martedì 2 marzo 2010

UFO CRASH IN MEXICO



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Roma - 1 Marzo: lezioni di clandestinità



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Gli elementi della dimensione religiosa presenti nella fenomenologia ufologica



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G. Pellegrino

Gli elementi della dimensione religiosa e soprannaturale presenti nella fenomenologia ufologica
Negli ultimi anni la fenomenologia ufologica è diventata sempre più ampia e complessa nonché di difficile interpretazione e comprensione in quanto nuovi casi riferiti da testimoni attendibili hanno ampliato il numero di dati a disposizione degli ufologi. Tuttavia la risoluzione del mistero degli UFO è un traguardo ancora molto lontano da raggiungere. Quello che più colpisce non solo gli storici delle religioni ma anche gli ufologi più attenti è che in questi ultimi anni sono aumentati gli elementi della dimensione religiosa e sovrannaturale presenti nel fenomeno UFO.
A nostro avviso per avere qualche possibilità in più di risolvere il mistero degli UFO è indispensabile che gli ufologi tengano in debita considerazione proprio questa massiccia presenza di elementi della dimensione religiosa e soprannaturale nella fenomenologia ufologica. Tale massiccia presenza di tali elementi dovrebbe far capire agli ufologi che è assolutamente riduttivo cercare di spiegare il fenomeno UFO ricorrendo solo ed esclusivamente alla teoria extraterrestre ma al contrario è necessario tenere in debita considerazione al fine di tentare di risolvere il mistero degli UFO anche la teoria parafisica e la teoria metafisica dell’origine del fenomeno UFO.
Prima di descrivere i principali elementi della dimensione religiosa e soprannaturale rilevabili nel fenomeno UFO riteniamo opportuno dire qualcosa intorno alla teoria parafisica e metafisica, teorie che a nostro avviso in Italia non vengono tenute nella dovuta considerazione.
Per quanto riguarda la teoria parafisica che ha come fondatori John Keel e Jack Vallèe è senza dubbio una teoria al tempo stesso molto interessante e molto complessa, che collega gli UFO a fenomeni che apparentemente sembrerebbero non avere niente a che vedere con essi.
In primo luogo esporremo il punto di vista di Keel per poi passare ad esporre quello di Vallèe tenendo presente che i due ufologi pur dicendo sostanzialmente le stesse cose usano un linguaggio molto diverso tra loro e che inoltre Vallèe si collega col folklore medioevale parlando della dimensione di Magonia (nel folklore medioevale Magonia era la mitica terra o ancor meglio la mitica dimensione abitata da fate, gnomi ed elfi nella quale a volte avevano la possibilità di entrare anche gli esseri umani). Dobbiamo dire che anche l’ufologo tedesco Fiebag ha messo in evidenza come esistono forti analogie tra i racconti che riguardano il piccolo popolo e molti aspetti della fenomenologia ufologica come pure ha messo in evidenza che molti racconti riguardanti gli incubi ed i succubi (terrificanti demoni oggetto di studio della demonologia cattolica) presentano forti analogie con alcune esperienze dei rapiti. In sintesi Fiebag sostiene che ci sono sempre stati “alieni” che hanno avuto la possibilità di circolare liberamente nel nostro mondo ma tali alieni non provengono da altri pianeti ma da una dimensione parallela alla nostra.
Per quanto riguarda John Keel egli sostiene la teoria che gli UFO sono dei “cavalli di Troia” in quanto le entità che si nascondono dietro il fenomeno UFO fingono di essere alieni ma in realtà sono entità che provengono da una dimensione parallela alla nostra che fin dalla notte dei tempi interagisce con la nostra dimensione allo scopo di manipolare gli esseri umani per motivazioni che non siamo ancora in grado di comprendere appieno. Keel ha elaborato nel libro “L’ottava torre” l’interessante teoria del “superspettro” che sarebbe una forza o un’entità che sarebbe la fonte di tutta una serie di fenomeni misteriosi ed inquietanti che vanno dal fenomeno UFO, ai fenomeni paranormali, all’apparizione di fantasmi, all’apparizione di creature mostruose, agli gnomi, alle fate, agli elfi ed a tutto ciò che è collegato con il mondo delle possessioni demoniache nonché della magia e del mistero. In sintesi possiamo dire che l’ufologo americano crede che non sarà mai possibile risolvere il mistero degli UFO finché non si comprenderanno i legami che esso ha con i fenomeni ora citati e fino a quando non si comprenderanno i veri obbiettivi delle entità che fingono di essere extraterrestri.
A sua volta Jack Vallèe sostiene come Keel che dietro il fenomeno UFO non si nascondono esseri extraterrestri ma entità che fingono di esserlo ma che in realtà altro non sono che gli abitanti della dimensione di Magonia i quali nell’età medievale si presentavano agli uomini sotto forma di fate, gnomi ed elfi mentre oggi rendendosi conto che non sarebbero più credibili se continuassero a presentarsi sotto tali resti hanno pensato bene di presentarsi come esseri extraterrestri dal momento che ci troviamo in un periodo storico nel quale tale travestimento è molto credibile (ci troviamo infatti nell’era spaziale). Sia Keel sia Vallèe sostengono che questi esseri parafisici hanno come una delle loro più importanti caratteristiche quella di essere molto camaleontici nel senso che sono in grado di assumere i travestimenti più adatti e più credibili nelle varie epoche storiche.
Keel per far comprendere questo concetto non fa riferimento come Vallèe al folklore medievale ma cita come esempio l’ondata delle aeronavi che si verificò in varie zone degli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 1896 e il 1897 (a quel tempo tali entità parafisiche approfittando del fatto che in Europa esistevano i dirigibili fecero credere che degli inventori segreti avessero costruito tali aeronavi che certamente non potevano essere dirigibili perché essi non erano assolutamente in grado di attraversare l’Oceano Atlantico per giungere in America. Tuttavia la teoria dell’inventore segreto si dimostrò falsa perché nessuno rivendicò il merito di aver costruito tali aeronavi la cui origine rimase un mistero).
Prima di cominciare a mettere in evidenza gli elementi della dimensione soprannaturale e religiosa presenti nel fenomeno UFO riteniamo opportuno citare anche la teoria dell’ “effetto termostato” di Vallèe che ci sembra veramente molto interessante. L’ufologo franco-americano afferma che come il termostato mantiene all’interno di una casa la temperatura desiderata dal padrone della casa allo stesso modo gli abitanti della dimensione di Magonia sono riusciti nelle varie epoche storiche utilizzando i travestimenti più adatti a mantenere nei vari periodi storici il clima sociale, culturale e religioso che era più conveniente ai loro interessi.
Per quanto riguarda la teoria metafisica che riteniamo indispensabile quanto quella extraterrestre e quanto quella parafisica per tentare di risolvere il mistero degli UFO ci limitiamo a dire che secondo tale teoria dietro alcuni elementi della fenomenologia ufologica si nascondono entità demoniache. Per dirla in altro modo, secondo la teoria metafisica i demoni come al tempo del paganesimo si travestivano da divinità pagane e come nel Medioevo si presentavano come incubi e succubi per ottenere rapporti sessuali dagli esseri umani oggi si travestono da extraterrestri sia per ottenere rapporti sessuali sia per causare possessioni demoniache simulando ad esempio rapimenti alieni.
