lunedì 7 settembre 2009
Franco Caddeo, una scomparsa sospetta
“La mia speranza, affinché questo Mondo di menzogne possa venir esposto alla gente, deve far riflettere e capire che la situazione impone presa di coscienza e solidarietà. Non possiamo consegnare un Mondo come questo ai nostri figli.”
Franco CaddeoFranco Caddeo, ricercatore della verità ed esperto in scie chimiche, noto ai lettori di luogocomune, di comedonchisciotte, e di altri siti d’informazione, è disperso in mare dal 29 agosto scorso.
Egli ha preso il canotto per andare a pescare, nella sua amata Sardegna, e non è piu tornato. E’ stato ritrovato il canotto con il motore acceso, lui è sparito con tutte le sue cose, tranne gli occhiali da sole e la crema solare.
Si può dire che è scomparso nella più pura tradizione massonica, senza lasciare traccia, svanito nel nulla, in una scomparsa così sospetta da fare pensare alle modalità dei rapimenti UFO. I quali si stanno dando molto da fare ultimamente (cfr.http://www.affaritaliani.it/cronache/estate-ufo-inchiesta40909.html) da far pensare alla preparazione del maggiore false flags della storia dell’umanità, mentre i soliti (ig)noti ci scippano il mondo. Sempre che la loro presenza in Terra non sia vera.
Scomparse, per incidente, rapimento “alieno”, cancro, infarto o finto suicido, che si ripetono sempre - guarda caso - in concomitanza della necessità di abbassare del tutto i riflettori su foschi disegni criminali di controllo totale del mondo. E le scie chimiche, i connotati di quel disegno, ce li hanno tutti. Come diceva qualcuno, per rendere invisibile ai più qualcosa, il migliore modo è mettercelo sotto il naso. Solo i più sensibili, gli animi fanciulleschi, riusciranno a vedere. E Franco Caddeo era uno di loro.E così come a volte “spariscono” i grossi criminali in colletto bianco al momento della dovuta gogna mediatica, che stranamente puntualmente viene soffocata dal fragore mediatico premeditato su inezie (cfr. Jean Paul Juguet della Total, arrestato contumace), così anche le sue tracce su internet si stanno affievolendo, si fanno scarse, rare, saltuarie - che sia sulle circostanze della sua scomparsa o sulle sue argomentatissime disquisizioni in materia di scie chimiche e altro.
Ad esempio, con una rapida ricerca sul net, non ho ritrovato alcuno dei suoi documenti più corposi, come ad esempio questo http://www.mydatabus.com/5z/gva.vg/shotgun61/Scie_chimiche_di_Franco_Caddeo.pdf . Sparito nel nulla.
Questo è il risultato della ricerca a suo nome su youtube:
Nessun video trovato per “”franco caddeo””Ripubblico - per dare un’idea di chi sia Franco Caddeo - la lettera della sua famiglia diffusa in questi giorni nei commenti del sito Luogocomune (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3313&com_id=144535&com_rootid=144531&com_mode=flat&com_order=0#comment144535), e ci stringiamo attorno ad essa nella speranza e nel dolore.
Perché siamo tutti dei Franco Caddeo.Nicoletta Forcheri
MONDEX: ha la dimensione di un chicco di riso..... come la nostra libertà
by Edoardo Capuano @ 05.09.2009 CEST
Una nuova invenzione che elimina la necessità di usare la carta moneta o la carta di credito!
Viene già usato dai ricchi come uno strumento per evitare i sequestri.
Voi lo potrete usare per i suoi vantaggi e per impedire il furto d'identità e la frode.....
MOTOROLA, che produce i microchips per la MONDEX SMARTCARD, ha sviluppato diversi bio-chips innestabili nel corpo umano.
Il chip BT952000 fu progettato dal Dott. Carl Sanders che è stato presente in diciasette conferenze del New World Order per sviluppare un sistema mondiale per l'economia e l'identificazione degli esseri umani.
Il Bio-chip misura 7 mm di lunghezza e 0.075 mm di larghezza, circa le dimensioni di un chicco di riso.
Contiene un 'transponder' e una batteria al litio ricaricabile. Questa batteria è caricata da un circuito “thermo” che produce tensione elettrica sfruttando la fluttuazione della temperatura corporea. Transponder è un sistema di immagazzinamento e lettura di informazioni in microcircuiti integrati.
La lettura si realizza tramite onde come in un controllo a distanza.

