venerdì 12 marzo 2010

Bologna Burns 11 marzo - Universitari a Vienna



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Politico USA Contro il NWO



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Con questo discorso datato 9 ottobre 2006, il candidato al senato americano Stan Jones chiude la propria campagna elettorale. Si tratta di un inaudito atto di accusa rivolto contro le mire politiche orwelliane pianificate e gradualmente attuate dalle società segrete, mediante il controllo della politica (NWO).

L'ELASTICITA' del TEMPO


















di Giuliana Conforto
(tema della Conferenza all'Aquila )

Promosso dalle religioni, che esercitano il potere temporale, e dalle scienze che lo considerano un parametro estraneo, il TEMPO LINEARE è il "tiranno" che impedisce la previsione degli eventi e favorisce una società fondata sul debito

“L’uomo non divida ciò che Dio ha unito” è la frase che si sente ripetere a un matrimonio religioso. Dio, si sa, è molto interessato alla fedeltà coniugale. Non si sa che la “conoscenza” tutta ha diviso ciò che la natura ha unito, diviso le cause dagli effetti e intromesso un intermediario fraudolento: il tempo lineare.
Che cosa è il tempo? Nessun lo sa, ma tutti credono che sia una freccia unica che procede in modo immutabile e inesorabile dal passato al futuro; dimenticano che il tempo non lo vede nessuno.

Antiche civiltà parlavano di cicli, ritmi, che a volte si separano e altre convergono, momenti di estasi, grande bellezza, delicata armonia. L’antica sapienza è stata cancellata dalle tre religioni monoteiste che, con la storia della cacciata dal paradiso, hanno diviso il mondo eterno da questo divorato dalla corsa contro il tempo. Le scienze hanno dato il loro contributo, dividendo il tempo dalla sua Causa, l’azione; hanno inventato il principio di minima azione, valido per le macchine e non per gli organismi, ma utile a conservare l’ energia e a far credere tutti nei suoi limiti. Con questo principio il tempo è diventato un parametro estraneo, una sorta di deus ex-macchina che, nascosto dietro le quinte, domina la storia, vincola tutti a un ritmo “universale”, reprime azioni e aspirazioni individuali.

Il tempo è denaro, legato al costo dell’ energia "limitata" e gestita da pochi. La “formula” è nota. Non è noto invece il fatto che dietro la “formula” c’è la voluta ignoranza del campo nucleare debole che ne può dimostrare la falsità in pochi attimi.


È successo in Abruzzo , il 6 aprile 2009 per migliaia di persone.

In 20 secondi, l’elasticità del tempo si è svelata in una dilatazione soggettiva, diversa per ciascuno, ma simile per tutti quelli che hanno vissuto i terribili momenti in cui tutto crollava. E non solo sentita, ma anche provata da una serie di azioni reali, pratiche, che impiegano molto di più dei 20 secondi, misurati dagli strumenti: chi ha raccolto cose, è andato al bagno, sceso a piedi per le scale dal terzo o quarto pisano, uscito e poi ha visto la casa crollare. Non solo. C’è stata anche l’ inversione del tempo varie ore prima: un improvviso incremento di raggi gamma che avrebbe potuto salvare vite umane, se fosse stato preso in considerazione. Il terremoto non uccide; è la mentalità credente in un futuro uguale al passato che impedisce di vivere, in casi sia eccezionali che ordinari; è stata una prova per molti che il tempo percepito non è quello misurato dagli strumenti né un “ dio” estraneo, indipendente dalle nostre azioni.

L'ortodossia crede ancora al " dio". I geofisici studiano i terremoti del passato, li attribuiscono allo stress elastico accumulato delle rocce, stress che non misurano però e che quindi non verificano; studiano due tipi di onde sismiche (P e S ) e non i moti torsionali che si sono verificati. Alcuni edifici si sono infatti girati, mentre altri, nelle strette vicinanze e stesso terreno non si sono mossi. Ciò dimostra la presenza di vortici provenienti dal basso e diretti verso l’alto, distinti e distanti tra loro. E la causa? Un "mistero".

Eppure il Messaggio che fa girare le particelle è evidente in vari fenomeni. Il più noto è l'entanglment quantistico, il cambio istantaneo di spin, comune a due particelle lontane anni luce l’una dall’altra. E' un “paradosso” che gli “esperti” relegano al piccolo. E invece è esteso anche al grande. C’è un Canto unico, un delicato Duetto tra Terra e Sole, distanti 150 milioni km, e c’è una Danza sincrona delle due aurore polari della Terra, distanti 40 mila km.

Il Messaggio che rimbalza da cuore a cuore, da nucleo a nucleo, è il campo nucleare debole, portato da tre messaggeri , rivelati al CERN negli anni ’80. Allora è emersa una Luce nuova, la massiccia Luce pesante che può girare gli spin nucleari, fondere vari generi di materia e antimateria, produrre raggi gamma dal futuro e quindi consentire la previsione degli eventi. Il tempo dipende dalla geometria della materia, ha proposto Einstein con la sua teoria della relatività generale. Visto che, oltre la materia normale, ci sono anche materia ed energia oscura, in proporzioni molto più cospicue, la conclusione è che non c'è un solo tempo, ma molti tempi.

Ciò malgrado il tempo lineare, unico, è venerato da tutti e adottato da tutte le nazioni del mondo. Nel '55, una nuova invenzione: l'orologio atomico al Cesio, un metallo beta radioattivo che batte un ritmo uguale per tutti, uomini e mercati, "immutabile" per miliardi di anni. Così si diceva. "Gli uomini sono schiavi dei metalli" scriveva Platone. Infatti la radioattività beta è immutabile solo per i metalli, non per il Carbonio 14 e i corpi in relazione con la Luce pesante; sono tutti quelli che violano la parità tra sinistra e destra: cristalli, macro molecole, organismi, sistemi solari, galassie a spirale, etc. L'orologio atomico è una burla, utile a manipolare tempo e storia e a dividere i messaggeri deboli tra loro. (Nella radioattività beta sono coinvolti solo i bosoni W- e non gli altri due, W+ e Z). L'uomo ha così diviso il campo nucleare debole, per sua natura, uno e trino.

La Terra è un organismo vivo e lo dimostra la sua sismicità.