Premesso ciò riguardo la teoria parafisica e metafisica (vogliamo precisare che queste due teorie non escludono la teoria extraterrestre ma ne limitano l’applicabilità e l’importanza come avremo modo di precisare meglio più avanti) cominceremo ora a mettere in evidenza gli elementi della dimensione religiosa e soprannaturale presenti nel fenomeno UFO seguendo una scala crescente che va dai semplici testimoni di avvistamenti ufologici che hanno subito fenomeni paranormali dopo l’avvistamento per passare poi ai contattisti continuando poi con i rapiti per finire poi agli ufologi che sono stati perseguitati da entità soprannaturali a cominciare dallo stesso Keel che ha più volte dichiarato di aver dovuto subire visite da entità mostruose nella sua camera da letto per finire con Stephen Yankee un collaboratore di Keel vittima di fenomeni soprannaturali nel corso delle sue indagini sulle lettere del fantomatico Allende.
Per quanto riguarda il primo punto dobbiamo dire che in diversi casi testimoni che hanno segnalato l’avvistamento di un UFO hanno dovuto subire fenomeni di “poltergeist” (le luci di casa senza alcun motivo apparente si spegnevano, radio e televisioni si accendevano da sole, si sentivano rumori sinistri ed inspiegabili in casa ed in alcuni casi si aveva la comparsa di figure spettrali o quantomeno si udivano nel corso della notte risate o pianti accompagnati dal rumore di passi nei corridoi).
Appare evidente che se ci limitiamo a considerare solo la teoria extraterrestre come spiegazione del fenomeno UFO non sarebbe possibile spiegare questi fenomeni “poltergeist” accaduti ad un certo numero di testimoni di avvistamento UFO. Se invece prendiamo in considerazione la teoria metafisica potremmo spiegare tali fenomeni accaduti ai testimoni chiamando in causa l’attività di entità demoniache che dopo aver causato l’avvistamento ufologico avevano deciso di divertirsi terrorizzando i testimoni ed i loro familiari con tali fenomeni di “poltergeist” che in qualche caso durarono anche per qualche mese dopo l’avvistamento senza che prima di tale avvistamento nella casa in questione si fossero mai verificati fenomeni paranormali o soprannaturali. Se invece prendiamo in considerazione la teoria parafisica potremmo attribuire tali fenomeni all’azione di entità abitanti in dimensioni parallele alla nostra che per motivi non ben comprensibili avevano deciso che era opportuno per un certo periodo perseguitare i testimoni dei suddetti avvistamenti.
Per quanto riguarda i contattisti bisogna dire che anche nel loro caso in diverse circostanze si è notata l’esistenza di un legame tra UFO e fenomeni paranormali o di carattere soprannaturale. Per fare un esempio è noto a tutti che un certo numero di contattisti prima di incontrare gli alieni erano dei medium che abitualmente svolgevano sedute spiritiche o praticavano il “channeling”. Inoltre è accaduto anche che alcuni contattisti dopo aver incontrato gli alieni abbiamo acquisito poteri paranormali. Addirittura nel caso di Bongiovanni il contattista ha ricevuto le stigmate che come tutti sanno sono un fenomeno che appartiene alla dimensione religiosa e soprannaturale cattolica (Dongiovanni sostiene inoltre di aver incontrato la Madonna che gli avrebbe rivelato il vero contenuto del terzo segreto di Fatima).
Inoltre i contattisti hanno quasi sempre dichiarato che gli alieni hanno voluto incontrarli per affidare loro un’importantissima missione che aveva come fine o salvare il genere umano dalla distruzione o quanto meno facilitare l’evoluzione spirituale degli esseri umani facendo loro conoscere il messaggio e la volontà degli alieni. Non c’è bisogno di molte parole per dimostrare che il concetto di missione salvifica nonché l’avvertimento che il genere umano sarebbe andato incontro alla distruzione o a gravi punizioni se non avesse ascoltato il messaggio del contattista sono elementi che fanno parte della dimensione religiosa nella quale i messaggi di tipo apocalittico e il ruolo soteriologico rivestito dai profeti sono riscontrabili in molte religioni.
Per quanto riguarda i rapimenti alieni risulta facile dimostrare che molte caratteristiche riscontrabili in tale fenomeni erano presenti nei racconti medievali riguardanti il rapimento di esseri umani da parte delle fate che li trasportavano nella terra di Magonia. Inoltre anche il fatto che gli alieni hanno in alcuni casi rapporti sessuali con le donne rapite è qualcosa che si ritrova nella dimensione religiosa in più di una occasione: non solo le fate alle quali abbiamo fatto in precedenza riferimento avevano nel folklore medievale non di rado rapporti sessuali con gli esseri umani da loro rapiti ma non dimentichiamoci che anche nella religione greca e in quella romana gli dei e le dee avevano spesso rapporti sessuali con gli esseri umani e in alcuni casi generavano anche figli in seguito a tali rapporti (anche nei rapimenti alieni si sostiene più volte che gli alieni stanno cercando mediante i rapporti sessuali con gli esseri umani di creare una razza ibrida).
Altro dato molto interessante è che esistono affinità tra i rapporti sessuali che demoni quali gli incubi ed i succubi avevano con gli esseri umani penetrando nelle loro stanze da letto ed il fatto che in alcuni casi gli alieni entrano nella stanza da letto dei rapiti per avere rapporti sessuali con essi o per portarli sulle loro astronavi (teniamo presente che incubi e succubi fanno parte delle entità demoniache e di conseguenza rientrano nella dimensione religiosa a pieno diritto). Come si vede la presenza della dimensione religiosa e soprannaturale nella fenomenologia ufologica è veramente massiccia ma lo diventa ancora se possibile più determinante se ci ricordiamo del fatto che alcuni contattisti come ad esempio Rael hanno affermato che gli alieni e non Dio sono i creatori del genere umano cosicché anche il concetto di creazione di fondamentale importanza nella dimensione religiosa è presente nella fenomenologia ufologica non solo nei racconti dei contattisti ma anche nei racconti ottenuti sotto ipnosi di alcuni rapiti che a loro volta sostengono di essere stati rapiti più volte nel corso della loro vita in quanto gli alieni hanno affidato loro una missione da compiere (riecco il concetto di missione che esseri superiori affidano agli esseri umani in molte religioni). A nostro avviso in sintesi dietro il fenomeno del contattismo e dietro la maggior parte delle abductions non esiste l’azione di entità extraterrestri ma o di entità demoniache che si comportano da incubi e succubi dell’era spaziale o di entità parafisiche che vogliono far credere agli esseri umani di essere entità extraterrestri (teoria metafisica e parafisica).
Concluderemo il nostro discorso per poi trarre le conclusioni finali raccontando le esperienze di John Keel e di uno dei suoi collaboratori Stephen Yankee che furono perseguitati da entità soprannaturali a causa di alcune loro indagini ufologiche, fatto questo che può essere spiegato solo ricorrendo alla teoria parafisica e metafisica.