Più di 250 società in 20 nazioni fanno parte di MONDEX e molti nazioni sono già in procinto di usarlo: Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Hong Kong, Cina, Indonesia, Macau, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, India, Taiwan, Sri Lanka, Costa Rica, Guatemala, Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador e Brasile. I Paesi dall'Unione Europea progettano di adottare il sistema MONDEX come semplificazione della unificazione monetaria.
Altri sistemi SMARTCARD verranno messi presto a disposizione di MONDEX. Si tenga conto che MASTERCARD ha acquistato il 51 per cento del pacchetto azionario di quella società.
A questo punto vi chiederete..... ma che cosa ha a che fare con me?
Hanno speso più di 1,5 milioni di dollari nella ricerca solo per scoprire qual'è il posto migliore per inserire il “bio-chip” nel corpo umano. Hanno trovato solo due posti soddisfacenti ed efficaci:
sotto lo scalpo e sotto la parte posteriore della mano, specificatamente.....
Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Apocalisse 13:16-17
Un miliardo di “bio-chips” viene prodotto da MONDEX ogni anno.
È già in produzione da almeno un anno.
Hanno scoperto che se il chip si trovasse inserito in una smartcard, incontrerebbe problemi gravi: potrebbe essere estratto e le informazioni cambiate o contraffatte. Il valore potrebbe essere manipolato, rubato o cancellato. La carta, una volta attivata, scadrebbe entro uno o due anni. Alla fine, il denaro reale diventerà poco sicuro nell'ambito del mercato generale.
C'è solo una soluzione a questo problema proposta da MOTOROLA.....
fissare il “bio-chip” nella mano destra o nella fronte, dove non potrà essere rimosso, perché se venisse asportato chirurgicamente, la piccola capsula scoppierebbe e l'individuo sarebbe contaminato dalle sostanze chimiche contenute. Il sistema di posizionamento globale (Inglese: GPS) rileverebbe la sua rimozione e avvertirebbe le autorità.
MON-DEX è una parola composta da MONETARY & DEXTER.
Il Dizionario e l'Enciclopedia Webster definiscono cosi queste parole:
MONETARY - appartenente al denaro
DEXTER - appartenente alla o posizionato sulla mano destra
Lo considerate un fatto grave?
Se trovate interessante questo messaggio, PASSATE PAROLA!
Immaginate i vostri figli, i vostri genitori, i vostri fratelli e i vostri amici, chi conoscete..... contrassegnato con questo MARCHIO. Ora che siete stati informati, se dubitate ancora di queste informazioni, andate sui motori di ricerca e digitate la parola VERICHIP. Fate la stessa cosa con le parole MONDEX SMARTCARD e MARCHIO DELLA BESTIA.
Non potete più nascondervi dietro l'ignoranza.
ORA SIETE RESPONSABILI!!!
Qualche informazione
Il logo di MONDEX contiene 3 anelli concatenati, un simbolo che si trova solo nel mondo dell'occultismo MASSONICO. Generalmente il suo significato ha a che fare con tre dei o la trinità pagana egizia, particolarmente nel Tempio Magico Enochiano, nei rituali dell'Ordine Hermetico dei Golden Dawn, e cioè con Isis, Osiris, Horus, che originariamente nella Bibbia vengono chiamati Ashtoreth, Nimrod, Tammuz/Baal.
La trinità Pagana consiste di tre dei manifestati in un solo modo; mentre la trinità Cristiana è un Dio manifestato in tre modi. Questo simbolo dei 3 anelli concatenati era anche usato da Grand Logde of England e l'Ordine dei Odd Fellows fondato da NERONE nel 55 a. C.
Un altro simbolo utilizzato da MONDEX è la farfalla.
Questo simbolo ha numerosi significati mistici, ma il più importante è quello della cattura dell'anima. La parola Greca per farfalla e anima è 'psyche'. Puoi, ricevendo il “marchio della bestia”, fare un patto con il Diavolo, e provocare la perdizione dell'anima? “... chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.”
Il Dottor Sanders, che ha progettato il chip, era contrario all'uso della batteria al litio poiché è risaputo che se si rompesse il contenitore, il litio provocherebbe la comparsa di una GRAVE VESCICA accompagnata da un dolore insopportabile con non poche complicazioni per il portatore del chip stesso.
“Il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un'ulcera maligna e dolorosa colpi gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine.” Apocalisse 16:2
In seguito il Dottor Sanders lasciò il progetto e si interessò alle profezie della Bibbia concernenti il marchio della bestia. Si convertì in seguito alla fede Cristiana e adesso conduce seminari su questo argomento. Sanders brevettò medicinali, apparecchiature di sorveglianza, e di sicurezza per FBI, CIA, IRS, IBM, GE, Honeywell e Teledyne. Ha anche ricevuto il titolo di Presidente e Governatore per l'eccellenza del suo progetto.
