martedì 10 novembre 2009
Indro Montanelli: LA SERVITU'
http://www.youtube.com/user/TheAb74
La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. INDRO MONTANELLI Musica: FREDERIC CHOPIN Mazurka n.3 in do diesis min., op.63
Il denaro “pesa” più dell’acqua
http://www.youtube.com/user/vinblade79
Nicoletta Forcheri
di Alex Zanotelli
Napoli, 8 novembre 2009
E’ stato uno shock per me sentire che il Senato , il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua.
Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara , entro il 31 dicembre 2010. Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, ["adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica" del DL 25 settembre 2009, n 135 "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee"] modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:
1. L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%;
2. Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.
Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge. Il PD , che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso:l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta , fatta solo per salvarsi la faccia , passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua. L’opposizione (PD e IDV), vota contro il decreto-legge.
E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E’ la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita!E’ il trionfo del Mercato, del profitto. E’ la fine della democrazia.
”Se la Camera dei Deputati- ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua –non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.”
Per questo dobbiamo denunciare con forza:
- il governo Berlusconi che , con questo voto al Senato, ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. “Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione- scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell’Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia.”
-il partito di opposizione , il PD, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione).
- ed infine tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all’attenzione dell’opinione pubblica.
Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto.
E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei Deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre.
E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale.
E chiediamo altresì , ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007 400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera.
Chiediamo alle Regioni di:
-impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico.
Chiediamo ai Comuni di:
-Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua;
-dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica;
-fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione ,a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione . Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate.
Chiediamo ai sindacati di :
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana(CEI) di :
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano , come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”(n.27);
-protestare , in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua;
-chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce.
Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché ‘sorella acqua’ , fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato.
Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi , ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete.
Alex Zanotelli
Il gigantesco muro di Gaza
http://www.youtube.com/user/NoOneWorldGovernment
9 novembre 2009 Lino Bottaro
Anche noi vogliamo ricordare il MURO, ma non quello passato su cui si sono gettati i cavernicoli della Stampa di regime e non. Noi vi vogliamo mostrare il muro di Gaza, quello che si vede dalla Luna, non lo sputacchio di Berlino.
“I palestinesi devono capire nel profondo della loro coscienza che sono un popolo sconfitto”. Così diceva Moshe Yaalon, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, nel 2002. In questo modo egli faceva proprie le affermazioni di Vladimir Jabotinsky, uno dei padri del sionismo negli anni ’20 del secolo scorso, il quale inventò la teoria del “muro di ferro” che pose le basi della dottrina militare sionista nei decenni successivi. Secondo questa teoria, è possibile sconfiggere i palestinesi e gli arabi soltanto per mezzo di una forza militare schiacciante che costituisca un muro di ferro di fronte alla loro resistenza. Ogni volta che essi tentano di opporsi ad Israele questo muro li farà sanguinare. Solo dopo che saranno giunti al totale scoraggiamento a causa dei loro tentativi disperati ed infruttuosi, e del prezzo altissimo che avranno dovuto pagare, soltanto allora si arrenderanno.
Godendo dell’illimitato sostegno militare ed economico dell’Occidente per la creazione dello stato di Israele, questa teoria riuscì a raggiungere molti dei suoi obiettivi, il più importante dei quali fu la risoluzione a vantaggio di Israele del conflitto con i paesi arabi. Senonché questo non riuscì a annientare la volontà dell’elemento più importante all’interno del conflitto: i palestinesi. Ehud Barak, attuale ministro della difesa israeliano, lo sa bene, addirittura lo “comprende”. Si ricorda infatti una sua famosa dichiarazione del marzo 1998 in cui disse di comprendere il desiderio dei giovani palestinesi di entrare a far parte delle organizzazioni della resistenza “estremista”, aggiungendo che, se egli fosse stato un giovane palestinese ed avesse vissuto nelle condizioni drammatiche in cui vivono i palestinesi non avrebbe scelto di fare l’insegnante in una scuola, ma di aderire a queste organizzazioni. E’ quello stesso Barak che ora porta avanti la teoria del “muro di ferro” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, e che vuole farli sanguinare e soffrire fino a quando si convinceranno di essere un popolo sconfitto.