La scoperta del nucleare forte ha marcato il 20° secolo, con bombe e centrali nucleari, ma la bellezza e la diversità della natura sono rimasti misteri, perché nessuno sa del nucleare debole. Eppure in una struttura cristallina e/o cellulare il "debole" genera fononi - quanti del suono - che generano emo-zioni (moti del sangue). Lo prova la basilica di Collemaggio, sublime geometria, capace di risuonare come una cassa armonica ai vari ritmi del cielo e della terra, tanto da trasmetterli all'essere umano in tanti modi e moti interni, un senso di pace e sacralità. La Causa è la Luce pesante, Z, che in una cassa armonica "scende dalle stelle alle stalle" dalle sue frequenze originarie, elevatissime, a quelle basse che possiamo sentire, se prestiamo ascolto ai moti interni.
La Terra ha molti spin, molti moti dei quali le scienze ignorano la Causa. Può essere la Musica, la Luce Pesante, che si esprime in una Geometria, capace di risuonare i Suoi infiniti ritmi, dicono i saggi. Non è quella euclidea in tre sole dimensioni, ma una iperdimensionale, frattale e dinamica, invisibile, ma sensibile per chi sente i propri ritmi interni e non s'inchina al "tiranno".

C'è di più. C'è un Autore Interno, dicono saggi, artisti e poeti. Può essere il Cristallo nel cuore della Terra. Varie scoperte dimostrano che si muove in modo indipendente dal resto del pianeta ed emette geoneutrini, "figli" della Luce pesante e osservati, guarda caso, nei Laboratori del Gran Sasso. Sono la prova di processi nucleari interni alla Terra che sconvolgono tutta la scienza ortodossa.

Sono perciò felice di darvi una bella notizia: il potere temporale non esiste. Lo hanno inventato gli usurai con l’interesse bancario che cresce con il tempo lineare, utile a una società fondata sul debito. Lo hanno adottato le religioni con dogmi mai verificati e le scienze con principi verificati solo per i metalli. Sui tre “pilastri” della meccanica - spazio in solo tre dimensioni, unico tempo lineare e unico tipo di materia - si fondano una scienza meccanica piena di paradossi e una "conoscenza" piena di misteri.
I "pilastri" stanno vacillando e il loro collasso è imminente, senza danni però per chi ama la ricerca autentica e la verità, la Vita, la Luce che con l'elasticità del tempo travolge i falsi limiti di energia.

Vedi il libro di Maria Grazia Lopardi e Giannandrea Capecchi
“Notre Dame di Collemaggio”, Edizioni Arkeios – luglio 2009

Fonte:
http://www.altrogiornale.org/news.php

PERCHE’ LA CATASTROFE E’ INEVITABILE


















DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

In risposta a keynesiani nonché alcuni marxisti

Mi corre l’obbligo di rispondere all’accusa secondo cui le nostre analisi della crisi sarebbero viziate da un“catastrofismo pregiudiziale”. Non ci riferiamo anzitutto a coloro i quali credono ancora al mito delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo. Parliamo piuttosto dei keynesiani alla Krugman (per i quali il debito non è mai un vero problema e diventa anzi un toccasana in caso di ciclo depresso) e ad analisti che si rifanno a linee di pensiero anticapitalistiche. Questi analisti, keynesiani e/o anticapitalisti latu sensu, sostengono che il capitalismo “non crollerà per il debito pubblico degli stati, né per la somma di questo con quelli privati”. Dicono anzi, svelando un certo “complottismo”, che alcune grandi consorterie finanziarie stanno esagerando artatamente la portata della “crisi da debito”, proprio per abbindolare l’opinione pubblica, per far sì che i popoli accettino un gigantesco e verticale drenaggio di ricchezza dal basso verso l’alto, allo scopo di rilanciare i processi di accumulazione e valorizzazione.

Chiamo queste visioni della crisi “visioni cieche”. Cieche perché, come spiegherò più avanti, esse, mentre danno credito alla tesi minimalista dei governi occidentali per cui quella attuale sarebbe “solo” una crisi da debito, essi si ostinano a non riconoscere la metamorfosi subita dal capitalismo imperialista, perché non sono in grado di vedere la mutazione qualitativa avvenuta nel corpo del capitalismo, cioè il passaggio al turbo-capitalismo.
E siccome occorre dare un nome alle cose, chiamo questa mutazione, nichilistica pulsione di morte. Incapaci di riconoscere questa metamorfosi, questo salto mortale, i nostri visionari ciechi non sono dunque in grado di cogliere la peculiarità della crisi attuale e cosa la differenzia rispetto a quelle precedenti.


Tabella 1


Anzitutto vorrei sgombrare il campo da un equivoco: chi scrive non è un “crollista”, ovvero non è un seguace delle teorie di Luxemburg e Grossmann, secondo cui il capitalismo, motu proprio, è destinato a crollare su se stesso. Quantomeno esso non crollerà in virtù della marxiana legge della “caduta tendenziale (ineluttabile) del saggio di profitto”. Ho avuto modo di spiegare, in accordo con Sweezy, perché questa legge ha dimostrato la sua fallacia, che non c’è nessuna tendenza suprema per cui il capitalismo sia meccanicamente destinato al crollo finale.


Tabella 2


Le catastrofi economico sociali sono invece non solo possibili, ma hanno segnato la storia stessa del capitalismo. Ogni grande ciclo di sviluppo del capitalismo è diviso da quello successivo, da periodi di crisi generale o storico-sistemica, da periodi di catastrofe con relativi sconquassi sociali e geopolitici, dai quali è sempre emerso un diverso modello sistemico, una differente configurazione della formazione sociale. Ciò è empiricamente verificabile senza neanche scomodare la teoria delle Onde (o cicli lunghi di 50-70 anni) di Kondratiev, poi ripresa da Mandel e J. Shumpeter.
In risposta ai critici vorrei ribadire perché l’attuale crisi, da disastrosa quale già è, è destinata a divenire “catastrofica”, segnalando le sue specificità, che vanno ben al di la della questione del debito (pubblico o privato), ma attengono ai meccanismi nativi di quello che abbiamo chiamato turbo-capitalismo o, il che fa lo stesso, capitalismo-casinò.


Tabella 3


Sulle cause più profonde che hanno generato il turbo-capitalismo rimando all’intervento «La teoria marxista e il collasso dell’economia capitalistica», non senza segnalare, per amore di chiarezza, che esse convergono tutte su due punti causali focali.