La prima famiglia Americana, i Jacobs, che si è fatta inserire il chip nella mano destra!
Lettore del chip tascabile...
Già fanno publicità....
Con chi collabora Mondex ?
BOICOTTIAMO MOTOROLA E TUTTE LE MARCHE CHE HANNO A CHE FARE CON QUESTO PROGETTO DI CONTROLLO GLOBALE
DIVULGHIAMO IL PIÙ POSSIBILE QUESTA NOTIZIA
INFORMIAMO E TENIAMOCI SEMPRE INFORMATI E QUANDO FIUTIAMO NUOVI SVILUPPI DIRAMIAMO E NON STANCHIAMOCI MAI DI DIVULGARE QUESTE INFORMAZIONI
RICORDIAMOCI CHE: LA CONOSCENZA E LA VERITÀ CI RENDERANNO LIBERI
Utilizziamo internet e divulgheremo alla massima velocità questa conoscenza!
Siamo già ultracontrollati ma ancora un minimo di libertà c'è l'abbiamo ancora
SVEGLIAMOCI ...L MANTENIMENTO DELLA NOSTRA LIBERTÀ DIPENDE SOLO DA NOI...
Svegliatevi, dormienti
http://www.youtube.com/user/CestDisco
Anche per chi, come il sottoscritto, neppure un giorno di “ferie” ha potuto concedersi, il rientro nella quotidianità politico-mediatica, dopo un agosto in cui abbiamo continuato a sentire notizie sulla maschia possanza del Grande Capo, e ne abbiamo (colpevolmente) sogghignato, è sconvolgente.
La crisi, a quanto pare, sta cambiando obiettivo: ora saranno presi di mira soprattutto gli occupati da gettare sul lastrico: la chiameranno, eufemisticamente, “disoccupazione strutturale”; ma il governo continua a dire che noi stiamo meglio degli altri, e ci ordina di essere ottimisti, e magari a sputare in faccia ai seminatori di panico, gli inguaribili e ignobili pessimisti (ovviamente comunisti, o loro “utili idioti”). Su questa strada, il faro dell’ottimismo obbligatorio, dopo il venditore, è il suo grottesco spaccamontagne Brunetta, il nostro-Nobel-mancato-ma-di-poco. Dal canto suo, il sodale ministrino-Tremonti-dalla-voce-chioccia, porta avanti la sua personale battaglia di frizzi e lazzi contro le banche, a cui peraltro va tutto il sostegno governativo, in nome della “gente” o del “popolo”; e, poiché, esiste ancora un manipolo di economisti veri, e seri, non piegati al volere dei potenti, non trova di meglio che invitarli a star zitti, con modi bruschi e un sarcasmo stupefacente sulla bocca di chi si vanta di non aver studiato economia.
A tacere, del resto, il suo leader invita tutti noi, anzi ordina, praticamente ogni giorno, dopo la sua troppo breve vacanza in Sardegna, isola che ormai gli appartiene (tale si intuisce sia la percezione vagamente distorta del Cavaliere): il silenzio dev’essere davvero d’oro, se con tanta affettuosa o irritata insistenza ci ingiungono di perseguirlo. Le sole parole consentite sono gli assist al Capo, per permettergli di insaccare la battuta di turno, per raccontare una di quelle orribili barzellette di cui va tanto fiero: o, naturalmente, per assentire, sorridere, applaudire. Lo ricordate il famoso dialogo con la folla di Nerone, nella mirabile e irripetibile gag di Ettore Petrolini? “E noi faremo Roma, più grande e più bella che pria…” – “Bravo!” – “Grazie!” – “Prego”; e così via per una manciata di minuti, con il “Bravo!” che finisce per anticipare la frase di Nerone, e di seguito. Irresistibile. Petrolini, indubbiamente, aveva sotto gli occhi il modello (anch’esso irraggiungibile) di un altro Capo, al balcone di Palazzo Venezia.