In questi giorni è bene ricordare alcuni degli elementi fondamentali che continuano a governare il pensiero strategico, politico, e militare israeliano. Sebbene gli arabi, complessivamente, abbiano accantonato l’opzione militare, ragion per cui Israele non ha più bisogno di un “muro di ferro”, e sebbene i palestinesi abbiano accettato che venga restituito loro meno di un quarto della loro terra storica per crearvi un proprio stato, Israele continua a rafforzare il proprio muro di ferro ed a farlo avanzare verso sempre nuovi massacri. Questa è la sostanza della nuova guerra contro Gaza, il resto sono dettagli. Quello che vuole Israele è annientare la volontà dei palestinesi; è umiliarli e costringerli ad andare nudi alla resa. Israele non vuole una resa che permetta di conservare un minimo di dignità, vuole una resa umiliante. Non vuole “Oslo” – pur con tutte le concessioni che Oslo comportò per i palestinesi, i quali vi andarono con un cappio al collo – vuole molto più di questo: una resa totale. Malgrado le concessioni di Madrid e di Oslo, ormai quasi vent’anni fa, il muro di ferro continua ad annientare ogni speranza di creare uno stato palestinese, in Cisgiordania prima ancora che a Gaza. L’ampiezza degli insediamenti ed il numero dei coloni si sono triplicati dalla data in cui la leadership palestinese firmò gli accordi di Oslo, i quali promettevano testualmente la nascita di uno stato palestinese. E il muro di ferro assunse un aspetto reale, non rimase soltanto una dottrina ideologica. Divenne un muro di cemento, un muro che rappresenta l’essenza del razzismo e dell’apartheid nel mondo di oggi.
In Cisgiordania, dove non vi sono razzi di Hamas e non viene sparato neanche un colpo contro i soldati israeliani, e dove il potere è in mano ad una corrente palestinese che ha espresso il massimo della moderazione, l’occupazione spadroneggia come vuole: perenne umiliazione per i palestinesi, centinaia di posti di blocco, soprusi quotidiani, e continuo sabotaggio di tutto quello che il governo di Salam Fayyad cerca di fare. Ed Israele si riferisce a questo governo, quando dice che i palestinesi dovrebbero averne uno analogo a Gaza. I palestinesi in Cisgiordania si sono accordati con Israele per disarmare coloro che appartengono alla resistenza, in cambio della possibilità di vivere in pace. E non appena costoro hanno consegnato le armi ed il negoziatore palestinese ha firmato l’accordo, Israele ha cominciato a sterminarli uno ad uno, tradendo i combattenti della resistenza e umiliando la leadership palestinese. Questo accade in Cisgiordania, dove non ci sono né razzi né resistenza. E questo è quello che vuole Israele: un’occupazione tranquilla, senza clamori e senza lamentele. Il problema della Striscia di Gaza è che protesta contro l’occupazione israeliana, urla, strepita, facendo sentire al mondo che laggiù vi è una ignobile occupazione. La guerra di Israele vuole mettere a tacere anche questo strepito, vuole tappare la bocca a quelli che si lamentano. Devono accettare la realtà dell’occupazione, l’assedio, l’umiliazione, devono soffrire la fame, in silenzio, e attendere il nulla!
E’ necessario ricordare queste verità fondamentali, perché molte voci nel mondo arabo attribuiscono ai palestinesi la responsabilità della guerra, pretendendo di assumere una posizione di fredda neutralità mentre la macchina di devastazione israeliana prosegue lo sterminio dei palestinesi nella Striscia di Gaza. Quando Israele dà inizio ad una delle sue guerre, o ad una delle sue aggressioni, non vi è spazio per una posizione di pretesa neutralità. Qui ci troviamo di fronte ad un brutale aggressore, e ad una parte barbaramente aggredita. Una posizione umanitaria non può che opporsi alla brutalità israeliana, all’occupazione, ed al “muro di ferro” israeliano che si vuole imporre ad ogni palestinese. Chi non vede la collera internazionale che invade le città del mondo, in segno di protesta contro la guerra di sterminio che Israele ha scatenato contro i palestinesi di Gaza, di certo non vede nulla. Se i politici dell’Occidente continuano a non discostarsi da posizioni razziste quando la questione ha a che fare con l’appoggio alle vittime palestinesi o arabe, la coscienza della piazza occidentale si mobilita contro l’ingiustizia ed urla contro l’aggressore.
Il “muro di ferro” vuole annientare e dissolvere i palestinesi, ed essi si oppongono a questo. Tutta la retorica israeliana sul fatto che la guerra è rivolta solo contro Hamas, e che Israele è pronto a questa o quella soluzione che faccia contenti i palestinesi è soltanto vuota retorica, senza alcun valore. La dimostrazione di ciò è, ancora una volta, quello che Israele fa in Cisgiordania!
Se la logica dell’opposizione all’aggressore, o la logica della solidarietà umana, non sono sufficienti a far riflettere coloro che pretendono di essere “neutrali”, si rendano conto, costoro, che anche la logica della politica e degli interessi li vede perdenti. Il fronte dei sostenitori della “neutralità” perderà politicamente, e finirà per ritrovarsi su un terreno estremamente instabile. A nessuno viene chiesto di rompere l’assedio di Gaza armi in pugno. Questa è una logica che appartiene al passato. Tuttavia vi è ampio spazio per le iniziative politiche, e per l’assunzione di posizioni ferme che inibiscano l’aggressore. O forse diremo che anche questo è un sogno utopico, e che tutto ciò che resta è tenersi in disparte?
