martedì 11 maggio 2010
E.Benetazzo: Scie chimiche e Signoraggio
http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo
Il grande Eugenio Benetazzo analizza, con momenti di comicità esilarante, gli argomenti in questo momento più censurati a livello mediatico, affinchè ognuno di noi possa venire a conoscenza del diabolico piano messo in atto da una ristretta elite di gruppi bancari e colossi multinazionali dell'industria sementifera e farmaceutica per indebitare ed affamare il mondo intero.
Una sensazionale indagine ed analisi economico finanziaria della nostra epoca, illuminante nellesposizione e nellesame degli argomenti trattati.
I maneschi della questura
http://www.youtube.com/user/rai
di Rosa Ana de Santis
E' stata disposta una "rigorosa attività ispettiva" sul comportamento dei poliziotti la sera del 5 maggio scorso a Roma. L'indagine é stata disposta dal Capo della Polizia Manganelli, dopo la visione di quanto appare su Youtube. Perché stavolta, diversamente da altre, il video c’è. Ci sono molti testimoni dell’accaduto e i genitori hanno potuto far visita nel carcere di Regina Coeli al figlio che è agli arresti dal 5 maggio scorso, dopo la partita Roma-Inter. Tante analogie e importanti differenze con la storia dello sfortunato Cucchi. La storia di Stefano Gugliotta, 25 anni, forse nasce da un banale sbaglio di persona. Viene preso a manganellate mentre è ancora sul motorino e non sa, né i suoi familiari sanno, perché sia finito in carcere. Lui allo stadio nemmeno c’era.
Marco Letizia, segretario nazionale dell'Anfpi (Associazione nazionale dei funzionari di polizia), dichiara subito, appena scoppiato il clamore per il video-denuncia, che bisogna fare chiarezza sulle motivazioni del fermo e sul comportamento dei due prima di fare ipotesi e accostamenti con altre vicende di cronaca. Certo è che Gugliotta è incensurato ed è in carcere senza un motivo, senza che alcuno gli abbia comunicato le ragioni dell’accaduto, ma intanto le botte le ha già prese. Non è grave come è successo ad altri, ha ferite e segni di tumefazioni e percosse sul corpo, sei punti di sutura in testa, un dente rotto. Il suo legale, Cesare Piratino, non dice se abbia denunciato o meno la Polizia, ma ne chiedono l’immediata scarcerazione. E’ provato e spaventato, appare così a suo padre.
Anche il Parlamento, anzi una parte di esso, è entrato nella vicenda con la percezione chiara che un eccesso di potere e di strumenti coercitivi stia caratterizzando sempre di più l’operato della polizia. Una deriva pericolosa, ormai sistematica, che sembra non essersi sedata neppure sotto l’attenzione dei media a seguito dei casi più scabrosi della cronaca. I radicali chiedono un‘indagine sul comportamento della polizia, così sproporzionato rispetto a qualsiasi azione compiuta dai fermati, peraltro incensurati. Soprattutto evidenziano la necessità di rivedere in toto la gestione dell’ordine pubblico affidata a strumenti e modalità assolutamente superati, non da ultimo alla impossibilità di identificare gli agenti - ad esempio con un codice bene in vista sul casco - quando sono in azione. L’anonimato garantisce immunità.
Anche il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, senza entrare nel merito della vicenda e delle responsabilità, si dice perplesso di fronte alla dinamica di tutta la vicenda, al silenzio terribile in cui è stato lasciato un incensurato in carcere e alla modalità con cui è stato fermato. Una normalizzazione della violenza che apre scenari preoccupanti per i cittadini e alcuna rassicurazione di tutela. E’ rimasto soltanto il sindaco di Roma Alemanno a ricordare, e forse ce n’è bisogno, che i poliziotti ci difendono. Paola Frassinetti, vicepresidente della commissione Cultura e Sport della Camera, presenterà un'interrogazione al ministro degli Interni per fare chiarezza. Tutti la vogliono. Il consigliere comunale Athos De Luca chiede al Comune di costituirsi parte civile "qualora si riscontrassero responsabilità e abusi, non accettabili comunque, neanche se il ragazzo avesse partecipato ad eventuali incidenti post-partita".
Stefano Gugliotta non è diffidato, è incensurato e al massimo ha preso qualche multa in motorino. Quale che sia il reato che gli viene contestato, gli abusi ci sono già stati e sono ben evidenti sul video mandato A chi l’ha visto. Mentre lui viene portato in carcere con tanta veemenza, numerosi teppisti da stadio rimangono in libertà per la prossima partita e per popolare la prossima curva. La solerzia delle divise con loro sembra sparire.