Tabella 4


Anzitutto la crisi generale di sovrapproduzione fattasi avanti già alla fine degli anni ’60, la quale si manifestò nel più classico dei modi. Quando non più solo per un settore ma per la maggior parte di essi, diventa impossibile vendere le merci ad un prezzo che riconsegni non solo il loro valore (che sta per il tempo di lavoro in esse materializzato e che deve essere uguale al tempo di lavoro socialmente necessario alla loro produzione, Marx docet) ma pure il plusvalore (crisi di realizzo o di svalorizzazione) abbiamo la crisi generale di sovrapproduzione, alla quale fanno seguito una recessione (la cui durata e profondità è sempre relativa) e, data la concorrenza, la “distruzione creativa” delle forze (meno)produttive e dei capitali (meno)redditizi.

Il secondo punto causale focale è di natura storica e politica, ovvero l’avanzata delle rivoluzioni sociali antimperialiste e anticapitaliste, e di cui la “guerra fredda” era un… derivato. Sul finire degli anni ‘60 il capitalismo imperialista stava perdendo la partita e, per non soccombere, ovvero per riconquistare la sua supremazia, doveva rifondarsi. Doveva escogitare un sistema, sia per finanziare i costi crescenti della sua macchina bellica (allo scopo di contrastare i movimenti antimperialisti e l’espansione dell’URSS), sia per alimentare la cosiddetta “società opulenta” (ovvero conservare e accrescere gli standard di vita e la capacità di consumo dei popoli dei centri imperialistici allo scopo di tenere fuori dalla mura l’ondata rivoluzionaria).

E’ per risolvere questi due fattori combinati di crisi (sovrapproduzione generale e declino dell’egemonia geopolitica imperialistica), che prese il via la rifondazione imperialistica nella forma specifica del turbo-capitalismo. L’evento simbolico che segnò questo passaggio l’avemmo nel 1971, quando l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro, facendo così crollare uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods (tra cui il principio secondo cui le banconote e altro denaro creditizio dovevano essere, almeno in larga parte, garantite dall'oro). Svincolate dall’obbligo di ancorare la moneta alle riserve aureee, le autorità americane tracciano il solco su cui si svilupperà il capitalismo-casinò.

Come ho detto il limite principale dei keynesiani come di certi marxisti, è che essi non riconoscono le specificità del turbo-capitalismo, non vedono le profonde differenze tra oggi e ieri e, al massimo non vanno oltre all’analogia con la crisi del ’29 o quella degli anni ’70. Non vedono insomma che gli stessi fenomeni del debito e della speculazione, pur avendo le sembianze di sempre, sono del tutto diversi, non solo per le loro dimensioni incomparabili, ma per le loro diverse dinamiche e natura.

Il tratto peculiare decisivo che contraddistingue il turbo-capitalismo è che il capitalismo finanziario ha totalmente sussunto tutte le altre sfere dell’universo capitalista, compresa quella della produzione. Di più, il capitalismo finanziario di cui stiamo parlando non è quello di un tempo, risultato della fusione tra quello industriale e bancario, oggi abbiamo un capitalismo finanziario sui generis, un capitalismo finanziario usuraio fondato sullo strozzinaggio e l’aggiotaggio sistemici. Un capitalismo-truffa che ha oltrepassato il confine tra legalità e illegalità, che ha trasformato la circolazione in un gioco d’azzardo, in una bisca planetaria con sue proprie regole e meccanismi, dove i flussi e gli scambi avvengono over-the-counter, operano cioè alle spalle delle istituzioni e delle stesse borse tradizionali.

A questo fenomeno corrisponde che nell’ambito della classe dominante lo strato dominante non è più rappresentato dai capitani d’industria e nemmeno dai banchieri istituzionali, ma dagli avventurieri della finanza speculativa, a loro volta consorziati in organismi che possono muovere e investire in tempo reale cifre colossali, tali da poter condizionare se non determinare le decisioni non solo delle grandi holding multinazionali ma degli stessi governi, compreso quello degli Stati Uniti. Affermava Henryk Grossmann: «Così la speculazione comincia proprio nella depressione. Dal punto di vista economico privato, l’investimento in borsa è fruttifero come qualsiasi altro. L’”investimento” in borsa però non crea né valore né plusvalore. Esso ha per scopo soltanto un aumento dei corsi e trasferimenti di capitale. Questo capitale si rivolge alla borsa, dimenticando il carattere illusorio di questi investimenti». [La legge dell’accumulazione e il crollo del capitalismo].

Questo poteva essere vero ai tempi di Grossmann. Ma cosa vuole dirci Grossmann? Vuole dirci che le performances delle borse, i loro slanci come i loro crolli, sono sempre e solo epifenomeni, sempre effetti e non cause delle grandi crisi, i “fondamentali” essendo sempre sottostanti, costituiti dai Capitali che producono o non producono plusvalore. Il fatto è che la quantità si è trasformata in qualità: la massa di denaro e titoli che possono oggi essere mossi dai soggetti dediti alla speculazione finanziaria (quelli deputati a creare denaro dal nulla, denaro dal denaro) sono talmente ingenti da condizionare l’economia reale, da causare il deragliamento del ciclo economico complessivo. Ciò che un tempo poteva essere considerato un effetto, oggi è diventato la causa. Ed è proprio questo è il segno distintivo dell’attuale crisi, ciò che la differenza da quelle precedenti: che nel turbo-capitalismo l’economia cartacea, il gioco d’azzardo, hanno assunto tali proporzioni che, come accaduto nel 2007-08, possono causare il crollo della cosiddetta “economia reale”, ovvero non solo una “bolla”, ma la recessione la quale, dato che pure i vecchi “fondamentali” traballano (crisi generale di sovrapproduzione), può sfociare in vera e propria depressione.

