lunedì 19 ottobre 2009

Antonio Gramsci: "ODIO GLI INDIFFERENTI"!























Riprendo questo bellissimo scritto pubblicato dal mio amico Daniele sul suo Blog : http://danieleandaloro.blogspot.com/

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" . Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
(ANTONIO GRAMSCI)
 

Influenza suina: partono le vaccinazioni tra i dubbi della Corte dei Conti (e non solo)



di Andrea Boretti

La vaccinazione di massa per l'influenza H1N1 è cominciata nonostante i casi siano meno del previsto e una fitta nebbia avvolga il contratto tra Ministero della Salute e Novartis, la fornitrice del vaccino contro il virus suino.

“Abbiamo appena varato la sconfitta del virus suino” ha detto Mercoledì 14 l'Assessore alla Sanità della Regione Lombardia Luciano Brescianini a seguito della prima vaccinazione di un operatore sanitario italiano. Il programma, il primo a partire in Europa, continuerà nei prossimi giorni con altri operatori sanitari - anche se solo il 30% dei medici di famiglia si sottoporrà al vaccino per la stagionale e a quello per l'H1N1 - e continuerà con i soggetti tra i 3 e i 28 anni che secondo le autorità sarebbero i più a rischio.

All'Assessore Bresciani fa eco il solito sottosegretario Fazio il quale sembra ormai, invece, arrendersi alla realtà: "l'allarme per l'influenza A è sicuramente sopravvalutato".
Come, sopravvalutato? Ma non era la peggiore pandemia del secolo, simile alla spagnola, quella di inizio '900 che ha fatto strage di milioni di europei? Com'è possibile allora che solo 10000 persone (contro le 50000 previste) siano state, ad oggi, contagiate?
Probabilmente è un miracolo, probabilmente siamo stati fortunati o forse è tutto merito di Topo Gigio e dei suoi insuperabili consigli che vale la pena di ricordare qui:
- lavati le mani col sapone (buona idea)
- se non te le sei lavate non toccarti il naso e non metterle in bocca!
- copriti la bocca quando tossisci (eh dai...)
- apri le finestre per cambiare aria (fa sempre bene)
- se hai la febbre o il raffreddore sta a casa dal lavoro (con buona pace di Brunetta)

Topo Gigio o meno, la pandemia si squaglia al primo sole d'autunno, anche se ormai , a onor del vero, ciò che veramente interessava è stato fatto e comprato: il vaccino! 24 milioni sono, infatti, le dosi di siero commissionate alla Novartis dal Ministero della Sanità, per una cifra che ancora oggi è avvolta nel buio più completo al punto che neanche la Corte dei Conti è stata in grado di venirne a conoscenza. Se le indiscrezioni parlano di 200 milioni di euro la verità è che, nonostante i controlli, sono molti e irrisolti i dubbi della Corte, la quale afferma di aver dato il via libera all'ordinanza del Presidente del Consiglio solo per i caratteri di "eccezionalità" e "urgenza" che presentava.Nonostante la riservatezza del contratto con la Novartis, tra le righe della delibera della corte trapelano alcune parti dello stesso, ovvero quelle che più di altre hanno sollevato dubbi nella corte stessa. Tra questi il fatto che il contratto sia stato stipulato prima che il vaccino - chiamato Focetria - esistesse e fosse autorizzato dal''UE. A partire da questo dato il contratto, sottolinea la Corte, include «la possibilità di mancato rispetto delle date di consegna del prodotto senza l’applicazione di alcu­na penalità». Inoltre "anche in assenza dell’autorizzazione all’im­missione in commercio in Italia» il Ministero appare obbligato ad accettare il vaccino.
Ma non è tutto. Il Ministero sarebbe rimborsato in caso di danni causati a terzi solo nel presenza di difetti di fabbricazione, mentre in tutti gli altri casi ad essere rimborsato sarebbe la Novartis, la quale, ovviamente, è l'unica chiamata a definire se il vaccino è difettoso oppure no. Infine, sempre secondo l'Ufficio controllo della Corte, il contratto sarebbe «carente del parere di un organo tecnico in grado di attestare la con­gruità dei prezzi».
Ormai sono tutti dettagli, i soldi - quanti non si sa e non si capisce perchè non si debba sapere essendo denaro pubblico - sono stati spesi per la felicità della Multinazionale Novartis e anche nostra, visto che la sconfitta del virus suino è stata così varata!

http://www.youtube.com/user/moksha75ar
http://www.terranauta.it 

 

Anche le Iene non ridono più














di Peter Gomez, da Il Fatto 18 ottobre 2009

C’erano una volta le Iene, un gruppo di ragazzacci che osava ridere in faccia a Berlusconi, mostrare il razzismo della Lega e sbeffeggiare le leggi ad personam. C’erano, ma non ci sono più.