Come abbiamo già detto in precedenza Keel ha affermato in varie sue conferenze che proprio nel periodo in cui stava elaborando la sua teoria parafisica-metafisica dell’origine degli UFO venne a più riprese perseguitato dall’apparizione di entità soprannaturali che in varie occasioni apparvero nella sua stanza da letto cercando di spaventarlo. Keel racconta varie esperienze ma noi ci limiteremo ad esporne due che si prestano molto bene a dimostrare il legame esistente tra UFO e fenomeni soprannaturali. Per quanto riguarda il primo episodio Keel una notte si svegliò e vide accanto al suo letto un’entità soprannaturale che lo fissava: Keel si alzò di scatto dal suo letto e si lanciò con la massima violenza contro tale entità ingaggiando una vera e propria lotta con lei fino a quando tale entità non sparì. Per quanto riguarda il secondo episodio Keel racconta che una sera d’inverno dopo aver effettuato una conferenza stava tornando a casa e per rientrare a casa doveva passare attraverso una strada molto stretta. All’improvviso comparve a pochi metri da Keel su questa stradina un’entità dall’aspetto spaventoso che Keel non poteva evitare se voleva tornare a casa. L’ufologo americano con grandissimo coraggio continuò imperterrito il suo cammino verso casa e addirittura passò attraverso l’entità che era immateriale. Terminiamo il discorso su John Keel mettendo in evidenza che egli ha compiuto uno studio nel quale dimostrò che in alcuni luoghi degli Stati Uniti accuratamente evitati dalla gente perché ritenuti infestati da fantasmi erano stati avvistati con notevole frequenza dischi volanti, fatto questo che indusse Keel a considerare ciò un’ulteriore prova che in un certo numero di casi esiste un legame tra UFO e fenomeni soprannaturali, cosa non spiegabile con la teoria extraterrestre.
Racconteremo ora in breve le vicende di Stephen Yankee un ufologo che ricevette da Keel l’incarico di compiere delle indagini sul mistero delle lettere di Allende (trattasi di lettere scritte da un non meglio identificato signor Allende all’ufologo americano Jessup: in tali lettere si faceva riferimento all’“esperimento di Philadelfia che sarebbe stato effettuato a detta di Allende dalla Marina Militare americana negli anni ’40). Yankee nel corso di queste indagini cominciò a subire tutta una serie di fenomeni soprannaturali che coinvolsero sia lui sia la madre: oltre ai fenomeni di “poltergeist” vi furono molteplici apparizioni di entità, voci sinistre che invitavano Yankee ad abbandonare le indagini sul caso Allende e infine bruciò misteriosamente senza che in casa fosse scoppiato nessun incendio l’archivio nel quale Yankee conservava i documenti riguardanti la sua attività di ufologo. Particolarmente clamoroso fu un fatto che accadde nella fabbrica dove Yankee lavorava come guardiano notturno: entrarono all’improvviso nella sua stanza tre “uomini in nero” (per inciso anche se si tende a considerare questi “uomini in nero” esseri umani agenti del FBI e della CIA ci sono alcuni casi tra cui questo che ora esporremo che fanno pensare che non ci troviamo sempre davanti ad esseri umani ma ad entità soprannaturali tenendo anche presente che molti testimoni hanno notato che questi personaggi oltre ad avere un aspetto molto sinistro si presentano in macchine di altri tempi e a volte spariscono all’improvviso). Questi “uomini in nero” mostrarono a Yankee le tessere del FBI e gli chiesero di smettere di indagare sul caso Allende e anche sul legame esistente tra Jessup ed alcuni fatti misteriosi avvenuti dopo la pubblicazione di un libro di Jessup. Detto questo i tre si alzarono ma Yankee insospettito dal fatto che il portiere della fabbrica non gli aveva segnalato l’arrivo dei tre “uomini in nero” come avrebbe dovuto fare si alzò di scatto dalla sedia per inseguire i tre che erano usciti in quel momento dalla stanza ma con sua grande sorpresa appena si affacciò nel lunghissimo corridoio vide che i tre “uomini in nero” erano spariti nel nulla anche se nel corridoio non esistevano stanze dove essi potevano essersi nascosti. Immediatamente Yankee chiamò il portiere della fabbrica e gli ordinò di bloccare i tre “uomini in nero” anche con la forza ma il portiere disse a Yankee che nella fabbrica non era entrato nessuno sebbene quel portone era l’unica entrata esistente. Appare quindi evidente che i tre “uomini in nero” che minacciarono Yankee non erano agenti del FBI ma entità soprannaturali. Alla fine Yankee fu costretto a rinunciare ad indagare sul caso Allende perché i fenomeni di “poltergeist” terrorizzarono sia lui sia la madre.
Detto ciò cercheremo di capire come è possibile considerare valide per spiegare il fenomeno UFO tutte e tre le teorie ovverosia la teoria extraterrestre, la teoria parafisica e la teoria metafisica. A nostro avviso bisogna considerare di origine extraterrestre tutti quegli elementi della fenomenologia ufologica nei quali non sono presenti elementi della dimensione religiosa e soprannaturale mentre bisogna utilizzare la teoria parafisica o quella metafisica per spiegare quei fenomeni UFO nei quali sono presenti elementi della dimensione religiosa, soprannaturale. Noi crediamo che realmente entità extraterrestri stiano visitando il nostro pianeta da moltissimo tempo ma senza nessuna intenzione di interferire con gli affari e con le vicende degli uomini poiché vengono sul nostro pianeta per motivi che riguardano esclusivamente loro. Con tutta probabilità più di una razza aliena visita la Terra e quasi certamente esistono basi segrete aliene situate in gran parte nella profondità delle acque marine come dimostra il fenomeno degli USO. Tuttavia le entità parafisiche che da sempre convivono con gli esseri umani in una dimensione parallela alla nostra e che da sempre interferiscono con gli esseri umani hanno deciso di utilizzare la presenza di questi esseri alieni per condizionare ancora una volta gli esseri umani utilizzando un travestimento nuovo rispetto al passato ma senza dubbio molto efficace e credibile dimostrandosi come al solito molto abili e camaleontici. Da parte loro le entità demoniache che a loro volta sono sempre molto abili nei travestimenti e nel nascondere la loro vera identità, hanno deciso di utilizzare la presenza di queste astronavi aliene e la credenza molto diffusa oggi dell’esistenza di altri pianeti abitati oltre la Terra per condizionare gli uomini soprattutto per quanto riguarda le convinzioni religiose e per aumentare il numero delle possessioni demoniache. A nostro avviso le entità demoniache utilizzano soprattutto i contattisti e i rapimenti per i loro scopi. In sintesi se volessimo formulare una legge di carattere generale per comprendere il comportamento delle entità parafisiche e metafisiche potremmo dire che esse si servono sempre per manipolare gli esseri umani di credenze che fanno parte dell’immaginario collettivo delle varie epoche storiche. In base a tale modo di comportarsi le entità in questione hanno deciso oggi di fingersi extraterrestri, nel Medioevo di essere fate, gnomi elfi, e nel 1896-1897 hanno finto di essere inventori di aeronavi simili ai dirigibili ma molto superiori ad essi tecnologicamente.