Stefano Gugliotta e’ stato obbligato a firmare un foglio in cui rinunciava a cure supplementari, (solo dopo sostituito con uno corretto); nessuna lastra gli è stata fatta per verificare lo stato delle lesioni alla schiena e nessuno sa cosa abbia fatto quella notte. Mentre la Questura promette di fare chiarezza, Stefano va portato fuori da Regina Coeli. Perché possa testimoniare eventuali abusi. Perché se un ragazzo come Cucchi, che aveva commesso un piccolo reato, è morto in quel modo e se l’impunità dei poliziotti in Italia è un confermato dogma di fede, si deve avere paura. La famiglia di Gugliotta ha paura. E quale genitore, o fratello, o sorella, non l’avrebbe guardando quel video?
http://www.altrenotizie.org/index.php
Io non so, ma ho prove e indizi
http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo
Lunedì 10 Maggio 2010 14:50 Andrea Intonti
Il 14 novembre del 1974, come ormai sappiamo tutti, Pier Paolo Pasolini scriveva il famoso articolo "Cos'è questo golpe? Io so", nel quale sosteneva di conoscere i nomi dei responsabili – conosciuti ed occulti – della strategia della tensione che in quegli anni imperversava in Italia.
Parafrasando quell'articolo, potrei dire che anch'io so. O meglio: io non so, però – a differenza di Pasolini – io ho gli indizi, e dunque ho anche le prove in merito al "golpe" – per usare le stesse parole pasoliniane - su scala continentale al quale stiamo assistendo in questi tempi. Ma andiamo con ordine.
Partiamo dalla Polonia, e precisamente dal momento in cui lo stato polacco è stato decapitato – letteralmente – dei propri vertici. Io non ho mai avuto ammirazione per i fratelli Kaczyński, considerando la spesso antitetica posizione su molti temi. Ma su una cosa mi trovavano d'accordo: l'essere scettici verso quella che ci ostiniamo a chiamare "Unione" europea.
In rete circola un video – sul quale però ho parecchi dubbi – in cui si vedrebbe una scena descritta come l'esecuzione, da parte di forze militari presumibilmente russe, di alcuni dei superstiti dell'incidente aereo in cui, ricordiamolo, oltre a quello che fino ad allora era il Presidente polacco – Lech Kaczyński – sono morti anche il capo di stato maggiore, Frantiszek Gagor, il viceministro degli Esteri, il governatore della banca centrale, 13 ministri, l'ex presidente Ryszard Kaczorowski, alcuni deputati, il candidato conservatore alle prossime presidenziali Przemyslaw Gosiewski e il vescovo cappellano dell'esercito. Particolarmente colpite le forze armate, che hanno subito la dipartita oltre che del già citato Gagor, anche del capo delle forze sul campo, Bronislaw, del capo dell'Aeronautica militare, Tadeusz Buk, e di quello dell'esercito, Andrzej Blasik; del capo delle forze speciali, Wojciech Potasinki, e del vice ammiraglio Andrzej Karweta. In pratica quello che era il gotha, la catena di comando polacca, non esisteva più. Cancellata nel giro di pochi secondi.
Se ci pensate un attimo, difficilmente si può definire con il termine "casualità" un incidente che in un colpo solo spazza via l'intero vertice di un paese. Tutto il vertice tranne un uomo: Donald Franciszek Tusk, l'attuale Primo Ministro. Per ora congeliamo la sua posizione e andiamo avanti.
C'è una giornalista, Jane Burgermeister si chiama, una giornalista irlandese/austriaca che, alcuni mesi fa, con un suo articolo iniziò a sostenere quel che alla fine anche i media mainstream sono stati costretti a dire:
Tutto questo, però, non mi sarebbe venuto in mente se venerdì scorso un incidente aereo non avesse coinvolto Nigel Farage, presidente dell'UKIP (United Kingdom Independence Party, Partito per l'indipendenza del Regno Unito) tra i più accesi euroscettici che si siano mai visti. Basti dare un'occhiata ai video reperibili in rete (li trovate a questo indirizzo: http://www.youtube.com/results?search_query=nigel+farage+italiano&;aq=0).
Ci sono troppe coincidenze, in questo periodo, per non iniziare a sentire odore di bruciato. Coincidenze che servono, tra le altre cose, anche a risistemare l'assetto geopolitico internazionale dopo la prova fatta con la Grecia.
Il nuovo corso politico: si prospetta l'asse Washington-Berlino?
«Washington Berlino: l' asse del futuro. Un solido rapporto con la Germania costituirà la base della politica USA in Europa». A scriverlo, nel 2005, è l'ex presidente yanqui Richard Nixon, uno sicuramente informato sui fatti. Ma anche in questo caso congeliamo la situazione e spostiamoci sul "fronte caldo" dell'Europa, cioè la Grecia.