Oggi la trasmissione diretta da Davide Parenti, coautore con Antonio Ricci degli show-cult degli anni 80, è solo l’ombra del suo passato. È in crisi di ascolti, di creatività.

E, quel che è peggio, è costretta a fermarsi persino davanti a onorevoli di seconda fila, come Gabriella Carlucci.

È successo martedì scorso quando, dopo una serie di telefonate con i vertici Mediaset, non è andato in onda un servizio che raccontava come l’ex conduttrice fosse stata condannata a pagare 10 mila euro di stipendio arretrato alla sua portaborse parlamentare. Stessa sorte era toccata, un mese fa, a un pezzo sull’immigrazione che metteva in imbarazzo il ministro Roberto Maroni.

Per questo, Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi, che fino a ieri citavano le Iene e Enrico Mentana come la prova della libertà di mediaset, oggi parlano d’altro. Le foglie di fico non servono più. Il regime non si nasconde per farsi accettare, ma in televisione mostra il volto peggiore per far paura. I tempi, insomma, sono cambiati. Anche nel 2001 il premier era sotto processo per corruzione. Anche allora c’era un giornalista che pedinava un magistrato considerato nemico del gruppo.

Era la Iena Alessandro Sortino. Ma non seguiva Ilda Boccassini, per mostrare le sue calze o per insinuare che fosse “strana”. Lo faceva per dimostrare che era indifesa e per criticare la scelta del Governo di togliere la scorta a un pm antimafia che aveva osato mettersi contro Berlusconi.

Cose di un altro mondo. Allora i vertici mediaset tolleravano che il solito Sortino inchiodasse il senatore Cirami all’omonima legge ad personam o il ministro Lunardi al suo conflitto d’interessi. Adesso è più probabile vedere una Iena sulla luna che davanti al ministro Angelino Alfano per parlare del suo Lodo. Anche allora Berlusconi inondava l’Italia di propaganda, ma il Trio Medusa osava chiedergli conto del celebre “Presidente operaio”, per poi ridergli in faccia. Anche allora l’onorevole Carlucci ebbe un corpo a corpo con il Trio. Ma quello andò in onda.

Come si è arrivati a questo punto? Per capirlo bisogna ricostruire l’escalation delle censure, partendo dalla prima. Quella subita dal programma nel 2001, quando Marco Tronchetti Provera, per fare un favore a Berlusconi, soffoca nella culla “La 7” che minaccia di danneggiare gli ascolti di Mediaset. Le Iene riprendono Tronchetti mentre balbetta improbabile giustificazioni. Il pezzo però viene fermato. In redazione si mugugna, ma si decide di lasciar correre. Così la situazione peggiora. Tanto che, quattro anni dopo, si arriva a una silenziosa protesta. Quando a essere bloccato è un servizio su Francesco Storace, le Iene si riuniscono a Roma e stipulano una sorta di patto: non diciamo niente, ma questa è l’ultima censura. Era invece l’’inizio della fine.

Oggi il Trio Medusa e Sortino non ci sono più. Alla Iena rossa, nel 2007, i vertici Mediaset avevano cancellato un servizio su Mastella e lui se ne è andato. Confalonieri, infatti, non ha voluto sentir ragioni nonostante che proprio Sortino fosse stato diffamato dal figlio di Mastella con false insinuazioni sulla sua carriera. A Segrate, del resto, Mastella è un intoccabile. Lo sa anche Enrico Lucci che, già prima di Sortino, ha dovuto ingoiare la censura di un pezzo sul medesimo politico. Il perché lo dice la cronaca. Mastella in quei mesi stoppa la legge Gentiloni sulle tv e poi fa cadere il governo Prodi. Una scelta politica, ovviamente. La decisione di un uomo, oggi eurodeputato Pdl, che dice con orgoglio: “Confalonieri? È uno dei miei migliori amici”. E chi trova un amico (di Confalonieri) trova un tesoro. Anche alle Iene.