Khaled Hroub è un ricercatore giordano palestinese; è direttore dell’Arab Media Project presso il Centro di studi mediorientali ed islamici dell’Università di Cambridge; collabora con diversi giornali arabi, fra cui “Dar al-Hayat” e “al-Ittihad”
Titolo originale:
غزة…و نظرية الجدار الحديد
Link: http://www.medarabnews.com/2009/01/14/gaza-e-la-dottrina-del-%E2%80%9Cmuro-di-ferro%E2%80%9D/ 12/01/2009
ESTULIN: IL G-20 SI RIUNISCE IN SCOZIA QUESTA SETTIMANA PER SCARICARE IL DOLLARO USA
Martedì, 10 novembre
FONTE: PRWEB.COM
L’autore di best-seller Daniel Estulin afferma che la questione centrale che verrà discussa questa settimana al meeting dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali, organizzato a St. Andrews in Scozia, sarà come far crollare l’attuale sistema finanziario mondiale scaricando il dollaro.
Prima di tutto, Estulin ha raccontato che quest’iniziativa è stata decisa nell’ultimo incontro del Gruppo Bilderberg, tenuto a maggio in Grecia. Estulin afferma che la riuscita o il fallimento di questo piano bieco dipenderà dalla capacità dei rappresentanti di USA e Regno Unito di convincere i governi russo, cinese e altri ad accettare il progetto.
Nella foto: Daniel Estulin
Estulin sostiene che se i cospiratori hanno successo, una svalutazione così immediata del dollaro condurrebbe al tracollo dell’economia mondiale attraverso un collasso a catena dell’intero sistema finanziario globale. Come discusso nel conclave top-secret del Gruppo Bilderberg a maggio scorso, questo crollo verrebbe utilizzato come scusa per lanciare un nuovo sistema monetario mondiale. I leader del G-20 sono consapevoli che chi guida i mercati monetari, il sistema monetario, controlla il mondo. Ecco perché oggi il mondo è governato per mezzo di un sistema dominato da una singola valuta e non da sistemi di credito nazionali.
Una grave crisi colpirebbe ogni angolo della Terra e sarebbe il preludio a instabilità, guerre e ostilità generalizzate a livello finanziario, geografico e geopolitico, interessando così non solo determinati paesi, ma società, culture e interi continenti. Una tale crisi potrebbe portare a un consolidamento del sistema monetario mondiale.
Estulin dichiara che la creazione della nuova valuta mondiale è il vero significato della globalizzazione, che non è altro che un impero. È la distruzione dello stato-nazione, la degradazione delle libertà nazionali individuali e la depredazione dei diritti civili.
Far cadere il dollaro, innanzitutto, è un assalto alla struttura dell’economia americana verso la creazione di una “Azienda Globale”. Quest’idea, dice Estulin, fu inizialmente discussa alla riunione del Gruppo Bilderberg nell’aprile del 1968, tenuto a Mont Trembland in Canada, da George Ball, un banchiere di Lehman Brothers ed ex sottosegretario agli affari economici sotto i Presidenti John Kennedy e Lyndon Johnson.
L’obiettivo di quest’Azienda Globale, nelle parole di Ball, era di “eliminare l’arcaica struttura politica dello stato-nazione” in favore di una più “moderna” struttura aziendale. Ball chiese anche una maggiore integrazione in Europa, e poi nel resto del mondo, come prerequisito per allargare i poteri di un’Azienda Globale, ponendo così i finanzieri sullo stesso livello dei governi.
Secondo Estulin quest’iniziativa, ovvero l’abbandono del dollaro come moneta internazionale, è il vero intento del meeting del G20 del 6 e 7 novembre a St. Andrews, in Scozia, già luogo della conferenza Bilderberg del 1998.
Fonte: www.prweb.com
Link: http://www.prweb.com/releases/G-20/US_Dollar/prweb3150584.htm
3.11.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO
ORO E CARTA MONETA
DI LARS SCHALL
mmnews.de
Intervista a Egon von Greyerz
Egon von Greyerz, partner della Matterhorn Asset Management AG in Svizzera, è ben noto per le sue chiare e accurate analisi degli sviluppi finanziari mondiali. Lo sconfortante messaggio è senza appello: "Gli anni bui sono arrivati". In questa intervista esclusiva per la MMNews, von Greyerz espone il suo punto di vista sull'iperinflazione, la fine dell'impero americano e le attese per quel che riguarda il mercato dell'oro.
Signor von Greyerz, di recente ho intervistato il gestore d'investimenti Marshall Auerback e gli ho chiesto di parlarci dell'iperinflazione negli USA [1]. Ha letto la risposta. Che ne pensa, e perché la sua opinione differisce radicalmente da quella di Auerback?
Praticamente senza eccezioni, l'iperinflazione è la conseguenza di un collasso monetario, non della spinta della domanda o di un andamento incontrollabile dei costi.
