giovedì 5 agosto 2010

APOLLO 20, LA STORIA RIMANE APERTA. "VI SPIEGO I SUOI ASPETTI CREDIBILI"


















E' stato un tema che ho proposto agli albori del blog, cioè la vicenda dell'Apollo 19 e dell'Apollo 20, le missioni "fantasma" americano-sovietiche che in realtà furono poi attuate (anche se la prima sarebbe finita male) per recuperare i resti di un'astronave madre aliena schiantatasi sulla Luna. Un argomento controverso, dibattuto, contestato, bollato con l'infamia del falso dei falsi, con tanto di censure nei confronti di chi l'ha seguito. Nella Rete sono pure circolati filmati che non hanno superato il setaccio dell'attendibilità, così come le testimonianze di personaggi spuntati da dietro le quinte, testimoni o insider della vicenda, hanno incontrato ogni più ampia rosa di giudizio. Luca Scantamburlo è invece una persona che se n'è infischiato di ogni critica (incluse quelle pesanti sul suo conto) e ha proseguito l'approfondimento del caso Apollo 19-Apollo 20: l'edizione italiana del suo libro, "Apollo 20, The disclosure", si appresta ad essere disponibile. Partendo da questo banale dato di cronaca - ma che potrebbe interessare a molti - e dal momento che sono un fanatico di tutto quello che è stato il programma Apollo, gli ho chiesto la disponibilità a farsi intervistare. Mi ha risposto di sì e questo è il suo punto di vista. Non voglio giudicare lui, chiaramente, e rispetto qualsiasi giudizio sulla materia, compresi quelli pesantemente contrari. Se posso dire la mia, è una storia comunque affascinante. Anche se non fosse vera, merita di essere analizzata. Ma un'idea me la sono fatta: in una costruzione nella quale non mancano incongruenze e scenari improbabili, qualcosa di vero c'è o potrebbe esserci.
 
Perché si continua a dire che le storie di Apollo 20 e Apollo 19 sono due "bufale"? In particolare gli ufologi paiono i primi nemici del caso..."Ognuno è libero di sostenere le sue tesi e le sue opinioni, nel rispetto reciproco. Io non porto il vessillo del caso sostenendo che le missioni sono avvenute senza ombra di dubbio. Io ho sempre avuto un approccio al caso che reputo giornalistico, di ricerca, facendo i dovuti distinguo e sospendendo il giudizio quando necessario. Ho dei limiti, come tutti, e posso sbagliarmi, come tutti. Se diversi ufologi italiani sostengono quello che lei dice, mi verrebbe da rovesciare la domanda: io stesso ho militato nell'ufologia e sostengo un'opinione diversa sin dall'inizio del caso. Sono in corrispondenza da tempo con ufologi, giornalisti, ingegneri, scienziati stranieri ed italiani che hanno un'altra opinione rispetto a quella da lei citata, e dimostrano maggiore apertura mentale. I conduttori radiofonici americani di nome Kevin Smith e Zen Garcia, l'ingegnere britannico Colin Andrews che vive negli States, l'ufologo e giornalista Maurizio Baiata, la giornalista Sabrina Pieragostini di StudioAperto, il conduttore radiofonico e giornalista Stefano Famà e l'ufologo Salvatore Giusa, sono solo alcuni di essi. Inoltre: visto che si tratta di presunte missioni spaziali segrete (Apollo 19 e 20), avvenute negli anni '70 del secolo scorso sotto l'egida del Dipartimento della Difesa americano (coinvolta in primis l'USAF, ma sostenuta soprattutto da tecnologia e tecnici NASA) e in collaborazione con i sovietici, gli UFO - nell'accezione di oggetti volanti non identificati ed avvistati in volo - in questo caso c'entrano poco, visto che si parla di oggetti immobili e ricoperti di polvere selenica. Casomai sono oggetti lunari non identificati. ULOs. Gli obiettivi di tali presunte missioni spaziali classificate sarebbero state strutture artificiali extraterrestri presenti sulla faccia nascosta della Luna, scoperte dai sovietici prima e dagli americani poi. Fra tali strutture vi sarebbero velivoli alieni abbattuti, o caduti causa avaria, e risalenti a un remoto passato. Dunque, un caso che dovrebbe interessare il giornalismo investigativo, la storiografia della Guerra Fredda e della conquista spaziale e dei suoi retroscena, l'archeologia spaziale sull'onda dei dibattiti alla Kolosimo. Sono stato non solo un giornalista pubblicista, ma anche per alcuni anni - fino alle mie dimissioni - un socio della più prestigiosa associazione ufologica italiana. Ricordo durante gli ultimi mesi della mia militanza un grande interesse e una grande curiosità verso l'Apollo 20 (non solo polemiche o attacchi faziosi): non per niente fui invitato a Lucca da Moreno Tambellini del Gruppo SHADO per relazionare sul caso in occasione della settima edizione del Convegno Ufologico Toscano “Città di Lucca” (ottobre 2007). Certo, poi vi fu da parte di taluni (in forma anonima e non) un attacco violentissimo - al vetriolo - all'intera storia, nel quale furono anche riportate diverse inesattezze, fuorviando il pubblico. Le polemiche mi interessano poco. Dico soltanto che certi individui scrissero in Rete, e non solo, cose false sui miei articoli, sul mio conto, ma soprattutto sulla divulgazione del caso; imputo quasi interamente ciò a mancanza di serietà e rispetto. Fatte le dovute eccezioni per chi è in malafede..., ovviamente".