(19 ottobre 2009)

L'alfabeto del disastro

















Pino De Luca*,   16 ottobre 2009

La riflessione     José Saramago ha sapientemente fatto osservare che le prime vittime di una deriva sono le parole.
Le parole vengono asservite, stravolte, rimacinate e smembrate. Cambiano valore e significato. Alcune, un tempo impronunciabili, diventano luogo comune, altre, appena ieri aggettivi qualificativi e qualificanti, oggi sono impronunciabili

Cielo di ottobre, grigio. Un vento forte e freddo piega gli alberi e increspa le acque. Nove gradi, ci sono nove gradi e solo l'altro ieri erano ventiquattro.
Era appena ieri e sembra lontanissimo, faceva caldo e ora è freddo. Repentini sono i cambiamenti delle stagioni, repentini e inattesi, così in cielo come in terra. E la terra ci è più vicina, più alla portata, più semplice da comprendere.
Per una di quelle perversioni del fato che non sappiamo spiegare come le zone per i minimi delle basse pressioni e i luoghi in cui si abbattono le frane, la terra mia, dal passo più breve a quello più lungo, è il luogo in cui, di questi tempi, si concentrano le situazioni più inquietanti.
Erra chi immagina un paese come un unicum da descrivere con un solo pensiero, ogni paese ne contiene una molteplicità. Ebbene, il mio paese non è diverso rispetto agli altri, il fatto è che la molteplicità gareggia al peggio inducendo una sorta di stimolo al silenzio e al ritiro nel privato.
José Saramago, con il quale condivido una qualificazione ormonale, ha sapientemente fatto osservare che le prime vittime di una deriva sono le parole. Le parole vengono asservite, stravolte, rimacinate e smembrate. Cambiano valore e significato. Alcune, un tempo impronunciabili, diventano luogo comune, altre, appena ieri aggettivi qualificativi e qualificanti, oggi sono impronunciabili.
Il primo bastione di libertà che bisogna difendere è quello della protezione del vocabolo, della tutela dell'espressione linguistica, della blindatura del verbo e dell'aggettivo.
In questo autunno che così repentinamente ci ha sorpreso, è tempo di raccontare l'alfabeto del disastro. Un disastro che stavolta viene da destra, se destra può dirsi questa accozzaglia sgangherata al potere in Italia. Mi sembra quasi un'offesa verso uomini che ho sempre avversato ma con grande rispetto, Bozzi, Malagodi, Montanelli, Scalfaro, lo stesso Almirante erano ben altra pasta per etica e capacità.
Siamo a due passi dal baratro. Un burrone verso il quale la compagnia di fannulloni con la bava alla bocca, segnati da frequentazioni scarsamente raccomandabili e ispirati da rara ipocrisia, stanno allegramente portando un intero paese che li segue come i topi appresso al pifferaio.
Riprendiamoci le parole, cominciando da quelle sacre, riservate al dolore immenso di famiglie che hanno perduto figli, fratelli, mariti, padri in una guerra lontana nel tempo e nello spazio.
La parola abusata è stata: Eroe.
Eroe è un essere che da prova di coraggio e di abnegazione, colui che è pronto a dare la vita combattendo per una causa più grande, per un bene superrimo.
In un luogo lontano che si chiama Afghanistan sono caduti, circa un mese fa, sei giovani italiani. Uccisi come agnelli dalla cieca esplosione di un attentato che non era, probabilmente, nemmeno diretto a loro. Vittime inconsapevoli di uno dei tanti atti di terrore che insanguinano quella terra sfortunata.
Quelle morti senza combattimento, catalogate come eroiche, sono state la scusa per una parata politico-militare di pura propaganda. Nessuno ne ha più chiesto conto del perché e del per come, nessuno ha domandato se i soldati italiani sono li per combattere o per fare da bersaglio ad autobombe disseminate qui e là, nessuno ha chiesto conto delle ragioni e degli autori di quell'attentato. I morti sono serviti più alla politica interna che alla politica estera. Basta che i morti si dipingano come eroi anche se erano ignari del pericolo.
Il bombardamento mediatico fa poi presto a cancellare i ricordi lontani e recenti. Quattro zoccole, i guai giudiziari del Presidente sceso in politica per evitarli, una cattolica fanatica capace di tenere in scacco un partito intero incapace di dirle con gentilezza di andarsene, i pennivendoli di regime che pontificano su mille e una nuove ciambelle con e senza buco.
I morti ormai son morti, hanno avuto ai funerali Presidenti, Generali e patriottardi da un tanto al chilo. E chi se li rammenta più? Furono dichiarati Eroi, il massimo a cui può aspirare uno che entra nella Folgore (sic!).
Come mi è venuta questa idea? Nulla, mi capita di leggere un po' di stampa estera per cercare di avere qualche idea dell'Italia. Le Figaro riporta una notizia pubblicata dal Times, una notizia che mi ha fatto ricordare quei morti invitati senza appello al loro funerale. Questa notizia dice che i servizi italiani pagano i Talebani per evitare attentati ...
Ho pensato malignamente che il funzionario che doveva pagare il detentore del detonatore che ha fatto saltare la macchina in quel giorno di settembre ha dimenticato la scadenza o, più semplicemente, si è intascato il pizzo.
Ma forse non è vero nulla e questo è ancora un tassello degli stranieri che complottano ai danni delle italiche genti e del loro invincibile condottiero Silvio il Breve, come Pipino.
Certo è che, qualunque sia la situazione, il conducator migliore degli ultimi centocinquantanni farebbe bene a riferire almeno al parlamento. Personalmente sono molto più interessato a queste risposte piuttosto che a quelle sulle frequentazioni sessuali per le quali mi basta e avanza la cronaca di Checco Zalone.
Che i casi son due: se gli inglesi e i francesi dicono la verità qualcuno dovrebbe prendersi da solo a calci nel sedere, se mentono non è più il caso di tenere le truppe insieme ad alleati inclini alla calunnia.
*(http://www.pinodeluca.ilcannocchiale.it/)