Oggi, quella scenetta torna alla mente, davanti alle memorabili esternazioni del Cavaliere, ma che finora, ha indotto a qualche rabbuffo o, nei casi estremi, all’espressione di una “preoccupazione”. Anzi, v’è chi, ancora, invita a non cadere nell’“antiberlusconismo”, a non “fare il gioco dell’avversario” (il virus veltroniano a quanto pare non è debellato). Siamo insomma tutti cloroformizzati? Fortunatamente, no: ci sono voci che ancora osano levarsi, e dicono la verità – che pure è lampante – cercando di risvegliare i dormienti o di metter sull’avviso gli ottimisti. E qual è la verità? La stessa che si parava dinnanzi agli italiani nel 1922: ma anche allora v’era chi si accontentava di ripetere “nutro fiducia” (così l’ultimo presidente del Consiglio, prima di Mussolini, il liberale giolittiano Facta), chi si intestardiva a esprimere auspici, o proferiva inviti: alla buona volontà, al dialogo, alla calma. E le basi della dittatura, intanto, venivano poste.
Certo, allora c’erano le camicie nere, che scorazzavano per il Paese, nell’indifferenza delle “forze dell’ordine”, che, anzi, spesso e volentieri, davano loro manforte: e somministravano manganellate, colpi di rivoltella e di pugnale, e purghe antisovversive ai sospetti socialisti, bolscevichi, nemici della patria. Oggi abbiamo le buffonesche camicie verdi, e le loro filiazioni: le “ronde”.
Ne stiamo sorridendo, così come sorridiamo inebetiti davanti all’olio di ricino che ci ammannisce la televisione, ogni santissima sera. Questo è lo squadrismo odierno; meno appariscente, e più pericoloso di quello del “biennio nero”. E invece di ribellarci, finiamo per cedere, per stanchezza, per sfiducia in noi stessi, o semplicemente travolti dalla nostra impegnativa quotidianità, alle squadre d’azione televisive, e beviamo, complici o succubi, quell’intruglio velenoso che chiamano infotainment: informazione mescolata all’intrattenimento, dove il secondo dovrebbe essere la cornice della prima: ma quel tipo di “intrattenimento” è pensato come un “trattamento”, una forma di svuotamento del cervello dello spettatore, in modo che vada opportunamente riempito di menzogne e falsità dalla parte “informativa”.
E l’aspirante duce, non pago di tutto ciò, nelle pause della più impegnativa delle sue “grandi opere” – il sesso, perlopiù a pagamento – si dedica quotidianamente all’esercizio dell’ingiuria e dell’intimidazione degli avversari, o semplicemente, di quei pochi che ancora non sono sul suo chilometrico libro-paga. E ci si invita ad “abbassare i toni”!? Giammai. I toni vanno alzati. La mobilitazione deve essere immediata, generale, capillare. Possibile che lo si capisca fuori d’Italia, dove i gridi d’allarme sulla tenuta democratica del Bel Paese si lanciano un po’ dappertutto; e noi ci accontentiamo del diritto al mugugno oppure, ahimè, facendo come “lui”, ci riduciamo al motto di spirito? Vogliamo renderci conto che dobbiamo svegliarci? Hannibal ad portas! Dunque, per cominciare, tutti a Roma, il 19 settembre!
Angelo d'Orsi
“Crude”: la scia velenosa del petrolio
di Virginia Greco
Arriva nei cinema statunitensi un film denuncia che porta alla ribalta una battaglia legale in corso da anni tra gli ecuadoriani e il grande colosso petrolifero americano Chevron. Quest’ultimo è accusato di ingenti danni all’ambiente e alla salute della popolazione, provocati tramite un’irresponsabile gestione dell’attività estrattiva e dei rifiuti conseguenti. Il documentario, che pure dà voce a tutte le parti coinvolte, impone una riflessione sull’elevatissimo costo umano del nostro attaccamento al petrolio.
Dopo aver scosso gli animi all’ultima edizione del Sundance Film Festival (rassegna e competizione dedicata al cinema indipendente), il prossimo 9 settembre approda nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti il nuovo documentario di Joe Berlinger, un lungometraggio-denuncia che racconta la storia della più grande e controversa causa legale a sfondo ambientale del pianeta.Si intitola “Crude”, cioè greggio, come il petrolio che per vent’anni – dal 1972 al 1992 – il gigante petrolifero statunitense Texaco (acquisito dalla Chevron nel 2001) ha estratto dall’Amazzonia ecuadoriana, lasciando un’eredità di distruzione, contaminazione, malattia, morte. Non a caso un’ampia area del Sucumbios (nel nord-est dell’Ecuador) è stata da tempo soprannominata “zona morta” e in tanti si riferiscono all’intera vicenda come al “caso della Chernobyl amazzonica”.Nonostante non sia più in atto alcuna estrazione petrolifera, una regione avente una superficie di circa 4000 km2 (di cui 17 di foresta pluviale) è stata ormai indelebilmente segnata: i terreni sono inquinati, i corsi d’acqua contaminati, le tribù indigene sono state costrette a modificare radicalmente il loro tradizionale stile di vita. L’incidenza di gravissime malattie quali tumori, malformazioni congenite, leucemia, morbi della pelle, è elevatissima in questa regione in cui tanta gente vive letteralmente su pozzi petroliferi dismessi o fosse di scarico e bevendo acqua che puzza di benzina.