Oggi, nell’ambito del turbo-capitalismo, abbiamo che questi “fondamentali” sono diventati subordinati, considerati “attività sottostanti”. Abbiamo che la sfera finanziaria si è autonomizzata, da “sottostante” è diventata “sovrastante” rispetto alla vera e propria produzione di merci oramai del tutto surdeterminata. Abbiamo che la gran parte degli investimenti globali si muove non più sul terreno degli investimenti produttivi ma in quello della scommessa per fara denaro dal denaro. Se ieri si vendevano e compravano azioni oggi si comprano e vendono montagne di pezzi di carta chiamati titoli, ma titoli che sono scommesse a termine sull’andamento dell’attività “sottostante” (gli assets di un’azienda, di una banca, di un fondo statale o sovrano, o un pacchetto di tutte queste cose), scommesse per cui si possono guadagnare immense somme non solo grazie alla buona performance dell’attività “sottostante” ma spesso grazie alla previsione del suo default (vedi i vari Derivati: Future, Warrant, Cdo, Cds, Irc, ecc). Come se non bastassero queste sofisticate diavolerie, che in caso di “cattivo investimento” possono dissipare tutto il denaro impiegato, la smania di ottenere anche il 100% ha partorito il cosiddetto Leverage, o effetto leva, un moltiplicatore che può far perdere addirittura più del capitale impiegato nell’operazione speculativa.

Per comprendere fino a che punto quest’andazzo abbia permeato tutto il sistema, basti pensare che la quota di riserva di riserva chiesta ad una banca è solo il 10%, ovvero per un dollaro reale in pancia, la banca può prestarne dieci. Da qui il meccanismo perverso di transustanzazione per cui le banche confezionano e spacchettano questi debiti, spesso inesigibili, immettendoli sul mercato come di titoli di credito (altro che bolla dei muti subprime!). E le banche non hanno fatto che seguire, stemperandola, la tendenza vigente nel mondo dei Derivati, per cui ogni dollaro investito garantiscie 20 o 30 dollari di capitale a prestito.

Il fatto è che con la globalizzazione e il tempo reale consentito dall’introduzione dei computer, questo immane gioco d’azzardo fluisce grazie alle linee telematiche e si muove in base ad automatismi suoi propri, seguendo le istruzioni di sofisticati software e algoritmi. Il flusso sfugge quindi ad ogni controllo pubblico o delle autorità monetarie, non passa come detto per le borse ma, appunto, over the counter, in un labirintico e globale mercato alternativo.

Nel 2006 ogni giorno si muovevano Derivati per un valore di 2,4 trilioni di dollari ogni giorno (secondo il sistema anglosassone 1 trilione equivale ad un milione di miliardi). Secondo stime della Banca dei regolamenti Internazionali di Basilea, sempre nel 2006, i Derivati ammontavano alla iperbolica cifra di circa 400 trilioni di dollari, 7 volte il Pil mondiale. [Vedi sopra tabella n.1].
Nel giugno 2007 si era raggiunta la cifra di 516 trilioni (fonte: Bank for International Settlements)

Tra questi Derivati quelli che hanno conosciuto un incremento gigantesco sono i “Derivati sul credito”, nati nel 19919 e che secondo le stime della IDSA (International Swaps and Derivatives Assocoation) sono raddoppiato tra il 2004 e il 2005. E tra i “Derivati sul credito”, ci sono i famigerati Credit Default Swap (CdS), qualcosa di molto simile ad una polizza assicurativa a copertura del rischio d’investimento. Certo, anche piccoli o piccolissimi risparmiatori, alla caccia di guadagni rapidi, utilizzando le reti telematiche e affidandosi a software di calcolo algoritmico freeware [guardate i diagrammi d questi calcoli logaritmici per rendervi conto della loro diavoleria], utilizzano questo strumento. Ma la vera e propria esplosione dei Cds dopo il 2004 si spiega solo a patto di ammettere che sono stati proprio grandi hedge fund e gli stessi investitori istituzionali (dalle banche centrali, ai governi, giù giù fino agli enti locali italiani) a farvi ricorso.
I dati anche in questo caso parlano chiaro: nel giugno 2006 gli swaps e le opzioni sui tassi d’interesse e sulla moneta ammontavano a 213mila miliardi di dollari con un aumento annuo del 16%. Nello stesso periodo gli swaps sulle insolvenze creditizie sono aumentati di 4mila miliardi, ovvero del 48%. [dati della ISDA, International Swaps and Derivatives Association - Vedi sopra tabella n.2].

Un’altra tipologia di Derivati e/o di Futures sono gli Interest Rate Contracts (Irc), una sorta di scommessa sul movimento dei tassi d’interesse al di sopra o al di sotto di una certa soglia di riferimento. Gli Irc hanno anch’esso conosciuto un’esplosione dalla fine degli anni ’90 al 2006, costituendo ben il 69% dei Derivati presenti sui mercati pari a 292mila miliardi di dollari. [dati della Bank of International Settlement – Vedi sopra tabella n.3]
Esistono altre tipologia di Derivati, anch’esso cresciuti a dismisura nella prima metà del decennio [vedi sopra tabella n. 4].

Il gioco d’azzardo dei Derivati, l’aggiotaggio, la speculazione, rappresentano un fenomeno talmente colossale che ha squassato non solo le tradizionali dinamiche borsistiche ma pure il sistema dei cambi, i rapporti tra le valute, la relazione tra banche e aziende, che condiziona le banche centrali e le politiche economiche dei governi. Lo stesso sistema monetario è stato stravolto. Tano per farsi un’idea: se, com’è giusto, consideriamo denaro anche i titoli che vengono scambiati nelle borse e over the counter, abbiamo che solo il 3% è rappresentato dalle banconote stampate dalla zecche, mentre il restante 97% è creato dalla banche commerciali e d’affari che sono in mano a privati e non debbono rendere conto a nessuno.

Siamo in presenza di un sistema impazzito, ove la regola aurea non è più “la produzione di merci a mezzo di merci”, bensì “la creazione di denaro per mezzo di denaro”. Di fronte a questo sistema, cresciuto a dismisura negli anni ’90, e nei primi anni di questo secolo, vi fu chi mise in guardia del rischio di un crollo, che si stava andando verso la cosiddetta “crisi di follia”. Queste voci, per quanto autorevoli, non vennero ascoltate, e anche se lo fossero state sarebbe stato troppo tardi per fare dietro front. Un dietro front che, al di là delle belle promesse della Fed o della BCE, non c’è stato nemmeno dopo l’implosione del sistema bancario nordamericano del settembre 2008. Passata la buriana il gioco d’azzardo è ricominciato bellamente, e sta divorando, come un Moloch, la nuova liquidità messa in circolazione dai governi e dagli stati.