La gogna mediatica sul giudice Mesiano





















Gianni Rossi,   17 ottobre 2009

Approfondimento     Italiani spiati come faceva la Stasi tedesca nel film "Le vite degli altri"? Siamo ormai tutti "spiabili" da decine di migliaia di occhi e orecchi indiscreti di "Grandi fratelli". La privacy viene rispettata solo per i potenti e viene negata per la gente comune. Assistiamo inermi, senza concrete difese, al tentativo di abbattere lo stato di diritto liberale, che i padri fondatori della Repubblica eressero con la Carta Costituzionale oltre 60 anni fa.

Ritornano gli incubi e le tecniche di persecuzione di massa che furono alla base di regimi autoritari come il nazifascismo e il comunismo sovietico, fino alla sua moderna evoluzione della Stasi, il servizio segreto della ex-Repubblica democratica tedesca.
Il giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza del Tribunale civile che intima alla Fininvest del Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di versare 750 milioni di euro alla CIR dell'ingegner Carlo De Benedetti, come conseguenza dei danni ricevuti nell'intricato "Lodo Mondadori", è stato seguito da una troupe di Mediaset, per le strade di Milano, mentre fumava, si recava dal barbiere e poi si sedeva su una panchina, prima di riprendere la sua passeggiata. Il reportage televisivo, presentato dal conduttore del programma "Mattino 5", Claudio Brachino, direttore di Videonews (testata giornalistica che realizza rubriche e programmi per i 3 canali Mediaset) ha definito Mesiano come un giudice appena promosso "con elogi sperticati dal CSM e aumenti di stipendio", del quale "non si ricordano sentenze, ma stravaganze in giro per Milano e proclami contro il premier al ristorante".
Quindi, si passa al filmato di circa 4 minuti, realizzato da Annalisa Spinoso, che ricorda come "alle sue stravaganze siamo abituati", senza però documentare quali siano questi suoi strani comportamenti. E poi, nel seguirlo per le vie di Milano, ecco che viene definito "impaziente...non riesce a stare fermo...fuma...va avanti e indietro...ecco l'ennesima sigaretta della mattina, come fosse uno spot all'incontrario". Per terminare l'esclusivo scoop sul chi è e cosa fa il giudice Mesiano con "ci regala un'altra stranezza seduto sulla panchina: camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese, di quelli che in tribunale non è proprio il caso di indossare". Chiosa finale del conduttore in studio, Brachino: "tra una stravaganza e la promozione c'è qualcosa che non funziona".
Dove stanno l'interesse generale, la specificità giornalistica, il diritto di cronaca in questo servizio televisivo? L'unica notizia è l'immagine del giudice, sconosciuto al grande pubblico. Per il resto, si è ordita una "gogna mediatica", con l'uso sapiente e ambiguo di un testo che nulla aggiunge alla conoscenza, ma molto aggiunge al clima di "disinformatia" che sta avvelenando il sistema informativo italiano. Mesiano viene così tratteggiato come un tipo "strano, stravagante" e, in definitiva poco attendibile, sciatto, professionalmente inidoneo al ruolo che ricopre. Uno, insomma, di cui non fidarsi, da cui aspettarsi chissà quali azioni sconclusionate. Il magistrato è avvertito. Il pubblico filo-governativo può sdegnarsi e accusare l'ennesima "toga rossa" di lesa maestà nei confronti del "Caudillo" di Arcore.
Ma soprattutto, di fronte all'inconsistenza giornalistica, si fa strada la consapevolezza per il grande pubblico che ognuno di noi, magari solo per le sue idee o i suoi comportamenti non in sintonia con le opinioni di Berlusconi e delle sue agguerrite truppe, potrà in qualsiasi momento essere ripreso e gettato nella "gogna mediatica", appena se ne offra l'occasione. Chi non ha qualche piccolo "cadavere nascosto nell'armadio", qualche segretuccio inconfessabile in famiglia, sul lavoro? Vizi privati e pubbliche virtù che potrebbero essere "svergognati" da un momento all'altro sulla pubblica piazza mediatica, come in un reality show. Una cupa atmosfera di paura e di timor panico si sparge per tutta la penisola.
Siamo ormai vittime inconsapevoli di una ragnatela di controlli filmati e intercettazioni come i milioni di tedeschi della DDR, quando operava il famigerato e ramificato servizio segreto STASI, periodo tragico, magnificamente ricreato nel film "Le vite degli altri" (2006, scritto e diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, vincitore nel 2007 dei premi Oscar e David di Donatello, nel 2008 del francese Cèsar, sempre come miglior film straniero). Una storia avvincente, un dramma sconvolgente, che ricrea sapientemente l'angosciosa esistenza nella Berlino EST, proprio cinque anni prima della caduta del muro (1989), da parte della gente comune, con una vita abitudinaria stravolta per chi si trovava sotto il "tallone d'acciaio" del regime comunista tedesco-sovietico. Tutti coloro che avevano qualche dubbio sul regime di allora e lo avevano in qualche modo esternato erano controllati ed intercettati da qualche milione di zelanti tedeschi fedeli, trasformati in delatori.