Giovanni Pellegrino 


Esseri umani patrimonio dell'umanità?



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di Fillipo Schillaci

Il regista italiano Silvano Agosti ha deciso di inoltrare alle Nazioni Unite la richiesta ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”. Filippo Schillaci da questa richiesta muove una personale interpretazione sull’uomo e sull'idea che quest'ultimo ha di se stesso. Solo quando avrà smesso di credersi il capolavoro della natura, l'essere umano avrà fatto il primo passo per diventare uno dei capolavori della natura. 

Caro Silvano,

dunque hai deciso di inoltrare alle Nazioni Unite «la richiesta ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”» perché ciò «sarebbe di straordinario valore umanitario da parte di un Ente planetario, come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte e della natura». Lo trovo anch’io giusto e importante. Trovo la tua iniziativa geniale, come tutte le cose semplici. Come è semplice e fondamentale dire che il nostro più grande capitale è il tempo della nostra vita. Tanto che spesso mi domando come sia possibile che così pochi lo comprendano. Tu chiedi ai tuoi lettori di aderire alla tua proposta e sostenerla e anch’io vorrei tanto farlo, ma purtroppo me lo hai impedito. Ecco in che modo.
Innanzi tutto, tu parti da una premessa sbagliata, lì dove scrivi «che l’essere umano è la realtà più sottovalutata, più negata, più sfruttata e più sciaguratamente sottomessa del pianeta». Che l’essere umano sia sottovalutato, negato, sfruttato, sciaguratamente sottomesso è desolatamente, spesso tragicamente vero, ma affermare che lo sia in misura maggiore di tutte le altre realtà viventi della Terra trasforma una fondamentale verità in una mistificazione.
Tu stesso, alcuni anni fa, hai proiettato nel tuo cinema, mi dicono a lungo, un documentario sui macelli; non so se ne hai mai proiettati di analoghi sulla devastazione delle foreste primarie, dei mari, perfino delle zone artiche, sugli orrori della vivisezione e su ogni altro simile genocidio che non starò qui a elencare ma che tu conosci, che certamente hai, direttamente o indirettamente, visto. Dunque è inevitabile leggere in quella tua frase un atteggiamento di indifferenza, una volontà di cancellazione nei confronti di tutto ciò.
Più oltre scrivi che scopo di questa tua iniziativa è dimostrare che «l’essere umano effettivamente è, anche solo come macchina biologica, il massimo capolavoro che la natura abbia raggiunto in cinque miliardi di anni». E’ una vecchia, tetra storia che si ripete. Ogni tanto nelle vicende umane salta fuori qualcuno che proclama quel pezzetto del mondo vivente cui egli appartiene come il capolavoro, la vetta suprema dell’esistente. E nascono così le nefaste allucinazioni del popolo eletto, del sesso forte, del reich millenario, della vera (e unica) fede, con tutto lo strascico di oppressione e infelicità che ogni volta ne consegue.

E poi c’è l’allucinazione che le racchiude tutte: quella dell’uomo che si erge al di sopra di ciò che asetticamente chiama “la natura”, cancellandone già nel linguaggio la realtà di immensa, ricchissima rete di relazioni fra comunità viventi, attribuendo a se stesso una posizione così elevata da non far più nemmeno parte di essa.
E giustificando con ciò quello che oggi è il più gigantesco e spaventoso di tutti i mali: il tallone dell’uomo che preme con furia su tutto il resto del mondo vivente, senza accorgersi che in tal modo preme anche su se stesso. Ed ecco dunque la sottovalutazione, la negazione, lo sfruttamento, la sciagurata sottomissione anche di quell’essere umano su cui tu concentri la tua attenzione. Un “piccolo” effetto collaterale di un male ben più vasto che coinvolge ogni essere vivente della Terra.
Ti racconto a questo punto una storiella. Fu ideata a uso e consumo dei Gesuiti, ma poiché quando si esce dai confini dell’umano il tuo pensiero è indistinguibile dal loro direi che è adatta anche a questa circostanza.
Dunque, un tale muore e va in paradiso. Lì giunto, si trova immerso in un giardino rigoglioso e stupendo; ovunque vada lo circondano prati, boschi, stagni in mezzo ai quali pullulano innumerevoli forme di vita: stormi di uccelli popolano il cielo, sugli alberi si arrampicano gli scoiattoli, all’ombra di essi riposano o pascolano animali di tutte le specie… E’ in mezzo a un tale scenario che si svolge la vita eterna delle anime beate, cui il nostro di buon grado si unisce.
Un giorno, vagando solo fra gli splendidi boschi, si trova improvvisamente di fronte a un’altissima e interminabile muraglia. Prova a percorrerla da un capo all’altro e scopre che è una muraglia circolare, che racchiude dentro di sé una vastissima area. Preso dalla curiosità si solleva in aria fino a giungere in cima alla muraglia e guarda al di là. Ciò che vede lo sconcerta: una vastissima distesa di terra brulla, totalmente vuota. Non un albero, un arbusto, un solo filo d’erba. E in mezzo a tutta quella desolazione vede aggirarsi lentamente, svogliatamente delle anime apparentemente simili a lui.
Torna giù e riprende il suo girovagare fra le bellezze del paradiso. Ma ciò che ha visto continua a tormentarlo, finché un giorno si decide ad andare da San Pietro a chiedere spiegazioni: “Cos’è quel luogo? Chi sono quelle anime segregate là dentro? Cosa avranno mai fatto per meritare una simile punizione? E’ forse l’inferno ciò che ho visto?”
- “L’inferno?” – dice san Pietro – “Ma no, anche quello fa parte del paradiso”.
- “Del paradiso? Quello?”
- “Ma sì! Ti spiego subito. Quelle che hai visto al di là del muro sono le anime di tutti coloro che in vita erano fermamente convinti che in paradiso ci andassero solo gli esseri umani. Così noi, per non deluderli, abbiamo creato quella zona di paradiso in cui non c’è nessun altro; solo loro. E loro sono contenti”. 