Non può esservi alcun dubbio che, pur dovendosi evitare ogni meccanicismo, c’è un rapporto di causa effetto tra l’esplosione del gioco d’azzardo e l’ingresso dell’economia occidentale nel tunnel della recessione nel 2007-08, aggravatasi nel 2009 e di cui non si vede l’uscita. Recessione che avrebbe avuto effetti ancor più catastrofici, non avessimo avuto, ancor più che i piani di salvataggio dei governi (che hanno trasformato il debito privato di grandi banche piene di “titoli tossici”, leggi: invischiate nel gioco d’azzardo dei Derivati, in debito pubblico), la tenuta economica e lo slancio persistente di paesi “emergenti”come la Cina, che si è dimostrata essere lavera e propria locomotiva dell’economia mondiale. Se si fosse fermata anche questa un terremoo scala dici della scala Richter sarebbe senza alcun dubbio già accaduto. Questo per dire che il declinante capitalismo occidentale è appeso alle performances del capitalismo cinese. Ove anch’esso s’inceppasse un crack di dimensioni ciclopiche sarebbe inevitabile.
Warren Buffet, non un bolscevico, ebbe modo di dire che i diversi strumenti utilizzati dalla speculazione finanziaria sono nient’altro che “armi di distruzione di massa”. Chi crede che tutto questo Ambaradan sia un “gioco a somma zero” si sbaglia. Il capitalismo è una macchina guidata da un’ente impersonale che la sta portando verso il baratro di una depressione che avrà conseguenze sociali e geopolitiche, per l’appunto, catastrofiche.

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/03/di-cosa-e-malato-il-capitalismo.html#more
12.03.2010

http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php

Armi nucleari Usa in Italia: che fare?















Recentemente si è riacceso il dibattito sulle armi nucleari in Europa, peraltro mai sopito. Esso è stato preceduto dal proposito annunciato, lo scorso anno a Praga, dal Presidente Obama di pervenire a un mondo senza armi nucleari, cui ha fatto seguito l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di un’apposita risoluzione (n.1887 del 2009). Imminente è poi la Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione (Tnp), che avrà luogo il prossimo maggio.


In questo fervore di iniziative si colloca sullo sfondo, ma non tanto, la proposta del governo di coalizione tedesca di rimuovere le armi atomiche attualmente esistenti in Germania. Ad assumere la leadership per l’eliminazione delle armi nucleari in Europa sono poi stati i paesi del Benelux, primo fra tutti il Belgio, sostenuti dalla Norvegia, che tuttavia non ospita armi nucleari sul suo territorio.


Italia a rischio isolamento

Secondo gli analisti esistono attualmente circa 200 armi nucleari tattiche americane in Europa. Francia e Regno Unito hanno il loro autonomo deterrente nucleare. Le armi nucleari americane sono stazionate in cinque paesi Nato: Belgio, Germania, Italia (che a quanto pare ne avrebbe un numero cospicuo nelle due basi di Aviano e Ghedi Torre), Olanda e Turchia.

Il dibattito sul destino del deterrente nucleare americano è particolarmente vivace in Belgio, Olanda e Germania, mentre è quasi completamente assente in Italia, dove il governo non ha ancora preso posizione, neppure in vista della Conferenza di riesame del Tnp. Evidentemente l’Italia non vuole scoprire le carte prima che la questione nucleare sia stata affrontata e decisa con gli alleati. Ma così rischia di rimanere isolata sulla scena europea e si preclude la possibilità di influenzare il dibattito in corso. L’unico paese ad aver assunto la stessa posizione dell’Italia fino ad ora è la Turchia, che in quanto vicina dell’Iran, ha interessi strategici diversi da quelli dell’Italia.


Deterrenza di nuova generazione
La posizione tedesca è stata aspramente criticata (e sbeffeggiata) da Lord Robertson, già ministro britannico degli affari esteri e segretario generale della Nato, che preferirebbe un dibattito tra esperti e diplomatici, piuttosto che una discussione pubblica. Secondo Robertson, la Germania vorrebbe restare sotto l’ombrello nucleare americano e trasferire ad altri paesi europei le armi atomiche americane presenti nel suo territorio. In realtà il governo di coalizione tedesco, segnatamente il suo ministro degli esteri liberale, Guido Westervelle, hanno ipotizzato uno scenario diverso, che prefigura, contestualmente alla graduale rimozione di armi nucleari non strategiche dal territorio europeo, l’avvio di un’incisiva iniziativa negoziale nei confronti della Russia affinché riduca significativamente il numero delle sue armi nucleari.

La deterrenza ha giocato un ruolo insostituibile durante tutto l’arco della Guerra fredda, e ha assicurato la sopravvivenza delle democrazie in Europa occidentale. Ma tale epoca è tramontata. Oggi le domande principali sono due:
- La deterrenza può essere assicurata solo dall’arma nucleare, oppure si può far affidamento sui nuovi ordigni convenzionali (prompt global strike), attualmente allo studio negli Stati Uniti, evitando il rischio di far scattare un conflitto nucleare?
- Le armi nucleari tattiche attualmente schierate in Europa non assicurano la deterrenza, poiché sono completamente superate e i tempi di reazione sono troppo lunghi: si sostituiscono con ordigni moderni ed efficienti o si eliminano?


Questioni aperte
Gli Stati Uniti sono impegnati a definire la nuova nuclear posture review e la Nato il nuovo concetto strategico. Nel dibattito sarebbe opportuno che rientrassero anche due questioni centrali: se adottare per le armi nucleari una politica di “no first use”, opzione finora avversata dagli Stati Uniti; e se sia lecito o meno reagire con armi nucleari ad un eventuale attacco chimico o biologico. Ma contro chi? Contro un gruppo terroristico? In questo caso le armi nucleari non costituiscono un deterrente, e colpire un attore non statale con armi nucleari significherebbe provocare una catastrofe.

Piuttosto vale la pena evocare nel dibattito alcuni argomenti che sono generalmente trascurati.
Il primo riguarda le garanzie di sicurezza negative, cioè l’obbligo di non usare l’arma nucleare contro uno Stato non nucleare membro del Tnp. Tali garanzie vengono meno, qualora l’attacco, anche se convenzionale, sia sferrato in associazione con uno Stato nucleare. È il caso di riconsiderarle?