Il libro aggiunge qualche novità decisiva?
"Se lei si riferisce al mio recente libro "Apollo 20 The Disclosure" – edito in lingua inglese con Lulu.com – la risposta è sì. La prima parte è costituita per lo più dai miei articoli e dalle mie interviste in lingua inglese e già divulgati sul mio sito negli scorsi anni, consultabili liberamente da chiunque. La seconda parte del mio saggio è quella – diciamo – inedita fino a questa pubblicazione, scritta appositamente come frutto di corrispondenze, studi, letture e considerazioni sull'intera vicenda. Vi sono anche alcune rivelazioni di “retiredafb” e di “moonwalker1966delta”, che in passato ritenni di non divulgare, in attesa di capire meglio la loro portata. Diamo qualche anticipazione su alcune delle mie conclusioni: Alexei Leonov effettivamente fu in visita negli States nell'anno 1993, come indicato dal comandante dell'Apollo 19 ("moonwalker1966delta") nella mia intervista; i due si sarebbero incontrati a San Antonio, in Texas. Inoltre sono venuto a conoscenza, leggendo e studiando i memoriali degli astronauti, che David Scott dell'Apollo 15 (la sua voce è presente nell'audio del materiale video diffuso da “retiredafb” in Rete) è stato in passato coinvolto in un progetto della massima segretezza dell'Aeronautica americana, per addestrare astronauti militari nell'ambito del Progetto "Blue Shuttle," un programma poi cancellato. Chi ha inserito la sua voce nel materiale di YouTube, non l'ha fatto a caso. Evidentemente conosceva ciò ed altri particolari che forse vedrebbero Scott coinvolto nella missione Apollo 19. Gli altri nomi altisonanti che divulgo e commento, li lascio alla curiosità del lettore. Sono abbastanza sicuro di aver correttamente interpretato la presenza del materiale audio e video che contamina il "disclosure" dell'Apollo 20, inquinandolo, e che ha fatto gridare alla bufala: si tratterebbe di messaggi in codice lanciati sia al pubblico sia agli stessi astronauti collegati alle vicende in oggetto. Per dare degli indizi da rebus al pubblico attento, e per chiamare in causa chi sa. Forse anche per non dare troppa credibilità alla storia. Ma questa è una mia interpretazione, naturalmente. Anche se ciò sarebbe in linea con le strategie di informazione/disinformazione portate avanti da certe sfere politiche e d'intelligence".