Prerequisito dell'iperinflazione è una recessione/depressione deflazionaria, o non inflazionaria, che provochi un grosso deficit pubblico. Per finanziare il deficit, il governo emette titoli di debito. In un primo momento gl'investitori continuano a comprare obbligazioni pubbliche, soprattutto nel caso degli Stati Uniti (il dollaro è una moneta di riserva). Siamo nella prima fase del ciclo di emissione di cartamoneta. Successivamente gl'investitori stranieri smettono di comprare obbligazioni, e il governo deve riacquistare i suoi stessi titoli di debito. Siamo nella seconda fase del ciclo di emissione di cartamoneta, quella dell' "alleggerimento quantitativo" (un divertente nonsenso per indicare questa operazione). Quando l'accrescersi del deficit accelera l'emissione di moneta, gli stranieri non comprano più carta straccia priva di valore e la valuta comincia a svalutarsi. Si arriva così a un circolo vizioso di perdita di valore della valuta, maggiore emissione monetaria, inflazione e, per finire, iperinflazione. Mi rendo conto di star semplificando il succedersi dei fatti che portano all'iperinflazione, ma ritengo necessario spiegare le cose in modo tale da permettere al maggior numero possibile di persone di capire il meccanismo. Per come la vedo io, l'alleggerimento quantitativo accelererà sia nel Regno Unito che negli USA. In entrambi i paesi la disoccupazione reale sta crescendo: negli Stati Uniti supera il 20% (parliamo di 30 milioni di persone, il che, se si tiene conto delle persone a carico, significa che oltre 100 milioni di americani subiscono le conseguenze della disoccupazione), mentre nel Regno Unito raggiunge il 17%, cioè 6.400.000 individui (circa 20 milioni, tenendo conto delle persone a carico). In altri termini, nei due paesi quasi un terzo della popolazione soffre le conseguenze della disoccupazione, e la cifra aumenta giorno dopo giorno; siamo in una situazione insostenibile.
Il prossimo settore che, quest'autunno, imporrà una maggiore emissione monetaria è quello finanziario. Negli ultimi 12-18 mesi non è stato risolto un solo dei tanti problemi che affliggono le banche e il mondo finanziario; sono stati semplicemente nascosti sotto il tappeto. La situazione debitoria è ancora critica: buona parte dei derivati (1 quadrilione di dollari) sono privi di valore: la cifra di 500 trilioni resa nota dalla BRI (Banca dei regolamenti internazionali) è un semplice "abbellimento" per mascherare la realtà. Le ipoteche Option A e Alt A costituiscono, almeno negli USA, altri settori a rischio, potenzialmente più pericolosi dei subprime. E poi abbiamo i fabbricati commerciali, il credito personale, i finanziamenti auto, e così via: in massima parte sono stati acquistati nell'epoca d'oro e non c'è alcuna speranza che possano essere ora rimborsati.
Sono fermamente convinto che quest'autunno dollaro USA e sterlina inglese perderanno valore; è l'inizio della fase d'iperinflazione che si propagherà poi in molti paesi.
Quale saranno le conseguenze dell'iperinflazione statunitense per l'economia globale? Può parlarne nel contesto d'assieme dell'impero americano?
L'iperinflazione non si limiterà agli USA, ma colpirà anche il Regno Unito, come ho appena detto, per poi estendersi in molti paesi dell'est europeo e negli stati baltici. Se l'Irlanda non sarà ancora entrata nella zona euro subirà la stessa sorte.
USA, Regno Unito e alcuni altri paesi conosceranno una depressione iperinflazionaria; molti altri dovranno invece affrontare una dura recessione accompagnata da depressione. Nel mondo odierno esiste una totale interdipendenza nei settori finanziario e commerciale. Quest'anno negli USA hanno cessato le attività oltre 100 banche; la FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) è restata senza fondi e nei prossimi mesi il governo dovrà stampare una massa impressionante di cartamoneta per finanziarla. Ma, all'eccezione di Lehman, fino ad oggi hanno ceduto solo banche piccole; sono convinto che nei prossimi 6-12 mesi varie banche importanti dovranno affrontare gravi problemi. Penso che esista un elevato rischio di forti pressioni su alcuni dei principali istituti finanziari statunitensi. Il governo americano potrebbe riuscire a salvarne uno, di certo non due. E il macigno incombe praticamente su tutte le banche, non sparirà certo dopo il primo caso. Prendiamo la JP Morgan Chase, che possiede circa 100 trilioni di dollari di derivati; in caso di mancato pagamento è a rischio questa enorme somma di derivati. Se la più grande economia mondiale collassa, il resto del mondo subirà grossi contraccolpi: le importazioni statunitensi, e il commercio globale in generale, crolleranno drasticamente provocando quasi certamente una depressione mondiale. Esiste anche una forte possibilità che il sistema finanziario non possa sopravvivere nella sua forma attuale: c'è un limite alla possibilità di stampare moneta, e lo abbiamo praticamente raggiunto. Come presidente della FED Greenspan è stato un vero incompetente, così come lo è adesso Bernanke. C'era una sola soluzione possibile per ogni problema: immettere liquidità sui mercati e liberalizzare la valuta. I banchieri si sono arricchiti, i politici hanno adorato la manovra perché i loro elettori avevano l'illusione di essere ricchi, e ben pochi si sono resi conto che si trattava di una falsa prosperità basata sui debiti. C'è stata una intesa segreta tra politici e banchieri, ed entrambi hanno tratto enormi benefici dalla bolla del credito e dall'emissione di valuta; l'economia americana e di molti altri paesi è stata guidata da potere e ingordigia.