Il secondo riguarda l’obbligo di uno stato non nucleare, membro del Tnp, di non possedere o ricevere armi nucleari. Per aggirare l’ostacolo è stato escogitato il sistema della doppia chiave. L’ordigno nucleare può essere impiegato dallo Stato nucleare, purché non vi sia l’opposizione dello Stato non nucleare sul cui territorio le armi sono stanziate. Ma siamo sicuri che questo sistema non finisca per tradire lo scopo e l’oggetto del Tnp, specialmente quando le armi atomiche potrebbero essere usate solo se imbarcate su tornado italiani, come accade per quelle presenti nella base di Aviano?

Il terzo punto da discutere riguarda l’applicazione del diritto internazionale umanitario. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 1996 sulle armi nucleari, ha affermato che il loro uso è contrario al diritto internazionale umanitario. L’Italia ha ratificato tutti i più importanti strumenti di diritto umanitario, ma, avendo sul proprio suolo armi nucleari, è stata costretta a effettuare una dichiarazione secondo cui il protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra non si applica alle armi nucleari. La dichiarazione dovrebbe essere revocata: si darebbe così anche un contributo alla prossima Conferenza di riesame del Tnp.


Sciogliere il nodo gordiano
In conclusione le armi nucleari tattiche che stazionano sul territorio italiano sono inutili e l’Italia dovrebbe unirsi alla Germania e agli altri paesi continentali che ne chiedono una rimozione, tranne che non voglia invece chiederne un ammodernamento. Questa seconda opzione, oltre che controcorrente, sarebbe in contrasto con alcuni recenti atti della politica estera italiana, come il Trattato italo-libico del 2008, che all’art. 21 impegna i due paesi a fare del Mediterraneo una regione priva di ami di distruzione di massa. Non si può, in ogni caso, rimanere inerti in attesa che il nodo gordiano sia sciolto da altri. La rimozione delle armi nucleari tattiche, quantunque di scarso valore negoziale, dovrebbe andare di pari passo con l’apertura di una trattativa con la Russia per la riduzione delle sue armi nucleari di teatro.

È immaginabile lo scenario di un’Europa priva di deterrenza e in balia di un potenziale aggressore? Restano le garanzie Nato, ma occorre anche pensare alle prospettive aperte dal Trattato di Lisbona e al fatto che due membri Ue - Francia e Gran Bretagna - sono dotati di armi nucleari che stazionano sui loro territori. Il Trattato di Lisbona ha trasformato la solidarietà tra i paesi membri in un patto di difesa collettiva, con l’obbligo di venire in soccorso dello stato aggredito. Quale ruolo potrebbe giocare il deterrente anglo-francese a protezione degli Stati europei? È un argomento di cui si dovrebbe quanto meno cominciare a discutere.

Natalino Ronzitti
AffarInternazionali

http://www.reportonline.it/

Google e l'Antitrust
















di Alessandro Iacuelli

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di estendere a Google Ireland Limited l'istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google Italia l'estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la raccolta pubblicitaria online. A renderlo noto è stata la stessa Autorità antitrust in una nota ufficiale. "Sotto indagine", si legge nel comunicato, "le condizioni contrattuali imposte ai siti web per la raccolta pubblicitaria online". L'estensione istruttoria a Google Ireland è determinata dal fatto che la sociètà svolge il ruolo di capogruppo nella raccolta pubblicitaria.
In pratica, per l'Antitrust italiana "le condizioni contrattuali fissate da Google non consentono agli editori di siti web affiliati di conoscere in maniera chiara, dettagliata e verificabile, elementi rilevanti per la determinazione dei corrispettivi loro spettanti". Il documento conclude in maniera abbastanza dura: "Google determinerebbe i corrispettivi degli spazi pubblicitari venduti attraverso la sua rete a sua assoluta discrezione e senza spiegare come vengono calcolati".
Quel che si capisce è che ad essere sotto inchiesta, in particolare, è la rete AdSense, un programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario. In base al contratto standard, si legge nella nota, gli utenti del programma AdSense "ricevono come corrispettivo somme determinate da Google di volta in volta a sua assoluta discrezione. Google non assume alcun obbligo di comunicare come tale quota sia calcolata; i pagamenti sono calcolati esclusivamente sulla base dei registri tenuti da Google; Google può inoltre modificare in qualsiasi momento la struttura di determinazione dei prezzi e/o dei pagamenti a sua esclusiva discrezione".
C'è naturalmente da precisare che queste caratteristiche sono specificate nel contratto standard di Google AdSense, denominato “Termini e Condizioni Generali del programma AdsenseTM Online di Google”, acquisito dagli uffici Antitrust in sede ispettiva. Queste caratteristiche, che i proprietari dei siti web sottoscrivono per poter partecipare al programma AdSense, sono considerata "anomalie nei contratti di affiliazione" dall'Autorità. Nei prossimi mesi il garante cercherà di capire se il network pubblicitario di Google stia violando le regole, italiane e comunitarie, in materia di abuso di posizione dominante.
L'Antitrust conclude che le condizioni contrattuali fissate da Google non consentono agli editori di siti web affiliati di conoscere in maniera chiara, dettagliata e verificabile elementi rilevanti per la determinazione dei corrispettivi loro spettanti: "Ostacolando, ad esempio, la pianificazione dello sviluppo e del miglioramento dei propri siti web, nonché l'apprezzamento della convenienza di eventuali altre offerte provenienti da intermediari concorrenti".
Già nello scorso agosto l'Antitrust aveva aperto l'istruttoria contro Google Italia, estesa successivamente alla casa madre americana, per aver minacciato gli editori che lamentano l'uso improprio delle notizie prelevate dai siti web dal motore di ricerca, di ritorsioni. In particolare, l'oscuramento dei siti da parte del motore di ricerca. Quali editori, ci si potrebbe chiedere. L'attacco a Google è partito dal Gruppo Espresso, da Rcs Quotidiani e dalla Società editrice Il Tempo. L'Antitrus ha fatto le sue verifiche e la conclusione è stata l'apertura di una prima istruttoria nei confronti del colosso americano per la posizione dominante di Google News nel panorama dell'informazione on line. Oggi si tratta di un’estensione al mondo pubblicitario della stessa istruttoria.
Il colosso di Internet risponde, tramite un proprio portavoce: "Benché siamo contrariati a questa decisione, continueremo a collaborare costruttivamente con l'Autorità, nella convinzione che le nostre attività rispettino le normative in vigore sulla competizione nel mercato".
In realtà, quel che sta succedendo è qualcosa di più sottile. Innanzitutto nessuno obbliga gli editori a sottoscrivere il contratto di Google AdSense. Anzi, a dire il vero non sono obbligati neanche ad usare AdSense, e sono liberissimi di rivolgersi ad altri operatori pubblicitari, magari più tradizionali, per ottenere introiti di questo tipo. AdSense ha certamente dei grossi limiti ma, proprio grazie alle sue enormi potenzialità dovute alla capacità di produrre una pubblicità targhetizzata come mai avvenuto prima, attira milioni di euro di pubblicità che viene sottratta proprio ai giornali e ai gruppi editoriali (gli stessi che hanno denunciato Google all'Autority).
L'indagine dell'Antitrust sembra, a prima vista, voler difendere i piccoli siti web, i piccoli utenti "indifesi" che scrivono su blog e siti che, con l'aumentare della targhetizzazione e dell'uso consapevole di Internet degli utenti italiani, iniziano lentamente a non visitare più i soliti pochi siti dei grandi quotidiani, che si vedono così diminuire gli introiti pubblicitari.
In definitiva, l'impressione che salta agli occhi è che si tratti di un tentativo di colpo di mano di una lobby in difficoltà, quella della grande editoria, che cerca con tutti i mezzi di frenare un'innovazione che sfugge alla mentalità italiana, in quanto basata su un modello di business marcatamente anglosassone.