Ora, noi stiamo vivendo gli stessi condizionamenti! In prima fila i giornalisti e i magistrati, ma anche gli intellettuali "scomodi", gli artisti e, perché no, anche tutti coloro che appartengono alle "forze sociali", sindacalisti e imprenditori non "in riga".
Dove sono finiti, infatti, i milioni di dossier illegali, frutto di intercettazioni e riprese filmate ad opera del servizio segreto privato che lavorava per conto di Telecom dal 1997 fino al 2006 (l'affaire Giuliano Tavaroli-Emanuele Cipriani scoppiato nel settembre 2006 ), in combutta con i servizi segreti di stato? Dovevano essere distrutti, certo, ma quante copie su dischetti sono state fatte? E la rete operativa, il sistema che navigava sui provider internet, chi può assicurarci che sia stata smantellata? Tavaroli ad inizio ottobre ha patteggiato con la Procura di Milano per una pena di 4 anni e sei mesi più il pagamento di 70 mila euro. E' di nuovo in circolazione! Marco Mancini, ex-capo del controspionaggio Sismi, anche lui coinvolto nello scandalo, ha chiesto al governo Berlusconi di apporre il segreto di stato, prima che inizi il processo vero e proprio nel 2010.
Dati sensibili, segreti bancari, amicizie, contatti, email confidenziali, vizi privati, passati al setaccio e archiviati chissà dove e custodi da chissà chi!
E in una battaglia politica senza esclusione di colpi, come quella che stiamo vivendo, tutto questo materiale potrebbe risultare utile per condizionare gli oppositori (vedi il caso Boffo, l'ex-direttore di Avvenire!), per comprimere la libertà di stampa, inducendo i giornalisti e i loro editori all'autocensura, o quanto meno al non schierarsi contro chi governa, a non fare domande ritenute inopportune. O ancora a perdere la memoria storica o di cronaca politica, come la recente bufala mediatica sul debito pubblico dello stato, passato dal 70% agli inizi del 1980 al 120% nel 1992, durante tutto il periodo craxiano, che secondo invece Berlusconi andrebbe imputato ai "governi del compromesso storico" (peccato che a governare erano i suoi amici del CAF, Craxi, appunto, Andreotti e Forlani, con DC, PSI, PLI e PRI). Ma nessun giornalista a contraddirlo o a ripristinare la verità dei fatti storici!
In questo grave conflitto tra i poteri e i contropoteri dello stato (il governo Berlusconi, la magistratura, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica Napolitano, la carta stampata, la RAI e Mediaset), brilla l'assenza di alcuni organi di garanzia quali le autorità che regolano e controllano sia le attività di Borsa (Consob), sia la corretta attuazione delle regole di mercato (Antitrust), sia l'uso dei media e delle telecomunicazioni (Agicom). Come se i tanti conflitti di interessi fossero un raffreddore stagionale da curare con l'aspirina e non un virus letale da estirpare con terapie intensive (come per altro ci chiedono i più autorevoli media internazionali e auspicano le cancellerie dei paesi del G20, preoccupati sempre più del possibile contagio).
A farne le spese saranno milioni di cittadini onesti e sinceramente democratici, quelli che pagano le tasse e "tirano a campare" alla meno peggio, che potrebbero essere "svergognati" pubblicamente per i loro comportamenti spiati e intercettati. Ma a subirne un colpo mortale potrebbe essere anche il pluralismo informativo, se da sinistra e da destra (sì anche da quella parte di destra ancora legata ai princìpi democratici e costituzionali!) non si metterà un argine al progetto di destabilizzazione produttiva e finanziaria della RAI.
Non si tratta tanto di incitare a non pagare il canone (il più basso d'Europa), di prevedere sarcasticamente un'evasione del 50% dagli abbonati; quanto di creare un clima di delegittimazione del servizio pubblico e di quanti vi lavorano, di ridurre gli spazi di investimento e innovazione, di spingerlo verso una deriva commerciale di bassa qualità, di scollegare il circuito virtuoso tra la realtà dei fatti che avvengono nel paese e la sua rappresentazione, per comunicare all'opinione pubblica invece una visione della realtà "immaginaria", "edulcorata", fuori dal contesto e, appunto, senza memoria.
Ma la memoria è la condizione fondamentale per costruire il futuro, per non ripetere gli errori e subire gli orrori del passato.