Quando impareranno i politici che stampare moneta serve solo a mantenerli al potere per un breve periodo, ma distrugge al tempo stesso economia e finanza? Già nel lontano 1729 Voltaire aveva detto che "La cartamoneta finisce col ritornare al suo valore intrinseco: ZERO". Nessuna valuta è durata per lungo tempo nella sua forma originale, e il dollaro, così come molte altre valute, subirà nel tempo la stessa sorte. A lungo termine, sarebbe molto meglio per il mondo che la sterpaglia prendesse fuoco, permettendo così alla foresta del sistema finanziario mondiale di ricominciare a crescere su basi più solide. Nessun politico sarà così coraggioso da lasciar fallire le banche, perché il crollo dell'attuale sistema finanziario supergonfiato provocherebbe conseguenze catastrofiche. Ma disgraziatamente è probabile che la catastrofe avvenga comunque e che nei prossimi anni si debba assistere a un collasso incontrollabile del sistema finanziario mondiale che cambierà il mondo come lo conosciamo oggi.
Per quel che concerne l'impero americano, è praticamente agli sgoccioli. Sul piano politico o finanziario, pochissimi stati rispettano oggi gli USA, che stanno agendo come il famoso imperatore nudo: sono alla bancarotta finanziaria e intellettuale, ma pensano ancora di essere alla guida del mondo. Non fraintendetemi: adoro gli Stati Uniti e il popolo americano, ma il paese è in tremende difficoltà.
Come ho detto nella mia newsletter “The Dark Years Are Here”, per superare la crisi attuale potrebbero volerci una ventina d'anni, o forse anche di più. Non dimenticate che i secoli bui sono durati 5 secoli!
Quali sono i vantaggi dell'oro rispetto al dollaro americano?
Tenete presente la frase di Voltaire: "La cartamoneta finisce col ritornare al suo valore intrinseco: ZERO". In passato i governi dovevano almeno stampare per creare moneta, ma adesso, nell'era dell'elettronica, basta premere un pulsante. In qualsiasi epoca, la tentazione di stampare soldi per rimanere al potere è sempre stata forte.
Per 5.000 anni l'oro ha svolto la funzione di moneta mentre nessuna valuta cartacea è durata tanto a lungo. L'oro non può essere stampato, non è legato a debiti di sorta, non è la valuta di un paese in particolare, non può essere manipolato (se non a corto termine), è segno di ricchezza, è indistruttibile (in pratica, tutto l'oro prodotto esiste ancora), e ha un elevato rapporto valore/peso (tutto l'oro prodotto potrebbe essere racchiuso in un cubo di 20 metri cubi).
Inoltre l'oro può essere estratto in quantità limitate; la produzione annuale sfiora le 2.500 tonnellate e si sta riducendo. In altre parole, ogni anno ne viene immesso sul mercato per un valore di soli 80 miliardi di dollari, una somma ridicola per i mercati finanziari attuali: solo 800 miliardi di dollari, lo 0,5% del patrimonio finanziario globale, sono investiti a titolo privato. Le banche centrali di tutto il mondo sono compratori netti, con Cina e Russia che acquistano tutto quello che passa tra le loro mani e che possono ottenere senza far salire troppo il prezzo. Da un certo tempo avevo annunciato che la successiva fase nella corsa al rialzo dell'oro sarebbe cominciata nell'autunno 2009; oggi siamo attorno ai 1.000 dollari e prevedo un rapido ulteriore aumento. Attualmente nessun investitore medio o fondo d'investimento possiede oro, ma presto le cose cambieranno; e gl'investitori non si affideranno a oro cartaceo ma esigeranno oro fisico. Con una produzione limitata, la crescente domanda di metallo prezioso può essere soddisfatta solo facendone salire il prezzo, cosa che succederà presto. Ritengo che ci sia un solo modo per acquistare oro: dev'essere ceduto il metallo vero e proprio, che deve restare nelle mani dell'acquirente ed essere conservato al di fuori del sistema bancario. Ed è proprio questo servizio che la Matterhorn Asset Management e la nostra divisione GoldSwitzerland rendono agl'investitori.
Una recente newsletter per la “Matterhorn Asset Management” s'intitolava “The Dark Years Are Here”[2]. Ci può spiegare cosa accadrà nel futuro prevedibile, a parte gli sviluppi inflazionari che la spingono ad affermare che l'umanità sta entrando negli anni bui?