Sembra una favoletta umoristica, è invece una lucida diagnosi di quel male di cui parlavo e che ci ha portati a creare il deserto intorno a noi; un deserto, per di più, che non è racchiuso dentro nessuna muraglia, ma che anzi avanza inarrestabilmente, un male costituito da 10.000 anni di pensiero (e di agire) integralisticamente concentrato sull’umano. Per ricreare il giardino un punto essenziale è riuscire a vedere al di là dell’uomo, riuscire a percepire la nostra specie come parte di una più ampia comunità vivente.
Smettere, fra l’altro, di vedere i problemi sociali e ambientali come due problemi (un errore che perfino Alexander Langer, pur nella sua lungimiranza, commise) ma accorgersi che sono un problema solo, e direi anche cambiare il nostro stesso linguaggio. Mettere da parte parole asettiche come “ambiente” o “ecosistema” e parlare di comunità viventi, di una grande rete di relazioni di cui noi siamo un nodo interagente. Relazioni fra gli uomini ma anche, identicamente, degli uomini con tutti gli altri abitanti della Terra.
Non capisco questa smania intransigente di porre se stessi in cima a una sorta di podio olimpionico dell’evoluzione. La superiorità della razza ariana, della razza bianca, della borghesia, e infine, tutti insieme, la superiorità della specie umana. Cambia solo la posizione del confine, non l’idea di confine e ciò che sottintende: una cultura fatta di gerarchia, esclusione e dominio anziché di uguaglianza, condivisione e mitezza.

«Difendi il tuo simile, distruggi il resto» ho letto su un muro di Roma. Lo leggo anche nelle tue parole. Lo so, tu non vuoi distruggere niente, ma non basta. Non ricordo chi fu a dire che affinché il male sia libero di agire è sufficiente che coloro che potrebbero fare il bene non facciano nulla. E’ sufficiente l’indifferenza. Ed è proprio questa indifferenza verso la Terra, verso tutto ciò che di non umano la popola che io non posso sottoscrivere.
Giustamente tu credi nei bambini. Se vogliamo parlare di capolavori, essi sì che lo sono. Ma lo sono perché non si considerano tali. Essi smettono di esserlo da adulti perché hanno insegnato loro a credersi tali. Smettono di esserlo quando hanno assorbito la cultura del dominio.
Ecco il punto: quando l’uomo avrà smesso di credersi il capolavoro della natura avrà fatto il primo passo per diventare uno dei capolavori della natura. Oggi non lo è, anche se sono fermamente convinto che abbia tutte le potenzialità per diventarlo. E chissà, forse anche perché non lo è, ha bisogno di creare quei surrogati che sono i capolavori dell’arte.
Aspetterò dunque. Aspetterò il giorno in cui un figlio del figlio del figlio del figlio di un tal Silvano inoltri a una ipotetica e oggi inimmaginabile UNESCO futura la richiesta di riconoscere ogni essere vivente come patrimonio della Terra.

http://www.terranauta.it/



 

Le Monde: Il lato nero dell’Italia
















di Jacqueline Risset, da Le Monde, 27 febbraio 2010

(traduzione dal francese di José F. Padova)


Da secoli l’idea d’Italia suscita nell’animo degli europei un’emozione particolare. Come se l’universo di questa penisola fosse formato di una materia diversa – i paesaggi, le città, i villaggi immersi in una specie di luce mitica, il cui segreto restava inaccessibile. I viaggiatori del Grand Tour (ndt.: specie nel 1800) non smettevano di descriverne il fascino. Gli scrittori hanno tentato spesso di accostarsi al suo mistero. Stendhal vi provava una continua emozione, fino al malessere, condiviso da molti altri visitatori messi di fronte alla sovrabbondanza dell’arte.

Per Nietsche l’Italia è luce, dolcezza, liberazione. Lì non sente, dirà poi, il bisogno di dire “no”, come capita a chi esce il mattino per le strade di una città tedesca; luce, musica e “le dolci uve nella fruttiera”, a Torino, negli ultimi periodi di serenità. Per Freud l’Italia è rivelazione necessaria: ”Ciò di cui ho bisogno è l’Italia”; l’arte italiana – “tesoro simbolico quasi sacro” – gli è rivelazione d’inconscio, esperienza dell’alterità e dell’essere fuori dal tempo. Progetta di finire i suoi giorni a Roma.

Ancor oggi nella memoria del viaggiatore spunta l’impressione di abbagliamento e di trasfigurazione del primo incontro: paesaggi armoniosi dei grandi laghi, il caffelatte del mattino francese cambiato in schiuma delicata di cappuccino, suono di zoccoli di legno sulle piastrelle di Sirmione, gaiezza, alberi e fiori. E poi l’incanto completo: Venezia, Firenze, più tardi Roma con le sue belle, sorprendenti architetture, il Tevere, le fontane…

Ma esiste anche un altro versante – il versante nero, da tempo conosciuto dai poeti e romanzieri italiani, esplorato da Alessandro Manzoni (1785-1873) ne I Promessi Sposi, il cui titolo innocente non lascia indovinare gli abissi di perfidia e di tragedia che a poco a poco si aprono davanti al lettore. Romanzo basato, come La Certosa di Parma, su un’antica cronaca italiana molto violenta e molto oscura, in esso non si trovano né Fabrizio, né Clelia, né l’ombra di una Sanseverina.

Si tratta dei tempi della peste del XVII secolo, sotto il dominio spagnolo. Intrighi tenebrosi e oscuri delitti. Pagine implacabili, affresco tragico del XVII secolo italiano, che si rivelano essere, per di più, una visione anticipata dei misteri e degli scandali non risolti degli Anni di piombo e dell’Italia contemporanea, tale come Pasolini l’ha percepita, denunciata e subita, fino alla sua morte compresa. Di fatto, la radice antica della situazione odierna può essere riconosciuta nel fatto che il potere è stato quasi sempre esercitato in Italia come “fazione e oligarchia”, pratica autoritaria di fronte alla quale ”il peggio senza dubbio è non essere protetto”. Questo porta con sé un’atmosfera che può definirsi con il termine d’ignavia, che Leopardi usava a proposito della ”vilissima condizione” dei suoi compatrioti – ignavia, vale a dire “inazione per incapacità di comprendere”, in una società simile a quella che Manzoni descriveva (quella del XVII secolo, ma che era anche la sua). Oggi è nuovamente l’ignavia che si stabilisce – una passività, un’accettazione che ricordano come il regime fascista, che è durato vent’anni con un ampio consenso, non è stato indubbiamente mai sottoposto a un lavoro di esame e di giudizio come lo è stato il periodo del nazismo nella Germania contemporanea.

La Costituzione italiana, elaborata dopo la guerra da personalità di diversa appartenenza politica ma tutte dotate di una coscienza democratica maturata dall’esperienza storica recente, è certamente la migliore, la più chiaramente repubblicana, laica, di tutte le Costituzioni europee. Ma, in seguito, l’educazione del popolo italiano alla democrazia non è stata effettivamente fatta dai governi democristiani.