Da oltre dieci anni in 30000, tra indigeni e abitanti di origine coloniale delle foreste pluviali, chiedono attraverso il tribunale un risarcimento danni al colosso americano, Texaco prima, Chevron ora. A portare avanti la causa è un gruppo di avvocati ecuadoriani e statunitensi, contro altrettanti legali assoldati dalla compagnia petrolifera.
I segni della distruzione e del degrado sono evidenti, ma la Chevron si difende sostenendo che la vicenda sia una completa invenzione, costruita da truffatori ambientali che intendono foderarsi i portafogli con milioni di dollari della compagnia.Pur essendo un film denuncia, “Crude” non prende apertamente le parti degli indigeni e degli ecuadoriani in lotta, bensì cerca di raccontare la vicenda nel modo più completo possibile, scendendo nelle pieghe, indagando i vari aspetti e dando spazio a tutte le voci. A parlare è la gente che vive nella regione e che popola la foresta, gli avvocati della parte lesa, ma anche i legali e gli esperti al servizio di Chevron, le organizzazioni umanitarie, politici del luogo e persino celebrità coinvolte in iniziative di attivismo (come Sting e la moglie Trudy Styler, i quali hanno creato una fondazione per la difesa della foresta pluviale).
“Ogni parte in causa ha diritto di parola”, ha dichiarato il regista Joe Berlinger, “voglio che la gente possa giudicare da sé”. La prospettiva degli ecuadoriani fa comunque la parte da leone nell’arco dei 105 minuti di film. E ci risulta facile comprenderlo.
Il Governo ecuadoriano ha senza dubbio in passato tratto i suoi vantaggi dalla concessione degli appalti per l’estrazione del petrolio e potrebbe anche essere vero che al momento dell’abbandono del suolo, avvenuto nel 1992, la Texaco abbia ceduto le responsabilità alla compagnia locale sua partner, la Petroecuador, liquidando la vicenda con un lascito di 40 milioni di dollari (a detta della Chevron). Questo però non assolve il colosso petrolifero dalle sue responsabilità per l’ingente danno ambientale e umano creato in una delle regioni del mondo più ricche per biodiversità (si contano alcune migliaia di specie animali e vegetali) e varietà culturale “incontaminata” – almeno fino a qualche decennio fa – (vi dimorano ben cinque differenti tribù indigene).
Da quanto emerge dalle testimonianze, i documenti e le ispezioni del territorio, una politica irresponsabile di sfruttamento esasperato e noncurante inquinamento è stata condotta nel corso di venti anni di attività commerciale, durante i quali 17mila tonnellate di rifiuti petroliferi sono stati riversati in pozzi di scarico, non rivestiti né coperti opportunamente. Da questi i liquami sono penetrati nel suolo e nelle falde acquifere e i vapori si sono diffusi nell’aria, contaminando gravemente e irreparabilmente tutto il territorio circostante.Le tribù locali, per secoli vissute in armonia con l’ecosistema, ora non si nutrono più del pesce che cresce nei corsi d’acqua, alcune aree sono state abbandonate e i malati di cancro, le nascite anomale, gli aborti spontanei aumentano angosciando le esistenze degli ecuadoriani.
Il film, pur raccontando la storia di una battaglia legale, non è per nulla ambientato nelle aule dei tribunali, bensì direttamente nella giungla, nelle regioni contaminate, sui fiumi, tra la gente del posto. Anche le ispezioni da parte di avvocati ed esperti, le udienze presso il giudice, hanno luogo nel cuore della foresta amazzonica.
“Dal punto di vista creativo, quei luoghi sono fantastici, ma fisicamente ci hanno messi molto alla prova”, ha affermato Berlinger al termine delle riprese. Lui e gli altri membri della troupe (solo due!) hanno sopportato per giorni una temperatura di 50°C e vissuto in regioni malariche in compagnia del sempre-presente odore di benzina. Hanno cioè visto da vicino e sperimentato quale sia la vita di coloro che popolano quelle zone.
Le riprese si sono distribuite nell’arco di tre anni, pertanto hanno comportato numerose trasferte in Ecuador e a volte lunghe permanenze sul luogo.