In tutto il mondo la disoccupazione continuerà ad aumentare, i deficit pubblici cresceranno, le entrate si ridurranno, le spese esploderanno, i crediti e derivati tossici del sistema finanziario non verranno mai rimborsati. A causa di questa massa di problemi, la recessione innescherà una depressione e una successiva iperinflazione, che porterà a sua volta a un collasso deflazionario. Con un sistema finanziario sull'orlo del collasso, per molti anni la vita non sarà più la stessa: sarà praticamente impossibile mantenere legge e ordine pubblico, dovremo affrontare rivolte sociali ed espansione del crimine, in molti paesi trionferà l'anarchia, scarseggeranno gli alimenti e si espanderà la povertà estrema, scoppieranno guerre. Per molti anni il mondo non sarà più lo stesso. Ma ogni problema nasconde un lato positivo: la famiglia tornerà ad essere il perno della società. La società attuale, fondata su valori materiali e gratificazioni a breve termine sparirà, mentre torneranno a trionfare ben radicati valori etici e morali, centrati sulla famiglia e gli amici.
Tra i motivi che spiegano l'aumento del prezzo dell'oro c'è la paura delle tendenze inflazionarie. Per la prima volta dal febbraio di quest'anno, il 7 settembre il prezzo è schizzato al di sopra della "fatidica soglia" dei 1.000 dollari all'oncia. Continuerà ad aumentare? Se non lo farà, secondo gli esperti "potremmo assistere a un rapido declino delle riserve minerarie dei metalli preziosi. In parole povere, se il prezzo dell'oro non riuscirà a superare i 1.000 dollari all'oncia e scenderà al di sotto dei 920 sarà un brutto segno”[3].
Alla luce di un sistema finanziario costruito sulla sabbia, dell'iperinflazione e dell'emissione di moneta, il prezzo dell'oro non scenderà; se c'è mai stato una situazione chiara per gl'investimenti, è proprio questa. Alcuni si chiedono cosa succederebbe se ci dovessimo invece trovare di fronte a un collasso deflazionario; il prezzo dell'oro non scenderebbe? Secondo me, le probabilità di collasso deflazionario sono minime, perché i governi non smetteranno di stampare moneta. Ma anche se sbagliassi e ci dovessimo trovare in una situazione simile, l'oro continuerebbe a rappresentare la migliore protezione: in caso di collasso deflazionario il sistema bancario non avrebbe benché minima possibilità di sopravvivere. Crediti e derivati non potrebbero essere rimborsati; ecco perché, che si tratti di deflazione o d'inflazione, l'oro è la carta vincente.
Sin dal 2002, “Matterhorn” aveva consigliato ai suoi clienti d'investire il 50% del proprio patrimonio liquido in oro fisico. È curioso. Perché proprio il 50%? E ancora: in questi tempi di crisi, quali elementi dovrebbe contenere o non contenere un portafoglio patrimoniale di tipo conservativo?
È semplice. Quando consigliammo ai clienti d'investire il 50% del loro patrimonio nell'oro, il prezzo del metallo giallo era a un livello irrisorio, 300 dollari. Già a quel tempo prevedevamo che le bolle immobiliare e del credito avrebbero creato grossi problemi al sistema bancario e avrebbero scatenato l'inflazione/iperinflazione. Dopo la rivalutazione dell'oro, che ha triplicato il suo valore, i clienti che avevano seguito il nostro suggerimento e avevano investito nel metallo prezioso il 50% del loro patrimonio liquido, hanno visto la quota lievitare fino a superare l'80%. Pensiamo che l'80% in oro fisico sia una percentuale corretta, e che una parte minore potrebbe essere investita in argento. L'argento ha possibilità di rivalutazioni superiori all'oro, ma la sua quotazione è molto volatile. Penso che un 10-15% potrebbe essere investito nelle riserve minerarie di metalli preziosi, che offrono enormi possibilità ma non preservano il patrimonio. Se mai dovesse accadere qualcosa al sistema finanziario gl'investitori non potrebbero avere accesso alle loro riserve per anni. E non bisogna scartare il pericolo di nazionalizzazione delle miniere o di tassazioni punitive in caso di aumento dei prezzi.
In uno scenario iperinflazionario, il valore delle azioni potrebbe crescere senza che aumenti il valore reale. Negli ultimi 10 anni, il rapporto tra oro e Dow (e tra oro e la maggior parte dei mercati azionari nel mondo) è aumentato di oltre l'80%, e mi attendo un ulteriore aumento del 90%. Sconsiglio nel modo più assoluto le obbligazioni pubbliche, e in genere qualsiasi tipo di obbligazione. Gl'investitori verranno difficilmente rimborsati con moneta corrente, e i loro prezzi collasseranno all'aumentare dei tassi d'interesse.
Ci sono molti modi per investire nell'oro. “Matterhorn” non offre tutte le alternative possibili. Perché ne escludete alcune, e perché consigliate di non conservare il metallo prezioso all'interno del circuito bancario?
L'oro fisico gestito a titolo personale e conservato al sicuro al di fuori del circuito bancario rappresenta la sola vera forma di salvaguardia del patrimonio. Qualsiasi alternativa è virtualmente oro cartaceo. Molti ETF (fondi indicizzati quotati, NdT) non maneggiano oro fisico, e se anche lo fanno tutto quello che avete in mano è un pezzo di carta, di nessun valore se il sistema bancario collassa.