La Sinistra italiana – grande Partito comunista gramsciano più che marxista e forte Partito socialista, allora alleati – era indubbiamente portatrice di una vocazione educatrice, ma tutta la sinistra s’indeboliva progressivamente a partire dagli anni ’70, minati dai conflitti, dal terrorismo, dalla corruzione, quest’ultima in crescita costante negli anni ’80, sotto l’effetto della politica craxiana, che rompeva di colpo con la tradizione etica della sinistra e forniva un’ideologia pronta per il governo d’azienda, che presto avrebbe attaccato le basi stesse della democrazia.

Con la famosa ”discesa in campo” del 1994 è la società dello spettacolo, come l’ha descritta Guy Debord, che inizia e si estende come una piovra: niente più passato, niente più futuro, un presente immaginario, sdrucciolevole, piatto. Due fenomeni danno la misura della particolarità e della gravità del momento storico: lo stato d’ipnosi degli elettori di questa destra pseudo-liberale e la “servitù volontaria” di uomini politici che, se si escludono i reclutati ad hoc (imprenditori, avvocati, ecc.), negli anni precedenti avevano conosciuto un passato di una certa dignità e che adesso si apprestano a sostenere, imperturbabili, con una disciplina assoluta, il valore intrinseco e “buono per il popolo” di ogni nuovo colpo portato dal loro re Ubu alla democrazia.

Ci si domandava allora come tutto un Paese potesse essere portato, senza violenza (anche se la violenza non era tanto lontana da quanto non si volesse dire, lo si vedrà con il G8 di Genova), a un sonno tanto ottuso? Le cause ne sono diverse, radicate nella storia recente e più remota. I mezzi sono quelli, utilizzati in modo ripetitivo, dell’abolizione dei rapporti fra la realtà e la fiction, abolizione progressiva alla quale avvezza una televisione allucinatoria a forti dosi.

La vulgata governativa di allora, secondo la quale la sinistra – più precisamente il Partito comunista – avrebbe governato il Paese da cinquant’anni, probabilmente non era una semplice trovata da campagna elettorale. La tranquillità con la quale l’opinione pubblica accettava questa curiosa riscrittura della storia recente rivela indubbiamente una convinzione segreta, e radicata, secondo la quale il governo “naturale” del Paese sarebbe stato il regime fascista, artificialmente interrotto in qualche modo dalla guerra e dalla disfatta militare… Tuttavia, in tempi da record, un Paese agricolo e cattolico si trasformava in un Paese industriale edonista, senza legge, senza punti di riferimento. Scivolamento, liquefazione… Il tessuto cede silenziosamente, la pozzanghera si allarga…

Già sono visibili i danni che si estenderanno senza limiti fino a oggi: ritorno fascista, episodi razzisti contro gli immigrati – adesso ridotti in schiavitù come lo si è visto il mese scorso in Calabria -, collusione con la mafia diventata sempre più centrale e sempre più evidente.

Negli ultimi tempi il Paese è arrivato all’ ”anestesia totale”, alla ”sonnolenza collettiva”, alla ”narcosi” – termini apparsi qualche giorno fa sotto la penna di grandi giornalisti dell’opposizione, di un’opposizione peraltro praticamente impotente, perché, secondo un recente sondaggio, l’87% degli italiani ricevono tutte le loro informazioni dalla televisione – da una televisione privata, ma anche pubblica, sempre più in mano al governo.

Lo scopo originario dell’installarsi berlusconiano – ciò che la grande giornalista Rossana Rossanda definiva allora come ”una capitolazione del Paese davanti all’azienda pura e semplice” – sembra ormai raggiunto, anche se oggi, per la prima volta, qua e là appaiono sintomi di ribellione. L’ultima realizzazione del governo italiano, che si chiama “Protezione civile”, è un’organizzazione destinata all’intervento rapido in caso di “catastrofi naturali” (ma a poco a poco estesa ad avvenimenti dei quali l’urgenza e il carattere naturale sono sempre meno dimostrabili). Essa procede mediante interventi urgenti, che si effettuano al di fuori e al di sopra delle leggi. Da qui la nascita di un potere assoluto che sfugge a qualsiasi controllo e di un’incredibile fonte di corruzioni di ogni genere. Qualche membro della coalizione di governo prende a poco a poco le distanze, Gianfranco Fini, presidente della Camera, Giuseppe Pisanu, ex ministro dell’Interno: ”L’orizzonte dell’interesse generale è chiuso, si sono aperte le cateratte dell’interesse privato”.

Ogni giorno scoppia un nuovo scandalo. Forse si prepara una miscela esplosiva – stanchezza, esasperazione dei cittadini davanti a una classe dirigente ”non soltanto corrotta, ma decrepita”, scrive Curzio Maltese, lucido analista del fenomeno fin dai tempi in cui era iniziato: crudeltà della crisi (migliaia e migliaia di operai e ricercatori scacciati dai loro posti di lavoro e ridotti alla povertà assoluta), vittime in rivolta del terremoto dell’Abruzzo (“Dopo un anno qui tutto muore”), desiderio di un futuro per il momento inimmaginabile. Rivedremo presto il cielo italiano di Stendhal?

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Fidarsi delle banche?
