Dati noti ci dicono che anche in questo caso siamo di fronte non tanto all'incapacità di una classe politica intera, ma ad un piano – mirato e preparato nei minimi particolari – che, utilizzando lo stato ellenico come banco di prova vuole testare la tenuta politica ed economica dell'intera Unione Europea. I media ci dicono che i paesi ad essere nei guai sono la Grecia, appunto, la Spagna, il Portogallo – le cui popolazioni farebbero bene a prendere l'esempio di quella greca e tradurlo in spagnolo e portoghese – e, se non stiamo attenti, l'Italia. Anche se, come ci viene detto da più parti, noi abbiamo una situazione migliore rispetto agli altri "porci". Sarà tutto merito del "fiuto" di Tremonti, come tutti i media nazionali, di destra e di sinistra, ci dicono o c'entra qualcosa l'Aspen Institute?
Il cittadino mediamente informato, o almeno quello che ha una buona memoria storica, sa che problemi come quelli che oggi si registrano in Grecia erano per noi la quotidianità, e che proprio per questo non dovrebbero essere considerati problemi così esorbitanti. Basterebbe fare come facevamo dieci, venti anni fa: immettere più moneta sul mercato. D'altronde è esattamente quello che fanno gli Stati Uniti, la Gran Bretagna ed il Giappone, paesi che hanno situazioni simili – come nel caso degli States – o addirittura peggiori della situazione ellenica. Tanto per fare un esempio: il rapporto debito-PIL (uno degli indici utilizzati per controllare la salute economico-finanziaria di un paese) della Grecia è attestato sul 110% quest'anno (e 120% il prossimo), quello dell'Italia si aggira intorno al 118% (dato ormai cronico) e quello del Giappone – udite udite – si attesta sul 200% (lo riscrivo anche in lettere onde evitare errori: duecento per cento)! Se fosse uno stato europeo altro che intervento dell'Unione e del Fondo Monetario Internazionale, ci vorrebbe l'intervento divino – per chi ci crede – direttamente!
Ma, naturalmente, il Giappone non è uno stato europeo, e non deve fare i conti con la moneta unica. Perché il problema è tutto qui: il Giappone, così come Stati Uniti e Gran Bretagna, non si considerano un problema proprio perché possono emettere moneta senza chiedere il permesso a nessuno. È esattamente quello che noi europei non possiamo più fare dal momento in cui abbiamo deciso – o meglio: dal momento in cui i nostri governanti hanno deciso – che era cosa "buona e giusta" farci entrare tutti in regime di moneta unica, così che i destini economici di uno stato fossero legati a quelli di tutti gli altri stati aderenti. Qualcuno potrà chiedersi perché non si fa la stessa operazione, cioè l'immissione di moneta sul mercato, con la moneta unica. Non si fa proprio per quel che dicevo poc'anzi: il destino di uno (Stato) è legato a quello di tutti gli altri, quindi se – per ipotesi – si decidesse di immettere maggior moneta per salvare la Grecia, questo influenzerebbe anche i paesi trainanti l'Ue, cioè Francia e – soprattutto – Germania. Proprio quella Germania che, stando a quel che si dice in giro (non ricordo dove l'ho letto, altrimenti posterei l'articolo...) sembra essere diventato il nuovo cavallo su cui puntare per l'America, che sembra voler riposizionare la Gran Bretagna a ben più miseri ruoli, in particolare se al governo dovesse arrivare – come sembra – David Cameron.
Cosa c'entrano i rapporti geopolitici statunitensi con l'euro? C'entrano nel momento in cui si guardano i rapporti monetari non tanto in puri termini economico-finanziari, ma soprattutto come rapporti di forza geo-economica: un euro troppo forte, come è capitato più di una volta, non sarebbe utile e tantomeno farebbe piacere ai partner economici oltreoceano, perché un rapporto dollaro/euro in cui è il primo a fare la parte della moneta debole porterebbe ad una maggior difficoltà in termini sia di esportazioni che di importazioni, dove le prime subirebbero un deprezzamento e le seconde un incremento, andando così ad influire su uno degli indici della bilancia dei pagamenti (la passività o l'attività della bilancia commerciale) che sono tra i più considerati quando si deve stabilire la solidità economica – e dunque la forza geopolitica – di uno stato. Figuriamoci dunque quando questo problema interessa il paese che da decenni si considera egemone ad ogni latitudine! Per cui un euro debole – dovuto anche a quell'idea di "Europa a due velocità" di cui la Germania è tra le più ferventi sostenitrici – non farebbe altro che consolidare la tenuta egemonica degli Stati Uniti, che dunque hanno tutto l'interesse a vedere l'"Unione" barcamenarsi (ma non scindersi) tra le tantissime anime di cui è composta.