http://www.altrenotizie.org/index.php

Clementina Forleo fa accuse criptiche a Travaglio, Ingroia…













Gli abbagli a sinistra – Marco Travaglio

Che Marco Travaglio sia di destra è cosa nota. Quanto lo sia fa accapponare la pelle. Anzi a far accapponare la pelle son tutti quei “compagni” o quelle famose “persone di sinistra” che tengono Il Fatto in tasca convinti di avere comprato – loro sì- un giornale finalmente “radicale“, che dice le cose come stanno.
Chi è Marco Travaglio ce lo dice lui stesso nel suo “La mia destra da Cavour a Montanelli, Destre e/o libertà“, supplemento a Micromega 3- 2010.
Cresciuto in una famiglia borghese e cattolica, contesta la Dc perché troppo filoaraba. Fin da piccolo si appassiona alla storia, il suo idolo – testuali parole – è Camillo Cavour, che sta nel suo pantheon personale vicino a Alessandro Manzoni, Antonio Rosmini (praticamente un incubo).
Detesta il libro Cuore e i piagnistei di De Amicis, nel 1977 mentre i suoi coetanei avevano qualcosina di meglio da fare, comincia a leggere avidamente Il Giornale di Montanelli; era – dice – anticomunista viscerale, gli piaceva Ronald Reagan. Letto Cavour, è ormai un ammiratore della Destra storica (Sella, Lanza, Ricasoli, Sonnino, Giolitti) e della storia del fascismo, ovviamente nella versione di Renzo De Felice. Bontà sua nella propria “crescita” culturale ci mette dentro un po’ di liberali: Locke, Montesquieu, Tocqueville, e poi certamente Adam Smith, Popper e così via.
Era – dice – un ragazzo molto individualista che detestava le tessere e gli intruppamenti. Frequenta però assiduamente la Chiesa e va a votare prima i repubblicani di Spadolini e La Malfa, poi i liberali, poi la Dc.
Iscritto all’università a Torino rivendica orgoglioso di non avere mai fatto un’assemblea o una manifestazione. Dieci anni dopo lavora nel Giornale di Montanelli, suo sogno di quando era bambino (!), durante tangentopoli si rende conto d’un tratto che i suoi amici anticomunisti son tutti tangentari, poi nel 1994 segue come un’ombra l’Indro a La Voce che chiude l’anno dopo. Scrive quindi per l’Indipendente e il Borghese, qualche articolo per il Giorno e il Messaggero e viene poi ospitato da
Cuore di Sabelli Fioretti. Da lì gli si apre un’autostrada dentro “la sinistra” attraverso Repubblica, L’Espresso, Micromega, L’Unità, fino ad Anno Zero. Sono gli stessi elettori di sinistra ad adottarlo e a seguirlo ne Il Fatto quotidiano, luogo di incontro in cui trovano spazio in tanti, anche “l’anarco-conservatore” Massimo Fini (come lo chiama affettuosamente Travaglio)
Ma, si sa, il suo mito, il vero e proprio idolo rimane Montanelli e alcune sue prese di posizione, quella contro Norberto Bobbio ad esempio quando questi scrisse una cosa lapallissiana, ovvero che la destra italiana era storicamente legata in maniera indissolubile al ‘concetto di privilegio: di nascita e di censo’.
Così abbiamo “gente di sinistra” che continua a idolatrare Travaglio, mentre lui enuncia la sua visione del mondo: di destra, una destra fatta di valori quali il senso dello Stato, il rigore economico e morale, la meritocrazia, il senso del dovere e della misura, la serietà, il libero mercato, l’intransigenza, la legalità…
Leggete Il Fatto, compagni, avanti! C’è tanto posto.


Clementina Forleo lascia dei commenti ad un articolo di Vulpio. In essi allude a qualcosa che non è chiaro. Se sa qualcosa bisogna che lo dica: convincetela a parlare. (A cura di Bubba)
# 15 commento di clementina forleo – lasciato il 2/3/2010 alle 19:37
C’era bisogno di aspettare questo bel pezzo di Vulpio per sapere delle verità che Travaglio e company conoscevano da tempo?
Spero che questa pubblicazione – tardiva come mi sembra di capire da una risposta dello stesso Vulpio a uno dei numerosi commenti al suo pezzo, che suggerisco di leggere – non sia una necessitata “caramellina” dell’ultim’ora per tentare di riportarlo all’”ovile“, anche perchè la puzza lì è davvero diventata troppa.
So comunque, conoscendo bene Vulpio e il suo coraggio, che anche se così fosse non cederà, e continuerà a raccontarci in piena libertà altri scnvolgenti fatti che coinvolgono quella fetta di magistratura cosi cara a Travaglio e company, e che altrimenti sarebbero destinati a rimanere sotterrati.
Prendo atto che Gerardino D’Ambrosio si indigna e sicuramente fingerà di indignarsi ancora assieme ai suoi commensali del famoso pranzo, che non vedo da cosa si differenzi dalla più famosa cena a casa Mazzella.
Pazienza. Non gli resterà che munirsi – insieme ai Toreri del suo ex Palazzo, tutti rigorosamente uniti contro il “Caimano” e tutti complici, con gravi azioni ed omissioni, nel volere la mia “cacciata” e a ribadire la sua bontà senza alcun pudore – di uno specchio davanti al quale poter arrossire.
Peccato che il grande Totò non c’è più: un bello sputo nell’occhio di questa cordata ci avrebbe sollevato lo spirito.