di Ilvio Pannullo

I prodotti della casa sono sempre i più buoni? Forse in ambito agro-alimentare, ma di certo non se si tratta di prodotti finanziari distribuiti dalle banche. Soprattutto se, abbinati alla vendita di questi investimenti, ci sono lauti bonus per i dirigenti che li consigliano ai risparmiatori, spesso ignari dei meccanismi che ci sono dietro ai "consigli per gli acquisti". Non è bello, insomma, che una banca spinga a comprare i prodotti finanziari che ha più urgenza di piazzare invece di quelli più adatti alle esigenze del cliente.
Sul tema, odioso dopo i tanti scandali finanziari che hanno distrutto l'immagine del settore in Italia, è tornata la Consob, che ha richiamato due settimane fa due istituti (il nome resta ancora oggi misterioso) a una maggiore disciplina nell'ambito della distribuzione di prodotti finanziari, e di una maggiore aderenza alle norme della direttiva europea Mifid, che prevede una forte tutela degli interessi esterni all'intermediario.
Il problema, però, sta tanto nella condotta fraudolenta delle banche quanto nell’ignoranza dei clienti, solitamente del tutto incapaci di muoversi autonomamente nel globale supermercato dei prodotti finanziari. Davanti al feroce corporativismo del sistema bancario e preso atto della sua influenza sulla casta politica, s’impone al nutrito popolo dei risparmiatori una maggiore consapevolezza dei meccanismi che regolano l’universo della finanza. Sempre più spesso, infatti, si sente parlare d’ignoranza finanziaria del popolo italiano. Non che questo nella sua media sia particolarmente colto, ma certamente in tema di mercati e finanza è tra i più ignoranti d'Europa. Politici, banchieri centrali e uomini d'affari lamentano periodicamente l'ignoranza del pubblico in tema di denaro, e hanno ragione.
Ciò, ovviamente, nulla toglie alla responsabilità di quegli istituti che, forti di una posizione di evidente superiorità rispetto al risparmiatore, sfruttano la propria posizione per liberarsi fraudolentemente dei rischi assunti scaricandoli sulla clientela. Sarebbe tuttavia logico aspettarsi un vero e proprio esodo dei risparmiatori da quelle realtà finanziarie che, di volta in volta, vengono coinvolte in simili scandali. Purtroppo, però, non è mai accaduto nulla di simile. Ma quali sono le due banche colpevoli di aver agito con troppa leggerezza nei confronti della clientela? La commissione guidata da Lamberto Cardia - Presidente della CONSOB, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa - non ne fa menzione per non scatenare la rivolta dei risparmiatori. La mancanza dei nomi ha tuttavia scatenato il tran tran di voci.
Nessun istituto si può escludere a priori, ma sembra che il richiamo, che si concretizzerà nella convocazione del consiglio di amministrazione dei due istituti, per l'esame di tematiche inerenti alla prestazione di servizi di investimento, non sia stato rivolto alle due big d'Italia, Unicredit e Intesa San Paolo. Voci accreditate dalle testate giornalistiche del settore sembrano escludere anche gruppi come Banca popolare di Milano, peraltro già toccata da rilievi Consob circa l'emissione di obbligazioni. Qualcuno comincia a fare i nomi di Banca Carige, Monte dei Paschi di Siena, Ubi banca, Banco Desio e Banca Etruria, ma le banche sospettate sono tante tra gruppi medi e medio grandi.
A breve si attendono le smentite degli istituti tirati al centro delle voci in un gioco a esclusione, fino ad arrivare alle due che da smentire avranno ben poco. Tra gli operatori le orecchie sono ben tese per carpire gli argomenti dei prossimi consigli di amministrazione in programma, per verificare se nell'ordine del giorno ci sono questioni inerenti la Mifid. Quel che è certo, tuttavia, è che la crisi finanziaria fatto riemergere in qualcuno vecchi vizi difficili da sradicare.
Rimane, però, il problema della facilità con cui gli squali della finanza riescano a mietere vittime tra i piccoli risparmiatori. Il problema è serio e si va imponendo all’attenzione generale a causa della sempre crescente volontà politica di rimettere all’autonomia privata scelte un tempo rimesse all’esclusiva competenza dello Stato. Una società moderna si aspetta che la maggior parte degli individui si assumano la responsabilità della gestione della spesa del proprio reddito (al netto delle tasse); che la maggior parte dei cittadini adulti sia proprietaria della propria casa di abitazione e che gli individui decidano quanto risparmiare per la pensione e se coprirsi da eventuali rischi attraverso la sottoscrizione di un'assicurazione. Ma una società che non fornisce ai propri cittadini gli strumenti necessari a prendere sagge decisioni finanziarie. Di più, sono in molti a sostenere che l'attuale crisi sia in parte dovuta alla diffusa ignoranza della storia finanziaria, non solo fra la gente comune. Conoscere, infatti, significa soprattutto essere messi nelle condizioni ottimali per poter operare una scelta coerente con le proprie esigenze.
Tra i tanti problemi del sistema finanziario il difetto principale è che esso riflette e accentua le debolezze umane. Come dimostra un numero crescente di ricerche sulla finanza comportamentale, il denaro accresce la nostra tendenza a reazioni eccessive, a passare dall'euforia quando le cose vanno bene alla depressione quando le cose vanno male. Il gonfiarsi e lo sgonfiarsi delle bolle finanziarie, in ultima istanza, è il frutto della nostra instabilità emotiva, della nostra incapacità di rimanere razionali quando tutto intorno a noi incomincia ad impazzire. Ma la finanza accentua anche le differenze fra gli uomini, arricchendo chi è intelligente e fortunato e impoverendo chi non è altrettanto intelligente e fortunato.
La stessa globalizzazione finanziaria potrebbe portare enormi benefici, se solo i soggetti ad ogni titolo in essa coinvolti fossero nelle condizioni per agire con piena coscienza e volontà; in linea teorica potrebbe portare, dopo più di trecento anni, al drastico ridimensionamento della divisione tra paesi ricchi e sviluppati e paesi poveri meno sviluppati. Sul piano strettamente dottrinario, infatti, quanto più i mercati finanziari s’integrano, tanto maggiori sono le opportunità per le persone che capiscono la finanza di migliorare le proprie condizioni, ovunque vivano, e parallelamente tanto maggiore è il rischio di una perdita di status sociale da parte di chi nulla sa di finanza. Ma i risultati dicono praticamente il contrario.
In termini di distribuzione generale del reddito, il mondo moderno non è un mondo piatto, semplicemente perché la remunerazione del capitale è aumentata esponenzialmente rispetto alla remunerazione del lavoro non qualificato. In altre parole, il premio riservato a chi conosce non è mai stato così elevato e la pena per l'ignoranza finanziaria non è mai stata così severa. Conoscere dunque le regole del gioco assume oggi un'importanza assolutamente fondamentale. Come nella vita di ogni giorno, è facile constatare che chi conosce agisce, mentre chi non conosce rimane immobile in un mondo che muta in modo troppo veloce per tollerare l'inerzia.

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Hanno avallato per anni lodi e leggi ad personam e ora dicono: “Sta per saltare il tappo”


















di Massimo Fini – 01/03/2010

Nel Granducato di Curlandia stan succedendo delle cose assai curiose. Dei veri misteri gaudiosi. Ha cominciato un paio di mesi fa Pier Ferdinando Casini, politico di lungo corso, vecchia volpe, il quale, prendendo spunto dalla richiesta di arresto del sottosegretario Cosentino, poi puntualmente negata dalla Camera, aveva affermato: “La Prima Repubblica non è stata uccisa dai giudici di Mani Pulite, era già morta molto prima, quando si era chiusa in una difesa cieca della propria classe politica. Nel clima tempestoso di questi giorni una difesa assoluta e corporativa di tutto e di tutti ci metterà, prima o poi, in una situazione insostenibile nei confronti dell’opinione pubblica”.
Era un improvviso dietro front perché fino ad allora, da parte di tutto il centrodestra, le inchieste di Mani Pulite erano state considerate l’infamia delle infamie, colpevoli di “aver abbattuto, per via giudiziaria, un’intera classe politica” cui lo stesso Casini apparteneva. E Berlusconi, seguito da tutti i suoi, aveva addirittura dichiarato che Mani Pulite era stata “una guerra civile”.
Adesso invece si ammette, da parte di Casini, che quelle inchieste avevano scoperchiato un marciume che ad un certo punto era diventato intollerabile per i cittadini. Pochi giorni fa il mellifluo Paolo Mieli ha dichiarato ad Annozero: “Come alla vigilia del 1992 sta per saltare il tappo”.