Personaggio d’eccezione della vicenda, e quindi anche del film, è Pablo Fajardo, ambientalista e avvocato, guida morale (e non solo) del movimento ecuadoriano. Fajardo, un nativo della regione, spese la sua prima gioventù lavorando come operaio nelle piantagioni per sostenere la povera famiglia e mantenersi agli studi. Laureatosi in legge, si attivò immediatamente nella campagna di denuncia dei misfatti commessi dalla compagnia petrolifera statunitense e nella causa legale intentata contro di essa. Una simile passione e abnegazione gli sono valse il Goldman Prize, un premio per la difesa dell’ambiente equivalente al Nobel. “Crude”, presentato in anteprima al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, è stato definito dai critici un’interessante via di mezzo tra il documentario e il dramma a sfondo legale, un amalgama di politica internazionale, procedimenti legali e attivismo da parte della società civile. “Una storia affascinante e importante, uno straordinario lavoro di fusione tra giornalismo e arte”, ha commentato Christiane Amanpour, corrispondente della CNN.
Da vedere e pubblicizzare, quando sarà possibile anche in Italia.
Intanto la battaglia legale in Ecuador non è ancora giunta a termine. Se Chevron perderà, probabilmente dovrà sborsare tra i 5 e i 12 miliardi di euro di risarcimento al popolo ecuadoriano del Sucumbios. Ce lo auguriamo.
CAMBIAMENTO CLIMATICO: Un’opportunità per la biopirateria?
Lunedì 07 Settembre 2009 IPS
di Ranjit Devraj - NUOVA DELHI - Le colture geneticamente modificate (GM) in grado di sopportare particolari stress ambientali potrebbero essere una risposta al cambiamento climatico, ma con una forte azione di lobby si sta cercando di bloccare i brevetti delle tecnologie connesse, soprattutto quando derivano dalle naturali innovazioni dei metodi agricoli tradizionali.
“I tratti di resistenza al clima che i giganti della biotecnologia agricola hanno brevettato sono il risultato di evoluzioni secolari nelle tecniche agricole dei contadini”, osserva Vandana Shiva, attivista per la difesa della sicurezza alimentare di fama internazionale di Nuova Delhi.
Shiva ha spiegato che i “giganti del gene” stanno accumulando “un disastro dopo l’altro”, nel guardare al cambiamento climatico come un’opportunità di profitto economico.
“Basandosi su questa nuova forma di biopirateria, l’industria biotech si presenta come il ‘salvatore del clima’, facendo credere a governi e popolazioni che, se non fosse per loro, non esisterebbero semi con capacità di resistenza al clima”, sostiene Shiva. “Con le loro vaste pretese su tutte le colture e tutti i tratti di resistenza, l’industria sta chiudendo ogni possibilità di futuro adattamento al cambio climatico”, ha aggiunto.
Shiva ha fatto il nome di quattro imprese - BASF Bayer in Germania, Syngenta in Svizzera e Monsanto e Dupont negli Usa, leader nel tentativo di accaparrarsi i geni “climate-ready”, che permettono alle colture di sopportare alluvioni, siccità, ingresso di acqua salata, temperature più calde, radiazioni ultraviolette e altri effetti previsti del cambiamento climatico.
Nel 2001, il gruppo creato da Shiva, la banca di semi di ‘Navdanya’, ha riportato un successo contro la multinazionale Usa RiceTec, che reclamava la proprietà sui tratti dei semi della sua varietà di riso basmati a chicco lungo. Dopo aver dimostrato che la varietà di RiceTec conteneva materiale genetico sviluppato dalle varietà degli agricoltori, l’Ufficio brevetti e marchi americano ha bocciato le richieste della società Usa.
Navdanya, inoltre, insieme a Greenpeace e al gruppo di agricoltori indiano Bharat Krishak Samaj (BKS), ha fatto ricorso e fatto revocare, nell’ottobre 2004, i brevetti ottenuti sulla varietà indiana di grano “Nap Hal” della Monsanto, leader mondiale dei semi GM.
Un annuncio pubblicitario della Monsanto recita: “Nove miliardi di persone da sfamare. Cambiamento climatico. Come faremo?”, per poi indicare le colture GM come la risposta. Molti paesi in via di sviluppo però hanno rifiutato sementi e colture geneticamente modificate in favore delle pratiche agricoli tradizionali, basate sulla conservazione dei semi dopo il raccolto, invece che sull’acquisto di sementi modificate dalle multinazionali.