Ed è dunque proprio sotto questo aspetto che si inquadrano i due strani incidenti aerei di cui abbiamo visto all'inizio: mettere fuorigioco le voci critiche dell'Ue, quelle cioè che potrebbero convincere le popolazioni ad un ritorno all'egemonia degli Stati-nazione su loro stessi per avere un doppio cappio al collo di tali paesi: da un lato quello legato alla moneta, che dunque permette di avere discrasie di forza (economica) dei paesi aderenti e quello di non permettere la dissoluzione dell'"Unione" (operazioni come il Trattato di Lisbona e la nomina da parte del Bilderberg group di Herman Van Rompuy a Presidente del Consiglio Europeo vanno esattamente in questa direzione), rendendo così il magma europeo ancor più disomogeneo di quanto non lo sia già per conformazione naturale.
Io, come dicevo all'inizio, non sono come Pasolini.
Non credo di avere doti predittive così perspicaci come evidentemente erano le sue. Però, a differenza del suo articolo del 1974 io (non) so, però ho sia gli indizi che le prove..
Andrea Intonti
http://www.reportonline.it/
I RETROSCENA DELLA CRISI GRECA
DI GILLES BONAFI
gillesbonafi.skyrock.com
Siete in molti a chiedermi cosa succederà in Grecia, ecco la mia analisi.
La Grecia non è che un pretesto, così come presto lo saranno Spagna e Portogallo. Si gioca a farsi paura allo scopo di creare un CERS, Comitato Europeo del rischio sistemico (la stessa struttura che verrà creata in USA) così come un Tesoro europeo (FME o altro) che si troverà in tutti i continenti e che certamente, saranno tutti legati al FMI che diventerà il supervisore mondiale mettendo in circolazione una moneta sovranazionale che Attali, Strauss-Kahn e ormai anche Paul Jorion, chiamano, Bancor.
In sostanza, un blocco completo del sistema. (Rileggete “Salvare l'Europa, istruzioni d'uso”).
Tuttavia, bisogna analizzare più in profondità.
Effettivamente ci troviamo di fronte ad una crisi del debito, cosa che si può illustrare nelle differenti fasi dell'attuale crollo finanziario:
- debiti dei privati e soprattutto dei “poveri”: i subprimes
- debito delle banche, il problema della carenza di liquidità per i mancati rimborsi dei crediti e per la caduta dei CDS (credit default swap)
- debito degli stati che iniettano migliaia di miliardi nelle banche e nell'economia per mantenere il sistema a galla

Lo potete constatare voi stessi, il debito segue una curva esponenziale essendo la contropartita della legge di Pareto (riflesso matematico della legge della giungla) anch'essa esponenziale (del capitale accumulato, oltre a tutto il resto)
Certamente, presto bisognerà andare a cercare denaro altrove, in una struttura sovranazionale come il FMI con i suoi futuri piccoli satelliti (FME). Una gigantesca fuga in avanti, dal momento che il nostro sistema economico funziona come un trittico senza alcun senso: debito=consumo=lavoro. Il debito non e' dunque altro che la contropartita naturale del capitale accumulato da alcuni e che non viene reimmesso nell'economia reale.
Bisogna ben capire che la creazione di denaro”ex nihilo” o per farla semplice, la creazione di denaro da parte delle banche a partire dal nulla, non serve che a designare le banche come sole responsabili, cosa che al bisogno, permette di non denunciare le tare strutturali proprie del nostro sistema economico.
Effettivamente, i nostri grossi predatori ( che non ne hanno mai abbastanza) hanno messo a punto un sistema complesso di captazione delle ricchezze che si designa con il termine di finanza.
Tutto questo non è valido e oggi ci troviamo alla fine di un sistema ormai allo stremo.
Albert A. Bartlett, fisico che ci dava la chiave matematica dell'assurdità del capitalismo:
“ La più grande deficienza della razza umana è la nostra incapacità a comprendere la funzione esponenziale”.
Le nostre economie moderne funzionano sostanzialmente secondo un processo fondamentale : la crescita.
Ora, il consumo distrugge la nostra economia.
Per meglio comprendere, l'esempio della Cina e' edificante.