Conservare l'oro in casa è decisamente un'idea da scartare. Con l'aumento dei crimini dei prossimi anni, sarebbe molto rischioso. Esistono due grandi e ottime società che vendono oro via Internet e lo conservano al di fuori del circuito bancario; ma in tal caso non siete proprietari di veri lingotti, ma solo di frazioni di barre di 400 once. Se il sistema finanziario s'inceppa non potete andare a ritirare il vostro lingotto per far fronte alle spese.
Non esiste ovviamente un metodo garantito al 100 per 100 per salvaguardare il patrimonio degl'investitori in ogni possibile situazione. Ma per vivere in tutta tranquillità è fondamentale avere un piano che offra il massimo livello di protezione possibile.
Il 3 settembre Hong-Kong ha ritirato tutto il suo oro fisico dai depositi di Londra [4]. Che ne pensa?
Penso che abbia fatto bene. Ognuno dovrebbe conservare il proprio sotto il suo diretto controllo; c'è un tale passaggio di oro tra le banche centrali che alla fine potrebbe non restarne niente.
Come sa, da anni circola la voce che le riserve d'oro tedesche non si trovino in Germania ma a New York. Supponiamo che sia vero; non sarebbe il momento giusto per recuperarle? E se tutte le riserve d'oro tedesche sono veramente conservate nelle casseforti della FED di New York, che vantaggio ne trae il popolo tedesco?
Penso che la Germania dovrebbe recuperare il proprio oro, e per gli stessi motivi che hanno spinto Hong Kong a farlo. In primo luogo sarebbe il solo modo per sapere che l'oro esiste davvero, e in secondo luogo non mi piacerebbe che un altro paese controllasse il mio oro, soprattutto non una nazione sull'orlo della bancarotta.
Un'ultima domanda. Come lei sa il GATA (Gold Anti-Trust Action Committee) afferma che il mercato dell'oro è controllato dal "Cartello dell'oro" per pilotare il prezzo del metallo [5]. Condivide l'attività di Bill Murphy e dei suoi sostenitori?
Conosco molto bene il GATA e le sue attività, e sono convinto che il mercato dell'oro sia controllato; Bill Murphy e il GATA hanno svolto un eccellente lavoro per tentare di spezzare il monopolio. Penso che ben presto le manipolazioni dell'oro cartaceo saranno inefficaci e che solo quello fisico avrà valore. A questo punto la gente si renderà conto che buona parte del metallo prezioso delle banche centrali è stato ceduto e ci saranno discrepanze con la quantità fisica esistente. Il passo successivo sarà un audit delle banche centrali effettuato dai nuovi governi, perché quelli attuali fanno parte del cartello, e sono sicuro che si scoprirà che buona parte dell'oro manca o è stato contabilizzato due volte. Le conclusioni dell'indagine avranno un forte impatto sul prezzo del metallo prezioso.
Grazie per il tempo che ci ha dedicato!
Lars Schall
Fonte: www.mmnews.de/
Link: www.mmnews.de http://www.mmnews.de/index.php/200910043905/Gold-Silber/Gold-vs.-Paper-Money.html
4.10.2009
Traduzione per www.comedonchisciote.org a cura di CARLO PAPPALARDO
FONTI:
[1] cfr.Lars Schall: “Marshall Auerback: ‘Many years of economic stagnation’”, 7 settembre 2009 in: http://www.mmnews.de/index.php/200909063709/Rohstoffe/Marshall-Auerback-Many-years-of-economic-stagnation.html
Per la precisione, bisogna sottolineare che Auerback non condivide l'opinione secondo cui negli USA bisogna attendersi un'iperinflazione stile Weimar. Auerback è consapevole che le politiche monetarie inflazionarie sono nell'agenda della FED: "Bernake deve continuare a rilasciare dichiarazioni intransigenti sull'inflazione per evitare contraccolpi disastrosi nel settore obbligazionario, ma la sporca verità è che l'inflazione e la debolezza del dollaro sono il solo modo di uscire dal pantano del debito; le due cose ne riducono il costo reale" (Marshall Auerback, “Inflation: The strategy that dare not state its name”, 8 maggio 2009, http://www.creditwritedowns.com/2009/05/ i nflation-the-strategy -that-dare-not-state-its-name.html
[2] Egon von Greyerz: "The Dark Years Are Here", 4 giugno 2009: http://matterhornassetmanagement.com/newsletter/?newsletter=20
[3] Puru Saxena: “Big Move Coming”, 3 settembre 2009: http://www . financialsense.com/editorials/saxena/2009/0903.html
[4] Chris Oliver: “Hong Kong recalls gold reserves, touts high-security vault”, 3 settembre 2009: www.marketwatch.com/story/hong-kong-recalls-gold-reserves-from-london-2009-09-03
[5] cfr. Lars Schall: “Gold-Manipulation: ’They are about to hit the wall’“, intervista con Bill Murphy, 31 agosto 2009: http://www.mmnews.de/index.php/200908313669/Gold- Silber/Gold-Manipulation.html. Per maggiori dettagli cfr. il sito GATA: www.gata.org Last Updated ( Monday, 05 October 2009 )
Egon von Greyerz è fondatore e partner della Matterhorn Asset Management AG di Zurigo (http://matterhornassetmanagement.com). La Matterhorn e la sua divisione investimenti aurei fanno parte dell'Aquila Group, il più grande gruppo svizzero indipendente di gestione patrimoniale. Von Greyerz, nato e cresciuto in Svezia, ha cominciato la sua carriera come banchiere a Ginevra, ha lavorato e vissuto per 17 anni a Londra, e sin dagli anni '90 ha preso parte alle attività d'investimento finanziario. Pubblica con cadenza mensile la Gold Market and World Economy Newsletter sul sito della Matterhorn, per far conoscere il suo punto di vista sugli sviluppi più recenti. L'indirizzo del sito della GoldSwitzerland è: www.goldswitzerland.com.