Il mese scorso, Navdanya ha pubblicato una lista di centinaia di colture resistenti al cambio climatico salvate dalla popolazione in diversi stati dell’India, ma i cui brevetti sono stati acquisiti dalle multinazionali del gene. L’idea di diffondere la lista, come parte del rapporto “Biopirateria delle colture resistenti al clima”, era per spingere i policy-maker indiani ad includere le possibilità di tecniche agricole innovative e partecipative nel piano d’azione nazionale dell’India sul cambiamento climatico, incentrato sulla biotecnologia.
Shiva vede aprirsi qualche speranza nel fatto che i governi, a cominciare da quelli dei paesi del G77 e la Cina, abbiano cominciato a capire l’importanza di escludere le tecnologie climate-friendly dai brevetti, nei negoziati sul cambio climatico di Bonn del 1-12 giugno scorso.
La Cina e il G77 hanno proposto che “vengano immediatamente intrapresi tutti i passi necessari per escludere per legge i brevetti sulle tecnologie climate-friendly detenuti dai paesi elencati nell’Allegato II, che possono essere utilizzate per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico”.
L’Allegato II della Convenzione contiene una lista di 24 paesi sviluppati con obblighi finanziari. La proposta “no ai brevetti” è una delle tante proposte ambiziose avanzate dai paesi in via di sviluppo per superare le barriere della proprietà intellettuale per il trasferimento e l’accesso alle tecnologie compatibili con l’ambiente - environmentally-sound technologies (ESTs) - per la mitigazione e l’adattamento al clima.
Le proposte sono state presentate nel quadro di "accelerare l’innovazione nello sviluppo e trasferimento di tecnologie", uno degli elementi costitutivi del Piano d’azione di Bali (BAP) adottato dalle Parti alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC) nel dicembre 2007.
I paesi sviluppati, in particolare Giappone, Canada, Australia, Svizzera e Stati Uniti hanno insistito per avere un forte regime di diritti di proprietà intellettuale, anche opponendosi all’utilizzo di licenze obbligatorie, previste dall’Accordo TRIPS.
Le Filippine hanno proposto che: “Vengano immediatamente intrapresi tutti i passi necessari in tutti i forum di maggiore rilevanza per escludere per legge i brevetti sulle tecnologie compatibili con l’ambiente che possano essere utilizzate per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico”.
La Bolivia ha proposto che le Parti “intraprendano tutti i passi necessari in ogni paese per escludere per legge nei paesi in via di sviluppo i brevetti sulle tecnologie compatibili con l’ambiente per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, incluso nei paesi sviluppati, attraverso finanziamenti da parte di governi o agenzie internazionali” e “revocare nei paesi in via di sviluppo tutti i brevetti già esistenti sulle tecnologie compatibili con l’ambiente essenziali/urgenti per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico”.
La proposta boliviana prevede anche di creare immediatamente e fornire “nuovi e ulteriori fondi che siano adeguati, prevedibili e sostenibili per centri tecnologici d’eccellenza nei paesi in via di sviluppo per la ricerca e lo sviluppo soprattutto sulle tecnologie per la mitigazione e l’adattamento [al clima]”.
L’anno scorso, il Gruppo ETC di Ottava, un’organizzazione per la difesa dell’agricoltura di sussistenza, ha pubblicato un rapporto da cui emergeva che le major della biotecnologia stavano sfruttando il cambiamento climatico per potersi affermare sui mercati delle sementi.
L’ETC avvertiva, nel rapporto “Brevettare i ‘geni climatici’… e prendere in mano l’agenda del clima”, dei pericoli delle tecniche agricole nel settore pubblico attraverso l’affermazione delle corporation sul mercato dei semi, documentando circa 530 richieste per geni di piante legate al clima.
Ai negoziati di Bonn, erano evidenti i timori del suo presidente, che ha infatti proposto di creare una commissione di consulenza o ente designato per “risolvere in modo proattivo il problema dei brevetti e dei diritti di proprietà intellettuale per assicurare sia migliori innovazioni che un migliore accesso alle tecnologie per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico”.