IL FLASHBACK DI CELENTE: LA RECESSIONE SI FARA’ SENTIRE PER UNA GENERAZIONE

















19 ottobre 2009  Lino Bottaro

Per coloro che non conoscono la capacità previsionale di Gerald Celente, vi proponiamo un flashback dal Trends Journal del 2004 La Grande Recessione, quale si diffonderà dal 2007, manterrà la sua presa per almeno una generazione. I default dei consumatori, circa 1,55 milioni nel 2003, più che raddoppieranno, i pignoramenti di case andranno alle stelle, imprese di ogni dimensione falliranno e il debito pubblico esploderà, in quanto si ridurrà il gettito fiscale.

-Trends Journal 2004
Celente potrebbe essersi sbagliato di 6-12 mesi, dato che molti non si accorsero che già nel 2007 eravamo in recessione (grazie all’assiduo lavoro dei media per nascondere questo fatto) ma le previsioni erano abbastanza giuste. Anche nel corso del 2005, 2006 e inizio del 2007, con il boom speculativo in piena espansione, l’istituto di ricerca di Gerald Celente (Trends Research Institute) rimase fedele alle sue previsioni. Il seguente estratto del Trends Journal dell’autunno 2009 (pubblicato il 10 ottobre 2009) ci fa capire il motivo:
Quando i dati accumulati forzano verso una conclusione che si scontra con l’opinione popolare e le sensazioni diffuse, è essenziale restare fedeli alle proprie analisi.
Un caso specifico è nel 2009, quando la percezione diffusa era che fosse in corso la ripresa. Ma i dati a disposizione indicavano un rimbalzo, non una ripresa. L’economia stava collassando ma veniva sostenuta da gigantesche iniezioni di moneta cartacea, evanescente e stampata dal nulla. Ma ancora una volta la maggioranza, incitata dai media e dal governo, rifiutò di riconoscere la dura realtà perché una grossa bugia era più confortevole.
I dati sono chiari – e sono REALI. Gli Stati Uniti (e altri Paesi del mondo) stanno stampando moneta con irresponsabile generosità. Stiamo salvando istituzioni insolventi che avrebbero dovuto fallire tanto tempo fa. Il motore del credito negli Stati Uniti è grippato. Milioni di persone stanno perdendo il lavoro. Le case vengono pignorate ad un ritmo record, con una nuova richiesta di pignoramento ogni 13 secondi. I consumi stanno crollando in verticale.
L’opinione generale vi vorrebbe far credere che il mondo sia in ripresa. Le opinioni contrarie, sostenute da dati di fatto, indica che non stiamo uscendo dalla recessione ma che, al contrario, stiamo sempre più sprofondando nella Grande Depressione.
Fonte: http://seekingalpha.com
Link: http://seekingalpha.com/article/166177-celente-flashback-great-recession-will-maintain-grip-for-a-generation
13.10.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARCO A. CIACCIA

Link: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6382

Si arrivi quanto prima alla verità


















di Rita Borsellino 

“Dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio, Totò Riina presentò il  papello, una sorta di conto e condizioni e qualcuno si fece vivo”. Lo  disse per la prima volta Giovanni Brusca in un interrogatorio del 10  settembre del ‘96. Nel 2001, sempre Brusca, anche sulla base di  quanto raccontato nove anni prima dal pentito Gaspare Mutolo a  proposito di un incontro tra Paolo Borsellino e l’allora ministro  dell’Interno Nicola Mancino, riferì che “Borsellino fu ucciso perché  voleva fermare la trattativa tra pezzi dello Stato e i Corleonesi  avviata dopo la strage di Capaci”.    
Sono passati lustri e decenni da queste e da altre rivelazioni. Che  oggi sembrerebbero trovare conferma nel “papello” consegnato ai  magistrati da Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di  Palermo, che della presunta trattativa sarebbe stato il principale  intermediario.  Il condizionale, purtroppo, è d’obbligo, in questa vicenda che  continua ad essere avvolta da un alone di mistero, con personaggi  che dicono e non dicono, ricordano e non ricordano. Fatto sta che le  maggior parte delle testimonianze raccolte negli ultimi 17 anni ci  raccontano le stesse cose: ossia, che in qualche modo la trattativa  tra Stato e mafia fu intavolata e che a questa trattativa Borsellino,  come non poteva essere altrimenti per un uomo che ha a cuore le  istituzioni e la democrazia, era contrario.
Da qui, l’ipotesi che  “l’accelerazione” dell’uccisione del giudice fu impressa proprio per  evitare pericolose interposizioni.   Insomma, si tratta di un quadro lineare. Che poi ci sia voluta una  trasmissione televisiva per riportarlo alla luce, piuttosto che  testimonianze riferite nelle sedi opportune, ossia le procure, è un  fatto che fa pensare e che fa male. Un fatto che potrebbe  aggiungere altra confusione al già fitto giallo di cui stiamo parlando.  Ma tant’é…  Dopo diciassette anni, dopo tutto questo tempo in cui alcune cose  sono state tralasciate e su altre non si è indagato a sufficienza, ciò  che importa è che si arrivi finalmente e al più presto alla verità. 
Quella vera, e non le piccole e tante verità che in questi anni hanno  deviatoi e confuso. Perché non è più accettabile continuare ad  assistere a questa pantomima inquietante, con “pillole di verità” che  vengono fornite a puntate, anche da uomini delle istituzioni la cui  memoria sembra funzionare a intermittenza. Perché non è più  accettabile che non si sappia ancora che fine abbia fatto l’agenda  rossa del giudice Borsellino in cui sicuramente sono contenute  queste verità  o che cosa sia successo nel covo di Totò Riina nei  giorni successivi alla sua cattura.  Chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità. E la giustizia  faccia il suo corso. Che è poi quello di far trionfare la verità.  
*Deputato del Parlamento europeo   

Project camelot intervista Bill Hamilton



Traduzione:

Laughlin, Nevada, Marzo 2006
Intervista e ripresa di Kerry Lynn Cassidy

B: Bill Hamilton
K: Kerry Lynn Cassidy


B: Se ho visto un UFO? Molti UFO.
K: Molti UFO. Puoi raccontarci chi sei ?