Dietro le spalle
Sergio Ferrari, 09 novembre 2009
Dibattito Quello che provoca una opposizione anche emotiva alla politica dell'ottimismo forzoso, nasce dalla infelice battuta che ha accompagnato le manifestazioni euforiche fuori posto sui dati Ocse, e cioè che ormai la crisi sarebbe alle nostre spalle. Forse dietro le spalle di qualche finanziaria. Ma Confindustria è preoccupata, Confcommercio idem, e le organizzazioni sindacali sono sull'orlo di una manifestazione pesante
Nane Cantatore ha gia giustamente commentato su APRILE del 6 novembre, i limiti e il significato del super indice Ocse che ci assegna un primato nella ripresa dalla crisi economica mondiale e sul quale il nostro Governo - ma anche gran parte della stampa - si è precipitato con toni auto-apologetici francamente eccessivi. La soddisfazione per il presunto superamento della Gran Bretagna da parte del nostro paese in materia di Pil o di Pil procapite rappresenterebbe poi una specie di ciliegina sulla torta. Sul super-indice ha già detto Cantatore e il superamento della Gran Bretagna rappresenta una bufala dal momento che non ha un fondamento nemmeno nelle statistiche dell'Ocse. Una montatura senza basi, dunque, e stupisce - ma non più di tanto - che in Consiglio dei ministri qualcuno non sia intervenuto per evitare queste figuracce e i toni da "perfida albione".
Il tutto, come noto, fa parte di quella politica basata sull'annuncio e sull'ottimismo come surrogato della politica. Ma non c'è bisogno di ricorrere alla stampa "di sinistra" per tornare con i piedi per terra. Le stesse statistiche dell'Ocse ci mettono in coda e in ritardo sulle medie europee non solo in materia di Pil pro capite ma anche in materia di istruzione, di ricerca, di tasso di attività, di occupazione giovanile e femminile, di diseguaglianze distributive, ecc., ecc..
Ma quello che provoca una opposizione anche emotiva a questa politica dell'ottimismo forzoso, nasce dalla infelice battuta che ha accompagnato queste manifestazioni euforiche fuori posto, e cioè che ormai la crisi sarebbe alle nostre spalle. Forse dietro le spalle di qualche finanziaria. Ma Confindustria è preoccupata, Confcommercio idem, e le organizzazioni sindacali sono sull'orlo di una manifestazione pesante; la disoccupazione aumenta, i livelli di povertà anche, le sperequazioni dei redditi pure e le prospettive sono per ulteriori chiusure di fabbriche e di perdita di posti di lavoro. La questione più drammatica è che tutto questo avrebbe potuto e dovuto essere noto già da tempo - soprattutto da parte di chi aveva capito tutto e per primo. E, quindi, avremmo dovuto assistere a politiche attive specifiche per correggere quelli che sono notoriamente i limiti strutturali del nostro sistema economico Questo non è avvenuto e se ora si dice che il peggio è alle nostre spalle c'è da ritenere che non se ne parlerà più, come se il declino del paese non esistesse e non fosse una questione preesistenti alla stessa crisi internazionale e come se la debolezza del nostro apparato produttivo non possa ricevere dai nuovi assetti economici conseguenti a questa crisi, dei colpi ulteriori.
Ma il ritardo ormai è comunque un dato di fatto e quindi dobbiamo dare per scontato le conseguenze in termini di aumento delle drammatiche cronache quotidiane - libertà di stampa permettendo - in materia di perdita del posto di lavoro, di disoccupazione, di chiusure di fabbriche.
Potremmo ancora cavarcela affermando che è tutto dietro le spalle, ma solo perché si continuerà ad essere girati dall'altra parte.
http://www.aprileonline.info/
Roy Martina - Il segreto del potere interiore
Conferenza ad Ottobre 2007 di Roy Martina intitolata "Il segreto del potere interiore"; 2 ore di formazione con uno dei più grandi esperti mondiali in terapie olistiche, inventore del NEI (Neuro Emotional Integration) ed autore di oltre 33 libri.
http://www.youtube.com/user/zeeb100
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