©IPS(FINE/2009)
Scie chimiche e cambiamenti genetici (terza ed ultima parte)
Secondo il Neodarwinismo, la speciazione è un meccanismo evolutivo che in natura porta alla formazione di due o più specie a partire da una sola. L’origine di una nuova specie è determinata dall’azione combinata dell’isolamento e delle mutazioni casuali (sic) che si accumulano in popolazioni rimaste separate per lunghi periodi. Quando le variazioni accumulate impediscono la formazione di ibridi fertili tra i due gruppi, anche in seguito alla rimozione della barriera che le separava, si dice che sono originate due specie distinte. Come si può constatare, il neodarwinismo non spiega quasi nulla, poiché elude le domande fondamentali (Che cosa provoca le variazioni genetiche? Non è forse vero che le mutazioni sono quasi sempre involutive o neutre?) ed in quanto si trincera sempre dietro il caso.[1]
Correttamente Will Hart, nel breve saggio intitolato "Darwin in soffitta", osserva: “La selezione naturale (una delle espressioni magiche del neodarwinismo come “deriva genetica”, n.d.a.) non avrebbe mai imposto ad una gimosperma, per esempio, una felce, di mutare e di dotarsi di una nuova struttura che avrebbe richiesto gran parte dell’energia della pianta stessa, senza avere peraltro alcuno scopo. Ciò sarebbe, infatti, contrario alla stessa legge di selezione naturale, ovvero la sopravvivenza della specie meglio adattata. … Inoltre, perché nei reperti fossili si trovano numerosi esempi di gimnosperme e di angiosperme, senza che appaia mai una specie di transizione?” Hart nota anche: “La mutazione deve cominciare con una pianta che si dotò di fiori, ma non esistevano insetti o altri animali specificamente adattati ad impollinare i fiori, perché precedentemente non sbocciavano fiori”. Insomma, non se ne esce, a meno che non si introducano concetti nuovi.
Le mutazioni si distinguono in tre tipi: geniche, cromosomiche e genomiche.
Le prime coinvolgono un solo gene e ne esistono di due tipologie: quelle che non implicano un cambiamento nella quantità di D.N.A. che costituisce il gene, e quelle che provocano una variazione quantitativa.
Le mutazioni cromosomiche coinvolgono la struttura di un cromosoma, con o senza variazione quantitativa del materiale genetico.
Le ultime alterano la struttura del genoma, l’insieme delle sequenze nucleotidiche del D.N.A. Possono comportare l’aggiunta o la perdita di un cromosoma oppure la variazione dell’intero corredo cromosomico. La perdita di un intero cromosoma, definita monosemia, è generalmente letale. L’aggiunta di un intero cromosoma è condizione denominata trisomia: tra le più note trisomie nell’uomo si annovera quella del cromosoma 21 che determina la sindrome di Down.
Gli agenti in grado di indurre mutazioni sono i mutageni: possono essere fisici o chimici. Come si è visto, questi agenti causano quasi sempre mutazioni neutre o svantaggiose. Recentemente sono stati segnalati insetti mostruosi: si tratta di esemplari la cui descrizione affidiamo alle eloquenti immagini. E’ possibile che, poiché esistono milioni di specie di insetti, si tratti di specie fino a poco tempo fa ignote, ma si è tentati di pensare che siano la conseguenza o di esperimenti genetici o – ipotesi più plausibile – il risultato della contaminazione ambientale legata all’uranio ed altri elementi radioattivi.
Dunque, se intendiamo scartare l’ipotesi del disegno intelligente e la teoria dell’intervento esterno, guardata con interesse anche da alcuni biologi, dobbiamo supporre che un presumibile salto è correlato ad energie particolari e non ad agenti noti. Potrebbero essere energie - si pensi ai i campi di torsione - studiate e riscoperte solo da alcuni scienziati pionieristici, per lo più russi. Queste energie potrebbero essere irradiate dal centro della Galassia, come pensa qualcuno.
Le élites oscure che, senza dubbio non limitano le loro competenze alla “scienza” ufficiale di stampo ottocentesco e la cui tecnologia si fonda su acquisizioni inimmaginabili e nascoste all’opinione pubblica, sanno come agire per stornare gli eventi che potrebbero portare alla loro definitiva disfatta. Ecco perché le scie chimiche e tutto ciò che ruota attorno ad esse sono la chiave per comprendere molti fenomeni attuali e futuri e per gettare uno sguardo dietro le quinte.
[1] Sul Darwinismo ed il Neodarwinismo, si legga C. Penna, Cosa ci raccontano realmente i fossili? 2009, con i riferimenti ivi contenuti.
Fonti:
Enciclopedia delle Scienze, Milano, 2005, s.v. neodarwinismo, mutageni, mutazione, speciazione
Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia, Milano, 2005, s.v. raggi cosmici
J. D. Kenyon, La storia proibita, Diegaro di Cesena, 2008
Kether, Il colpo di coda del Drago, 2009
L. Pauwels, J. Bergier, Il mattino dei maghi, Milano, 1963
Si ringraziano S. e J. per la documentazione fotografica.
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