# 44 commento di clementina forleo – lasciato il 3/3/2010 alle 7:48
Ringrazio per le attestazioni di stima che anche frequentatori di questo blog mi rivolgono.
Mi permetto di rispondere ad alcune domande.
Ho smesso di “farli sognare” perchè com’è noto sono stata mandata in esilio (anche e sopratutto) dai “compagni” di quei signori che sognavano e che continuano a rimanere indisturbati anche in magistratura, a fare carriera unitamente alle loro accompagnatrici e ai loro accompagnatori di turno, giungendo ipocritamente a sventolare la Costituzione nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Non ho tuttavia smesso di “sognare” e di sperare in una magistratura davvero libera, senza padroni e senza guinzagli, che punisca chi va punito e che premi chi va premiato, al di là delle opinioni personali di ciascuno e della sua appartenenza o non appartenenza a questa o a quella cordata.
Le umiliazioni che ho subìto e che ho dovuto subìre sono tante e quello che più mi amareggia non sono le attive ritorsioni di certi loschi individui, ma i silenzi di chi poteva e può parlare e non lo ha fatto e continua a non farlo.
Sono sparita dal tubo catodico e da questo o da quell’altro giornale perchè evidentemente troppo libera e dunque “scomoda” e “imprevedibile“.
Ormai, anche ad Annozero come dall’Annunziata, si invitano a discutere di giustizia solo “nemici” con cui scambiare barbari insulti, o “amici” che si sa bene cosa andranno a dire.
Peraltro il guinzaglio, con me, avrebbe vita brevissima.
Anche il vostro giornale, che qui mi vede costretta ad ospitarmi come mera commentatrice di un post altrui, ospita i noti Ingroia, Scarpinato e via discorrendo, ossia miei colleghi per cui la verità è una sola, ossia quella sgradita al “Principe“, e per i quali non arriverà mai l’ora del castigo.
Anche lo stesso Beha, cui devo molto avendo avuto il coraggio di esporsi a mia difesa persino contro il Quirinale, ora glissa sulla mia “scomparsa“, chiedendosi chi l’ha davvero voluta – forse un pò tutti conclude – ma senza osare … puntare il dito contro chi l’ha risollevato dall’oblio e da chi finge di ricordarmi ogni tanto in nome di strategie tanto evidenti quanto comode.
Quanto ai miei rapporti con l’onorevole de Magistris – che ho sostenuto disinteressatamente sin da quando non era noto ai più – preferisco al momento avvalermi della facoltà di non rispondere.
Ringrazio ancora di cuore chi mi continuerà a sostenere nelle mie battaglie, che continuerò a portare avanti a qualunque costo nell’interesse del comune cittadino, che vedo sempre più sperduto nelle strade, come nelle aule di giustizia.
Il rogo ormai lo conosco bene e non mi fa paura.


http://staffetta.noblogs.org/ 
sitoaurora.splinder.com  

Giornata mondiale contro la censura di Internet












Il 12 marzo 2010, Reporter Senza Frontiere ha celebrato la Giornata Mondiale contro il cyber-censura. Questa giornata ha lo scopo di mobilitare ciascuno di noi per sostenere una rete unica, libera e accessibile a tutti. E ricordate che quando si creano nuovi spazi per lo scambio di idee e informazioni, la Rete è anche un vettore di libertà. Tuttavia, più governi hanno capito e hanno reagito cercando di controllare Internet.
In questa occasione, Reporters sans frontières pubblica una nuova lista "I nemici di Internet". La relazione sottolinea i principali paesi che limitano l'accesso dei loro cittadini 'a Internet, e molestare i cittadini della rete, dall'Iran alla Cina attraverso l'Arabia Saudita, Vietnam e Tunisia. Un elenco dei paesi "sotto sorveglianza", il cui atteggiamento nei confronti della Net solleva qualche perplessità, sarà resa pubblica. Turchia e la Russia stanno per entrare nella lista dei "paesi sotto sorveglianza".
Reporter senza frontiere aggiudicati 11 marzo 2010, con il supporto di Google, il primo "Net Award-cittadino". Si premia un surfista, blogger e dissidenti, che è diventato noto per il suo lavoro in difesa della libertà di espressione online. Il blogger e giornalista iraniano Parvin Ardalan ha ricevuto il premio a nome del cyber-ci-change.org sito.
Infine, Reporter senza frontiere ha progettato un'icona a simboleggiare la difesa della libertà di espressione. Il disegno mostra un mouse del computer sta liberando le sue catene. Questo pittogramma è liberamente scaricabile e disponibile in diversi colori per essere integrato con un solo click. Che si desidera mostrare il vostro sostegno per la Giornata Mondiale contro il cyber-censura? Si vuole difendere un Internet libero e accessibile a tutti? Sentiti libero di scaricare l'icona da visualizzare sul tuo sito, blog o firma della tua email.

Cosmos Episodio 6



http://www.youtube.com/user/KosmosLF

Episode 6: Travellers' Tales

Contents:

1. Opening
2. Voyager, JPL The Voyager probes
3. Traveller's Routes Centuries of sailing ships explorers.
4. Dutch Renaissance The Netherlands in the 17th century
The persecution of Galileo Galilei and his compeers by the Roman
Catholic Church for their views on heliocentrism
5. Huygens The life and work of father Constantijn and particularly son Christiaan Huygens and his contemporaries
6. Huygens - conclusion Christiaan Huygens' discoveries.
7. Traveller's Tales Exaggerations in the past.
8. Jovian System he Voyager probes (first images of Jupiter...
9. Europa and Io ....and its moons)
10. Voyager Ships' Log
11. Saturn and Titan Saturn and its system of moons, including Titan
12. Cosmos Update 10 years later
Image processing reconstructs