B: Mi chiamo Bill Hamilton. Sono stato coinvolto nella ricerca sugli UFO per buona parte della mia vita. Sono stato coinvolto nell' investigazione di casi fin dal 1976, nel caso di Brian Scott. Questo quando entrai nel MUFON come Investigatore di Campo.

K: Da quanto tempo lavori per il MUFON ?

B: Circa da 25 anni..

K: Come hai interagito con gli alieni ?

B: ..era il 1957.

K: Wow

B: Quello che conosco sugli UFO l' ho imparato grazie a cio' che chiamo California Contactees . C'e' molta controversia sui contattati, sugli UFO o altro. Infatti, ho iniziato a incontrare contattati. Avevo solo 14 anni e avevo un amico a scuola...quando dissi, "Vorrei provare un esperimento. Vorrei provare un esperimento simile a quello di George Hunt Williamson per provare il contatto con questi UFO". Ok ? "Ora, io credo che siano qua, ma voglio vedere se posso contattarli". Provammo questo esperimento, ovviamente non avevamo equipaggiamento radio. Non avevamo nulla che potevamo usare a parte il contatto psichico con matita e carta. Quando iniziammo l' esperimento sentimmo un suono vibrare nella stanza. Ci alzammo per controllare l' appartamento. Lui ed io eravamo...lui era un Canado-Francese di nome Yves (Lauriault). Noi due eravamo soli nella casa dei suoi genitori. Non localizzammo la sorgente del suono, quindi uscimmo fuori. Una volta fuori sembrava che il suono provenisse dal cielo. Fermammo l' esperimento, scendemmo le scale e ci sedemmo sul giardino. Appena seduti, la prima cosa che vedemmo fu .., ci sembro' come un piccolo..un piccolo disco rosso brillante sulle nostre teste. Silenzioso. Ne arrivo' uno. Ne arrivo' poi un secondo. In quel momento, a mia insaputa, Yves proseguiva l' esperimento. Mandava mentalmente messaggi al secondo oggetto per farlo tornare indietro verso di noi. Cio' che accadde fu, appena lui lo fece, che l' oggetto esegui' una curva, molto, molto stretta a 180° e torno' sulle nostre teste.

K: Wow.

B: Quindi mi disse cosa stava facendo e, "Facciamolo insieme". Ne vedemmo altri due apparire. Viaggiavano da nord a sud, quindi mandammo la richiesta di girare in tondo e seguirsi a vicenda, ok? E lo fecero. Intendo, fu proprio istantaneo.

Quella notte ne vedemmo in tutto 14 . Dopo questo, il padre di Yve dovette spostarsi e porto' Yve via dalla scuola e non lo rividi. Infatti, non lo vidi piu' fino a, oh, 3 anni fa. Lui mi trovo' tramite internet.
Scoprii che si trovava in Bakersfield, quindi mi venne a trovare. Parlando fra noi, venni a sapere quello fu l' unico avvistamento UFO che lui abbia mai avuto e ricordava ancora ogni dettaglio. Ne era rimasto impressionato.

Io questo non lo sapevo al tempo e ho continuato l' esperimento per 3 anni, solo da casa mia. Ok? Allora presi la mia..vivevo con mia zia e mia nonna e la presi fuori e dissi, "Ne ho uno qua sopra ora". E lei disse, "Sto guardando la tv". Io risposi, "Bene, mi hai detto di dirti quando ne vedo uno, perche' ti piacerebbe vedrelo". Quindi la presi fuori e, puntando vero l' alto, dissi, "Eccolo li". Lei rispose, "E' quello ?" E io, "Si. Ora sembra una luce, splendente nel cielo" dissi, "ma guarda questo (gesticolando da sinistra a destra), Gira a sinistra, gira a destra".
Lei divenne pallida come un foglio e disse "Oh mio Dio, gli stai parlando". Cosi risposi "Si, e' questo che ti dico da tempo". Mi venne in mente quando mi prendeva in giro e in quel momento stava guardando coi suoi occhi".

Multiple UFOs in 1 Hour-October 7, 2009-by Murrysville, PA



http://www.youtube.com/user/seeingUFOsPA