Secondo la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, nel corso dell' 11° piano quinquennale (2005-2010), la Cina avrebbe bisogno di creare ogni anno 20 milioni di nuovi posti di lavoro, cosa che impone una crescita minima del 7% all'anno. Ora, bisogna ricordarsi che 7% di crescita significativa: 7% in più di petrolio, 7% di legno, 7% di cibo, 7% d'inquinamento, ecc. ecc. ecc.
Tutto questo non può che andare a finire malissimo.
Gilles Bonafi
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2852396418-Les-dessous-de-la-crise-grecque.html
2.0.5.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
E ORA, CHI PAGA ?
DI FELICE CAPRETTA
informazionescorretta.blogspot.com
Euforiche le borse mentre scriviamo rimbalzano tutte in area positiva.
Il comportamento ricorda il paziente maniaco-depressivo, probabilmente non a caso.
Le borse stanno rimbalzando perchè ieri, nel cuore della notte e dopo 14 ore di riunione, l’Ecofin ha partorito le misure di salvataggio della zona euro.
Si tratta di poco più che una grida manzoniana.
Il programma di salvataggio vale 720 MLD EUR, praticamente un trilione di dollari.
Anche se...guardando nel dettaglio la decisione dell’Ecofin, ci ricorda improvvisamente di qualcosa di già visto su due fronti: da una parte, ricorda molto da vicino il TARP di Hank Paulson, ex Goldman Sachs, all’indomani del crollo di Lehman Brothers. Dall’altra, ci ricorda il salvataggio in extremis delle sponde greche fatto dall’Unione Europea.
Si tratta in pratica dell’impegno da parte degli stati a sborsare 440 MLD EUR, più 220 MLD EUR da parte del FMI, più qualcosina dalla Commissione Europea. Più, l’impegno della BCE ad acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà.
Tre cose:
1) Gli accordi sono da definire, come per la Grecia, su base bilaterale.
Vale a dire che, se il Portogallo affonda, ci saranno Italia e Germania e Francia etc che presteranno soldi al Portogallo. Non c’e’ una istituzione o un fondo unico che si occupa dell’erogazione degli aiuti.
Fortunatamente non ci sarà, dunque, un altro capobastone con un enorme potere che esercita con i soldi dei cittadini europei.
Questo, per contro, è foriero di una generalizzata lentezza di erogazione dei salvataggi in caso di necessità (mettete daccordo 8 stati, se ci riuscite). Se credete nell’euro, questa lentezza di risposta è uno svantaggio. Se non credete nell’euro, è un vantaggio.
2) E ora, chi paga?
Il più grosso dubbio che ci attanaglia è il solito: visto che nessuno ha spiegato da dove spunteranno questi 440 e passa mila miliardi di euro, dobbiamo presumere che arriveranno da altro debito. La qual cosa, come ormai sappiamo, consiste nel scavare una buca più grande per coprire una buca più piccola.
Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
3) E ora, chi stampa?
La BCE, contravvenendo al principio del Trattato che sancisce la proibizione di prestiti dalla BCE agli Stati Membri, si impegna ad acquistare titoli di stato e obbligazioni dagli stati e dalle aziende a rischio dell’eurozona.
Il che ci riconduce all’affermazione precedente: e ora, chi paga?
La BCE percorre la folle strada già percorsa dalla Fed di Bernanke: stampare denaro, tanto denaro. Che tanto, finchè l’economia rallenta e va in deflazione e le banche non prestano, non c’e’ il rischio di avere immediatamente iperinflazione.
E’ così, è la solita ricetta già vista.
Un’economia affossata dal debito, in crisi di debito, a cui viene addossato altro debito. Solo un modo per rimandare in là di qualche ora cio’ che è inevitabile, e peggiorare ed ingigantire il botto finale o la lunga discesa senza freni.
I mercati festeggiano l’Unione che rimette nel congelatore la cena già decotta, congelata nel 2008, scongelata più volte passando per Dubai, e poi ricongelata, infine scongelata settimana scorsa con un odore di marcio che non si sa.
Mai ricongelare una cosa scongelata, lo diceva sempre la mamma.
Perchè nel frattempo continua a marcire, e quando si scongela è da buttare.
Certo, mentre è lì nel freezer sembra normale.
Fino a quando non si scongela di nuovo
Fino a quando la corrente non salta.
Fino a quando...
Fino a quando...
Finchè dura.
Saluti felici
Felice Capretta
Fonte: http://informazionescorretta.blogspot.com
Link: http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/05/euforiche-le-borse-mentre-scriviamo.html
10.05.2010
Titolo originale: "Ecofin, i risultati "
http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
Disney's Eyes in Outer Space- Weather and Myth
http://www.youtube.com/user/76CellarDoor
Rare Walt Disney Space series from 1959, speculating about the use of satellites, including controlling the weather of the Earth!
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