non andranno, come avevano promesso i ministri, a beneficio del welfare per le donne. Per la Lanzillotta la lacunosa relazione tecnica "ci fa supporre che a regime i risparmi saranno molti di più" e che "tolti i soldi" destinanti al "Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale" (120 milioni di euro nel 2010 e 242 milioni a partire dal 2011) il resto "coprirà i fondi pubblici". Ovvero, l'esecutivo starebbe dichiarando meno risparmi di quelli che effettivamente si realizzeranno.

Alte misure. Slitta di un anno il divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili. Lo stop, che secondo la Finanziaria 2007 sarebbe dovuto scattare il primo gennaio 2010, è ora rinviato al 2011. Protestano gli ecologisti del Pd.

In un altro emendamento si velocizzano le misure per applicare la "pornotax". Le maggiori entrate andranno a beneficio del Fondo unico per lo spettacolo. Ma è Luca Barbareschi, attore e deputato del Popolo della libertà, a denunciare che si metteranno insieme appena otto dei sessanta milioni di euro necessari. Confermati, poi, gli sgravi fiscali per le aziende che investiranno in nuovi macchinari e la moratoria, da definire con le banche, dei debiti delle piccole e medie imprese.

Piero Fassino del Pd ha accusato: "Mentre Berlusconi e il suo governo continuano imperterriti a spargere falsi ottimismi, oggi il Cnel avverte che sono a rischio oltre mezzo milione di posti di lavoro e che il tasso di disoccupazione, entro fine anno, potrebbe toccare quota 9 per cento". Fassino le misure messe a punto da governo e maggioranza "totalmente inadeguate ed inefficaci nel breve e lungo periodo. Per questo è ancor più sconcertante la condotta parlamentare del governo che anziché misurarsi in un serio confronto con l'opposizione, impone la scorciatoia del voto di fiducia sul cosiddetto decreto anticrisi e, nel tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità, esautora ancora una volta le prerogative del Parlamento e non dice la verità al Paese".


Senza vergogna...





Vorrei essere svedese ,danese ,anche francese in questo momento tutto fuorchè italiano .
Che vergogna , senza dignità senza paura .

Aldo Bianzino - Appello per Rudra Bianzino



La morte nel carcere di Capanne, per un pestaggio, di un falegname incensurato non fa indignare nessuno in questo Paese di MERDA? Il medico legale ha riscontrato quattro ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, due costole fratturate. Nessun parlamentare alza la voce per gridare di un cittadino italiano ammanettato nella notte in casa sua insieme a sua moglie per qualche piantina di canapa nell'orto? Portati via come i peggiori delinquenti lasciando soli una vecchia di novant'anni e un ragazzino di 14 in un casolare isolato? Nei regimi totalitari ti vengono a prendere di notte per finire dentro a una fossa... Cos'è diventato questo Paese in cui bisogna avere paura di chi deve proteggerti?
Vorrei sapere dal ministero di Grazia e Giustizia, da cui dipendono le guardie carcerarie, se ci sono delle indagini interne e a che punto sono. Vorrei che un parlamentare, almeno uno, si alzi, faccia un'interrogazione, si incazzi, chieda conto delle responsabilità al Governo.
Pochi mesi dopo la morte di Aldo Bianzino, la nonna del ragazzo è morta, forse per il dispiacere, la moglie è morta per malattia accelerata dallo stress. E' rimasto il ragazzo, Rudra. Se fosse nato in qualunque altro Paese democratico, i suoi genitori sarebbero ancora in vita.
Ho visto la ricostruzione dei fatti in un video che mi è stato inviato. Sono stato male e mi sono chiesto perché. In fondo, ogni giorno succede qualcosa anche peggiore. Ma questo arresto, queste morti, possono avvenire in qualunque momento, a qualunque famiglia italiana. Siamo tutti a rischio dentro le nostre case, mentre dormiamo.
La coca in Parlamento e Bianzino massacrato per delle piantine di canapa, una famiglia distrutta. I colpevoli impuniti, chissà, forse premiati. Uno Stato criminale non saprebbe fare di meglio. Ma io sono cittadino di uno Stato che si proclama democratico, una democrazia, e chi ha sbagliato deve pagare. Qualcuno in Parlamento usi la sua funzione pubblica per la ricerca della verità. Questa storia è un sintomo di una malattia che sta divorando l'Italia. Il rifiuto del diverso. Va curata questa malattia, finché siamo in tempo.

Il Parlamento Europeo risponde ad un sollecito per la vicenda di Aldo Bianzino, Ognuno di Noi tragga le proprie conclusioni:

Egregio Signore, rispondo al Suo messaggio elettronico indirizzato al Parlamento europeo (PE), nel quale chiede giustizia per decessi sospetti come quello di Aldo Bianzino, il falegname umbro arrestato lo scorso ottobre a Capanne, frazione di Pietralunga (PG) perché aveva piante di canapa indiana nel suo orto e morto in carcere due giorni dopo. segue: http://www.quinews.it/2009/07/22/bepp...

Vogliamo evidenziare la vicenda di Aldo Bianzino, una tragedia senza tempo dove i diritti fondamentali alla vita sono mancati, tutto ciò è angosciante. Adesso è morta Roberta Radici, la moglie di Aldo. Rudra, il figlio di Aldo e Roberta non può essere lasciato solo.
Ci uniamo allappello per Rudra ed invitiamo a contribuire sul conto corrente aperto presso Banca Etica, IBAN: IT61R0501812100000000128988 BIC: CCRTIT2T84A intestato a: PER RUDRA BIANZINO. http://veritaperaldo.noblogs.org/

http://www.youtube.com/user/karmelo7777

ufo (unidentified flying obeject) 2 - june 21,2009



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