Giuseppe Pisanu (Pdl), presidente dell’Antimafia ha detto: “La corruzione è dilagante, l’Italia può restarne schiacciata”. Su Il Giornale Marcello Veneziani in un editoriale intitolato “Questione morale: pazienza (quasi) finita” scrive: “Ultima chiamata prima del baratro”. E persino il vilissimo Vespa nella trasmissione di lunedì dedicata all’inchiesta di Firenze è stato un po’, solo un pochino, meno paraculo col Potere del suo solito.
Le più impressionanti sono le conversioni a U di Paolo Mieli e di Marcello Veneziani, due intellettuali che in questi quindici anni hanno avvallato tutte le Cirielli, le Cirami, le leggi “ad personam” e “ad personas”, i lodi Schifani e Alfani, il dimezzamento della prescrizione, per i reati di “lorsignori”, proprio mentre la durata dei processi, grazie anche alle leggi cosiddette “garantiste”, si allungavano e sono stati protagonisti di quella quotidiana, capillare, costante e devastante delegittimazione della magistratura italiana che ha finito per togliere ai rappresentanti della nostra classe dirigente, politica, amministrativa, imprenditoriale, quel poco di senso della legalità che gli era rimasto.
Tanto sapevano che, grazie ai vari marchingegni, non avrebbero mai pagato pegno, né penale né sociale. Mieli è stato complice attraverso i suoi editorialisti di punta, Angelo Panebianco, Ernesto Galli della Loggia, Piero Ostellino, scatenati contro i magistrati, “l’uso politico della giustizia”, il “giustizialismo” (termine che, come il suo contraltare, il “garantismo”, non ha alcun senso se riferito a un magistrato: il quale non può applicare la legge né in senso giustizialista né garantista, semplicemente la applica e se non lo fa, per dolo o colpa grave, va denunciato alla Procura della Repubblica competente).
Panebianco è arrivato a scrivere sul Corriere diretto da Mieli: “La legalità, semplicemente non è, e non può essere, un valore in sé” (Corriere, 16/3/95). Marcello Veneziani è stato protagonista in prima persona militando nel Pdl per designazione del quale, e non certo per le sue preclare virtù, ha acchiappato un posto di consigliere di amministrazione della Rai, per cui è grottesco che adesso faccia le lagne sui meriti mortificati, sulle affiliazioni partitiche, sul clientelismo. Chi sperano, costoro, di prendere per il culo? Tuttavia i contorsionismi di Mieli, di Veneziani e degli altri sono estremamente significativi.
Vuol dire che si stan rendendo conto che la gente che va in ufficio o in fabbrica o alza la claire della bottega alle sette del mattino e torna a casa la sera, più o meno alla stessa ora, stanca e scazzata, non ne può più, quale che sia il suo credo politico e ammesso che ce l’abbia (perché c’è un buon 30% di italiani che non si sente rappresentato da nessuno) comincia a non poterne più della corruzione, delle ruberie, dei soprusi, degli abusi, degli arbitri, della sistematica grassazione del denaro della collettività ad opera del sistema dei partiti, di destra e di sinistra, con i loro addentellati amministrativi e imprenditoriali proprio mentre la crisi economica la costringe a stringere la cinghia.
Non ne può più di vedere costoro che piazzano figli, nipoti e cognati in impieghi remunerativi mentre i loro figli fanno una fatica boia a trovarne uno a bassissimo reddito o non ce l’hanno. Ed è anche esasperata dalla pretesa di immunità che questa classe dirigente, Berlusconi in testa ma non solo, avanza per sé e che vuole rafforzare con la reintroduzione dell’immunità parlamentare, il divieto delle intercettazioni telefoniche, la truffa del “processo breve”, i “legittimi impedimenti”. Quindi i vari Mieli, Veneziani and company cercano di smarcarsi per tempo o, forse, fuori tempo massimo. Anche coloro che, soprattutto nel Pdl, affermano che non è una “nuova Tangentopoli” dimostrano di avere paura che ci sia, come nel 1992-94, una nuova esplosione del furore popolare. Naturalmente mentre qualcuno cerca di defilarsi e di mettere le mani avanti, altri non rinunciano ai soliti espedienti.
Berlusconi, dopo aver affermato che i magistrati di Firenze “dovrebbero vergognarsi”, ha definito “birbanti” gli inquisiti e gli arrestati di questa mandata (che è l’equivalente del “mariuolo” affibbiato da Craxi a Mario Chiesa, per dar ad intendere che si trattava di una mela marcia in un cesto di mele sanissime). Altri ancora parlano di singoli episodi mentre il professor Ernesto Galli della Loggia, nell’ennesimo tentativo di salvare i partiti, ha scritto su Il Corriere: “Non crederemo davvero che la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? La verità è che è l’Italia la causa della corruzione”.
È il collaudato trucco del “tutti colpevoli, quindi nessun colpevole”. In ogni caso la corruzione non sale dalla società verso i partiti, come sostiene il Galli della Loggia, ma è vero il contrario. In una democrazia corrotta i partiti comprano il consenso. E per comprarlo hanno bisogno di soldi, di corruzione, di tangenti, dell’uso a tappeto del clientelismo e dell’affiliazione paramafiosa. È così che la corruzione, discendendo giù per i rami, arriva alla società e la inquina. Il Galli della Loggia scova le radici della corruzione italiana “nella nostra storia profonda” e, dopo aver vissuto per settant’anni sulla luna e senza aver mai mosso un dito per contrastare l’andazzo, scopre “che cosa è diventato questo paese”.
Per la verità senza andare a pescare nelle “radici della nostra storia profonda”, io ricordo, non dovendo andare poi troppo lontano, anche un’altra Italia che dovrebbe essere nota anche al Galli della Loggia che è più anziano di me. Nell’Italia dei Cinquanta e dei Sessanta l’onestà era un valore per tutti. Per la borghesia se non altro perché dava credito. Per il mondo contadino dove la classica stretta di mano valeva più di un contratto. E per il proletariato. E chi violava questi codici veniva inesorabilmente emarginato dalla propria comunità. E comunque se l’Italia si è ridotta come si è ridotta è anche grazie al professor Ernesto Galli della Loggia e a tutti gli intellettuali azzeccagarbugli che invece di cercare di chiarire le idee alla gente gliele confondono. La classe dirigente di questo paese sta ballando sull’orlo di un vulcano. E qualcuno se ne sta rendendo conto.
Non so se, alla fine, il vulcano erutterà. Non so nemmeno se augurarmelo. Perché ho il fondato sospetto che se ci fosse una nuova “rivoluzione italiana” finirebbe, come dopo Mani Pulite, che a coglierne i frutti non sarebbero coloro che si sono battuti per realizzarla, ma gli eterni Mieli, Veneziani, Galli della Loggia, Pisanu, Cicchitto, Casini o i loro discendenti politici, intellettuali o carnali. E come adesso ci tocca gridare, per disperazione, “aridatece Forlani”, allora saremo costretti a gridare, sempre per disperazione “aridatece Berlusconi”. Che almeno ci metteva la faccia e ogni tanto trovava anche qualcuno che gliela spaccava.

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Impermanence viaggio nel mondo del Dalai Lama



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